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	<title>Orchids.it &#187; Coltivazione</title>
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		<title>Serre magiche</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Club]]></category>
		<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio fra le serre amatoriali dei coltivatori italiani: dimmi che serra hai e ti dirò chi sei. A Treviso, in una piccola serra appoggiata alla loro abitazione, Gabriella Muraro e Carlo Ivano De Marchi hanno realizzato il loro sogno: coltivare le orchidee esotiche. Quella che vedete nella foto è la serra di Gabriella Muraro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Viaggio fra le serre amatoriali dei coltivatori italiani: dimmi che serra hai e ti dirò chi sei.</strong><br />
A Treviso, in una piccola serra appoggiata alla loro abitazione, Gabriella Muraro e Carlo Ivano De Marchi hanno realizzato il loro sogno: coltivare le orchidee esotiche.</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_6.jpg"rel="lightbox[s-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_6-300x225.jpg" alt="" title="serra_magica_6" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-12062" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_3.jpg"rel="lightbox[s-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_3-300x199.jpg" alt="" title="serra_magica_3" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-12059" /></a> Quella che vedete nella foto è la serra di Gabriella Muraro e Carlo Ivano De Marchi, amici orchidofili, strappati alle carnivore ed entrati a pieno titolo nel nostro mondo magico.</p>
<p>Ne ho viste tante di serre amatoriali, alcune decisamente belle, altre quasi impossibili, altre ancora, senza pathos.<br />
Questa di Gabriella e Carlo mi piace chiamarla <strong>magica</strong>. Magica perchè i suoi, seppur piccoli spazi, riescono a strapparti l&#8217;esclamazione: <strong>ooooh!</strong> Che belle piante. Sì, piante e non solo orchidee.<br />
I loro vecchi amori per altre famiglie vegetali continuano ancora a testimoniare la loro presenza, dentro e fuori della serra ed è forse per questo che il tutto assume una dimensione quasi evanescente. La parete di appoggio alla casa è piena zeppa di <em>Tillandsie</em>, poi, nascoste di quà e di là, trovi qualche succulenta e qualche carnivora, ma le regine, quelle che stanno invadendo tutti gli spazi utili sono le orchidee&#8230; e non poteva che essere così! </p>
<p><strong>Come nasce una serra</strong><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_8.jpg"rel="lightbox[s-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_8-150x150.jpg" alt="" title="serra_magica_8" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12064" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_7.jpg"rel="lightbox[s-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_7-150x150.jpg" alt="" title="serra_magica_7" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12063" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_5.jpg"rel="lightbox[s-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_5-150x150.jpg" alt="" title="serra_magica_5" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12061" /> </a></p>
<p>La serra di Gabriella e Carlo è stata costruita da un artigiano locale &#8211; allora non conoscevamo Luca di Serre e Giardini -, ma porta anche qualche mio consiglio nel suo DNA, e di questo ne sono orgoglioso; sembra ieri quando si decideva dove collocarla, che servizi preparare e&#8230;soprattutto quali alberi tagliare per far entrare la giusta luce.<br />
La foto sopra a sinistra, mostra la prima fase di avanzamento e poi, via via, le varie implementazioni, fino ad arrivare ad oggi con la completa acclimatazione delle varie specie di orchidee presenti.<br />
Come si può vedere, i nostri amici orchidofili, hanno un debole per le <em>Stanhopeinae</em> e piano piano stanno realizzando una bella collezione di questa fantastica tribù.<br />
Non mancano le <em>Phalaenopsis</em> specie e le <em>Pleurothallidinae</em> ed anche tanti altri rari gioiellini: veramente una bella collezione.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_4.jpg"rel="lightbox[s-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_4-150x150.jpg" alt="" title="serra_magica_4" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12060" /></a> <a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_2.jpg"rel="lightbox[s-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_2-150x150.jpg" alt="" title="serra_magica_2" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12058" /></a> <a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_1.jpg"rel="lightbox[s-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/serra_magica_1-150x150.jpg" alt="" title="serra_magica_1" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12057" /></a></p>
<p>Dopo qualche anno di coltivazione, la serra è perfetta, giusto clima, piante ben coltivate e&#8230; come capita a tutti i collezionisti, già troppo piena. Non so quante specie ci siano dentro, forse è bene neanche saperlo, sì perchè si può sempre dire che sono poche quando si decide di acquistarne di nuove ed invece immaginare che sono già migliaia quando il &#8220;banco&#8221; piange.<br />
Buona coltivazione.</p>
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		<title>Schomburgkia superbiens</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Descrizione della specie Tanto per cominciare dobbiamo subito fare i conti con le solite piroette tassonomiche: la specie, registrata inizialmente con il nome di Laelia superbiens da Lindley nel 1840, è ora inclusa nel genere Schomburgkia. Schomburgkia superbiens specie molto rara nelle collezioni e di difficile reperimento nei normali circuiti di vendita. Schomburgkia superbiens (Lindl.) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <strong>Descrizione della specie</strong><br />
Tanto per cominciare dobbiamo subito fare i conti con le solite piroette tassonomiche: la specie, registrata inizialmente con il nome di <em>Laelia superbiens</em> da Lindley nel 1840, è ora inclusa nel genere <em>Schomburgkia</em>.</p>
<p><i>Schomburgkia superbiens </i>specie molto rara nelle collezioni e di difficile reperimento nei normali circuiti di vendita.</p>
<p><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/laelia-superb.-fiori.jpg" class="alignleft"/><b><i>Schomburgkia superbiens </i>(Lindl.) Rolfe 1917.</b><br />
Sinonimi: <i>Bletia superbiens</i> (Lindl.) Rchb. f. 1862 &#8211;  <i>Cattleya superbiens </i>(Lindl.) Beer 1854 &#8211; <i>Laelia superbiens</i> Lindl. 1840<br />
Questa specie è così chiamata in onore di <a href="http://www.anbg.gov.au/biography/schomburgk-richard.html"><strong> Richard Schomburgk</strong></a>, botanico tedesco cercatore di orchidee ed esploratore della Guiana Britannica.<br />
In Guatemala è anche conosciuta con il nome popolare di: La Vera De Senor San Jose (Il bastone di San Giuseppe), probabilmente per il lungo stelo fiorale, solido e curvo all’apice.<br />
<i>Schomburgkia superbiens </i> vive nelle ampie foreste umide e piovose del Messico, Guatemala, Honduras e Nicaragua. E’ una specie epifita/litofita e vive aggrappata ai rami degli alberi oppure su pareti rocciose ad altitudini tra 800/2000 metri.<br />
<i>Schomburgkia superbiens</i> è un&#8217;orchidea di grandi dimensioni a sviluppo simpodiale. Lungo un solido rizoma si formano grossi gruppi di pseudobulbi oblunghi fusiformi, un po&#8217; appiattiti, con una o due foglie lanceolate ed un esteso apparato radicale carico di lunghe e grosse radici.<br />
Dagli pseudobulbi (alla base delle foglie) crescono gli steli fiorali (lunghi 100 – 130 centimetri) ai cui apici si formano molti boccioli avvolti da brattee acuminate, che aprendosi mostrano grandi fiori color rosa oppure bianchi nella forma alba. I fiori appaiono a Gennaio e sono profumati.</p>
<p><strong><em>Laelia superbiens</em> in sito</strong><br />
<img src='/img_up/schomburkia_superbiens_300.jpg' alt='' class="alignleft"/>Questa foto è assai emblematica a riguardo della strutturazione morfologica delle specie in rapporto alle condizioni ambientali in cui vivono. In coltivazione, nelle nostre regioni temperate, le condizioni climatiche sono diverse da quelle di endemicità della nostra specie e quindi torna utile confrontare le caratteristiche vegetative della stessa specie, presente nella mia collezione. Vediamone alcune.</p>
<p><strong><em>Laelia superbiens</em> in coltivazione</strong><br />
<img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/laelia-super.pianta.jpg"class="alignleft"/>Come si può notare nella foto a sinistra, gli pseudobulbi sono più allungati e le foglie sono più grandi, e più scure rispetto a quelle della specie in sito. Ad ogni buon conto, la pianta in collezione vive bene e prospera con tranquillità.<br />
Quali elementi possono aver agito sulla pianta in collezione, per differenziare a tal punto la sua morfologia? </p>
<p><strong>Condizioni di coltivazione nella mia collezione.</strong><br />
Fedele al principio di coltivazione empirica, in questo caso oserei dire &#8211; costretto dagli spazi ad una coltivazione di fortuna &#8211; la pianta è da anni ancorata ad una colonna portante della serra nella parte più alta possibile, verso il cielo ed a radici nude.<br />
Effettivamente, le dimensioni di questa specie non lasciano scampo al collezionista perennemente in conflitto con gli spazi di coltivazione.<br />
La sistemazione appena descritta, costringe la pianta a sviluppare un rigoglioso apparato radicale che, non trovando alcun appiglio prossimo, si allunga a dismisura (radici lunghe 70 &#8211; 80 centimetri) alla ricerca di ancoraggi.<br />
L&#8217;allungamento degli pseudobulbi, penso sia causato da una somma di fattori ambientali:<br />
- parametro &#8220;luce (quantità nel tempo) + alimentazione&#8221;, sicuramente diverso da quello rilevabile in sito.<br />
- esteso apparato radicale, sicuro avamposto di alimentazione e di assorbimento d&#8217;acqua.<br />
Queste diversità ambientali rendono meno decisiva la funzione di riserva degli pseudobulbi, che pertanto si ingrossano e si bracchizzano di meno rispetto a quelli della sorella in sito.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=dAuHAdsMZnQ&#038;feature=related" target="_blank"> Kenny G &#8211; The Shadow of your Smile </a></p>
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		<title>Paphiopedilum coltivati in contenitori retinati &#8220;museruole&#8221;</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/12/28/paphiopedilum-in-museruola/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 17:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un&#8217;idea del bravo orchidofilo Alessandro Valenza, il quale coltiva qualche specie di Paphiopedilum su cestini di plastica retinati a forma di rete incrociata, ho pensato di sperimentare la sistemazione di una pianta, autocostruendomi una museruola che normalmente si usa per le Stanopeinae, che neccessitano di supporti con grandi fori. Pertanto, per sistemare un ceppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un&#8217;idea del bravo orchidofilo Alessandro Valenza, il quale coltiva qualche specie di <em>Paphiopedilum</em> su cestini di plastica retinati a forma di rete incrociata, ho pensato di sperimentare la sistemazione di una pianta, autocostruendomi una museruola che normalmente si usa per le <em>Stanopeinae</em>, che neccessitano di supporti con grandi fori.<br />
Pertanto, per sistemare un ceppo di <em>Paphiopedilum</em> del gruppo &#8220;Parvisepalum&#8221; cioè quel gruppo che produce lunghi rizoni dai quali si formano i nuovi germogli, ho costruito un cestino a maglie di rete, con filo di ferro plastificato.</p>
<p><strong>Come costruire una museruola</strong><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_1.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_1-150x150.jpg" alt="" title="museruola_1" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11745" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_3.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_3-150x150.jpg" alt="" title="museruola_3" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-11760" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_2.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_2-150x150.jpg" alt="" title="museruola_2" width="150" height="150" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-11761" /></a></p>
<p>Procurarsi filo di ferro plastificato di 2 sezioni, una abbastanza rigida ed un&#8217;altra più sottile, quel tanto da permattere la manipolazione e l&#8217;attorcigliatura.<br />
1 &#8211; Costruire un anello di 2 cm di diametro, usando il filo di ferro più grosso (foto sopra a sinistra).<br />
2 &#8211; Predisporre 8 &#8211; 9 spezzoni di filo più sottile di circa 60 cm. caduno (foto sopra in centro).<br />
3 &#8211; Attorcigliare, uno alla volta, tutti gli spezzoni attorno all&#8217;anello (vedi foto sopra a destra e sotto a sinistra).</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_4.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_4-150x150.jpg" alt="" title="museruola_4" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11759" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_5.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_5-150x150.jpg" alt="" title="museruola_5" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-11758" /></a> Ora possiamo iniziare ad attorcigliare i fili di ferro su se stessi &#8211; sempre due giri &#8211; andando a formare delle maglie &#8211; vedi quelle delle reti di recinzione. Nel primo giro di attorcigliature bisogna tenersi obbligatoriamente stretti, a partire dal secondo giro, per creare la curvatura del cestello bisogna aumentare la dimensione della maglia ad ogni giro. <a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_6.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_6-150x150.jpg" alt="" title="museruola_6" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11757" /></a> <a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_7.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_7-150x150.jpg" alt="" title="museruola_7" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-11756" /></a><br />
Proseguire aumentando la dimensione fino a lasciare 5 cm per la legatura all&#8217;anello superiore.<br />
Costruire un anello con filo grosso rigido, la cui circonferenza si svvrapponga a quella creata dall&#8217;ultimo giro della maglia costruita.  Attorcigliare tutti i fili sottili attorno al filo grosso ed eliminare eventuali abbondanze vedi le foto varie.</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_81.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_81-150x150.jpg" alt="" title="museruola_8" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11755" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_10.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_10-150x150.jpg" alt="" title="museruola_10" width="150" height="150" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-11751" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_91.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_91-150x150.jpg" alt="" title="museruola_9" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-11753" /></a></p>
<p>A questo punto il cestello &#8220;museruola&#8221; è ultimato.<br />
Allo scopo di trattenere il composto della pianta da invasare, rivestire la parte interna della museruola con il reticolo formato dalle resistentissime guaine fogliari, che avvolgono i fusti delle palme &#8211; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trachycarpus"> Trachycarpus fortunei</a> &#8211; se reperibili da soggetti demoliti, o con altre retinature di varia natura, vedi foto sopra.<br />
La pianta da rinvasare è stata estratta, mantenendo compatto il suo composto, che ho tolto rovesciandola sotto sopra e ripostandola nel cestino. Ho ripinguato il composto mancante ed ecco il risultato delle operazioni:</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_11.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_11-150x150.jpg" alt="" title="museruola_11" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11750" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_13.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_13-150x150.jpg" alt="" title="museruola_13" width="150" height="150" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-11747" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_121.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_121-150x150.jpg" alt="" title="museruola_12" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-11749" /></a></p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_14.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/museruola_14-150x150.jpg" alt="" title="museruola_14" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11746" /></a> Con questa sistemaziuone i lunghi rizomi della pianta possono distribuirsi per far tranquillamente uscire i nuovi germogli anche dai lati. Il cestello va appeso con dei fili telefonici doppi, tenuti insieme da un un gancio di filo di ferro grosso.<br />
Per verificare la bontà dell&#8217;operazione ci diamo appuntamento alla prossima stagione vegetativa e possibilmente con la vista di una buona fioritura.</p>
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		<title> Phalaenopsis braceana minuta e appariscente orchidea</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/10/20/phalaenopsis-braceana-minuta-e-appariscente-orchidea/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 21:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>
		<category><![CDATA[Orchids]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando due anni e mezzo fa acquistai una beuta contenente alcune piccole semenzali di questa specie, mai mi sarei aspettato che dopo un frettoloso deflascamento avvenuto, dovuto al fatto che detta fiasca si era sorbita, assieme ad altre, sedici ore di aereo, a nemmeno tre anni da allora avrebbe deciso di mostrare i suoi fiori. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 0pt none;" src="http://i21.photobucket.com/albums/b257/moria0672/Phalaenopsisbraceana.jpg" alt="Phalaenopsis braceana" width="384" height="288" border="0" /><br />
Quando due anni e mezzo fa acquistai una beuta contenente alcune piccole semenzali di questa specie, mai mi sarei aspettato che dopo un frettoloso deflascamento avvenuto, dovuto al fatto che detta fiasca si era sorbita, assieme ad altre, sedici ore di aereo, a nemmeno tre anni da allora avrebbe deciso di mostrare i suoi fiori.<br />
Questa specie di <em>Phalaenopsis</em>, fortemente cercata, trovata e ora in fioritura è, del suo genere, una delle più piccole.<br />
La <em>Phalaenopsis braceana</em> ha un areale di distribuzione che comprende l&#8217;est Himalaya, Bhutan, Myanamar, fino al sud della Cina e Vietnam. Trova la sua collocazione ai margini delle foreste ad elevazioni che vanno dai 1100 ai 2100 mslm, in virtù delle quali va coltivata su serra intermedia.<br />
Questa specie deve il suo nome a <strong>Brace</strong> che la disegnò per primo, ed il cui disegno rimase a lungo l&#8217;unica immagine di questa pianta.<br />
La<em> P. braceana</em> annovera alcune particolarità davvero singolari: è anzitutto una specie a foglia caduca (significa cioè che perde le foglie), poi il colore del fiore varia nel tempo&#8230;è inizialmente di un color marroncino porpora per poi schiarire virando verso un giallo dorato/verdognolo, le radici infine anziche essere cilindriche come nella maggior parte delle <em>Phalaenopsis</em>, sono appiattite.<br />
La dominante cromatica nei fiori di questa specie è il labello che presenta una colorazione rosa intenso/ciclamino molto appariscente.</p>
<p><strong><span id="more-9165"></span>Descrizione</strong><br />
Pianta epifita, miniatura, radici carnose, numerose, che formano una massa importante.<br />
Poche foglie una o due, decidue, raramente presenti, oblungo ellittiche, quasi acute, lunghe 2.5 cm e larghe 0.8 cm.<br />
Infiorescenza eretta o sub-eretta, ramificata. Brattee lanceolate, acuminate, concave da 0.3 a 0.5 cm di lunghezza.<br />
Fiori da 4 a 6 variabili nel colore con petali e sepali quasi simili, ellittici, ottusi. I petali sono leggermente sub-spatolati.<br />
Labello trilobato con sperone. Lobi laterali oblunghi, ottusi. Lobo mediano oblungo-oblanceolato, ottuso, convesso, con apice più o meno compresso. Sperone clindrico, diritto, in continuità con la base del lobo mediano.<br />
Seguono due calli. Il posteriore è carnoso, bifido, ricurvo sulla punta. E&#8217; collocato dietro allo sperone. Il secondo callo è scagliato, bifido, davanti allo sperone.<br />
Colonna robusta, cilindrica, diritta, lunga 0.4 cm.<br />
Ovario pedicellato lungo 1.5 cm.</p>
<p><strong>Tassonomia:</strong></p>
<p><em>Phalaenopsis</em><em> braceana</em> (Hook.f.) Christenson, Selbyana 9: 169 (1986).<img class="alignright" style="border: 0pt none;" src="http://i21.photobucket.com/albums/b257/moria0672/Phalaenopsisbraceana1.jpg" alt="Phalaenopsis braceana" width="384" height="288" border="0" /></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sinonimi omotipici</span>:</p>
<p>* <em>Doritis</em><em> braceana</em> Hook.f., Fl. Brit. India 6: 196 (1890). (Basionimo)</p>
<p><em>Kingidium</em><em> braceanum</em> (Hook.f.) Seidenf., Opera Bot. 95: 187 (1988).</p>
<p>Sinonimi eterotipici:</p>
<p><em>Biermannia</em><em> naviculare</em> Tang &amp; F.T.Wang ex Gruss &amp; Rollke, Orchidee (Hamburg) 48: 56 (1997).</p>
<p><strong>Coltivazione</strong>:</p>
<p>Personalmente la coltivo su zattera di sughero dove le radici piatte attecchiscono ottimamente, tra pianta e supporto un sottile  pane di sfagno/muschio che crei un cuscinetto umido temperature da serra intermedia e concimazioni settimanali con dosaggio del concime ridotto di un terzo.</p>
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		<title>Ornithocephalus: Orchidee testa di uccello</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/08/03/ornithocephalusorchidee-testa-di-uccello/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 05:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appartengono al gruppo Ornithocephalus sottotribù Oncidiniae &#8211; ex Ornithocephalinae. Etimologia del nome generico: deriva dalle parole greche &#8220;Ornis&#8221; = &#8220;Uccello&#8221; e &#8220;Cefalo&#8221; = &#8220;testa&#8221;, per la somiglianza della colonna con la testa di un uccello.- Sono note circa 100 specie, piccole, epifite, distribuite nell&#8217;America tropicale, con diversi generi la cui endemicità è limitata nelle foreste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/08/ornithocephalus_myrticola_4.jpg"rel="lightbox[o-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/08/ornithocephalus_myrticola_4.jpg" alt="ornithocephalus_myrticola_4" title="ornithocephalus_myrticola_4" width="155" height="159" class="alignleft size-full wp-image-6879" /></a> Appartengono al gruppo <em>Ornithocephalus</em> sottotribù <em>Oncidiniae</em> &#8211; ex <em>Ornithocephalinae</em>.<br />
Etimologia del nome generico: deriva dalle parole greche &#8220;Ornis&#8221; = &#8220;Uccello&#8221; e &#8220;Cefalo&#8221; = &#8220;testa&#8221;, per la somiglianza della colonna con la testa di un uccello.-<br />
Sono note circa 100 specie, piccole, epifite, distribuite nell&#8217;America tropicale, con diversi generi la cui endemicità è limitata nelle foreste costiere atlantiche a sud-est del Brasile.</p>
<p><strong>Generi</strong><br />
<em>Zigostates</em>: circa 25 specie.<br />
<em>Ornithocephalus</em>: circa 50 specie.<br />
<em>Chytroglossa</em>: 4 specie.<br />
<em>Thysanoglossa</em>: 2 specie.<br />
<em>Phymatidium</em>: 10 specie.<br />
<em>Rauhiella</em>: 3 specie.</p>
<p><strong>Genere </strong><br />
<em>Ornithocephalus</em><br />
Specie tipo: <em>Ornithocephalus gladiatus</em> <a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&#038;sl=gl&#038;u=http://gl.wikilingue.com/es/Ornithocephalus_%28orqu%25C3%25ADdea%29&#038;ei=92ZdTOi6OuWJONL_wJkJ&#038;sa=X&#038;oi=translate&#038;ct=result&#038;resnum=10&#038;ved=0CFEQ7gEwCTgU&#038;prev=/search%3Fq%3Dornithocephalus%2Bmyrticola%26start%3D20%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DN%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26prmd%3Ddf">Hook.</a> (1824). (1824)</p>
<p><strong>Descrizione della specie:</strong> <em>Ornithocephalus myrticola</em><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/08/ornithocephalus_myrticola_3.jpg"rel="lightbox[o-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/08/ornithocephalus_myrticola_3.jpg" alt="ornithocephalus_myrticola_3" title="ornithocephalus_myrticola_3" width="200" height="221" class="alignleft size-full wp-image-6878" /></a><em>Ornithocephalus myrticola</em> Lindl., Ann. Nat. Hist. 4: 383 (1840).<br />
Distribuzione: Brasile<br />
Sinonimi:<br />
<em>Ornithocephalus chloroleucus</em> Rchb.f., Bonplandia (Hannover) 3: 226 (1855).<br />
<em>Ornithocephalus pygmaeus</em> Rchb.f. &#038; Warm., Otia Bot. Hamburg.: 88 (1881).<br />
<em>Ornithocephalus reitzii</em> Pabst, Anais Bot. Herb. &#8220;Barbosa Rodrigues&#8221; 5(5): 86 (1953).<br />
<em>Ornithocephalus vosburghii</em> Ruschi, Bol. Mus. Biol. Prof. Mello-Leitão. Sér. Bot. 22: 1 (1969).</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/08/ornithocephalus_-myrticola_1.jpg"rel="lightbox[o-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/08/ornithocephalus_-myrticola_1-300x254.jpg" alt="ornithocephalus_ myrticola_1" title="ornithocephalus_ myrticola_1" width="300" height="254" class="alignleft size-medium wp-image-6877" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/08/ornithocephalus_-myrticola.jpg"rel="lightbox[o-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/08/ornithocephalus_-myrticola-300x225.jpg" alt="" title="ornithocephalus_ myrticola" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-10596" /></a> <em>Ornithocephalus myrticola</em> è una specie miniatura endemica nei boschi umidi del Brasile, della Bolivia e del Perù.</p>
<p>Il nome di specie, identifica anche il tipo di arbusti preferiti da questa orchidea epifita: arbusti di Mirto.</p>
<p>E&#8217; sprovvista di pseudobulbi, si sviluppa in forma simpodiale, producendo ceppi di foglie carnose, falcate, acute e disposte a ventaglio. Le infiorescenze pubescenti, lunghe non più di 2-4 cm, escono dalle ascelle delle foglie e producono esili fiori carichi di fragranza al limone.</p>
<p><em>Ornithocephalus myrticola</em>  vive bene a temperature intermedie, costante umidità e luce filtrata.</p>
<p> Può essere coltivata su zattera oppure in piccoli vasi con composto di felce vegetale.</p>
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		<title>Paphiopedilum insigne var. sanderae&#8230; una bella storia.</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 05:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella vecchia ed umile specie, tanto coltivata negli anni passati, ci riserva ancora delle sorprese, ecco la storia di una sua bella varietà. Dedico questo racconto a chi vuol coltivare qualche orchidea in casa. La specie Paphiopedilum insigne (Wall. ex Lindl.) Pfitzer Una fra le prime orchidee scoperte (nord-est dell&#8217;India fine 1700). La specie è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quella vecchia ed umile specie, tanto coltivata negli anni passati, ci riserva ancora delle sorprese, ecco la storia di una sua bella varietà. Dedico questo racconto a chi vuol coltivare qualche orchidea in casa.<br />
</strong><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/12/paphiopedilum_insigne_var_sanderae.jpg"rel="lightbox[p-i]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/12/paphiopedilum_insigne_var_sanderae-225x300.jpg" alt="" title="paphiopedilum_insigne_var_sanderae" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-8129" /></a><strong>La specie</strong><br />
<em>Paphiopedilum insigne</em> (Wall. ex Lindl.) Pfitzer<br />
Una fra le prime orchidee scoperte (nord-est dell&#8217;India fine 1700). La specie è stata introdotta in Europa da Sylhet nel 1820 e vive in molti areali del versante meridionale della catena himalayana. Fiorisce nel mese di Novembre e la fioritura dura fino a Natale.</p>
<p><strong>Nella foto a sinistra:</strong><br />
<em>Cypripedium insigne var. sanderae</em> Rchb.f. 1888<br />
<em>Cypripedium insigne var. sanderae</em> Rchb.f 1888 = <em>Paphiopedilum insigne forma sanderae</em> (Rchb.f) Braem 1999<br />
<em>Paphiopedilum insigne f. sanderae</em> (Rchb.f.) O.Gruss &#038; Roeth 1999 = <em>Paphiopedilum insigne forma sanderae </em>(Rchb.f) Braem 1999<br />
<span id="more-8115"></span><br />
<strong><em>Paphiopedilum</em></strong><br />
Anche se la coltivazione dei<em> Paphiopedilum</em> è stata codificata da regole semplici e precise, ci sono ancora varie scuole di pensiero sul giusto terreno di coltivazione. Principalmente terrestri, in natura si sono adattati a molti tipi di composti del suolo, ma la loro coltivazione con terriccio come ingrediente principale non è sempre l&#8217;ideale. Le due condizioni essenziali da tenere a mente sono l&#8217;umidità costante nelle radici, e nel contempo la garanzia di un completo e rapido drenaggio delle bagnature. Nel passato, quando era possibile usare l&#8217;osmunda, questa garantiva buoni risultati. Ora, il compost ideale prevede una miscela di terriccio &#8220;torba di sfagno bionda&#8221;, humus di foglie decomposte o corteccia di pino e, in dosi più o meno elevate, granito calcareo.</p>
<p><strong><em>Paphiopedilum</em> da clima freddo</strong><br />
Le varie specie del genere <em>Paphiopedilum</em> sono storicamente considerate orchidee da coltivare in casa, preferibilmente sono più tolleranti quelle cosidette &#8220;da clima freddo&#8221;, facilmente riconoscibili per il loro esteso fogliame verde e  nastriforme, fra queste, sicuramente il <em>Paphiopedilum insigne </em>occupa una posizione di rilievo.<br />
Il momento migliore per rinvasare <em>Paphiopedilum insigne </em> è subito dopo la fioritura</p>
<p><strong>Coltivare il<em> Paphiopedilum insigne</em> in casa</strong><br />
Negli anni passati, la coltivazione in casa delle tante e belle varietà del <em>Paphiopedilum insigne</em> era più comune, anzi, era quasi un segno distintivo, farle vedere in fiore, agli amici appassionati di orchidee. Sembra che i nostri progenitori ne sapessero di più di quanto ne sappiamo oggi, sulla coltivazione di alcune orchidee. Naturalmente nei secoli scorsi, le case erano più fredde e umide delle nostre e questo fattore favoriva sicuramente la crescita di queste orchidee da clima freddo. Ai nostri tempi, in inverno, le nostre case sono più calde e più secche rispetto ai secoli scorsi e paradossalmente per coltivare orchidee da clima freddo, questo aspetto diventa un problema. </p>
<p><strong><em>Paphiopedilum insigne var. sanderae</em></strong><br />
E&#8217; una delle più belle tra tutte le forme di<em> P. insigne</em>  mai scoperte. Si tratta di una forma albina, priva della pigmentazione, solitamente marrone, della forma tipica. Tutto il fiore è giallo-verde con un margine bianco sul sepalo dorsale.<br />
Come spesso accade nel grande mondo delle orchidee, le scoperte di nuove specie o di varietà particolari, sono accompagnate da storie e leggende.<br />
Nella rivista scientifica (THE ORCHID REVIEW. 373 &#8211; Dicembre, 1903) si legge che in origine, l&#8217;unica pianta disponibile sia stata acquistata dal barone Schroeder in Inghilterra.<br />
Più documentata e forse più verosimile è la versione riportata da Frederick Boyle nel suo libro &#8220;THE WOODLANDS ORCHIDS&#8221; edito nel 1901.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/04/Paph_insigne_var_sanderae_stampa.jpg"rel="lightbox[p-i]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/04/Paph_insigne_var_sanderae_stampa-211x300.jpg" alt="" title="Paph_insigne_var_sanderae_stampa" width="211" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9337" /></a> La storia di questa splendida orchidea, raccontata da Frederick Boyle nella sua conversazione &#8220;A proposito di orchidee&#8221;  (Chapman and Hall, 1893), inizia con l&#8217;arrivo di una grossa partita di &#8211; allora si chiamavano <em>Cypripedium</em> &#8211; <em>P. insigne </em>presso la St. Albans, and “established” di Mr. Sander.<br />
Tra quel gran numero di piante, Sander ne notò una con il peduncolo giallo anziché marrone,  forse l&#8217;unica in tutta la partita di piante.<br />
Il colpo d&#8217;occhio è un elemento prezioso per un coltivatore e commerciante di orchidee, soprattutto quando si tratta di piante nuove ed esotiche. Sander mise da parte la pianta con lo stelo giallo e quando il fiore si aprì dimostrò di essere dutto d&#8217;oro&#8230; gran colpo per il suo possessore!!<br />
Mr. Sander divise la pianta in due, una divisione le vendette ad un asta pubblica &#8221; Protheroe’s auction rooms&#8221; per 75 ghinee e l&#8217;altra al famoso collezionista  Mr. R. H. Measures.<br />
Dopo qualche tempo, uno degli acquirenti divise ancora in due pezzi la sua pianta, e li mise in vendita a 100 ghinee ciascuna.<br />
Più avanti ancora, Mr. Sander andò alla ricerca di quella pianta, per le sue ibridazioni e ne riacquistò un pezzo per 250 ghinee.<br />
Come si suol dire: con un solo boccone si possono sfamare tante bocche!!<br />
Agli inizi del 1900 si contavano una quarantina di piante nelle collezioni. Tutte le piante di <em>P. insigne forma sanderae </em> esistenti al mondo discendono da quella pianta scovata nel &#8220;mazzo&#8221; dall&#8217; occhio attento di Mr. Sander. </p>
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		<title>Coltivare le orchidee con passione&#8230; un po&#8217; di satira ironica e qualche consiglio</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/01/03/coltivare-le-orchidee-con-passione-un-po-di-satira-e-qualche-consiglio/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 22:39:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Orchidee]]></category>
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		<description><![CDATA[Orchidee, che disperazione! Generalmente l&#8217;incontro con le orchidee comincia per caso, a volte anche senza cercarle. Si dice che agiscano come un virus che si insinua nella mente per portarla lontano, lontano. Sono loro a dettare l&#8217;agenda. Sono loro a decidere se sei adatto alla loro proliferazione, sono loro a capire se possono vivere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>Orchidee, che disperazione!</b><br />
Generalmente l&#8217;incontro con le orchidee comincia per caso, a volte anche senza cercarle.<br />
Si dice che agiscano come un virus che si insinua nella mente per portarla lontano, lontano.<br />
Sono loro a dettare l&#8217;agenda. Sono loro a decidere se sei adatto alla loro proliferazione, sono loro a capire se possono vivere in simbiosi con te.<br />
Se il virus non attecchisce, loro se ne vanno presto dalla tua vita, ma se incontrano terreno fertile ti trovi ben presto legato al loro mondo fantastico, quel mondo che da secoli toglie sonno e soldi a generazioni di appassionati. Senza distinzione di casta, ovviamente. </p>
<p><strong>Una febbre antica</strong><br />
La febbre per il collezionismo orchidofilo nasce qualche secolo fa. Agli inizi sono stati i ricchi ed i nobili a farsi catturare dalla folle passione per tutto quanto faceva &#8220;esotico&#8221; e le orchidee hanno rappresentato l&#8217;iperbole  della loro follia.<br />
Storie romantiche, scandali, tragedie, sotterfugi e miti ormai relegati nei vecchi libri di qualche biblioteca, hanno segnato tutto il percorso storico delle orchidee coltivate, fino ad arrivare ai nostri giorni.</p>
<p>Ora è facile, quasi banale procurarsi orchidee da collezione o più semplicemente da coreografia ambientale: internet toglie anche il piacere di sceglierle tra le tante specie esposte nei banchi dei produttori, ciò nonostante quel virus mutante, continua ancor oggi a far &#8211; metaforicamente-  strage di orchidofili e di orchidofile.<br />
<span id="more-8366"></span><br />
Musica sul blog: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qQ2rRXtwVwQ&#038;feature=related">Mr. Big &#8211; Undertow (Official Video) </a><br />
<strong>Orchivirus moderno</strong><br />
Il cosiddetto <strong>&#8220;orchivirus&#8221;</strong> &#8211; metafora sempre attuale &#8211; è mutante e si divide in vari &#8220;ceppi&#8221;:<br />
- Chi è &#8220;colpito&#8221; dal ceppo &#8220;B come business&#8221; vede solo e soprattutto l&#8217;aspetto economico: con le orchidee si fanno soldi&#8230; pensa. Non importa saper coltivare, non fa nulla se non si è raggiunta sufficiente conoscenza botanica e scientifica, basta buttarsi nel commercio.<br />
Questo ceppo attecchisce facilmente nel settore del vivaismo generico, non in tutto, ma questo è il suo substrato di coltura ed il proliferare di troppe mostre mercato con le orchidee come &#8220;aggancio&#8221; ne sono i frutti. Questo ceppo sta dilagando eccessivamente, però siamo già al picco di massima.</p>
<p>- Un altro ceppo attacca solamente la piccola fascia della &#8220;noblesse oblige&#8221;&#8230;che dispone o che dispone senza nobiltà. C&#8217;è chi giura che questo ceppo sia assai virulento e che stordisca quasi come un amore senile: tutto e subito&#8230; il tempo è poco! </p>
<p>- Un terzo ceppo di virus orchidofilo è quello per così dire &#8220;generico&#8221; quello delle pandemie, quello che da qualche anno colpisce intere popolazioni. La vittima più illustre di questo ceppo è rappresentata dalla metafora della cara signora &#8220;Maria&#8221;.<br />
Lo strumento più efficace per la divulgazione di questo terzo ceppo è il famoso &#8220;corso per coltivare orchidee&#8221;.<br />
Questo terzo ceppo è il più benevolo, qualche giorno di febbre, qualche euro speso (iscrizione comprensiva di tessera della associazione promotrice) e poi passa tutto.<br />
Ceppo benevolo, sì perché è questo che seleziona drasticamente, e forgia il prototipo di neofita &#8211; collezionista (uomo o donna che sia), che poi durerà nel tempo.</p>
<p><strong>Il neofita</strong><br />
Il neofita, dopo l&#8217;innamoramento iniziale, appena comincia ad avventurarsi nel fantastico mondo delle orchidee, si trova subito circondato da dubbi di varia natura, ma fra tutti, i principali sono le tecniche di coltivazione.</p>
<p><strong>Alla ricerca di utili notizie</strong><br />
Il cammino verso le notizie utili, porta sovente alla letteratura e per chi usa internet, alla navigazione sul web, ma non sempre si trovano risposte esaustive.</p>
<p>L’orchidea acquistata con tanto amore se ne sta lì tranquilla, ma nella testa del neofita, frullano mille incognite; sarà epifita, monopodiale, avrà bisogno di fresco, caldo, periodi di riposo, la bagno, non la bagno e poi la tengo su quel piccolo vaso con quel terriccio strano, forse è meglio che la metta su zattera &#8230; zattera o tronco di legno?… La cambio di vaso, uno più grande forse?&#8230; Ed ecco che parte spontaneo il suo &#8220;SOS orchidea&#8221;.</p>
<p><strong>Sistemi di coltivazione</strong><br />
Tutti questi dubbi accompagneranno sempre il collezionista, ma col tempo e con l’esperienza capirà che saranno le sue orchidee ad accettare anche condizioni non sempre ideali.<br />
<strong>Da tempo sostengo la tesi che, per coltivare con successo orchidee con esigenze diverse, bisogna farle stare tutte un po&#8217; male (o meglio, un po&#8217; bene tutte).</strong><br />
Tralasciando gli aspetti che riguardano ambiente, bagnature e fertilizzazioni che ovviamente meritano capitoli separati &#8211; per altro presenti in questo sito &#8211; con questo post approfondiremo le varie tecniche di sistemazione delle piante appena acquistate o bisognose di cure.</p>
<p>Prima di tutto dobbiamo dividere le nostre orchidee in gruppi omogenei per necessità colturali: terricole, litofite ed epifite.</p>
<p><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/micranthum-200.jpg"class="alignleft"/><a href="http://www.orchids.it/2007/12/09/paphiopedilum-micranthum/"> <em>Paphiopedilum micranthum</em></a> orchidea terricola di origine cinese.</p>
<p>Fatta questa prima distinzione è facile stabilire che ad esempio le orchidee terricole, quelle che amano vivere al suolo in substrati drenanti, gradiscono essere coltivate in vasi che simulino il più possibile il substrato naturale del loro luogo d’origine.<br />
Per converso, tutta la grande comunità delle orchidee epifite può essere coltivata con soluzioni più articolate, che ad ogni buon conto, devono simulare gli anfratti naturali degli alberi o delle rocce, dove in natura vanno a cadere i semi per germinare.<br />
Ci sono orchidee epifite che vivono in ambienti freschi, altre invece in zone molto luminose e calde, altre ancora subiscono periodi secchi; queste diversità ambientali caratterizzano la loro morfologia e vanno tenute in debito conto nelle coltivazioni amatoriali.</p>
<p><strong>Ecco di seguito, alcune tecniche di coltivazione delle orchidee epifite e/o litofite. </strong></p>
<div style="overflow:hidden; background:#EEEEEE; border: 1px dotted gray; padding:3px;"><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/zatt-sug-200.jpg"class="alignleft"/> <strong><br />
Su zattera di sughero</strong>.</p>
<p>Il termine “zattera”, preso in prestito dal vocabolario per indicare leggerezza e forma rettangolare, va riferito a materiali quali sughero e fibre vegetali di varia natura, predisposte a garantire resistenza agli agenti atmosferici e porosità.<br />
In mancanza di sughero si possono tranquillamente usare pezzi di legno resistente e ruvido (acacia, quercia, ceppi di vite ecc.).</p></div>
<div style="overflow:hidden; background:#EEEEEE; border: 1px dotted gray; padding:3px;"> <img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/zatt-fibra-200.jpg"class="alignleft"/><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/tronch-200.jpg" class="alignright"/><br />
<strong>Su zattere di fibra porosa:</strong> foto a sinistra.<br />
<strong>Su tronchi di legno duro e ruvido:</strong> foto a destra.</div>
<div style="overflow:hidden; background:#EEEEEE; border: 1px dotted gray; padding:3px;"><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/cesti-legno.jpg"class="alignleft"/><strong>Cestini di legno</strong><br />
In certi casi, per favorire l’asciugatura del substrato e per consentire la fuori uscita delle radici, si possono usare dei cestini costruiti con stecche di legno duro.<br />
L&#8217;utilizzo di cestini di legno, seppur esteticamente accattivante, offre molti lati negativi e non sempre è la miglior soluzione di coltivazione.<br />
1 &#8211; Durano poco e per questo bisogna avere la garanzia che siano costruiti con legno resistente alla decomposizione.<br />
2- La sistemazione di nuove piante sullo stesso cestino dismesso è praticamente impossibile.<br />
3- Per evitare fuoriuscite di composto è indispensabile usare bark od altro materiale di grossa pezzatura e non sempre questo concilia con il tipo di orchidea da sistemare.</div>
<div style="overflow:hidden; background:#EEEEEE; border: 1px dotted gray; padding:3px;"><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/vaso-masd-200.jpg"class="alignleft"/><strong>Vasi di plastica</strong><br />
Le orchidee che devono mantenere sempre il substrato umido, possono essere sistemate in vasi di plastica con composto di corteccia di abete &#8211; variamente sminuzzata in funzione della diversa dimensione delle radici -, mista a torba di sfagno o ad altri materiali inerti.</p>
<p>Per le <em>Phalaenopsis,</em> che in piccola misura elaborano il processo di fotosintesi clorofilliana anche attraverso le radici, si possono usare vasi di plastica trasparenti.</div>
<div style="overflow:hidden; background:#EEEEEE; border: 1px dotted gray; padding:3px;"><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/vasi-forati-200.jpg"class="alignleft"/><strong>Vasi di plastica forati</strong><br />
Ci sono delle orchidee che preferiscono substrato molto arieggiato, in questi casi è consigliabile usare vasi forati. Questa tipologia di vasi garantisce il giusto equilibrio fra il mantenimento del substrato umido e la necessità di arieggiamento radicale</div>
<div style="overflow:hidden; background:#EEEEEE; border: 1px dotted gray; padding:3px;"><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/vasi-rete-200.jpg"class="alignleft"/><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/vaso-rete-stanop-200.jpg"class="alignright"/> <strong>Museruole e cestini di rete metallica</strong><br />
Per sistemare tutta la gamma delle orchidee con il “geotropismo negativo” (formazione degli steli fiorali alla base degli pseudobulbi e rivolti verso il basso) è consigliabile usare contenitori di rete metallica.<br />
La dimensione della retinatura va calcolata in funzione delle abitudini vegetative delle varie specie in coltivazione. In certi casi è indispensabile usare le vecchie e care &#8220;museruole&#8221;</div>
<p>Fatta questa carrellata generale sulle varie tecniche di sistemazione si tratta di capire quando e quali soluzioni bisogna dare alle varie specie in esame.<br />
Un particolare molto importante che ci aiuta a scegliere la tipologia di coltivazione da adottare è il luogo di vita della pianta: in serra, all&#8217;aperto, in casa, in orchidario, ecc.<br />
Alle orchidee sistemate in vasi è garantita una riserva di umidità radicale molto più prolungata ed è quindi consigliabile per coltivazioni domestiche fuori serra.</p>
<p>L’umidità è uno degli elementi fondamentali per garantire un giusto equilibrio alla vita delle orchidee e pertanto per le specie da clima fresco, senza pseudobulbi e con radici sottili è consigliabile sistemarle su zattere e/o tronchetti solamente in serra o nei casi in cui si riesce garantire loro buona umidità ambientale.</p>
<p>Ultima ed importante annotazione a riguardo delle soluzioni per così dire “epifite”; le piante vanno appoggiate alla zattera e/o tronchetto, cercando di sistemarle nelle condizioni del loro sviluppo in natura. Nel caso di vegetazione pendula, sistemare le piante con gli pseudobulbi rivolti verso il basso ed invece in modo opposto nel caso di normale ascensionale, avendo cura di legarle con sottili fili elastici e morbidi -io uso sottilissimi fili di telefonici di rame plastificato -, che garantiscono solidità e morbidezza al contattato con le parti delicate della pianta. In certi casi, piante con apparato radicale delicato ed amanti di letto sempre umido, è utile interporre del muschio o sfagno fra supporto e pianta.</p>
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		<title>Epigeneium amplum</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 13:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Epigeneium deriva dal greco antico latinizzato, epi=sopra e geneion=mento in quanto i sepali laterali sono fusi con il piede esteso della colonna formando un struttura simile ad un mento; amplum deriva invece dal latino e significa ampio, grande, notevole, suppongo dovuto alla dimensione del fiore. Così lo descrive Lindley nel 1830 in &#8220;The genera and [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Epigeneium</em> deriva dal greco antico latinizzato, <em><strong>epi=sopra</strong></em> e <em><strong>geneion=mento</strong></em> in quanto i sepali laterali sono fusi con il piede esteso della colonna formando un struttura simile ad un mento; <strong><em>amplum </em></strong>deriva invece dal latino e significa ampio, grande, notevole, suppongo dovuto alla dimensione del fiore.<br />
Così lo descrive <strong>Lindley </strong>nel 1830 in &#8220;The genera and species of orchidaceous plants&#8221; sotto il nome di <em>Dendrobium amplum</em>:<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/12/Epigeneium-amplum.jpg""rel="lightbox[epia]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/12/Epigeneium-amplum-150x150.jpg" alt="" title="Epigeneium amplum" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-8321" /></a>&#8220;D. rhizomate repente squamoso pseudo-bulbos ovatos squamosos diphyllos gerente, foliis ovato-oblongis emarginatis petiolatis, floribus solitariis longipendiculatis axillaribus e bracteis duabus oblongis petaloideis provenientibus, sepalis ovatis acuminatis obtusis petalis angustioribus, labello sessili trilobo medio lamellato: lobis lateralibus abbreviatis rotundatis, intermedio ovato crenulato acuto.<br />
Flores straminei, intus guttati, expansis 3 uncias lati: labellum cum basi dilatata columnae articulatum, lamellis tribus in medio, quarum intermedia abbreviata; lobo intermedio atropurpureo. Ovarium ferè tres uncias longum bracteâ ad basin solitariâ ovatâ. Pedunculus vix unciam excedens bracteis 2 margnis foliaceis albis ex basi ortis tectus&#8221;.<br />
<span id="more-8301"></span><br />
Come poi puntualizzato dallo stesso <strong>Lindley </strong>tale specie ha caratteristiche più affini al genere <em>Bulbophyllum </em>che non a quello dei <em>Dendrobium</em>.<br />
Una caratteristica che balza subito all&#8217;occhio, peculiarità quasi esclusiva dei <em>Bulbophyllum </em>è la mobilità del labello che invece di essere ben saldo sulla colonna è libero di oscillare dall&#8217;alto al basso come ad esempio in <em>B. lobbii</em>.<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/12/Epigeneium-amplum11.jpg""rel="lightbox[epia]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/12/Epigeneium-amplum11-150x150.jpg" alt="" title="Epigeneium amplum" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-8320" /></a><br />
Di questa specie apparve bando d&#8217;asta sul &#8220;Gardener&#8217;s Chronicle&#8221; del 9 Marzo 1895, vendita operata da Proterhoe and Morris nella loro principale sala vendita al 67 e 68 di Cheapside a Londra, asta che sarebbe avvenuta il venerdì 15 marzo successivo. La specie allora all&#8217;asta era venduta come <em>Dendrobium coelogyne</em> uno dei sinonimi di questa specie.</p>
<p><strong>La specie:</strong><br />
<em>Epigeneium amplum</em> <strong>(Lindl.) Summerhayes</strong>, Kew Bull. 12: 260 (1957).<br />
cresce epifita o litofita dal Nepal (centro Himalaya), Bhutan, Nord-est India, Myanmar (ex Birmania) Thailandia alla Cina (Yunnan e Sud Guangxi).<br />
<strong>Descrizione:</strong><br />
Pseudobulbi lunghi 4-7 cm., angolati sui 4 lati, che si dipartono 5-12 cm dal rizoma. foglie lunghe 10-15 cm e larche 3-5 cm. Infiorescenza singola, fiore di circa 7-9 cm., profumato, ceroso, dal crema al giallo macchiato di marron, labello di un marron-porpora scuro.<br />
Epifita nelle foreste con fronde ampie, o litofita sulle rocce a 1.000-2.000 mt. di altitudine<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/12/Epigeneium-amplum2.jpg""rel="lightbox[epia]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/12/Epigeneium-amplum2-150x150.jpg" alt="" title="Epigeneium amplum" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-8325" /></a><br />
Sinonimi homotipici:</p>
<p><em>* Dendrobium amplum </em><strong>Lindl.</strong> in N.Wallich, Pl. Asiat. Rar. 1: 25 (1830). (BASIONIMO)<br />
<em>Sarcopodium amplum</em> (Lindl.) <strong>Lindl. &#038; Paxton</strong>, Paxton&#8217;s Fl. Gard. 1: 155 (1850).<br />
<em>Bulbophyllum amplum</em> <strong>(Lindl.) Rchb.f.</strong> in W.G.Walpers, Ann. Bot. Syst. 6: 244 (1861).<br />
<em>Callista ampla</em> <strong>(Lindl.) Kuntze</strong>, Revis. Gen. Pl. 2: 654 (1891).<br />
<em>Katherinea ampla</em> <strong>(Lindl.) A.D.Hawkes</strong>, Lloydia 19: 95 (1956). </p>
<p>Sinonimi eterotipici:<br />
<em>Dendrobium coelogyne</em> <strong>Rchb.f.</strong>, Gard. Chron. 1871: 136 (1871).<br />
<em>Callista coelogyne</em> <strong>(Rchb.f.) Kuntze</strong>, Revis. Gen. Pl. 2: 654 (1891).<br />
<em>Sarcopodium coelogyne</em><strong> (Rchb.f.) Rolfe</strong>, Orchid Rev. 18: 238 (1910).<br />
<em>Sarcopodium annamense</em> <strong>Guillaumin</strong>, Bull. Mus. Natl. Hist. Nat., II, 26: 693 (1955).<br />
<em>Katherinea coelogyne</em> <strong>(Rchb.f.) A.D.Hawkes</strong>, Lloydia 19: 95 (1956).<br />
<em>Epigeneium coelogyne</em> <strong>(Rchb.f.) Summerh.</strong>, Kew Bull. 12: 261 (1957).<br />
<em>Epigeneium annamense</em> <strong>(Guillaumin) Seidenf.</strong>, Dansk Bot. Ark. 34: 73 (1980). </p>
<p>Una piccola nota in merito al fiore&#8230;inizialmente i due petali inferiori erano disposti a V, a formare con il petalo mediano superiore un ideale triangolo, caratteristica comune a tantissime orchidee, dopo alcuni giorni dall&#8217;apertura i due petali inferiori si sono piegati convergendo verso il centro fino ad incrociarsi come appare nelle foto.<br />
<strong>Coltivazione</strong><br />
Coltivo questa specie su zattera di sughero, supporto che la pianta pare gradire, purtroppo data la tendenza della pianta ad allungare i rizomi prima di emettere un nuovo pseudobulbo, le zattere da utilizzare è opportuno siano ben più grandi della pianta.<br />
Questa orchidea trova posizione nella zona più luminosa della serra , le radici sono supportate da un piccolo pane di muschio sempre umido. Data l&#8217;altitudine alla quale cresce sopporta bene tanto le temperature fresche autunnali quanto quelle calde estive.<br />
Concimazioni regolari con bilanciato Peters Professional 20-20-20 .</p>
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		<title>Dendrobium striolatum</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 07:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccoci nuovamente con una specie davvero particolare tanto da essere, per la forma &#8220;grassa&#8221; delle sue foglie, scambiata anche per una succulenta (Carpobrotus glaucescens). Le sue foglie infatti dalla forma tubolare e dalla terminazione appuntita la rendono somigliante a questo tipo di piante. Seppur non comunissima, questo tipo di foglia si definisce teretiforme, un altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci nuovamente con una specie davvero particolare tanto da essere, per la forma &#8220;grassa&#8221; delle sue foglie, scambiata anche per una succulenta (<em>Carpobrotus glaucescens</em>). Le sue foglie infatti dalla forma tubolare e dalla terminazione appuntita la rendono somigliante a questo tipo di piante. Seppur non comunissima, questo tipo di foglia si definisce teretiforme, un altro esempio di pianta con questa caratteristica forse più familiare agli orchidofili è la <em>Brassavola nodosa</em>.<br />
<div id="attachment_8297" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/11/Dendrobium-striolatum.jpg""rel="lightbox[p-i]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/11/Dendrobium-striolatum-150x150.jpg" alt="" title="Dendrobium striolatum" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-8297" /></a><p class="wp-caption-text">Dendrobium striolatum</p></div>Il <em>Dendrobium striolatum</em> <strong>Rchb.f.</strong>, Hamburger Garten- Blumenzeitung 13: 313 <strong>(1857)</strong>  presenta i seguenti sinonimi:<br />
Homotipici:<br />
<em>Callista striolata</em> <strong>(Rchb.f.) Kuntze</strong>, Revis. Gen. Pl. 2: 655 <strong>(1891)</strong>.<br />
<em>Dockrillia striolata </em><strong>(Rchb.f.) Rauschert</strong>, Feddes Repert. 94: 447 <strong>(1983)</strong>.<br />
Heterotipici:<br />
<em>Dendrobium teretifolium</em><strong> Lindl.</strong>, Edwards&#8217;s Bot. Reg. 25(Misc.): 32<strong> (1839)</strong>, nom. illeg.<br />
<em>Dendrobium milliganii</em> <strong>F.Muell.</strong>, Fragm. 1: 88 <strong>(1858)</strong>.<br />
<em>Dendrobium striolatum</em> var. <em>beckleri</em> <strong>F.M.Bailey</strong>, Syn. Queensl. Fl., Suppl. 1: 55 <strong>(1886)</strong>.<br />
<em>Dockrillia striolata</em> subsp.<em> chrysantha</em> <strong>D.L.Jones</strong>, Austral. Orchid Res. 3: 9 <strong>(1998)</strong>.<br />
<span id="more-7406"></span><br />
<strong>Descrizione</strong></p>
<p>Questa specie è endemica del Sud-est dell&#8217;Australia dove cresce epifita  o litofita  su scoscesi costoni di roccia esposti a est ad Illawarra che si trova a soli 25 km dall&#8217;oceano. Qui ricevono il massimo dell&#8217;umidità e della pioggia, sono inoltre protette dalla caldo sole che le disidraterebbe e dal vento. Il loro habitat confina con la foresta pluviale godendo cosi di una quantità di pioggia davvero abbondante tutto l&#8217;anno. Le corte radici, praticamente inutili per immagazzinare l&#8217;umidità, sono invece ideali per incunearsi nelle crepe delle rocce ed ancorare così la pianta.<br />
Questa pianta, come già detto, si distingue per lunghi, penduli e ramificati rizomi, che hanno foglie teretiformi, affusolate, fortemente cilindriche e carnose lunghe dai  10 ai 25 cm. I fiori appaiono normalmente singoli, raramente in coppia, da un corto racemo che di diparte dalla base della foglia. Petali e sepali sono lunghi approssimativamente 2,5 cm., il labello è corto e ricurvo, i fiori sono bianchi o crema con puntinature marron rossastre sulla colonna e striature marron sui petali/sepali. </p>
<p><strong>Coltivazione</strong></p>
<p>Coltivo questa divisione cedutami da Guido, in due maniere differenti: una parte su zattera di sughero con una base di muschio, l&#8217;altra su un vaso di plastica con argilla espansa per 2/3 ed un terzo di pietrisco. Le differenze nello sviluppo sono abbastanza rilevanti, la prima si sviluppa più in fretta e le foglie sono più lunghe, mentre la seconda appare sempre un po&#8217; stenterella, con foglie lunghe meno della metà della sorella.<br />
A fiorire, però, è stata la pianta coltivata in vaso. Annaffiature regolari, substrato sempre umido, concimazioni circa mensili, sempre con concime bilanciato 20-20-20 Peters.</p>
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		<title>REWIND: Prodotti per il rinvaso delle orchidee</title>
		<link>http://www.orchids.it/2010/12/02/rewind-prodotti-per-il-rinvaso-delle-orchidee/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 04:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Composti per il rinvaso delle orchidee Posto che il contenitore o il supporto per mettere a dimora un&#8217;orchidea sia stato già scelto, si pone il problema del tipo di substrato da usare. Ad esempio, la foto a sinistra mostra una piantina di Angraecum disticum sistemata con molta fantasia in un guscio di cocco svuotato, forato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>Composti per il rinvaso delle orchidee</b></p>
<p>Posto che il <a href="http://www.orchids.it/2006/05/19/il-rinvaso-delle-cattleya/"> contenitore</a> o <a href="http://www.orchids.it/2010/09/11/orchidee-a-radice-nuda-come-sistemarle/"> il supporto</a>  per mettere a dimora un&#8217;orchidea sia stato già scelto, si pone il problema del tipo di substrato da usare.<br />
<img src='/img_up/cest.dicocco..jpg' alt='' class="alignleft"/> Ad esempio, la foto a sinistra mostra una piantina di <em>Angraecum disticum </em> sistemata con molta fantasia in un guscio di cocco svuotato, forato alla sua base e rimpinguato con fibra d&#8217;osmunda e sfagno.</p>
<p>Ci sono diversi composti disponibili per il rinvaso delle orchidee: dalla corteccia d&#8217;abete alle miscele composte in più di sette combinazioni tra roccia, corteccia, materiali inerti, carbone di legna e fibre.</p>
<p><strong>Caratteristiche dei prodotti</strong><br />
Le caratteristiche più importanti che tutte le soluzioni di rinvaso delle orchidee devono avere, sono:<br />
- Capacità di trattenere acqua.<br />
- Capacità di trattenere le sostanze nutrienti.<br />
- Permettere il drenaggio dell&#8217;acqua di bagnatura.<br />
- Permettere che la superficie delle radici delle orchidee aderisca e si attacchi.<br />
<span id="more-7894"></span><br />
 <b>Bark o corteccia d&#8217;abete</b><br />
<img src='/img_up/bark_250.jpg' alt='' class="alignleft"/>La corteccia d&#8217;abete è il mezzo più popolare per rinvasare le orchidee. È economico e ragionevolmente semplice e facile da maneggiare. Ha la superficie ruvida ed è sufficientemente drenante da consentire una buona aerazione alle radici delle piante. </p>
<p><strong>La corteccia d&#8217;abete è disponibile in tre misure:</strong><br />
- Minuta, usata per i mericloni o semenzai, oppure anche piante adulte ma con radici fini.<br />
- Mezzana, usata per orchidee di media dimensione.<br />
- Grossa, usata per le <em>Vanda</em> le <em>Cattleya</em> di grosse dimensioni e le <em>Phalaenopsis</em>.</p>
<p><strong>Gli svantaggi della  corteccia dell&#8217;abete sono:</strong><br />
- Si decompone, comprime le radici e trattiene l’acqua in maniera eccessiva, favorendo in tal modo la formazione di marciume.<br />
- La corteccia dell&#8217;abete rilascia l&#8217;azoto, i microrganismi responsabili del deperimento della corteccia  lo consumano e quindi bisogna integrare l’alimentazione della pianta con altri minerali, disponibili in sintesi chimica.</p>
<p><strong>Gusci di cocco sminuzzati</strong><br />
Nei paesi dell&#8217;Oceano Pacifico dove vive il Cocos &#8221; Cocos nucifera&#8221;, i gusci dei frutti di queste piante, svuotati, essicati e sminuizzati, sono usati in alternativa al bark.  </p>
<p><b>Roccia di lava</b><br />
E&#8217; molto valida per le orchidee di media grandezza. Non si decompone, è ben aerata e mantiene l&#8217;acqua. L&#8217;unico problema con la roccia di lava è che tende ad accumulare i sali minerali, si consiglia di non usarla quando l&#8217;acqua di utilizzo contiene grandi quantità di minerali. </p>
<p><b>I materiali inerti</b> quali argilla espansa o argilla friabile espansa, roccia di lava, pietra di pomice, perlite e seramis sono molto validi per coltivare orchidee di media e piccola dimensione, perché non si decompongono, sono aerati e mantengono l&#8217;acqua. Questi prodotti sono indicati per le orchidee litofite.</p>
<p><strong>Perlite</strong><br />
<img src='/img_up/perlite_250.jpg' alt='' class="alignleft"/><br />
La perlite è un materiale vulcanico usato spesso come additivo ad altri materiali di rinvaso. La perlite è a basso costo, tiene riserva d&#8217;acqua ed è resistente al deperimento.<br />
<strong>La seramis</strong> è costituita da piccole particelle granulari di cotto espanso ed è molto utile per miscelazioni di composti per piccole orchidee.</p>
<p><strong>Sfagno</strong><br />
<img src='/img_up/sfagno_250.jpg' alt='' class="alignleft"/>Il muschio di Sphagnum &#8220;Sfagno&#8221; è una pianta color cachi con la parte superiore color verde chiaro, elastica e molle, che si sviluppa sulla superficie delle paludi. Trattiene acqua fino a 10 volte il suo peso. Il muschio di sfagno contiene un antisettico che inibisce lo sviluppo di alcuni funghi, è disponibile sotto forma di fibre lunghe o corte, vivo o secco: lo sfagno vivo è uno dei migliori prodotti per la coltivazione di orchidee. Se non è troppo annaffiato con fertilizzante continuerà a svilupparsi dopo la sua messa a dimora nel vaso. È usato spesso come additivo ad altri materiali di rinvaso, qualche volta anche da solo.</p>
<p><b>Sughero schiacciato</b><br />
E&#8217; un altro additivo di miscela. Non dovrebbe essere usato da solo.</p>
<p><strong>Torba di sfagno</strong><br />
<img src='/img_up/torba_250.jpg' alt='' class="alignleft"/>La torba di sfagno si forma quando il muschio di sfagno muore ed affonda nella palude. Il muschio di torba trattiene l&#8217;acqua ancor più dello sfagno, ma degrada rapidamente.<br />
Non è consigliabile usare la torba da sola per rinvasare le orchidee poiché forma un substrato troppo denso. In commercio si trova la torba di sfagno allo stato puro oppure già miscelata con altri terricci: al momento dell&#8217;acquisto controllate che sia molto fibrosa.</p>
<p><strong>Osmunda</strong><br />
<img src='/img_up/osmunda_250.jpg' alt='' class="alignleft"/> La fibra di osmunda si ricava dalle radici di una felce protetta dal CITES: <em>Osmunda regalis</em>. Per questo motivo è vietata la raccolta in sito.<br />
La fibra d&#8217;Osmunda era molto usata nella prima metà del secolo scorso, ma come si è detto sopra, non è consentito raccoglierla e pertanto ricordiamocela solamente come esperienza passata.<br />
Quando era possibile ho avuto modo di usarla, ma ad onor del vero non ho avuto grossi risultati, forse perchè non ne ho fatto un uso generalizzato per tutta la coltivazione: la fibra d&#8217;osmunda è molto più drenante del bark, per questo motivo le bagnature erano assai problematiche.</p>
<p><strong>Sfagno secco e fibre varie</strong><br />
<img src='/img_up/colt_mater_base_200_03.jpg' alt='' class="alignleft"/>Le felci d&#8217;albero &#8211; maxi fern o xaxim &#8211; sono abbastanza usati dai coltivatori brasiliani e americani, soprattutto in Florida dove cresce facilmente. Anche per questi prodotti vale quanto scritto per la fibra d&#8217;osmunda: la lentezza del loro sviluppo li fa rientrare nella lista delle specie vegetali protette.<br />
La fibra di &#8220;ferns&#8221; d&#8217;albero è resistente a deperimento ed aera bene, ma tende ad essere troppo costosa e per questo motivo viene mescolata con la corteccia d’abete.</p>
<p><b>Corteccia di redwood</b><br />
Prende il nome dalle sequoie coast redwood (<em>Sequoia sempervirens</em>), che sono gli alberi più alti del mondo, così chiamate per il colore rossastro del legno. E&#8217; simile alla corteccia dell&#8217;abete, ma è più resistente al deperimento.</p>
<p><b>Carbone di legna</b><br />
E&#8217; aggiunto al sughero od alla corteccia di redwood per assorbire gli acidi di questi materiali altamente silicei. Il carbone di legna, come la lava, trattiene i sali minerali e quindi evitatelo se avete l’acqua dura. </p>
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		<title>Bulbophyllum lasiochilum</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 20:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Originato da una piccola divisione di alcuni bulbi, questo Bulbophyllum proviene dalla collezione di Guido, il quale il giorno che me lo diede lo osservò e non trovando l&#8217;etichetta sulla pianta &#8220;madre&#8221; mi disse: &#8220;tu etichettalo come Bulbophyllum vaginatum e quando fiorirà fammi sapere se il nome è corretto&#8221;. Paziente come il ragno che tesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Originato da una piccola divisione di alcuni bulbi, questo <em>Bulbophyllum</em> proviene dalla collezione di Guido, il quale il giorno che me lo diede lo osservò e non trovando l&#8217;etichetta sulla pianta &#8220;madre&#8221; mi disse: &#8220;tu etichettalo come <em>Bulbophyllum vaginatum</em> e quando fiorirà fammi sapere se il nome è corretto&#8221;.<br />
Paziente come il ragno che tesse la sua tela, e dopo un annetto abbondante di amorevoli cure, eccolo finalmente giunto alla sua fioritura.<br />
La sorpresa/delusione (mi sarebbe piaciuto il <em>B. vaginatum</em> che mi ricorda tanto il <em>B. medusae</em>, ma e comunque un <em>B.</em> bello ed intrigante) è stata quella di scoprire che il <em>Bulbophyllum</em> in oggetto è il bellisimo <em>B. lasiochilum</em>.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/10/bulbophyllum-lasiochilum.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/10/bulbophyllum-lasiochilum-150x150.jpg" alt="" title="Bulbophyllum lasiochilum" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7394" /></a><br />
Questa è la forma gialla, ne esiste una più diffusa i cui tre petali superiori e la colonna sono di un colore bruno scuro, la sua distribuzione si estende dal Myanmar (ex Birmania) sino alla Penisola Malese.<br />
Non di rado accade che nel meraviglioso mondo delle orchidee il fiore sia di pari dimensioni se non maggiore della pianta, in questo caso le dimesioni del fiore, singolo, e della rispettiva pianta si equivalgono.<br />
La parte superiore del labello prossima al congiungimento con la colonna è ricoperta di una fitta peluria bianca, mentre il labello è diviso in due nel mezzo, i due lobi che si formano possono assumere diverse forme&#8230;dalle punte convergenti (come nel mio caso sopra) a quella parallela, per arrivare a quella in cui le due estremità si incrociano (immagini sotto).<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/10/bulbo_lasiochilum_labello-x.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/10/bulbo_lasiochilum_labello-x-150x150.jpg" alt="" title="bulbo_lasiochilum_labello x" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7395" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/10/bulbo_lasiochilum_labello-h.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/10/bulbo_lasiochilum_labello-h-150x150.jpg" alt="" title="bulbo_lasiochilum_labello h" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7396" /></a><br />
Il nome del genere <em>Bulbophyllum </em>deriva dal greco antico combinato con il latino bulbos=bulbo e phyllon=foglia, ad indicare l&#8217;aspetto &#8220;bulboso&#8221; delle foglie che contraddistinguono questa specie. Il nome della specie, <em>lasiochilum</em> (ed in generale anche nelle altre due desinenze -us e -a), derivante anch&#8217;esso dal greco antico combinato col latino,  significa labbro/labello ben ricoperto di peli.<br />
In coltivazione io lo coltivo in zattera di sughero con un sottile pane di sfagno alla base. Posto nella parte più luminosa della serra ( <img src='http://www.orchids.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  ora anche io lo posso dire!) viene lasciato asciugare tra una bagnatura e l&#8217;altra e viene concimato senza regolari cadenze con concime bilanciato 20-20-20</p>
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		<title>Phragmipedium kovachii&#8230;chi l&#8217;ha visto?</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Oct 2010 22:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Son trascorsi 8 anni dalla scoperta di un nuova spece peruviana di Phragmipedium che porta il nome del suo scopritore, o meglio, il nome di chi lo importò (illegalmente) negli USA. La specie protagonista di questo racconto è: Phragmipedium kovachii &#8220;Phrag. kovachii è stato scoperto da Faustina Medina Bautista nel mese di ottobre del 2001, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Son trascorsi 8 anni dalla scoperta di un nuova spece peruviana di<em> Phragmipedium</em> che porta il nome del suo scopritore, o meglio, il nome di chi lo importò (illegalmente) negli USA.  </p>
<p>La specie  protagonista di questo racconto è:<em> Phragmipedium kovachii</em></p>
<p>&#8220;<em>Phrag. kovachii </em>è stato scoperto da Faustina Medina Bautista nel mese di ottobre del 2001, nei pressi della sua fattoria vicino a Moyobamba Chachapoyas nel nord del Perù.<br />
<em>Phrag. kovachii</em> appare per la prima volta in pubblico (illegalmente) il 17-19 Maggio 2002 nella Mostra Internazionale Redland Orchid a Miami, in Florida, in uno stand di un espositore peruviano non specificato, che lo pone in vendita a $ 10.000 per pianta.<br />
Pochi giorni dopo, il 26 maggio 2002, l&#8217;americano J. Michael Kovach (Virginia), fiutando l&#8217;affare, si reca in Perù e, fra le altre, acquista 3 piante di questa nuova specie di Phragmipedium da Bautista al suo chiosco sistemato lungo la strada in località chiamata &#8221; El Progresso&#8221;.<br />
Al suo ritorno  negli Stati Uniti,  Kovach, porta una delle piante a Marie Selby Botanical Gardens a Sarasota in Florida, era 5 giugno 2002.<br />
Immediatamente, due membri dello staff di Selby &#8216;Orchid Identification Center, JT Atwood &#038; S. Dalstron, e un critico peruviano, R. Fernandez, procedono alla descrizione formale che uscirà di lì a poco &#8211; il 12 giugno 2002 come supplemento alla pubblicazione scientifica &#8216;Selbyana Gardens.<br />
Anche Eric Christenson era in corsa per pubblicare la descrizione di questa specie, ma arrivò cinque giorni dopo,  il 17 Giugno 2002.</p>
<p><b>La scoperta di questa orchidea, una storia intrisa di ego e corruzione</b><br />
Sì perché sono loro, le maliarde, la possibilità di averle per se, di dar loro il proprio nome e di entrare nella storia del loro mondo stregato, a catturare totalmente collezionisti e scienziati.<br />
Il collezionista vuole possederle, domarle e per ottenere ciò è disposto a compiere qualsiasi azione. Il suo portafoglio si dilata ed il valore delle orchidee tanto desiderate diventa accessorio ininfluente.<br />
Lo studioso invece le cerca, le descrive, le battezza con il proprio nome e per raggiungere questi obiettivi compie azioni al limite e  qualche volta anche oltre la legalità.<br />
E’ in questo mondo fatto di tanti milioni di Euro, che &#8220;navigano&#8221; cercatori di orchidee, raccoglitori e commercianti.<br />
Molti scrittori hanno speso fiumi di parole per dare una ragione al fatto che, persone altrimenti razionali, siano portate a tali estremi dalle orchidee.<br />
&#8220;Quando un uomo si innamora delle orchidee, lui farà di tutto per possedere quello che vuole &#8216;&#8221;, nel 1939 Norman McDonald ha scritto nel suo libro I cacciatori di orchidee &#8220;E &#8216;come inseguire una donna dagli occhi verdi o prendere la cocaina, è una sorta di follia&#8221;.<br />
Le orchidee non sono solamente un ossessione botanica. Sono anche un&#8217;industria di oltre 2 miliardi di euro  l&#8217;anno, cioè, il business dei fiori più redditizio in tutto il mondo. Questo è solo l&#8217;aspetto legale del business. Nessuno sa quanti soldi vanno nel commercio illegale.</p>
<p><strong>Il commercio illegale</strong><br />
Da sempre, le figure, che ruotano attorno a quella sottile linea che divide la legalità dall&#8217;illegalità, danno vita a storie fantastiche e misteriose,  qualche volta anche  delle vere e proprie saghe.<br />
<img src='/img_up/orchidfever.jpg' alt='' class="alignleft"/>Questi misteri sono ben descritti nel libro di Eric Hansen “ orchid fever”, un racconto ben strutturato, d’amore, lussuria e follia, il cui filo conduttore è appunto la corsa spasmodica alla caccia di orchidee rare.</p>
<p><strong>In ogni epoca la scoperta di nuove orchidee ha scatenato passioni e rancori.</strong><br />
Sono state devastate foreste e sterminate piante nel loro ambiente naturale. Immutabilmente gli uomini hanno fatto follie per possedere un’orchidea e gli scienziati si sono scontrati per darle un nome.<br />
Ancor oggi accadono storie fatte di rancore e di lotta per il potere fra personaggi del mondo orchidofilo.<br />
Voglio raccontarvi gli effetti di una battaglia contemporanea maturata all’insegna dell’ego e della corruzione, una storia degna di essere menzionata in un eventuale tomo 2 del libro ”orchid fever” di Eric Hansen.<br />
<span id="more-7368"></span><br />
Musica nel blog: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CtUZzCe6-bk&#038;feature=related"> El Condor pasa</a>, canto popolare Andino.<br />
<b>La saga del<i> Phragmipedium kovachii.</i></b><br />
La storia purtroppo comincia, quando questa nuova orchidea è già seriamente in pericolo di estinzione in sito.<br />
<small> Particolare ricavato da una foto di EricaMoron </small><br />
<img src='/img_up/Phrag_kovachii_EricaMoron_O.jpg' alt='' class=" alignleft"/>La saga che vede involontario protagonista il <i>Phragmipedium kovachii,</i> ha inizio nel maggio 2002. E’ in quel tempo che Faustino Medina, forse preoccupato dai clamori che la mostra di Miami ha suscitato con  la sua orchidea dai magnifici fiori color violetto, si precipita a comunicare la scoperta a dei botanici peruviani che visibilmente entusiasti, convinti di trovarsi davanti alla più grande scoperta botanica degli ultimi 100 anni, la dichiarano nuova specie di Phragmipedium peruviana. </p>
<p><small> Foto gentilmente concessa a orchids.it da Manolo Arias </small><br />
<img src='/img_up/Phragmipediumkovachii.jpg' alt='' /><br />
I botanici Peruviani sanno però, che per ottenere risonanza (pubblicazione su giornali scientifici di livello internazionale) bisogna che la nuova pianta sia descritta da studiosi  qualificati e riconosciuti dal mondo orchidofilo.<br />
La pianta quindi deve essere descritta anche da specialisti stranieri. Vista la consolidata collaborazione, i Peruviani  pensano di inviarla all’Americano Eric Christenson, che collabora con l&#8217;A.O.S. ma i <i>Phragmipedium </i>sono inclusi in prima appendice del CITES, e la loro esportazione è severamente regolamentata. Questa  pianta però, non avendo ancora un nome non può essere legalmente esportata fuori del Perù in nessun modo.<br />
<b>Il famoso tassonomista Americano Eric Christenson, viene a conoscenza della scoperta.</b><br />
I botanici Peruviani risolvono il problema inviando foto e descrizioni della pianta ad Eric Christenson negli Stati Uniti che prepara un articolo sul nuovo <b><i>Phragmipedium peruviano</i> </b>per la rivista “Orchids” (mensile dell’American Orchid Society), la pubblicazione è prevista per il 27 giugno 2002.<br />
…. E vissero felici e contenti, il Perù assegna il suo nome ad una magnifica nuova orchidea ed Eric acquisisce altra notorietà nel mondo scientifico internazionale, no! Come in tutte le storie c’è sempre il terzo incomodo che si mette di traverso.</p>
<p><b>Michael Kovach acquista 3 piante di <i>Phragmipedium </i>dai grandi fiori viola. </b><br />
Moore, cacciatore veterano di orchidee &#8211; ha speso un quarto di secolo a camminare in giro per le giungle del Sud America -, raccogliendo di tutto, comprese nuove specie di orchidee, alcune delle quali sono ora a lui nominate. Lui e sua moglie peruviana, Chady, vivono nei paraggi di Miami (USA), ma sono spesso in Perù dove possiedono un un vivaio di grandi dimensioni, vicino alla città di Moyobamba. Arroccato sulle Ande, Moyobamba è conosciuta come &#8220;La Città delle Orchidee&#8221;, perché tante specie crescono spontaneamente nelle campagne circostanti.<br />
Nel 1996, volando di nuovo a Miami, Moore ha incontrato Kovach. Hanno cominciato a parlare di orchidee e ed è sbocciata presto l&#8217;amicizia.<br />
Del suo amico Kovach, Moore ricorda &#8211; &#8220;Mi ha detto una volta, &#8216;Lee, sei famoso, perché hai un sacco di piante che portano il tuo nome. Vorrei poter avere una nuova specie a me intitolata&#8221;.<br />
Nel 2001, Kovach, in uno dei suoi viaggi in Perù  fece una sosta fatale in uno stand lungo la strada, dove vide alcune orchidee in vendita che lo affascinavano. Ma non erano in fiore, così lui non le acquistò.<br />
Un anno dopo, nella primavera del 2002, Moore e Kovach si accordarono per tornare  in Perù. Sullo stesso aereo, oltre a Moore c&#8217;erano Kovach, la moglie, Barbara Ellison, ed un fotografo professionista. Pare che l&#8217;obiettivo comune fosse quello di avviare un grande vivaio in società, ma manca qualsiasi conferma.</p>
<p>Il 26 maggio 2002, Kovach è nuovamente in Perù e questa volta assume un un conducente per andare a caccia di orchidee.<br />
Kovach percorre in taxi una strada di montagna alla ricerca di orchidee endemiche delle Ande, che gli abitanti della zona vendono ai bordi dei sentieri. Strada facendo, il suo autista Jose Mendela racconta di aver visto in certi luoghi, degli esemplari fuori del comune.<br />
Kovach, che non è l’ultimo arrivato nel mondo delle orchidee, si fa accompagnare in quel posto già noto. Sono le 3:30 pm, quando giungono nel luogo della mappa chiamato El Progresso, sul ciglio della strada, scorge lo stesso stand visitato l&#8217;anno prima.<br />
Kovach sceglie un un paio di orchidee sistemate sopra il tavolo gestito da due giovani locali (fratello e sorella). Ad un certo punto la donna va a prendere alcune piante particolari da dietro l&#8217;edificio. Torna rapidamente cullando tre vasi contenenti piante con grandi fiori rosa scuro..<br />
Kovach rimane incantato &#8211; i fiori sembravano appartenere a qualche specie di Phragmipedium, ma non si era mai  visto nulla di simile &#8211; troppo grandi e troppo colorati.<br />
Il prezzo: 3,60 dollari a testa, più di sette volte quello delle normali piante esposte allo stand &#8211; prendere o lasciare. Kovach le acquistò tutte e tre a prezzo intero.<br />
Al suo ritorno, Kovach andò subito a trovare il suo amico Moore. Quando mostrò la pianta, questi rimase stordito&#8230; il collezionista veterano si ricordò che Kovach bramava di avere un&#8217;orchidea con il suo nome e disse &#8211;  &#8220;Questa è la tua occasione&#8230; hai trovato la tua grande pepita d&#8217;oro.<br />
Si pone subito il problema dei permessi, ma Moore dice che in tutti i suoi anni di spedizione di orchidee a Selby per l&#8217;identificazione, &#8220;Nessuno ha mai detto nulla sui permessi&#8221;. Così, quando Kovach chiede cosa fare con la sua scoperta, Moore lo consiglia di recarsi da Selby.<br />
Quali pensieri abbiano attraversato la mente di Kovach in quel momento, è facile immaginarlo: egli vede già il suo nome in bella mostra nei libri scientifici, vuole che la pianta porti il suo nome, a qualsiasi costo.<br />
Decide di lasciare a Moore 2 delle 3 piante e la terza la nasconde per bene in un tubo e la infila nella sua valigia  per portarla negli USA.</p>
<p><b>L&#8217;Istituzione  Americana &#8220;Marie Selby&#8221; riceve la pianta da Kovach</b><br />
Giunto nel suo paese Kovach, si reca ai giardini botanici di Marie Selby in Sarasota Florida. Selby è un’Istituzione americana senza scopo di lucro, potente e rispettata.<br />
Questa Istituzione, pubblica anche una sua rivista scientifica (Selbyana), possiede inoltre una delle collezioni di orchidee più importanti del mondo e si avvale del maggior numero di tassonomisti certificati dall’AOS. Selby descrive e documenta una decina di nuove specie di orchidee l’anno.<br />
Kovach consegna la pianta ai giardini botanici di Marie Selby e non chiede denaro in cambio, accorda solamente che il nuovo <i>Phragmipedium</i> venga battezzato con il suo nome.<br />
Per descrivere la nuova orchidea portata da Kovach si riuniscono due esperti di Selby (John T. Atwood e Stig Dalstrom) con Ricardo Fernandez (responsabile delle orchidee al museo di storia naturale di Lima in Perù). La pianta è ufficialmente battezzata <i>Phragmipedium kovachii. </i>Il 12 giugno2002, Selby pubblica l’articolo in un’edizione speciale del suo giornale ed anticipa così di 2 settimane la pubblicazione dell’articolo di Erik Christenson su “Orchids”.<br />
Questi i fatti, Kovach realizza il suo sogno e pur non conoscendo nulla di questa orchidea (habitat, coltivazione e agenti impollinatori) è ufficialmente lo scopritore di questa nuova orchidea. Costo della notorietà raggiunta, 7 dollari USA messi nelle mai callose di una povera ed ignara contadina Peruviana, che come tante altre di quel paese, raccoglie e vende orchidee endemiche lungo le strade, per arrotondare le sue magre risorse.<br />
La storia non finisce qui, anzi siamo solamente agli inizi. Il clamore suscitato nell’ambiente orchidofilo da questa scoperta, amplificato negativamente dalla disputa fra i due giganti (Selby e Christenson) comincia a mietere le prime vittime, soprattutto da il via ad una spasmodica raccolta di tutte le specie presenti nel sito scoperto, che porta velocemente all’estinzione del nuovo <i>Phragmipedium.</i><br />
Selby corre ai ripari. La sua direzione  pur declinando inizialmente qualsiasi responsabilità nella vicenda, rinvia immediatamente l’esemplare in Perù (purtroppo anche in quest’azione apparentemente riparatrice s’insinua il giallo, uno degli esperti, John Atwood, prima di consegnare la pianta, la divide  e  porta con se un ceppo nel Vermont).</p>
<p><b>E’ troppo tardi ormai: la guerra è dichiarata.</b><br />
Le autorità Peruviane inoltrano formale accusa: esportazione illegale di orchidee protette dalla convenzione di Washington, contemporaneamente si attiva anche la polizia Americana con la mobilitazione delle sezioni abilitate alla difesa della flora e fauna in pericolo d’estinzione.<br />
Kovach, Selby, ed altri importatori Americani di orchidee sono indagati.<br />
La pianta trovata presso John Atwood è confiscata e Selby dichiara la sua responsabilità, dopo aver negato per mesi…..<br />
Nel frattempo in Perù, migliaia di <i>P. Kovachii </i>sono raccolti illegalmente.<br />
I primi due siti conosciuti che ospitavano il <i>Phragmipedium </i>dai grandi fiori viola, sono stati totalmente sterminati in breve tempo…addirittura distrutti per far aumentare la loro rarità.<br />
Le piante raccolte sono intanto commercializzate illegalmente anche sul mercato Europeo a 1000 dollari USA l’una, e raccolte  in Perù (per esempio presso Karol Villana che possiede”Vivero Agroriente”) nell’attesa di tempi migliori. Molte piante sono anche morte. </p>
<p><b>Il botanico Harold Koopowitz ispeziona i siti di <i>Phragmipedium. kovachii</i></b><br />
Intanto una spedizione di Harold Koopowitz scopre una terza colonia di <i>P. kovachii </i>e la scoperta  è oggetto di un lungo articolo di denuncia nella rivista “Orchid Digest” (numero di Ottobre, Novembre e Dicembre 2003).<br />
In quest’occasione le autorità peruviane accordano un permesso speciale ad un produttore locale (Alfredo Manrique Sipan), consentendogli di prelevare 5 piante da questa colonia al fine di riprodurre artificialmente il <i>Phragmipedium. kovachii</i>.<br />
Ufficialmente, solo i figli di queste 5 piante di <i>P. kovachii </i>potranno essere commercializzati legalmente, ciò significa che passeranno molti anni prima di poter vedere <i>Phragmipedium kovachii</i> in Europa.<br />
Tutto quel che appare nel frattempo è illegale.<br />
La località del sito fotografato da Koopowitz è stata tenuta ufficialmente segreta….ciò nonostante, la razzia di potenti organizzazioni di trafficanti abusivi, con la benedizione delle autorità peruviane, ha già saccheggiato anche questo ed altri tre nuovi siti.<br />
Di questo scempio, Josè Mendoza, Lee Moore e altri sono i veri mattatori. I Peruviani, in cambio di questo saccheggio che li vede primi artefici,  ricavano ben poco.<br />
Sembra che Kovach e Selby siano stati condannati a pagare somme abbastanza irrisorie più qualche condanna accessoria. Su questo versante sono in corso roventi polemiche sul potere che alla fine rimedia anche le grandi colpe, i forum e molti siti web sono pieni di commenti in tal senso. Purtroppo devo fare un’amara considerazione: checché se ne dica, il mercato è creato da noi, i collezionisti di orchidee dei paesi ricchi, noi che siamo pronti a pagare anche 1000 Euro per una pianta moribonda.<br />
Questa storia di soldi legati al fiorentissimo commercio delle orchidee è per certi aspetti ancora aperta ed attuale, per il momento (ma le regole della tassonomia sono molto rigide ed irremovibili) questa nuova orchidea del Perù, si chiama <i> Phragmipedium kovachii </i>e non <i>Phragmipedium peruviana</i>.<br />
In qualche testo, <i>Phragmipedium peruvianum</i>appare solamente come sinonimo.</p>
<p><b>Solamente una delle tante storie di egoistica follia</b><br />
La storia del <i>P. kovachii</i> è solo l’ultimo esempio di ciò che è già successo con molte altre orchidee, come il <i>P. vietnamense, hangianum, coccineum ed helenae. </i><br />
Visti i risultati reali (intere colonie di specie rare sterminate nonostante la convenzione di Washington) della lotta al commercio abusivo di orchidee è forse il caso di rivedere le modalità applicative della convenzione stessa, che colpisce il pesce piccolo e non sfiora minimamente il grande contrabbando.<br />
Anche nel caso del<i> Phragmipedium kovachii </i>, la linea di difesa di Kovach, il quale sostiene di aver acquistato le piante da un rivenditore autorizzato, forse non è emersa perché il rivenditore stesso non poteva permettersi un buon avvocato.</p>
<p><small>Racconto liberamente tratto da notizie raccolte su vari forum e siti di appassionati orchidofili.</small><br />
<em>Continua&#8230;appuntamento al prossimo articolo.</em></p>
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		<title>Aerangis mystacidii</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 09:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aerangis mystacidii (Rchb. f.) Schltr. 1917 Collezione Guido De Vidi -diritti riservati. Sinonimi: Aerangis mystacidioides Schltr. 1915 ; Aerangis pachyura Schlechter 1918; (basionimo) Angraecum mystacidii Rchb. f. 1847; Angraecum pachyurum Rolfe 1813; Angraecum saundersiae Bolus 1888 Il nome di specie fa riferimento alla somiglianza con le piante del genere Mystacidium E&#8217; da qualche anno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_1.jpg"rel="lightbox[a-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_1-219x300.jpg" alt="" title="aerangis_mystacidi_1" width="219" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7213" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_2.jpg"rel="lightbox[a-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_2-225x300.jpg" alt="" title="aerangis_mystacidi_2" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-7214" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_3.jpg"rel="lightbox[a-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_3-243x300.jpg" alt="" title="aerangis_mystacidi_3" width="243" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7215" /></a><em>Aerangis mystacidii </em>(Rchb. f.) Schltr. 1917<br />
Collezione Guido De Vidi -diritti riservati.</p>
<p>Sinonimi: <em>Aerangis mystacidioides</em> Schltr. 1915 ; <em>Aerangis pachyura</em> Schlechter 1918; (basionimo) <em>Angraecum mystacidii</em> Rchb. f. 1847; <em>Angraecum pachyurum</em> Rolfe 1813; <em>Angraecum saundersiae</em> Bolus 1888<br />
Il nome di specie fa riferimento alla somiglianza con le piante del genere <em>Mystacidium</em></p>
<p>E&#8217; da qualche anno che questa specie trova il suo habitat ideale su di una zattera di sughero appesa al muro della mia prima serra con la testa alla buona luce, ma protetta da un grande esemplare di <em>Tillandsia</em>.<br />
Qualche mese fa ho tolto il grande esemplare di <em>Tillandsia</em>, che filtrava parte della luce diretta a questa specie e forse anche l&#8217;umidità circostante.<br />
La fioritura &#8211; come si può vedere è da premio &#8211; ma la pianta è in forte stress, a tal punto da pormi qualche preoccupazione. Sto pensando di recidere parte degli steli fiorali, nel frattempo l&#8217;ho spostata in  ambiente più ombroso. </p>
<p><strong>Descrizione e note di coltivazione. </strong><br />
Questa specie, epifita e miniatura, si trova in Sud Africa, Zimbabwe, Mozambico, Malawi e Zambia nelle foreste fluviali, nelle gole dei torrenti lungo il piccoli strapiombi e cascatelle d&#8217;acqua, ma anche nelle foreste sempreverdi o boschi lontani da acqua, ad altitudini tra 60 e 1800 metri.<br />
Pianta cespitosa con 2-8 foglie per unità vegetativa, oblanceolate, obovate, coriacee e leggermente carnose, inegualmente bilobate che possono arrivarare a 10 cm di lunghezza. Fiorisce in tarda estate inizio autunno producendo lunghe infiorescenze (30 centimetri)  che portano da 3 a 25 fiori bianchi (3 cm di diametro) fragranti di notte.<br />
<em>Aerangis mystacidii</em> vive bene se montata su zattera in ambiante ventilato a temperature calde diurne e fresche di notte, ombra moderata, alta umidità nella stagione di crescita e un riposo asciutto freddo.</p>
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		<title>Cochleanthes , un genere da scoprire</title>
		<link>http://www.orchids.it/2010/09/16/cochleanthes-un-genere-da-scoprire/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 14:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>
		<category><![CDATA[Orchids]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Cochleanthes]]></category>
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		<category><![CDATA[Orchidee]]></category>
		<category><![CDATA[sito]]></category>
		<category><![CDATA[specie]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella grande e variegata tribù delle Maxillarieae, trova collocazione anche il genere Cochleanthes Pur essendo di semplice coltivazione non è facile reperire le sue specie. Il genere Cochleanthes è stato creato nel 1959 da Schultes &#038; Garay, separandolo dal vecchio genere Warszewiczella. Il suo nome si riferisce alla forma del labello. Hanno basato la loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella grande e variegata tribù delle Maxillarieae, trova collocazione anche il genere <em>Cochleanthes</em><br />
Pur essendo di semplice coltivazione non è facile reperire le sue specie.</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/cocleanthes_flabellliformis.jpg"rel="lightbox[c-f]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/cocleanthes_flabellliformis-300x225.jpg" alt="" title="cocleanthes_flabellliformis" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-7182" /></a>Il genere <em>Cochleanthes</em> è stato creato nel 1959 da Schultes &#038; Garay, separandolo dal vecchio genere <em>Warszewiczella</em>. Il suo nome si riferisce alla forma del labello. Hanno basato la loro descrizione su <em>Cochleanthes flabelliformis</em>, che è la specie tipo.<br />
Foto a sinistra: <em>Cochleanthes flabelliformis</em> (Sw.) R.E. Schult. &#038; Garay 1959<br />
Questo genere è composto da circa 17 specie ampiamente distribuite in tutta l&#8217;America tropicale,  fino a 1800 metri di altitudine. Sono piante epifite senza pseudobulbi, con foglie distiche.  Le specie di questo genere si distinguono dalle altre del gruppo <em>Chondrorhyncha</em> per il callo semicircolare esistente nella parte anteriore della base del labello.<br />
Le spece del genere <em>Cochleanthes</em>, a causa delle reiterate riclassificazioni portano con loro diversi sinonimi, causa di facili confusioni e di doppi acquisti.<br />
Chi desiderasse avventurarsi nella completa collezione di tutte le specie di questo genere, onde evitare doppioni, farebbe bene tenere sott&#8217;occhio questa leggenda.<br />
<span id="more-7165"></span><br />
<strong>Specie valide e relativi sinonimi:</strong><br />
   1. <em>Cochleanthes amazonica </em>(Rchb. &#038; Warsz.) Schult. &#038; Garay 1959<br />
      <em>Chondrorhyncha amazonica</em> (Rchb.f &#038; Warsc.) Hawkes 1965<br />
      <em>Warscewiczella amazonica</em> Rchb.f &#038; Warscew 1854<br />
     <em> Warscewiczella lindenii</em> (Rolfe) hort 1892<br />
      <em>Zygopetalum amazonicum</em> (Rchb. f. &#038; Warsz.) Rchb. f. 1863<br />
      <em>Zygopetalum lindeni</em> Rolfe 1890<br />
   2. <em>Cochleanthes anatona</em> Dressler 1983<br />
   3. <em>Cochleanthes aromatica </em>(Rchb.f.)Schult. &#038; Garay 1954<br />
      <em>Bollea wendlandi</em> Rchb. f. 1888<br />
      <em>Bollea wendlandiana</em> Rchb.f<br />
      <em>Chondrorhyncha aromatica </em>(Rchb.f) P.H.Allen 1949<br />
      <em>Warscewiczella aromatica</em> (Rchb.f) Rchb.f 1863<br />
     <em> Warscewiczella wendlandii </em>(Rchb.f) Schlecter 1918<br />
      <em>Zygopetalum aromaticum </em>Rchb. f. 1852<br />
      <em>Zygopetalum wendlandi</em> Rchb. f. 1866<br />
   4. <em>Cochleanthes bidentata</em> (Rchb.f. ex Hemsl.) Schult. &#038; Garay 1959<br />
     <em> Zygopetalum bidentatum </em>Rchb. f. ex Hemsl. 1884 &#8211; Mexico<br />
   5. <em>Cochleanthes candida</em> (Lindl.) R.E.Schult. &#038; Garay 1959<br />
      <em>Warrea candida </em>Lindl. 1850<br />
   6. <em>Cochleanthes digitata</em> (Lem.) R.E.Schult. &#038; Garay 1959<br />
      <em>Warrea digitata</em> Lem. 1856<br />
   7. <em>Cochleanthes discolor </em>(Lindl.) R.E.Schult. &#038; Garay 1954<br />
      <em>Chondrorhyncha discolor</em> (Lindl.) P.H.Allen 1949<br />
      <em>Warrea discolor </em>Lindley 1849<br />
      <em>Warscewiczella discolor</em> (Lindl.) Rchb.f 1852<br />
      <em>Zygopetalum discolor</em> (Lindl.) Rchb.f 1861<br />
   8. <em>Cochleanthes flabelliformis </em>(Sw.) Schult. &#038; Garay 1959<br />
      <em>Cochleanthes fragrans</em> Rafin. 1836<br />
      <em>Cymbidium flabelliforme</em> (Sw.) Sw 1799<br />
      <em>Epidendrum flabelliforme</em> Sw. 1788<br />
      <em>Eulophia cochlearis</em> (Lindl.) Steud. 1840<br />
     <em> Pescatorea cochlearis </em>Rolfe 1906<br />
      <em>Warszewiczella cochlearis</em> (Lindl.) Rchb.f 1852<br />
      <em>Warczewiczella flabelliformis </em>(Sw.) Cogn. 1909<br />
      <em>Zygopetalum cochleare </em>Lindley 1836<br />
      <em>Zygopetalum cochleatum</em> Paxton 1838<br />
      <em>Zygopetalum flabelliforme</em> (Sw.) Rchb. f. 1863<br />
      <em>Zygopetalum gibeziae</em> N.E. Br. 1888<br />
   9. <em>Cochleanthes guianensis</em> Lafontaine, Gerlach &#038; Senghas 1991<br />
  10. <em>Cochleanthes ionoleuca</em> (Rchb.f.) Schult. &#038; Garay 1959<br />
      <em>Warczewiczella ionoleuca</em> (Rchb. f.) Schltr. 1920<br />
      <em>Zygopetalum ionoleucum</em> Rchb. f. 1865<br />
  11. <em>Cochleanthes lipscombiae</em> (Rolfe) Garay 1969<br />
      <em>Chondrorhyncha lipscombiae </em>Rolfe 1912<br />
  12. <em>Cochleanthes lobata </em>Garay 1968<br />
  13. <em>Cochleanthes lueddemanniana</em> (Rchb.f.) Schult. &#038; Garay 1959<br />
      Warczewiczella lueddemanniana Rchb. f. 1860<br />
  14. Cochleanthes marginata (Rchb.f.) Schult. &#038; Garay 1959<br />
      <em>Chondrorhyncha lipscombiae </em>Rolfe 1912<br />
      <em>Chondrorhyncha marginata</em> (Rchb. f.) P.H. Allen 1949<br />
      <em>Huntleya marginata</em> hort. 1852<br />
      <em>Warrea marginata</em> Lindley 1852<br />
      <em>Warrea quadrata </em>Lindley 1853<br />
      Warczewiczella lipscombiae (Rolfe) Fowlie 1969<br />
      <em>Warsczewiczella marginata</em> Rchb. f. 1852<br />
      <em>Warsczewiczella velata </em>Rchb.f 1865<br />
      <em>Warczewiczella vittata </em>Anonymous 1887<br />
      <em>Zygopetalum fragrans</em> Lindley 1851<br />
      <em>Zygopetalum velatum</em> Rchb.f 1863<br />
  15. <em>Cochleanthes palatina</em> Senghas 1990<br />
  16. <em>Cochleanthes picta </em>(Rchb.f.) Garay 1967<br />
      <em>Warczewiczella marginata</em> Rchb. f. 1852<br />
  17. <em>Cochleanthes wailesiana</em> (Lindl.) R.E.Schult. &#038; Garay 1959<br />
     <em> Warrea digitata</em> Lem. 1856<br />
      <em>Warrea wailesiana</em> Lindl. 1849<br />
      <em>Warczewiczella digitata </em>Barb. Rodr.<br />
      <em>Warczewiczella wailesiana</em> (Rchb. f.) E. Morren 1878<br />
      <em>Zygopetalum wailesianum</em> (Lindl.) Rchb. f. 1863<br />
<strong><br />
Nomi e sinonimi di specie non validi:</strong><br />
    * <em>Cochleanthes fragrans </em>Rafin. 1836 ver <em>Cochleanthes flabelliformis</em> (Sw.) Schult. &#038; Garay 1959<br />
    * <em>Cochleanthes heteroclita</em> (Poepp. &#038; Endl.) R.E.Schult. &#038; Garay 1959 ver <em>Huntleya heteroclita </em>(Poepp. &#038; Endl.) Garay 1969<br />
    * Cochleanthes klugii (C.Schweinf.) R.E.Schult. &#038; Garay 1959 ver Chaubardia klugii (C. Schweinf.) Garay 1973<br />
    * <em>Cochleanthes rhombilabia </em>(C.Schweinf.) Senghas 1966 ver <em>Huntleya heteroclita</em> (Poepp &#038; Endl.) Garay 1969<br />
    * <em>Cochleanthes thienii</em> Dodson 1980 ver <em>Chondrorhyncha thienii</em> (Dodson) Dodson 1984<br />
    * <em>Cochleanthes trinitatis </em>(Ames) R.E.Schult. &#038; Garay 1959 ver <em>Chaubardia surinamensis</em> Rchb. f. 1852</p>
<p><small>Collezione Guido De Vidi -Tutti i diritti riservati.</small><br />
 <img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/Chondoryncha-discolor_01.jpg"class="alignleft"/><strong><i> Cochleanthes discolor</i> (Lindley) R.E.Schultes 1954 </strong><br />
Sinonimi: <em>Chondrorhyncha discolor</em> (Lindley) P.H.Allen 1949; Basionimo &#8211; Journal of the Horticultural Society of London 4: 265-266. 1849.<em>Warrea discolor</em> Lindley 1849; <em>Warscewiczella discolor </em>(Lindley) Rchb.f 1852; <em>Zygopetalum discolor</em>.<br />
Pianta epifita di piccole dimensioni e di facile coltivazione, vive in <strong>Costa Rica, Cuba, Honduras, Panama, Colombia, Venezuela ed Ecuador</strong> in zone collinose, tra  700 e 1800 metri di altitudine. Ama umidità e buona aerazione, si adatta a varie temperature ma vegeta bene nella parte fresca della serra intermedia. Questa specie è priva di pseudobulbi ed il ceppo vegetativo, si sviluppa con foglie lanceolate a forma di ventaglio molto piacevoli da vedersi.<br />
I fiori di questa specie misurano 7 centimetri e sono molto diversificati nelle tonalità di colore, da cui il nome &#8220;discolor&#8221;.<br />
La tribù delle <em>Maxillarieae </em> è tipicamente definita dal suo sviluppo simpodiale con o senza pseudobulbi e foglie di varie dimensioni,  sempre leggiadre. Le orchidee che compongono la tribù delle <em>Maxillarieae </em> sono endemiche in un&#8217;ampia fascia dell&#8217;America centrale e del sud. L&#8217;attuale classificazione di questa tribù si basa sugli studi di <strong>Patsy Webster</strong>, che la divide in otto sottotribù con le loro alleanze.</p>
<p><strong>Ecco l&#8217;intera tribù con le varie sottotribù ed i generi collegati:</strong><br />
 <b>CORALLORHIZA</b> Sottotribù (Corallorhizinae)<br />
 <em>Corallorhiza, Govenia</em><br />
<b> ZYGOPETALUM</b> Sottotribù (Zygopetilinae)<br />
<em>Zygopetalum, Promenaea, Acacallis, Aganisia, Batemannia, Koellensteinia, Mendoncella, Neogardneria, Pabstia, Zygosepalum.</em><br />
<strong>WARREA </strong><br />
<em>Otostylis, Warrea, Warreella</em><br />
<strong>BOLLEA </strong><br />
<em>Bollea, Chondrorhyncha, Cochleanthes, Huntleya, Kefersteinia, Pescatorea, Chaubardia, Chaubardiella, Stenia.</em><br />
<strong>VARGASIELLA </strong><br />
<em>Vargasiella</em><br />
<b>BIFRENARIA </b>Sottotribù (Bifrenariinae)<br />
 <em>Bifrenaria, Teuscheria, Xylobium</em><br />
<b>LYCASTE </b>Sottotribù (Lycastinae)<br />
<em>Lycaste, Anguloa, Neomoorea</em><br />
<b> MAXILLARIA</b> Sottotribù (Maxillariinae)<br />
<em>Maxillaria, Scuticaria, Cryptocentrum, Cyrtidium, Mormolyca, Sepalosaccus, Trigonidium</em><br />
 <b>DICHAEA</b> Sottotribù (Dichaeinae)<br />
 <em>Dichaea</em><br />
<b>TELIPOGON</b> Sottotribù (Telipogoninae)<br />
<em>Telipogon, Trichoceros.<br />
</em><br />
<b> ORNITHOCEPHALUS</b> Sottotribù (Ornithocephalinae)<br />
 <em>Ornithocephalus, Dipteranthus, Hofmeisterella, Zygostates.</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Orchidee a radice nuda, come sistemarle?</title>
		<link>http://www.orchids.it/2010/09/11/orchidee-a-radice-nuda-come-sistemarle/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 05:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Orchidee raccolte In altri tempi erano eventi abbastanza normali &#8211; i viaggiatori cosiddetti “naturalistici” &#8211; tornavano spesso dai Paesi tropicali e sub tropicali, con trofei di orchidee più o meno voluminosi e purtroppo non sempre legali. La convenzione di Washington &#8211; che risale agli inizi degli anni 90 &#8211; ha quantomeno stabilito delle restrizioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>Orchidee raccolte</b><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/ansell_afric.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/ansell_afric.jpg" alt="" title="ansell_afric" width="223" height="226" class="alignleft size-full wp-image-7090" /></a>In altri tempi erano eventi abbastanza normali &#8211; i viaggiatori cosiddetti “naturalistici” &#8211; tornavano spesso dai Paesi tropicali e sub tropicali, con trofei di orchidee più o meno voluminosi e purtroppo non sempre legali.<br />
La convenzione di Washington &#8211; che risale agli inizi degli anni 90 &#8211; ha quantomeno stabilito delle restrizioni e regolamentazioni alla loro commercializzazione.<br />
Si dirà: quali altri tempi! I viaggi dei desideri orchidofili con qualche &#8220;preda&#8221; non denunciata, sono sempre attuali!<br />
Purtroppo! Dico io&#8230;basterebbe almeno, che le &#8220;prede&#8221; riuscissero a sopravvivere.<br />
Oggi, importare e/o esportare orchidee è ovviamente sempre possibile nel rispetto delle normative previste dal CITES, che consiglio a tutti di leggere.<br />
Le importazioni e le esportazioni di orchidee &#8211; specie  esotiche -, extra Comunità Europea, oltre alla macchinosità burocratica presentano anche ingenti costi, che condizionano a prescindere, il collezionista amatoriale. Le documentazioni fitosanitarie, CITES e le operazioni di trasporto &#8211; effettuabili solamente da ditte autorizzate &#8211; sono troppo costose se attivate per piccole quantità.<br />
Questa barriera burocratica fa il buon gioco di qualche venditore europeo, che provvede  ad organizzare grosse importazioni, per se e funge anche di appoggio a vari venditori extraeuropei &#8211; sud americani ed asiatici &#8211; che da qualche anno presenziano i mercati &#8220;mostre mercato&#8221; italiani ed europei.<br />
Il meccanismo funziona alla grande, sia per i venditori extraeuropei, che per i commercianti locali. Quel che rimane invenduto nei banchi  degli extraeuropei è acquistato dai venditori europei presenti, per rivenderlo in occasioni successive.<br />
<span id="more-7087"></span><br />
<strong>Trattamento delle piante acquistate.</strong><br />
La primavera è in assoluto il miglior periodo per l’ambientamento delle orchidee. E&#8217; vivamente sconsigliabile acquistare orchidee a radice nuda o non perfettamente radicate, in Autunno/Inverno.</p>
<p>Negli stand di vendita troviamo  tre tipologie diverse di acquisto:<br />
1 &#8211; piante dei venditori Europei riprodotte da seme e sistemate in vaso, quindi trasferibili con relativa tranquillità nelle nostre coltivazioni.</p>
<p>2 &#8211; piante seminate o meristemate, ma provenienti da Paesi tropicali, poste in vendita a radice nuda &#8211; probabilmente per questioni di trasporto -, che dovranno sopportare uno stress ambientale supplementare.</p>
<p>3 &#8211; piante raccolte in natura e commercializzate a radice nuda: in questo caso bisogna porre le massima attenzione alla loro sistemazione in coltivazione.</p>
<p><strong>Raccomandazione di carattere legale.</strong><br />
E’ vero che tutto il materiale vegetale in entrata nella comunità Europea è sottoposto ai controlli doganali e quindi si ritiene già abilitato al commercio.<br />
Penso che giovi comunque, chiedere al venditore un certificato nel quale appaia chiaramente l’autorizzazione, soprattutto nel caso di specie botaniche inserite nella Ia appendice del CITES (<em>Paphiopedilum</em> ad esempio).</p>
<p><strong>Cura delle orchidee a radice nuda.</strong><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/a_visita_serra_3.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/a_visita_serra_3-300x225.jpg" alt="" title="a_visita_serra_3" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-7091" /></a>La prima ed ovvia attenzione, va posta al momento dell’acquisto delle piante, che vanno controllate con attenzione: verificate la presenza di muffe, marciumi, disidratazioni e soprattutto che i ceppi in vendita non siano ridotti ai minimi termini (numero degli pseudobulbi o delle vegetazioni sempre superiore a tre per le simpodiali – ceppi ben formati per le <em>Pleurotahallidiane </em>e steli ben forniti di radici per le monopodiali).<br />
Appena giunti a casa, aprite l’involucro e togliete le piante. Esaminatele attentamente per scoprire se c’è qualche zona dall’aspetto molle o contusioni nel tessuto delle piante.</p>
<p>Per prevenire evenuali infezioni nei punti che possono avere subito danni mentre le maneggiavate o durante il trasporto è sempre prudente immergere le piante in una soluzione fungicida.<br />
Generalmente le foglie turgide e spesse non si danneggiano, ma quelle sottili di alcune specie possono esserersi spezzate o ammaccate. Rimuovetele parti lese gravemente e tenete sotto controllo quelle che hanno subito un danno leggero (se queste mostrano più tardi segni di infezione, trattatele nuovamente con  fungicida rameico in polvere). Collocate le piante su un bancale, all’ombra, con buona circolazione d’aria.</p>
<p>Vi accorgerete che alcune piante, avranno nuovi getti in formazione, mentre altre saranno ancora allo stato di riposo vegetativo.<br />
La raccolta delle orchidee in natura non è un’operazione che i venditori eseguono il giorno prima di partire per le fiere ed inoltre ci sono le stagioni delle piogge che creano difficoltà e le distanze sono molto grandi. Può capitare che alcune piante debbano attendere un po’ di tempo, prima di arrivare nei banchi di vendita.<br />
Le piante che hanno già iniziato a sviluppare nuovi getti devono essere rinvasate subito, le altre possono aspettare. Spruzzate quelle che rimangono sul bancale una o due volte al giorno per impedire che appassiscano o per aiutarle a farsi nuovamente sode.<br />
Nei casi di eccessiva disidratazione delle piante in stato di riposo vegetativo conviene far uso dei sacchetti di polietilene trasparenti.<br />
La sistemazione in sacchetti trasparenti, di piante in crisi o di retrobulbi senza nuova vegetazione fornisce  un’atmosfera molto umida che incoraggia la formazione di nuove radici e lo sviluppo delle gemme dormienti.<br />
Mettete un po’ di muschio bagnato in un sacchetto, collocatevi sopra la pianta, chiudete il sacchetto con un filo di plastica ed appendetelo in zona non molto luminosa. Quando ci si accorge che le nuove radici stanno spuntando, bisogna togliere la piantina dal sacchetto e rinvasarla come una qualsiasi altra pianta, ancorandola ad un sostegno, perché sia salda nel vaso. Tenete le piante appena invasate piuttosto all’ombra e nebulizzate una o due volte il giorno le foglie e la superficie del substrato, fino a che le nuove radici cominceranno a svilupparsi vigorosamente.<br />
Le piante rinvasate subito all’arrivo devono essere tenute all’ombra e nebulizzate fino a che hanno ripreso bene lo sviluppo. Onde evitare subdole  disidratazioni -substrato secco -si raccomanda di usare bark tenuto a bagno per almeno 3-4 giorni<br />
Queste note appena riportate sono generiche e rivolte al pronto intervento piuttosto che a piante con esigenze colturali abbastanza standardizzate.<br />
Attenzioni supplementari servono per orchidee terricole, litofite e/o marcatamente sensibili al periodo di riposo vegetativo.<br />
Varrebbe la pena di aprire specifici capitoli per le terricole (Paphiopedilum ad esempio), se avete la pazienza di cercare nel blog troverete <a href="http://www.orchids.it/paphiopedilum/"> qualche post </a> per il loro rinvaso.<br />
Altro discorso di specificità va fatto per le orchidee decisamente “litofite” provenienti quasi da un pianeta diverso… che per ottenere la loro coltivazione ottimale abbisognano di trattamenti personalizzati.<br />
A riguardo della loro coltivazione cito solamente due aspetti importanti:<br />
1 &#8211; coltivazione in vasi e/o ciotole in cotto (di facile asciugatura e ottimo volano di raffreddamento estivo delle radici) con composto drenante e di materiale roccioso quasi inerte e tendenzialmente poco calcareo.<br />
Personalmente consiglierei di collocare il vaso in cotto all’interno di uno più grande di plastica.<br />
2 &#8211; Dare tutta la luce possibile e sistemare le rupicole in spazi dove è possibile controllare bagnature e fertilizzazioni in modo indipendente dalle altre piante della coltivazione.<br />
Le orchidee raccolte in natura sono in gran parte epifite (vivono sugli alberi o comunque aggrappate a sostegni aerei) ed è facile capire la loro vocazione ad una sistemazione similare anche in coltivazione: le zattere, i tronchetti ed i cestini aerei sono un’ottima soluzione per molti generi di orchidee epifite.<br />
L’adozione di quest’ultimi sistemi di coltivazione, può essere sperimentata senza problemi in serra od ambienti equiparati.</p>
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		<title>Stanhopeinae?&#8230; coltivale nelle museruole</title>
		<link>http://www.orchids.it/2010/07/27/stanhopeinae-coltivale-nelle-museruole/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 21:15:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[YouTube &#8211; VideoMusic Cestini di legno per le Vandaceae, cestelli di ferro per le Pleurothallidinae &#8220;Dracula&#8221; e museruole per le Stanhopeinae. Nell&#8217;intento di simulare il più fedelmente possibile, l&#8217;habitat delle orchidee, i coltivatori si sbizzarriscono nelle soluzioni più svariate. Alchimie segrete per i composti dei substrati, vasi trasparenti, vasi forati anche nelle pareti verticali, varie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=sN65_NMNlfI&#038;feature=related">YouTube &#8211; VideoMusic</a><br />
Cestini di legno per le <em>Vandaceae</em>, cestelli di ferro per le <em>Pleurothallidinae &#8220;Dracula&#8221; </em> e museruole per le <em>Stanhopeinae</em>. Nell&#8217;intento di  simulare il più fedelmente possibile, l&#8217;habitat delle orchidee, i coltivatori si sbizzarriscono nelle soluzioni più svariate.<br />
Alchimie segrete per i composti dei substrati, vasi trasparenti, vasi forati anche nelle pareti verticali, varie tipologie di zattere e tronchetti. Tutti stratagemmi per far crescere bene le nostre orchidee e chi più ne ha più ne metta!.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/07/stanhopea_tigrina_1.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/07/stanhopea_tigrina_1-225x300.jpg" alt="stanhopea_tigrina_1" title="stanhopea_tigrina_1" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6808" /></a> A complicarci la vita ci sono pure le orchidee dal cosiddetto &#8220;geotropismo negativo&#8221;, ovvero con gli steli fiorali che si formano alla base degli pseudobulbi e puntano verso il basso, attraversando in tal modo la parte radicale delle piante.<br />
In questo, le <em>Stanhopeinae</em> sono maestre. Che dir si voglia, con le <em>Stanhopee</em>, la vecchia e cara museruola è ancora la soluzione imbattibile&#8230; siete d&#8217;accordo?<br />
Una soluzione molto usata dai vecchi coltivatori ed ancora molto funzionale è quella di contenere il substrato in capienti museruole: sì proprio quelle gabbie che i nostri contadini, nel recente passato, applicavano al muso delle mucche e degli asini per impedire loro di mordere ed anche di mangiare durante i lavori delle arature&#8230;da cui la metafora &#8220;mettere la museruola&#8221; per rappresentare simbologie d’asservimento, costrizioni e censure.<br />
<span id="more-6804"></span><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/07/stanhopea_tigrina_2.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/07/stanhopea_tigrina_2-225x300.jpg" alt="stanhopea_tigrina_2" title="stanhopea_tigrina_2" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6809" /></a>Nel nostro caso, paradossalmente, la museruola non ha la funzione di costrizione, ma quella di contenimento libero. Gli steli fiorali delle orchidee con geotropismo negativo, possono uscire fra le sue larghe maglie.   </p>
<p><b> Dove trovare le museruole?</b><br />
Bisogna auto costruirle, credo sia impossibile trovarle nel mercato, ma non è difficile.<br />
Il principio è quello della maglia delle reti di recinzione e si parte legando ad un piccolo cerchio di ferro (3 centimetri di diametro) 8 fili di ferro doppi, lunghi 60 centimetri ciascuno e di piccola sezione (per poterli facilmente manipolare) formando 8 lunghe asole.</p>
<div style="overflow:hidden; background:#EEEEEE; border: 1px dotted gray; padding:3px;">
<img src='/img_up/S_tigina_museruola_alto_200.jpg' alt=''class="alignleft"/><img src='/img_up/S_tigrina_muse_sotto.jpg' alt=''class="alignright"/> Nelle foto si può vedere la parte superiore della museruola e quella inferiore da dove escono gli steli fiorali. In questo caso il substrato è costituito da fibra d&#8217;osmunda, si può usare anche bark grosso.</div>
<p> Creata la base di partenza si procede attorcigliando fra loro gli spezzoni di ferro all&#8217;uopo predisposti (vedi le maglie delle reti molli, non elettro saldate), il primo giro in forma molto stretta e poi sempre più larga, livello dopo livello.<br />
All&#8217;estremità superiore chiudere tutto, attorcigliando gli spezzoni ad un anello di ferro grosso e rigido (vedi foto sopra). Il diametro dell&#8217;anello finale sarà propozionale alla larghezza delle maglie costruite.<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/07/stanhopea_tigrina_3.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/07/stanhopea_tigrina_3-300x225.jpg" alt="stanhopea_tigrina_3" title="stanhopea_tigrina_3" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-6810" /></a> Per sostenere la museruola, legare tre fili di ferro sottili e raccolti a gancio finale.<br />
Nel caso si usi come substrato, fibra di vario tipo, si può sistemare direttamente la piante nella museruola, se si usa bark bisogna rinvasare la pianta in vasi normali, attendere 1 o 2 anni che si formi un tutt&#8217;uno fra le radici della pianta ed il  bark del substrato, tanto da poter estrarre il tutto dal vaso e sistemarlo nella museruola.<br />
&#8230;se non ce la fate a costruirle posso fornirvele io.<br />
<strong>Chi è interessato mi contatti a questo indirizzo info@orchids.it</strong></p>
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		<title>Cyrtochilum serratum&#8230; chi la dura la vince!</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è la storia della prima fioritura del mio Cyrtochilum serratum, storia di orchidee, di passioni e di amore pagato con una splendida ed inaspettata fioritura. Sono diversi anni che questa strana orchidea proveniente dall&#8217; Ecuador, vive nella mia serra. Strana perchè senza i fiori non da chiare indicazioni, nemmeno del suo genere di appartenenza: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la storia della prima fioritura del mio <em>Cyrtochilum serratum,</em> storia di orchidee, di passioni e di amore pagato con una splendida ed inaspettata fioritura.</p>
<p>Sono diversi anni che questa strana orchidea proveniente dall&#8217; Ecuador, vive nella mia serra. Strana perchè senza i fiori non da chiare indicazioni, nemmeno del suo genere di appartenenza: forse <em>Odontoglossum o Oncidium.</em><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/05/cyrt_serratum_pianta.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/05/cyrt_serratum_pianta-225x300.jpg" alt="cyrt_serratum_pianta" title="cyrt_serratum_pianta" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6276" /></a>Le prime e sommarie analisi morfologiche di questa orchidea mi indussero a coltivare la piccola piantina, in area fresca e per trovare queste condizioni climatiche decisi di collocarla su di una zattera da appendere sulla rete di contenimento dei pannelli del raffrescamento.<br />
Scelta indovinata perchè la pianta iniziò a sviluppare radici rigogliosissime, che andarono ad insediarsi dentro i truccioli di legno con cui sono composti i pannelli raffrescanti.<br />
Lo scorso anno, finalmente spuntò il primo stelo fiorale &#8211; grande felicità &#8211; mal pagata però! La sua crescita si arrestò tragicamente una notte, era già lungo oltre un metro lo stelo, quando ricevette la visita di una malcapitata lumaca! <span id="more-6273"></span><br />
L&#8217;attesa della fioritura sembrò fatalmente compromessa, effettivamente il moncone dello stelo rimase bloccato per molti mesi, poi, inaspettatamente, da un nodo prese corpo una protuberanza che presto diventò la continuazione dello stelo primario. Si allungò ancora di un metro, prima di incontrare nuovamente un ospite indesiderato che gli tranciò l&#8217;apice vegetativo: mi rassegnai e per molto tempo non seguii più le vicende vegetative du questa orchidea sfortunata &#8211; sì, sfortunata &#8211; perchè, oltre a quanto vi sto già raccontando, a più riprese la nostra orchidea dovette anche cedere agli abitatori &#8220;accessori&#8221; della mia serra, qualche pezzo delle sue succulente radici, ma un bel giorno&#8230; ecco la sorpresa. Fui quasi costretto a seguire quello stelo minuto ed attorcigliato, appoggiato lontano sugli pseudobulbi di un ignaro <em>Dendrobium</em>, per capire da dove provenisse.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/05/cyrt_serratum.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/05/cyrt_serratum-300x297.jpg" alt="cyrt_serratum" title="cyrt_serratum" width="300" height="297" class="alignleft size-medium wp-image-6274" /></a>Lo stelo in questione era proprio la diramazione fiorale, con germogli ben formati, di quel lungo e tormentato stelo del 2009, proveniente da quella strana orchidea ecuadoregna.<br />
 I fiori si aprirono dopo alcuni giorni, belli! Grandi! La mia attenzione fu presto catalizzata dalla strana strutturazione dei due petali laterali, che si mostravano con le punte attaccate.<br />
Non avevo mai visto fiori così strutturati, d&#8217;apprima pensai ad una carenza della pianta, dovuta alle sue vicissitudini incontrate durante la formazione dello stelo, ma dopo una veloce ricerca, con soddisfazione trovai  i suoi dati tassonomici.<br />
<!--more--><br />
 <a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/05/cyrt_serratum_fiore.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/05/cyrt_serratum_fiore-278x300.jpg" alt="cyrt_serratum_fiore" title="cyrt_serratum_fiore" width="278" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6283" /></a><em>Cyrtochilum serratum</em> (Lindl.) Kraenzl.1917<br />
Sinonimi:<br />
   1.  <em>Oncidium diadema</em> Lindley 1866<br />
   2. *Oncidium serratum Lindley 1842 (Basionimo)<br />
E&#8217; endemico in Ecuador occidentale ad altitudini tra i 1200 ei 3000 metri. Descritto da Lindley nel 1842 come  <em>Oncidium serratum</em>.<br />
Il genere <em>Cyrtochilum</em> è intermedio tra<em> Oncidium </em>ed <em>Epidendrum</em> differendo da entrambi principalmente per il labello corto e convesso dal qual carattere ha ricevulo il nome di <em>Cyrtochilum </em>composto delle parole greche Cyrto &#8220;convesso&#8221; chilum &#8220;labbro&#8221;.<br />
Il nome di specie &#8220;serratum&#8221; fa chiaro riferimento agli apici chiusi dei due petali laterali.<br />
Le specie che compongono questo genere sono appartenute per lungo tempo al genere <em>Oncidium. </em></p>
<p>Descrizione:<br />
Il pseudobulbi sono oblunghi-ovoidali, compressi, 15-18 cm di altezza. Le foglie misurano 40-70 cm di lunghezza. L&#8217;infiorescenza può raggiungere da 1,5 a 3 metri di lunghezza ed è ramificata. I fiori misurano 7,5 cm di diametro.</p>
<p>Coltivazione:<br />
Le specie del genere Cyrtochilum sono caratterizzate dal fatto che hanno bisogno di temperature di coltivazione fresche e che tutte hanno infiorescenze molto lunghe e ramificate. Da ciò, anche <em>Cyrtochilum serratum</em> va coltivato in serra fredda ed essendo una pianta a forte crescita necessita di annaffiature e buona umidità tutto l&#8217;anno. I fiori sono di lunga durata.</p>
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		<title>Dendrobium primulinum var. assamicum</title>
		<link>http://www.orchids.it/2010/04/11/dendrobium-primulinum-var-assamicum/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 12:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Dendrobium non finiscono mai di stupire!! Vi presento una deliziosa e, come si può ammirare in foto, anche molto generosa specie in fiore nella mia collezione: Dendrobium primulinum Lindley 1858 Questa specie è endemica in Assam, Himalaya orientale, Nepal, Himalaya occidentale, Isole Andamane, Myanamar, Thailandia, Laos, Cina Yunnan e Vietnam. Le piante di questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I Dendrobium non finiscono mai di stupire!!</strong><br />
Vi presento una deliziosa e, come si può ammirare in foto, anche molto generosa specie in fiore nella mia collezione: <em>Dendrobium primulinum </em>Lindley 1858</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/den_primulnum_1.jpg"rel="lightbox[d-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/den_primulnum_1-225x300.jpg" alt="den_primulnum_1" title="den_primulnum_1" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6093" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/den_primulnum_2.jpg"rel="lightbox[d-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/den_primulnum_2-225x300.jpg" alt="den_primulnum_2" title="den_primulnum_2" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6094" /></a><br />
Questa specie è endemica in Assam, Himalaya orientale, Nepal, Himalaya occidentale, Isole Andamane, Myanamar, Thailandia, Laos, Cina Yunnan e Vietnam. Le piante di questa specie sono di grandi dimensioni, richiedono caldo durante la fase di sviluppo e vivono abbarbicate sugli alberi decidui, ad altitudini da 500 a 1000 metri, dove hanno bisogno di luce diretta del sole per almeno 3 ore al giorno.<br />
<i>Dendrobium primulinum</i> sviluppa fusti robusti, penduli, tereteformis, sulcati e avvolti di  guaine bianche. Nelle coltivazioni europee fiorisce in primavera su corte infiorescenze con brattee minute e 1 &#8211; 2, fiori profumati che nascono dai nodi situati lungo i fusti già spogli. Richiede molta acqua e tanto nutrimento a partire dalla post fioritura fino al completo sviluppo delle nuove vegetazioni (generalmente fino alla fine di settembre), quando è il momento di procurare clima secco e fresco.<br />
Esistono almeno due varietà di <i>Dendrobium primulinum</i>, una con la gola del labello marcatamente color giallo, ed una seconda (meno comune nelle coltivazioni), <i>Dendrobium primulinum </i> var. assamicum), con la gola del labello molto pallida e leggermente striata.<br />
Il lettore attento si chiederà sicuramente come sia possibile garantire a questa specie (luce, caldo, umidità e freddo secco) in un ambiente dove convivono migliaia di varietà e specie di orchidee, che chiedono esigenze colturali diverse. Ovviamente nelle coltivazioni miste non è assolutamente possibile di discernere ed allora si cerca il compromesso, quel compromesso che accontenta tutte le orchidee della collezione&#8230; ed anche il coltivatore!!! Facile a dirsi, un po più complicato a realizzarsi <img src='http://www.orchids.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /><br />
Leggi anche questo <a href="http://www.orchids.it/2005/11/28/dendrobium-facili-o-difficili/"> post sui dendrobium</a></p>
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		<title>Leptotes pohlitinocoi</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 02:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una bella sorpresa, questa fioritura del mio Leptotes pohlitinocoi!! Appena sbocciati i fiori, sembrava L. bicolor, per la verità sono abbastanza simili fra loro ed appartengono allo stesso gruppo. Leptotes pohlitinocoi VP Castro &#038; Chiron, Richardiana 4: 78 (2004). Origine del nome: in omaggio ai due orchidofili brasiliani, Pohli e Tinoco. Distribuzione: Brasile (Bahia) Dimensioni: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una bella sorpresa, questa fioritura del mio <i>Leptotes pohlitinocoi</i>!!<br />
Appena sbocciati i fiori, sembrava <em>L. bicolor</em>, per la verità sono abbastanza simili fra loro ed appartengono allo stesso gruppo.</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_-pohlitinocoi.jpg"rel="lightbox[l-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_-pohlitinocoi-225x300.jpg" alt="leptotes_-pohlitinocoi" title="leptotes_-pohlitinocoi" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6077" /></a> <em>Leptotes pohlitinocoi</em> VP Castro &#038; Chiron, Richardiana 4: 78 (2004).<br />
Origine del nome: in omaggio ai due orchidofili brasiliani, <strong>Pohli e Tinoco</strong>.<br />
Distribuzione: Brasile (Bahia)<br />
Dimensioni: 12 cm.<br />
Esposizione: sole filtrato<br />
Temperatura: temperato-freddo al caldo.<br />
Tempo di fioritura: marzo aprile.<br />
Specie scoperta recentemente da Erwin Böhnke vicino Buararema (Stato di Bahia, Brasile). I fiori sono rosa. L&#8217;infiorescenza porta uno o due fiori: i due labelli sono rivolti uno verso l&#8217;altro.<br />
La struttura della pianta  presenta un rizoma molto corto dal quale si sviluppano piccoli pseudobulbi e quasi impercettibilmente ai loro apici si formano lunghe foglie cilindriche, erette o pendenti, con una scalmanatura più o meno profonda longitudinale. L&#8217; infiorescenza è apicale, breve e contiene uno o due fiori vistosi. I fiori sono solitamente rosa, con il labello macchiato di porpora. I petali e sepali sono simili, ma i petali, spesso hanno colori più intensi, il labello è lobato e ha artigli che si aggrappano ai lati della colonna. La colonna è minuta e contiene sei masse polliniche di diverse dimensioni, quattro grandi e due piccole.<br />
Le tre principali caratteristiche che differenziano le specie di <em>Leptotes</em> (circa 9 ora conosciute)  sono le proporzioni generali delle foglie, la forma dei fiori ed il loro modo di aprirsi. Da queste, le specie possono essere classificate in due gruppi principali.<br />
<span id="more-6076"></span><br />
<strong>Primo gruppo:</strong> <em>L. unicolor, L. bicolor, L. bohnkiana, L. pohlitinocoi </em><br />
<strong>Secondo gruppo</strong>: <em>L. vellozicola, L. tenuis, L. pauloensis, L. harryphillipsii, L. mogyensis</em>, di quest&#8217;ultima specie non esiste traccia in sito, tutte le informazioni provengono da una collezione californiana USA, potrebbe essere un raro ibrido naturale tra <em>L. tenuis</em> e <em>L. unicolor </em><br />
<strong>Il genere</strong><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_bicolor.jpg"rel="lightbox[l-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_bicolor-225x300.jpg" alt="leptotes_bicolor" title="leptotes_bicolor" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6080" /></a> Il genere <em>Leptotes</em> è stato descritto da Lindley nel 1833, usando come specie tipo: <em>Leptotes bicolor</em><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_bicolor_-descrizio.jpg"rel="lightbox[l-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_bicolor_-descrizio-300x101.jpg" alt="leptotes_bicolor_-descrizio" title="leptotes_bicolor_-descrizio" width="300" height="101" class="aligncenter size-medium wp-image-6079" /></a><br />
<strong><em>Testo originale di John Lindley</em></strong><br />
Per ulteriori approfondimenti sul genere <em>Leptotes</em>, leggete questo <a href="http://www.orchids.it/wp-admin/post.php?post=11804&#038;action=edit"> post</a></p>
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		<title>Osmunda regalis&#8230; la felce proibita</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 11:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Osmunda, parola affascinante per i coltivatori di orchidee, un tempo mitica per gli orchidofili di tutto il mondo, soprattutto ora che non si può più raccogliere ed usare. Fino a qualche decina d&#8217;anni fa, anche in Italia l&#8217;osmunda era usata come materiale da rinvaso per le orchidee e si poteva tranquillamente acquistare da esperti raccoglitori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Osmunda, parola affascinante per i coltivatori di orchidee, un tempo mitica per gli orchidofili di tutto il mondo, soprattutto ora che non si può più raccogliere ed usare.<br />
Fino a qualche decina d&#8217;anni fa, anche in Italia l&#8217;osmunda era usata come materiale da rinvaso per le orchidee e si poteva tranquillamente acquistare da esperti raccoglitori (nelle zone paludose ed acide dell&#8217;alta Toscana), che la inviavano a destinazione via ferrovia, imballata in sacchi di Juta.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/osmunda_regalis.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/osmunda_regalis-219x300.jpg" alt="osmunda_regalis" title="osmunda_regalis" width="219" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6044" /></a>OSMUNDACEAE<br />
<em>Osmunda regalis</em> L., nota anche come FELCE FLORIDA.<br />
Il nome del genere  è dedicato ad &#8220;Osmùnder&#8221;, divinità celtica, simbolo di forza, mentre l&#8217;epiteto specifico evidenzia la bellezza della pianta. Questa specie vegetale ha attraversato le glaciazioni del quaternario, grazie all&#8217;effetto termoregolatore delle paludi costiere. Testimonianza della primitività di questa specie è la particolare localizzazine delle sporangi.<br />
E&#8217; una felce di grandi dimensioni, appartenente alla famiglia Osmundaceae, diffusa in Europa, Africa, Asia, e nelle Americhe. È l&#8217;unica specie europea del genere <em>Osmunda</em>.<br />
<span id="more-6028"></span><br />
Si tratta di una pianta erbacea decidua con grandi foglie frondose che formano vegetazioni cespitose dal portamento maestoso. Presenta due tipi di vegetazioni: quelle fertili (dette sporofilli) dotate di sporangi (dette sori), composte dalla sola rachide, senza ramificazioni appiattite, e le foglie sterili, imponenti, bipennate, senza peluria, oblunghe, lungamente picciolate, con funzioni meramente vegetative. Il periodo di produzione delle spore va da maggio a settembre. Cresce in ambienti umidi e ombrosi, boschi collinari e preferisce il fresco di fondovalle.<br />
I rami sterili raggiungono i 160 cm di altezza e una larghezza di 30-40 cm. Le foglie sterili sono larghe, bipennate, con 7-9 coppie di pinne lunghe fino a 30 cm; ciascuna pinna possiede 7-13 pinnule lunghe 2,5-6,5 cm e larghe 1-2 cm. Le ramificazioni fertili sono più basse (20-50 cm), ma di portamento più eretto, 2-3 coppie di pinne sterili alla base, e  7-14 coppie di pinne fertili coperte di fitti accumuli di sporangi, sulla parte superiorei.</p>
<p><strong>Uso del termine: OSMUNDA </strong><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/osmunda_germogli.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/osmunda_germogli-225x300.jpg" alt="osmunda_germogli" title="osmunda_germogli" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6045" /></a>In botanica si usa il termine Osmunda per definire quel materiale che si trova  nei terreni umidi e acidi, composto dalle radice di alcuni tipi di felci, per lo più della grande felce <em>Osmunda regalis</em>.<br />
Nel lontano passato, l&#8217;<em>Osmunda regalis</em> non ha avuto grande importanza ed il suo uso è stato per molto tempo relegato a materiale di zavorra per le navi. Non ha avuto altro uso fino a quando i coltivatori di orchidee scoprirono la sua importanza per la realizzazione di materiale da substrao. Come spesso accade nelle scoperte, una volta popolare, anche l&#8217;Osmunda regalis è stata raccolta in grandi quantità. Questa felce giungeva a destinazione nei vivai di orchidee in grandi blocchi di radici. La preparazione del materiale veniva eseguita, prima pulendo ed essicando i grandi blocchi di radici, e successivamente tagliandole a piccoli pezzetti.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/osmunda_250.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/osmunda_250.jpg" alt="osmunda_250" title="osmunda_250" width="250" height="188" class="alignleft size-full wp-image-6043" /></a> Durante le operazioni di rinvaso, i coltivatori di orchidee mescolavano le radici, così sminuzzate, con altro materiale (sfagno vivo o di torbiera), a dosaggi diversi secondo la tipologia di coltivazione. Ad esempio ve n&#8217;è un tipo composto più grossolanamente che è specifico per orchidee con grosse radici (come ad esempio le specie del genere Cattleya ) e un tipo più raffinato che viene usato per orchidee a radici fini e delicate.<br />
A causa del prelievo indiscriminato nelle zone di maggiore diffusione della felce <em>Osmunda regalis,</em> questa specie, anche a causa del suo ciclo vegetativo molto lento, ha visto ridursi drasticamente l&#8217;areale di endemicità in Italia, al punto da renderla in pericolo di estinzione.<br />
Da molti anni questa specie è inclusa in prima appendice del CITES e la sua raccolta è severamente vietata.</p>
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