Conoscere e coltivare i Paphiopedilum 3

Viaggio sul pianeta dei Paphiopedilum Post n° 3

Miti storie e botanica.

Molti nomi d’orchidea si richiamano alla matrice culturale Latina, ma le fondamenta provengono dalla mitologia Greca.
Per dare una risposta a quest’enunciazione, prendiamo ad esempio: Cypripedium e Paphiopedilum.
Venere è la dea dell’Amore e della bellezza, leggeremo più avanti che la stessa divinità durante la civiltà greca si chiamava Aphrodyte
La prima leggenda è legata al nome Cypripedium calceolus, orchidea terricola Europea, da tutti conosciuta come “scarpetta di venere”.
Narra la leggenda che Venere, durante una passeggiata insieme con Adone, furono sorpresi da un violento temporale. I due cercarono riparo, ma lo spazio esiguo ed il desiderio di stare vicini fece perdere una scarpetta alla divinità.
Passata la tempesta cercarono la scarpetta, ma non la trovarono perchè fu macchiata da un “mortale” che nel frattempo era corso a raccoglierla.
Prima che fosse possibile raccogliere la scarpetta di Venere, questa si trasformò in un fiore di cui il petalo centrale o “labello” fu modellato a forma di scarpetta, mantenendo anche il colore dell’oro con cui era stata fatta.
Il botanico svedese Carl Linnaeus, studiando la pianta alla quale doveva assegnare un nome, si ricordò della leggenda di Venere e della sua scarpetta perduta. Decise di chiamarla Cyprid (isola di Cipro sacra a venere) e pedilom che in greco significa (scarpa, sandalo, pantofola)
L’epiteto calceolus è il diminutivo del latino calceous che significa (copripiede sottile) da cui anche “calza”

Echeggiando questa idea, Ernst Hugo Heinrich Pfitzer, più un secolo dopo dispose le orchidee asiatiche sudorientali con il fiore a forma di scarpa, in un nuovo genere chiamato Paphiopedilum, una combinazione fra le parole Paphos e pedilon.

Quando Pfitzer ha deciso di assegnare a questo genere di orchidee il nome di Paphiopedilum si è ispirato alla mitologia greca e precisamente ad alcune divinità mitologiche: Aphrodite, divinità greca dell’amore, che con la sovvrapposizione della civiltà romana a quella greca, assume poi il nome di Venere.

Varie leggende mitologiche convergono su un evento traumatizzante e nellostesso tempo carico di significati:
….”Fu proprio nella spuma del mare che ribolliva lì davanti, fra gli scogli intorno alla grande roccia di Petra Tou Romiou, che Aphrodyte prese forma la prima volta, apparendo subito di una tale bellezza da stupire persino gli Dei.
Quando il Caos e l’universo si unirono, narra una leggenda, nacque il tempo: Kronos
Questa immagine straordinaria già evoca il mistero della creazione con un significato ed una immagine filosofica inquietante.
Esiodo trasse da questo episodio il mito del tempo che si ribella al cielo e Kronos armato di una falce evira suo padre Urano (il cielo) e getta nelle onde le spoglie della sua virilità perché non procreasse ancora.
Abbandonate nel pelago, le spoglie fecondatrici del cielo, vagarono lungamente nei flutti sino a che non presero forma sulle rive di Cipro presso Paphos concretizzandosi nella più bella e più importante manifestazione,dell’universo:
La bellezza e l’amore uniti insieme”…
Altra leggenda mitologica racconta invece che…”Nella Città di Paphos, teneva la sua corte “Bacco” il dio del vino.
Bacco, divinità molto focosa, per impreziosire le cerimonie e le feste di corte esibisce spesso ai suoi ospiti molte giovani nubili e belle, rimanendo però sempre vigile sulle sue ancelle.
Sembra che in un’occasione Orchis divinità minore, ospite a corte del dio Bacco, abbia avuto l’impertinenza di prestare troppe attenzioni alle giovani presenti.
Chi conosceva “Bacco” sapeva che non era consigliabile comportarsi con spavalderia a corte ma Orchis, ignaro, continuò a manifestare il suo particolare interesse, finché “Bacco” in preda all’ira ordinò di evirare Orchis e di gettare le parti della sua virilità, lontano dove mai avessero da toccare terra.
Per questo furono gettate in mare, ma una parte toccò terra e lì nacque le prima orchidea, invecele spoglie mascoline finali del giovane Orchis vagarono nelle acque e dall’unione con le onde spumeggianti del mare ebbe origine Aphrodite. Il nome Paphos deriva da Paphinia che è giusto il secondo nome di Aphrodite”…
Aphrodite o Paphinia, è figlia di “Orchis”, padre di tutte le orchidee, ed i Paphiopedilum sono oggi, uno dei tanti generi di orchidee sparsi per il mondo.

Collezione Guido De Vidi. Foto 08.06.04-Tutti i diritti sono riservati.
Paphiopedilum callosum (Rchb. f.) Steinver.
Dopo aver individuato la classificazione scientifica del genere e sistemato per bene i nostri Paphiopedilum all’interno dei tre gruppi canonici di temperature e prima di addentrarci nelle varie strategie e tecniche di coltivazione, ci soffermiamo ancora un po’ sulla suddivisione interna alle specie, comprese le relative ed inevitabili disquisizioni di studiosi e botanici.

Opinioni a confronto
Negli anni 80, a riguardo della sistemazione tassonomica del genere Phapiopedilum, si sono scontrate due linee di pensiero.
Per semplicità nominiamo due nomi di spicco nel mondo della tassonomia: Braem e Cribb.
Braem ed altri, dando più peso alle caratteristiche morfologiche delle varie specie, raggruppano il genere Phapiopedilum in 5 sottogeneri (Brachipetalum- Polyantha- Parvisepalum – Paphiopedilum- Sigmatopetalum) e varie sezioni.

Cribb e compagnia, seguendo un loro filone sull’evoluzione delle varie specie di Phapiopedilum, ritengono di poterle rappresentare con un numero ridotto di sottogeneri e sezioni.

Penso che per noi sia sufficiente prendere atto di questo lavorio mentale dei professori; chi vuole documentarsi con più cognizione di causa nel merito, non ha che da cercare tra la bibliografia cartacea ed informatica.

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All’inizio di questo viaggio sul pianeta dei Paphiopedilum, ho chiesto le vostre osservazioni che sono giunte numerose e molto pertinenti. Nel prosieguo del mio racconto spero di poter trovare giusti consigli per tutti.

Primo gruppo di commenti:

Commento di Alberto.
Leggo che i paphiopedilum sono di facile coltura, pensavo sinceramente il contrario. Puoi indicarmi per cortesia le specie più “rustiche” che potrebbe coltivare un inesperto assoluto come il sottoscritto. ciao Alberto

Commento di Lisa.
Salve a tutti, io ho appena acquistato una paphiopedilum insigne var. sanderae…se la metto in terrazza-veranda chiusa, non riscaldata ma attaccata alla cucina x cui t° intorno ai 10-15°di inverno e luce ma non sole diretto può andare bene???non vorrei darle le cure sbagliate xchè e il mio primo paphiopedilum. Grazie a tutti bye bye

Commento di Cinxia.
Anche io oggi ho comprato il mio primo Paphiopedilum. Ho intenzione di tenerlo nell’ entrata di casa, chiusa ma non riscaldata e molto luminosa… è buono come posto? Qui tengo anche 2 cymbidium (da alcuni giorni ho notato i primi steli floreali) e 2 oncydium. In casa invece al calduccio tengo le Phalaenopsis. Il mio dubbio riguarda il Dendrobium (non ho idea a quale tipo appartenga)… meglio in casa al caldo o in entrata al fresco? Ringrazio e mi scuso se ho fatto mille osservazioni che non riguardano solo i Paphiopedilum

Commento di Stefano.
Il mio ibrido di pahio nonostante abbia due getti nuovi non cresce da 4-5 mesi… e le temperature a cui lo tengo si aggirano intorno ai 18-20 gradi.. secondo te puo’ essere questo il motivo? Ho notato che forse pero’ dopo tanto tempo sta facendo una fogliolina nuova dal centro… mi chiedo però se le temperature di casa vadano bene. mah????? grazie ciao ciao

Paphiopedilum gratrixianum (Mast.) Guillaumin 1924 Subgen Paphiopedilum Sec. Paphiopedilum Karasawa & Saito 1982.

Commento di Scatolina.
Ciao Guido, ti scrivo gli ultimi aggiornamenti per quanto concerne i miei due Paphio. Quello malconcio del quale mi hai dato il terriccio per il rinvaso, sta ingiallendo alcune foglie più vecchie, ma la cosa non mi preoccupa troppo perchè in linea generale la pianta non sembra patita, anzi ora con la sistemazione attuale sono sicura si riprenderà (si, lo so forse sono un pò troppo ottimista). In merito all’altra pianta, quella che mi ha regalato tu (approposito, com’è che si chiama? Ho perso la mail col nome)…. Eccolo in foto a sinistra… dopo lo stress del viaggio e la perdita di quel fiore in boccio che aveva, ora sta finalmente dando segni di ripresa sviluppando una foglia giovane. Per ora è tutto, ti terrò informato. Ciao e grazie ancora per il tuo aiuto! Chiara

I Paphiopedilum sono insieme alle phalaenopsis botaniche le specie di orchidee che più amo. Ne ho diverse da un paio di anni. Mi piacerebbe avere qualche consiglio per vederli fioriti un po’ più spesso. Ne esistono di profumati? La forma del labello ha una sua funzione specifica? Che differenza esiste in sostanza tra i paphiopedilum ed i phragmipedium visto che si somigliano così tanto? Che una è monopodiale e l’altra no? Ciao Fabio
E poi ancora: Qual’è la prima specie ad essere stata importata in Europa? Che dimensioni possono raggiungere? Da quale tipo di insetto vengono impollinate? Scusa sai Guido ma se chiedi domande con me sfondi una porta aperta ne ho talmente tante da farti…:) Ciao per ora

Commento di Eleonora.
Ciao Guido, ci risentiamo. A proposito dei Phapiopedilun vorrei sapere se dopo la fioritura, (l’ho preso a Passariano a settembre e penso che la sua fioritura mi delizierà ancora per un mesetto circa, straordinario! é un ibrido chamberlanianum) posso tenerlo in serra calda? Ti anticipo che ho iniziato la mia prima esperienza di serra in miniatura, o meglio sto cercando di simulare l’ambiente della serra calda in un acquario dismesso, con impiego di umidificatore(forse sovradimensionato) filo riscaldatore per terrario, lapillo e corteccia di fondo e ventolina da raffreddamento per computer per ventilare (pensi che sia necessaria anche una ventola aspirante?) Non ti scandalizzare per il mio esperimento, lo so che é difficile creare un ambiente stabile in piccoli spazi ma volevo partire per gradi prima di approdare a una serra di grosse dimensioni, che comportano impegno economico, molta dedizione e soprattutto molto tempo di cui attualmente non dispongo. Dimmi che cosa ne pensi. Ciao Guido e a risentirci a presto.

Commento di Sara
Ciao Guido, ma è vero che i Paphio amano l’acqua leggermente calcarea? devo averlo letto sul libro di Halina Heitz,e mi è sembrata una cosa quanto meno singolare dato che in genere le orchidee mal sopportano il calcare…Sara

Commento di Andrea
Ciao Guido, sono rimasto un po’ “sconvolto” quando ho letto che i paph rotschildianum richiedono temperature da phalaenopsis. ho sempre saputo il contrario. che devo fare? mi interessa perchè ho un rotschildianum hybrid.

Più avanti riprenderemo i discorsi specifici di coltivazione, però, siccome ho già notato del panico in giro per il web, cercherò di focalizzare sin da subito le problematiche sollevate.

Parto dall’obiezione di Andrea: anch’io ho sempre generalizzato sul colore delle foglie verdi, ma la differenziazione colturale in termini di temperatura fra le piante a foglie verdi di piccola e grande stazza, le argomentano i maggiori esperti dell’Associazione Giapponese dei Paphiopedilum e quindi in linea teorica io mi adeguo.
Quando ti parlerò delle mie condizioni di coltura, vedrai che non c’è di che allarmarsi: i Phapio si sanno adeguare.

Sara, l’acqua calcarea per i Phapio va bene (dirò più avanti che nel composto va messo del materiale calcareo) basta non bagnare le foglie perché si macchiano di bianco.

Eleonora, Perfetto! Non mi scandalizzo anzi invito tutti a copiare la tua ingegnosità, frutto ovviamente, anche delle lezioni del corso!!

Fabio, per rispondere alle tue domande bisognerebbe parlare della storia di tutta la sottofamiglia delle Cypripedioideae. Allora, sì ci sono dei Phapio leggermente profumati ma è la forma del labello molto particolare, l’arma di seduzione per gli insetti impollinatori che possono essere api ed
anche colibrì.
Sia i Paphiopedilum sia i Phragmipedium sono entrambi a struttura simpodiale, la differenza più evidente sta nella diversità dei labelli. Le prime piante di Paphio giunte in Europa, mi pare che siano il venustum e l’insigne. I Paphio possono raggiungere anche i settanta cm. D’altezza.

Alberto, Lisa, Cinxia, Scatolina e Stefano, spero che quanto già scritto e quel che seguirà, vi possa essere utile.

Con il prossimo post si parte con la coltivazione:
1- Luce per i Paphiopedilum.
2- Temperatura e umidità, c’è una linea comune?
3- Ventilazione quale garanzia di salute per le piante.

Tecniche pratiche per far crescere bene i Paphiopedilum.
1- Come e quando bagnare le piante.
2- Composti per il rinvaso dei Paphiopedilum.
3- Il giusto periodo del rinvaso.
4- Fertilizzare correttamente.
5- Controllo dei parassiti e delle malattie fungine.

Continua

1 pensiero su “Conoscere e coltivare i Paphiopedilum 3

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