Descrizione della specie
Tanto per cominciare dobbiamo subito fare i conti con le solite piroette tassonomiche: la specie, registrata inizialmente con il nome di Laelia superbiens da Lindley nel 1840, è ora inclusa nel genere Schomburgkia.
Schomburgkia superbiens specie molto rara nelle collezioni e di difficile reperimento nei normali circuiti di vendita.
Schomburgkia superbiens (Lindl.) Rolfe 1917.
Sinonimi: Bletia superbiens (Lindl.) Rchb. f. 1862 – Cattleya superbiens (Lindl.) Beer 1854 – Laelia superbiens Lindl. 1840
Questa specie è così chiamata in onore di Richard Schomburgk, botanico tedesco cercatore di orchidee ed esploratore della Guiana Britannica.
In Guatemala è anche conosciuta con il nome popolare di: La Vera De Senor San Jose (Il bastone di San Giuseppe), probabilmente per il lungo stelo fiorale, solido e curvo all’apice.
Schomburgkia superbiens vive nelle ampie foreste umide e piovose del Messico, Guatemala, Honduras e Nicaragua. E’ una specie epifita/litofita e vive aggrappata ai rami degli alberi oppure su pareti rocciose ad altitudini tra 800/2000 metri.
Schomburgkia superbiens è un’orchidea di grandi dimensioni a sviluppo simpodiale. Lungo un solido rizoma si formano grossi gruppi di pseudobulbi oblunghi fusiformi, un po’ appiattiti, con una o due foglie lanceolate ed un esteso apparato radicale carico di lunghe e grosse radici.
Dagli pseudobulbi (alla base delle foglie) crescono gli steli fiorali (lunghi 100 – 130 centimetri) ai cui apici si formano molti boccioli avvolti da brattee acuminate, che aprendosi mostrano grandi fiori color rosa oppure bianchi nella forma alba. I fiori appaiono a Gennaio e sono profumati.
Laelia superbiens in sito
Questa foto è assai emblematica a riguardo della strutturazione morfologica delle specie in rapporto alle condizioni ambientali in cui vivono. In coltivazione, nelle nostre regioni temperate, le condizioni climatiche sono diverse da quelle di endemicità della nostra specie e quindi torna utile confrontare le caratteristiche vegetative della stessa specie, presente nella mia collezione. Vediamone alcune.
Laelia superbiens in coltivazione
Come si può notare nella foto a sinistra, gli pseudobulbi sono più allungati e le foglie sono più grandi, e più scure rispetto a quelle della specie in sito. Ad ogni buon conto, la pianta in collezione vive bene e prospera con tranquillità.
Quali elementi possono aver agito sulla pianta in collezione, per differenziare a tal punto la sua morfologia?
Condizioni di coltivazione nella mia collezione.
Fedele al principio di coltivazione empirica, in questo caso oserei dire – costretto dagli spazi ad una coltivazione di fortuna – la pianta è da anni ancorata ad una colonna portante della serra nella parte più alta possibile, verso il cielo ed a radici nude.
Effettivamente, le dimensioni di questa specie non lasciano scampo al collezionista perennemente in conflitto con gli spazi di coltivazione.
La sistemazione appena descritta, costringe la pianta a sviluppare un rigoglioso apparato radicale che, non trovando alcun appiglio prossimo, si allunga a dismisura (radici lunghe 70 – 80 centimetri) alla ricerca di ancoraggi.
L’allungamento degli pseudobulbi, penso sia causato da una somma di fattori ambientali:
- parametro “luce (quantità nel tempo) + alimentazione”, sicuramente diverso da quello rilevabile in sito.
- esteso apparato radicale, sicuro avamposto di alimentazione e di assorbimento d’acqua.
Queste diversità ambientali rendono meno decisiva la funzione di riserva degli pseudobulbi, che pertanto si ingrossano e si bracchizzano di meno rispetto a quelli della sorella in sito.
Kenny G – The Shadow of your Smile

[...] epifite in serra – Piante che crescono in affioramenti rocciosi e superfici di pietra: litofite. – Piante che crescono nel sottosuolo composto da foglie morte e di solito dipendono da [...]
… tutto sommato, Laelia è anche più bello, povero Schomburgk però!
buttiamola sul ridere, sediamoci e attendiamo la prossima risistemazione, anzi no: allegatemi una postilla da iserire nel post come correzione.
Guido
In effetti ora è ritornata nel genere Laelia secondo il registro del Kew Garden
Laelia superbiens Lindl., Edwards’s Bot. Reg. 26(Misc.): 46 (1840).
Ciao Guido, a quanto pare aveva ragione Lindley, si chiama ancora così!
Alberto