ago 292011
Paphiopedilum haynaldianum fma. album (Asher in Orchid Digest 44: 214 (1980)) Braem in Braem et al., The Genus Paphiopedilum, 1: 112 (1998) – albino form
Nome della specie in onore di (Lajos Haynald (1816-1891), Arcivescovo di Kalocsa – Ungheria – un appassionato botanico dilettante.
Nome della forma: dal Latino “albus” bianco.
Tribù: Cypripedieae
Sottotribù: Paphiopedilinae
Sezione: Polyantha
Nome scientifico: Paphiopedilum haynaldianum (Reichenbach f.) Pfitzer forma album Asher ex O. Gruss & Roeth (2000)
Distribuzione: Filippine
Foglie: 6-7, fino a 30 cm di lunghezza, 4-5 cm di larghezza strettamente ellittiche, colore verde chiaro opaco, sostenute da una chiglia longitudinale prominente nella parte inferiore
Infiorescenza: 2-8 fiori, fino a 75 cm di lunghezza, steli pubescenti
Fiori: 10-16 cm di larghezza
Pianta terricola, a volte litofita, raramente epifita, trovata sulle colline calcaree e le scogliere, dal livello del mare a 1500 metri di altitudine
Fioritura variabile, generalmente, in tardo inverno fino a primavera, multifiore con fiori ben distanziati su uno stelo eretto e pubescente.
Specie di grandi dimensioni, strutturata con più di 5 foglie che possono raggiungere anche 40 cm di lunghezza e oltre 4 di larghezza.
Desidera temperature da serra calda/intermedia con temperature più fresche, minimo 12 gradi, nel periodo invernale.
Coltivazione:
In vaso con substrato misto di bark, torba fibrosa o sfagno, perlite e granuli di pietra calcarea (le indicazioni sono di massima e fanno riferimento a materiali facilmente reperibili in Italia, altre soluzioni sono possibili), il composto va tenuto sempre umido. Fertilizzazioni nella norma.
Attenzione nella stagione fredda, i ristagni d’acqua tra le ascelle dei germogli giovani possono prcurare marciumi.
Nota: la foto rappresenta una pianta delle collezione Guido De Vidi, può essere usata per scopi non commerciali con richiesta a info@orchids.it
dic 292010
Epigeneium deriva dal greco antico latinizzato, epi=sopra e geneion=mento in quanto i sepali laterali sono fusi con il piede esteso della colonna formando un struttura simile ad un mento; amplum deriva invece dal latino e significa ampio, grande, notevole, suppongo dovuto alla dimensione del fiore.
Così lo descrive Lindley nel 1830 in “The genera and species of orchidaceous plants” sotto il nome di Dendrobium amplum:
“D. rhizomate repente squamoso pseudo-bulbos ovatos squamosos diphyllos gerente, foliis ovato-oblongis emarginatis petiolatis, floribus solitariis longipendiculatis axillaribus e bracteis duabus oblongis petaloideis provenientibus, sepalis ovatis acuminatis obtusis petalis angustioribus, labello sessili trilobo medio lamellato: lobis lateralibus abbreviatis rotundatis, intermedio ovato crenulato acuto.
Flores straminei, intus guttati, expansis 3 uncias lati: labellum cum basi dilatata columnae articulatum, lamellis tribus in medio, quarum intermedia abbreviata; lobo intermedio atropurpureo. Ovarium ferè tres uncias longum bracteâ ad basin solitariâ ovatâ. Pedunculus vix unciam excedens bracteis 2 margnis foliaceis albis ex basi ortis tectus”.
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dic 292010
Eccoci nuovamente con una specie davvero particolare tanto da essere, per la forma “grassa” delle sue foglie, scambiata anche per una succulenta (Carpobrotus glaucescens). Le sue foglie infatti dalla forma tubolare e dalla terminazione appuntita la rendono somigliante a questo tipo di piante. Seppur non comunissima, questo tipo di foglia si definisce teretiforme, un altro esempio di pianta con questa caratteristica forse più familiare agli orchidofili è la Brassavola nodosa.

Dendrobium striolatum
Il
Dendrobium striolatum Rchb.f., Hamburger Garten- Blumenzeitung 13: 313
(1857) presenta i seguenti sinonimi:
Homotipici:
Callista striolata (Rchb.f.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 655
(1891).
Dockrillia striolata (Rchb.f.) Rauschert, Feddes Repert. 94: 447
(1983).
Heterotipici:
Dendrobium teretifolium Lindl., Edwards’s Bot. Reg. 25(Misc.): 32
(1839), nom. illeg.
Dendrobium milliganii F.Muell., Fragm. 1: 88
(1858).
Dendrobium striolatum var.
beckleri F.M.Bailey, Syn. Queensl. Fl., Suppl. 1: 55
(1886).
Dockrillia striolata subsp.
chrysantha D.L.Jones, Austral. Orchid Res. 3: 9
(1998).
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dic 102010
Le orchidee del genere Cyrtorchis sono stellari, delicate e profumatissime: la specie tipo (Cyrtorchis arcuata) è la più presente nelle collezioni amatoriali.
Genere:
Origine del nome: dalle parole greche “kirtos” curvati e “orchis” testicoli, nome assegnato alla famiglia delle Orchidaceae – La parola ‘orchis’ la usò per la prima volta Teofrasto (371/372 – 287/286 A.C.), nel suo libro “De historia plantarum” (La storia naturale delle piante). ….probabilmente per la somiglianza dei tuberi di cui era dotata la specie di orchidea ogetto di studio.
Il genere Cyrtorchis è stato stabilito da Rudolf Schlechter, in Die Orchideen, 596 (28 Novenmbre 1914); ed in Engl. Jahrb. liii. 599. Attualmente è composto da circa 16 specie.
Collezione Guido De Vidi – diritti riservati

Specie tipo: Cyrtorchis arcuata (Lindley) Schlechter (Angraecum arcuatum Lindley).
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nov 062009
I pregi delle orchidee da collezione sono senza dubbio la multi fioritura annuale e l’aroma dei fiori.
I fiori delle specie rifiorenti, generalmente hanno breve durata ma sono ugualmente gratificanti: quando meno te lo aspetti ti trovi la pianta fiorita!
Octomeria grandiflora è una di queste e vale veramente la pena di coltivarla.
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