Plectrelminthus caudatus

Osservazioni sulla prima fioritura di una interessante orchidea africana

Scheda:
Plectrelminthus Raf 1838
Sottofamiglia: Epidendroideae.
Tribù: Vandeae .
Sottotribù: Aerangidinae.

Questo genere composto di una sola specie è stato separato dagli Angraecum ed Aerangis per la particolarità della colonna e della complessa struttura pollinica dei suoi fiori.
Il nome si riferisce allo “sperone contenente il nettare”, costituito da un lungo tubicino (25 centimetri) attorcigliato come una vite senza fine.

La specie:

Plectrelminthus caudatus (Lindl.) Summerh. 1949
Tribù: Vandeae
Sottotribù:
Aerangidinae
Sinonimi: Angraecum caudatum ( Lindl. 1936) Plectrelminthus bicolor (Rafinesque)

Questa orchidea epifita a sviluppo monopodiale, vive nelle foreste piovose della fascia centrale Africana: Sierra Leone, Congo, Gabon, Camerun e Zaire ad altezze che oscillano fra i 5-600 metri.

Questa interessantissima specie prospera sui rami bassi degli alberi secolari esposti al sole.
Le sue foglie distiche, fronteggianti e dure come il cuoio misurano mediamente 15 centimetri. Dalle loro ascelle escono uno o due racemi fiorali arcuati (40-60 centimetri di lunghezza) portanti da 4 a 10 grandi fiori profumati.
La fioritura avviene nel tardo autunno/inizio inverno, i petali ed i sepali dei fiori sono verdi ed il grande labello bianco è rivolto verso l’alto.

Coltivazione:
Le radici del Plectrelminthus caudatus, seguendo la caratteristica morfologica di molte specie delle Angraecoidi sono grosse e si attaccano con particolare facilità ai supporti legnosi e ruvidi, pertanto possono essere coltivate sia su zattera che in comodi cestini con substrato di bark grosso come si usa fare con le Vandaceae.
Le condizioni ambientali di questa orchidea sono simili a quelle delle Vanda: caldo, buona luce, umido, bagnature e fertilizzazioni durante tutto l’anno.

Racconto
Come spesso capita a noi collezionisti di orchidee, arrivano dei momenti di particolare soddisfazione, quando non te l’aspetti e generalmente coincidono con la scoperta di un’inattesa fioritura…. soprattutto se è la prima!!

Qualche anno fa, quando ho acquistato la piccola pianta di Plectrelminthus caudatus, non conoscevo molte cose di quest’orchidea e sapendola un’Angraecoide l’ho collocata in serra calda a luce media: le classiche condizioni d’attesa che ti consentono di capire le reali esigenze dei nuovi arrivi.
Mi sorpresero sin da subito le sue grosse radici ed il loro sviluppo sinuoso fra gli anfratti della zattera di sughero dove era attaccata. Questa particolare procacità dell’apparato radicale rispetto alla dimensione medio piccola della pianta m’incuriosì e nello stesso tempo mi tranquillizzò: con quelle radici problemi zero.

Con tante orchidee nella collezione è difficile mantenere un rapporto stretto e costante con tutte, pertanto può capitare che siano loro ad attirare il tuo interesse. Ti chiamano con il profumo delle loro fioriture e certe volte per arrivare da loro devi seguire il progressivo aumento delle tue percezioni olfattive, ti cercano per mostrarti i loro problemi di salute (l’indesiderata macchia sulle foglie) oppure catturano la tua attenzione facendoti capire che hanno voglia di fiorire ed è questo il momento nel quale si attiva la reciproca competizione.
Nel caso del Plectrelminthus caudatus….già il nome è tutto un mistero, tutto inizia un mese fa con la scoperta della sua promessa di fioritura, due racemi fiorali con i boccioli abbozzati, scuri, turgidi e con un lungo sperone….l’esclamazione surreale è stata: < < Si vede che è una pianta Africana!! >>….boccioli neri!!
Poi finalmente i boccioli si sono aperti progressivamente mostrandomi sin da subito due caratteristiche molto originali: il grande labello bianco rivolto verso la parte alta del fiore ed il (periscopio di protezione e di miraggio) costituito da uno spillo portante alla sua base due sacche di copertura dei pollinidi e sulla sua parte alta, una piccola capocchia appiccicosa color giallo carico, puntata dritta verso l’entrata dello sperone contenente il nettare.

Chi e com’è impollinata quest’orchidea?
Non potendo recarmi in Africa per le ricerche del caso, ho attivato la mia immaginazione ponendomi per altro come cavia per gli esperimenti.
Osservando la struttura del fiore (lunghissimo sperone contenente il nettare di cui si nutrono gli impollinatori naturali) viene subito in mente Darwin e la Falena gigante Xanthopan morganii predaicta e più in generale le “falene di Hawk” e la fantasia spazia inevitabilmente nel magico mondo delle strategie riproduttive attuate dalle varie specie d’orchidea.

Le orchidee Africane in questo senso sono interessantissime.
Emerge subito una tipica caratteristica di tantissimi fiori africani: il nettare contenuto in un lungo sperone, che obbliga e cerca soggetti impollinatori dotati di particolari strumenti quali spirotrombe e/o becchi prolungati.
I soggetti impollinatori delle orchidee africane si dividono in due grandi categorie: uccelli e lepidotteri (farfalle).

>> Gli uccelli sono animali “diurni” e quindi nella ricerca di cibo saranno attratti da fiori con colori appariscenti (gamma del rosso) e profumati durante le ore di luce.

>> Le “falene di Hawk” prediligono cercare il cibo durante le ore notturne ed ecco che i fiori impollinati da questi lepidotteri saranno bianchi per poter riflettere la poca luce mandata dalla luna e cominceranno ad inebriare l’ambiente con fragranze serali e notturne.

Perché questa strana caratteristica del lungo sperone nei fiori delle orchidee Africane?
Probabilmente il motivo va ricercato nella necessità di una profonda penetrazione nell’incavo per poter compiere il trasporto degli ovuli e quindi il nettare che la pianta mette a disposizione degli ospiti lo va a deporre nella parte finale del “dente o sperone”.

Questa particolare situazione di reciproco bisogno fra animali e piante mette in moto strategie evolutive che si rincorrono in continuazione: la pianta allunga il contenitore del nettare per costringere i pronubi vsitatori a frugare sul fondo e gli impollinatori, da par loro, allungano il becco e/o la proboscide attorcigliandola in certi casi, vedi la “Xanthopan morganii predaicta” che impollina l’Angraecum sesquipedale.

Fatta questa escursione fantasiosa e tornando per un momento sul nostro fiore del Plectrelminthus caudatus, non si può non rimanere esterrefatti dalla fantasia e dalla precisione strategica con cui è indicato il luogo dove si trova il nettare.
Il labello bianco è girato verso l’alto (la colonna è attorcigliata) e funge da parabola riflettente sulla quale si proietta la piccola sfera appiccicosa e gialla del periscopio coprente e contenente i due pollinidi.

Quando il fiore è visitato da una falena di Hawk, la sua lunga spirotromba appuntita striscia contro la pallina appiccicosa del periscopio, che scatta immediatamente andandosi ad attaccare nella sua parte inferiore (badate bene la finezza di quest’operazione…. solamente il naso senza peluria consente l’incollaggio ed il conseguente trasporto dei pollinidi, il resto del corpo della falena non è utile).
Lo spillo trasportatore si attacca alla spirotromba che struscia e penetra ulteriormente nell’incavo, in questo modo le due masse polliniche sono spinte nella parte sessuale femminile del fiore, separata da una membrana e situata poco più avanti e si appiccicano dentro le due sacche viscose laterali garantendo la fecondazione del fiore!
Fantastico, decisamente fantastico!!

6 pensieri su “Plectrelminthus caudatus

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