Gongora gratulabunda

Il Genere
Il genere Gongora è stato nominato in onore di Sr. Don Antonio Caballero y Gongora, viceré di Nuova Granada (ora Colombia ed Ecuador) e successivamente Vescovo di Cordoba, governatore del Perù durante le spedizioni di Ruiz & Pavón.
Rod Rice (2002) ritiene che il genere sia composto da circa 65-70 specie epifite, dell’America tropicale: Messico, America Centrale, Antille, attraverso il Sud America in Bolivia e Colombia con il maggior numero di specie note (28) e alcune ancora da identificare.
La specie tipo è Gongora quinquenervis, descritta da Hipólito Ruiz Lopez & J.A. Pavón (1794) in “Prodromus Florae Peruvianae et Chilensis”.

018015017 Organizzazione del Genere
Rod Rice (2002) organizzò il genere Gongora come segue:
Sottogenere Gongora
Sezione Aceras con 4 specie
Sezione Gongora con circa 30-33 specie (atropurpurea, catilligera, latisepala, odoratissima, rufescens)
Sezione Gratulabunda con 4 specie
Sezione Grossa con 4 specie
Sezione Truncata con 9 specie (charontis, dressleri, longipes, tracyana)

Sottogenere Portentosa
Una Sezione con almeno 5 specie (escobariana, garayana, portentosa, sanderiana)

Sottogenere Acropera
Sezione Acropera con una specie
Sezione Armeniaca con 2 specie ed una o due sottospecie
Sezione Cassidea con 4 specie (amparoana, cassidea, galeata, tridentata)

La specie
Gongora gratulabunda Rchb. f. 1857
Sinonimi: Gongora hennisiana Schltr. 1915
Significato del nome di specie: Gongora piacevole
Pianta di medie dimensioni da serra calda/intermedia, epifita, endemica lungo la costa pacifica della Colombia a quote intorno 850-1600 metri nelle foreste premontane umide. Fiorisce in primavera e in estate su uno stelo pendente, lungo da 20 a 50 cm con 10-12 fiori profumati.
Questa specie assomiglia molto a G. similis, unica differenza evidente fra loro è la diversa struttra del labello.
Gongora gratulabunda è la specie di riferimento della sezione Gratulabunda nella quale è inclusa insieme ad altre 4 specie.

Encyclia chloroleuca?

Due anni fa di questi giorni, usciva su questo sito, un flash di presentazione di: Encyclia chloroleuca.
Già allora mi era rimasto qualche dubbio sulla generale incertezza dell’attuale sistemazione tassonomica del gruppo di specie, definite “greenish Encyclia.

Eccolo il “Tweet” di allora:

Encyclia chloroleuca [Hooker]Neumann 1845-6
Nome popolare: Encyclia Bianco/Verde.
Collezione Guido De Vidi
Internet, news correlate:
Pupulin – Bogarin

tropicalplantbook.com

A distanza di due anni, riprendo l’argomento con ulteriore incertezza.
020019028 Anche quest’anno la pianta è in fiore da diversi giorni, eccola nelle nuove foto a sinistra.
Cerco notizie utili al completamento delle notizie, e subito mi inerpico fra 3 o 4 specie similari.
Certo, gia qualche anno fa (vedi i link), Pupulin e Dogarin ponevano il problema, evidenziando che nelle collezioni si trovano troppo pochi campioni per poter rivisitare con più attenzione l’incerta situazione tassonomica delle “greenish Encyclia.
Ma, la lettura di questo articolo su KEW BULLETIN VOL. 67: 1 – 3(2012) ha prodotto ulteriore confusione, tanto da ritenere che la pianta rappresentata nelle foto , sia una varietà o una sottospecie di quelle note e cioè:
Encyclia chloroleuca, E. amanda, E. ceratistes, e E. elegantula

Due specie o una sola?
Encyclia chloroleuca (Hook.) Neumann viene segnalata per la prima volta a Panama. E. chloroleuca è stata in precedenza erroneamente identificata come E. amanda (Ames) Dressler, ma i caratteri morfologici dei fiori, l’infiorescenza, e la stagione della fioritura sono diversi, elementi questi, utili per nuove osservazioni.
Nel frattempo la mia pianta, anzi le 2 piante della mia collezione continueranno a chiamarsi: Encyclia chloroleuca, con – aggiungo io – l’epiteto di varietà ‘pallida’

Eurychone rothschildiana, una bella specie africana

Eurychone rothschildiana (O’Brien) Schltr. 1918
Sinonimo: Angraecum rothschildianum O’Brien 1903
A volte può capitare di trovare su internet, nomi similari a quello accettato, ad esempio: Eurychone rothschildianum – Eurychone rothschildianus.
Specie descritta da O’BRIEN in “Gardeners’ Chronicle” con il nome di Angraecum rothschildianum: (Angraecum rothschildianum O’Brien, Gard. Chron. 1903(2): 130 (1903).
In seguito SCHLECHTER la sposta nel genere Eurychone: Eurychone rothschildiana (O’Brien) Schltr., Beih. Bot. Centralbl. 36(2): 135 (1918)..
Il nome del genere fa riferimento alla forma ad imbuto rovesciato del labello dei suoi fiori.
Il nome della specie è stato dato in onore del Barone Rothschild, banchiere svizzero e appassionato collezionista di orchidee.
Eurychone rothschildiana, è una specie epifita nana a sviluppo monopodiale. Vive in Africa tropicale, centrale, ed occidentale, Sierra Leone, Guinea, Uganda e Zaire, ad altitudini di 1100 – 1200 metri.
Eurychone rothschildiana ama temperature calde, umide e predilige zone ombrose.
Pianta abbastanza rara e poco presente nelle collezioni.
Questa specie assomiglia ad una Phalaenopsis, e può essere coltivata alla stessa stregua. Ha belle foglie rigide color verde oliva, grandi, ovali e ondulate.
I suoi fiori penduli, molto grandi rispetto alle dimensioni della pianta, sono di colore bianco-verde ghiaccio. Dopo uno o due giorni dalla loro apertura, nelle prime ore del mattino, emanano un meraviglioso profumo di cannella. Il labello è verde più scuro. Eurychone rothschildiana fiorisce in tarda primavera inizio estate.
Coltivazione
Eurychone rothschildiana è una specie da coltivare in serra intermedia, ombreggiata, ed è utile garantirle un ambiente con costante umidità relativa (70-80 %).
Nella stagione fredda, quando le temperature notturne sono ridotte al minimo è opportuno porre attenzione alle stagnazioni d’acqua sulle foglie perché possono favorire la formazione di micosi e marciumi.

La struttura vegetativa di questa specie, consiglia di coltivarla su zattera di sughero o di legno ruvido e duro, oppure sistemata in vasi di cotto con substrato di sfagno.
Fertilizzare regolarmente tutto l’anno con concime equilibrato.

Note:

Nota: le notizie e le descrizioni di ogni post del blog sono supportate da ricerche sulla lettratura cartacea esistente e sul web, ma si riferiscono esclusivamente a esperienze di coltivazione su orchidee presenti nella mia collezione.
Eventuali errori o incompletezze possono essere rimediati dalla vostra collaborazione.

Bulbophyllum lepidum (Bulbophyllum flabellum-veneris)

011012 Bulbophyllum lepidum (Blume) JJ Sm. 1905.

E’una specie miniatura, epifita, originaria dell’India, Myanmar, Laos, Tailandia, Malesia, Cambogia, Vietnam e Indonesia, vve nelle foreste semi-decidue e sempreverdi, sulle rocce coperte di muschio ed alla base di alberi ad altitudini di 300-1100 metri.
Come tante altre orchidee, anche questa è oggetto di pasticci tassonomici. Mentre alcune fonti accettano il nome Bulbophyllum lepidum, altre lo ritengono solamente un sinonimo di Bulbophyllum flabellum-veneris (J.König) Aver. 2003. Un altro sinonimo è Cirrhopetalum lepidum (Blume) Schltr. 1911.
Pasticci tassonomici a parte, questa specie è una bella e leggiadra miniatura con le infiorescenze che sembrano sospese nel vuoto.
Facile da far fiorire, i fiori nascono all’apice di infiorescenze che raggiungono lunghezze fino a circa 20 cm, e formano dei ventagli con 6 – 10 fiori.
Periodo di fioritura: luglio-dicembre. Questa specie richiede un ambiente caldo – clima umido e un luogo ombreggiato. Il substrato su cui vive, dovrebbe essere tenuto sempre umido, ma non inzuppato ed inoltre ha bisogno di una buona circolazione d’aria per evitare infezioni fungine. Le annaffiature vanno ridotte durante il riposo invernale.
Questa specie è spesso acquistata come Bulbophyllum / Cirrhopetalum lepidum ma recentemente i tassonomi hanno scoperto che il suo basionimo è Epidendrum falbellum vernis J.König 1791. Siccome le leggi della botanica stabiliscono che il primo nome dato ad una pianta ha sempre la precedenza su altri ed eventuali assegnati successivamente, pare che Bulbophyllum flabellum-veneris (J.König) Aver. 2003 abbia la precedenza.

Altri sinonimi di questa specie:
Bulbophyllum andersonii Kurz 1870; Bulbophyllum griffithianum Parish & Rchb.f 1874; Bulbophyllum lepidum [Bl.] JJ Sm. 1905; Bulbophyllum lepidum var. angustum Ridl. 1896; Bulbophyllum lepidum var. Insigne JJSm. 1920; Bulbophyllum rolfeanum Siedenfadden & Smitinand 1961; Bulbophyllum viscidum JJ Sm. 1920; Cirrhopetalum andersonii [Kurz] HKR. 1890; Cirrhopetalum ciliatum Klinge 1898; Flabellovernis Cirrhopetalum [Koenig] Seidenfadden & Ormerad 1995; Cirrhopetalum gagnepanii Guillamin 1964; Cirrhopetalum lepidum (Blume) Schltr. 1911, Cirrhopetalum siamense Rolfe ex Downie 1925; Cirrhopetalum viscidum (JJSm.) Garay, Hamer & Siegerist 1994.

Il genere Thunia: la specie tipo, Thunia alba, o marshalliana?

462px-Thunia_alba_as_Phaius_albus_spelled_Phajus_albus_-_Cur Nella foto a sinistra, disegno tratto da Reichenbachia – Frederick Sander, specie tipo del genere: Thunia alba, (Lindi.) Rchb. f.(1852) Syn. T. marshalliana Rchb.f.(1877)

Il nome del genere Thunia è stato dato in onore del conte von Thun Hohenstein di Tetschin, Boemia.
Prima, le specie erano incluse nel genere Phaius, effettivamente i fiori si assomigliano, ma ci sono differenze critiche. Ci sono circa 6 specie riconosciute valide.
La specie tipo è Thunia alba.

Thunia alba, ha un’ampia distribuzione in India nello Sri Lanka, fino a Myanmar, alla Cina, Tailandia e Malesia. Si trova nelle zone montane inferiori, a circa 600 – 1000 metri di altitudine, in boschi umidi e ombrosi, come terrestre o semi-epifita.

Sinonimi: Phaius albus Lindl. 1828; Phaius bensoniae Benth. 1881; Phaius niveus Hemsl. 1882; Thunia nivalis (Hemsl.) Rchb.f. 1888. Thunia marshalliana, Phaius marshallianus, Phajus marshallianus.
Le piante appartenenti a questo genere non hanno pseudobulbi, ma producono steli o canne carnose, lunghe da 30 a 90 centimetri, dotate di guaine fino diventare vere foglie nella parte alta degli steli, lunghe circa 20 cm. I fiori grandi, si formano su un racemo pendulo, e sono di colore bianco puro. Il labello è bianco nella metà basale, con cinque chiglie o creste, e una grande area sulla metà apicale, che va da arancione alla base al giallo nella parte anteriore. Le venature sono di colore arancione con un leggere sfumature marrone/viola.

013Le specie del genere Thunia sono molto resistenti. Vanno coltivate in vaso e sistemate in ambiente ventilato con luce filtrata. Il composto può variare in funzione della disponibilità di reperimento in loco, comunque si deve creare una miscela vaporosa, terriccio di foglie, terriccio fibroso, sabbia, corteccia e fertilizzante biologico liofilizzato. La temperatura minima consigliata di mantenimento invernale è di 4-10 gradi centigradi. Dopo la fioritura e appena il fogliame comincia ad ingiallire (Autunno), per favorire il periodo di riposo, sistemare la pianta in un luogo fresco e asciutto. Il periodo di riposo durerà tutto l’inverno, fino a primavera). E’ consigliabile il rinvaso annuale. Rinvasare appena compare una nuova crescita in primavera, pochissima acqua fino a quando si formano le nuove radici, quindi annaffiature regolari. I nuovi germogli sono molto sensibili alle marcescenze causate dall’acqua delle bagnature. Durante la fase dello sviluppo è bene intensificare le concimazioni, siano esse, biologiche o chimiche.
Piante mal coltivate produrranno stelo lungo, e raramente fiori. Ciò può essere causato da troppa acqua, calore al momento sbagliato, e mancanza di lungo riposo asciutto durante l’inverno. Completato lo sviluppo dei nuovi getti e prima della comparsa dei boccioli dei fiori, cessare le bagnature fogliari e sostituirle con regolari immersioni del vaso: durante la fase di sviluppo assicurarsi che la pianta sia in posizione luminosa e soleggiata.
Le piante possono essere facilmente propagate tagliando gli steli degli anni precedenti in pezzi di circa 15 cm. I pezzi andranno sistemati in un letto di sfagno in attesa dei nuovi germogli.

Qualche nota sulla tassonomia della specie

009 La foto a sinistra mostra i fiori di una pianta cartellinata come Thunia marshallianaRchb.f.(1877).
Come capita spesso nel mondo della botanica, anche questa specie presenta il suo dilemma tassonomico: qual’è il suo nome corretto?
La descrizione più recente risale al 1877, nella quale la specie in esame è classificata con il nome Thunia marshalliana in onore di Marshall, appassionato orchidofilo del fine i800, ma l’opinione generale tra i botanici, propende per accettare come nome di spoecie, Thunia alba, cioè quello assegnato nella descrizione del 1852.

Foto a sinistra mostra una pianta cartellinata comeThunia alba (Lindl.) Rchb. f. 1852

Tuttavia, confrontando le diverse illustrazioni, si possono notare delle lievi differenze, non tali però da fare due taxa separati. In sintesi si nota il labello più corto in T. marshalhana, mentre la sua peluria è più lunga e numerosa. Spesso viene citata la differenza di colore delle chiglie e delle venature del labello, ma tutte le descrizioni dei colori non sono costanti su questo punto, si evidenzia altresì che è una specie molto variabile.

Approfondimenti
Il genere: specie ed ibridi

Le uniche specie presenti nelle coltivazioni sono: Thunia alba, Thunia bensoniae, Thunia majorensis, Thunia marshalliana, Thunia venosa e Thunia winniana. Fra tutte, quelle più popolari fra i collezionisti sono: Thunia alba e Thunia marshalliana
A tutto il 1998 risultano prodotti questi ibridi primari:
Thunia Veitchiana, incrocio fatto nel 1885 (Thunia bensoniae x Thunia marshalliana); Thunia. Gattonensis, incrocio fatto nel 1917 (Thunia majorensis x Thunia winniana); Thu. Wrigleyana , parenti sconosciuti.
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