Laelia flava, un mistero da svelare

Siamo in Gennaio 2006… esattamente il giorno 5 ed in serra ho due piante di flava in fiore, possibile?

Collezione Guido De Vidi foto 05.01.06
Diritti riservati

Laelia flava Lindl. 1839 – sottogenere Parviflorae – sezione Parviflorae Lindley 1990

Questa specie produce fiori color giallo canarino ed è di origine brasiliana. La specie è rupicola, i suoi fiori gialli scintillanti, di 5 centimetri, crescono all’apice di lunghi steli retti e sottili (anche 70 centimetri di altezza).
Il colore brillante dei suoi fiori ha attratto selezionatori e ibridatori di tutto il mondo (si contano ormai oltre 2000 ibridi con genitore la Laelia flava). La specie è stata descritta nel 1839 da Lindley ed è stata introdotta in coltura da Charles Lemon di Cornwall (ovviamente la cioncidenza del nome – Lemon – con il colore dei fiori è puramente casuale).
I sacri testi consigliano il classico riposo secco e freddo durante il periodo di riposo di questa specie, che dovrebbe coincidere con i mesi freddi…..la mia è in fiore ora, mistero.

8 pensieri riguardo “Laelia flava, un mistero da svelare”

  1. sei stato molto esauriente!!!! ho provato a sentire orchids & more, magari se le spese postali nn sono una follia faccio un piccolo ordine…

  2. X Matteo, tranquillamente puoi scrivere a Orchids & more in inglese, non sar? certo peggio del loro…
    Comunque spediscono a domicilio, le spese non sono una follia; e, al limite, puoi anche pensare di andarci, sono a 20 km da Monaco.
    Per quanto riguarda gli habitat del Minas Gerais dobbiamo pensare alle caratteristiche del territorio prima della colonizzazione portoghese: l’altopiano era un’unica grande foresta interrotta da valli fluviali (in cui in genere era più fitta), rappresentando la porzione più interna ed elevata della mata atlantica, che degradava poi verso l’interno (parte più occidentale del Minas Gerais e stati interni) in una zona di foresta più secca detta cerrado.
    Dalla foresta emergevano le creste e i picchi più elevati, dove la combinazione clima/suolo scarso erano svavorevoli alla crescita della foresta stessa, che comunque saliva (e sale ancora, raramente però) fino a quote piuttosto elevate (oltre 1600 m) in valli riparate.
    Ognuna di queste creste o catene elevate è a tutti gli effetti un’isola biologica, con una flora (e a volte fauna) diversa dalla foresta sottostante.
    Gli scambi genetici tra le varie “isole” erano difficili, ne consegue che spesso molte piante siano diffuse solo in aree ristrette e che il numero di endemismi vegetali nella regione sia molto elevato in rapporto alla sua estensione.
    Tra i vari gruppi fortemente speciati cito le cactacee, le velloziacee, alcune famiglie di carnivore e le orchidee, tra cui le piante rupicole (e tra esse le piccole Laelia).
    L’habitat delle Laelia rupicole in portoghese è detto campos rupestres o campi di pietre, zone poco inclinate o quasi piane dove le rocce affiorano su larghe superfici.
    In generale queste aree sono soggette da sempre (anche da prima che arrivassero i colonizzatori portoghesi) ad incendi, infatti le Vellozia, piante molto rappresentative di questi habitat non vengono distrutte dal fuoco, avendo una struttura del fusto che permette loro di sopravvivere.
    L’habitat delle orchidee rupicole penso si possa definire un tipico ambiente disturbato, al pari della macchia mediterranea, altro habitat in cui di orchidee ce ne sono.
    Infatti gli incendi periodici tendono a ripulire i campos rupestres dalla vegetazione morta che si accumula e che alla lunga favorirebbe la crescita di cespugli più o meno fitti che coprirebbero gran parte del suolo sottraendo spazi alle piante più esigenti in fatto di luce.
    Quindi il fuoco è un elemento di conservazione di questi ambienti: infatti, sebbene la maggior parte dele piante venga totalmente distrutta dal fuoco, esso non interessa mai vaste superfici, né ritorna troppo spesso, permettendo ai semi di piante presenti nella zona di ricolonizzare le aree colpite e in questo le orchidee, con i loro minuscoli semi, sono avvantaggiate.
    Il fuoco però può anche divenire un terribile nemico delle piante, in quanto è consuetudine degli abitanti della regione accendere il fuoco spesso, per favorire la crescita di erbe abatte al pascolo o anche solo per tenere pulita l’area (per un brasiliano tagliare un pezzo di foresta o ripulire una zona di incolto è FARE ORDINE!), solo che intervalli troppo brevi tra un incendio e l’altro (anche ogni anno!) non permettono la ricostituzione delle associazioni vegetali e, per le orchidee, sono una vera disgrazia, visto il lungo ciclo che intercorre tra la germinazione e la fioritura.
    Spero di essere stato sufficientemete esauriente.

Ciao! Che ne pensi?