Una Vanda per Natale

…anche in cucina, un ottimo risotto alla “Vanda suavis” è una ricetta esclusiva degna di Nero Wolfe

Origine (Laos, Java) è stata descritta con il nome Vanda tricolor nel 1847 da John Lindley: Edwards’s Bot. Reg. 33: t. 59 (1847).
Successivamente (1853) in un lavoro comune fra John Lindley e Joseph Paxton (Paxton’s Flower Garden, Vol. 2) è stata ancora pubblicata con lo stesso nome.


Vanda suavis – collezione rio Parnasso.

Accanto al nome originario di specie sono stati affiancati vari sinonimi: Vanda tricolor var. suavis – Vanda tricolor var. planilabris – Vanda suavis Lindl. 1848 – Vanda suaveolens Blume 1849 – Limodorum suaveolens Reinw. ex Blume 1849.
Il motivo di questa incertezza è da ricercarsi nella grande variabilità della forma tipo (tricolor, appunto = tre colori: petali e sepali macchiati di viola/marrone con colore giallo di fondo e labello viola).

Si ritiene che ci siano oltre 50 forme/varietà diverse ed inoltre questa specie è di facile ibridazione naturale con altre specie di Vanda endemiche negli stessi siti della Vanda tricolor.
Un vecchio coltivatore mi spiegò che il distinguo fra Vanda tricolor tipica e Vanda suavis o var. suavis sta tutto nel colore delle maculature (rosso/marrone nella prima e viola scuro nella seconda), questa osservazione è verosimile però è utile tener conto anche delle caratteristiche seguenti:
Le tante varianti con petali e sepali dei fiori dal fondo colorato (generalmente giallo) posti in verticale rispetto a chi li guarda e ben aperti, sono da considerarsi Vanda tricolor, mentre esemplari con i fiori (fondo bianco di sepali e petali), con maculature tendenti al viola-rosso e con le attaccature dei due petali poste orizzontalmente rispetto a chi le guarda fanno riferimento alla Vanda suavis.
Inoltre nella Vanda suavis la caratteristica forma del labello carenato è più stretta e leggermente rivolta verso il basso rispetto alla Vanda tricolor.
Sintesi: fondo bianco, macchie viola-rosso e labello viola scuro = suavis.

Vanda suavis: stampa tratta dalla rivista “The Garden” 1895.

Curiosità: metti un’orchidea nel tuo menù di Natale
Tante ma non tutte le orchidee sono commestibili, nell’antichità l’Inghilterra possedeva una cucina a base di orchidee molto ricca, poi con il tempo le varie ricette andarono in disuso.
Nel XVII° secolo erano consumate in abbondanza anche nel resto dell’Europa, alcune per la malcelata convinzione che possedessero virtù afrodisiache…per la verità, mai dimostrate.
Le orchidee possono essere la base di varie ricette, dal risotto alla Vanda Suavis, alle tagliatelle all’orchidea, al tris di insalata (radicchio rosso di Treviso, petali di Suavis e sepali di Tricolor), ai petali di Cymbidium tracyanum caramellati, alle salsicce mezzanotte impreziosite con petali di Dendrobium speciosum e non da ultimo, tripudio di marmellata alle orchidee tropicali.

Le ricette?  Forse le trovate qua; 

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7 risposte a Una Vanda per Natale

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