NOTIZIE IN BREVE

RINVASO Paphiopedilum

Sto rinvasando tutta la collezione di Paphiopedilum, di molte specie, saranno disponibili diverse divisioni: chi è interessato a scambi per ampliare la collezione, telefoni – 0422 90870, oppure invii un e-mail a De Vidi Guido .

Informazione ai partecipanti del prossimo incontro dedicato al rinvaso, di sabato 10 Luglio:

Per impegni personali di Guido De Vidi, il programmato incontro, viene rinviato a Settembre.
La segreteria, vi darà informazioni, relative alla partecipazione delle mostre:

Orchidee sul lago a Villa Giulia, Pallanza Lago Maggiore, 10 – 11 – 12 Settembre.

Passariano, Villa Manin, 25 – 26 Settembre.

Inoltre, la segreteria comunica a tutti gli interessati, che sono stati presi contatti con la redazione di Caesiana, per un abbonamento cumulativo, per tutto il gruppo: ne parleremo al prossimo incontro. orchids.it

SOS: ORCHIDEE: LA RUBRICA DEL LUNEDI’

DOMANDE DOMANDE

S.O.S. ORCHIDEE……RUBRICA SETTIMANALE DI ORCHIDS IT

AVETE PROBLEMI CON LE VOSTRE ORCHIDEE? CLICCATE SULLA FINESTRA “COMMENTI” ED INVIATE IL VOSTRO QUESITO.

Se lo desiderate potete rimanere anonimi e se invece intendete qualificare la vostra presenza, avete la possibilità di comunicare i vostri dati, sia pubblicandoli sul commento oppure inviandoli riservatamente, a De Vidi Guido responsabile del sito.

La redazione risponderà con la rubrica: S.O.S. ORCHIDEE, del prossimo lunedì.

In rispetto della legge sulla privacy, non pubblichiamo i dati delle persone che interagiscono.

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RISPOSTE RISPOSTE

LA RUBRICA DEL LUNEDI’, tema della settimana:

Periodo di riposo delle orchidee.

Salve sig Devidi,
innanzi tutto vorrei chiederle cosa mi può dire sul periodo di riposo delle orchidee. sono molto confuso al riguardo. delle mie orchidee (trichoglottis, laelia, angraecum, epidendrum, zygopetalum, masdevallia, paphiopedilum, phragmipedium, oncidium, cambria, schomburgkia) quali vogliono questo periodo?
come mi devo comportare?
grazie

Rispondendo volentieri a questo quesito, evito di riprendere argomentazioni teoriche, consolidate dalla letteratura e vi illustro le esperienze, i fallimenti della mia coltivazione e le osservazioni conseguenti.
Penso che a cappello di tutti i ragionamenti sulla necessità di riposo delle piante e delle orchidee in particolare, vada tenuto in evidenza che qualsiasi forma di vita vegetativa, in maniera totale, oppure
impercettibile, nel suo ciclo di crescita, fioritura, maturazione dei frutti o semi, debba concedersi un salutare riposo, che in genere è regolato dal clima e dalle stagioni.

Il periodo, cosiddetto di riposo, nelle orchidee che notoriamente sono regolate da processi biologici più lenti d’altre forme di vita vegetale, serve anche per consolidare lo stadio vegetativo raggiunto nella fase di sviluppo: ad esempio nei Dendrobium a foglia caduca.
Pertanto, il riposo va inteso come periodo di stasi, prima della successiva ripresa del ciclo vegetativo, tale momento, non è vissuto da tutte le orchidee, nella stessa maniera, ad esempio:

– Riposo totale, con riduzione di temperatura e sospensione delle innafiature.
– Solamente un periodo di relativo secco, senza riduzione di temperatura.
– Soltanto la riduzione di temperature.
– Diminuzione delle bagnature.

Si capisce subito, che in una collezione, numerosa e variegata, diventa insostenibile una puntigliosa gestione delle condizioni illustrate poco sopra.
Allora cominciamo ad analizzare le conseguenze del mancato periodo di riposo: per alcuni tipi d’orchidee è ininfluente perché si adattano al nuovo regime di vita senza particolari traumi, per altre, incide sulla fioritura ( Dendrobium a foglia caduca, in genere varie specie di Dendrobium, Australiani e/o provenienti da climi monsonici secchi), per altre specie d’orchidee, diventa indispensabile rispettare il periodo di riposo secco, pena la perdita delle piante stesse ( Catasetum, Anguloa, Papinia, Lycaste ecc, per capirci le bulbose a foglia caduca, e molti tipi d’Oncidium).

Messa così, la faccenda diventa ancora più insostenibile, direte voi, ed allora come comportarsi?
Fortunatamente le specie che richiedono più rigore, sono poche: Dendrobium, Catasetum e per non tralasciarne alcuna, possiamo fare riferimento a tutte le orchidee a foglia caduca (la perdita naturale e non accidentale, delle foglie, è il caratteristico segnale che la pianta vuole riposo), tutte le altre possono essere gestite con una conduzione compromissoria della coltivazione.

Ai visitatori della mia collezione, che sorpresi dalla rigogliosità delle piante, collocate nello stesso ambiente, pur con esigenze teoriche di coltivazione diverse, amo dire loro che crescono tutte bene, perché stanno tutte un po’ male.
Questo paradosso, applicato con cura, risponde per quel tanto che basta ad una loro vita accettabile, in ogni modo, il successo dell’operazione sta tutto nell’equilibrio delle azioni: non eccedere in bagnature generali, nella fertilizzazione, nelle temperature specifiche, conoscere bene gli spazi che si hanno a disposizione, per individuare i microclimi diversi, pur nello stesso ambiente, ed in buona sostanza, non farsi prendere dal panico dalla fiscalità della letteratura.

I dubbi sul riposo, dei generi elencati nel quesito, e cioè: (trichoglottis, laelia, angraecum, pidendrum, zygopetalum, masdevallia, paphiopedilum, phragmipedium, oncidium, cambria, schomburgkia), vanno riferiti alle loro diverse esigenze colturali, di se, non strettamente legate alla necessità di uno specifico riposo.
Possiamo dividerli in varie esigenze colturali:

– Tricoglottis, Laelia, Epidendrum, essendo orchidee che amano tanta luce e quindi poste in spazi luminosi, sarà facile far prendere loro un po’ d’utile stress tra una bagnatura e l’altra.

– Angraecum, le varie e diversissime specie di questo genere non chiedono un particolare riposo, va riservata loro, qualche attenzione con le bagnature, durante la stasi vegetativa ( fermo delle radici dopo la fioritura).

– Zygopetalum, serra fredda, facile adattamento in tutti gli spazi possibili ed anche in questo caso, il riposo è legato alla stasi vegetativa delle radici, bagnarle poco per non marcirle.

– Masdevallia e Paphiopedilum, intanto sono orchidee senza pseudobulbi e quindi l’eventuale lieve riposo, dovrà essere legato alle temperature, mentre le bagnature dovranno essere costanti e non eccessive( evitare il ristagno d’acqua). Specificatamente per le Masdevallia, bisognerebbe aprire un capitolo a parte e se siete d’accordo, lo affronterei in un altro post.

Tutte le considerazioni esposte, sono il frutto delle mie esperienze, sicuramente opinabili ed incomplete, se vi saranno d’aiuto, ne sarò felice.

IL CORSIVO DELLA DOMENICA

La coltivazione domestica.

Enciclia nemorale Collezione Guido De Vidi. Foto del 3.7.04
Tutti i diritti riservati.
Parlando, della coltivazione delle orchidee esotiche, s’immaginano queste piante nel loro ambiente, oppure sistemate in serre attrezzate per simularlo il più possibile.
In questi casi, è abbastanza facile immaginarsi collezionisti, poiché la maggior parte dei problemi di coltura, si superano normalmente.
Con le orchidee, l’amore per la loro coltivazione, arriva spesso, con impeto e molte volte ti trovano impreparato e disorganizzato.
Ecco che i neofiti, si trovano con quest’improvvisa smania d’attenzione verso i primi casuali arrivi, cercano di conoscerne le esigenze, cominciano a leggere ed acquisire informazioni e si trovano senza saperne il perché, completamente presi da un’incontenibile ammirazione per le loro orchidee.
Nasce di solito così, la grand’avventura dell’appassionato orchidofilo, una passione non paragonabile ad altre forme di collezionismo, perché procura sensazioni incontenibili e continui motivi d’approfondimento, teorico e pratico.
Desidero pertanto, dedicare il corsivo di questa Domenica, a tutti quegli appassionati, che riescono a coltivare le loro orchidee, in casa, o come qualche amico ama dire, negli “armadi”.
Ho sempre nutrito profonda ammirazione per i risultati che i coltivatori domestici, riescono ad ottenere. Ovviamente, in questo tipo di coltivazione, vanno incluse tutte le strategie di sopravvivenza escogitate: l’ex acquario modificato, la piccola veranda, l’intercapedine fra i due vetri della finestra, l’angolo soggiorno con umidificatore, l’occupazione del bagno, i vasi di vetro, usati come micro serre, per arrivare ai palloncini gonfiati alla stregua di piccole ‘nursering home’.
Ieri, durante l’incontro con un gruppo di neofiti, riunitisi nella mia serra per esercitazioni di rinvaso, (a gran maggioranza, sprovvisti di serra, per il momento), ho notato i loro volti felici per aver scoperto un mondo affascinante ed ho ascoltato i loro racconti, sulle strategie già messe in cantiere per le loro prime piante, e per me, immeritato divulgatore, è stato un pomeriggio molto gratificante.
A tutte le amiche ed amici senza serra, che ogni giorno si cimentano, tra mille difficoltà ambientali, per far vivere le loro amate orchidee, con la speranza che anche questo piccolo strumento, vi sia d’aiuto, in bocca al lupo!

WEBLOG: INFORMAZIONE IN TEMPO REALE

CORSIVO DELLA DOMENICA

SPENNACCHIATURE: INSULTO O METAFORA DI UN MALESSERE

In questo fine giugno, si punta il dito, su una parola di qualche anno fa, apparsa in un notiziario locale, quale metafora per porre l’accento su dei fatti, a mio avviso, negativi: spennacchiare.

Mi sono riletto la bozza di quell’articolo, e ad onor del vero, il passaggio dal Personal del segretario ATAO al Macintosh della tipografia, senza una tranquilla correzione d’anteprima stampa, ha prodotto qualche errore grafico: ad esempio, “trae” e “spremere” diventano “trattengono”, e “spennacchiare”.
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LAVORARE CON LE ASSOCIAZIONI

LAVORARE INSIEME ALLE ASSOCIAZIONI

SEMINE, CHE PASSIONE!
Uno dei miti dell’orchidofilo, è la creazione di nuove piantine, attraverso la semina di capsule fecondate, magari tra due specie diverse, per ottenere un nuovo ibrido.
Chi può dire di non averci provato!
Addirittura, qualche appassionato, si cimenta nelle semine, prima di conoscere e saper coltivare le piante stesse, servendosi di semi inviati da amici.
Poter dire agli amici: questa pianta è una mia creazione, è sempre una bella soddisfazione, però, da un po’ di tempo, la semina delle orchidee, ha perso il suo fascino pionieristico e diventa sempre più scienza di laboratorio ed attività professionale, al punto che gli esperimenti artigianali e dilettantistici, creano soltanto confusione e produzioni approssimative.
Ciò che si conosce della genetica delle orchidee, è veramente poco, rispetto ad altre forme di vita.
Il problema è complicato, dall’esistenza di migliaia di tipi d’orchidee, dal fatto che la trasmissione dei caratteri in generi diversi può essere compiuta da vari gruppi di geni e non ultimo, dalla lunghezza del tempo che passa tra la semina e la fioritura.
Si capisce con ciò, che l’avventura di semine occasionali, lascia spesso il tempo che trova ed ottiene l’unico risultato di invadere il mercato con nuove piante, mediocri.

PROPOSTE DI ORCHIDS IT
Nelle collezioni Italiane, ci sono piante di gran valore, sia in termini di rarità, sia d’età.
L’età delle piante, è molto importante, perché segna il periodo della loro nascita e magari della raccolta ex sito, in tempi consentiti, e segnala la possibilità della presenza d’esemplari originali e non già frutto di semine o clonazioni.
Poter avviare la ricerca dell’esistente, assume quindi,valenza storico/scientifica e può essere la base di partenza di un lavoro conservativo, del patrimonio presente nelle varie collezioni Italiane.
Un lavoro di questa portata, non può essere lasciato al caso ed alla buona volontà di qualche collezionista o produttore, penso che se ne debbano far carico, le varie associazioni Italiane che s’interessano d’orchidee.

Ritengo che il primo passo da fare, sia il censimento delle varie collezioni e delle piante importanti, presenti: anche in questo caso, non è un’iniziativa da demandare ai singoli collezionisti, non lo faranno mai, ma lo possono realizzare gli attivisti delle associazioni, previa l’ovvia autorizzazione degli interessati.
Seconda fase importante, attivare a livello Nazionale, (leggi AIO), un laboratorio sperimentale, attrezzato di braccia e di menti che non mancano nel variegato ambiente dell’orchidologia Italiana, dove si possano fare le semine e quant’altro, con i semi delle capsule, impollinate prima, in giro per l’Italia.
Terza fase, le beute, le fiaschette ed altro, potranno tornare nelle varie collezioni, per essere coltivate da chi ne fa richiesta.
Naturalmente, queste sono idee che vanno studiate e perfezionate, se c’è condivisione e la volontà di cominciare un percorso che potrebbe dare spessore a tante attese, non ultima l’EOC del 2006, battete un colpo.

La redazione di orchids it si rivolge a tutti gli appassionati delle orchidee, ma soprattutto, ai vari dirigenti delle Associazioni Italiane ed Europee che leggono quest’articolo, per conoscere la loro opinione; questo sito è a disposizione per qualsiasi forma di divulgazione, con i commenti, con la pubblicazione di articoli,inviati a De Vidi Guido che saranno pubblicati integralmente, in tempo reale, su questa rubrica, chiamata per l’appunto – LAVORARE CON LE ASSOCIAZIONI.