Paphiopedilum venustum

by: GuidoOrchids Aggiungi un commento

Spero che questa pianta rimanga in fiore fino alla fine di febbraio per portarla in esposizione all’EOC di Padova, dove vorrei proporre di considerarla ex novo “var. flavescens”.

Paphiopedilum venustum – foto 16.01.06
Collezione Guido De Vidi – diritti riservati

Pahiopedilum venustum (Wallich ex Sims) Pfitzer

Origine del nome: dal latino “venustum”, bello.
P. venustum è stato scoperto dal dott. Wallich a Sylhet (Bangladesh) agli inizi del secolo scorso.
E’ introdotto in Europa dalla Ditta inglese Witley, Brames e Milne (provenienza Orto botanico di Calcutta) dove più tardi fiorisce: è stato descritto da Sims nel 1820.
Questa specie è stata una delle prime ad essere ibridata: Paphiopedilum x Crossianum (P. venustum x P. insigne) ottenuto da Cross, nel 1871.
Paphiopedilum venustum ha le foglie argentate con tonalità grigio-verdi di base e macchie verde scure sulla pagina superiore, riproposte color porpora in quella inferiore.
La struttura vegetativa è molto robusta e compatta, gli steli fiorali alti 15-20 cm. portano 1 e più raramente 2 fiori che raggiungono 9-10 cm di diametro.
Il sepalo dorsale è bianco con evidenti striature verdi, mentre il labello presenta marcate venature verdi scure. I petali verdi alla base, assumono tonalità terra di Siena chiara che diventa arancio e rosso scuro all’apice: sui petali ci sono anche delle macchie scure, che insieme alla tonalità di base caratterizzano la zona geografica di provenienza e la varietà.
Questa specie è diffusa in un’area geografica molto vasta: Bangladesh, Assam, Nepal.
Nel suo habitat, Paphiopedilum venustum guida il suo ciclo vegetativo in funzione dei monsoni: caldo e umido estivo (18-32 gradi centigradi) e freddo secco in autunno–inverno (5-20 gradi centigradi).
All’inizio del monsone secco, la pianta accenna ad un leggero riposo e poi inizia la lenta e progressiva formazione degli steli fiorali che maturano verso la fine di gennaio. In natura questa specie vive ai piedi degli alberi in terreni molto umidi e ricchi di humus delle foreste fitte, preferendo di norma i pendii scoscesi lungo i fiumi.
Il composto di coltivazione deve essere vaporoso e drenante, con una discreta presenza di calcio.

14 Responses to “Paphiopedilum venustum

  1. [...] Collezione guido De vidi – foto 11.01.07 – diritti riservati Quello che vedete nella foto a sinistra è uno degli esemplari di Paphiopedilum venustum (leggi questo post), che l’estate scorsa mi sono deciso a rinvasare. [...]

  2. Guido scrive:

    Ha ragione Alberto, va rinvasato con un nuovo composto…i Paphio reagiscono molto bene al rivaso: cercate il post ” Paphiopedilum cronaca di un rinvaso” cercherò di mettere apposto le foto. Ciao a domani

  3. paola scrive:

    La mia seconda paphiopedilum. Dopo averla tenuta in casa per tutto l’inverno, l’ho portata nella veranda che ho la fortuna di avere e lì l’ho lasciata per tutta l’estate garantendole non troppa luce. Circa un mese fa (dopo una gestazione durata circa un mese e mezzo) mi ha regalato un fiore da un ciuffo fogliare nuovo. Uno spettacolo. Ogni sera lo guardo e verrebbe da baciarlo! Spero che la mia fortuna “colturale” duri!

  4. Alberto scrive:

    Sentiamo Guido, ma solo bark non va bene sopratutto perchè è in casa e con il riscaldamento si secca troppo. Tieni presente che l’umidit? è essenziale per i paphiopedilum. Si può, a mio modesto avviso, rimediare senza compromettere le radici, maneggiando con delicatezza e rinvasare con terriccio misto più appropriato.

  5. Elettra scrive:

    Si è fiorito l’anno scorso ma quest’anno mi sembra un po’ tristarello … forse sbaglio nell’annaffiarlo … in realt? il composto mi sembra sempre molto secco, è ancora quello in cui l’ho comprato, solo bark di piccolissima pezzatura …

  6. Alberto scrive:

    elettra, ma i venustum sono di per se piccoli, vedrai, che vuoi di più, brava che ti è fiorito invece. Alberto

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