<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Orchids.it &#187; Orchids</title>
	<atom:link href="http://www.orchids.it/category/orchids/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.orchids.it</link>
	<description>...just a wonderful world!</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 20:10:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Ansellia africana</title>
		<link>http://www.orchids.it/2012/01/30/ansellia-africana-2/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2012/01/30/ansellia-africana-2/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 03:50:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11960</guid>
		<description><![CDATA[Ansellia africana, nota anche con il nome di &#8220;Orchidea leopardo&#8221; Genere monotipo AUTORE: Lindley PUBBLICAZIONE: Edwards&#8217;s Bot.Reg.30:sub 12(1844) SOTTOFAMIGLIA: Epidendroidae TRIBU&#8217;: Cymbidieae SOTTOTRIBU&#8217;: Eulophiinae SPECIE: Ansellia africana Ansellia africana è l&#8217;unica specie in questo genere, ma compensa il piacere della sua coltivazione con una grande variazione della pigmentazione dei fiori e con le dimensioni delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ansellia africana</em>, nota anche con il nome di &#8220;Orchidea leopardo&#8221;</strong></p>
<p><strong>Genere monotipo</strong><br />
AUTORE: Lindley<br />
PUBBLICAZIONE: Edwards&#8217;s Bot.Reg.30:sub 12(1844)<br />
SOTTOFAMIGLIA: Epidendroidae<br />
TRIBU&#8217;: Cymbidieae<br />
SOTTOTRIBU&#8217;: Eulophiinae<br />
SPECIE: <em>Ansellia africana</em></p>
<p><em>Ansellia africana</em> è l&#8217;unica specie in questo genere, ma compensa il piacere della sua coltivazione con una grande variazione della pigmentazione dei fiori e con le dimensioni delle piante.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2007/04/anselliaafricana.jpg"rel="lightbox[c-a-a]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2007/04/anselliaafricana-300x199.jpg" alt="anselliaafricana" title="anselliaafricana" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-2979" /></a><strong><em>Ansellia africana</em> Lindl. 1844</strong><br />
Sinonimi: <em>Ansellia africana</em> var. australis Summerh.-<em>Ansellia africana</em> var. nilotica Baker 1875 &#8211; <em>Ansellia confusa</em> N.E.Brown 1886 &#8211; <em>Ansellia congoensis </em>Rodigas 1886 &#8211; <em>Ansellia gigantea</em> Rchb.f 1847 &#8211; <em>Ansellia gigantea</em> sottosp. nilotica (Baker) Senghas 1990 &#8211; <em>Ansellia gigantea</em> var. nilotica (Baker) Summerh. 1937 &#8211; <em>Ansellia humilis </em>Bulliard 1891 &#8211; <em>Ansellia nilotica</em> [Baker]N.E.Brown 1886 &#8211; <em>Cymbidium sandersoni</em> Harv. 1868</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/ansellia_africana.jpg"rel="lightbox[c-a-a]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/ansellia_africana-300x275.jpg" alt="" title="ansellia_africana" width="300" height="275" class="alignleft size-medium wp-image-11962" /></a><em>Ansellia africana</em> è stata scoperta nel 1841 da <strong>John Ansell </strong> (x-1847), botanico inglese al seguito di una spedizione sul fiume Niger in Sud Africa ed in suo onore ne porta il nome.<br />
I primi esemplari furono trovati sull’isola <strong>Bioko</strong> (durante il periodo coloniale nota anche con il nome di <strong>Fernando Po</strong>), situata lungo la costa africana del golfo di <strong>Guinea.</strong><br />
L’unica specie del genere, denominata <em>Ansellia africana</em> è conosciuta anche con il nome comune di <strong>Orchidea leopardo</strong>, <strong>(Luiperdorgidee)</strong> in lingua afrikaner, e <strong>(Imfeyenkawu)</strong> in idioma zulù.<br />
<span id="more-11960"></span><br />
<strong>Dove vive</strong><br />
Questa specie è endemica in una larga fascia dell’Africa tropicale: <strong>Namibia, N. Botswana, Swaziland ed in Sudafrica</strong> nelle provincie del nord, principalmente nelle valli calde e asciutte dei fiumi e delle zone costiere a 700 metri sul livello del mare; occasionalmente può essere trovata anche ad altezze maggiori, oltre 2000 metri.<br />
E’una pianta epifita di grandi dimensioni a sviluppo simpodiale, raramente terricola, che si ambienta bene in piena luce sulle alte ramificazioni degli alberi ed in zone geografiche con lunghi periodi di siccità.</p>
<p><strong>Caratteristiche morfologiche</strong><br />
<small> Ceppo di <em>Ansellia africana</em> in natura &#8211; foto web </small><br />
<img src='/img_up/ansell_afric.jpg' alt='' class="alignleft"/>In natura l’<em>Ansellia africana</em> cresce e si sviluppa con facilità, formando grandi ceppi spettacolari aggrappati ai rami alti degli alberi.<br />
La caratteristica particolare di questa pianta è la struttura del suo apparato radicale costituito da bianche radici aghiformi rivolte verso l’alto, come nei <em>Grammatophyllum</em>, che formano dei cestini attorno agli pseudobulbi, dove vanno a cadere e a decomporsi foglie e detriti vari, dei quali la pianta si alimenta.<br />
Gli pseudobulbi dell’<em>Ansellia africana</em> possono svilupparsi fino a raggiungere anche 60 centimetri di lunghezza, e considerata la facilità del loro incespimento non è difficile incontrare in natura, gruppi di piante di oltre una tonnellata.</p>
<p><strong>Le infiorescenze</strong><br />
Questi pseudobulbi producono 6–7 foglie laterali, strette, linguate, lanceolate, acute e plicate, all’apice delle quali in tarda primavera inizio estate spuntano infiorescenze panicolate, lunghe anche 80 centimetri, portanti più di 100 fiori di 6 cm delicatamente profumati. Il labello è trilobato e strutturato in tre sezioni gialle, sepali e petali sono gialli verdastri, maculati, con macchie marroni a volte appena visibili in altri casi marcatamente più scure.<br />
In realtà, gli steli fiorali, seppur formatisi nella parte apicale degli pseudobulbi, escono dalle ascelle delle foglie.<br />
I fiori sono impollinati dai <a href="http://www.orchids.it/2005/10/27/plectrelminthus-caudatus/"> lepidotteri di hawk</a>, che li visitano durante la notte, quando emanano la loro dolcissima fragranza.</p>
<p><strong>Coltivazione</strong><br />
In coltivazione è molto importante rispettare il periodo secco (alla stessa stregua dei <em>Dendrobium</em> a foglia caduca), mentre nella fase vegetativa l’<em>Ansellia africana</em> richiede umidità costante, molta luce (quasi diretta solare) e temperature da serra calda.<br />
Durante la fase asciutta, questa orchidea sopporta bene temperature basse, che occasionalmente e per brevi periodi possono anche scendere sotto zero.<br />
Questa specie si sviluppa molto bene in vasi con substrarto di corteccia grossa, sistemati nella parte più luminosa e calda della serra. Può essere coltivata anche fuori serra, ma come si è scritto sopra, richiede grandi spazi e molte attenzioni nel periodo secco.<br />
Il rinvaso va fatto normalmente ogni due anni: le piante sono piuttosto affamate di sostanza organica, qualche coltivatore simula l&#8217;ambiente naturale, dove le foglie cadono sopra le radici, creando uno strato di &#8220;pacciamatura&#8221; con foglie di betulla o di carpine e detriti vari.<br />
L&#8217;umidità deve essere superiore al 50%, ideale il 70% in estate e 60% in inverno. Queste piante richiedono una buona ventilazione, soprattutto quando l&#8217;umidità è alta. Il clima delle regioni dove crescono è molto caldo e secco con temporali estivi;gli inverni sono più freschi e asciutti con consistenti rugiade notturne.<br />
Alla fine della fioritura (generalmente in primavera) ridurre irrigazione al minimo. Per evitare un eccessivo ringrinzimento degli pseudobulbi è utile nebulizzare di tanto in tanto. Aumentando i livelli di luce si induce la fioritura, intorno a settembre / ottobre si aumenta l&#8217;irrigazione, evitando di bagnare i germogli freschi (se bagnati marciscono) e si alimenta regolarmente fino alla completa maturazione dei nuovi pseudobulbi, a questo punto si riducono di nuovo le bagnature.</p>
<p><strong>Curiosità, miti e leggende</strong><br />
Si racconta che sui ceppi di <em>Ansellia africana </em>siano stati visti fare i loro nidi anche rapaci notturni, fra cui l’enorme <strong>Gufo reale (Bubo bubo)</strong>, paragonabile per dimensione e rapacità all’<strong>Aquila reale.</strong><br />
I guaritori delle tribù <strong>Zulù in Sud Africa</strong>, usano gli pseudobulbi di questa orchidea per fare un tè che è usato come “emetico”, mentre nello <strong>Zambia </strong>usano le foglie per fare un tè da usarsi come rimedio alla follia.<br />
Nelle tradizioni popolari africane, questa orchidea è usata per creare fascino in amore, per allontanare i brutti sogni, per scacciare i fulmini dalle fattorie ed inoltre gli esemplari di questa orchidea sono molto ricercati per addobbare i giardini.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2012/01/30/ansellia-africana-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Epidendrum nanum</title>
		<link>http://www.orchids.it/2012/01/21/epidendrum-nanum/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2012/01/21/epidendrum-nanum/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 13:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11938</guid>
		<description><![CDATA[Epidendrum nanum Epidendrum nanum C. Schweinf. Bot. Mus. Leafl. 11: 102, tab. 11, fig. 10-13. 1943 Dimensione del fiore[1 cm] Specie endemica in Perù e Bolivia nelle fitte foreste montane umide ad altitudini da 1300 a 1700 metri. Pianta di dimensioni miniaturizzate, cresce con steli leggermente compressi completamente avvolti da guaine imbricate che portano foglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Epidendrum nanum</em><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/epidendrum_nanum_pianta.jpg"rel="lightbox[e-n]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/epidendrum_nanum_pianta-259x300.jpg" alt="" title="epidendrum_nanum_pianta" width="259" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11939" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/epidendrum_nanum_fiore.jpg"rel="lightbox[e-n]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/epidendrum_nanum_fiore-300x256.jpg" alt="" title="epidendrum_nanum_fiore" width="300" height="256" class="alignleft size-medium wp-image-11940" /></a><em>Epidendrum nanum</em> C. Schweinf.<br />
Bot. Mus. Leafl. 11: 102, tab. 11, fig. 10-13. 1943<br />
Dimensione del fiore[1 cm]</p>
<p>Specie endemica in Perù e Bolivia nelle fitte foreste montane umide ad altitudini da 1300 a 1700 metri. Pianta di dimensioni miniaturizzate, cresce con steli leggermente compressi completamente avvolti da guaine imbricate che portano foglie lanceolate, acute e conduplicate. Fiorisce nella stagione fredda. Epidendrum nanum è incluso nel gruppo &#8220;nanum&#8221; e si caratterizza per il labello trilobato.</p>
<p><em>Epidendrum nanum </em>appartiene al &#8211; GRUPPO nanum &#8211; che comprende le seguenti specie:</p>
<p><em>Epidendrum bonitense</em> Hágsater &#038; Dodson 1993 Ecuador<br />
<em>Epidendrum dichaeoides</em> Carnevali &#038; GARomero 1992 Brasile<br />
<em>Epidendrum jessupiorum</em> Hágsater &#038; Dodson 2001 Ecuador<br />
<em> Epidendrum lueri</em> Dodson &#038; Hágsater 1989 Ecuador<br />
<em>Epidendrum macasense</em> Hágsater &#038; Dodson 1993 Ecuador<br />
<em>Epidendrum madsenii</em> Hágsater &#038; Dodson 1999 Ecuador<br />
<em>Epidendrum milenae</em> Dodson &#038; Vasquez 1989 Ecuador, Perù Bolivia<br />
<em>Epidendrum nanopsis</em> Dodson &#038; Hágsater 1989<br />
<em> Epidendrum nanum</em> C. Schweinf. 1943 Perù Bolivia<br />
<em> Epidendrum thelephorum</em> Hágsater &#038; Dodson 1993 Ecuador<br />
<em>Epidendrum Tingo-Mariae</em> Hágsater 1999 Perù </p>
<p>GRUPPO Nanoecallosum SOTTOGRUPPO nanum si differenzia per la forma del labello delle sue specie &#8211; struttura intera e non trilobata).<br />
<em> Epidendrum nanodentatum</em> Hagsater &#038; Dodson 2006 Ecuador<br />
<em>Epidendrum nanoecallosum</em> Hagsater &#038; Santiago 2009 Colombia<br />
<em>Epidendrum nanosimplex</em> Hágsater &#038; Dodson 1999 Ecuador<br />
<em>Epidendrum renzii </em>Garay &#038; Dunst. 1965 Venezuela </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2012/01/21/epidendrum-nanum/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Robiquetia cerina sin. Robiquetia merillii</title>
		<link>http://www.orchids.it/2012/01/20/robiquetia-cerina-sin-robiquetia-merillii/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2012/01/20/robiquetia-cerina-sin-robiquetia-merillii/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 20:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11935</guid>
		<description><![CDATA[Robiquetia cerina (Rchb.f.) Garay, Bot. Mus. Leafl. 23: 196 (1972). Sinonimi: Saccolabium cerinum (Rchb. f. 1888) &#8211; Robiquetia merrillii (Ames) Ames, Orchidaceae 7: 123 (1922). Basionimo: Malleola merrillii Ames, Orchidaceae 5: 236 (1915). In alcuni testi sono considerate due specie separate, ma la tendenza è quella di ritenere Robiquetia merillii sinonimo di Robiquetia cerina Robiquetia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/robiquetia_cerina_pianta.jpg"rel="lightbox[r-c]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/robiquetia_cerina_pianta-224x300.jpg" alt="" title="robiquetia_cerina_pianta" width="224" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11947" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/robiquetia_cerina_fiore.jpg"rel="lightbox[r-c]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2012/01/robiquetia_cerina_fiore-224x300.jpg" alt="" title="robiquetia_cerina_fiore" width="224" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11948" /></a></p>
<p> <em>Robiquetia cerina</em> (Rchb.f.) Garay, Bot. Mus. Leafl. 23: 196 (1972).<br />
Sinonimi: <em>Saccolabium cerinum</em> (Rchb. f. 1888) &#8211; <em>Robiquetia merrillii</em> (Ames) Ames, Orchidaceae 7: 123 (1922).<br />
Basionimo: <em>Malleola merrillii</em> Ames, Orchidaceae 5: 236 (1915).</p>
<p>In alcuni testi sono considerate due specie separate, ma la tendenza è quella di ritenere <i>Robiquetia merillii</i> sinonimo di <i>Robiquetia cerina</i><br />
<em>Robiquetia Cerina</em> è una specie monopodiale a portamento pendulo, cresce soprattutto in Nuova Guinea e nelle Filippine. Le piante crescono come epifite sui tronchi degli alberi ad altitudini oltre 350 metri. I fiori sono molto piccoli (3 mm di larghezza), ma formano una densa infiorescenza assomigliante d un grappolo d&#8217;uva, racemosa, conica, con i fiori che si aprono in successione a partire dalla parte superiore e durano da 2-4 o 5 settimane. Questa specie crescerà bene in un cestino o in un vaso appeso in ambiente ombreggiato arioso e luminoso, dove potrà rimanere senza particolare cura per molti anni fino a costituire un grosso esemplare. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2012/01/20/robiquetia-cerina-sin-robiquetia-merillii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Orchidari&#8230; figli delle &#8220;scatole magiche&#8221; di  Ward</title>
		<link>http://www.orchids.it/2012/01/09/orchidari-figli-delle-scatole-magiche-di-ward/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2012/01/09/orchidari-figli-delle-scatole-magiche-di-ward/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 17:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11894</guid>
		<description><![CDATA[Se hai problemi di spazio in serra, se hai finito i soldi per mantenerla, se sei in crisi perchè le tue orchidee battono i denti dal freddo, non farti prendere dal panico&#8230;vai sul piccolo, costruisciti una &#8220;scatola magica&#8221;&#8230; Chiamalo orchidario, terrario o con altro termine, tutto parte da Ward Questo post è dedicato a chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se hai problemi di spazio in serra, se hai finito i soldi per mantenerla, se sei in crisi perchè le tue orchidee battono i denti dal freddo, non farti prendere dal panico&#8230;vai sul piccolo, costruisciti una &#8220;scatola magica&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Chiamalo orchidario, terrario o con altro termine, tutto parte da Ward</strong><br />
Questo post è dedicato a chi coltiva le orchidee in casa e spesso si è dovuto attrezzare nei modi più “rocamboleschi” per garantire alla propria collezione un luogo adatto alla crescita e alla fioritura. Per chi non ha la fortuna di poter realizzare una serra o destinare un’appendice della propria abitazione alla propria “fitopassione”, un <em>jardin d’hiver</em> dove immergersi in un angolo tropicale, rimane un piccolo luogo dove concentrare il proprio sguardo verso la natura, a volte talmente piccolo che al suo interno in epoche passate ci si divertiva a creare riproduzioni di veri e propri paesaggi in miniatura o architetture in scala ridotta popolate di vegetali: il terrario.<br />
I moderni terrari hanno subito un’evoluzione meno estetica e più tecnologica di un tempo, da scatola chiusa sostenuta da strutture ricamate di ferro battuto si sono trasformati in ambienti ventilati con impianti di illuminazione artificiale.<br />
<img src='/img_up/ward_1852.jpg' alt='' class="alignleft"/>Ma come e quando nacque il terrario e chi scoprì il miracolo della coltivazione sotto vetro?<br />
A fare questa scoperta fu il dott. <strong>Nathaniel Bagshaw Ward</strong> (1791-1868), quest’uomo, che ha il merito di aver cambiato il mondo botanico così drasticamente, rimane l’ennesimo personaggio-ombra che emerge dalle nebbie della Londra vittoriana. Non pensiate che questa sia la solita frase retorica, dietro alle sue scoperte si nascondono una serie di evoluzioni storiche senza le quali il mondo moderno sarebbe decisamente diverso da quello che noi conosciamo.<br />
<span id="more-11894"></span><br />
<b>Nathaniel Bagshaw Ward (1791-1868)</b><br />
Sarebbe noioso stilare l’elenco delle società che lo vedevano attore partecipe, vi basti sapere che spaziavano dal campo medico, farmaceutico a quello botanico.<br />
Ma partiamo con ordine: nato a Londra Ward sviluppò presto il suo interesse per il mondo naturale nonostante lo circondasse il grigio panorama della città industrializzata. Alla tenera età di 13 anni si ritrova per mare su una nave in viaggio per la Giamaica: era convinto di far carriera in marina. Dopo quel viaggio, come sperava il padre, valente chirurgo, egli abbandonava l’idea di essere un marinaio per seguirlo nella pratica medica. Ma la flora tropicale aveva risvegliato in lui l’interesse per la natura e in particolare per palme e felci.<br />
Ward lavorava nell’est End di Londra e continuava a coltivare la sua passione per la botanica e l’entomologia tra un paziente e l’altro, nel tempo libero. Collezionava piante coltivandole all’aperto: il suo erbario contava più di 25000 specie. </p>
<p>Sognava ricoprire un vecchio muro di confine del suo giardino di felci e muschi; questo è quello che scrisse di se&#8217; e del suo desiderio nel suo libro del 1852<i> “On the Growth of Plants in Closely Glazed Cases”: </i></p>
<div class="cit">&#8220;The science of Botany, in consequence of the perusal of the works of the immortal Linnaeus, had been my recreation from my youth up, and the earliest object of my ambition was to possess an old wall covered with ferns and mosses. To obtain this end, I built up some rock-work in the yard at the back of my house, and placed a perforated pipe at the top, from which water trickled on the plants beneath; these consisted of Polypodium vulgare, Lomaria Spicant, Lastroea dilitata, L. Filix mas, Athyrium Filax foemina, Asplenium Trichomanes and a few other ferns, and several mosses procured from the woods in the neighborhood of London, together with primroses, wood-sorrel, &#038; c. In consequence, however, of the volumes of smoke issuing from surrounding manufactories, my plants soon began to decline, and ultimately perished, all my endeavours to keep them alive proving fruitless”.</div>
<p>Il suo giardino a Wellclose square non fu esattamente quello che Ward si era immaginato, solo poche delle felci piantate sopravvissero. Questo tasso di fallimento fu determinato dalla cappa di inquinamento soffocante della Londra industrializzata, la stessa atmosfera inquinata dal fumo proveniente dalla combustione del carbone e dai solfuri che fece coniare a un giornalista nel 1905 il termine “smog”, abbreviazione di “smokey fog” (nebbia fumosa).</p>
<p>Nel 1829 circa Ward salvò la pupa di un lepidottero (sfinge) in un “ambiente naturale” e la sigillò in un contenitore. La storia non ricorda il destino del lepidottero, ma dopo un po’ di tempo Ward notò che alla base del contenitore chiuso dal terreno iniziavano a germogliare delle felci: la sua curiosità su quanto tempo queste potessero vivere in un ambiente protetto, o meglio sigillato, portò a una delle scoperte botaniche ed economiche più importanti dell’età vittoriana: la cassetta wardiana (<em>Wardian Case</em>).<br />
<img src='/img_up/classic_wardian_case.jpg' alt='' class="aligncentered"/><br />
Una classica <em>Wardian case</em> &#8211; Da <em>&#8220;The Victorian Fern Craze&#8221;</em> di DE Allen (Hutchinson, 1969)</p>
<div class="cit">“When the attempt had been given up in despair, a fresh impetus was given to my pursuits, and I was led to reflect a little more deeply upon the subject, in consequence of a simple incident which occurred in the summer of 1829. I had buried the chrysalis of a sphinx [moth] in some moist mould contained in a wide-mouthed glass bottle, covered with a lid. In watching the bottle from day to day, I observed that the moisture which, during the heat of the day arose from the mould, condensed on the surface of the glass, and returned whence it came; thus keeping the earth always in some degree of humidity. About a week prior to the final change of the insect, a seedling fern and a grass made their appearance on the surface of the mould.<br />
I could not but be struck with the circumstance of one of that very tribe of plants which I had for years fruitlessly attempted to cultivate, coming up sponte sua in such a situation, and asked myself seriously what were the conditions necessary for its well-being? To this the reply was &#8212; a moist atmosphere free from soot or other extraneous particles; light; heat; moisture; periods of rest; and change of air. All these my plant had; the circulation of air being obtained by the diffusion law already described.<br />
Thus, then, all the conditions requisite for the growth of my fern were apparently fulfilled, and it remained only to test the fact by experiment. I placed the bottle outside the window of my study, a room with a northern aspect, and to my great delight the plants continued to thrive. They turned out to be L. Filix mas and the Poa annua. They required no attention of any kind, and there they remained for nearly four years, the grass once flowering, and the fern producing three or four fronds annually. At the end of this time they accidentally perished, during my absence from home, in consequence of the rusting of the lid, and the consequent too free admission of rain water.&#8221;</div>
<p>(Nota: Ward fa riferimento alle felci come piante cresciute da seme e non da spore, inoltre chiama il bozzolo del lepidottero crisalide, termine oggi associato alla pupa di una farfalla).<br />
<img src='/img_up/basilica.jpg' alt='' class="alignleft"/>Preso dal fervore per la sua scoperta, Ward inizò tutta una serie di esperimenti costruendo dei terrari in vetro più grandi che riempirono il suo giardino e ogni stanza della sua abitazione: alcuni li mise perfino sopra il tetto di casa! Il terrario più grande (2.4 mq) conteneva al suo interno più di 50 specie di piante abbarbicate sulla riproduzione di una finestra della Tintern Abbey <em>(a lato foto)</em>.</p>
<p>I contatti con la famosa Loddiges Nursery che sponsorizzava le spedizioni esplorative volte alla scoperta di nuove piante, gli permisero di testare il potenziale della sua invenzione per il trasporto di esemplari per mare. All’epoca la sopravvivenza a questi lunghi viaggi era impensabile. Le piante tenute sottocoperta morivano per mancanza di luce, mentre quelle tenute sul ponte per salsedine, forti venti, bruciature da sole e mancanza d’acqua.</p>
<p><img src='/img_up/waedian_casedainterno.jpg' alt='' class="alignleft"/>Wardian Case da interno (dal libro di Ward del 1852) </p>
<p>Crescere e spedire piante sotto vetro non era cosa nuova, ma nuovo era il concetto dell’ambiente sigillato non contaminato dalle condizioni atmosferiche circostanti.<br />
Ward fece quindi costruire da un carpentiere una cassa per le sperimentazioni, il telaio doveva essere in legno duro e le connessioni più  rigide e resistenti possibili: questo per evitare danni per effetto della condensa. Ed ecco nato il primo terrario!.<br />
Nel 1833 spedì in due casse delle felci native dell’Inghilterra in Australia, questo fu il suo primo grande esperimento. Dopo 6 mesi di navigazione il carico sbarcò nel porto di Sydney con le piante vive e vegete! Le casse come su richiesta vennero pulite e riempite di specie native australiane che prima di allora non si erano mai riuscite a trasportare oltremare; nel febbraio del 1835 il carico salpò e la nave sconvolta dalle tempeste di Capo Horn e arrivò a Londra solo dopo 8 mesi di navigazione. Le casse erano sul ponte e non erano state aperte nonostante le temperature fossero variate da -7 a 49 C° e coperte dalla neve durante parte del viaggio.<br />
In città Ward attendeva ansioso di visionare il carico. Nel suo libro del 1852 scrisse: <i>&#8220;I shall not readily forget the delight expressed by Mr. G. Loddiges, who accompanied me on board, at the beautiful appearance of the fronds of Gleichenia microphylla [umbrella or coral fern], a plant now for the first time seen alive in this country.&#8221;</i><br />
L’esperimento ebbe successo e Ward pubblicò un pamphlet dal titolo <i>“The growth of Plants without open exposure to the Air”</i> in cui descriveva i sui metodi. A questo seguì la pubblicazione nel 1842 del libro <i>“On the Growth of Plants in Closely Glazed Cases”.</i><br />
Dopo di lui tutta l’Inghilterra iniziò a usare i terrari, sia per le coltivazioni cittadine che per le spedizioni via mare e Loddiges potè constatare che il tasso di sopravvivenza delle piante era cresciuto dallo 0.1 al 90%.<br />
<strong>Joseph Dalton Hooker</strong> fu uno dei primi a servirsi delle cassette wardiane per la sua spedizione in Antartico nel 1839, ma il primo di cui si ha notizia fu <strong>John Gibson</strong>, pupillo di Paxton, che partì per l’India nel 1835 per conto del duca del Devonshire, in un viaggio che lo tenne lontano dall’Inghilterra per oltre 2 anni e che riportò al duca più di 80 specie di orchidee diverse, tra cui quello che venne chiamato <i>Dendrobium devonianum</i>, che fiorì per la prima volta nelle serre di Chatsworth nel 1840.</p>
<p>Nel 1854 il dott. Ward diede lettura della sua scoperta alla Royal Society nel Chelsea Physic Garden: in quel tempo era già noto che la sue <em>wardian cases</em> avevano cambiato la faccia del commercio in tutto il mondo. Queste rimasero in uso per parecchio tempo, si dovette aspettare più di un secolo l&#8217;arrivo delle buste in plastica e le ingombranti e pesanti cassette vennero soppiantate.</p>
<p>Curiosità e alcuni esempi del modo in cui è cambiata l’agricoltura internazionale:<br />
•Un botanico scozzese A. Maconochie rivendicò di aver scoperto il terrario prima di Ward nel 1825 ma non rese pubblica la sua invenzione fino al 1839 quando il terrario di Ward era già in uso … <em>trop tard</em>!<br />
•Gli studi di Ward portarono nelle case della middle class vittoriana la moda di terrari “elaborati” e acquarii: la combinazione di acquario-terrario fu chiamata nei paesi di lingua anglofona Warrington Case.<br />
•Un tipo di muschio africano fu chiamato Wardia in suo onore.<br />
•Negli ultimi anni della sua vita si ritirò a Clapham Rise nel sud est di Londra in una casa che volle chiamare “The Ferns” (Le Felci).<br />
•Joseph Hooker fu tra i primi esploratori a servirsi delle cassette, spedendo molte specie diverse in Inghilterra durante i suoi viaggi durati 4 anni, dal 1839 al 1843, sul “Terror and Erebus” con il Capitano James Clark Ross.<br />
•Robert Fortune usò le cassette per trasportare 20,000 piante di tè da Shanghai alla regione dell’ Assam in India, dove, ancora oggi, si produce uno tra i migliori tè del mondo.<br />
•Nel 1851 per la Grande Esposizione di Londra Ward mise in mostra una bottiglia contente felci e muschi sigillata da più di 18 anni …<br />
•L’orchidomania della tarda età vittoriana fu interamente possible grazie alle cassette del Dr Ward, e molte delle piante che oggi abbiamo nei nostri appartamenti vennero raccolte e portate in Europa dai loro luoghi d’origine nelle cassette wardiane.<br />
•L&#8217;Hevea brasiliensis, l’albero della gomma da Pará in Amazzonia, venne spedito con successo a Kew, da lì verso la Malesia e lo Sri Lanka, dove si stabilì l’industria della gomma coloniale inglese. Questa fu una grande risorsa durante le due guerre mondiali, e contribuì significativamente alla vittoria degli alleati nella seconda Guerra Mondiale.<br />
Post tratto da un articolo di Elettra Zardo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2012/01/09/orchidari-figli-delle-scatole-magiche-di-ward/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il genere  Leptotes </title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/12/31/il-genere-leptotes/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/12/31/il-genere-leptotes/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 13:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11804</guid>
		<description><![CDATA[Viaggio in un genere di orchidee fatto di piccole piante, Leptotes, nome derivato dalla parola greca &#8220;Leptotis&#8221; dal significato ampio: delicato, fine, grazioso così come i suoi fiori. Leptotes è un genere di orchidee formato da 9 piccole specie che crescono nelle foreste asciutte del sud e sud-est del Brasile, anche in Paraguay e Argentina. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Viaggio in un genere di orchidee fatto di piccole piante, <em>Leptotes</em>, nome derivato dalla parola greca &#8220;Leptotis&#8221; dal significato ampio: delicato, fine, grazioso così come i suoi fiori.<br />
</strong><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/leptotes_bicolor_stampa.jpg"rel="lightbox[g-l]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/leptotes_bicolor_stampa-300x192.jpg" alt="" title="leptotes_bicolor_stampa" width="300" height="192" class="alignleft size-medium wp-image-11816" /></a><em>Leptotes</em> è un genere di orchidee formato da 9 piccole specie che crescono nelle foreste asciutte del sud e sud-est del Brasile, anche in Paraguay e Argentina. Sono miniature epifite a crescita cespitosa, con foglie sottili e teretiformi, vagamente simili alle specie del genere Brassavola.<br />
<em>Leptotes</em> sono fra le specie più difficili da coltivare, alcune sono presenti nelle collezioni, altre sono talmente rare da essere quasi sconosciute.<br />
<span id="more-11804"></span><br />
<strong>Curiosità</strong><br />
Oltre ad essere coltivate per il loro valore ornamentale, le specie <em>Leptotes bicolor e unicolor</em> sono utilizzate come sostituto di vaniglia nel latte, gelati, tè e dolci.<br />
Il baccello di Leptotes (bicolor o unicolor) è a forma di uovo (quasi come un uovo di piccione), con uno speciale trattamento il suo gusto è molto simile alla vaniglia, ed è usato in Sud America come sostituto economico per aromatizzare il gelato. I baccelli vengono raccolti quando sono quasi maturi, poco prima dell’apertura, sono messi al sole caldo per un paio di giorni, poi conservati in un barattolo a chiusura ermetica.</p>
<p><strong>Habitat</strong><br />
Gran parte delle specie di questo genere, tutte epifite,  provengono dalla foresta atlantica del Brasile. Solo due sono state trovate in altri paesi, <em>L. unicolor</em> in Argentina, e <em>L. bicolor</em> in Paraguay.<br />
Gli habitat di edemicità variano da specie a specie, <em>Leptotes tenuis e Leptotes pauloensis</em>, prediligono quasi esclusivamente le foreste pluviali montane, <em>Leptotes bicolor</em> vive sia nelle foreste pluviali, sia nei boschi asciutti degli altopiani della Serra do Mar e <em>Leptotes unicolor </em>cresce bene in zone più fresche, oltre i 700 metri di altitudine, sugli alberi di Araucaria e Podocarpus nelle zone del sud del Brasile. </p>
<p><strong>Morfologia</strong><br />
La struttura morfologica delle piante è caratterizzata da un breve rizoma cilindrico con piccoli pseudobulbi sui quali, quasi impercettibilmente partono, una, raramente due foglie teretiformi e carnose. Le foglie hanno caratteristiche variabili, possono essere corte o lunghe, erette o pendenti. L&#8217;infiorescenza è apicale, generalmente di breve durata, spunta all&#8217;apice dello pseudobulbo e porta da uno a sette fiori relativamente grandi per le dimensioni della pianta, di solito parzialmente piegate. In alcune specie, le infioresacenze formano gruppi di fiori dall&#8217;aspetto molto vistoso. I fiori sono fragranti ed il loro profumo può durare 10-20 giorni.<br />
I petali ed i sepali di dimensione quasi uguale, si presentano con sfumature verdastre, bianche o con varie tonalità di rosa ed il labello giallo pallido, viola o lilla. Il labello è trilobato (tre lobi). I lobi laterali sono piccoli, quello intermedio è molto più grande e abbastanza variabile tra le specie. La colonna è corta, fitta e dritta, normalmente verde, e porta sei masse polliniche di diverse dimensioni, due più grandi al centro e quattro più piccole in due coppie tenute da un breve caudicolo: caratteristica unica tra le orchidee. I loro frutti sono arrotondati, succulenti e hanno un profumo che ricorda di Vaniglia.</p>
<p><strong>Agente impollinatore</strong><br />
L’agente impollinatore dei fiori di <em>Leptotes</em> non è mai stato osservato. Cássio van den Berg, a giudicare dai colori e la morfologia dei fiori, suppone che siano le api, l’agente primario, altri osservatori sostengono che gli impollinatori più importanti per questo genere siano i colibrì.</p>
<p><strong>Coltivazione</strong><br />
In coltivazione bisogna stare molto attenti al marciume radicale che si insinua facilmente con l’umidità eccessiva, i risultati migliori per coltivazione del genere<em> Leptotes</em> si ottengono quando sono montati su placche di fibra vegetale o di sughero. Annaffiatura e fertilizzanti devono essere più frequenti durante i periodi di crescita, e di meno durante i periodi di riposo. Condizioni di crescita ideali richiedono una temperatura intermedia e l’esposizione alla luce solare filtrata.</p>
<p><strong>Note storiche</strong></p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/leptotes_bicolor_stampa.jpg"rel="lightbox[g-l]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/leptotes_bicolor_stampa-150x150.jpg" alt="" title="leptotes_bicolor_stampa" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11816" /></a> <em>Illustrazione originale pubblicata da John Lindley nel 1833 quando ha descritto il genere Leptotes in Edwards Botanical Magazine.</em> <a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_bicolor_-descrizio.jpg"rel="lightbox[g-l]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_bicolor_-descrizio-300x101.jpg" alt="leptotes_bicolor_-descrizio" title="leptotes_bicolor_-descrizio" width="300" height="101" class="alignright size-medium wp-image-6079" /></a></p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_bicolor.jpg"rel="lightbox[g-l]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_bicolor-225x300.jpg" alt="leptotes_bicolor" title="leptotes_bicolor" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6080" /></a> <em>Leptotes bicolor</em> Lindley 1833<br />
Eravamo nel mese di Aprile del 1833, quando nelle famose serre degli Harrison, fiorì una specie sconosciuta proveniente dal Brasile (Serra dos Órgãos).<br />
La signora Harrison, era una collezionista inglese di orchidee, già immortalata nelle descrizioni di diverse specie:  Bifrenaria harrisoniae e Cattleya harrisoniana. Poco tempo dopo, la signora Arnold Harrison, pensando di trovarsi difronte ad una nuova specie inviò un disegno ed una divisione di questa pianta al botanico John Lindley, che verificò essere non solo una nuova specie, ma anche un nuovo genere. Nella sua descrizione, data nello stesso anno, Lindley costituisce il nuovo genere assegnandogli il nome di <em>Leptotes</em>, dal greco <strong>(Leptotis)</strong> raffinato, delicato, in riferimento ai fiori della pianta. </p>
<p>Nei suoi appunti, Lindley scrive che <em>Leptote</em>s è simile a <em>Tetramicra</em>, ma ha diverse strutture del pollinarium, lobi laterali del labello più piccoli, e senza calcar (membrana) attaccata all&#8217; ovario. Rileva anche qualche differenza rispetto al genere <em>Brassavola</em> (morfologicamente simile), sia nelle masse polliniche  sia nel labello trilobato. La pianta descritta da Lindley diventerà la specie tipo del genere:<em> Leptotes bicolor.</em></p>
<p><strong>In Europa arrivano altre nuove piante</strong><br />
Qualche anno più tardi, nel 1838, Lindley riceve altre piante provenienti dal Brasile, in esse nota delle sostanziali differenze rispetto alle specie già descritte (lobi laterali del labello leggermente seghettati, fiori più grandi e sporadicamente, la presenza di una seconda foglia sugli pseudobulbi: non esita a considerare queste nuove orchidee come appartenenti ad una nuova specie, che descrive come come <em>Leptotes serrulata</em>.<br />
Cinque anni dopo, il conte tedesco Johann von Centurius Hoffmannsegg nota la differente pigmentazione delle foglie di una pianta di <em>Leptotes</em>, presente nella sua collezione e la descrive con il nome di <em>L. glaucophylla</em>.<br />
Nel 1990 Carl Withner, rivisitando i disegni pubblicati da Lindley sottolinea alcune differenze aggiuntive tra <em>L. bicolor e L. serrulata</em>, tuttavia, la botanica ritiene che entrambe le descrizioni siano riconducibili a <em>L. bicolor</em>  e le variazioni siano dovute alle vaste aree di endemicità delle colonie.<br />
Nel 1865, da una località sconosciuta in Brasile giunge a Heinrich Gustav Reichenbach, una nuova pianta, che diventerà la seconda specie del genere. In questo caso il campione è molto diverso da <em>Leptotes bicolor</em>, fiori più piccoli e meno arrotondati, con ampi segmenti color giallo pallido giallo: la descrive con il nome di: <em>Leptotes tenuis</em>.</p>
<p>Dodici anni dopo, il botanico brasiliano João Barbosa Rodrigues descrive la terza specie: <em>Leptotes unicolor</em>. Nei suoi appunti si legge che è una specie molto profumata, precisa che vive come pianta epifita in colonie formate da centinaia di piante, lungo le rive dei fiumi Dourado e Sapucai, nei pressi della città di Alfenas, in Minas Gerais.<br />
Nel 1881, nello Stato del Paraná, Barbosa Rodrigues scopre piante con più foglie di quelle già note e con lievi differenze nella struttura floreale. Anche in questo caso il botanico non esita a descrivere la pianta come nuova specie del genere <em>Leptotes</em>, assegnandole il nome <em>L. paranaensis</em>: oggi questa specie è considerata solo una variazione di <em>L. unicolor</em>, la specie descritta quattro anni prima. </p>
<p><strong>Corsa alla descrizione di nuove specie</strong><br />
In questa fase storica, sono molti i casi di nuove descrizioni di specie già note; Robert Allen Rolfe descrive una pianta ricevuta dal Brasile (molto simile alla<em> L. tenuis</em>) con il nome di <em>L. minuta</em>: oggi è conosciuta come una variante di <em>L. tenuis</em>.<br />
La confusione non si ferma alla descrizione di presunte nuove specie, ma anche all&#8217;appartenenza di genere, ad esempio, il botanico danese Johan Albert Constantin Loefgren descrive una nuova specie come <em>Leptotes blanche-amesiaesi</em>, solamante più tardi, il lavoro di Carlos Frederico Hoehne la  sposta in un nuovo genere, nominandola (in omaggio a Loefgren): <a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&#038;sl=en&#038;u=http://en.wikipedia.org/wiki/Loefgrenianthus&#038;ei=KudnS8mYOeWWsQbi0pT7BQ&#038;sa=X&#038;oi=translate&#038;ct=result&#038;resnum=1&#038;ved=0CAwQ7gEwAA&#038;prev=/search%3Fq%3DLoefgrenianthus%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26hs%3DxzE"> <em>Loefgrenianthus blanche-amesiae</em></a>.</p>
<p>Nel 1934, Hoehne descrive una nuova specie, chiamandola <em>Leptotes pauloensis</em> perché è stata trovata nello stato di San Paolo . Questa specie è strettamente correlata alla <em>Leptotes tenuis</em>, ma i suoi fiori hanno colori diversi. Per decenni i tassonomi sono stati divisi su questa nuova descrizione, ad esempio, Guido Pabst la considera un sinonimo di <em>L. tenuis</em>. Di recente sono state scoperte nuove colonie con colori simili a quella descritta da Hoehne, e Withner propone ora che <em>L. pauloensis</em> sia accettata come una specie separata. </p>
<p><strong>Riassunto</strong><br />
Fino al 2004, le specie conosciute erano quattro, tre con nome consolidato, <em>L. bicolor, L. unicolor e L. tenuis</em>, e una, <em>L. pauloensis</em>, sempre più frequentemente accettata dai tassonomi, ma è in questi anni che questo genere vede raddoppiate le specie assegnate, Eric Christenson descrive ed include nel genere con rango di specie <em>Leptotes harryphillipsii</em>, molto simile a <em>L. pauloensis</em> (già una specie problematica di per sé), e <em>Leptotes mogyensis</em>.<br />
Altre due nuove specie molto affini alla <em>Leptotes bicolor</em>, entrambe trovate  nella regione di Buerarema, a sud di Bahia,  sono state successivamente descritte e nominate <em>Leptotes bohnkiana</em>, dal nome del suo scopritore, e  <em>L. pohlitinocoi</em>, per lo più in base al colore.</p>
<p>Infine, nel 2006, Sidney Marçal de Oliveira scopre quella che ad oggi è l&#8217;ultima specie ad essere descritta:<em> Leptotes vellozicola.</em> </p>
<p><strong>Caratterisiche morfologiche</strong><br />
Le tre caratteristiche principali che differenziano le specie del genere <em>Leptotes</em> sono le proporzioni generali delle foglie, la forma dei fiori, e il modo in cui fiori si aprono. Queste caratteristiche consentono di dividere il genere in due gruppi principali.</p>
<p><strong>Primo gruppo:</strong> <em>L. unicolor, L. bicolor, L. bohnkiana, L. pohlitinocoi </em><br />
Il gruppo è formato da quattro specie con fiori dai segmenti allungati, generalmente semi chiusi. I fiori di queste specie sono spesso rivolti verso il basso. Quasi tutte le specie di questo gruppo hanno le foglie più lunghe delle infiorescenze e con superfici lisce.</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/02/leptotes_unicolor.jpg"rel="lightbox[g-l]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/02/leptotes_unicolor.jpg" alt="leptotes_unicolor" title="leptotes_unicolor" width="300" height="234" class="alignleft size-full wp-image-5802" /></a> Foto a sinistra: <em>Leptotes unicolor</em><br />
Fra le specie attribuibili a questo gruppo fa eccezione <em>Leptotes unicolor</em>: foglie corte, rugose, mentre i suoi fiori sono di colore uniforme rosa pallido, sempre a faccia in giù.<br />
Le altre specie di questo gruppo hanno fiori dai colori più forti.<br />
<em>Leptotes bicolor</em> è la specie che produce più fiori per infiorescenza ed è presente in un&#8217;areale più ampio. Si tratta di una specie variabile, anche se è facilmente individuabile per il colore dei fiori (sepali e petali bianchi,labello viola), e per qualche pseudobulbo con due foglie: qualche pianta di questa specie vive anche come litofita.<br />
<a href="http://www.jbyorchid.fr/index.php?genre=Leptotes#bohnkiana"> <em>Leptotes bohnkiana</em></a> ha alcune somiglianze con <em>L. bicolor</em>, tuttavia, i suoi fiori sono un terzo delle dimensioni di quest&#8217;ultima, petali e sepali sono proporzionalmente più ampi, forma un solo fiore per infiorescenza e la pianta adulta è grande circa la metà della <em>L. bicolor</em>. Di questa specie è stata trovata un&#8217;unica colonia in Bahia. </p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_-pohlitinocoi.jpg"rel="lightbox[g-l]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2010/04/leptotes_-pohlitinocoi-225x300.jpg" alt="leptotes_-pohlitinocoi" title="leptotes_-pohlitinocoi" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6077" /></a>  Foto a sinistra: <em>Leptotes pohlitinocoi</em> VP Castro &#038; Chiron, Richardiana 4: 78 (2004).<br />
<em>Leptotes pohlitinocoi</em> è più vicina a <em>L. bicolor</em>, ma ha fiori leggermente più piccoli con tutti i segmenti completamente rosa. Esiste solo a Bahia.</p>
<p><strong>Secondo gruppo</strong>: <em>L. vellozicola, L. tenuis, L. pauloensis, L. harryphillipsii, L. mogyensis</em>, di quest&#8217;ultima specie non esiste traccia in sito, tutte le informazioni provengono da una collezione californiana USA, potrebbe essere un raro ibrido naturale tra <em>L. tenuis</em> e <em>L. unicolor </em><br />
Questo gruppo è formato da cinque specie più piccole che hanno fiori più arrotondati con petali e sepali aperti e più piatti. Le foglie sono rugose e più corte, in genere di colore verde scuro o pigmentate viola. Le specie di questo gruppo formano solo uno o due fiori per infiorescenza. Le specie sono molto simili e talvolta difficili da distinguere.<br />
<a href="http://www.jbyorchid.fr/index.php?genre=Leptotes#vellozicola"><em>Leptotes vellozicola</em></a> è l&#8217;unica specie facilmente riconoscibile in questo gruppo, per  il suo callo spesso centrale, posto accanto al vertice del labello. E&#8217; l&#8217;unica specie di questo gruppo endemica in Bahia, tutte le altre vivono da sud-est a sud del Brasile. Questa specie è quella che in natura prende più sole, perché vive come epifita su arbusti di Vellozia. La regione in cui vive asciuga molto rispetto alle aree abitate da altre specie.<br />
<a href="http://www.jbyorchid.fr/index.php?genre=Leptotes#tenuis"><em>Leptotes tenuis</em></a> è l&#8217;unica specie  con le foglie color verde pallido, fiori giallastri o bianchi e labello color lilla. Si tratta di una specie molto piccola e rara, endemica nel sud-est del Brasile.<br />
<a href="http://www.jbyorchid.fr/index.php?genre=Leptotes#pauloensis"><em>Leptotes pauloensis</em></a> è una specie molto simile a <em>L. tenuis</em>; unica motivazione della sua separazione è data dal colore dei fiori, cioè: petali e sepali lilla pallido e labello bianco con un punto giallo crema nel mezzo. La sua distribuzione si sovrappone a quella della <em>L. tenuis</em> ma anche molto più a sud.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/leptotes_tenuis1.jpg"rel="lightbox[g-l]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/leptotes_tenuis1-300x239.jpg" alt="" title="leptotes_tenuis" width="300" height="239" class="alignleft size-medium wp-image-11834" /></a> <em>Leptotes harryphillipsii</em> Christenson 2004<br />
<em>Leptotes harryphillipsii</em>, un&#8217;altra specie simile a <em>L. tenuis</em>, ma con bande del labello leggermente più lunghe e, rispetto alle altre specie, che in genere hanno colori più vivaci, si differenzia per il colore rosa pallido su petali e sepali, .<br />
Questa specie è stata per molto tempo, confusa con <em>L. pauloensis.</em><br />
<a href="http://www.jbyorchid.fr/index.php?genre=Leptotes#mogyensis"><em>Leptotes mogyensis</em>,</a> ancora un&#8217;altra specie legata al gruppo <em>L. tenuis</em>, con qualche assomiglianza a <em>L. unicolor</em> eccetto che ha fiori bianchi con un profondo segno viola centrale sul labello. Non vi è alcuna traccia di questa pianta in natura. Tutte le informazioni provengono da una pianta coltivata in una collezione USA (California). Potrebbe essere un raro ibrido naturale delle due specie citate. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/12/31/il-genere-leptotes/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Buon 2012 a tutti.</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/12/27/buon-2012-a-tutti/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/12/27/buon-2012-a-tutti/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 12:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11724</guid>
		<description><![CDATA[Fine anno, tempo di consuntivi. Scrivendo il titolo di questo articolo mi son detto &#8211; aspetta che vado a rileggermi il post augurale del primo anno di vita di orchids.it &#8211; eravamo nel 2004, mamma mia son già trascorsi 8 anni, rileggiamolo insieme. Gli anni sono scivolati velocemente, troppo velocemente, tante parole sono state scritte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fine anno, tempo di consuntivi.</strong></p>
<p>Scrivendo il titolo di questo articolo mi son detto &#8211; aspetta che vado a rileggermi il post augurale del primo anno di vita di orchids.it &#8211; eravamo nel 2004, mamma mia son già trascorsi 8 anni, <a href="http://www.orchids.it/2004/12/23/buon-anno-nuovo-a-tutti/"> rileggiamolo insieme</a>.<br />
Gli anni sono scivolati velocemente, troppo velocemente, tante parole sono state scritte, tanti di voi son cresciuti leggendole, tante amicizie sono nate, e tante sono anche finite &#8220;C&#8217;est la vie&#8221; e orchids.it è ancora qui a raccontare il magico mondo delle orchidee a chi lo vuol conoscere; con un pizzico di orgoglio oserei dire, in modo sempre più unico ed autorevole.<br />
Su orchids.it, ora si commenta meno&#8230;Facebook ed altri nuovi social network sono più deputati a raccogliere e veicolare interattività spicciola, per converso, rispetto ai primi tempi questo sito è più visitato, più consultato e sempre più spesso i suoi post sono citati come riferimento ad argomenti in discussione su altri siti internet.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/sophronittis_cernua.jpg"rel="lightbox[s-c]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/sophronittis_cernua-275x300.jpg" alt="" title="sophronittis_cernua" width="275" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11731" /></a> </p>
<p><strong>L&#8217;avventura continua</strong><br />
Avanti quindi, così come abbiamo sempre fatto, semplicemente e gratuitamente&#8230;e come nel 2004, mi piace fare gli auguri a tutti voi con la foto della stessa pianta &#8230;8 anni dopo <b><i> Sophronitis cernua </i> Lindley 1828 </b>  e con il finale della stessa poesia: &#8220;Ode alla pace&#8221; di Pablo Neruda: </p>
<p><strong><em>&#8230;ed io voglio che vengano con me<br />
la ragazza, il minatore,<br />
l&#8217;avvocato, il marinaio,<br />
il fabbricante di bambole e che entrino<br />
con me in un cinema e che escano a bere<br />
con me il vino più rosso.</p>
<p>Io qui non vengo a risolvere nulla.</p>
<p>Sono venuto solo per cantare<br />
e per farti cantare con me.<br />
</em></strong></p>
<p>Ultimi versi della poesia: &#8220;Ode alla pace&#8221; di Pablo Neruda &#8230;&#8230;.&#8221;Pablo Neruda, lo pseudonimo che il poeta cileno scelse in onore del poeta cecoslovacco del diciannovesimo secolo, Jan Neruda, cantore della povera gente. Pablo nacque a Parral nel 1904, da famiglia modesta che trascorse l&#8217;infanzia scontrosa nel piovoso, malinconico e selvaggio sud del Cile; frequentò le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l&#8217;Università a Santiago.&#8221;</p>
<p>Grazie a tutti, buon 2012!!<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=DhEwpRcPozE&#038;feature=related"> The Eve Of Destruction </a> By <a href="http://www.musicaememoria.com/EveOfDestruction.htm"> Barry Mcguire </a><br />
..son passati 46 anni da quando Barry Mcguire cantava questa canzone contro la guerra, e ancora nuove guerre distruggono la vita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/12/27/buon-2012-a-tutti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pleurothallis  ochreata</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/12/26/pleurothallis-ochreata/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/12/26/pleurothallis-ochreata/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 16:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11713</guid>
		<description><![CDATA[Pleurothallis ochreata una specie litofita proveniente dal Brasile. Le infiorescenze hanno un portamento recurvo e i suoi fiori color ocra rossa, seppur umili, mostrano grazia e delicatezza. Quando questa specie è arrivata nella mia serra, era una piccola piantina con le foglie semicilindriche e tozze. Non avevo molte notizie del suo habitat, non sapevo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Pleurothallis  ochreata</i> una specie litofita proveniente dal Brasile. Le infiorescenze hanno un portamento recurvo e i suoi fiori color ocra rossa, seppur umili, mostrano grazia e delicatezza.<br />
Quando questa specie è arrivata nella mia serra, era una piccola piantina con le foglie semicilindriche e tozze. Non avevo molte notizie del suo habitat, non sapevo che in natura è prevalentemente litofita e quindi l&#8217;ho sistemata su di una zattera di legno duro e poroso.<br />
Notai subito che le nuove vegetazioni (vedi foto pianta) formavano foglie molto più lunghe di quelle vecchie: il fenomeno mi incuriosì al punto di cercare qualche notizia nel merito.<br />
In sito esiste anche la sottospecie <em>Pleurothallis ochreata</em> sottosp. cylindrifolia.</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_ochreata_fiori.jpg"rel="lightbox[p-o]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_ochreata_fiori-288x300.jpg" alt="" title="pleurothallis_ochreata_fiori" width="288" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11714" /></a> <em>Pleurothallis ochreata</em> Lindl. 1835<br />
Sinonimi:<br />
<em>Acianthera ochreata</em> (Lindl.) Pridgeon &#038; M.W.Chase 2001;<em> Humboldtia ochreata</em> (Lindl.) Kuntze 1891 </p>
<p><strong>Qualche notizia</strong><br />
<em>Pleurothallis ochreata</em> è una specie ampiamente distribuita nel nord-est del Brasile, soprattutto a Bahia, ma si trova anche in Pernambuco e Paraíba.<br />
A Grão Mogol, nel nord del Minas Gerais, sud-est del Brasile è presente un&#8217;unica popolazione. Il &#8216;campos rupestres&#8217; di Grão Mogol appartiene alla stessa catena montuosa dove è endemica la specie (catena Espinhaço), ma si formano due colonie geograficamente isolate.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_ocrheata_pianta.jpg"rel="lightbox[p-o]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_ocrheata_pianta-224x300.jpg" alt="" title="pleurothallis_ocrheata_pianta" width="224" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11715" /></a>A seguito di analisi morfologiche e genetiche, sono state riscontrate differenze significative tra le popolazioni conspecifici. Queste popolazioni, come si è scritto sopra, crescono su formazioni rocciose &#8216;campo rupestre&#8217;.<br />
A causa della discontinuità delle catene montuose e degli affioramenti, dove vive questa specie, si formano colonie disgiunte, peculiarità considerata come il fattore responsabile della grande diversità degli endemismi di queste aree, tra i più alti in tutti i tipi di vegetazione brasiliana (Joly, 1970; Giulietti e Pirani, 1988).</p>
<p>Recenti studi sulle differenziazioni della stessa specie in rapporto ai luoghi di endemicità, popolazione di Grão Mogol rispetto alle restanti popolazioni, non hanno trovato una chiara differenziazione genetica in questa popolazione rispetto alle altre popolazioni: stesso insetto impollinatore e interfertilità fra le stesse.<br />
Si è però notata la presenza di plasticità fenotipica nelle foglie delle specie endemiche a Bahia e Pernambuco: soggetti in crescita in aree aperte di solito hanno le foglie carnose e  più brevi, ma quando sono coltivate in serra, crescono di più e si appiattiscono, diventando simili a quelle dei soggetti in ombra, che vivono come specie epifite simili cioè alle foglie olotipo della specie.<br />
Questa caratteristica ha portato Pabst (1956) a dare uno status specifico per le popolazioni rupicole come <em>P. bahiensis</em> Pabst, ma questo è stato successivamente sinonimizzato  dallo stesso autore (Pabst e Dungs, 1975). Per converso, la stessa plasticità, anche dopo anni di coltivazione in serra non è stata rilevata nelle foglie di individui della popolazione Grão Mogol.<br />
Queste osservazioni sono riportate nel lavoro di: EDUARDO L. BORBA, GEORGE J. SHEPHERD, CÁSSIO VAN DEN BERG e JOÃO SEMIR<br />
<strong>&#8220;Floral and Vegetative Morphometrics of Five Pleurothallis (Orchidaceae) Species: Correlation with Taxonomy, Phylogeny, Genetic Variability and Pollination Systems&#8221; </strong><br />
In questo loro studio, viste le differenze sia nelle foglie che chimiche (Borba et al., 2001 b) è stato proposto lo stato di sottospecie per la popolazione Grão Mogol di <em>P. ochreata:</em><br />
<strong><em>Pleurothallis ochreata</em> sottosp. cylindrifolia</strong> Borba and Semir subsp. nov. TYPE: BRAZIL. Minas Gerais: Grão Mogol, Serra do Barão, 16°33?S, 42°54?W, xii.1997, E. L. Borba 505 (holotype here designated: UEC!; isotype: BHCB!, HUEFS!, SP!, SPF!). Fig. 2D.</p>
<p><strong>A subspecie typica characteribus floralibus maxime affinis sed ab ea foliis angustioribus teretis sulcatisque differt.<br />
</strong><br />
Leaves erect, cylindrical, sulcate, fleshy, approx. 65 (45–78) mm length, approx. 7 (6–9) mm lateral diameter, approx. 6 (5–7) mm dorsiventral diameter, approx. 4 (3–5) mm thickness, approx. 5 (4–7) mm distance between margins. </p>
<p><strong>Conclusioni</strong><br />
L&#8217;assenza di differenze in caratteri floreali, attrazione degli stessi impollinatori (Borba e Semir, 2001), interfertilità (Borba et al., 2001 a) e similarità genetica delle popolazioni endemiche in Mogol Grão (Borba et al., 2001 c) ha indotto il gruppo di studio a propendere per la tesi di dar vita ad una &#8220;sottospecie&#8221; piuttosto che creare un nuovo &#8220;status&#8221; specifico per questa popolazione. Questa conclusione è rafforzata dalla distribuzione geografica, perché P. ochreata subsp. cylindrifolia si limita all&#8217;estremo sud della gamma della specie.</p>
<p>Inoltre, nonostante la differenza del tempo di fioritura in sito, tra la popolazione Grão Mogol rispetto ad altre popolazioni conspecifici, in serra fioriscono in contemporanea (Borba e Semir, 2001). Questa differenza può essere motivata dalle differenze nella stagione delle piogge in queste località (Borba e Semir, 2001).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/12/26/pleurothallis-ochreata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pot. Lakeland &#8216;Britt, HCC/AOS</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/12/19/pot-lakeland-britt-hccaos/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/12/19/pot-lakeland-britt-hccaos/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11688</guid>
		<description><![CDATA[Pot. Lakeland &#8216;Britt, HCC/AOS Poche, pochissime notizie di questo incrocio, ed anche incongruenti. La mia cartellinatura riporta come primo nome: &#8220;Potinara&#8221;, ma sembra sia stata spostata in Rlc. con i seguenti nomi dei progenitori dell&#8217; incrocio: Rlc. Lakeland (Rlc. Bobby Ward x C. Helen Veliz) &#8230;&#8230;.Rlc. Bobby Ward (Rlc. Joyance x C. Grandee) &#8230;&#8230;C. Helen [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pot_lakeland_brit.jpg"rel="lightbox[l-b]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pot_lakeland_brit-300x287.jpg" alt="" title="pot_lakeland_brit" width="300" height="287" class="alignleft size-medium wp-image-11652" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pot_lakeland_brit_pianta.jpg"rel="lightbox[l-b]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pot_lakeland_brit_pianta-300x225.jpg" alt="" title="pot_lakeland_brit_pianta" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-11653" /></a> <strong>Pot. Lakeland &#8216;Britt, HCC/AOS</strong></p>
<p>Poche, pochissime notizie di questo incrocio, ed anche incongruenti.<br />
La mia cartellinatura riporta come primo nome: &#8220;Potinara&#8221;, ma sembra sia stata spostata in Rlc. con i seguenti nomi dei progenitori dell&#8217; incrocio:</p>
<p>Rlc. Lakeland (Rlc. Bobby Ward x C. Helen Veliz)</p>
<p>&#8230;&#8230;.Rlc. Bobby Ward (Rlc. Joyance x C. Grandee)</p>
<p>&#8230;&#8230;C. Helen Veliz (C. Rainbow Hill x C. Eleanor)</p>
<p>. . . . . . Rlc. Joyance (Rlc. Ojai x C. S. J. Bracey)</p>
<p>. . . . . . C. Grandee (C. Mrs. Medo x C. Aeneas)<br />
Approfondendo le ricerche sugli alberi genealogici dei progenitori si può cogliere l&#8217;errore:<br />
Si legge:<strong> Híbrido de (Rlc.Bobby Ward x </strong><strong>C.Helen Veliz</strong>) realizado por Armacost y registrado por C.P.Porter el 12/1/1978<br />
Però, il genitore Helen Veliz non ha geni di sola <em>Cattleya</em> bensì di (<em> Cattleya, Laelia e Sophronitis)</em> quindi Slc:<br />
Slc. Helen Veliz = Slc. Rainbow Hill x Sc. Eleanor<br />
Ad ogni buon conto, anche senza approfondimenti, la presenza della <em>Sophronitis</em> su questo incrocio si vede lontano un miglio e quindi da ritenere corretta la dicitura: <strong>Pot. Lakeland &#8216;Britt&#8217; HCC/AOS</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/12/19/pot-lakeland-britt-hccaos/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Laelia anceps</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/12/16/laelia-anceps/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/12/16/laelia-anceps/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 11:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11633</guid>
		<description><![CDATA[Laelia anceps var. &#8216;delicata, &#8211; Collezione Guido De Vidi Laelia anceps Lindley 1835 Sottogenere Laelia SEZIONE: Podolaelia Sinonimi: Amalia anceps (Lindl.) Heynh. 1846; Amalias anceps [Lindley] Hoffmannsegg 1842; Bletia anceps [Lindley] Rchb.f 1863; Cattleya anceps [Lindley] Beer 1854; Laelia barkeriana Knowles &#038; Westc. 1837; Dimensione dei fiori: da 6.25 a 10 cm. Descrizione Specie epifita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Laelia anceps</em> var. &#8216;delicata, &#8211; Collezione Guido De Vidi</strong></p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/laelia_anceps.jpg"rel="lightbox[l-a]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/laelia_anceps-292x300.jpg" alt="" title="laelia_anceps" width="292" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11635" /></a><em>Laelia anceps Lindley</em> 1835<br />
Sottogenere Laelia<br />
SEZIONE: Podolaelia<br />
Sinonimi: <em>Amalia anceps</em> (Lindl.) Heynh. 1846; <em>Amalias anceps</em> [Lindley] Hoffmannsegg 1842; <em>Bletia anceps</em> [Lindley] Rchb.f 1863; <em>Cattleya anceps</em> [Lindley] Beer 1854;<em> Laelia barkeriana</em> Knowles &#038; Westc. 1837;<br />
Dimensione dei fiori: da 6.25 a 10 cm.</p>
<p><strong>Descrizione</strong><br />
Specie epifita di medie dimensioni a portamento cespitoso endemica in Messico e più raramente in Honduras; si trova a un&#8217;altitudine di 500-1500 metri. Pseudobulbi ovati-oblunghi, compressi, spigoli acuti, appiattiti ai lati con 1 o raramente 2 foglie apicali,coriacee, oblunghe-lanceolate. Dall&#8217;apice degli pseudobulbi (autunno &#8211; primavera) spuntano lunghi steli fiorali (da 60 a 120 cm.) con infiorescenze inguainate e distiche. I fiori fragranti(4 o 5) sono color lavanda pallido con labello rosso intenso e nella parte centrale giallo / rosso a strisce. </p>
<p><strong>Note storiche</strong><br />
Il genere <em>Laelia</em> è stato istituito nel 1931 da John Lindley, in “Genera and Species of Orchidaceous Plants”. Inizialmente il genere <em>Laelia</em> comprendeva due specie: <em>Laelia grandiflora e Laelia autumnalis.</em><br />
Nel 1835 il vivaio inglese  Loddiges &#038; Sons importa nuove piante, che Lindley descrive nel  Botanical Register come <em>Laelia anceps</em>. Fra le righe della descrizione, Lindley commenta: &#8220;This plant is equal in beauty to any of the Cattleyas.&#8221;La ritengo un&#8217;opinione non condivisibile, ma in quel frangente così la pensava Lindley.<br />
<em>Laelia anceps</em>, vista  la sua facilità di coltivazione è considerata l&#8217;orchidea ideale del &#8220;principiante”. Cresce rapidamente e fiorisce regolarmente con fiori spettacolari ma, a causa di queste sue peculiarità è spesso considerata banale nelle collezioni.<br />
A dire il vero, per molto tempo, anch&#8217;io ho relegato questa specie fra le piante della mia collezione, per così dire “trascurate” ed è così che inspiegabilmente ha cominciato a  mostrare segni di crisi – pseudobulbi secchi, sviluppo stentato ed altri segni di sofferenza &#8211;  al punto da richiamare più attenzione e più amore.<br />
<em>Laelia anceps</em> raggruppa un grande numero di forme diverse, dalla forma alba a tutte le variazioni di colore, e le strutture del fiore.<br />
A tal riguardo la storia racconta molti aneddoti, tipo l&#8217;asta del 1884, nella quale una varietà di<em> Laelia anceps</em> importata in Inghilterra da Frederick Sander, quasi bianco puro ad eccezione di un disco giallo sul labello e poche righe viola sulla parte interna dei lobi del labello, fu acquistata dal  signor BS Williams per 30 ghinee,  nominata in seguito: <em>Laelia anceps</em> var. williamsii.<br />
Molti sono gli articoli legati ai consigli di coltivazione di questa specie, fra tutti mi piace ricordare la citazione di M.L. Kienast-Zolly, apparsa nel Gardens Chronicle del1887 che descrive le condizioni della specie nel suo habitat.<br />
<strong><br />
&#8220;Questa orchidea è sempre incontrata ai confini della foresta vergine, cresce sui tronchi degli alberi esposti a un sole potente e vento, spesso aggrappata alla roccia ..durante la stagione delle piogge, da maggio ad ottobre, le piante sono quotidianamente inzuppate &#8230; e sono completamente bagnate durante la notte, (al mattino) un vento forte e fresco proveniente dalle vette più alte comincia ad asciugare le piante, opera che il sole cocente completa, (poi) la tempesta quotidiana le inzuppa da capo &#8230;in queste condizioni, Laelia anceps cresce con straordinario vigore, ed i fiori si formano verso la fine di ottobre o novembre, proprio quando gli pseudobulbi arrivano al loro sviluppo perfetto.<br />
Verso la fine di febbraio, nuove radici spuntano dalla base degli pseudobulbi &#8230;la pioggia è fine, quasi come nebbia &#8230;questa pioggia è troppo debole per saturare le piante.&#8221;<br />
 </strong><br />
Le temperature che <em>Laelia anceps</em> accetta (e gode!) Sono estreme. Da minime invernali di 2 ° C e massime estive di 36 ° C. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/12/16/laelia-anceps/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Christensonella pumila ex Maxillaria plebeja</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/12/14/christensonella-pumila-ex-maxillaria-plebeja/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/12/14/christensonella-pumila-ex-maxillaria-plebeja/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 09:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11617</guid>
		<description><![CDATA[Foto e descrizione della specie: Christensonella pumila Il nuovo genere Christensonella AUTORI: Szlachetko, Mytnik, Gorniak &#038; Smiszek PUBBLICAZIONE: Polish Bot.J. 51(1): 57 (2006) (2007). Sottofamiglia: Epidendroideae &#8211; Tribù: Cymbidieae &#8211; Sottotribù: Maxillariinae ETIMOLOGIA: Nome del nuovo genere dedicato a Eric Alston Christenson (1956). SPCIE TIPO: Christensonella nardoides (Kraenzlin) Szlachetko, Mytnik, Gorniak &#038; Smiszek &#8211; nom. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Foto e descrizione della specie: <em>Christensonella pumila </em></strong></p>
<p><strong>Il nuovo genere <em>Christensonella</em></strong><br />
<strong>AUTORI: Szlachetko, Mytnik, Gorniak &#038; Smiszek</strong><br />
PUBBLICAZIONE: Polish Bot.J. 51(1): 57 (2006) <small>(2007).</small><br />
<strong>Sottofamiglia: Epidendroideae &#8211; <small>Tribù: Cymbidieae &#8211; Sottotribù: Maxillariinae</small></strong><br />
ETIMOLOGIA: Nome del nuovo genere dedicato a Eric Alston Christenson (1956).<br />
SPCIE TIPO: <em>Christensonella nardoides</em><br />
(Kraenzlin) Szlachetko, Mytnik, Gorniak &#038; Smiszek &#8211; <small> nom. illeg. (<em>Maxillaria nardoides</em> Kraenzlin)</small></p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/12/max_plebeja_2.jpg"rel="lightbox[m-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/12/max_plebeja_2-150x150.jpg" alt="max_plebeja_2" title="max_plebeja_2" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-5660" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/12/max_plebeja_3.jpg"rel="lightbox[m-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2009/12/max_plebeja_3-150x150.jpg" alt="max_plebeja_3" title="max_plebeja_3" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-5661" /></a> Nella sua prima classificazione questa specie assume il nome <em>Maxillaria pumila</em> Hook., Bot. Mag. 64: 3613 (1837). Il nome di specie cambia con la descrizione fatta da Rchb.f nel 1859, che non deve averla apprezzata molto, tanto poco da chiamarla per l&#8217;appunto &#8220;plebeja&#8221; ovvero dal latino <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Plebei">  plebei</a> &#8220;insignificanti-poveri&#8221;.<br />
Questa specie è interessante anche sotto l&#8217;aspetto scientifico-botanico, a tal proposito è interessante la lettura di questo studio apparso su <a href="http://aob.oxfordjournals.org/cgi/content/full/mcn128"> Oxfordjournals</a>.</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/12/christensonella_pumila_fior.jpg"rel="lightbox[m-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/12/christensonella_pumila_fior-150x150.jpg" alt="christensonella_pumila_fior" title="christensonella_pumila_fior" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-2753" /></a><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/12/christensonella_pumila_pian.jpg"rel="lightbox[m-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2008/12/christensonella_pumila_pian-150x150.jpg" alt="christensonella_pumila_pian" title="christensonella_pumila_pian" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-2754" /></a> Con le ultime revisioni tassonomiche, questa specie è inclusa in un nuovo genere e diventa:<br />
<em>Christensonella pumila</em> (Hook.), Szlach., Mytnik, Górniak &#038; Smiszek, Polish Bot. Journal 51(1): 58 (2006). 3613. 1837.<br />
<strong>Basionimo:*</strong> <em>Maxillaria pumila</em> Hook., Bot. Mag. 64: 3613 (1837).<br />
<strong>Sinonimi:</strong> <em>Maxillaria funerea</em> Lindl., London J. Bot. 1: 188 (1842).<br />
<em>Maxillaria plebeja</em> Rchb.f., Hamburger Garten- Blumenzeitung 15: 57 (1859).<br />
<em>Maxillaria parva</em> Rolfe, Bull. Misc. Inform. Kew 1895: 193 (1895).<br />
<em>Maxillaria minuta</em> Cogn., Fl. Bras., Orchid. 3(6): 68. (1904).<br />
<em>Maxillaria spannagelii</em> Hoehne, Arch. Inst. Biol. Defesa Agric. 3: 310 (1930).<br />
<em>Maxillaria minuta</em> var. minor Hoehne, Arq. Bot. Estado São Paulo 2: 136 (1952).<br />
<em>Christensonella minuta</em> (Cogn.) Szlach., Mytnik, Górniak &#038; Smiszek, Polish Bot. Journal 51(1): 58 (2006).</p>
<p><em>Christensonella pumila</em> fa parte di un gruppo di circa 20 specie epifite, e/o litofite, cespitose, endemiche nelle foreste collinari (umide o secche a seconda della stagione), del Messico del sud, della Bolivia, Guianas, del Brasile e nel  Nord Argentina (Misiones).<br />
Questo gruppo di orchidee miniatura, precedentemente incluse nel genere <em>Maxillaria</em>, ora sono sistemate nel genere <em>Christensonella</em>, ma anche questa nuova collocazione presenta degli aspetti ancora da definire.<br />
<em>C. pumila</em> è una deliziosa orchidea miniatura da clima caldo e ventilato. Gli pseudobulbi, elongati ed ovoidi sono avvolti alla loro base da vari foderi imbricati, color marrone e portano una singola foglia verde apicale, eretta, un po&#8217; carnosa.<br />
Dalla base inguainata spunta lo stelo fiorale (1.5 cm.) con un&#8217; infiorescenza  solitaria ed eretta. Il piccolo fiore, singolo, ha la colonna snella e un po&#8217; curva. E&#8217; di colore marrone o marrone-rosso con segmenti diffusi. Il labello trilobato e curvo, nella sua metà apicale è interamente scuro.<br />
Recentemente (5 Agosto 2008) è stato pubblicato un articolo interessante su <a href="http://pt.wkhealth.com/pt/re/abot/abstract.00008707-200810000-00004.htm;jsessionid=Jn0ZNmcPQh8JHyc31YHlby9NMn8JZGhJQ0yN7QbhJcylJQVg4thH!2138746202!181195629!8091!-1"> <strong>Annals of botany</strong></a> nel quale è possibile seguire i risultati di uno studio sul genere <em>Christensonella</em>.<br />
Gli obiettivi principali dello studio sono stati quelli di analizzare compiutamente le specie del genere per proporre una classificazione più stabile. Per realizzare questi obiettivi filogenetici sono stati studiati i dati di sequenza del DNA e la diversità citologica all&#8217;interno del genere <em>Christensonella</em>.<br />
Sono emersi dei dati assai utili alla scienza della tasonomia, ad esempio, dai risultati dello studio si evince che la specie <em>C. pumila</em> ha in se le caratteristiche di specie unica ed invece, in altre specie del nuovo genere, rimangono ancora dei quesiti non risolti&#8230; l&#8217;incertezza nel grande &#8220;mare&#8221; rappresentato dalle &#8220;Maxillaria&#8221;, purtroppo continua.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/12/14/christensonella-pumila-ex-maxillaria-plebeja/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scaphosepalum microdactylum</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/12/13/scaphosepalum-microdactylum/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/12/13/scaphosepalum-microdactylum/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 10:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11604</guid>
		<description><![CDATA[Scaphosepalum microdactylum Rolfe Bull. Misc. Inform. Kew 1893: 335 1893 SEZIONE: Distichium Luer 1988 Etimologia del nome di specie: si riferisce alla forma del sepalo mediano Dimensione fiore [5 mm] Luoghi di diffusione: Messico, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia e Ecuador nelle foreste pluviali montane ad altitudini da 200 a 2600 metri. Orchidea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/scaphosepalum_microdactylum.jpg"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/scaphosepalum_microdactylum-300x264.jpg" alt="" title="scaphosepalum_microdactylum" width="300" height="264" class="alignleft size-medium wp-image-11605" /></a><em>Scaphosepalum microdactylum</em> Rolfe	Bull. Misc. Inform. Kew 1893: 335 1893<br />
SEZIONE: Distichium Luer 1988<br />
Etimologia del nome di specie: si riferisce alla forma del sepalo mediano<br />
Dimensione fiore [5 mm]<br />
Luoghi di diffusione: Messico, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia e Ecuador nelle foreste pluviali montane ad altitudini da 200 a 2600 metri.<br />
Orchidea epifita e/o terrestre piccole dimensioni (miniatura), da clima freddo intermedio strutturata con sottili ramicauls avvolti da 2 a 3, guaine tubolari che trasportano un unica foglia apicale, eretta, coriacea, strettamente ellittica. L&#8217;infiorescenza si forma alla base del ramicaul con brattee floreali oblunghe, oblique, acute, conduplicate ed apre in progressione, un fiore singolo al di sotto o appena sopra l&#8217;altezza della foglia.</p>
<p>Sinonimi: <em>Scaphosepalum elasmatopus </em>Schltr. 1913; Scaphosepalum longirepens Ames 1921; <em>Scaphosepalum pittieri</em> Schltr. 1906; <em>Scaphosepalum standleyi</em> Ames 1925 </p>
<p><em>Scaphosepalum microdactylum</em> è una specie molto fiorifera, raramente è senza fiori. Ogni infiorescenza mostra in sequenza un piccolo fiore viola dalla lingua a testa di serpente. Di particolare interesse è il fatto che i fiori sono in realtà capovolti, con il sepalo dorsale posizionato nella parte inferiore. Non ci è dato di sapere se il posizionamento dei fiori di questa specie, sia la conseguenza o la causa delle ridotte dimensioni dei petali e del labello rispetto alle altri parti, sta di fatto che le funzioni fondamentali per favorire l&#8217;impollinazione sono assolte dai sepali. Il sepalo dorsale funge da labello, fornendo una piattaforma di atterraggio per l&#8217;impollinatore, mentre i sepali laterali posti ad arco invitano ed aiutano gli impollinatori ad entrare nei profondi recessi del fiore.</p>
<p><strong>Coltivazione</strong><br />
Clima freddo intermedio, luce filtrata e umidità costante &#8211; la specie soffre asciugature del composto &#8211; ambiente ventilato. Vista la prolificità nella formazione di infiorescenze si consiglia di sistemare la pianta in fasi forati, questo per consentire la fuoriuscita degli steli anche attraverso il substrato che deve essere molto vaporoso: sfagno o fibra vegetale. Fertilizzazioni  equilibrate e a piccolissimi dosaggi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/12/13/scaphosepalum-microdactylum/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Specklinia gelida, Stelis gelida  ex Pleurothallis gelida</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/12/12/specklinia-gelida-stelis-gelida-ex-pleurothallis-gelida/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/12/12/specklinia-gelida-stelis-gelida-ex-pleurothallis-gelida/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 17:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11581</guid>
		<description><![CDATA[Questa orchidea, dai piccolissimi fiori bianchi e freddi, quasi a simboleggiare piccole gocce di brina non poteva avere un nome di specie più rappresentativo. Nei vari paesi dove è endemica, è conosciuta anche come: Flor de llanten (fiore di piantaggine)- Orchidea satinata. Però, come spesso accade nel mondo della botanica, anche questa specie, via via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_sp_ecuador_fiori.jpg"rel="lightbox[s-g]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_sp_ecuador_fiori-300x252.jpg" alt="" title="pleurothallis_sp_ecuador_fiori" width="300" height="252" class="alignleft size-medium wp-image-11586" /></a>Questa orchidea, dai piccolissimi fiori bianchi e freddi, quasi a simboleggiare piccole gocce di brina non poteva avere un nome di specie più rappresentativo.<br />
Nei vari paesi dove è endemica, è conosciuta anche come:<br />
Flor de llanten (fiore di piantaggine)- Orchidea satinata.</p>
<p>Però, come spesso accade nel mondo della botanica, anche questa specie, via via nel tempo, ha subito le attenzioni di molti tassonomi che hanno infierito sulla sua sistemazione generica: ecco una sequenza sommaria, ma alla fine preferirei chiamarla con il suo basionimo:<br />
Basionimo:<br />
 <em>Pleurothallis gelida</em> Lindl., Edwards&#8217;s Bot. Reg. 27: Misc. 91. 1841.</p>
<p>Altri nomi e/o sinonimi di genere accettati:<br />
<em>Niphantha gelida </em>(Lindl.) Luer, Monogr. Syst. Bot. Missouri Bot. Gard. 112: 107. 2007.<br />
<em>Specklinia gelida</em> (Lindl.) Luer, Monogr. Syst. Bot. Missouri Bot. Gard. 95: 260. 2004.<br />
<em>Stelis gelida </em>(Lindl.) Pridgeon &#038; M.W. Chase, Lindleyana 16(4): 263. 2001.<br />
<em>Humboltia gelida</em> (Lindl.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 667. 1891.</p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_sp_ecuador_pianta.jpg"rel="lightbox[s-g]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_sp_ecuador_pianta-271x300.jpg" alt="" title="pleurothallis_sp_ecuador_pianta" width="271" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11584" /></a> <em>Pleurothallis gelida </em>Lindley, Bot Edwards. Reg. 27: Varie. 91. 1841.<br />
Orchidea epifita presente in un vasto areale che va dalla Florida, stato di Chiapas Messico, Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Cuba, Repubblica Dominicana, Haiti, Giamaica, Leewards, Puerto Rico, Trinidad e Tobago, la Windwards, Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Brasile. Vive sui pendii ripidi nelle foreste montane umide ad altitudini da 200 a 2300 metri Pianta di medie dimensioni (10-45 cm) da clima freddo intermedio, produce fusti eretti, <a href="http://www.jstor.org/pss/1221352"> &#8220;ramicauls&#8221;</a> corpulenti avvolti parzialmente alla base da guaine, che portano un&#8217;unica foglia apicale, eretta, coriacea, dalla quale si formano diverse infiorescenze (10-15 cm): fioritura invernale e primaverile.</p>
<p><strong>Descrizione</strong><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_sp_ecuador_pianta_confronto_dimensioni.jpg"rel="lightbox[s-g]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/12/pleurothallis_sp_ecuador_pianta_confronto_dimensioni-300x225.jpg" alt="" title="pleurothallis_sp_ecuador_pianta_confronto_dimensioni" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-11585" /></a>Pianta cespitosa, 10-45 cm. Radici grosse, guaine 2-3, sciolte, gonfiate. Foglie picciolate 1-4 cm ellittiche ed oblanceolate, 10-20 x 2,5-10 cm, base cuneata, apice ottuso. Infiorescenze apicali, molti racemi a fioritura simultanea, 10-25 cm; spata 1-2 cm; brattee di 2-3 mm; pedicelli 2-4 mm. Fiori: sepali distinti, giallo, bianco-pubescente, apice ottuso; sepalo dorsale oblungo a obovato, concavo, 5-8 × 2,5-3 mm, sepali laterali connati vicino alla base a forma di tazza, oblunghi, ovati, obliqui, 5-7,5 × 1,5-2,5 mm, apice ottuso; petali bianco traslucido, 3-venato, oblunga a obovate, 3-3,5 × 1,75-2 mm, apice ottuso, erose o dentellato; labello bianco verdastro, 3-venato, oblungo a pandurato quasi curvo, 2-2,5 × 0,75-2,25 mm, apice arrotondato; colonna 2,5 mm con cappuccio; ovario 2 mm.</p>
<p><strong>Coltivazione</strong><br />
Pur essendo pianta epifita e quindi con possibilità di sistemazione su zattere, vista la sua struttura cespitosa ed anche la sua dimensione è consigliabile coltivare questa specie in vaso.<br />
 <em>Pleurothallis gelida</em> richiede temperature da serra fredda/intermedia, buona ventilazione per impedire la stagnazione di acqua sulle parti superiori ed apicali delle foglie, molto sensibili ad attacchi fungini.<br />
Luce filtrata, bagnature costanti, evitare eccessive fertilizzazioni e garantire la completa asciugatura delle foglie durante la notte.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/12/12/specklinia-gelida-stelis-gelida-ex-pleurothallis-gelida/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mastigion putidum ex Bulbophyllum</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/11/18/mastigion-putidum-ex-bulbophillum/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/11/18/mastigion-putidum-ex-bulbophillum/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 17:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11503</guid>
		<description><![CDATA[Mastigion putidum (Teijsm. &#038; Binn.) Garay, Hamer &#038; Siegerist 1994 La grande incertezza tassonomica che caratterizza Bulbophyllum e Cirrhopetalum trova ampiamente conferma anche in questo caso. Spesso si trova in vendita la stessa specie con le varie denominazioni dei sinonimi e qualche volta ancor peggio, Mastigion putidum confuso con Cirrhopetalum rothschildianum che a differenza del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/mastigion_fiore.jpg"rel="lightbox[m-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/mastigion_fiore-75x300.jpg" alt="" title="mastigion_fiore" width="75" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11440" /></a><i>Mastigion putidum</i> (Teijsm. &#038; Binn.) Garay, Hamer &#038; Siegerist 1994</p>
<p>La grande incertezza tassonomica che caratterizza <i>Bulbophyllum e Cirrhopetalum</i> trova ampiamente conferma anche in questo caso.<br />
Spesso si trova in vendita la stessa specie con le varie denominazioni dei sinonimi e qualche volta ancor peggio, <i>Mastigion putidum</i> confuso con <i>Cirrhopetalum rothschildianum</i> che a differenza del <em>M. putidum</em>, produce più infiorescenze e per l’appunto è collocato fra i <i>Cirrhopetalum </i><br />
<i>Mastigion putidum</i> ha delle fioriture particolarissime, molto leggiadre e fluttuanti. Gli pseudobulbi, oblunghi a foglia singola e coriacea, producono un solo fiore lungo circa 10 centimetri.<br />
Questa specie epifita e litofita, vive nel Laos, in Birmania, in Tailandia, e nel Vietnam; nelle coltivazioni ama vivere in ambienti umidi e ventilati della serra intermedia e/o calda e può essere sistemata sia in vaso e sia su zattera.<br />
Inizialmente presentato come <em>Bulbophyllum ornatissimum</em>, con questa specie, per molti anni ci sono stati problemi di identificazione&#8230; <em>putidum, appendiculatum o ornatissimum</em>? Nel 1993, Garay Hamer e Seigerest aggravarono <a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/mastigion_particolare.jpg"rel="lightbox[m-p]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/mastigion_particolare-238x300.jpg" alt="" title="mastigion_particolare" width="238" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11441" /></a> ulteriormente il problema quando, introducendo il genere <em>Mastigion</em>, ribattezzarono <em>B. putidum</em> come <em>Mastigion appendiculatum</em>, elevandola aspecie tipo del nuovo genere (scelta, mai veramente accettata da molte Istituzioni Botaniche). Sia <em>B. putidum</em>  che <em>B. appendiculatum</em> sono nomi accettati nel registro Botanico. Nella Biblioteca Lindley al RHS di Londra, si possono trovare le descrizioni originali di queste tre specie. Parte del problema è imputabile alla descrizione molto generica di <em>B. ornatissimum</em>, fatta da Reichenbach in del &#8216;The Chronicle Gardeners&#8217; 30 settembre 1872. Da qui la confusione fra <em>B. putidum e B. ornatissimum.</em> La stessa confusione esistente tra<em> B. putidum e B. appendiculatum.</em><br />
<span id="more-11503"></span><br />
<strong>Alleanza <em>Bulbophyllum</em></strong><br />
Specie tipo:  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Bulbophyllum_nutans.JPG"> <em>Bulbophyllum nutans</em> (Thouars) Thouars 1822</a><br />
<em>Bulbophyllum</em> è un genere enorme con oltre 2700 specie descritte, 1600 delle quali sono considerate valide. A più riprese sono stati fatti vari temtativi di riordiono in sezioni più piccole &#8211; al momento circa 78) &#8211; questo lavoro è ancora in corso.<br />
Ad ogni buon conto non si sbaglia mai nel dire <em><strong>&#8216;Bulbophyllum&#8217;</strong></em>, anche se la pianta è un <em>Cirrhopetalum </em>o un <em>Megaclinium</em> o una delle altre 20 specie. E&#8217; pantropicale con alcune specie in Sud America e Africa, ma la concentrazione maggiore si trova nel sud est asiatico tra la Nuova Guinea e l&#8217;Australia. Si pensa abbia avuto origine in Malesia, dove ancor oggi trova in endemicità il maggior numero di specie.</p>
<p><strong>Storia:</strong> è nel corso del 18° secolo, che giungono in Europa molte nuove piante interessanti appena scoperte, tra queste un buon numero giunge dalle isole francesi al largo della costa orientale dell&#8217;Africa (Mauritius, Réunion e Madagascar). La febbre per la scoperta di nuove essenze è la molla che da impeto allo scienziato francese Louis-Marie Aubert Du Petit-Thouars, nato 1758, che lo fa decidere di recarsi in quei posti con suo fratello, per esplorare la flora di queste isole. Dovette aspettare qualche anno perchè nel frattempo è intervnuta la rivoluzione in Francia e solamente nel 1792 riuscì a trovare una nave che lo avrebbe portato in queste isole nell&#8217;Oceano Indiano. Nel 1802 i due fratelli ritornano in Francia dove Louis-Marie pubblica diversi trattati e libri (con disegni) nei quali descrive le piante viste nei luoghi visitati. E&#8217; in questi scritti che troviamo le prime descrizioni di &#8220;Phyllorkis&#8221;, che Thouars successivamente rinomina &#8220;Bulbophyllums&#8221;.</p>
<p><strong>Caratteristiche:</strong> piante epifite simpodiali i cui pseudobulbi si formano da un rizoma orizzontale. Essi sono dotati di una foglia laterale, raramente due, ma solamente nella specie endemiche al di fuori sud-est asiatico. Comprimendo lateralmente gli pseudobulbi si ha l&#8217;impressione di una loro consistenza spugnosa. L&#8217;infiorescenza è prodotta dalla base dello pseudobulbo. La colonna porta un piede o mentum (labello) vagamente collegato alla base della colonna con una cerniera elastica che permette il movimento. Questo tipo di attaccamento è utile per attirare, in primo luogo gli impollinatori, e poi, una volta atterrati per far perdere loro l&#8217;equilibrio, migliorando in tal modo le possibilità di effettuare l&#8217;impollinazione.</p>
<p>All&#8217;interno della grande alleanza <em>Bulbophyllum</em>, forse le forme più frequenti e quindi di maggior interesse per gli appassionati appartengono al &#8220;genere&#8221; <em>Cirrhopetalum</em>. Tuttavia c&#8217;è stato un notevole disaccordo circa la validità tassonomica di questo genere. Nel 1861 Reichenbach ha ridotto <em>Cirrhopetalum</em> a una sezione del genere <em>Bulbophyllum</em>, e nel 1912 Smith ha trasferito tutti <em>Cirrhopetalums</em> nel genere <em>Bulbopyllum</em>.</p>
<p>Recentemente, Leslie Garay, Fritz Hamer e Emly Siegerist, al fine di ristabilire il genere nell&#8217;ambito dell&#8217;alleanza <em>Bulbophyllum</em>, hanno riesaminato le molte specie attribuite all&#8217;ex genere <em>Cirrhopetalum</em>. Il loro principio guida è stato quello di accumunare solamente i caratteri di primaria importanza delle varie specie in esame. La discrimanazione fra caratteri importanti e secondati non è necessariamente un esercizio oggettivo, spesso è marcatamente soggettiva; questi studiosi decisero che la posizione del fissaggio dei sepali laterali alla colonna e il grado di fusione lungo i loro margini esterni fossero da considerarsi caratteristiche primarie e che la quantità di peluria e la presenza e/o assenza di &#8220;palette&#8221;, fossero altresì elementi di secondaria importanza. L&#8217;utilizzo di questi criteri ha evidenziò che molte forme furono attribuite in precedenza al genere <em>Cirrhopetalum </em>sulla base di valutazioni superficiali o per la semplice somiglianza di forma. I risultati del loro lavorosono stati pubblicati nel 1994 in Norclic Journal of Botany: vediamone qualche elemento.</p>
<p><em><strong>Cirrhopetalum</strong></em><br />
Nel genere <em>Cirrhopetalum </em>l&#8217;attaccamento dei sepali laterali alla base della colonna è tale che solo raramente sono separati dal fissaggio del sepalo dorsale, sostanzialmente solo con l&#8217;inserimento dei petali. Inoltre, i sepali laterali ruotano in modo che i margini esterni si uniscono e si fondono a formare un disco bombato. Le estremità distali di questi sepali laterali non formano mai lunghe code. Ecco alcune specie più comuni fra le 72 ora considerate valide: <em>elegans, lepidum, makoyanum, picturatum, pulchrum, sikkimense e umbellatum.</em></p>
<p><strong><em>Bulbophyllum Sez. Cirrhopetaloides</em></strong><br />
Altre specie simili sono state risistemate nel genere <em>Bulbophyllum</em> sezione <em>Cirrhopetaloides</em>. In queste forme, i sepali laterali hanno origine vicino all&#8217;inserimento del sepalo dorsale, inoltre i sepali laterali di queste specie sono uniti solo per un breve tratto basale e liberi apicalmente. Ecco alcune specie  appartenenti a questo gruppo: <em>acuminatum, gracillimum, longissimum, rothschildianum e wendlandianum.<br />
</em><br />
<em><strong>Mastigion</strong></em><br />
In alcune specie c&#8217;è uno spazio lungo la colonna tra i punti di attacco dei sepali dorsali e laterali. In altre parole, il sepalo dorsale è attaccato alla base della colonna e i sepali laterali sono attaccati verso l&#8217;apice della stessa. Raramente i sepali sono vicini ai petali, di solito c&#8217;è buona distanza tra l&#8217;attaccamento di questi segmenti.<br />
Ci sono alcune caratteristiche che contraddistinguono i fiori del nuovo genere<em> Mastigion</em> (dal greco per una piccola frusta) da quelli del &#8220;normale&#8221; genere <em>Cirrhopetalum</em>, il più ovvio è il fiore singolo (e non molti in un&#8217;infiorescenza) con una lunga &#8220;coda di topo&#8221; snello (in realtà una fusione dei 2 sepali laterali).<br />
Le specie inserite in questo nuovo genere sono: <em>appendiculatum, fascinator, ornatissimum,  proboscideum, putidum.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/11/18/mastigion-putidum-ex-bulbophillum/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cymbidium cochleare</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/11/14/cymbidium-cochleare/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/11/14/cymbidium-cochleare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 21:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11463</guid>
		<description><![CDATA[Cymbidium cochleare Lindl. 1858 Veramente bella ed inusuale questa specie del genere Cymbidium. Gli steli fiorali sono esili e ricadenti, portano 8-10 fiori semichiusi a forma tubolare, i petali e sepali sono color verde-marrone ed il labello è caratterizzato da striature e punteggiature rossastre. Fiorisce in tardo autunno. Cymbidium cochleare Lindl. 1858 Sezione: Cyperorchis Sinonimi: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Cymbidium cochleare</em> Lindl. 1858 </strong></p>
<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/cymbidium_sp_2.jpg"rel="lightbox[c-c]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/cymbidium_sp_2-264x300.jpg" alt="" title="cymbidium_sp_2" width="264" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11465" /></a> Veramente bella ed inusuale questa specie del genere <em>Cymbidium.</em> Gli steli fiorali sono esili e ricadenti, portano 8-10 fiori semichiusi a forma tubolare, i petali e sepali sono color verde-marrone  ed il labello è caratterizzato da striature e punteggiature rossastre. Fiorisce in tardo autunno.<br />
<em>Cymbidium cochleare</em> Lindl. 1858<br />
Sezione: <em>Cyperorchis</em><br />
Sinonimi:<br />
<em>Cymbidium babae </em>(Kudo ex Masam.) Masam. 1993.<br />
<em>Cymbidium elegans</em> auct. Lindl non:. Seth &#038; Cribb<br />
<em>Cymbidium kanran</em> var. Babae (Kudo ex Masam.) SS Ying<br />
<em>Cymbidium longifolium</em> auct. non D.don: Wu e Chen..<br />
<em>Cyperorchis babae</em> Kudo ex Masam.<br />
<em>Cyperorchis cochlearis</em> (Lindl.) Benth 1881.</p>
<p>Nome popolare in Cina: Chui Hua Lan<br />
Origine etimologica del nome di specie: dalla colonna dei fiori a forma di cucchiaio rovesciato.<br />
<span id="more-11463"></span><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/cymbidium_sp_3.jpg"rel="lightbox[c-c]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/cymbidium_sp_3-263x300.jpg" alt="" title="cymbidium_sp_3" width="263" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11466" /></a>Specie endemica in <strong>Taiwan, India Assam, Himalaya orientale, Sikkim, Myanamar e Tailandia</strong>. Pianta epifita, vive nelle nelle foreste umide tra gli alberi, ad altitudini di oltre 1500 metri.<br />
Questa specie si caratterizza per il suo fogliame scuro e nastriforme ed è molto fiorifera.<br />
I collezionisti delle specie &#8220;cinesi&#8221; non possono farsela mancare in collezione.</p>
<p><strong>Descrizione:</strong><br />
Pseudobulbi avvolti da guaine fogliari sovvrapposte. Foglie lineari, 100 cm di lunghezza, 1-1,2 cm di larghezza, coriacee, acuminate all&#8217;apice, con guaine basali, 4 cm di lunghezza. Peduncoli laterali penduli di color marrone, escono dalle ascelle fogliari, più di 30 cm di lunghezza, con diverse guaine  ben distanziate, vicino alla base, guaine tubolari lineari, 10-12 cm di lunghezza, 1 cm di larghezza; racemo con molti fiori, brattee verdastre, ovato-lanceolate, 3 mm, 2 mm di larghezza, picciolo dell&#8217;ovaio marrone-rosso pallido, 1,8 cm di lunghezza.<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/cymbidium_sp_1.jpg"rel="lightbox[c-c]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/cymbidium_sp_1-196x300.jpg" alt="" title="cymbidium_sp_1" width="196" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11467" /></a> Fiori penduli, sepali e petali conniventi, colore fulvo-marrone agli apici; sepali oblanceolati, 4,3 cm di lunghezza, 8-9 mm di larghezza; petali simili, ma più stretti, 4,3 cm di lunghezza, 5-6 mm di larghezza, con puntini rossi minuti; labello fisso unito alla base e ai lati della colonna,  4.3 cm di lunghezza, 2,6 cm di larghezza, 3-lobi, base ristretta in artiglio, lobi laterali eretti, di forma triangolare, con molt e e minute macchie rosso-marrone, midlobe quasi orbicolare, ca. 7 millimetri di diametro, leggermente ondulati, con macchie rosso-marrone, disco con 2 chiglie longitudinali; colonna sottile, verdastro, terete, ca. 3,5 centimetri lungo; hirsute minuziosamente in basso lato ventrale; antera bianca, orbicolare, a forma di beccho; 2 masse polliniche, profondamente spaccate.<br />
Questa specie è molto simile a <em>Cymbidium elegans</em>, alcuni studiosi ritengono che dovrebbero essere unite, ma Du Puy et Cribb in &#8220;Il Genere Cymbidium&#8221; (1988) le considerano specie assestanti in quanto vi sono differenze significative: dimensione delle piante, colore dei fiori e struttura delle masse polliniche.</p>
<p><strong>Coltivazione</strong><br />
<em>Cymbidium cochleare</em> richiede temperature fresche e umidità durante tutto il periodo dell&#8217;anno. Il suo ciclo vegetativo non si discosta dalla media delle altre specie cinesi: luce filtrata durante l&#8217;estate, clima fresco e ventilato &#8211; nelle nostre regioni temperate può rimanere all&#8217;aperto fino alle prime notti fredde autunnali; quando ha già segnato gli steli fiorali va riparato dalle gelate e mantenuto in luoghi luminosi con temperature minime di 5-10 gradi celsius. Per questioni estetiche, visto il portamento pendulo degli steli fiorali si consiglia la coltivazione in cestelli.</p>
<p><strong>Qualche nota sul genere <em>Cymbidium</em></strong><br />
<strong><em>Cymbidium</em> Swartz 1799</strong>, è un genere composto da circa 52 specie appartenenti alla sottofamiglia <em>Epidendroideae</em>, tribù <em>Cymbidieae</em>, sottotribù <em>Cyrtopodiinae</em>.</p>
<p>Il genere <em>Cymbidium</em> è stato descritto per la prima volta da Olof Swartz nel 1799. Il nome di genere deriva dalla parola greca kumbos, che significa &#8216;buco, cavità&#8217;, vaso di terra cotta con bocca assai larga della grandezza di un piccolo tino (latino CUPA) e fa riferimento alla forma della base del labello; è distribuito nelle zone tropicali e subtropicali asiatiche (India-Nord, Cina, Giappone, Malesia, Filippine, e Borneo), e nella parte Nord dell&#8217;Australia, gran parte delle specie sono epifite e crescono nei climi freddi delle alture.       </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/11/14/cymbidium-cochleare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Domenica 27 Novembre&#8230; tradizionale incontro del Club da Luigina ed Alberto Ghedin</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/11/10/domenica-27-novembre-tradizionale-incontro-del-club-da-luigina-ed-alberto-ghedin/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/11/10/domenica-27-novembre-tradizionale-incontro-del-club-da-luigina-ed-alberto-ghedin/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 19:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Club]]></category>
		<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11446</guid>
		<description><![CDATA[Per Orchids Club Italia è diventata ormai una piacevole tradizione novembrina, quella di radunare appassionate ed appassionati orchidofili nella accogliente serra e &#8220;taverna&#8221; di Alberto Ghedin. Si è detto che il nostro Club è un&#8217;idea per stare insieme con le orchidee&#8230; un&#8217;idea che vive liberamente e che si rigenera perchè riesce ad essere sempre vincente. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Orchids Club Italia è diventata ormai una piacevole tradizione novembrina, quella di radunare appassionate ed appassionati orchidofili nella accogliente serra e <a href="http://www.orchids.it/2007/11/19/orchids-club-italia-una-famiglia-grande-grande/"> &#8220;taverna&#8221; </a> di Alberto Ghedin.<br />
Si è detto che il nostro Club è un&#8217;idea per stare insieme con le orchidee&#8230; un&#8217;idea che vive liberamente e che si rigenera perchè riesce ad essere sempre vincente.<br />
Quest&#8217;anno ci sono tanti motivi in più per non mancare all&#8217;appuntamento, non da ultimo quello di brindare alla fresca nomina di Alberto alla Vice Presidenza dell&#8217;AIO.</p>
<p><strong>Programma</strong><br />
ore 10 &#8211; Raduno, saluti e benvenuto ai nuovi partecipanti<br />
ore 10.30 &#8211; Automazione delle serre: novità e soluzioni tecniche per la gestione remota di temperatura, umidità ed allarmistica.<br />
ore 11 &#8211; Mercatino e scambio delle piante dei soci.<br />
ore 12 &#8211; Proposte per il futuro delle nostre attività: partecipazione all&#8217;EOC di Budapest, iscrizione AIO 2012.<br />
Seguirà la tradizionale &#8220;confessione di gruppo&#8221;&#8230; spazio ai peccati di gola, ovvero tavolata conviviale di buon auspicio.</p>
<p><strong>Appuntamento quindi a Villorba (TV) via Centa, 42b (stradina dietro il distributore Total) da Alberto, Domenica 27 Novembre alle ore 10.</strong><br />
<iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.com/maps?f=d&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;time=&amp;date=&amp;ttype=&amp;saddr=45.741802,12.234446&amp;daddr=&amp;mra=mi&amp;mrsp=0&amp;sz=17&amp;sll=45.74136,12.235647&amp;sspn=0.005301,0.010042&amp;ie=UTF8&amp;t=h&amp;om=1&amp;s=AARTsJqe6w5vQjfK3iLPhv2O0L6qNiuf_Q&amp;ll=45.74136,12.235647&amp;spn=0.010483,0.018239&amp;z=15&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.com/maps?f=d&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;time=&amp;date=&amp;ttype=&amp;saddr=45.741802,12.234446&amp;daddr=&amp;mra=mi&amp;mrsp=0&amp;sz=17&amp;sll=45.74136,12.235647&amp;sspn=0.005301,0.010042&amp;ie=UTF8&amp;t=h&amp;om=1&amp;ll=45.74136,12.235647&amp;spn=0.010483,0.018239&amp;z=15&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small><br />
Chiediamo a tutti la cortesia di farci pervenire l&#8217;adesione inviando una e-mail a: info@orchids.it<br />
NOTA<br />
Chi intende rinnovare l&#8217;adesione a Orchids Club Italia e si trova impossibilitato a presenziare l&#8217;incontro, può farlo iscrivendosi all&#8217;AIO <a href="http://www.associazioneitalianaorchidologia.it/iscrizione.html"> vedi modulo di iscrizione</a> e indicando nello spazio apposito, la propria adesione al nostro Club.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/11/10/domenica-27-novembre-tradizionale-incontro-del-club-da-luigina-ed-alberto-ghedin/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bulbophyllum rothschildianum</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/11/08/bulbophyllum-rothschildianum/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/11/08/bulbophyllum-rothschildianum/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 11:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11418</guid>
		<description><![CDATA[Bulbophyllum rothschildianum (O&#8217;Brien) J.J. Sm. 1912 Sinonimo e basionimo: Cirrhopetalum rothschildianum O&#8217;Brien 1895 Origine etimologica del nome di specie: Rothschild (banchiere inglese e appassionato di orchidee &#8211; 1800) &#8211; In Cina Mei Hua Juan Ban Lan Specie epifita endemica nel sud della provincia dello Yunnan (Cina), in India nord-orientale e nell&#8217;Assam. Si sviluppa lungo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/bulbophyllum_rothschildianum_1.jpg"rel="lightbox[b-r]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/bulbophyllum_rothschildianum_1-300x288.jpg" alt="" title="bulbophyllum_rothschildianum_1" width="300" height="288" class="alignleft size-medium wp-image-11419" /></a><em>Bulbophyllum rothschildianum</em> (O&#8217;Brien) J.J. Sm. 1912<br />
Sinonimo e basionimo: <em>Cirrhopetalum rothschildianum</em> O&#8217;Brien 1895<br />
Origine etimologica del nome di specie: Rothschild (banchiere inglese e appassionato di orchidee &#8211; 1800) &#8211; In Cina Mei Hua Juan Ban Lan<br />
Specie epifita endemica nel sud della provincia dello Yunnan (Cina), in India nord-orientale e nell&#8217;Assam. Si sviluppa lungo un rizoma orizzontale formando pseudobulbi ovoidali che portano una sola foglia apicale e fiorisce su uno stelo basale, eretto, pochi fiori, infiorescenze umbellate in primavera e in autunno, fiori dall&#8217;odore sgradevole ai nostri parametri olfattivi. Questa specie può essere coltivata in vaso o cestino con substrato molto drenante, ombra parziale, molta acqua, abbondanti fertilizzazioni, umidità costante e buona circolazione di aria.</p>
<p><strong>Note</strong><br />
Ex <em>Cirrhopetalum rothschildianum</em> &#8211; nome di genere attulmente valido in <strong>World Checklist of Selected Plant Families (WCSFP)</strong>: <i>Bulbophyllum rothschildianum</i><br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/bulbophyllum_rothschildianum_particolare.jpg"rel="lightbox[b-r]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/11/bulbophyllum_rothschildianum_particolare-300x264.jpg" alt="" title="bulbophyllum_rothschildianum_particolare" width="300" height="264" class="alignleft size-medium wp-image-11420" /></a> E&#8217;una delle specie più ammirate fra quelle appartenenti al sottogruppo ex <em>Cirrhopetalum.</em><br />
I fiori hanno la classica struttura standard per questa parte del genere: il sepalo dorsale a forma di cappuccio appuntito, enormi sepali laterali che avvolgono la parte anteriore del fiore a formare un grande grembiule, petali piccoli, e un piccolo labello colorato. </p>
<p>Il labello costituisce una delle parti più affascinanti del fiore, essendo incernierato così delicatamente che al minimo tocco o soffio d&#8217;aria si muove su e giù, diventando un attrazione fatale per gli insetti pronubi (mosche). Le mosche si posano sui grandi sepali laterali, risalgono il fiore e quando giungono sul labello, questo le sbilancia facendole cadere all&#8217;interno del fiore. Ganci posti ai lati della colonna servono a trattenere le mosche durante i loro tentativi di fuga, per un tempo sufficiente ad attaccarsi addosso le masse polliniche, che poi saranno trasportate in un altro fiore.</p>
<p>L&#8217;ornamento del fiore serve ad attrarre gli insetti pronubi ed è di diversi tipi. Le parti principali del fiore sono coperte da minute particelle lucide, che danno al fiore un aspetto finemente satinato. Però, l&#8217;ornamento superficiale più evidente in <em>Bulbophyllum rothschildianum</em> e  suoi alleati è la presenza di numerose protuberanze dai colori brillanti sulle superfici dei sepali laterali, che formano delle righe longitudinali.<br />
Gli ornamenti più appariscenti sono le pagliuzze o striscioline mobili poste alle estremità del sepalo dorsale e dei petali. Queste strutture colorate variano da peli filamentosi semplici a larghi nastri come bandiere, lungo i margini di tutti e tre gli elementi floreali, quasi ad immaginare una testa di capelli spettinati al di sopra del florido &#8220;naso&#8221; rosso scuro del labello. </p>
<p>I fiori si strutturano ad ombrello, come grappoli, sette o otto per infiorescenza in esemplari adulti, meno in piante giovani. <em>Bulbophyllum rothschildianum</em>, in coltivazione è un po&#8217; permaloso e si sviluppa meno di altre specie del gruppo. Piante eccezionali possono avere fiori fino a sette o otto centimetri di lunghezza. </p>
<p>Come spesso capita, anche questa specie presenta delle incertezze sulla sua identificazione. Su qualche rivista del settore (Seidenfaden 1973) si legge che <em>Bulbophyllum rothschildianum </em>potrebbe essere solo una forma grande (forse tetraploide) di <em>Bulbophyllum wendlandianum</em>. Il condizionale rimane d&#8217;obbligo, tuttavia, ci sono relazioni sicuramente forti ed evidenti tra queste due specie, ed anche tra<em> B. rothschildianum e  B. ornatissimum. </em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/11/08/bulbophyllum-rothschildianum/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lc. x Tresederiana (C. loddigesii x L. crispa)</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/10/26/lc-x-tresederiana-c-loddigesii-x-l-crispa/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/10/26/lc-x-tresederiana-c-loddigesii-x-l-crispa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 09:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11355</guid>
		<description><![CDATA[Nella seconda metà del dicianovesimo secolo, i coltivatori di orchidee diedero gran impulso alle ibridazioni infrageneriche e intergeneriche. I testi del tempo riportano con grande dovizia di dati tutte le ibridazioni registrate dai coltivatori amatoriali o dalle ditte professionali. In foto: Lc.Tresederiana Prendiamo ad esempio questo ibrido primario. Si tratta di un incrocio fra due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella seconda metà del dicianovesimo secolo, i coltivatori di orchidee diedero gran impulso alle ibridazioni infrageneriche e intergeneriche.<br />
I testi del tempo riportano con grande dovizia di dati tutte le ibridazioni registrate dai coltivatori amatoriali o dalle ditte professionali.<br />
<a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/10/lc_tresederiana_lcrispaxcloddigesii.jpg"rel="lightbox[c-t]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/10/lc_tresederiana_lcrispaxcloddigesii-300x225.jpg" alt="" title="lc_tresederiana_lcrispaxcloddigesii" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-11359" /></a> In foto: <strong>Lc.Tresederiana</strong><br />
Prendiamo ad esempio questo ibrido primario. Si tratta di un incrocio fra due generi molto amati dai collezionisti di orchidee e molto usati per le ibridazioni: <em>(C. Loddigesii x L. crispa).</em><br />
La letteratura ci dice che a questo ibrido primario è stato dato il nome di <strong>Lc.Tresederiana</strong>, ma poi si perde qualsiasi traccia di suoi utilizzi in future ibridazioni.<br />
Chissà che non si riesca a trovarlo in qualche albero genealogico di attuali ibridazioni.<br />
Le uniche notizie di riferimento &#8211; per la verità molto scarne e di difficile interpretazione &#8211; le troviamo su: THE ORCHID STUD-BOOK:</p>
<p>&#8230;&#8221;An Enumeration of Hybrid Orchids<br />
of Artificial Origin, With their Parents, Raisers, Date of First Flowering, References to Descriptions and Figures, and Synonymy.<br />
With an Historical Introduction and 120 Figures and a Chapter on Hybridising and raising Orchids from Seed.</p>
<p>BY ROBERT ALLEN ROLFE, A.L.S. AND CHARLES CHAMBERLAIN HURST. F.L.S.</p>
<p>A Companion Volume to the Orchid Review.</p>
<p>114 THE ORCHID STUD-BOOK. [Part II.<br />
232. Lc. x Tresederiana (C. Loddigesii x L. crispa), G.C. 1889, ii.<br />
155.— Heath, 1888.</p>
<p>Laelia X Tresederiana, G.C. 1888, i. 136; O.R. 1893, 227. &#8220;&#8230;</p>
<p>Chissà quante ibridazioni si son perse nel tempo, vuoi per questioni estetiche oppure per scarse qualità riproduttive.<br />
Quel vecchio incrocio però è ancora presente nelle collezioni ed è anche molto bello.<br />
Dei suoi genitori esprime la forma del labello <em>(L.crispa)</em> e colore dei fiori <em>(C. loddigesii)</em>, vedi foto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/10/26/lc-x-tresederiana-c-loddigesii-x-l-crispa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Coelogyne ovalis</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/10/25/coelogyne-ovalis/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/10/25/coelogyne-ovalis/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 10:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11338</guid>
		<description><![CDATA[Coelogyne ovalis Lindl 1838 SEZIONE Fulginosae Derivazione del nome di specie: dalla forma rotondeggiantre della parte mediana del labello. Nome popolare cinese: Chang Lin Bei Mu Lan Misura del fiore (3-4 cm) Sinonimi: Broughtonia linearis Wall. ex Hook.f. 1890; Broughtonia linearis Wall. 1830; Coelogyne decora Wall. ex Voigt 1845; Coelogyne pilosissima Planch. 1855; Specie epifita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/10/Coelogyne_ovalis1.jpg"rel="lightbox[c-o]"><img src="http://www.orchids.it/wp-content/orchids_uploads/2011/10/Coelogyne_ovalis1-284x300.jpg" alt="" title="Coelogyne_ovalis" width="284" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11350" /></a> <strong><em>Coelogyne ovalis</em> Lindl 1838 SEZIONE Fulginosae</strong></p>
<p>Derivazione del nome di specie: dalla forma rotondeggiantre della parte mediana del labello. Nome popolare cinese: <strong>Chang Lin Bei Mu Lan</strong></p>
<p>Misura del fiore (3-4 cm)</p>
<p>Sinonimi: <em>Broughtonia linearis</em> Wall. ex Hook.f. 1890; <em>Broughtonia linearis </em>Wall. 1830; <em>Coelogyne decora</em> Wall. ex Voigt 1845; <em>Coelogyne pilosissima</em> Planch. 1855; </p>
<p>Specie epifita e/o litofita, endemica in Assam, Tibet, Nepal, Bhutan, Xizang e nelle province dello Yunnan della Cina, India nord-orientale, Myanamar, Thailandia e Vietnam. Trovata lungo i fiumi nelle valli montane, sugli alberi o sulle rocce ad altitudini da 600 a 3000 metri.</p>
<p>Il genere <em>Coelogyne</em> comprende circa 25 specie. <em>Coelogyne ovalis </em> è parente stretta di <em>Coelogyne fimbriata</em>, entrambe sono abbastanza facili da coltivare, perché sono tolleranti a varie condizioni climatiche.</p>
<p>Temperature: da freddo a intermedio &#8211; vale a dire al livello più basso 12 &#8211; 12,5 gradi Celsius di notte fino a oltre 27 durante il giorno.</p>
<p>Luce: media filtrata 50% in serra, all&#8217;ombra degli alberi se coltivata all&#8217;aperto. Evitare temperature calde e sole diretto, la luce del sole brucia.</p>
<p>Acqua: <em>Coelogyne ovalis</em> desidera molta acqua, quasi ogni giorno se motata su zattera, tenere il substrato sempre umido se coltivata in vaso. Un sistema elementare per verificare la corretta bagnatura della pianta si ha controllando gli pseudobulbi: corretta se gli pseudobulbi sono belli turgidi, deficitaria se invece sono raggrinziti.</p>
<p>Concimazione: La concimazione non è strettamente necessaria per questa orchidea, soprattutto se coltivata in substrato di corteccia. Se si vuole fertilizzare però, conviene usare dosi molto blande e solo una volta al mese.</p>
<p>Con una buona coltivazione, questa specie può fiorire due o più volte all&#8217;anno. In generale le <em>Coelogyne</em> non amano essere rinvasate e dopo un eventuale rinvaso la vegetazione rimane ferma per per molto tempo. Qualora si renda neccessario il rinvaso o il cambio di supporto è buona norma mettere tutto l&#8217;apparato radicale su un supporto o vaso più grande senza mai rimuovere la pianta.</p>
<p><strong>Sintesi della descrizione scientifica di registrazione</strong></p>
<p>&#8230;&#8221;Rizoma strisciante, relativamente lungo, ca. 3 mm di diametro., Internodi 1-2,4 cm. Pseudobulbi 8-13 cm di distanza sul rizoma, quasi cilindrici, 3-6 cm x 6-8 mm, con due foglie all&#8217;apice e due guaine alla base; guaine ca. 3 cm, membranose, caduche quando invecchiano. Foglia lanceolata lama, oblungo-lanceolate, o ovato-lanceolate, 6-12 × 2-3,7 cm, cartaceo, acuminate all&#8217;apice o ottuso; picciolo 5-10 cm. Infiorescenza heteranthous; peduncolo 5-8 cm, base rivestita con diverse guaine equitant tubolare; rachide spesso con 1 o 2 o raramente 3 o 4 fiori si aprono in successione, apici del rachide racchiusi in diverse brattee bianche; brattee floreali caduche; pedicello e dell&#8217;ovaio 6 -10 mm. Fiori giallo verdolino, con strisce rosse violacee sul labello. Sepali oblungo-lanceolati, ca. 20 × 5-6 mm. Petali filiformi o strettamente lineari, quasi lunghi quanto i sepali, ca. 1 mm di larghezza; labello suboblong-ovale, ca. 20 × 15 mm, a 3 lobi, lobi laterali eretti, subovate; metà del lobo ellittico, ca. 10 × 9 mm, fimbriate a margine; callo con tre lamelle longitudinali, di cui due interni viola si estende dalla parte mediana o apice vicino alla base del disco, lamella mediana indistinta, a volte altre due lamelle molto più brevi di fuori altre sulla metà del lobo. Colonna leggermente arcuata, ca. 13 mm, entrambi i lati con le ali: le ali allargate verso l&#8217;apice della colonna, apice ottuso; antera ca. 2,5 mm; rostello ca. 2 mm. Capsule subobovoid, ca. 2,5 × 1,2 cm; fruttificazione pedicello ca. 5 mm. Fl. Ago-nov, fr. prossimo settembre 2n = 40, 80.&#8221;&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/10/25/coelogyne-ovalis/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title> Phalaenopsis braceana minuta e appariscente orchidea</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/10/20/phalaenopsis-braceana-minuta-e-appariscente-orchidea/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/10/20/phalaenopsis-braceana-minuta-e-appariscente-orchidea/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 21:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>
		<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=9165</guid>
		<description><![CDATA[Quando due anni e mezzo fa acquistai una beuta contenente alcune piccole semenzali di questa specie, mai mi sarei aspettato che dopo un frettoloso deflascamento avvenuto, dovuto al fatto che detta fiasca si era sorbita, assieme ad altre, sedici ore di aereo, a nemmeno tre anni da allora avrebbe deciso di mostrare i suoi fiori. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 0pt none;" src="http://i21.photobucket.com/albums/b257/moria0672/Phalaenopsisbraceana.jpg" alt="Phalaenopsis braceana" width="384" height="288" border="0" /><br />
Quando due anni e mezzo fa acquistai una beuta contenente alcune piccole semenzali di questa specie, mai mi sarei aspettato che dopo un frettoloso deflascamento avvenuto, dovuto al fatto che detta fiasca si era sorbita, assieme ad altre, sedici ore di aereo, a nemmeno tre anni da allora avrebbe deciso di mostrare i suoi fiori.<br />
Questa specie di <em>Phalaenopsis</em>, fortemente cercata, trovata e ora in fioritura è, del suo genere, una delle più piccole.<br />
La <em>Phalaenopsis braceana</em> ha un areale di distribuzione che comprende l&#8217;est Himalaya, Bhutan, Myanamar, fino al sud della Cina e Vietnam. Trova la sua collocazione ai margini delle foreste ad elevazioni che vanno dai 1100 ai 2100 mslm, in virtù delle quali va coltivata su serra intermedia.<br />
Questa specie deve il suo nome a <strong>Brace</strong> che la disegnò per primo, ed il cui disegno rimase a lungo l&#8217;unica immagine di questa pianta.<br />
La<em> P. braceana</em> annovera alcune particolarità davvero singolari: è anzitutto una specie a foglia caduca (significa cioè che perde le foglie), poi il colore del fiore varia nel tempo&#8230;è inizialmente di un color marroncino porpora per poi schiarire virando verso un giallo dorato/verdognolo, le radici infine anziche essere cilindriche come nella maggior parte delle <em>Phalaenopsis</em>, sono appiattite.<br />
La dominante cromatica nei fiori di questa specie è il labello che presenta una colorazione rosa intenso/ciclamino molto appariscente.</p>
<p><strong><span id="more-9165"></span>Descrizione</strong><br />
Pianta epifita, miniatura, radici carnose, numerose, che formano una massa importante.<br />
Poche foglie una o due, decidue, raramente presenti, oblungo ellittiche, quasi acute, lunghe 2.5 cm e larghe 0.8 cm.<br />
Infiorescenza eretta o sub-eretta, ramificata. Brattee lanceolate, acuminate, concave da 0.3 a 0.5 cm di lunghezza.<br />
Fiori da 4 a 6 variabili nel colore con petali e sepali quasi simili, ellittici, ottusi. I petali sono leggermente sub-spatolati.<br />
Labello trilobato con sperone. Lobi laterali oblunghi, ottusi. Lobo mediano oblungo-oblanceolato, ottuso, convesso, con apice più o meno compresso. Sperone clindrico, diritto, in continuità con la base del lobo mediano.<br />
Seguono due calli. Il posteriore è carnoso, bifido, ricurvo sulla punta. E&#8217; collocato dietro allo sperone. Il secondo callo è scagliato, bifido, davanti allo sperone.<br />
Colonna robusta, cilindrica, diritta, lunga 0.4 cm.<br />
Ovario pedicellato lungo 1.5 cm.</p>
<p><strong>Tassonomia:</strong></p>
<p><em>Phalaenopsis</em><em> braceana</em> (Hook.f.) Christenson, Selbyana 9: 169 (1986).<img class="alignright" style="border: 0pt none;" src="http://i21.photobucket.com/albums/b257/moria0672/Phalaenopsisbraceana1.jpg" alt="Phalaenopsis braceana" width="384" height="288" border="0" /></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sinonimi omotipici</span>:</p>
<p>* <em>Doritis</em><em> braceana</em> Hook.f., Fl. Brit. India 6: 196 (1890). (Basionimo)</p>
<p><em>Kingidium</em><em> braceanum</em> (Hook.f.) Seidenf., Opera Bot. 95: 187 (1988).</p>
<p>Sinonimi eterotipici:</p>
<p><em>Biermannia</em><em> naviculare</em> Tang &amp; F.T.Wang ex Gruss &amp; Rollke, Orchidee (Hamburg) 48: 56 (1997).</p>
<p><strong>Coltivazione</strong>:</p>
<p>Personalmente la coltivo su zattera di sughero dove le radici piatte attecchiscono ottimamente, tra pianta e supporto un sottile  pane di sfagno/muschio che crei un cuscinetto umido temperature da serra intermedia e concimazioni settimanali con dosaggio del concime ridotto di un terzo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/10/20/phalaenopsis-braceana-minuta-e-appariscente-orchidea/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Orchids visto da voi&#8230;  in un giorno</title>
		<link>http://www.orchids.it/2011/10/19/orchids-visto-da-voi-in-un-giorno/</link>
		<comments>http://www.orchids.it/2011/10/19/orchids-visto-da-voi-in-un-giorno/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 08:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orchids]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.orchids.it/?p=11310</guid>
		<description><![CDATA[Richard Clayderman &#8211; Love song in winter TRASPARENZA Con l&#8217;ultimo aggiornamento orchids.it sta utilizzando WordPress 3.2.1. Questo aggiornamento consente anche di poter analizzare il traffico reale del sito. Il sito è pubblico, può essere letto da tutti &#8211; esclusi alcuni post protetti &#8211; e tutti possono inviare i loro commenti ai post: ci sono solamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=bRK7wxQL1QU&#038;feature=related"> Richard Clayderman &#8211; Love song in winter </a><br />
<strong>TRASPARENZA</strong><br />
Con l&#8217;ultimo aggiornamento orchids.it sta utilizzando WordPress 3.2.1.<br />
Questo aggiornamento consente anche di poter analizzare il traffico reale del sito.<br />
Il sito è pubblico, può essere letto da tutti &#8211; esclusi alcuni post protetti &#8211; e tutti possono inviare i loro commenti ai post: ci sono solamente 3 nikname bannati, uno che si firma <strong>Ronin</strong>, un altro che si firma <strong>Alcol</strong> ed ancora uno che, a più riprese, cerca di entrare nel sito con vari nikname e ancor peggio usando nomi di altri visitatori del blog, con i quali invia commenti altamente offensivi, ovviamente bloccati ed archiviati nella &#8220;black list&#8221;. La provenienza di questi commenti è stata individuata e le autorità competenti se ne stanno già occupando.<br />
L&#8217;analisi di questo programma di statistica ci ha riservato delle belle sorprese: le visite sono aumentte, attestandosi sull ordine delle oltre 700 visite medie giornaliere&#8230; una bella soddisfazione,<strong> grazie a tutti voi!<br />
</strong><br />
<strong>Ecco il traffico del 17 Ottobre, con la scaletta dei post cliccati<br />
</strong><br />
Orchids.it (Dashboard)<br />
Stats for October 19, 2011, 9:27 am<br />
Monday, October 17, 2011<br />
<strong>Pageviews: 798</strong><br />
Top Posts &#038; Pages<br />
These posts on your site got the most traffic.<br />
<strong>2011-10-17</strong></p>
<p>Home page 237<br />
Schede 65<br />
Phalaenopsis in casa 26<br />
Di serra in serra…gran fermento nel Club 22<br />
Serra per le orchidee: esperienze e consigli. 17<br />
Disegni e orchidee 15<br />
La serra di Guido 13<br />
Mites and bacterioses in Phalaenopsis 12<br />
Orchidea nera: Maxillaria schunkeana 12<br />
ORCHIDEE A SACILE 10<br />
Vanda coerulea, tutte le tonalità del blu 9<br />
Keiki: le orchidee da bambine 8<br />
Quinta visita virtuale alla serra: metti che fuori stia piovendo… 7<br />
Cymbidium mastersii 7<br />
Cymbidium 6<br />
Orchidaceae 6<br />
Cocciniglia cotonosa 6<br />
Info 6<br />
Ami le orchidee? Costruisciti la serra ma ricorda che… 5<br />
Vanda in vasi di vetro… solo moda? 5<br />
Foto 5<br />
Fotosintesi clorofilliana 5<br />
Stai costruendo la serra per le tue orchidee? 5<br />
Officina per la tua serra 5<br />
Other posts 284<br />
Total views of posts on your blog<strong> 798</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.orchids.it/2011/10/19/orchids-visto-da-voi-in-un-giorno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

