Quei 3 giorni di follia orchidofila Padovana

Come nelle cadute rovinose, anche con gli acquisti padovani, le botte affiorano dopo qualche giorno

In questi giorni post EOC, penso che mezza Italia orchidofila sia alle prese con le sistemazioni delle piante acquistate in Fiera a Padova.
Mi pare di capire che i problemi maggiori affiorino con le orchidee dei venditori d’oltre oceano, per capirci, quelle a radice nuda.
C’è poco da dire, ma sono proprio queste, che attirano maggiormente l’interesse del collezionista: ho potuto ben vedere i pellegrinaggi fatti dagli amatori agli stand peruviani, equadoregni, venezuelani e cinesi.
Per noi, che non possiamo permetterci viaggi esotici nelle foreste incantate, è come tuffarci per qualche attimo nella giungla; riusciamo a sentire perfino gli odori.
Quest’anno poi sono arrivate fiasche e piantine fresche di semina del Phragmipedium kovachii, frutto proibito del momento, che tutti noi vogliamo possedere.

Questi ingredienti bastano ed avanzano per poter rappresentare quei giorni padovani, carichi di misteri, di candide bugie, di desideri appagati o repressi, di ansie, di angosce causate dalla paura di non trovare l’orchidea tanto attesa e di smarrimenti finali quando ci si accorgeva che le tasche erano vuote. Qualcuno, per rendere meno pesanti le uscite si è attrezzato con due sistemi di pagamento, euro e dollari. Sì perchè i nostri amici venditori “extracomunitari” accortisi che l’euro valeva più di un dollaro, hanno prontamente trasformato i prezzi da dollari ad euro, ma i numeri scritti sui cartellini sono rimasti uguali ed ecco, che gli acquirenti più smaliziati sono tornati il secondo giorno con rotoli di dollari tirati fuori da chissà quale nascondiglio.

Prima di passare ad analizzare la situazione e impostare un programma di cure, facciamoci qualche conto in tasca.
Chi ha avuto modo di sostare agli stand, ha sicuramente carpito qualche conto pagato prima di lui.
Botte da 500- 1000 euro non era difficile coglierle tra le labbra suadenti delle/i vari venditori.
Un mio amico orchidofilo di Ferrara, che giurava di non coltivare più orchidee è tornato a casa con 250 euro di meno e con qualche nuova orchidea in più.
Proviamo ad aprire la lista della spesa? Meglio di no….cerchiamo di non alimentare le separazioni matrimoniali!!
Ad ogni buon conto, penso che in quei tre giorni di follia collettiva, il popolo delle orchidee abbia lasciato sul “terreno padovano” uno o due milioni d’euro.
Dove andranno a finire tutte quelle orchidee!!
Quante vivranno? Quante diventeranno esemplari? Quante potranno essere ammirate nelle mostre future?
Questi dati stridono enormemente con quanto e soprattutto con quanto di Italiano si è visto nell’esposizione Europea di Padova.

Molte sono state le defezioni di noti collezionisti italiani a Padova e ancor più appariscente è stata la mancanza delle orchidee dei due massimi esponenti EOC Italiani: i dirigenti delle varie EOC trascorse sono sempre stati rinomati collezionisti con gli attributi in mostra.
Vuoi vedere che in Italia per essere veramente “rock” non bisogna mostrare le proprie orchidee e per essere 2 volte rock non serve nemmeno coltivarle?

Finita la storia, cominciamo a guardare le nostre piante da sistemare.
Le orchidee acquistate dai nostri venditori europei non hanno grossi problemi. Quasi tutte sono in vasi che non richiedono immediate cure di rinvaso, oppure sono già ben radicate su zattere.
Le altre, quelle a radice nuda presentano vari problemi: disidratazione, radici rotte o rinsecchite e incipienti marcescenze dovute a colpi di freddo durante il trasporto.
Nei giorni di fiera questi problemi ancora latenti, non ci ha consentito di effettuare scelte accurate.

Come comportarci?
Prima di tutto va fatta una primaria distinzione fra le piante che avranno la fortuna di entrare velocemente in serra e quelle, che invece dovranno aclimatarsi in condizioni critiche. Per quest’ultime, la possibilità di sopravvivenza sarà più critica, speriamo che siano in buono stato.

Vi racconto le mie azioni.
Con un pò di ritardo dovuto alla sistemazione delle orchidee di ritorno dalla mostra di Padova, ho cominciato a distribuire su di un tavolo, tutti gli acquisti: terricole (Paphio), Cattleye, Vandacee e varie da zattera.
Da una prima controllatina ho potuto verificare tutti i fenomeni sopra citati: Paphio cinesi disidratati, Laelie-Cattleye, Oncidium con apparato radicale rinsecchito e qualcun’altra con evidenti marcescenze in atto.
La prima operazione è stata una generale pulizia delle radici con l’eliminazione delle parti secche e rotte rispetto all’attaccatura principale. In ogni caso non ho lasciato radici più lunghe di 5-8 centimetri.
Il secondo intervento è stato dedicato alla pulizia di foglie e pseudobulbi, attraverso l’eliminazione a mezzo bisturi sterile di tutte le parti con evidenti segni di marciume.
Finita la fase di controllo e pulizia, ho protetto tutte le parti ferite e tagliate con fungicida rameico, per lasciarle riposare ancora un giorno, prima di procedere alla sistemazione su vasi o zattere.

Tutte le piante hanno bisogno di riprendersi, di assorbire l’acqua lasciata per strada durante il viaggio e di cominciare ad assimilare cibo.
Per molti giorni vanno tenute sotto controllo, spruzzate se sono su zattera e tenute con composto umido, ma non bagnato se sono in vaso.

In presenza di marciume fogliare vale la pena di fare un trattamento con fungicida ( misto rameico e Mancozeb).
Fortunatamente si va verso la buona stagione, le piante dovrebbero farcela. In bocca al lupo, soprattutto chi non ha la serra, ha bisogno di molti auguri…ma si sa: ai desideri non si comanda.

25 pensieri su “Quei 3 giorni di follia orchidofila Padovana

  1. Ciao Guido, grazie per il consiglio, domani vado a in cooperativa ad acquistare la corteccia.
    Sono Stefano di Treviso, “l’agente immobiliare” per intenderci.
    Complimenti per le medaglie all’EOC di Padova.
    Ciao.

Ciao! Che ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.