La leggenda di Capitan Harold
Quella volta non ce la fece, Capitan Harold a risalire l’Adige con il suo vascello carico di preziose orchidee da portare in terra Teutonica. Quel viaggio finì drammaticamente fra le secche di S. Michele all’Adige. Lo scafo rimase lì per molti anni, muto, ferito mortalmente, spezzato in due, in attesa di qualche miracolo…
… gli anni e le vicende della storia nascosero quel che rimaneva di quella nave. Tutti in paese conoscevano la favola misteriosa di Capitan Harold. Per molto tempo, anche i bambini del posto, finite le lezioni, si recavano da quelle parti per giocare a fare i marinai.
Leggende e misteri
La Canción Desesperada, de Pablo Neruda
Si raccontavano cose strane sul luogo misterioso, dove riposava il vascello fantasma: c’era chi giurava che nelle notti di luna piena si potevano ascoltare dolci canzoni o grida strazianti e qualche volta – sussurravano i ragazzi di Mezzocorona – si poteva scorgere una fanciulla dai lunghi capelli biondi, che danzava vestita solamente di strani fiori profumati, di colore bianco, spesso di colore rosa pallido e nelle notti di fine Maggio di un colore giallo intenso.

Orchidee e vino
Nei masi del trentino e nelle osterie delle vallate si sentivano anche racconti di orchidee e di botti di buon vino, perse irrimediabilmente – leggende, naturalmente – ma quel buon tempone di Paolo ne parlava spesso anche durante le riunioni degli amici orchidofili dell’A.T.O.
Claudio, il loro Presidente, persona assai paziente, non ne poteva più… ad ogni riunione saltava fuori il naufragio di Capitan Harold ed un bel giorno, anzi, una bella sera propose di organizzare una spedizione – avanti miei prodi – ordinò! Portatemi questa nave e che sia finita!.
Parte la spedizione
Paolo fu nominato capo spedizione… le donne? Nò! Questo non è un lavoro per donne – sentenziò Paolo – le nostre brave orchidofile hanno già i loro lavori da seguire nell’Associazione, piuttosto è utile un fotografo, quindi bisogna ingaggiare anche Ugo, il maestro della fotografia.
Non fu impresa facile, ma alla fine… quel che rimaneva dello scafo di Capitan Harold, riapparve, seminascosto dalla vegetazione, spaccato in due ed assai invecchiato, ma fra le botti ormai disfatte e senza vino, si potevano scorgere bellissime orchidee esotiche in fiore, Dendrobium, Vanda teres, rare specie di Paphiopedilum, Oncidium, Restrepia, e altre mille specie, che culo! Esclamò Wolfgang… dai, organizziamo una bella mostra… naturalmente la chiameremo “Orchids and Wine” ![]()
…la leggenda della creazione di una bellissima mostra di orchidee, una delle più affascinanti mai viste in Italia… grazie A.T.O
… e questa è solo l’anteprima.
…fonogramma del capo spedizione: MISSIONE COMPIUTA, VASCELLO TRSPORTATO AL PALAROTARI… ORCHIDEE COMPRESE – 27 MAGGIO 2011 ORE 19 INAUGURAZIONE
Foto gentilmente concesse dal fotografo di bordo Ugo, Alias “el gaurlo”

…il sogno

l’ispirazione


ed infine la realizzazione completata…..















Tra le ultime ma non per importanza….la Cattleya del racconto di Giovanna…. è stata una vera sorpresa scoprire che un coltivatore l’aveva portata in esposizione..

e la “MEDAGLIA D’ORO” all’allestimento della mostra A.T.O.

… a proposito di medaglie, vai anche sul orchidcoltura.it
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Per gli amanti della poesia ecco il testo in italiano del video:
La Canción Desesperada, de Pablo Neruda
La canzone disperata
Emerge Il tuo ricordo dalla notte in cui sono.
Il fiume congiunge al mare il suo lamento ostinato.
Abbandonato come le banchine all’alba.
È l’ora di partire, oh abbandonato!
Piovono sul mio cuore fredde corolle.
Oh sentina di macerie, feroce covo di naufraghi!
In te si accumularono le guerre e i voli.
Da te spiegarono le ali gli uccelli del canto.
Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
Come il mare, come il tempo.
Tutto in te fu naufragio!
Era l’ora felice dell’assalto e del bacio.
L’ora dello stupore che splendeva come un faro.
Ansia di timoniere, furia di palombaro cieco,
torbida ebbrezza d’amore, tutto in te fu naufragio!
Nell’infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita.
Esploratore perduto, tutto in te fu naufragio!
Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio.
Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio!
Feci indietreggiare la muraglia d’ombra, andai oltre il desiderio e l’atto.
Oh carne, carne mia, donna che amai e persi,
te, in quest’ora umida, evoco e canto.
Come un bicchiere ospitasti l’infinita tenerezza,
e l’infinito oblio ti frantumò come un bicchiere.
Era la nera, nera solitudine delle isole,
e lì, donna d’amore, mi accolsero le tue braccia.
Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta.
Era il dolore e la rovina, e tu fosti il miracolo.
Ah donna, non so come hai potuto contenermi
nella terra della tua anima, nella croce delle tue braccia!
Il mio desiderio di te fu il più terribile e breve,
il più inquieto ed ebbro, il più avido e teso.
Cimitero di baci, c’è ancora fuoco nelle tue tombe,
ancora bruciano i grappoli sbecchettati dagli d’uccelli.
Oh la bocca mordicchiata,
le membra baciate ,oh i denti famelici, oh i corpi intrecciati.
Oh l’amplesso folle di speranza e di vigore
in cui ci congiungevamo e ci disperavamo.
E la tenerezza, lieve come l’acqua e farina.
E la parola appena iniziata sulle labbra.
Quello fu il mio destino e con esso viaggiò il mio
desiderio,con esso crollò il mio desiderio, tutto in te fu naufragio!
Oh sentina di macerie, in te tutto crollava,
quale dolore non esprimesti, quali onde non ti affogarono.
Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti e cantasti.
In piedi come un marinaio a prua della nave.
Ancora fioristi in canti, ancora straripasti in correnti.
Oh sentina di macerie, pozzo aperto e amaro.
Pallido palombaro cieco, sciagurato fromboliere,
esploratore perduto, tutto in te fu naufragio!
È l’ora di partire, l’ora fredda e dura
che la notte ferma su ogni orologio.
Il cinturone rumoroso del mare cinge la costa.
Sorgono stelle fredde, emigrano neri uccelli neri.
Abbandonato come le banchine all’alba.
Solo l’ombra tremante si ritorce tra le mani.
Ah più in là di qualsiasi cosa.
Ah ben più in là.
È l’ora di partire.
Oh abbandonato!

una esposizione veramente suggestiva ed entusiasmante.
complimenti agli organizzatori, a tutti gli espositori e sopratutto agli esemplari coltivati magistralmente .
Severino e Orietta
Ho potuto appurare che il vascello era mal ridotto ma le orchidee hanno resistito bene, anzi benissimo.
Sono contento anch’io di aver potuto partecipare a questo week-end orchidofilo da fiaba e ringrazio coloro che hanno concesso alla visione di tutti i propri gioielli.
Claudio, Guido, grazie a voi, io sto ancora sognado, mi riprovo a perdimi nelle foto e a ripensarci di continuo… per me questa mostra a battuto tutte le altre (almeno quelle degli ultimi 2 anni alle quali ho partecipato)…
Claudio fossi in te inizierei a preoccuparmi perchè l’anno procissimo ci si aspetterà una cosa partaria o anche meglio!!!!
Grazie Anna Chiara, mi raccomando il D. crumenatum… attenta ai temporali
Ciao
Guido
Hiihihiihihih sono qua ad attendene uno… vediamo quando arriva!!!!
E io posso dire fiera e radiosa per tanto splendore che a quella strepitosa mostra c’ero!!!!!
La più caratteristica e speciale mai vista, mi ha colpita e affascinata la storia e ancor più quel miracoloso veliero zeppo di orchidee, sembrava di entrare dritti nel racconto, ne sono rimata travolta tanto che ho passato la prima parte a fotografare e ammirare quello spettacolo, dalla pachidermica sobralia, alla piccola miniatura, passando in rassegna tutti i miei amori… sabato a casa, mi sembrava d’esser vuota e non facevo altro che ripensarci… tutto rimarrà nel mio cuore e nelle mie foto… testimonianza di tanta abbondanza e splendore!!!!
grazie annachiara, oggi abbiamo smontato nave ed allestimento con un groppo in gola ma felici per le tantissime emozioni che il nostro lavoro ha donato ai visitatori ,
Guido , un racconto molto bello sbocciato in una notte come la mia teres.
grazie.
ciao Claudio…proprio sbocciato in una notte… tarda notte, quasi mattina, stanco ed ancora ipnotizzato dalla tre giorni più bella della mia vita di orchidofilo!!
Seppur stanco morto, non riuscivo a prender sonno e quindi ho dato libertà alla fantasia, mi sembrava troppo scontato partire con la semplice notizia, ed allora è uscita di getto la “Leggenda”, che diventerà un capitoletto di quel romanzo del quale ho appena scritto poche pagine:”La fotografia color seppia”.
Nel viaggio di ritorno ci siamo regalati anche un bel giro per il centro di Trento in camion – tutto per quel segnale stradale che ogni volta mi frega ” Padova Verona”, invece di Bassano o magari Pergine – risolto brillantemente con il rientro nella statale Val Sugana, attraverso la vecchia strada tutta tornanti.
Grazie a tutti voi, ma proprio a tutti, le donne in primis.. le vostre dolci e meraviglise orchidofile delle quali purtroppo non ho impresso il nome di tutte, grazie, grazie.
Guido