Paphiopedilum insigne var. sanderae… una bella storia.

Nella foto in evidenza: Paphiopedilum insigne f. sanderae in fioritura 14.11.2016 nella collezione rio Parnasso

Quella vecchia ed umile specie tanto coltivata negli anni passati, ci riserva ancora delle sorprese, ecco la storia di una sua bella varietà: Paphiopedilum insigne f. sanderae. Un piccolo tesoro per chi la possiede.

Post dedicato all’amico Mauro Cappagli di Firenze, che oggi compie gli anni: AUGURI e buona coltivazione… e come si suol dire, “Domani il sole sorgerà ancora”

Il genere: qualche nota.
Anche se la coltivazione delle tante specie del genere Paphiopedilum è codificata da regole semplici e precise, ci sono ancora varie scuole di pensiero sul giusto terreno di coltivazione. Principalmente terrestri, in natura si sono adattati a molti tipi di composti del suolo, ma la loro coltivazione con terriccio come ingrediente principale non è sempre l’ideale. Le due condizioni essenziali da tenere a mente sono l’umidità costante nelle radici, e nel contempo la garanzia di un completo e rapido drenaggio delle bagnature. Nel passato, quando era possibile usare l’osmunda, questa garantiva buoni risultati. Ora, il composto ideale prevede una miscela di torba di sfagno bionda, humus di foglie decomposte o corteccia di pino e, in dosi più o meno elevate, granito calcareo.

Paphiopedilum da clima freddo
Le varie specie del genere Paphiopedilum sono storicamente considerate orchidee da coltivare in casa, preferibilmente sono più tolleranti quelle cosidette “da clima freddo”, facilmente riconoscibili per il loro esteso fogliame verde e nastriforme, fra queste, sicuramente il Paphiopedilum insigne occupa una posizione di rilievo.
Il momento migliore per rinvasare Paphiopedilum insigne è subito dopo la fioritura

La specie
cypripedium_insigne_stampa_1Paphiopedilum insigne (Wall. ex Lindl.) Pfitzer
Una fra le prime orchidee scoperte nel nord-est dell’India, fine 1700). La specie è stata introdotta in Europa da Sylhet nel 1820 e vive in molti areali del versante meridionale della catena himalayana. Fiorisce nel mese di Novembre ed i suoi fiori durano anche più di un mese; nella sconda metà del secolo scorso era l’orchidea che si acquistava e/o regalava per le feste natalizie.

Coltivare Paphiopedilum insigne in casa
Negli anni passati la coltivazione in casa delle tante e belle varietà di Paphiopedilum insigne era più comune, anzi, era quasi un segno distintivo, farle vedere in fiore agli amici appassionati di orchidee. Sembra che i nostri progenitori collezionisti ne sapessero più di noi sulla coltivazione di alcune orchidee. Naturalmente nei secoli scorsi le case erano più fredde e umide delle nostre e questo fattore favoriva sicuramente la crescita di queste orchidee da clima freddo. Ai nostri tempi, in inverno le  case sono più calde e più secche rispetto ai secoli scorsi, e paradossalmente, per coltivare orchidee da clima freddo, questa peculiarità diventa un problema.

Una bella varietà, storie e aneddoti.
Paphiopedilum insigne f. sanderae (Rchb.f.) O.Gruss & Roeth 1999
Basionimo:
Cypripedium insigne var. sanderae Rchb.f. 1888
E’ una delle più belle tra tutte le forme di P. insigne mai scoperte. Si tratta di una forma albina, priva della pigmentazione, solitamente marrone, della forma tipica. Tutto il fiore è giallo-verde con un margine bianco sul sepalo dorsale.
Come spesso accade, le scoperte di nuove specie o di varietà particolari di orchidee, sono accompagnate da storie e leggende.
Nella rivista scientifica (THE ORCHID REVIEW. 373 – Dicembre, 1903) si legge che in origine, l’unica pianta disponibile sia stata acquistata dal barone Schroeder, in Inghilterra.
Più documentata e forse più verosimile è la versione riportata da Frederick Boyle nel suo libro “THE WOODLANDS ORCHIDS” edito nel 1901.
La storia di questa splendida orchidea, raccontata da Frederick Boyle nella sua conversazione “A proposito di orchidee” (Chapman and Hall, 1893), inizia con l’arrivo di una grossa partita di – allora si chiamavano CypripediumP. insigne presso la “St. Albans, and established” di Mr. Sander.
Tra quel gran numero di piante, Sander ne notò una con il peduncolo giallo anziché marrone, forse l’unica in tutta la partita di piante.
Il colpo d’occhio è un elemento prezioso per un coltivatore di orchidee, soprattutto quando si tratta di piante nuove ed esotiche. Sander mise da parte la pianta con lo stelo giallo e quando il fiore si aprì dimostrò di essere dutto d’oro… gran colpo per il suo possessore!!
Mr. Sander divise la pianta in due, una divisione le vendette ad un asta pubblica “Protheroe’s auction rooms” per 75 ghinee e l’altra al famoso collezionista R. H. Measures.
Dopo qualche tempo, uno degli acquirenti divise ancora in due pezzi la sua pianta, e li mise in vendita a 100 ghinee ciascuna.
Più avanti ancora Sander andò alla ricerca di quella pianta per le sue ibridazioni e ne riacquistò un pezzo per 250 ghinee.
Come si suol dire: con un solo boccone si possono sfamare tante bocche!!
Agli inizi del 1900 si contavano una quarantina di piante nelle collezioni. Tutte le piante di P. insigne forma sanderae esistenti al mondo discendono da quella pianta scovata nel “mazzo” dall’ occhio attento di Mr. Sander.

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