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	<title>Orchids.it &#187; Esemplari</title>
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		<title>Il mio caro ed amato &#8220;micranthum&#8221;</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/04/14/il-mio-caro-ed-amato-micranthum/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 09:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esemplari]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho già scritto vari post su questa orchidea giunta in Italia direttamente dalla Cina, dopo essere stata raccolta in sito &#8211; quando ancora si poteva &#8211; ed acquistata da Lecoufle in occasione della seconda mostra &#8220;ORCHIBO&#8221; organizzata dall&#8217;AERADO &#8230;eravamo negli anni 80 del secolo scorso. Da allora fiorisce regolarmente in primavera e ad ogni fioritura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho già scritto vari post su questa orchidea giunta in Italia direttamente dalla Cina, dopo essere stata raccolta in sito &#8211; quando ancora si poteva &#8211; ed acquistata  da Lecoufle in occasione della seconda mostra &#8220;ORCHIBO&#8221; organizzata dall&#8217;AERADO &#8230;eravamo negli anni 80 del secolo scorso.<br />
Da allora fiorisce regolarmente in primavera e ad ogni fioritura non manca mai di stupirmi. Nelle esposizioni orchidofile che si sono susseguite nel tempo, ho avuto modo di vedere diversi <em>Paphiopedilum micranthum</em> fioriti, ma &#8230;il mio caro ed amato<em> micranthum</em> rimane insuperabile.<br />
D&#8217;altra parte, la bellezza non stanca mai. Le prime due istantanee riportate in questo post sono state scattate il 13 Aprile 2011, poi di seguito riprendo in parte un vecchio post ed altre foto di fioriture trascorse&#8230; sarà così possibile apprezzare la vita di questa orchidea deliziosa: buona visione.<br />
<span id="more-9265"></span><br />
Musica sul blog: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=-Rsqzb2MsN8&#038;feature=related"> Chinese Bamboo</a><br />
<small> collezione Guido De vidi &#8211; foto 13.04.2011</small><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/04/paphio_rosa_1.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/04/paphio_rosa_1-225x300.jpg" alt="" title="paphio_rosa_1" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9266" /></a> <strong><em>Paphiopedilum micranthum var. micranthum</em> Tang &#038; Wang 1951</strong><br />
SOTTOGENERE <em>Parvisepalum</em> Karasawa &#038; Saito 1982 </p>
<p>Questa particolarissima specie è stata scoperta in Cina nella prima metà del ventesimo secolo &#8211; anni 40 &#8211;  vicino al confine con il Vietnam.<br />
Cresce nel sud est della Cina, vicino Seechan, Maripoa e Wanshan. Nella zona est di Guizhou Plateau, al lato nord di Nyanin a circa 600 ~ 800 m dal livello del mare.<br />
Il fiore è il più grande fra le 5-6 varietà conosciute e il colore rosa è molto marcato. Questa varietà è la più preziosa ed apprezzata. </p>
<p><i>Paphiopedilum micranthum</i> è sostanzialmente considerato di origine cinese, però si possono trovare delle varietà particolari anche nel Vietnam.<br />
Dopo la scoperta di questa specie, trascorreranno più di 10 anni prima di avere sue notizie ufficiali con la descrizione e registrazione da parte di J.Tang e F.C.Wangt, depositata soltanto nel 1951.<br />
Si può ragionevolmente pensare che qualche botanico cinese abbia descritto questa specie sin dalla sua scoperta, ma il mondo scientifico non possiede documentazione scritta in tal senso.<br />
<small> collezione Guido De vidi &#8211; foto 13.04.2011</small><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/04/paphio_rosa_2.jpg"rel="lightbox[p-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/04/paphio_rosa_2-279x300.jpg" alt="" title="paphio_rosa_2" width="279" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-9267" /></a>Passano ancora diversi anni, prima che il <i>Paphiopedilum micranthum</i> sia conosciuto dai collezionisti di orchidee. Siamo ormai negli anni 70 quando questa nuova specie, insieme ad un&#8217;altra ugualmente interessante &#8211; <em>Paphiopedilum armeniacum</em> &#8211; fanno la loro prima comparsa nelle esposizioni internazionali, sorprendendo un po&#8217; tutti i collezionisti, sia per la loro forma che per i colori dei fiori, molto diversi dalle specie cinesi già note.<br />
I Dr. Karasawa e Saitoh, dopo aver notato la chiara differenza di queste nuove specie hanno deciso di costituire il nuovo sottogenere dei <em>Parvisepalum</em>, che attualmente le raggruppa.</p>
<p><strong>Come è già accaduto in occasione di altre apparizioni di nuove orchidee, anche per queste due specie cinesi, sul finire degli anni 70  fra i collezionisti europei è nata la febbre del possesso. Certo, chi possiede piante originarie (non dertivate da semine successive)  ha comunque un valore &#8211; botanico e non solo &#8211; aggiunto nella sua collezione&#8230; se poi ha la fortuna di avere delle fioriture superbe, possiede anche un piccolo tesoro!<br />
</strong><br />
<small> collezione Guido De vidi &#8211; foto 09.12.07 </small><br />
<img src='/img_up/paph_mic_300.jpg' alt=''class="alignleft"/> Queste nuove specie hanno il sepalo dorsale più piccolo ed il labello (a forma di sacchetto) molto grande e squilibrato rispetto al resto del fiore. L&#8217;infiorescenza è più lunga delle altre specie incluse nei <em>Brachypetalum</em>.<br />
L’area di endemicità del <i>Paphiopedilum micranthum</i>, pur molto ampia ed a diverse altitudini (100 -2000 metri), dal sud di Yunnan a Guangxi, è legata dalla comune composizione del substrato vegetativo costituito da spesse fasce calcaree coperte da strati di sedimenti fogliari e torbosi.<br />
<i>Paphiopedilum micranthum</i> comprende 5 varietà consolidate, <i>micranthum, marginatum, extendatum, eburneum, guangxi</i>, ed una scoperta di recente in Vietnam, <i>P. vietnamense</i> molto simile al <em>P. guangxi</em>.</p>
<p><small> collezione Guido De vidi &#8211; foto 09.12.07 </small><br />
<img src='/img_up/paph_mic_450_fiore.jpg' alt='' /><br />
<small>Collezione Guido De Vidi &#8211; Mostra di Pordenone &#8211; foto 10.03.05</small><br />
<img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/paphio-micranthum-pn._01.jpg"class="aligncentered"/></p>
<p><strong>Brevi note di coltivazione</strong><br />
In natura queste orchidee sono sottoposte a condizioni climatiche molto rigide, ma in coltivazione si adattano con facilità ad ambienti moderatamente temperati: 15 gradi di minima temperatura invernale.<br />
Giova osservare che la temperatura minima di 15 gradi è utile ad un buon sviluppo della pianta, per favorire la fioritura conviene ridurre ulteriormente la temperatura minima invernale (10 gradi circa) ed aumentare l’esposizione luminosa, che normalmente va ridotta del 50% rispetto alla luce del sole.<br />
Si consiglia di non eccedere con le fertilizzazioni è bene ridurle a metà, sia nel dosaggio che nella frequenza rispetto alle dosi medie di etichetta.<br />
Il substrato di coltivazione può essere costituito da corteccia, torba di sfagno, agriperlite e sabbia di fiume opportunamente miscelato nelle quantità che ognuno di voi riterrà opportune a garantire un substrato ben drenante.<br />
La crescita vegetativa del <i>Paphiopedilum micranthum</i> si caratterizza per la produzione di estesi rizomi orizzontali che uscendo dal substrato formano nuovi ceppi abbastanza distanziati dalla vegetazione madre. Questa particolarità consiglia di non dividere le piante ancora giovani. Nel caso che i rizomi orizzontali trasbordino, conviene aumentare la dimensione del vaso senza toccare l’apparato radicale.<br />
Come per tutti i <em>Paphiopedilum</em>, anche il <em>P. micranthum</em> gradisce che il suo substrato rimanga sempre umido, mai bagnato fradicio.</p>
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		<title>Gastrochilus, storie e ricordi</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/02/08/gastrochilus-storie-e-ricordi/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 06:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esemplari]]></category>

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		<description><![CDATA[Note tassonomiche Sottofamiglia: Epidendroideae. Tribù: Vandeae. Sottotribù: Sarcanthinae. Genere: Gastrochilus. Il genere Questo genere è stato descritto da David Don nel 1825. La specie tipo è Gastrochilus calceolaris, sinonimo Aerides calceolaris. Origine del nome generico: Gastrochilus deriva dalla combinazione di due parole greche: gaster- stomaco &#8211; e cheilos labbro, con riferimento alla forma &#8220;panciuta o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Note tassonomiche</strong><br />
Sottofamiglia: <em>Epidendroideae</em>.<br />
Tribù: <em>Vandeae.</em><br />
Sottotribù: <em>Sarcanthinae.</em><br />
Genere: <em>Gastrochilus.</em></p>
<p><strong>Il genere</strong><br />
Questo genere è stato descritto da <strong>David Don</strong> nel 1825.<br />
La specie tipo è <em>Gastrochilus calceolaris</em>, sinonimo <em>Aerides calceolaris</em>.</p>
<p><strong>Origine del nome generico:</strong><br />
<em>Gastrochilus </em>deriva dalla combinazione di due parole greche: <em>gaster</em>- stomaco &#8211; e <em>cheilos</em> labbro, con riferimento alla forma &#8220;panciuta o a sacco&#8221; osservata nel labello di una specie molto bella, scoperta in Birmania (ora Myanmar) da Boxall nel 1873: <em>Gastrochilus bellinus.</em><br />
<span id="more-8766"></span><br />
Musica sul blog: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YzpMBscDNbM&#038;feature=related"> Don&#8217;t Believe a Word live (Thin Lizzy) </a> &#8211; <a href></a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Xx3yXUunEq8&#038;feature=more_related">Still got the blues  </a> &#8230;un pensiero al chitarrista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gary_Moore"> Gary Moore</a>, scomparso nel sonno il 6 Febbraio scorso</p>
<p><strong>Tassonomia</strong><br />
Le specie del genere <em>Gastrochilus</em> hanno girovagato per molti anni <a href=http://links.jstor.org/sici?sici=0040-0262(197408)23%3A4%3C648%3APTAANP%3E2.0.CO%3B2-D"> nell’incertezza</a>; sono state incluse per molto tempo nel genere <em>Aerides</em>, poi sono state spostate nel genere <em>Saccolabium.</em><br />
Dopo varie revisioni (<strong>Holttum, Garay e Seidenfadden</strong>, rispettivamente 1964 -1972-1988), costituiscono ora un gruppo di oltre 20 specie, distribuite in India, Asia orientale, Malesia ed isole vicine.<br />
Le specie di questo genere, epifite a sviluppo monopodiale, sono molto simili alle piante appartenenti al genere <em>Aerides</em>. Le foglie sono coriacee e distiche, dalle loro ascelle escono corte infiorescenze portanti piccoli gruppi di fiori carnosi e compatti.<br />
Il colore del fiore è generalmente di tonalità bianco-ocra tendente al giallo con punteggiature scure, a volte quasi dominanti. Parte del labello è fusa con il bordo esterno del sacco ed è spesso ornato con frange carnose simili a capelli.<br />
<!--more--><br />
<strong>Coltura:</strong><br />
Gran parte delle specie di <em>Gastrochilus</em> possono essere coltivate in cestini di legno e/o zattere ruvide: la scelta deve tener conto del portamento vegetativo delle singole specie.<br />
Luce lievemente filtrata, ambiente intermedio-caldo e costantemente umido, garantiscono una buona crescita delle specie di questo genere.<br />
Dopo la fioritura, durante la fase di piccolo riposo, conviene rallentare le bagnature e le fertilizzazioni, che vanno riprese molto generosamente nel periodo vegetativo. </p>
<p><strong>Le specie</strong><br />
Incerto è il numero esatto delle specie, alcuni testi ne citano poco più di 20, altri oltre 40, ad ogni modo sono tutte abbastanza similari, sia nella morfologia delle piante che dei fiori; le piante variano di dimensione e di portanza (alcune specie tendono ad assumere portamento pendulo, altre più retto), mentre i fiori si differenziano per il colore, per la pigmentazione a macchie scure (in certi casi assenti), più o meno estesa e per le frangiature, a volte pubescenti, del labello.<br />
Tutte le specie del genere <em>Gastrochilus</em> sono affascinanti e piacevoli da coltivare, occupano poco spazio e donano fioriture deliziose.<br />
Fra le tante mi piace ricordare due specie di <em>Gastrochilus</em> della mia collezione, che mi ricordano più di altre, eventi, storie e qualche passata soddisfazione: <em>Gastrochilus calceolaris</em> e <em>Gastrochilus bellinus</em>.</p>
<p><strong><em>Gastrochilus calceolaris </em></strong><br />
<img src='/img_up/Gastrochilus_calceolarius_.jpg' alt=''class="alignleft"/> <strong><em>Gastrochilus calceolaris</em> Demaflor&#8221; BM DOG 94 [Buch.-Ham. ex Sm.] D. Don 1825 </strong><br />
Sinonimi:  *<em>Aerides calceolare </em>Buch.-Ham. ex Sm. 1813 -<em>Aerides calceolaris </em>J.E. Sm. ?- <em>Aerides leopardorum</em> Wall. ex Hook. 1890- <em>Ascochilus mindanaensis </em>(Ames) Christenson 1985 &#8211; <em>Epidendrum calceolare</em> (Buch.-Ham. ex Sm.) D.Don 1825 &#8211; <em>Gastrochilus philippinensis</em> Ames 1915 &#8211; <em>Gastrochilus sororius</em> Schlechter 1913 &#8211; <em>Saccolabium calceolare</em> [D. Don] Lindley 1839 &#8211; <em>Sarcochilus nepalensis</em> Sprengl. 1828<br />
* Questo asterisco indica il basionimo della specie.<br />
Basionimo = Uno dei primi nomi (non neccessariamente il primo), dato ad una specie. </p>
<p><strong>Ricordi</strong><br />
<strong>1994, EOC di Hannover</strong><br />
Il 1994 è un anno molto particolare per le orchidee della mia collezione. Con una buona dose di incoscienza &#8211; primo evento internazionale &#8211; accetto di partecipare all’EOC di Hannover (esposizione Europea).<br />
Per l’orchidofilia italiana inizia un bel periodo virtuoso, carico di speranze e di aspirazioni, purtroppo in gran parte disattese negli anni a venire.</p>
<p><strong>Le medaglie del <em>Gastrochilus calceolaris</em></strong><br />
Fra le varie medaglie assegnate alle mie orchidee in quel lontano 94, tre sono state conquistate da un esemplare di <em>Gastrochilus calceolaris </em> (bronzo per la coltivazione, bronzo specie botanica e seconda specie classificata nell&#8217;intera esposizione).<br />
In quell&#8217;occasione la pianta è stata battezzata con il nome di cultivar &#8220;Demaflor&#8221; &#8211; <strong><em>Gastrochilus calceolaris </em>&#8220;Demaflor&#8221; BM DOG 94 -</strong><br />
<img src='/img_up/medaglie_DOG_400_1.jpg' alt='' /><br />
L&#8217;esemplare reduce ad Hannover tornò in serra malconcio e disidrattato e per lui iniziò una crisi quasi irreversibile: la cosidetta &#8220;crisi dell&#8217;esemplare&#8221;.<br />
Dopo due anni di vita stentata fui costretto a dividere e risistemare quel che rimaneva della pianta premiata, nella speranza di salvarla. Dopo 13 anni di cure, quella che si vede in alto è la prima fioritura rigogliosa.</p>
<p><strong>Errori di nomenclatura</strong><br />
L&#8217;attestato rilasciatomi dalla DOG (vedi sopra), riporta in maniera non corretta, sia il nome generico che quello di specie. Solo una simpatica annotazione per rilevare quanto è facile sbagliare la scrittura dei nomi.</p>
<p><strong><em>Gastrochilus bellinus</em></strong><br />
<img src='/img_up/gastrochilus_bellinus_400.jpg' alt='' /><br />
<strong><em>Gastrochilus bellinus </em>[Rchb.f] Kuntze 1891</strong><br />
Sinonimi: *<em>Saccolabium bellinum</em> Reichb.f. 1884<br />
Questo asterisco indica il basionimo della specie.<br />
Basionimo = Uno dei primi nomi (non neccessariamente il primo), dato ad una specie. </p>
<p>Questa specie è stata scoperta in Birmania (ora Myanmar) da <strong>Boxall </strong>nel 1873.  Le prime importazioni curate dalla famosa ditta <strong>Low and Co</strong>. introdussero questa nuova specie nelle collezioni europee con il nome di <em>Saccolabium bellinum</em>; nel 1891 fu trasferita nel genere <em>Gastrochilus</em> da <strong>O. Kuntze.</strong><br />
Veitch, in una sua annotazione del 1887, accenna che <em>Saccolabium bellinum</em> assomiglia molto alla specie tipo <em>Saccolabium calceolare,</em>&#8221; effettivamente le due specie sono vagamente  somiglianti nel colore dei fiori, ma divergono per dimensione e sostanza, sia dei fiori (forme più piene e maculature più estese nei fiori del <em>Gastrochilus belinus</em>), che delle piante.<br />
Specie endemica in Birmania (ora Myanmar), Tailandia, Sud della  Cina e Laos a 600 &#8211; 1600 metri di altitudine.<br />
Pianta epifita di dimensioni medio piccole a sviluppo monopodiale. Il corto gambo vegetativo, porta 6-8 foglie falcate, strette, oblanceolate, con gli apici bifidi e marcatamente disuguali. Le infiorescenze si formano all&#8217;apice di steli corti e retti, con pochi fiori (3 -8) maculati, fragranti e cerei, che si aprono sul finire dell&#8217;inverno.</p>
<p><strong>Coltura</strong><br />
Questa specie ha due caratteristiche morfologiche che consigliano di coltivarla su zattera: radici grosse e carnose da lasciar crescere in libertà e corti steli fiorali che rimarrebbero nascosti e soffocati nelle piante coltivate in vaso.<br />
La fioritura esposta nella foto è la prima dopo la sistemazione della pianta su zattera, prima era in vaso ed aveva perso quasi tutte le radici &#8211; marcite -, per questo motivo sono felice: anche questa orchidea è stata rimessa in forza, ma ci sono voluti anni.</p>
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		<title>Laelia anceps var. vestalis?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 15:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; regolarmente fiorita anche quest&#8217;anno la mia misteriosa Laelia anceps. Ecco un primo piano del fiore. Qualche anno fa ho posto il problema sul blog, ma la discussione è rimasta aperta. A mio avviso il link a suo tempo individuato da Roberta L. ci porta vicino&#8230; in ogni caso siamo in presenza di una selezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/01/laelia_sp..jpg"rel="lightbox[l-a]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/01/laelia_sp.-225x300.jpg" alt="" title="laelia_sp." width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-8415" /></a> E&#8217; regolarmente fiorita anche quest&#8217;anno la mia misteriosa<em> Laelia anceps.</em> Ecco un primo piano del fiore.<br />
Qualche anno fa ho posto il problema sul blog, ma la discussione è rimasta aperta.<br />
A mio avviso il link a suo tempo individuato da Roberta L. ci porta vicino&#8230; in ogni caso siamo in presenza di una selezione molto preziosa.<br />
Ecco il link:<br />
<a href="http://www.orchidspecies.com/orphotdir/laelancepsvarvestilis.jpg">Laelia anceps var. vestalis</a></p>
<p> <strong>Storia:</strong><br />
Riprendo il filo di quel post:  &#8230;.&#8221;l&#8217;orchidea in questione proviene da vivaio dell&#8217;azienda A&#038;F di Padenghe, cartellinata come <em>Laelia anceps </em> forma alba.<br />
Gli anni son trascorsi, l&#8217;azienda in questione non c&#8217;è più. L&#8217;orchidea fiorisce da qualche anno e ad ogni fioritura, come potete vedere dalla forma e dal colore dei suoi fiori ci si pone il problema della sua esatta classificazione.<br />
<span id="more-8414"></span><br />
La serietà dell&#8217;azienda A&#038;F (Alessanrdini e Franguelli) è fuori discussione, ma entrambi non ci sono più e la loro azienda è emigrata in Francia senza lasciar tracce in Italia.<br />
Allora, per cercare il bandolo della matassa proveremo a metterla un po più sullo scientifico.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/02/laelia_anceps_masse_poll_20.jpg"rel="lightbox[l-a]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/02/laelia_anceps_masse_poll_20-150x150.jpg" alt="laelia_anceps_masse_poll_20" title="laelia_anceps_masse_poll_20" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-3999" /></a> La prima domanda alla quale cercheremo di dare una risposta è:<br />
Siamo sicuri del genere? <em>Laelia, Cattleya</em> o ibrido?<br />
La risposta è inequivocabile: trattasi di <em>Laelia</em> e la prova scientifica sta tutta nel numero delle masse polliniche, che nel genere<em> Laelia</em> sono 8 a gruppi di 2, ecco la foto a sinistra. Quindi abbiamo verificato che eventuali ibridazioni possono essere state fatte esclusivamente all&#8217;interno del genere <em>Laelia.<br />
</em><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/02/laelia_anceps_fiore_20020.jpg"rel="lightbox[l-a]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/02/laelia_anceps_fiore_20020-150x150.jpg" alt="laelia_anceps_fiore_20020" title="laelia_anceps_fiore_20020" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-4000" /></a> <strong>Dimensioni del fiore:</strong><br />
Capsula seminale (antera) &#8211; 7 cm.<br />
Fiore &#8211; 11 cm.<br />
Sepali bianchi &#8211; 1,5 x 6 cm.<br />
Petali bianchi con punte color rosa pallido &#8211; 3 x 5,5 cm.<br />
Labello trilobato aperto con una vistosa carenatura centrale posta orizzontalmente, bianco con leggere sfumature laterali color rosa &#8211; 4 x 5 cm.<br />
Colonna con striature scure orizzontali  &#8211; 0,7 x 2 cm. </p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/02/laelia_anceps_pianta_2002.jpg"rel="lightbox[l-a]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/02/laelia_anceps_pianta_2002-150x150.jpg" alt="laelia_anceps_pianta_2002" title="laelia_anceps_pianta_2002" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-4001" /></a> <strong>Morfologia della pianta</strong><br />
Pseudobulbi oblunghi, turgidi, bifoliati a volte unifoliati &#8211; 10-15cm.<br />
Foglie apicali carnose lanceolate, oblunghe &#8211; 15-20 cm.<br />
Nella foto a sinistra si può notare che la pianta ancora giovane produce pseudobulbi unifoliati.<br />
Questa caratteristica, posto che <em>Laelia anceps</em> produce raramente pseudobulbi bifoliati (verificate anche voi questa peculiarità morfologica), si può dedurre che questa pianta potrebbe essere frutto di un ibridazione con un&#8217;altra specie bifioliata.</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/02/laelia_anceps_stelo_20020.jpg"rel="lightbox[l-a]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/02/laelia_anceps_stelo_20020-150x150.jpg" alt="laelia_anceps_stelo_20020" title="laelia_anceps_stelo_20020" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-4002" /></a><strong> Vista d&#8217;insieme della pianta</strong><br />
Lo stelo fiorale, molto strutturato e rigido non supera i 70 cm. di lunghezza.<br />
Le infiorescenze sono a gruppi di 2 &#8211; 5 fiori avvolti da membrane appiccicose che racchiudono i fiori in bocciolo.<br />
A conclusione di questa discussione, rimane sempre in evidenza la strana forma del labello che assomiglia più ad un petalo allargato che ad un labello, la cui funzione naturale è quella di indirizzare l&#8217;insetto pronubo verso il nettario, quasi obbligandolo  ad introdursi in un percorso stretto&#8221;&#8230;<br />
L&#8217;ipotesi di una strana forma &#8220;pelorica&#8221; o di un diffetto da riproduzione meristematica, tenderei ad escluderle perchè da diversi anni le fioriture sono empre regolari, quindi? </p>
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		<title>Aerangis mystacidii</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 09:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aerangis mystacidii (Rchb. f.) Schltr. 1917 Collezione Guido De Vidi -diritti riservati. Sinonimi: Aerangis mystacidioides Schltr. 1915 ; Aerangis pachyura Schlechter 1918; (basionimo) Angraecum mystacidii Rchb. f. 1847; Angraecum pachyurum Rolfe 1813; Angraecum saundersiae Bolus 1888 Il nome di specie fa riferimento alla somiglianza con le piante del genere Mystacidium E&#8217; da qualche anno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_1.jpg"rel="lightbox[a-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_1-219x300.jpg" alt="" title="aerangis_mystacidi_1" width="219" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7213" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_2.jpg"rel="lightbox[a-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_2-225x300.jpg" alt="" title="aerangis_mystacidi_2" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-7214" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_3.jpg"rel="lightbox[a-m]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/09/aerangis_mystacidi_3-243x300.jpg" alt="" title="aerangis_mystacidi_3" width="243" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7215" /></a><em>Aerangis mystacidii </em>(Rchb. f.) Schltr. 1917<br />
Collezione Guido De Vidi -diritti riservati.</p>
<p>Sinonimi: <em>Aerangis mystacidioides</em> Schltr. 1915 ; <em>Aerangis pachyura</em> Schlechter 1918; (basionimo) <em>Angraecum mystacidii</em> Rchb. f. 1847; <em>Angraecum pachyurum</em> Rolfe 1813; <em>Angraecum saundersiae</em> Bolus 1888<br />
Il nome di specie fa riferimento alla somiglianza con le piante del genere <em>Mystacidium</em></p>
<p>E&#8217; da qualche anno che questa specie trova il suo habitat ideale su di una zattera di sughero appesa al muro della mia prima serra con la testa alla buona luce, ma protetta da un grande esemplare di <em>Tillandsia</em>.<br />
Qualche mese fa ho tolto il grande esemplare di <em>Tillandsia</em>, che filtrava parte della luce diretta a questa specie e forse anche l&#8217;umidità circostante.<br />
La fioritura &#8211; come si può vedere è da premio &#8211; ma la pianta è in forte stress, a tal punto da pormi qualche preoccupazione. Sto pensando di recidere parte degli steli fiorali, nel frattempo l&#8217;ho spostata in  ambiente più ombroso. </p>
<p><strong>Descrizione e note di coltivazione. </strong><br />
Questa specie, epifita e miniatura, si trova in Sud Africa, Zimbabwe, Mozambico, Malawi e Zambia nelle foreste fluviali, nelle gole dei torrenti lungo il piccoli strapiombi e cascatelle d&#8217;acqua, ma anche nelle foreste sempreverdi o boschi lontani da acqua, ad altitudini tra 60 e 1800 metri.<br />
Pianta cespitosa con 2-8 foglie per unità vegetativa, oblanceolate, obovate, coriacee e leggermente carnose, inegualmente bilobate che possono arrivarare a 10 cm di lunghezza. Fiorisce in tarda estate inizio autunno producendo lunghe infiorescenze (30 centimetri)  che portano da 3 a 25 fiori bianchi (3 cm di diametro) fragranti di notte.<br />
<em>Aerangis mystacidii</em> vive bene se montata su zattera in ambiante ventilato a temperature calde diurne e fresche di notte, ombra moderata, alta umidità nella stagione di crescita e un riposo asciutto freddo.</p>
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		<title>Esemplari: Cattleya bowringiana</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 18:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho già dedicato un post a questa bellissima Cattleya, eccolo, ma stuzzicato dalla pubblicazione della foto di una sua &#8220;figlioletta&#8221;sul sito di Alberto Ghedin in orchidcoltura, ho pensato bene di proporvi la &#8220;grande mamma&#8221;, un esemplare che per fotografarlo per intero ci vorrebbe un obiettivo a grand&#8217;angolo. Ormai la pianta è saldamente ancorata al suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/cattleya_bowirngiana.jpg'rel="lightbox[c-b]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/cattleya_bowirngiana-150x150.jpg" alt="" title="cattleya_bowirngiana" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-2333" /></a> Ho già dedicato un post a questa bellissima  Cattleya, <a href="http://www.orchids.it/2006/10/16/cattleya-bowrigiana/"> eccolo</a>, ma stuzzicato dalla pubblicazione della foto di una sua &#8220;figlioletta&#8221;sul sito di  Alberto Ghedin <a href="http://www.orchidcoltura.it/"> in orchidcoltura</a>, ho pensato bene di proporvi la &#8220;grande mamma&#8221;, un esemplare che per fotografarlo per intero ci vorrebbe un obiettivo a grand&#8217;angolo.<br />
Ormai la pianta è saldamente ancorata al suo ceppo di robina e può essere ammirata solamente in serra &#8211; non è più possibile spostarla.<br />
<a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/cattleya_bowringiana_esempl.jpg'rel="lightbox[c-b]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/10/cattleya_bowringiana_esempl-300x254.jpg" alt="" title="cattleya_bowringiana_esempl" width="300" height="254" class="alignleft size-medium wp-image-2332" /></a> La foto alla vostra sinistra mostra solamente uno dei quattro lati.<br />
E&#8217; veramente entusiasmante poter ammirare questa grande fioritura. I grappoli di piccoli fiori penduli color lavanda, trascinano verso il basso i lunghi fusti bifoliati sui quali sono cresciuti, quasi ad ostruire gli spazi dedicati alle passeggiate.<br />
Anche questo fa parte del fascino della collezione, quasi un invito a visitarla&#8230; direte voi, certo! Se volete e potete, vi aspetto con piacere.<br />
Bella anche la <a href="http://www.orchidcoltura.it/">&#8220;figlioletta&#8221;</a> però e complimenti al suo coltivatore ed al suo sito, piacevole baluardo di testimonianza amatoriale.</p>
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		<title>Guarda che luna!</title>
		<link>http://www.orchids.it/2008/08/18/guarda-che-luna/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 20:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;eclisse di luna vista dalla digitale di G &#038; C.I. &#8230; all&#8217;evidenza non solo orchidofili. Il 16 agosto 2008 c&#8217;è stata un&#8217; eclissi parziale di luna, i nostri amici, Gabriella e Carlo Ivano, si sono piazzati notte tempo nel loro solarium (per l&#8217;occasione utilizzato come osservatorio astronomico) ed hanno fotografato questa strana luna, parzialmente oscurata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;eclisse di luna vista dalla digitale di G &#038; C.I. &#8230; all&#8217;evidenza non solo orchidofili.</strong><br />
<a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/08/eclissi_di_luna_del_17_8_8.jpg'><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/08/eclissi_di_luna_del_17_8_8-300x199.jpg" alt="" title="eclissi_di_luna_del_17_8_8" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-2243" /></a> Il 16 agosto 2008 c&#8217;è stata un&#8217; eclissi parziale di luna, i nostri amici, Gabriella e Carlo Ivano, si sono piazzati notte tempo nel loro solarium (per l&#8217;occasione utilizzato come osservatorio astronomico) ed hanno fotografato questa strana luna, parzialmente oscurata dalla terra.<br />
Per sapere cosa è veramente successo quella notte nel solarium dei nostri amici, interrogate questa luna galeotta&#8230; lei ha visto tutto <img src='http://www.orchids.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Dendrobium chrysotoxum: bagliore giallo oro</title>
		<link>http://www.orchids.it/2008/06/10/dendrobium-crysotoxum-bagliore-giallo/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 19:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esemplari in serra: quando il giallo ti illumina Già due anni fa questo blog proponeva una scheda sul Dendrobium chrysotoxum . La pianta madre presente nella mia collezione è ormai un esemplare con oltre 10 anni di vita. Sin dall&#8217;inizio la pianta vive nella stessa posizione della serra e nello stesso vaso. Questo post riporta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Esemplari in serra: quando il giallo ti illumina</strong><br />
Già due anni fa questo blog proponeva una scheda sul <em>Dendrobium chrysotoxum </em>. La pianta madre presente nella mia collezione è ormai un esemplare con oltre 10 anni di vita. Sin dall&#8217;inizio la pianta vive nella stessa posizione della serra e nello stesso vaso.<br />
Questo post riporta alla ribalta la pianta, a testimonianza di questa stupenda orchidea chiamata anche &#8220;arco dorato&#8221; per il colore giallo oro dei suoi fiori e per la forma pendula delle sue infiorescenze.<br />
<a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/den_chrysotoxum_fuori.jpg'rel="lightbox[den]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/den_chrysotoxum_fuori-150x150.jpg" alt="" title="den_chrysotoxum_fuori" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1920" /></a><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/den_chrysotoxum_.jpg'rel="lightbox[den]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/den_chrysotoxum_-150x150.jpg" alt="" title="den_chrysotoxum_" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-1921" /></a><strong><i>Dendrobium chrysotoxum </i> Lindley 1847 </strong><br />
<strong>Sinonimi:</strong><br />
<em>Callista chrysotoxa</em> (Lindl.) Kuntze 1891- <em>Callista suavissima</em> Kuntze 1891- <em>Dendrobium suavissimum </em>Rchb.f 1874.<br />
<strong>Sezione</strong>: Densiflora</p>
<p>La specie è stata scoperta in Birmania (ora Mianmar) ed è giunta in Europa nel 1858<br />
<span id="more-1917"></span><br />
E’ una pianta di medie dimensioni, endemica in <strong>Birmania, Laos, Thailandia, Cina ed India</strong>.<br />
I suoi pseudobulbi sono molto raggruppati, lunghi non più di 30 &#8211; 35 cm, con 4–5 foglie poste sulla parte apicale, lanceolate, oblunghe e coriacee. Le infiorescenze sono pendule, lunghe 20–25 centimetri, si sviluppano all’apice degli pseudobulbi e producono fiori di 3–5 cm,.<br />
I fiori di questa specie sono molto fragranti (il loro aroma richiama vagamente il sapore del miele), sono di breve durata, ma appassiscono in progressione e quindi godibili per parecchie giornate. Nelle coltivazioni europee fiorisce in tarda primavera.<br />
<em>Dendrobium chrysotoxum</em> prospera bene nella parte fresca della serra intermedia, con buona illuminazione ed abbondanti bagnature durante il periodo vegetativo, accompagnate da generose fertilizzazioni a valori NPK equilibrati. Durante la stagione fredda questa specie gradisce un periodo di riposo semi asciutto.<br />
Questo generosissimo <i>Dendrobium</i> è conosciuto anche come <strong>&#8220;Orchidea di Dai&#8221;</strong><br />
Nello Yunnan (Cina del Sud), vive una minoranza nota con il nome <strong>&#8220;Dai&#8221;,</strong> di religione buddista e molto amante dei fiori. I loro fiori preferiti sono quelli del <i>Dendrobium chrysotoxum </i>, soprattutto per il colore giallo/arancione dei fiori, il simbolo della loro religione e per il periodo di fioritura, che nella loro regione coincide con le feste d&#8217;Aprile.<br />
Le popolazioni di quelle terre coltivano con passione molti esemplari di <i>Dendrobium chrysotoxum </i>, e li sistemano sui tetti delle loro case e sui rami degli alberi: immaginate che botta di colore e di luce.</p>
<p><strong>Coltivazione</strong><br />
Questa orchidea è veramente resistente e molto duttile: può tollerare una vasta gamma di situazioni climatiche e colturali.<br />
I coltivatori smaliziati dicono: &#8220;Procurati una pianta di <i>Dendrobium chrysotoxum </i>, per metà anno bagnala a volontà, l&#8217;altra metà dell&#8217;anno tienila secca, ma sempre in piena luce e vedrai bellissime fioriture per un mese intero.&#8221;<br />
Proprio così non è&#8230;ma poco ci manca: l&#8217;esemplare che vedete nelle foto, rimane appeso tutto l&#8217;anno sulla parte alta e luminosa della mia serra; è bagnato pochissimo durante la fase del semi riposo che coincide con i mesi freddi, più abbondantemente nei mesi che precedono la fioritura durante i quali riceve fertilizzazioni ogni 10-15 giorni.<br />
Penso che il segreto del buon risultato visto nelle foto stia tutto nell&#8217;equilibrio fra luce, ventilazione e temperatura, fattori importanti se distribuiti nella giusta necessità della pianta.<br />
Si consiglia di coltivare questa orchidea in vaso dove potrà rimanere per molti anni anche quando la pianta lo avvolgerà interamente; nei luoghi d&#8217;origine si sviluppa in magri anfratti rocciosi o sugli alberi.<br />
Note: <a href="http://www.ingentaconnect.com/content/tandf/ganp/2004/00000006/00000001/art00006;jsessionid=e0m1pecgh2sjq.alice?format=print">  Two new fluorenones from Dendrobium chrysotoxum</a> &#8211; <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17927899">Antioxidant and anti-hyperglycemic activity of polysaccharide isolated from Dendrobium chrysotoxum Lindl.</a></p>
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		<title>Istantanee: Ascocentrum curvifolium</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 14:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230;sono le ore 15 del 9 Giugno 2008, il cielo è terso e splende un sole finalmente estivo, in serra ci sono per mettere ordine ai rinvasi &#8211; vari Phaius e Zygopetalum che da anni faccio colpevolmente vivacchiare sotto i bancali della serra&#8230; >> ma la mia attenzione è catturata da questa orchidea appesa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;sono le ore 15 del 9 Giugno 2008, il cielo è terso e splende un sole finalmente estivo, in serra ci sono per mettere ordine ai rinvasi &#8211; vari <em>Phaius e Zygopetalum </em>che da anni faccio colpevolmente vivacchiare sotto i bancali della serra&#8230;<br />
 <a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/ascocentrum_curvifolium_11.jpg'rel="lightbox[asco]">><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/ascocentrum_curvifolium_11-150x150.jpg" alt="" title="ascocentrum_curvifolium_11" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1905" /></a><a href='http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/ascocentrum_curvifolium_21.jpg'rel="lightbox[asco]">><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/06/ascocentrum_curvifolium_21-150x150.jpg" alt="" title="ascocentrum_curvifolium_21" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-1906" /></a><br />
ma la mia attenzione è catturata da questa orchidea appesa in alto verso la luce&#8230;penso che qualsiasi ulteriore commento sia inutile, solamente una dedica: a Rosetta per il nostro giorno &#8220;8&#8243;.<br />
<a href="http://www.orchids.it/2006/05/31/ascocentrum-curvifolium/"> Leggi anche questo post</a></p>
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		<title>Lepanthes gargoyla: fiori angoscianti</title>
		<link>http://www.orchids.it/2007/08/10/lepanthes-gargoyla-fiori-angoscianti/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Aug 2007 13:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esemplari]]></category>

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		<description><![CDATA[Lepanthes gargoyla: una strana orchidea che evoca miti e leggende d&#8217;altri tempi Classificazione Sottofamiglia: Epidendroideae Tribù: Epidendreae Sottotribù: Pleurothallidinae Genere: Lepanthes Specie: gargoyla Il genere Il Genere Lepanthes appartiene ad un grande gruppo d’orchidee; conosciamo oltre 850 specie. La dimensione delle piante del genere varia da specie a specie (da 2 a 45 cm), i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Lepanthes gargoyla</em>: una strana orchidea che evoca miti e leggende d&#8217;altri tempi </strong></p>
<p><strong>Classificazione</strong><br />
Sottofamiglia: <i> Epidendroideae</i><br />
Tribù: <i>Epidendreae</i><br />
Sottotribù: <i>Pleurothallidinae</i><br />
Genere: <i>Lepanthes</i><br />
Specie: <em>gargoyla</em></p>
<p><strong>Il genere</strong><br />
Il Genere <i>Lepanthes</i> appartiene ad un grande gruppo d’orchidee; conosciamo oltre 850 specie.<br />
La dimensione delle piante del genere varia da specie a specie (da 2 a 45 cm), i fiori sono molto piccoli e di una complessità estrema, coriacei e con colori luminosi. Le specie del genere <i>Lepanthes</i> sono incluse nella sottotribù delle <i>Pleurothalldinae</i>, dove troviamo anche generi più conosciuti, quali<i> Masdevallia, Dracula e Restrepia.</i><br />
Questo genere è caratterizzato da gambi esili “Lepanthiformi “, lunghi 7 -10 cm, portanti  foglie apicali ovali e ruvide, dimensione 3&#215;5 cm.<br />
Il gambo è avvolto da una serie di foderi a forma di imbuto prolungato. Le estremità dell&#8217;imbuto, od ostia, sono coperte spesso di peluria o di noduli molto piccoli.</p>
<p><b>Fiori</b><br />
I fiori sono effimeri e fragili, durano soltanto alcuni giorni, ma si aprono in successione su un racemo congestionato e corto. Ciò fa sembrare la pianta continuamente in fioritura. I petali sono solitamente molto più colorati dei sepali. Il labello è composto da lobi e altri artifici complicati, la colonna è cilindrica senza piede: caratteristica che distingue questo genere rispetto ad altri. </p>
<p><strong>La specie</strong><br />
<strong><em>Lepanthes gargoyla Luer &#038; Hirtz 1988</em> </strong><br />
<img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/lepanthes-vicino_02.jpg"class="alignleft"/><img src='/img_up/gargoyle.jpg' alt=''class="alignright"/> Il nome specifico <em>&#8220;gargoyla&#8221;</em>, si riferisce probabilmente alla forma dei fiori, che assomigliano vagamente ai <strong> Gargoyle </strong>, statue di pietra simili a mostri con dei grandi becchi, in uso nell&#8217;archittettura medioevale (i primi Gargoyle appaiono nel 1220 a Parigi) per far defluire l&#8217;acqua corrosiva della pioggia, lontano dalle fondamenta e dai tetti delle chiese.<br />
<span id="more-1166"></span><br />
<strong>Attorno ai <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gargoyle">Gargoyle </a> sono nati miti e leggende </strong><br />
La mitologia medievale franco tedesca è ricca di storie e leggende d&#8217;ogni genere. Si narra infatti, che chiunque avesse commesso gravi e ripetuti peccati nei confronti di persone vicine durante la vita terrena, sarebbe stato condannato a rivivere per l&#8217;eternità dentro statue di pietra dalle fattezze mostruose.<br />
Le paure ancestrali popolane hanno dato vita a racconti di visioni notturne, in cui queste statue riprendono vita, compiendo efferatezze d&#8217;ogni genere.<br />
<img src='/img_up/gargoyle_sul_tetto.jpg' alt=''class="alignleft"/> Ancora oggi è possibile osservare queste statue sulle facciate delle cattedrali gotiche e su costruzioni d’epoca similare, particolarmente in Francia e Germania.  </p>
<p>&#8220;<i>&#8230;Una paura ancestrale mi avvolge nella bruma malsana della landa desolata dove mi trovo&#8230;continuo a camminare verso la mia meta ed il mio essere è sempre più cosciente di non essere solo in quel luogo dimenticato dagli Dei&#8230;all&#8217;improvviso, come un&#8217;apparizione demoniaca, come un fuoco fatuo che esce da una tomba, la statua di pietra che ho di fronte si scuote e ritorna a vita propria. L&#8217;adrenalina scorre incontrollata, e quando realizzo che non si tratta di uno scherzo della mia vista, scivolo nel più profondo terrore, mentre il Gargoyle mi fissa con occhi che niente hanno di umano&#8230;&#8221;</i><br />
(Howard Phillis Lovecraft, I RACCONTI DI CHTULHU)</p>
<p><strong>Scheda</strong></p>
<p><img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/lepantes-pianta.jpg"class="alignleft"/><strong><i>Lepanthes gargoyla</i> Luer &#038; Hirtz 1988 </strong><br />
Paese d’origine Equador. E&#8217; una miniatura epifita che ama vivere lungo i pendii delle foreste ad altitudini di 1000 – 1300 metri, con clima fresco.<br />
Le foreste dove vive quest’orchidea sono ventilate e percorse da nuvole nebbiose.<br />
E&#8217; una pianta a struttura simpodiale con ramificazioni costituite da esilissimi gambi ricadenti (pseudobuli),  avvolti da foderi a forma d’imbuto lunghi 7 -10 cm, portanti  foglie apicali ovali e ruvide, larghe 3 cm e lunghe 7 ce.<br />
Nell’attaccatura centrale superiore della foglia si formano  piccole ramificazioni con fiori apicali molto coriacei, color porpora/marrone a  forma ovale con le punte dei sepali acute e ricurve. Misura del fiore: 0.5 x 0.7 cm.<br />
Come tante <i>Pleurothallidinae,</i> all’apice del gambo dove si formano le infiorescenze crescono anche nuove vegetazioni (keikis), che consentono il salvataggio della pianta in caso di errori di coltivazione.</p>
<p><b>Coltivazione</b>.<br />
<i>Lepanthes gargoyla</i> va coltivato in supporti di legno duro e poroso, oppure di fibra o di sughero.<br />
Tenuto conto che quest’orchidea vive in climi freschi, umidi e percorsi da brezza, va sistemata in una parte ventilata e fresca della serra.</p>
<p><small>Collezione Guido De Vidi, tutti i diritti riservati.</small><br />
<img src='/img_up/lephantesgargoyla_450.jpg' alt='' /></p>
<p>Disponendo di sufficiente luminosità  ai piani bassi della serra, (30 &#8211; 40 cm.) a quei livelli si possono trovare habitat ideali a  condizione che siano ventilati.<br />
Somministrare discrete e rare fertilizzazioni ed assicurarsi che il ceppo d’attecchimento al tronchetto, sia sempre umido: a tal proposito la formazione di muschio attorno alle radici è un segnale di condizioni ottimali di vita, 10/ 22 gradi di temperatura e 60/90% d’umidità relativa.<br />
Questa specie di <em>Lepanthes</em> è da considerarsi abbastanza duttile, in quanto si adegua con meno sofferenza di altre, a condizioni limite. Il colore delle foglie e la dimensione della pianta variano in rapporto alla luminosità dell’ambiente: dal verde bottiglia scuro, la porpora intenso – blu cobalto.</p>
<p>Questa orchidea va inclusa fra le piante “impossibili”, o quasi&#8230;però mai dire mai, gli esemplari delle foto ne sono la prova. </p>
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		<title>Stanhopea  oculata: fioritura puntuale</title>
		<link>http://www.orchids.it/2007/08/04/stanophea-wardii-var-oculata/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Aug 2007 11:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esemplari]]></category>

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		<description><![CDATA[Puntuale come un orologio svizzero, ecco la fioritura di uno dei miei esemplari di Stanhopea oculata Questo ceppo enorme, non richiede particolari attenzioni di coltivazione; trascorre i mesi invernali (Novembre &#8211; Aprile) appeso nella parte nord della serra dove la temperatura minima non raggiunge più di 10 &#8211; 12 gradi, durante tale periodo riceve una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Puntuale come un orologio svizzero, ecco la fioritura di uno dei miei esemplari di <em>Stanhopea oculata</em></strong></p>
<p>Questo ceppo enorme, non richiede particolari attenzioni di coltivazione; trascorre i mesi invernali (Novembre &#8211; Aprile) appeso nella parte nord della serra dove la temperatura minima non raggiunge più di 10 &#8211; 12 gradi, durante tale periodo riceve una o due bagnature, niente concime e appena la stagione lo consente, dopo aver fatto un bagno  ristoratore &#8211; mezz&#8217;ora di immersione nel Rio Parnasso &#8211; soggiorna all&#8217;esterno tutta la rimanente stagione. Bagnature giornaliere e due o tre fertilizzazioni stagionali, nient&#8217;altro. Si becca qualche scottatura, ciò nonostante, a partire da fine luglio, per una quindicina di giorni inebria il giardino di profumo e conquista chiunque le passi vicino con la bellezza dei suoi fiori.  </p>
<p><small> Tutti i diritti sono riservati</small><br />
<img src='/img_up/st_oc_450_1.jpg' alt='' /></p>
<p><img src='/img_up/st_oc_450_2.jpg' alt='' /></p>
<p><a href="http://www.orchids.it/2006/07/26/allombra-della-stanhopea/">Leggi anche questi post</a></p>
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		<title>Encyclia mariae (ora Euchile), coltivazione su tronchetto.</title>
		<link>http://www.orchids.it/2007/07/01/1129/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jul 2007 04:39:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>
		<category><![CDATA[Esemplari]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;orchidea che affascina enormemente il suo coltivatore. Encyclia mariae e Encyclia citrina sono state spostate in un nuovo genere (Euchile) , che raggruppa solamente queste due specie; con questo post cercheremo di analizzare alcune peculiarità vegetative delle orchidee coltivate su supporto legnoso ed in particolare della deliziosa Euchile mariae. Fiori di Euchile mariae &#8211; collezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un&#8217;orchidea che affascina enormemente il suo coltivatore.<br />
</strong><br />
<em>Encyclia mariae</em> e <em>Encyclia citrina</em> sono state spostate in un nuovo genere <a href="http://www.orchids.it/2007/05/01/encyclia-mariae-un-orchidea-deliziosa/"> <em>(Euchile) </em></a>, che raggruppa solamente queste due specie; con questo post cercheremo di analizzare alcune peculiarità vegetative delle orchidee coltivate su supporto legnoso ed in particolare della deliziosa <em>Euchile mariae</em>.</p>
<p><small> Fiori di <em>Euchile mariae</em> &#8211; collezione Guido De Vidi &#8211; Foto 29.06.07 &#8211; diritti riservati. </small><br />
<img src='/img_up/enciclya_mariae_fiori_300.jpg' alt='' class="alignleft"/> <em>Euchile mariae</em> è un&#8217;orchidea epifita, quindi può essere sistemata in vasi con substrato di materiale duro e vaporoso (rimango sul generico per lasciare la possibilità di scelta a seconda delle zone geografiche di coltivazione), oppure su zattere di sughero o tronchetti di legno duro.<br />
La sequenza fotografica in visione, consente di ammirare un bellissimo esemplare della mia collezione, frutto di oltre 15 anni di coltivazione.</p>
<p><strong>Gli anni in vita di un&#8217;orchidea</strong><br />
Il parametro temporale di un&#8217;orchidea in vita è importante tanto quanto le sue esigenze ambientali perchè testimonia la consolidata acclimatazione ai cicli vegetativi e la bontà dei metodi di coltivazione applicati.<br />
Non è facile trovare notizie particolareggiate sulla coltivazione delle orchidee, soprattutto in lingua italiana. Quel poco che si trova, raramente è supportato dall&#8217;esperienza diretta dei suoi autori.<br />
Capita invece di leggere sui forum orchidofili italiani, dotte dissertazioni su esperienze di altri; emblematica è stata la polemica di qualche tempo fa, a riguardo della coltivazione su tronchetti di robinia o pseudo acacia (<a href="http://www.orchids.it/2006/07/31/coltivare-le-orchidee-su-zattere-e-tronchetti/"> leggi questo post</a><a href="http://www.orchids.it/2006/09/06/orchidee-sui-tronchetti-si-o-no/"> ed anche quest&#8217;altro</a>).<br />
<span id="more-1129"></span><br />
<small> Collezione Guido De vidi &#8211; Foto 29.06.07 &#8211; diritti riservati. </small><br />
<img src='/img_up/enciclya_mariae_400_2.jpg' alt='' /></p>
<p><strong>Coltivazione su tronchetto di robinia</strong><br />
La pianta in visione è coltivata da anni su un tronchetto di robinia, ampiamente gradito.<br />
Le critiche di allora (acide e dispregiative), nel merito vertevano su due aspetti, uno chimico (produzione di tanino dannoso) e l&#8217;altro relativo alla durata del materiale.<br />
Detta brutalmente l&#8217;osservazione ha dei fondamenti, che si superano scegliendo con cura i tronchetti (piante tagliate vive)  e stagionandoli  opportunamente.<br />
A onor del vero bisogna osservare che della buona corteccia di sughero (sana e non aggredita dai tarli) dura più a lungo, ma non sempre è reperibile e quindi si cerca di usare il materiale disponibile.</p>
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		<title>Orchidee esemplari</title>
		<link>http://www.orchids.it/2007/06/28/orchidee-esemplari/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jun 2007 13:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esemplari]]></category>

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		<description><![CDATA[No comment collezione Guido De vidi &#8211; foto 28.06.07- diritti riservati Stanhopea tigrina superba var. nigroviolacea Clicca per leggere i post sulle Stanhopeae già scritti sul blog. collezione Guido De vidi &#8211; foto 28.06.07- diritti riservati Euchile mariae- Clicca per leggere il post su Euchile mariae.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>No comment</strong></p>
<p><small>collezione Guido De vidi &#8211; foto 28.06.07- diritti riservati </small><br />
<img src='/img_up/stanophea_tigrinA_superba_0.jpg' alt='' /><br />
<em>Stanhopea tigrina superba</em> var. nigroviolacea<br />
<a href="http://www.orchids.it/2006/07/26/allombra-della-stanhopea/"> Clicca per leggere i post sulle <em>Stanhopeae</em> già scritti sul blog. </a></p>
<p><small>collezione Guido De vidi &#8211; foto 28.06.07- diritti riservati </small><br />
<img src='/img_up/enciclia_mariae_07_400.jpg' alt='' /><br />
<em>Euchile mariae</em>- <a href="http://www.orchids.it/2007/05/01/encyclia-mariae-un-orchidea-deliziosa/"> Clicca per leggere il post su <em>Euchile mariae</em>.</a></p>
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		<title>Psychilis atropurpurea (Encyclia)</title>
		<link>http://www.orchids.it/2007/05/24/psychilis-atropurpurea/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2007/05/24/psychilis-atropurpurea/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 May 2007 05:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esemplari]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;e tu chiamala come vuoi. Il vecchio e caro Epidendrum atropurpureum, nei suoi oltre 200 anni di vita (prima pubblicazioe: Sp. pl. 4(1):115. 1805) ha cambiato varie volte nome, ora è sistemata in un nuovo genere: Psychilis . Il suo areale di endemicità è molto vasto: dagli Stati Uniti, Cuba, Messico, Guatemala, Belice, El Salvador, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8230;e tu chiamala come vuoi.</strong></p>
<p>Il vecchio e caro <em>Epidendrum atropurpureum</em>, nei suoi oltre 200 anni di vita (prima pubblicazioe: Sp. pl. 4(1):115. 1805) ha cambiato varie volte nome, ora è sistemata in un nuovo genere: <em>Psychilis </em>.</p>
<p>Il suo areale di endemicità è molto vasto: dagli Stati Uniti, Cuba, Messico, Guatemala, Belice, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Trinidad, Venezuela, Colombia, Venezuela, Ecuador, Perú al Brasile.</p>
<p><small> Collezione Guido De Vidi &#8211; foto 24.05.07 </small><br />
<img src='/img_up/e_atropurpurea_part_300.jpg' alt='' class="alignleft"/> <strong><em>Psychilis atropurpurea</em></strong> (Willd.) Sauleda</p>
<p>Famiglia: <em>Orchidaceae</em><br />
Sottofamiglia: <em>Epidendroideae</em><br />
Tribù: <em>Epidendreae</em>.<br />
Genere: <em>Psychilis</em><br />
Prima pubblicazione: Phytologia 65:6. 1988 &#8211; Sauleda, R. P. 1988. &#8211; A revision of the genus <em>Psychilis</em> Rafinesque (Orchidaceae). Phytologia 65:1–33.<br />
Basionimo:<em>Epidendrum atropurpureum</em> Willd.<br />
Prima pubblicazioe: Sp. pl. 4(1):115. 1805</p>
<p><strong>Sinonimi:</strong><br />
<em>Cymbidium cordigerum</em> Kunth 1816<br />
<em>Encyclia atropurpurea</em> (Willd.) Schltr. 1914<br />
<em>Encyclia atropurpurea</em> var. rhodoglossa Schltr. 1922<br />
<em>Encyclia cordigera </em>var. rosea (Bateman) H.G. Jones 1969<br />
<em>Encyclia doeringii</em> Hoehne 1949<br />
<em>Encyclia macrochila</em> (Hook.) Neumann 1845<br />
<em>Epidendrum atropurpureum </em>var. laciniatum Ames, F.T. Hubb. &#038; C. Schweinf. 1935<br />
<em>Epidendrum atropurpureum</em> var. roseum (Bateman) Rchb. f. 1854<br />
<em>Epidendrum cordigerum</em> (Kunth) Foldats 1969<br />
<em>Epidendrum doeringii</em> (Hoehne) A.D. Hawkes 1946<br />
<em>Epidendrum longipetalum</em> God.-Leb. 1892<br />
<em>Epidendrum macrochilum</em> Hook. 1836<br />
<em>Epidendrum macrochilum</em> var. roseum Bateman 1839</p>
<p><small> Collezione Guido De Vidi &#8211; foto 24.05.07 &#8211; diritti riservati </small><br />
<img src='/img_up/e_atropurpurea_400.jpg' alt='' class="aligncentered"/></p>
<p>I collezionisti con &#8220;qualche&#8221; anno di coltivazione sulle spalle, preferiscono chiamarla ancora <em>Encyclia atropurpurea</em> o <em>Epidendrum atropurpureun</em>, spesso  anche <em>Encyclia cordigera</em>.<br />
Come si può notare da questa breve presentazione, la situazione tassonomica di questa specie è abbastanza complicata e merita una ricognizione generale, che cercherò di fare prossimamente.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Orchidee: il fascino degli esemplari</title>
		<link>http://www.orchids.it/2007/05/17/orchidee-il-fascino-degli-esemplari/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2007/05/17/orchidee-il-fascino-degli-esemplari/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2007 08:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esemplari]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle massime aspirazioni dei collezionisti di orchidee è sicuramente quella di mantenere in vita a lungo le proprie piante e farle diventare degli esemplari. L&#8217;avventura dei vecchi collezionisti di orchidee cominciava con l&#8217;acquisto di piccole piante non molto costose e proseguiva con l&#8217;impaziente attesa della prima fioritura, che qualche volta si faceva desiderare parecchi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una delle massime aspirazioni dei collezionisti di orchidee è sicuramente quella di mantenere in vita a lungo le proprie piante e farle diventare degli esemplari.<br />
</strong></p>
<p>L&#8217;avventura dei vecchi collezionisti di orchidee cominciava con l&#8217;acquisto di piccole piante non molto costose e  proseguiva con l&#8217;impaziente attesa della prima fioritura, che qualche volta si faceva desiderare parecchi anni.<br />
Da qualche anno, le giovani leve partono lancia in resta con l&#8217;acquisto di piante forza a fiore, spesso anche fiorite e rare.<br />
Potrei dire che questa non è la strada giusta per costruire una solida passione perchè i colpi di fulmine carichi di foga e facilità si traducono  spesso in cocenti delusioni.<br />
Il panorama del collezionismo orchidofilo italiano è lastricato di fallimenti, causati proprio dalla  fase iniziale di fanatismo esasperato del neofita, che si va poi ad infrangere contro i primi ostacoli.<br />
Ora c&#8217;è internet che rende la nostra passione più facilmente divulgabile, ma il web è anche un pericoloso set dove  tutto sembra più facile, dove si può esibire anche quello che in realtà non c&#8217;è.</p>
<p>L&#8217;antidoto per rimediare al &#8220;mal d&#8217;internet&#8221; è sempre lo stesso, quello vecchio di anni, ma sempre di attualità: la condivisione della comune passione anche attraverso forme di associazionismo reale.</p>
<p><strong>Strumento virtuale per costruire attività reali</strong><br />
Questo blog è uno strumento virtuale, ma nello stesso tempo accompagna i suoi visitatori lungo percorsi reali fatti di incontri, attività ed esperienze comuni.</p>
<p>Molti visitatori di questo sito sono anche protagonisti delle esperienze descritte, spero che sia per tutti un filo di unione&#8230;della nostra comune passione.</p>
<p>Iniziamo la galleria degli esemplari con il <i>Dendrobium chrysotoxum </i><br />
<span id="more-1087"></span><br />
<small> Collezione Guido De Vidi &#8211; Tutti i diritti riservati. </small><br />
<img src="http://www.wannaplay.it/imgs_up/dend.chrysotoxum.jpg"class="alignleft"/><b><i>Dendrobium chrysotoxum </i> Lindley 1847 </b><br />
Sinonimi:<br />
<em>Callista chrysotoxa</em> (Lindl.) Kuntze 1891- <em>Callista suavissima</em> Kuntze 1891- <em>Dendrobium suavissimum </em>Rchb.f 1874. </p>
<p>Questa specie è stata scoperta in Birmania (ora Mianmar) ed è giunta in Europa nel 1858<br />
E’ una pianta di medie dimensioni, nativa della Birmania, Laos, Thailandia, Cina e l&#8217;India. Ha pseudobulbi molto raggruppati, lunghi 30 &#8211; 35 cm, forma vegetativa simpodiale con 2 – 3 foglie all’apice, lanceolate, oblunghe e coriacee.</p>
<p>Le infiorescenze pendule e lunghe 20 – 25 centimetri, con fiori di 3 – 5 cm,  si sviluppano all’apice degli pseudobulbi.<br />
I fiori di questa specie sono molto fragranti, il profumo ricorda vagamente il miele e sono di breve durata, ma appassiscono in progressione e quindi godibili per parecchie giornate. Nelle coltivazioni europee fiorisce in primavera.</p>
<p><em>Dendrobium chrysotoxum</em> prospera bene nella parte fresca della serra intermedia, con buona illuminazione ed abbondanti bagnature durante il periodo vegetativo, accompagnate da generose fertilizzazioni a valori equilibrati: gradisce un periodo di riposo semi asciuto durante la stagione fredda.</p>
<p><b>Bagliore giallo</b></p>
<p><small> Collezione Guido De Vidi &#8211; Diritti riservati </small><br />
<img src='/img_up/den_crisotochsum_400.jpg' alt='' class="aligncentered"/><br />
<b><i>Dendrobium chrysotoxum </i>Lindley 1847</b></p>
<p>Questo generosissimo <i>Dendrobium</i> è conosciuto anche come <strong>&#8220;Orchidea di Dai&#8221;</strong></p>
<p>Nello Yunnan, Cina del Sud, vive la minoranza culturale <strong>&#8220;Dai&#8221;</strong> di religione buddista, che ama molto i fiori. I loro fiori preferiti sono quelli del <i>Dendrobium chrysotoxum </i>, perchè propongono il colore giallo/arancione, il simbolo della loro religione e fioriscono esattamente nel periodo delle feste d&#8217;Aprile.</p>
<p>Le popolazioni di quelle terre coltivano con passione, esemplari di <i>Dendrobium chrysotoxum </i>, sistemandoli sui tetti delle loro case e sui rami degli alberi: immaginate che botta di colore e luce.<br />
Questa specie botanica è veramente resistente e molto duttile: può tollerare una vasta gamma di situazioni climatiche e colturali.</p>
<p>I coltivatori smaliziati dicono: &#8220;Procurati una pianta di <i>Dendrobium chrysotoxum </i>, per metà anno bagnala a volontà, l&#8217;altra metà dell&#8217;anno tienila secca, ma sempre in piena luce e vedrai sempre bellissime fioriture, che dureranno quasi un mese intero.&#8221;<br />
Proprio così non è&#8230;ma poco ci manca: l&#8217;esemplare della foto rimane appeso nella parte alta e luminosa della mia serra tutto l&#8217;anno con poca acqua durante la fase del semi riposo, più abbondante nei mesi che precedono la fioritura e, poco fertilizzante.</p>
<p>In coltivazione si consiglia di tenere quest’orchidea in vaso: nei luoghi d&#8217;origine si sviluppa bene in magri anfratti rocciosi o sugli alberi.</p>
<p><strong>Qualche nota sul genere  Dendrobium</strong><br />
<i>Dendrobium</i> Sw. 1799<br />
Sottofamiglia: <em>Epidendroideae</em><br />
Tribù: <em>Dendrobieae</em><br />
Sottotribù: <em>Dendrobiinae</em>.</p>
<p>Sinonimi:<br />
<em>Aclinia </em>Griff. 1851 &#8211; <em>Aporum </em>Bl. 1825 &#8211; <em>Australorchis</em> Brieger 1981 &#8211;  <em>Bolbidium</em> (Lindley) Breiger 1981 &#8211; <em>Callista</em> Lour. 1790 &#8211; <em>Ceraia</em> Lour 1790 &#8211; <em>Coelandria </em>Fitzg. 1882- <em>Dendrocoryne </em>(Lindley) Breiger 1981- <em>Dichopus</em> Bl. 1856 &#8211; <em>Ditulima</em> Raf. 1836(1838) &#8211; <em>Grastidium</em> Bl. 1825 &#8211; <em>Katherinea</em> A. D. Hawkes 1956- <em>Latouria</em> Bl. 1849 &#8211; <em>Macrostomium</em> Bl. 1825 &#8211; <em>Onychium </em>Bl. 1825  <em>Ormostema</em> Raf. 1836(1838) &#8211; <em>Oxystophyllum</em> Bl. 1825 &#8211; <em>Pedilonum </em>-Bl. 1825 &#8211; <em>Pierardia </em>Raf. 1836 (1838) &#8211; <em>Phyllorchis </em>Thou. 1822 &#8211; <em>Sayeria</em> Krzl. 1894- <em>Schismoceras </em>Presley 1827 &#8211; <em>Stachyobium</em> Rchb.f 1869 &#8211; <em>Thelychiton</em> Endl. 1833 &#8211; <em>Thicuania</em> Raf. 1836 (1838) &#8211; <em>Trachyrhizum</em> (Schltr.) Brieger 1981 <em>Tropilis</em> Raf. 1836 (1837)</p>
<p>Il genere <i>Dendrobium,</i> con oltre 1200 specie, è secondo soltanto al genere <i>Bulbophillum</i>, vive in tutta l’Asia e nelle isole del pacifico, compresa l’Australia: varia per forma, dimensione e struttura; le specie che lo compongono, sono epifite o litofite e la vegetazione è simpodiale, caratterizzata da pseudobulbi a forma di canna in parte rigonfiata.<br />
Questo gruppo di orchidee, richiede esigenze colturali, veramente diverse da specie a specie e la sua coltivazione in spazi comuni, presenta molti problemi che richiedono specifiche conoscenze: ciò nonostante nelle collezioni è molto comune.</p>
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