Piccola guida per nutrire le orchidee

Cosa sono i concimi

I concimi sono sostanze che arricchiscono il substrato colturale di elementi nutritivi necessari alle piante. Le prime applicazioni risalgono al 1848 con gli esperimenti del chimico tedesco Justus von Liebig.
I vari elementi hanno specifiche funzioni e secondo l’importanza si dividono in:

Elementi macronutritivi o plastici
Elementi mesonutriti
Elementi oligonutritivi

Elementi macronutritivi o plastici: (azoto, fosforo, potassio), rispettivamente N. P. K.
Azoto: è parte delle sostanze proteiche, aumenta l’attitudine vegetativa delle colture. Ritarda la differenziazione degli organi sessuali e ritarda la maturazione dei tessuti (allettamenti).
Fosforo: elemento fondamentale degli acidi nucleici (D.N.A. e R.N.A.), conferisce robustezza alle piante. Favorisce le fioriture. La sua carenza rallenta lo sviluppo e provoca nanismo.
Potassio: favorisce l’accumulazione di carboidrati negli organi di riserva e rende le piante più resistenti alle malattie. Stimola lo sviluppo dei tessuti meccanici di sostegno, rendendo più robuste le piante.

Elementi mesonutritivi: calcio (Ca), magnesio (Mg), zolfo (S).

Elementi oligonutritivi: costituiscono il nucleo dei biocatalizzatori, regolantori della velocità delle reazioni endocellulari e sono: ferro (Fe), rame (Cu), zinco (Zn), boro (Bo), manganese (Mn), cobalto (Co), molibdeno (Mb), ecc.
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Masdevallia che passione, vuoi provare a coltivarle?

Immagine in evidenza: Padre Angelo Andreetta con il dr. Stig Dalstrom a Paute 1990.

Non puoi resistere, prima a poi ti capiterà di coltivare qualche specie del genere Masdevallia e sarà una grande scommessa.

masdevallia_stampa_testoIl genere Masdevallia, tra quelli appartenenti alla grande sottotribù delle Pleurothallidinae è il più desisderato dai collezionisti di orchidee, esso è raggruppato insieme alle Pleurothallis ed alle Dracula ed è composto da oltre 350 specie; con varie centinaia di ibridi.
L’origine etimologica fa riferimento al botanico spagnolo Josè Masdevall, nome assegnato da Ruiz & Pavon nel 1794 in occasione della registrazione del nuovo genere.
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Octomeria grandiflora: specie rifiorente e profumata

Due motivi di fascino delle orchidee da collezione sono le multi fioriture annuali e il profumo dei fiori.
I fiori delle specie rifiorenti, generalmente hanno breve durata, ma sono ugualmente gratificanti: quando meno te lo aspetti ti trovi la pianta fiorita!
Octomeria grandiflora possiede entrambi le doti annunciate in premesse, e vale veramente la pena di coltivarla.

Il genere Octomeria
Octomeria R. Brown 1813
Sottofamiglia: Epidendroideae.
Tribù: Epidendreae.
Sottotribù: Pleurothallidinae
Il nome del genere deriva dal Greco “octo” in riferimento al numero dei pollinia dei suoi fiori, otto per l’appunto. E’ composto da circa 200 specie (diverse ancora da classificare), epifite e/o litofite di varia grandezza, a volte miniaturizzate e pseudobulbose. Le foglie teretiformi, a volte semi teretiformi, producono brevi infiorescenze con uno o più fiori alla loro attaccatura con il fusto.
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Octomeria grandiflora Lindl., Edwards’s Bot. Reg. 28(Misc.): 64 (1842).
Sinonimi:
Octomeria surinamensis H.Focke, Tijdschr. Natuurk. Wetensch. Kunsten 2: 200 (1849).
Octomeria robusta Barb.Rodr., Gen. Spec. Orchid. 2: 97 (1881).
Octomeria robusta Rchb.f. & Warm., Otia Bot. Hamburg. 2(1): 93 (1881), nom. illeg.
Octomeria seegeriana Kraenzl., Xenia Orchid. 3: 101 (1892).
Octomeria grandiflora var. robusta (Barb.Rodr.) Cogn., Fl. Bras. 3(4): 606 (1896).
Octomeria grandiflora var. seegeriana (Kraenzl.) Cogn., Fl. Bras. 3(4): 606 1896).
Octomeria boliviensis Rolfe, Bull. New York Bot. Gard. 4: 452 (1907).
Octomeria similis Schltr., Anexos Mem. Inst. Butantan, Secç. Bot. 1(4): 50 (1922).
Octomeria ruthiana Hoehne, Arq. Bot. Estado São Paulo, n.s., f.m., 1(1): 16 (1938).

Distribuzione: Paraguay, Colombia, Perù, Nicaragua, Trinidad e Tobago, Guyana, Suriname, Venezuela, Ecuador, Bolivia e Brasile.

La specie è stata importata per la prima volta in Europa (Inghilterra), proveniente dal Brasile, da Messers Loddiges, ed è stata descritta da John Lindley nel 1842 in “The Botanical Register (misc. 64)”
Pianta epifita di medie dimensioni a sviluppo simpodiale, vive a varie altitudini (da 100 a 2500 m.) nelle foreste calde e umide dei Caraibi e in altri paesi dell’America tropicale.
Octomeria grandiflora è la più grande del genere, sia come vegetazione (oltre 20 cm.), che per dimensione dei suoi fiori (2 cm.).
Per quanto riguarda le esigenze di coltivazione, questa specie è fra le più tolleranti dell’intero genere: pur richiedendo temperature calde, vive bene anche in serra intermedia con poca luce e molta umidità durante tutto il periodo dell’anno.
I fiori di Octomeria grandiflora sono leggermente profumati.
Conviene coltivarla in vaso con substrato drenante.

Ibridi: Lc. Hawaiian Flare ‘n° 1’

028 Lc. Hawaiian Flare ‘N°1’ (Lc Wayndora x C Penny Kuroda)
Genitori e progenitori
Lc Hawaiian Flare = C Penny Kuroda X Lc Wayndora 1982.
C Penny Kuroda = C Summer Snow X C guttata 1976.
Lc Wayndora = Lc Terry Wayne X Lc Fedora 1962.

Ibrido bifoliato a fioritura estiva, fiori blu viola di media dimensione (splash petal).
Le infiorescenze creano una piacevole armonia e si fanno notare sia per la bellezza dei fiori, che per la loro fragranza inebriante. All’apice dello pseudobulbo si formano grappoli di 2-8 fiori dal portamento leggiadro e colori soffusi, che vanno dal viola pallido dei sepali al viola carico del labello.
Nota:
Uniche tracce di successivi incroci con genitore Lc. Hawaiian Flare, pare siano le seguenti:
1)- Lc. (Lc Wayndora x C Penny Kuroda) x C Interglossa. Ibridazione non registrata.
2)- Lctna. (Laeliacatonia) Mary Kimi ‘Lakeland’
(Lc. Hawaiian Flare x Ctna. Keith Roth)
Pianta molto vigorosa con grappoli di piccoli fiori brillanti color porpora.

Orchidari: Uno scorcio di serra, in salotto…di Salvo Marziano

Storie di orchidee e di orchidofili.
20140705_202448 Nella foto: vista d’insieme della teca dinamica realizzata dal nostro amico Salvo Marziano, collezionista di orchidee “errante.”

Salvo si racconta.
Coltivo da quasi dieci anni e come molti coltivatori ho passato alti e bassi nella coltivazione, impegni lavorativi mi portarono a decidere di dismettere la mia iniziale collezione e a lasciare incompleta la mia serra in Sicilia. Ma non sono mai rimasto senza qualche orchidea tra le mani nel mio girovagare mi sono sempre portato dietro qualche piantina di Bletilla striata e qualche altra specie.
Ho sempre pensato come poter ricominciare a coltivare, ma gli spazi ridotti e il continuo dover cambiare casa mi hanno fatto desistere.
Ma come ci insegna Oscar Wilde: L’unico modo per resistere alle tentazioni, è cedervi. E quindi ho cominciato a pensare a come poter coltivare le nostre amate orchidee senza serra e senza la possibilità di sfruttare davanzali e finestre varie.
20140707_22031220140707_220326Gli spazi abitativi qui in toscana e più precisamente a Firenze sono “giapponesi” ero abituato agli spazi della mia casa in Sicilia dove avevo una enorme terrazza tutta per le mie piante e per una serra di 13 mq e mprovvisamente mi trovavo a calcolare i centimetri per poter creare un piccolo spazio per veder fiorire queste meraviglie della natura. Inizialmente mi sono arrangiato con un acquario dove ci entravano una decina di piante, ma questa soluzione era abbastanza precaria e non mi permetteva una coltivazione ottimale.
Quindi urgeva la realizzazione di qualcosa che mi permettesse di poter gestire meglio i vari parametri, emperatura, umidità, ventilazione e luce. L’idea mi frullava in testa da anni la realizzazione di un orchidario grande abbastanza e che potesse essere smontato completamente in caso di trasloco. Il web è stato fonte di ispirazione e più precisamente due blog fantastici, il blog di Ron e il blog di Karma.
Per il mio orchidario mi sono ispirato più alla struttura di Ron, costruita in barre di metallo piegato a 90°, semplice e più adatta ad essere facilmente smontata e rimontata. La progettazione è stata molto veloce, per i materiali ho optato per prodotti semplici e di facile reperibilità. La struttura è stata realizzata con barre di ferro zincato e bulloncini, per le pareti ho utilizzato dei pannelli in poliuretano, questi mi garantiscono una alto gradiente di isolamento termico, sono impereabili e molto leggeri, per il tetto e la parete frontale ho usato del policarbonato compatto molto più leggero del vetro e anche più trasparente. Per le luci uso due Envirolite da 125 wat, tre ventole da pc mi garntiscono un adeguato movimento d’aria e un mini impianto fog tiene i valori del’umidità sempre sopra 80%, il tutto è regolato da tre timer.
Il rodaggio è durato un paio di mesi, le piante si sono adattate meravigliosamente a questo piccolo scorcio di serra casalinga, ovviamente ho avuto qualche delusione, qualche errore di coltivazione e qualche pianta che non ha collaborato abbastanza e che ha lasciato posto a qualche altra specie. Il maggior limite di questo tipo di struttura sono gli spazi, non si può pensare di coltivarci dentro delle Cattleye o delle Vanda il perchè è abbastanza scontato. Ma se siete bravi riuscirete a sistemarci un centinaio di miniature, che vi assicuro sapranno regalarvi grandi soddisfazioni e meravigliose fioriture. I vantaggi di questo tipo di coltivazione sono vari, si riesce ad ottenere delle condizioni stabili con minori sforzi economici rispetto alla coltivazione in serra, si riesce a tenere facilmente sotto controllo la popolazione di lumache e si possono dimenticare le scorpacciate di radici da parte delle limacce che spesso mettono in crisi le nostre amate piante, le infestazioni di afidi e cocciniglie varie sono tenute facilmente sotto controllo e infine il vantaggio più grande è quello di godere questo meraviglioso scorcio di foresta tropicale in salotto.
Adesso ho circa una settantina di specie botaniche, coltivo un po’ di tutto, Aerangis, Angraecum, Barbosella, Bulbophyllum, Phalaenopsis, Masdevallia, Restrepia ecc. ecc.
Spero che questa mi piccola esperienza sia utile a qualche orchidofilo con carenza cronica di spazi. Ora visto che lo spazio incomincia a scarseggiare ho incominciato ha progettare un orchidario modulare che si possa espandere con il crescere delle collezione.
Buona coltivazione a tutti
Salvo Marziano