Paphiopedilum insigne var. sanderae… una bella storia.

by: Guido Coltivazione Nessun commento »

Quella vecchia ed umile specie, tanto coltivata negli anni passati, ci riserva ancora delle sorprese, ecco la storia di una sua bella varietà. Dedico questo racconto a chi vuol coltivare qualche orchidea in casa.

La specie
Paphiopedilum insigne (Wall. ex Lindl.) Pfitzer
Una fra le prime orchidee scoperte (nord-est dell’India fine 1700). La specie è stata introdotta in Europa da Sylhet nel 1820 e vive in molti areali del versante meridionale della catena himalayana. Fiorisce nel mese di Novembre e la fioritura dura fino a Natale.

Nella foto a sinistra:
Cypripedium insigne var. sanderae Rchb.f. 1888
Cypripedium insigne var. sanderae Rchb.f 1888 = Paphiopedilum insigne forma sanderae (Rchb.f) Braem 1999
Paphiopedilum insigne f. sanderae (Rchb.f.) O.Gruss & Roeth 1999 = Paphiopedilum insigne forma sanderae (Rchb.f) Braem 1999
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Coltivare le orchidee con passione… un po’ di satira ironica e qualche consiglio

by: Guido Coltivazione 6 Commenti »

Orchidee, che disperazione!
Generalmente l’incontro con le orchidee comincia per caso, a volte anche senza cercarle.
Si dice che agiscano come un virus che si insinua nella mente per portarla lontano, lontano.
Sono loro a dettare l’agenda. Sono loro a decidere se sei adatto alla loro proliferazione, sono loro a capire se possono vivere in simbiosi con te.
Se il virus non attecchisce, loro se ne vanno presto dalla tua vita, ma se incontrano terreno fertile ti trovi ben presto legato al loro mondo fantastico, quel mondo che da secoli toglie sonno e soldi a generazioni di appassionati. Senza distinzione di casta, ovviamente.

Una febbre antica
La febbre per il collezionismo orchidofilo nasce qualche secolo fa. Agli inizi sono stati i ricchi ed i nobili a farsi catturare dalla folle passione per tutto quanto faceva “esotico” e le orchidee hanno rappresentato l’iperbole della loro follia.
Storie romantiche, scandali, tragedie, sotterfugi e miti ormai relegati nei vecchi libri di qualche biblioteca, hanno segnato tutto il percorso storico delle orchidee coltivate, fino ad arrivare ai nostri giorni.

Ora è facile, quasi banale procurarsi orchidee da collezione o più semplicemente da coreografia ambientale: internet toglie anche il piacere di sceglierle tra le tante specie esposte nei banchi dei produttori, ciò nonostante quel virus mutante, continua ancor oggi a far – metaforicamente- strage di orchidofili e di orchidofile.
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Epigeneium amplum

by: Massimo Coltivazione, Orchids, Schede 3 Commenti »

Epigeneium deriva dal greco antico latinizzato, epi=sopra e geneion=mento in quanto i sepali laterali sono fusi con il piede esteso della colonna formando un struttura simile ad un mento; amplum deriva invece dal latino e significa ampio, grande, notevole, suppongo dovuto alla dimensione del fiore.
Così lo descrive Lindley nel 1830 in “The genera and species of orchidaceous plants” sotto il nome di Dendrobium amplum:
“D. rhizomate repente squamoso pseudo-bulbos ovatos squamosos diphyllos gerente, foliis ovato-oblongis emarginatis petiolatis, floribus solitariis longipendiculatis axillaribus e bracteis duabus oblongis petaloideis provenientibus, sepalis ovatis acuminatis obtusis petalis angustioribus, labello sessili trilobo medio lamellato: lobis lateralibus abbreviatis rotundatis, intermedio ovato crenulato acuto.
Flores straminei, intus guttati, expansis 3 uncias lati: labellum cum basi dilatata columnae articulatum, lamellis tribus in medio, quarum intermedia abbreviata; lobo intermedio atropurpureo. Ovarium ferè tres uncias longum bracteâ ad basin solitariâ ovatâ. Pedunculus vix unciam excedens bracteis 2 margnis foliaceis albis ex basi ortis tectus”.
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Dendrobium striolatum

by: Massimo Coltivazione, Orchids, Schede 1 Commento »

Eccoci nuovamente con una specie davvero particolare tanto da essere, per la forma “grassa” delle sue foglie, scambiata anche per una succulenta (Carpobrotus glaucescens). Le sue foglie infatti dalla forma tubolare e dalla terminazione appuntita la rendono somigliante a questo tipo di piante. Seppur non comunissima, questo tipo di foglia si definisce teretiforme, un altro esempio di pianta con questa caratteristica forse più familiare agli orchidofili è la Brassavola nodosa.

Dendrobium striolatum

Il Dendrobium striolatum Rchb.f., Hamburger Garten- Blumenzeitung 13: 313 (1857) presenta i seguenti sinonimi:
Homotipici:
Callista striolata (Rchb.f.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 655 (1891).
Dockrillia striolata (Rchb.f.) Rauschert, Feddes Repert. 94: 447 (1983).
Heterotipici:
Dendrobium teretifolium Lindl., Edwards’s Bot. Reg. 25(Misc.): 32 (1839), nom. illeg.
Dendrobium milliganii F.Muell., Fragm. 1: 88 (1858).
Dendrobium striolatum var. beckleri F.M.Bailey, Syn. Queensl. Fl., Suppl. 1: 55 (1886).
Dockrillia striolata subsp. chrysantha D.L.Jones, Austral. Orchid Res. 3: 9 (1998).
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REWIND: Prodotti per il rinvaso delle orchidee

by: Guido Coltivazione 5 Commenti »

Composti per il rinvaso delle orchidee

Posto che il contenitore o il supporto per mettere a dimora un’orchidea sia stato già scelto, si pone il problema del tipo di substrato da usare.
Ad esempio, la foto a sinistra mostra una piantina di Angraecum disticum sistemata con molta fantasia in un guscio di cocco svuotato, forato alla sua base e rimpinguato con fibra d’osmunda e sfagno.

Ci sono diversi composti disponibili per il rinvaso delle orchidee: dalla corteccia d’abete alle miscele composte in più di sette combinazioni tra roccia, corteccia, materiali inerti, carbone di legna e fibre.

Caratteristiche dei prodotti
Le caratteristiche più importanti che tutte le soluzioni di rinvaso delle orchidee devono avere, sono:
- Capacità di trattenere acqua.
- Capacità di trattenere le sostanze nutrienti.
- Permettere il drenaggio dell’acqua di bagnatura.
- Permettere che la superficie delle radici delle orchidee aderisca e si attacchi.
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