Musiuca sul blog: Vieni via con me Paolo Conte

Bella, ma senz’anima. A volte capita di pensarlo. Capita di pensarlo visitando qualche serra.
Si sa, la passione del collezionismo “verde” in genere ed ancor più quando si tratta di orchidee, assume la fisionomia del suo curatore.
Con le orchidee la scelta è quasi infinita, decine di migliaia di specie a disposizione ed altrettanti ibridi registrati, consentono al collezionista di modulare a suo piacimento – denari permettendo – la sua raccolta.
I soldi? Sì i soldi sono un limite, ma non sempre negativo, a volte la troppa disponibilità di denaro da buttare sull’acquisto di piante, toglie l’anima alla collezione. Toglie anima e storia. Una collezione giovane, seppur ricca di rarità vere o presunte, mostra, ma non racconta e quando racconta lo fa solamente per dirti – sono ricca!
Belle sono le collezioni che via via nel tempo, acquistano personalità, forma ed anima, appunto! Non ha importanza la quantità e la rarità – concetto per altro molto relativo – delle orchidee coltivate, l’anima si manifesta nelle sensazioni che si provano immergendosi fra le piante, quando si entra in serra. Sono i segni del tempo a dettare l’agenda storica di una collezione. Non si possono bruciare le tappe, con le orchidee bisogna dotarsi di umiltà e pazienza. Quattro o cinque mila euro di acquisti valgono meno di quei pochi euro spesi per l’unica e tanto desiderata divisione, bisognosa di amorevoli cure per potercela fare!
Tutto questo è utopia? Mi sa di sì! Alla prima occasione, mercato, vivaio, internet… ricomincerà la scorpacciata… portafoglio permettendo, naturalmente! L’anima?… ma chi se ne frega!
Non chiedetemi i nomi delle collezioni senz’anima… di mia conoscenza, neanche sotto tortura
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lug 022010

Ogni serra è diversa dall’altra,semplici,complicate,geniali,eleganti costose,ma tutti vogliono coltivare la propria orchidea che oggi grazie alla tecnica di riproduzione è a portata di tutti in poco tempo, piante sviluppate pronte a fiorire o forza fiore ti arrivano in poco tempo da ogni parte del mondo, economiche, e puoi scegliere quello che vuoi.Grazie a questo i coltivatori sono sempre più numerosi e logicamente i venditori per mantenere viva l’anima dell’orchidiofilo.
Vedo che il post suscita il dibattito e quindi, bene!
Ad ogni buon conto, il senso del mio scrivere non vuole indagare sull’anima di nessun orchidofilo, ci mancherebbe altro!
Ho ritenuto solamente di evedenziare e di porre in discussione, quello che è il comune pensare, ad esempio – una grande serra professionale con tutte le piantine in bella mostra per essere vendute è bella, invitante, a volte grande e ricca, ma non ha l’anima – infatti, quando il venditore è anche collezionista, accanto, c’è anche la sua personale, fatta di esemplari e passione.
Altro concetto che ho voluto sottolineare nel post è il fascino, chiamiamolo così – se da fastidio chiamarla anima – di una collezione cresciuta nel tempo, con pazienza… e con qualche esemplare vissuto là dentro!
Terzo concetto: i soldi. I soldi, ancor oggi purtroppo, fanno la differenza, solo quella però, conividendo in questo, l’argomentare di Massimo.
Sintetizzando, i concetti esposti nel post, cerco di trasmetterli a chiunque mi chiede consigli e sono molto felice di vederli spesso applicati nelle collezioni degli amici che frequento, siano esse realizzate in serre, orchidari, logge od alto.
Poi, ognuno è libero di fare quel che vuole, senza offesa per nessuno, ben s’intende
Cordialmente Guido
Non ho avuto modo di osservare molte collezioni private, ma penso di poter affermare senza dubbio di smentita, che le poche che conosco trasmettono al visitatore tutta la passione e l’anima del loro coltivatore.
Dalla serra “rustega” del “senatur” Giovanni, al ritaglio di foresta torpicale di Guido, dall’orchidario di Aldo alla “serra a rate” del sottoscritto.
Collezioni che si arricchiscono di un po’ dell’anima altrui ad ogni scambio…e non come quelle dei collezionisti gelosi che non dividerebbero con altri appassionati nemmeno l’aria che respirano.
Serre agognate, sofferte, sognate che pian piano si materializzano; frutto di sacrifici, del “fare la formichina” togliendo ogni singolo euro a probabili acquisti per poter dare alle orchidee già in possesso la tanto sospirata sistemazione adeguata, speranzosi di vedere in un futuro prossimo piante non solo vivacchianti che vegetano, ma splendidi ritagli di natura che parlano di se stesse attraverso la loro massima espressione…..le fioriture.
Massimo M.