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	<title>Orchids.it &#187; Coltivare in casa</title>
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		<title>Acqua piovana&#8230;come recuperarla?</title>
		<link>http://www.orchids.it/2009/08/10/acqua-piovanacome-recuperarla/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 06:23:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Orchids]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo sappiamo bene noi orchidofili che l&#8217;acqua è un bene prezioso e non va sprecata, e ancor di più che la valenza dell&#8217;acqua piovana rispetto a quella del rubinetto è maggiore. I trattamenti che l&#8217;acqua subisce per essere resa potabile o comunque &#8220;legalmente&#8221; buona da bere sono a volte eccessivi, aggiunta di cloro, trattamenti ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sappiamo bene noi orchidofili che l&#8217;acqua è un bene prezioso e non va sprecata, e ancor di più che la valenza dell&#8217;acqua piovana rispetto a quella del rubinetto è maggiore.<br />
I trattamenti che l&#8217;acqua subisce per essere resa potabile o comunque &#8220;legalmente&#8221; buona da bere sono a volte eccessivi, aggiunta di cloro, trattamenti ai raggi U.V. per eliminare la carica batterica e chissà quanti altri che non conosciamo.<br />
Sta di fatto che avere a disposizione per noi collezionisti di orchidee dell&#8217;acqua piovana per le nostre piante equivale ad avere una bottiglia di buon vino particolarmente pregiato da stappare in particolari occasioni.<br />
Come fare allora per avere a disposizione un po&#8217; di quest&#8217;acqua? <span id="more-5156"></span><br />
Spesso e sovente ci si ingegna nei modo più svariati, dall&#8217;esporre all&#8217;esterno qualsiasi contenitore utile allo scopo nelle giornate uggiose all&#8217;interrare in giardino delle apposite cisterne che dotate di pompa ad immersione consentono l&#8217;immagazzinamento di grandi quantità d&#8217;acqua ed il loro successivo prelievo.<br />
E se non volessimo o non potessimo utilizzare nessuno dei due sistemi, vuoi per la rottura, nel primo caso, di dover star li tutte le volte a portar fuori secchi e contenitori vari (col rischio che se piove e sei fuori casa, magari, ti mangi anche le unghie per l&#8217;occasione persa), vuoi perché non hai la possibilità, nel secondo caso, di fare scavi successivi all&#8217;edificazione per interrrare una cisterna.<br />
Come fare allora?<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/08/cisterna.jpg"rel="lightbox[aq]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/08/cisterna-150x150.jpg" alt="cisterna" title="cisterna" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-5157" /></a><br />
Girar per fiere a volte ha la sua utilità, e lo scorso maggio in una di queste a Borgo Valsugana ho incontrato due simpatici e intraprendenti ragazzi che esponevano questa cosa meravigliosa (n.d.r.).<br />
Una cisterna di portata variabile tra i 203 ed i 510 lt per i modelli più semplici ed economici, per arrivare fino ai 2.000 lt per quelli più belli,  collegabile con il minimo sforzo alle grondaie di casa, dotata di rubinetto per spinare la &#8220;magica sostanza&#8221; e di rialzo. Parte dell&#8217;impianto è anche il filtro che consente, mediante una leva di commutazione estate/inverno di filtrare l&#8217;acqua proveniente dalla grondaia, in estate lasciando entrare in cisterna solamente acqua e dirottando in grondaia tutto il fogliame, in inverno dirottando tutto quello che scende verso lo scarico in fognatura.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/08/filtro.jpg"rel="lightbox[aq]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/08/filtro-150x150.jpg" alt="filtro" title="filtro" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-5158" /></a> E&#8217; da notare che non si tratta di un filtro &#8220;totale&#8221; e che quindi tutto quello che è il pulviscolo atmosferico o le piccole impurità non potranno essere filtrate&#8230;poco male!<br />
Il troppo pieno è dato dal tubo di raccordo filtro/cisterna che una volta pieno d&#8217;acqua blocca il passaggio, forzando quindi l&#8217;acqua in eccesso a scendere direttamente nelle condutture di scarico.<br />
Dopo tutta sta bella spiegazione ed avendo oramami le dita che vi prudono dalla curiosità vi starete chiedendo ma quanto costerà? Il modello base da 203 litri che ho acquistato io completo di filtro costa poco meno di 100 euro. E dove si trova &#8216;sta bella roba?&#8230;.<a href="http://www.hydrox.eu/ita/stoccaggio/contenitori_rotondi.php">qui</a></p>
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		<title>CHIARA: è nata una nuova serra domestica a tutto tondo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 15:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivare in casa]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche questo è amore&#8230; per le orchidee Eravamo da Alberto ed era il mese di novembre del 2007. A quell&#8217;incontro di Orchids Club Italia avevamo invitato anche il nostro amico architetto Paolo Criveller in compagnia di Chiara, sua moglie. E&#8217; in quell&#8217;occasione che si iniziò a parlare di una serra domestica per le orchidee&#8230; ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Anche questo è amore&#8230; per le orchidee <img src='http://www.orchids.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </strong></p>
<p>Eravamo da Alberto ed era il mese di novembre del 2007. A quell&#8217;incontro di Orchids Club Italia avevamo invitato anche il nostro amico architetto Paolo Criveller in compagnia di Chiara, sua moglie.<br />
E&#8217; in quell&#8217;occasione che si iniziò a parlare di una serra domestica per le orchidee&#8230; ma di quelle che funzionano, si è detto. Ed è così che nacque l&#8217;idea di una serra a 360 gradi (a tutto tondo), ovvero godibile da tutte le angolature della stanza di casa.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/04/serra_chiara.jpg"rel="lightbox[s_c]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/04/serra_chiara-225x300.jpg" alt="serra_chiara" title="serra_chiara" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-4443" /></a>L&#8217;amico Paolo l&#8217;ha presa sul serio la nostra idea ed eccolo il prototipo che in questi giorni sarà esposto (dal 22 al 27 Aprile)  alla fiera di Milano in occasione del salone del mobile al <strong>padiglione satellite &#8211; 24 &#8211; Stand B1.</strong><br />
Questo blog ha l&#8217;onore di mostrarla in anteprima ed il nostro Club va orgoglioso di aver contribuito alla sua realizzazione.<br />
Ovviamente questa creatura di Paolo non poteva che essere battezzata con il nome della sua giovane moglie: <strong>&#8220;CHIARA&#8221;</strong>&#8230; bravo Paolo, complimenti ed in bocca al lupo.</p>
<p>Per ulteriori notizie vi rimandiamo al sito dello Studio dell&#8217;arch. Paolo Criveller: <a href=" http://www.crivestudio.com/Ita/mi_sal_sat_09.html"> www.crivestudio.com</a></p>
<p>Chi può vada a vederla in fiera, per qualsiasi informazione il blog è a vostra disposizione, potrete interagire anche con il suo progettista. </p>
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		<title>Phalaenopsis, basta la parola&#8230; forse</title>
		<link>http://www.orchids.it/2008/11/06/phalaenopsis-basta-la-parola-forse/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 17:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggendo il contributo di Maya sui commenti di questo post &#8211; Phalaenopsis in casa &#8211; mi son detto &#8211; Parole sante queste! &#8211; ed allora perché non prenderle come spunto di riflessione per un nuovo post sulla coltivazione delle Phal in casa? A sinistra nella foto, Maya mentre conversa con una visitatrice in occasione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo il contributo di Maya sui commenti di questo post <a href="http://www.orchids.it/2005/01/12/phalaenopsis-in-casa/#comment-105729"> &#8211; Phalaenopsis in casa &#8211; </a> mi son detto &#8211; Parole sante queste! &#8211; ed allora perché non prenderle come spunto di riflessione per un nuovo post sulla coltivazione delle Phal in casa?</p>
<p><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/11/phal_di_maya.jpg'rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/11/phal_di_maya-300x225.jpg" alt="" title="phal_di_maya" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2357" /></a><br />
<strong>A sinistra nella foto, Maya mentre conversa con una visitatrice in occasione della mostra di San Donà di Piave 2008</strong><br />
Ecco il testo integrale del commento:<br />
Parlo di <em>Phalaenopsis</em>, per esperienza personale e in base alle condizioni dell’ambiente dove coltivo le mie, quindi, in linea di massima, è un discorso alquanto relativo…<br />
Vorrei fare una sostanziale distinzione tra Phal ibridi e Phal botaniche,i primi, quelli più commerciali, che si trovano sui banchi di qualsiasi fioraio o vivaio, nate da incroci che permettono una forte resistenza ai “traumi” e magari a qualche maldestra mossa di noi coltivatori casalinghi ma soprattutto create per dare una grande resa, sia in vegetazione che in fioritura, le seconde, specie botaniche appunto, che rispondono esclusivamente alle condizioni di coltivazione relative al loro luogo di origine. In questo periodo tutti i miei ibridi stanno producendo uno, due e anche tre steli fiorali ognuna, comprese le più vecchie e malandate, giusto perché questa è la loro natura, è sufficiente fornire loro le poche cure che questa pianta richiede e costanti condizioni ambientali (a parte il piccolo periodo di stress climatico per favorire la fioritura) e le soddisfazioni arrivano presto e nell’arco di tutto l’anno.<br />
Di tutt’altra natura è invece il comportamento delle specie botaniche, più difficile da interpretare se non se ne conosce l’esatta provenienza e di conseguenza le condizioni climatiche alle quali attenersi. Ad esempio, le mie <em>P. equestris </em>e <em>P. stuartiana</em> sono in gran fermento, la prima con fioritura, nuovi steli e keiky contemporaneamente e la seconda con uno stelo fiorale già abbastanza formato, mentre le altre sono silenti e in alcuni casi addirittura latitanti!!! Risulta evidente che in questo secondo caso, i tempi e le metodiche di fioritura e vegetazione rispondono esclusivamente ad un naturale comportamento invece che ad uno geneticamente determinato da una modifica atta a favorire migliori prestazioni.<br />
Un caro saluto a tutti sperando di vedervi presto.<br />
Maya</p>
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		<title>Keiki sulle radici</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 00:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un fenomeno inusuale Queste foto le ha inviate l&#8217;amico Vincenzo Ghirardi ed evidenziano la formazione di un keiki sulla radice di Phalaenopsis. Il fenomeno è raro, nei miei anni di vita con le orchidee è la prima volta che mi capita di vederlo e merita di essere segnalato ai visitatori del blog. A quanto si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un fenomeno inusuale</strong><br />
<a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_5.jpg'rel="lightbox[k-r]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_5-150x150.jpg" alt="" title="keiki_phal_vinc_5" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-2321" /></a><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_4.jpg'rel="lightbox[k-r]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_4-150x150.jpg" alt="" title="keiki_phal_vinc_4" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-2325" /></a><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_1.jpg'rel="lightbox[k-r]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_1-150x150.jpg" alt="" title="keiki_phal_vinc_1" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-2322" /></a><br />
<a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_2.jpg'rel="lightbox[k-r]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_2-150x150.jpg" alt="" title="keiki_phal_vinc_2" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-2323" /></a><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_3.jpg'rel="lightbox[k-r]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/keiki_phal_vinc_3-150x150.jpg" alt="" title="keiki_phal_vinc_3" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-2324" /></a>Queste foto le ha inviate l&#8217;amico Vincenzo Ghirardi ed evidenziano la formazione di un <a href="http://www.orchids.it/2005/01/24/keiki-le-orchidee-da-bambine/"> keiki</a> sulla radice di <em>Phalaenopsis</em>. Il fenomeno è raro, nei miei anni di vita con le orchidee è la prima volta che mi capita di vederlo e merita di essere segnalato ai visitatori del blog. A quanto si può vedere la <em>Phalaenopsis</em> in questione potrebbe essere <em> P.stuartiana</em> o un suo ibrido strettamente legato&#8230; sarà Vincenzo a confermarlo. </p>
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		<title>Acari e batteriosi nelle Phalaenopsis</title>
		<link>http://www.orchids.it/2008/06/26/acari-e-batteriosi-nelle-phalaenopsis/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 07:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biologia delle orchidee]]></category>
		<category><![CDATA[Coltivare in casa]]></category>
		<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Continuando la collaborazione con Marcus V. Locatelli, ecco un altro interessante articolo da lui redatto e da me liberamente tradotto. Ovviamente chi avesse osservazioni da fare o inesattezze da segnalare è invitato a farlo: La batteriosi nelle Phalaenopsis, ha come maggior agente scatenante, citato in letteratura (almeno per quello che ho potuto trovare), i batteri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continuando la collaborazione con <strong>Marcus V. Locatelli</strong>, ecco un altro interessante articolo da lui redatto e da me liberamente tradotto. Ovviamente chi avesse osservazioni da fare o inesattezze da segnalare è invitato a farlo:</p>
<p>La batteriosi nelle <em>Phalaenopsis</em>, ha come maggior agente scatenante, citato in letteratura (almeno per quello che ho potuto trovare), i batteri <em> Pectobacterium carotovora </em>, i cui sintomi più comuni di infezione sono le muffe molli sulle foglie (enzimi pectolitici rilasciati da <em> Pectobacterium carotovora</em>  nel tessuto interno della pianta,il mesofilo, degradano i pectati di Ca nella lamella mediana che è il &#8220;cemento&#8221; che unisce una cella ad un&#8217;altra nelle piante) e muffa molle negli pseudobulbi, muffa che è chiamata anche anasarca (regioni acquose e cattivo odore). In aggiunta a questo agente, sono stati citati altri batteri con il potenziale di causare malattie nelle orchidee in generale, come ad esempio <em>Pseudomonas spp.</em>, <em>Erwinia carotovora</em>, <em>Erwinia chrysanthemi</em> e <em>Acidovorax avenae</em> pathovar <em>cattleyae</em>, ma per individuarle correttamente sono necessari test biochimici più complessi.<br />
<span id="more-1630"></span><br />
La batteriosi nelle piante non ha alcuna cura, sono malattie sistemiche. Così, il miglior controllo è dato dalla prevenzione. Ci sono alcuni antibiotici per uso agricolo, ma assolutamente da scoraggiare, per i gravi rischi di contaminazione umana e ambientale che il loro uso può comportare.</p>
<p>E&#8217; noto che a differenza di alcuni tipi di funghi, i batteri non possono penetrare attivamente il corpo della pianta, a causa della mancanza di artefatti biochimici come gli enzimi che quando rilasciati sulla superficie di una foglia, per esempio, ne degradano la cuticola diminuendo in tal modo la resistenza meccanica alla penetrazione che esisteva in precedenza.</p>
<p>Quindi, il suo miglior controllo è dato dal controllo degli agenti, i vettori, soprattutto insetti e acari, che metterebbero letteralmente i batteri nel corpo della pianta.</p>
<p>Ora qui si parlerà degli acari che sono microscopici esseri, come mostrato nella foto qui sotto (tratta da Wikipedia), molto comuni nelle nostre case.<br />
Gli acari fitofagi si nutrono di succo cellulare raspando cellule con il loro apposito apparato orale. Sicuramente, ferite aperte che servono come ingresso per virus e batteri.<br />
<a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/acaro.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/acaro.jpg" alt="" title="acaro" class="alignleft size-full wp-image-1852" /></a></p>
<p>Gli acari del genere <em>Brevipalpus </em>(famiglia <em>Tenuipalpidae</em>), ad esempio, sono importanti vettori di virus nel settore brasiliano degli agrumi, richiedendo milioni di dollari ogni anno per il loro controllo.</p>
<p>Nel caso degli acari degli agrumi, <em>Brevipalpus phoenicis</em> qui nel nostro clima tropicale e sub-tropicale, la popolazione aumenta nei mesi di aprile / maggio, per calare nuovamente a ottobre / novembre, si sviluppano meglio in ambienti secchi, mentre l&#8217;incremento delle pioggie in qualche modo controlla questo fenomeno.<br />
<a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/dsc07297.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/dsc07297-150x150.jpg" alt="" title="foglia Phalaenopsis" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1841" /></a><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/dsc07299.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/dsc07299-150x150.jpg" alt="" title="foglia Phalaenopsis" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-1842" /></a>                                                                                                                                                          Le foto a destra e sinistra mostrano sintomi di raschiature cellulari di acari (in bassorilievo) nelle foglie di <em>Phalaenopsis</em>, e gli occhi neri e macchie di colore giallo (senza bassorilievo), sintomi di una possibile infezione batterica.<a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/dsc07295.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/dsc07295-150x150.jpg" alt="" title="foglia Phalaenopsis2" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1844" /></a><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/dsc07301.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/dsc07301-150x150.jpg" alt="" title="foglia Phalaenopsis3" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-1845" /></a></p>
<p>Nelll&#8217;ambito delle misure di controllo di acari, sono stati citati quelli relativi ai trattamenti colturali, come ad esempio evitare l&#8217;accumulo di polvere sulla superficie delle foglie, che serve a proteggere gli acari, è bene quindi mantenere sempre l&#8217;orchidario il più arieggiato possibile.</p>
<p>Quando si tratta di controllo con dei prodotti chimici, anche se vi è un certo prodotto registrato in Brasile per la coltivazione di orchidee (nuovo!) è ben lungi da me prescrivere un prodotto che non sia registrato dalle autorità competenti, so di persone che hanno utilizzato acaricidi a base di fosforo, clorodifenilsulfona, dinitrofenolo e cloro, prodotti pericolosi che necessitano di estrema cautela per quanto riguarda l&#8217;applicazione, l&#8217;uso di attrezzature di protezione individuale (DPI) per persone che usano spruzzatori, e un po &#8216;di tempo, specificato nel foglietto illustrativo di ciascuno, per evitare di avere contatto con le piante e con le aree trattate.</p>
<p>Si ricorda anche che, spesso il principale vettore di malattie trasmissibili nella coltivazione delle piante è l&#8217;uomo, attraverso pratiche come ad esempio eccessive lesioni con utensili da taglio e l&#8217;impiego di tali immediatamente da una pianta all&#8217;altra, senza un necessaria disinfezione, l&#8217;acqua d&#8217;irrigazione di origine contaminata, l&#8217;acquisto di piantine o di qualsiasi altro prodotto impiegati nella coltivazione di dubbia origine, e piante in difficoltà, piante estirpate da piante e così via.</p>
<p>Infine, ciò che si dovrebbe tener presente è non lasciare esposte per molto tempo le lesioni, spruzzando un po &#8216;di cannella in polvere (che contiene fenoli, sostanze in generale microbicide) oppure poltiglia bordolese (miscela di solfato di rame, carbonato di calcio e acqua) che aiuta a sigillare una superficie aperta da un taglio.</p>
<p>Qui di seguito, una foto di un <em>Phalaenopsis </em>irrimediabilmente condannata, le macchie circolari dorate sono i sintomi della malattia virale (causata da CyMV &#8211; virus mosaico del <em>Cymbidium</em>) e nelle foglie sulla destra, è possibile notare sintomi di anasarca.</p>
<p><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/phalaenopsis3.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/phalaenopsis3-150x150.jpg" alt="" title="pianta phalaenopsis" width="150" height="150" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1846" /></a><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/acaro.bmp'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/acaro.bmp" alt="" title="acaro" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1851" /></a></p>
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		<title>Thunia alba, chi l&#8217;ha vista in fiore?</title>
		<link>http://www.orchids.it/2008/05/29/thunia-alba-chi-lha-vista-in-fiore/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 14:53:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivare in casa]]></category>
		<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>
		<category><![CDATA[Orchids]]></category>
		<category><![CDATA[Orchidee]]></category>
		<category><![CDATA[thunia]]></category>

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		<description><![CDATA[Seppur deliziosa ed affascinante è assai difficile vederla in fiore nelle collezioni Una bella sorpresa vederla in fiore e seguire la progressione della fioritura: le due foto a sinistra sono state scattate a distanza di un giorno&#8230; in quella più sotto si può notare l&#8217;apertura del secondo fiore. Thunia alba (Lindl.) Rchb. f. 1852 Thunia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Seppur deliziosa ed affascinante è assai difficile vederla in fiore nelle collezioni</strong><br />
Una bella sorpresa vederla in fiore e seguire la progressione della fioritura: le due foto a sinistra sono state scattate  a distanza di un giorno&#8230; in quella più sotto si può notare l&#8217;apertura del secondo fiore. </p>
<p><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/05/thunia_alba_fiore.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/05/thunia_alba_fiore-300x225.jpg" alt="" title="thunia_alba_fiore" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-1814" /></a><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/05/thunia_alba_pianta_1.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/05/thunia_alba_pianta_1-150x150.jpg" alt="" title="thunia_alba_pianta_1" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-1822" /></a><br />
 <strong><em>Thunia alba </em>(Lindl.) Rchb. f. 1852<br />
</strong></p>
<p><em>Thunia alba </em>è la specie tipo di un piccolo genere composto da circa 6 specie. E&#8217; endemica in India, in Birmania e nella parte nord della Tailandia. </p>
<p><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/05/thunia_alba_fiore_1.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/05/thunia_alba_fiore_1-254x300.jpg" alt="" title="thunia_alba_fiore_1" width="254" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1820" /></a><br />
<strong>Il genere: specie ed ibridi </strong><br />
Le uniche specie presenti nelle coltivazioni sono: <em>Thunia alba, Thunia bensoniae, Thunia majorensis, Thunia marshalliana, Thunia venosa e Thunia winniana.</em> Fra tutte, quelle più popolari fra i collezionisti sono: <em>Thunia alba e Thunia marshalliana </em><br />
A tutto il 1998 risultano prodotti questi ibridi primari:<br />
Thunia Veitchiana, incrocio fatto nel 1885 <em>(Thunia bensoniae x Thunia marshalliana)</em>; Thunia. Gattonensis, incrocio fatto nel 1917 <em>(Thunia majorensis x Thunia winniana)</em>; Thu. Wrigleyana , parenti sconosciuti.<br />
<span id="more-1823"></span><br />
<strong>Il genere</strong><br />
Famiglia: <em>Orchidaceae</em><br />
Sottofamiglia: <em>Epidendroideae</em><br />
Tribù: <em>Arethuseae</em>.<br />
Sottotribù: <em>Coelogyninae</em><br />
Genere: <em>Thunia</em><br />
Il genere <em>Thunia</em> raggruppa  circa 6 specie simpodiali epifite ed anche terrestri, endemiche in <strong>Birmania, Tailandia,</strong> sud della <strong>Cina e dell&#8217;India</strong>. Una volta le specie erano incluse nel genere <em>Phaius</em>, effettivamente si può riscontrare qualche somiglianza dei fiori, ma successivamente sono state riscontrate varie differenze tanto da indurre i botanici a dar vita ad un nuovo genere. In aggiunta va sottolineato che le specie di questo genere  mostrano soltanto delle piccole differenze fra loro, al punto che qualche tassonomista ne considera alcune <strong>“con-specifiche”</strong> (un termine usato per descrivere gli individui che appartengono alla stessa specie). Le piante formano gruppi di canne/fusti frondosi eretti e biennali (il fusto vecchio di un anno funge da alimentatore di quello nuovo), che terminano con gruppi vistosi di fiori bianchi con il labello che va dal giallo chiaro all’arancione, simili a quelli delle <em>Coelogyne</em>. Le piante possono raggiungere altezze comprese da 40 a 100 cm. Le foglie ellittico-lanceolate dei nuovi fusti sono grigio-verdi, dopo la fioritura ingialliscono e cadono durante l’anno. I fusti vecchi sono solitamente spogli e di colore  grigio argento.<br />
Come si è già scritto, il ciclo vegetativo dei fusti è “biennale”, durante il primo anno la canna/fusto è in sviluppo attivo e fiorisce alla conclusione del periodo della sua crescita. Il secondo anno, perse le relative foglie, serve come bacino idrico per alimentare la nuova vegetazione. Con la maturazione e la fioritura  del nuovo fusto, quello vecchio esaurisce tutta la sua energia ed allora  raggrinzisce e muore.</p>
<p><strong>La specie: </strong><br />
<em>Thunia alba </em>(Lindl.) Rchb. f. 1852<br />
Luogo di bublicazione: Bot. Zeitung (Berlin) 10:764. 1852<br />
Sinonimi: <em>Phaius albus</em> Lindl. 1828 (basionimo); <em>Phaius bensoniae</em> Benth. 1881; <em>Phaius niveus</em> Hemsl. 1882; <em>Thunia nivalis </em>(Hemsl.) Rchb.f. 1888<br />
Thunia alba è conosciuta comunemente come l&#8217;orchidea  bambù. Essa vive sia come epifita, che come terricola ed anche litofita. E&#8217; endemica nell&#8217;Himalaya occidentale, in Cina, in Assam India, nell&#8217;Himalaya orientale, nel Nepal, nel Bhutan, nel Sikkim, isole di Andaman, Myanamar ex Birmania, in Tailandia, in Malesia e nel Vietnam.<br />
<em>Thunia alba</em> ha grandi fiori color biancho puro con il labello tubolare è tinto di giallo sulla parte interna &#8211; assomiglia a quello delle <em>Cattleya</em> con i bordi fimbriati. Gli pseudobulbi (fusti o canne) sono prolungati (40-60 cm.), trapuntati, eretti e si formano alla base di quelli vecchi. Hanno grandi foglie plicate che possono essere increspate, allineate, ellittico-lanceolate, sessili ed affusolate verso l&#8217;apice.<br />
Le infiorescenze della <em>Thunia alba </em>si formano all&#8217;apice dei nuovi pseudobulbi, generalmente in tarda primavera inizio estate, e producono da 5 a 10 fiori avvolti da brattee floreali a forma di &#8220;uova-oblunghe&#8221;, attaccati lungo lo stelo e spesso non aperti completamente.</p>
<p><strong>Coltivazione</strong><br />
<em>Thunia alba</em> vive bene in ambienti ombrosi e su piccoli vasi con substrato tipico delle orchidee terricole: bark, torba di sfagno, perlite e sabbia calcarea.<br />
E&#8217; una delle specie più ostiche per quanto riguarda il periodo secco, che deve essere assoluto nella sua fase di riposo.<br />
Per poter intervenire in modo corretto è utile conoscere che questa specie:<br />
- Inizia la sua fase vegetativa  alla fine dell&#8217;inverno (emisfero nord), con la formazione di una nuova vegetazione che spunta dalla base dello pseudobulbo vecchio.<br />
- La nuova vegetazione si sviluppa e giunge a maturazione assumendo nutrimento ed acqua dal vecchio pseudobulbo.<br />
- A fioritura avvenuta, inizia il periodo di stabilizzazione vegetativa (utile a far maturare eventuali capsule seminali fecondate), che si conclude  a tardo autunno.<br />
- A tardo autunno inizia la fase di pre-riposo del nuovo pseudobulbo che si manifesta con la caduta delle sue foglie<br />
- A spogliazione terminata inizia il periodo di riposo della pianta durante il quale vanno eliminate del tutto le bagnature (effettuare solo delle sporadiche nebulizzazioni nella fase finale del riposo, per evitare un&#8217;eccessiva disidratazione del fusto), collocandola in una postazione fresca e asciutta fino a fine inverno.<br />
- Iniziare  le bagnature e le fertilizzazioni quando il nuovo fusto ha quasi raggiunto la maturazione e continuare con generosità fino al momento della spogliazione.<br />
- Se si effettuano bagnature durante il riposo, le sue radici marciscono.<br />
Solamente questo comportamento rigido manterrà in vita la pianta e garantirà le sue deliziose fioriture.</p>
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		<title>Costruiamo insieme il mega-orchidario</title>
		<link>http://www.orchids.it/2008/01/14/costruiamo-insieme-il-mega-orchidario/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 10:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivare in casa]]></category>
		<category><![CDATA[Orchids]]></category>

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		<description><![CDATA[Visto che la necessità aguzza l&#8217;ingegno cerchiamo di costruire assieme un&#8217;orchidario di grandi dimensioni, con tutte le problematiche che comporta. La necessità nasce dal fatto di essere assente per tutto il mese di agosto e di non voler/poter lasciare le orchidee in custodia ad alcuno, vuoi per non arrecare disturbo, vuoi per il timore che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che la necessità aguzza l&#8217;ingegno cerchiamo di costruire assieme un&#8217;orchidario di grandi dimensioni, con tutte le problematiche che comporta.<br />
La necessità nasce dal fatto di essere assente per tutto il mese di agosto e di non voler/poter lasciare le orchidee in custodia ad alcuno, vuoi per non arrecare disturbo, vuoi per il timore che mani poco esperte vanifichino il lavoro di un paio d&#8217;anni (con tutta la stima possibile per le persone a cui intenderei affidarle, mi dispiacerebbe vedere al mio ritorno piante disidratate, sofferenti o quant&#8217;altro).<br />
Ho preso così il coraggio a due mani e mi sono detto: &#8220;Come fare?&#8230;.la serra per quanto automatizzata è troppo soggetta alle variazioni climatiche e l&#8217;assenza di un mese potrebbe portare , al mio ritorno, a spiacevoli sorprese. Allora l&#8217;unica soluzione che mi rimane è realizzare, in una stanza che non uso, un orchidario di grandi dimensioni che, vista la maggior stabilità dell&#8217;ambiente mi consentirebbe di mettere in funzione un &#8220;aggeggio&#8221; completamente autonomo&#8230;&#8221;.<br />
Naturalmente il passaggio dalla teoria alla pratica non è così facile, così come non lo è rendere l&#8217;ambiente di coltivazione autosufficiente.<br />
Ecco una bozza (o meglio uno scarabocchio, ma non sono un geometra e si vede benissimo! <img src='http://www.orchids.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  ) del progetto<br />
<img src='/img_up/progettino.jpg' alt='' /></p>
<p><span id="more-1352"></span><br />
Passiamo ora ad alcuni dettagli:<br />
il progetto iniziale prevede di sfruttare una parete e, se la necessità lo richiedesse, di allungarmi ulteriormente di una parete realizzando così una sorta di serra interna ad L; è inoltre mia intenzione suddividere la struttura per creare due climi separati: sfruttare un metro per realizzare una serra fredda ed il restante spazio per la serra temperata.</p>
<p><strong>Dimensioni:</strong><br />
La prima &#8220;tranche&#8221; misura 3,60 metri di larghezza x 2,10 metri di altezza (di cui i primi 50 cm da utilizzare per il posizionamento delle taniche/vasche per l&#8217;acqua, cablaggi vari ecc.) ed una profondità di 60 cm.<br />
La seconda &#8220;tranche&#8221;, da sviluppare eventualmente in seguito, sarà di 2,80 metri x 2,10 mt (di cui i primi 50 cm. per usi vari) ed una profondità sempre di 60 cm.</p>
<p><strong>Struttura:</strong><br />
Lo scheletro sarà in alluminio, tre lati (fianchi + schiena) in cartongesso da 1,5 cm. a barriera d&#8217;umidità rivestiti suggessivamente con pannelli di sugero per uso edile ai quali applicare una rete zincata o in plastica per appendere le zattere. La parte frontale non ho ancora ben deciso come farla ma contavo di usare un foglio di plastica flessibile e trasparente (non saprei come altro definirlo)  che in Alto Adige usano comunemente come copertura sui tavoli.<br />
Prevedo inoltre di realizzare una &#8220;vasca&#8221; per contenere l&#8217;argilla espansa costantemente umida realizzata in policarbonato da 6 mm.  sopra la quale realizzare una griglia zincata sulla quale poggiare i vasi che dovranno ricevere meno luce (<em>Phalaenopsis, Paphiopedilum</em> e altre).<br />
Nella parte superiore un foglio di plexiglass che separi l&#8217;ambiente di coltivazione dall&#8217;illuminazione al fine di evitare spiacevoli inconvenienti quando il &#8220;sistema nebbia&#8221; entra in funzione.</p>
<p><strong>Illuminazione:</strong><br />
Data la molteplicità di soluzioni, noi poveri orchi-balconauti, cerchiamo di rosicchiare all&#8217;osso per risparmiare sia sui materiali di costruzione che sui futuri consumi.<br />
Scartando quindi a priori lampade a vapori di sodio, ad alogenuri che consumano troppo e scaldano, tubi fluorescenti che si devono cambiare troppo spesso per i miei gusti, lampade tipo &#8220;envirolite&#8221; che consumano troppo, ed i led che al momento non mi risulta abbiano valenza firostimolante, la soluzione che mi è stata suggerita e che trovo quasi geniale e quella di usare le lampade a risparmio energetico che costano poco, consumano poco e coprono tutte le temperature (°kelvin) necessarie alle piante per lo sviluppo e la fioritura (2700 e 6500 °kelvin) e non di meno non ci si deve districare tra portalampade strani, starter, trasformatori od altro, un semplice portalampada &#8220;E27&#8243;  un telo riflettente per indirizzare tutto il fascio luminoso verso il basso ed il gioco è fatto.</p>
<p><strong>Umidificazione</strong><br />
L&#8217;orientamento principale è il sistema ad ultrasuoni a più membrane che garantisce una maggior atomizzazione delle particelle d&#8217;acqua con un consumo ridotto (in alternativa il collaudato sistema Plantfog), pensavo di realizzare una vasca in vetro alla quale applicare un coperichio in plexiglass con un foro dal quale parte il tubo che convoglia la nebbia all&#8217;interno dell&#8217;orchidario (i dettagli sulle modalità sono ancora in fase di studio).</p>
<p><strong>Riscaldamento</strong><br />
A mio avviso il sistema migliore per riscaldare l&#8217;orchidario sarebbe quello di avvalermi di cavetti riscaldanti di quelli che si usano in acquaristica. Altre soluzioni al momento non me ne vengono in mente.</p>
<p><strong>Ventilazione</strong><br />
Prevedevo di inserire le classiche ventole per PC o in alternativa pensavo ai ventilatori da auto. Non so se sia anche il caso di prevedere un&#8217;estrattore che ricambi l&#8217;aria interna ogni tot di tempo.</p>
<p>Con la collaborazione di <strong>chiunque</strong> voglia portare le proprie esperienze o idee vorrei rendere il tutto operativo per il mese di aprile in modo ad poter avere almeno un paio di mesi per testare il tutto ed eventualmente effettuare le relative&#8221;correzioni&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Orchidee: il genere Amesiella</title>
		<link>http://www.orchids.it/2007/09/13/orchidee-il-genere-amesiella/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 12:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivare in casa]]></category>

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		<description><![CDATA[Il genere Amesiella, un paradosso della tassonomia? Amesiella Philippinense è stata descritta da Ames nel 1907 come Angraecum philippinense perchè la fisionomia delle fioriture è molto simile se non identica alle caratteristiche fioriture degli Angraecum e delle Aerides Garay ha riformato la descrizione nel 1972 mettendola in un genere autonomo &#8211; come genere monospecie &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il genere <em>Amesiella</em>, un paradosso della tassonomia?<br />
</strong></p>
<p><em>Amesiella Philippinense</em> è stata descritta da Ames nel 1907 come <em>Angraecum philippinense</em><br />
perchè la  fisionomia delle fioriture è molto simile se non identica alle caratteristiche fioriture degli <em>Angraecum</em>  e delle <em>Aerides</em> </p>
<p>Garay ha riformato la descrizione nel 1972 mettendola  in un genere autonomo &#8211; come genere monospecie &#8211; assegnandole il nome di <em>Amesiella Philippinense</em>, in onore del famoso botanico americano <strong>Ames Oekes.</strong> </p>
<p>Schlechter  nel 1972 la descrive come una tipica orchidea africana che si è sviluppata in Asia.</p>
<p><strong>Il genere</strong></p>
<p><em>Amesiella</em>  Schlechter ex Garay 1972<br />
Sottofamiglia: <em>Epidendroideae<br />
</em><br />
Tribù: <em>Vandeae</em><br />
Sottotribù: <em>Aeridinae o Sarcanthinae</em>(qui abbiamo di nuovo delle indecisioni.)</p>
<p><strong>La specie </strong><br />
<small> Collezione e foto Gianni Morello &#8211; diritti riservati</small><br />
<img src='/img_up/amesiella_phil_g_1.jpg' alt=''class="alignleft"/><em>Amesiella philippinense</em>  (Ames) Garay 1972<br />
Amesiella philippinense, Garay 1972 ex Angraecum philippinense Ames 1907.<br />
<em>Amesiella philippinense</em> ha una storia particolare.</p>
<p>Scoperta da E.D. Merrill nei boschi montani di Halcon (Filippine) a 800 – 1400 metri di altitudine è descritta da O. Ames come <em>Angraecum philippinense</em> sul “Philippines Journal of science (Botany).  R. Schlechter proponeva di spostarla dal genere  <em>Angraecum</em> con  la  motivazione che non era endemica nel Madagascar.<br />
<span id="more-1209"></span><br />
<small> Collezione e foto Gianni Morello &#8211; diritti riservati</small><br />
<img src='/img_up/amesiella_phil_fiore_g_2.jpg' alt=''class="alignleft"/>Nel 1926 è descritta &#8220;postum&#8221; sulla rivista ”Notizblatt des Botanische Garten und Museum” però non conformente alle regole tassonomiche, più tardi ci pensa Garay 1972) descrivendola come <em>Amesiella philippinense</em> in onore di <strong>Oakes Ames</strong> (1874-1950),<br />
<small> Collezione e foto Gianni Morello &#8211; diritti riservati</small><br />
<img src='/img_up/amesiella_phil_G_3.jpg' alt=''class="alignleft"/>tassonomo di primordine, fondatore dell’erbario dell’università di Harward  ed autore di libri botanici.<br />
Amesiella, inizialmente è un genere monospecie, più tardi il genere si arrichisce di altre specie, <em>Amesiella monticola </em>Cotes &#038; Banks 1998 &#8211; cresce endemica nell isola di Luzon &#8211;  (da 1800 a 2200 m di altitudine) e<br />
<small> foto internet</small><br />
<img src='/img_up/amesiella_g.jpg' alt=''class="alignleft"/><em>Amesiella minor</em> Senghas Luzon 1999 &#8211; 1200 msm.</p>
<p>La Amesiella philippinense la coltivo da circa due anni assieme alla <em>Amesiella monticola</em> appesa sul mio <em>Ibisco sinensi</em>s in soggiorno. </p>
<p><strong>Coltivazione</strong><br />
Secondo le poche descrizioni esistenti (nella letteratura attuale sembra esistere solo la<em> Amesiella philippinense)</em> è praticabile sia la coltura in vaso che su zattera. Visto però che si consiglia di fare molta attenzione a non bagnare troppo le radici per evitare marcescenze,  sia la <em>A. philippinense </em>che la <em>A. monticol</em>le coltivo da ormai un paio d’ anni in casa, su zattera di sughero con l’aggiunta di un po di sfagno.</p>
<p>Le bagno per immersione quasi tutti i giorni, quando è possibile (visto i lavori in corso) al fine settimana le appendo all&#8217;aperto sul mio balcone e vaporizzo più volte al giorno con una pompa a mano.<br />
Prossimamente le trasferirò nella mia nuova veranda con nebulizzazione automatica tramite il sistema <strong>Gardena micro Grip.</strong></p>
]]></content:encoded>
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