Tossine ecuadoregne post WOC?

Foto di copertina tratta da internet: ORCHID TOURS, referenti in gita.

Sono riuscito, con fatica, a leggere tutto questo post apparso ieri su fb, commenti e risposte comprese.

Che dire, mi pervade un senso di scoramento, e la mia mente va alla fortunata commedia musicale scritta da Iaia Fiastri e Bernardino Zapponi nel 1986 e diretta da Pietro Garinei: “Se il tempo fosse un gambero”. Il debutto, che mi vide spettatore, avvenne a Roma al Teatro Sistina il 23 dicembre 1986.
La commedia tenne a battesimo l’esordiente Nancy Brilli; Protagonista istrionico fu Enrico Montesano.

La commedia
Si dirà – “che c’entra!” – C’entra come metafora delle vita: la protagonista della commedia, la fioraia Adelina, ormai vecchia, nella circostanza del suo solitario compleanno, le appare un diavolo di seconda categoria, inviato in terra per redimersi agli occhi del Maligno (il capo dei diavoli): questo diavolo ha lo scopo di riportare Adelina indietro nel tempo, nel 1928 (cioè a quando lei aveva 20 anni), perché ella accetti la corte del principe polacco Amedeo Poniatowskij, che a suo tempo aveva rifiutato ma, che nel corso degli anni, aveva acceso in lei il sentimento del pentimento. Il Maligno ha, infatti, voglia di divertirsi alle spalle della coscienziosa e pia donna, portandola al peccato che aveva in gioventù scansato.

Ecco, parafrasando la trama della commedia, anche io ho la sensazione che quel diavolo di seconda categoria mi stia proponendo di tornare indietro di 30 anni, a patto – dice lui – di star fuori dall’inferno. Inferno? -Sì – sogghigna Max – quello delle associazioni “Orchid-Green”.

Tornare indietro nel tempo
Suggestionato da Max, e lusingato dalla possibilità di ridisegnare il destino, provo a tornare indietro nel tempo, ma quel diavoletto maligno, portandomi a spasso nella fantasia pretende di modificare a suo piacimento il mio futuro: inferno per inferno, dico io, meglio quello conosciuto e reale.

Il vaso di pandora.
Ed allora rieccomi tornato ad oggi a rileggere la “mise in place” di uno spaccato che poteva essere evitato, ma, forse qualche tossina post WOC, ha fatto scoprire il vaso di pandora come scrive l’estensore del post. Speriamo che serva a qualche cosa.
Un vaso di pandora pieno di gelosie, invidie, frustrazioni e megalomanie che nel mondo orchidofilo italiano, affiorano ciclicamente come l’herpes.
Non intendo soffermarmi sul versante personale del post, la gravità sta altrove ovvero nei retroscena.
Si evocano gruppi segreti, usati quasi come sfogatoio, si mandano messaggi subliminali, si offende, purtroppo.
E sullo sfondo un po’ sfocato affiora quella strana avventura in Ecuador: chi è andato per i fatti suoi a lavorare, ottenendo lusinghieri successi ed altri in gita – pardon, in missione per nome e per conto della fiera di Padova – tornati a mani vuote nonostante dalla loro parte ci fosse stata una irripetibile e positiva congiunzione astrale, colta malamente.
Chissà, colpa delle tossine ecuadoregne?

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