Feeling… storie con passione


Il freddo sta giungendo da nord e questa notte le temperature sono scese sotto lo zero termico. Brutta notizia per i “poveri” collezionisti amatoriali di orchidee esotiche. Brutta notizia anche per me, purtroppo!! I costi di mantenimento della mia collezione, in questi ultimi anni sono saliti in forma esponenziale, tanto da costringermi a ridurre drasticamente le temperature notturne e diurne della serra (300 metri quadri da riscaldare).
La prima azione che ho attivato questa mattina, dopo il caffè ovviamente, è stata quella di controllare la situazione in serra. Erano da poco passate le otto ore ed in serra il termometro segnava 11° come da programma, di lì ad un’ora il termostato avrebbe commutato sui 15° e non uno in più. Questo è quello che le mie finanze si possono permettere, il resto lo deve fare il sole… pare che le piante, pur di rimanere con me, accettino la situazione. Paradossalmente qualche pianta sta addirittura meglio.
Alle otto del mattino era ancora freddo fuori, l’erba del giardino era tutta dipinta di bianco dalla brina; la prima brinata della stagione. Dentro in serra si stava un po’ meglio, qualche raggio di sole ancora basso all’orizzonte riusciva già a penetrare attraverso i vetri, e andava ad illuminare un manipolo di piante fra le quali Phalaenopsis leuchorroda (vedi foto a sinistra) abbarbicata ad una parete della serra. Con le sue radici così tenacemente attaccate ai ruvidi blocchi di cemento, quella pianta sembrava volesse invitarmi a raccontare la sua storia.
Tutte le orchidee della mia collezione custodiscono la loro storia, a volte piacevole, in certi casi intrigante, oppure amara, proviamo a ricordarne qualcuna.
Phalaenopsis leuchorroda , sì iniziamo proprio da lei.

Ambienti di vita
Non ricordo la sua provenienza, son trascorsi molti anni dal suo arrivo in serra, inizialmente viveva in un piccolo vaso di plastica e prosperava senza problemi, poi, una bagnatura sbagliata e la complicità della presenza di qualche ferita sul colletto, diede il via ad una batteriosi, che in breve tempo distrusse la pianta.
Della pianta rimase solamente il fusto con una foglia ingiallita, non trovai il coraggio di eliminarla, la spostai in un posto più protetto e soprattutto più controllabile a vista, appoggiata al muro per l’appunto. Restò un anno senza produrre nuove vegetazioni, poi, lateralmente al fusto principale, apparve il primo germoglio e crebbe la prima nuova foglia, la stagione successiva spuntò la seconda foglia, ma due punture di qualche ospite indesiderato infettarono la nuova foglia. Questa volta, l’infezione fu prontamente bloccata eliminando le parti aggredite.
Quest’anno è spuntata una nuova grande foglia accompagnata da un esteso e vigoroso apparato radicale; segnale che tutto va bene…ora attendiamo i fiori.

Il Dendrobium della signora Aung
Il collezionista di orchidee, spesso riceve qualche pianta, magari da amici al ritorno da viaggi in paesi esotici, oppure da orchidofili stanchi e delusi.
E’ capitato anche a me e l’orchidea abbarbicata al muro della mia serra (foto a sinistra) vi racconterà una bella storia di amicizia fraterna… ricordo benissimo il suo arrivo…eravamo nel 2002 quando Toni e Francesca, carissimi amici di famiglia, mi portarono un bel regalino.

Toni e Francesca… il calore dell’amicizia
Toni e Francesca, turisti di qualità – i loro viaggi sono sempre finalizzati alla conoscenza delle culture dei paesi visitati. All’inizio del 2000 programmarono di visitare la Birmania (ora Myanmar).
Durante quel viaggio, Toni e Francesca, visitando un piccolo villaggio sulla strada per Rangon videro un improbabile mercatino di fiori e altre povere cose. Ricordandosi della mia passione per le orchidee, si avvicinarono ad una bancherella per chiedere se ci fossero delle piante di orchidea da acquistare.
Le loro conoscenze orchidofile erano nulle, pertanto si fidarono della Signora Aung (nome dell’esile donna che gestiva la bancherella) e ne acquistarono qualcuna.
La donna chiese 10 dollari USA e rimase molto sorpresa nel vedere i miei amici pagare senza mercanteggiare il prezzo chiesto per quelle poche orchidee acquistate sulla strada che porta a Rangon.
Si sentì tremendamente in colpa la Signora Aung – come mai questi signori non ribattono il prezzo – pensò la donna, vedendo i miei amici allontanarsi dopo aver ringraziato e pagato i 10 dollari richiesti senza discutere – lo fanno tutti i turisti europei – mormorò dentro di sé e per attirare la loro attenzione gridò in inglese – a moment please – e con un inequivocabile cenno del braccio richiamò indietro i miei amici per donargli altre orchidee di varia dimensione e specie, fra queste anche dei piccoli fusti facilmente riconducibili al genere Dendrobium.
Eravamo nell’estate del 2002 e fu così che questa orchidea giunse nella mia serra dalla Birmania.
Sistemai i piccoli fusti su una zatterina che appesi al muro. La pianta colonizzò gran parte del muro e crebbe presto a dismisura, i fusti si allungarono e nella primavera del 2009 mostrarono la loro prima fioritura, che ci permise la sua classificazione botanica: Dendrobium Pulchellum.
Preso dalla gioia ebbi il coraggio di staccare le radici dal muro per portare la pianta all’esposizione di Cattolica… fu la prima e l’unica volta.

Continua… nel prossimo post altre storie: La vedova bianca ed il suo P. rothschildianum sbranato dai cani.

7 pensieri riguardo “Feeling… storie con passione”

  1. che belle storie! continua a deliziarci così non ci sentiamo soli quando raccontiamo agli amici perplessi durante qualche convivio le traversie del nostro mondo vegetale. la pazienza e la speranza valgono più dei concimi, no?

  2. Ciao Guido sempre in toscana..lontano dalla Sicilia, dove i costi di riscaldamento per una serra sarebbero decisamente più bassi delle fredde colline fiorentine.

  3. Purtroppo debbo condividere questa riflessione riguardo i costi “lievitati” in maniera esponenziale e della cosa se ricordi ne abbiamo parlato lì da te anche l’estate scorsa.Dobbiamo studiare alcuni stratagemmi per riuscire a contenere gli ultracosti e perchè no aprire anche una discussione in merito.
    Riguardo le “Orchid’s Story” beh… sono sempre affascinanti, perchè tutte le nostre piccole hanno qualcosa da condividre con noi e ci hanno accompagnato nella nostra fantastica “sfida” tropicale.

    1. Ciao Paolo, la vedo veramente dura. Ci sono varie soluzioni per ridurre i costi di gestione, ma sono tutte costose: bisognerebbe partire ex novo con tecnologie rivolte al risparmio energetico, pannelli fotovoltaici, solari, riscaldamento geotermico…i costi però non sono compatibili per mantenere una passione hobbistica e non ne vale la pena.
      Poi il problema di fondo è che sono le grandi collezioni a soffrire di più e ad essere destinate a sparire; le piccole serre, 10 20 metri quadri fanno testo solo in parte, male o bene si trova la soluzione.
      A presto.
      Guido

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