Dendrobium sulcatum Lindl.
Pubblicazione in: Edwards’s Bot. Reg. 24: t. 65 (1838).
Distribuzione: Laos, Thailandia, Myanmar e Sikkim.
Questa pianta è nativa in Laos, Thailandia, Myanmar e Sikkim e vive a (500 – 1000) metri di altezza sul livello del mare. Si tratta di una specie inusuale con gli pseudobulbi appiattiti, compressi alla base e collegati da un piccolo rizoma orizzontale. In natura questa pianta cresce accanto alle Phalaenopsis ed ai Paphiopedilumin e richiede luce filtrata. I fiori sono di colore giallo brillante, il labello assomiglia ad una spugna con margini ciliati. Questa specie può fiorire due volte l’anno ed i fiori rimangono in buona forma per 1-2 mesi.
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Una specie molto popolare in Messico, conosciuta anche con il nome di “monjita blanca”
Il genere
Laelia Lindley… leggi anche questo post
Gen.Sp.Orchid.Pl. 96,115(1831).
Sottofamiglia: Epidendroideae
Tribù: Epidendreae
Sottotribù: Laelininae
Etimologia: Dedicata a Laelia (mitologia romana) una delle sei Vestali che alimentavano il fuoco sacro del tempio di Vesta (dea del focolare, identificata con la dea greca Hestia). O, eventualmente, il nome dato alle femmine della famiglia romana dei Laelius.
Specie tipo: Laelia grandiflora
Basionimo: Bletia speciosa Kunth
Sinonimo: Laelia speciosa (Kunth) Schlechter
… la monjita blanca
Laelia albida Bateman ex Lindl. 1839
Sottogenere: Laelia
Sezione: Podolaelia Schlechter
Sinonimi: Amalia albida (Bateman ex Lindl.) Heynh. 1846; Bletia albida Rchb.f 1862; Cattleya albida Beer 1854; Laelia candida Lodd. ex W.Baxter 1850 Laelia discolor A. Rich. & Gal. 1845
Laelia albida è stata descritta per la prima volta da John Lindley (1839) in Botanical Register. L’epiteto di specie deriva dal latino albidus nel senso di “biancastra”. James Bateman aveva suggerito il nome, dal colore bianco del fiore. A quel tempo si trattava di una novità del genere, perché tutte le altre specie di fiori che aveva conosciuto erano di colore rosa o lilla.
L. albida è quasi sempre epifita, raramente litofita. La struttura della pianta è composta da gruppi di pseudobulbi di 3-4 cm di lunghezza, allungati, ovoidali, rugosi quando sono vecchi. All’apice degli pseudobulbi crescono 2 o 3 foglie, lineari, lanceolate, rigide come il cuoio, di colore verde scuro e sono lunghe 10-20 cm, 1,2-1,8 mm di spessore. L’infiorescenza 20-60 cm di lunghezza, porta 5-12 fiori alla fine. Ogni fiore misura 2,4-5 centimetri con un forte profumo di miele. I sepali e petali sono di colore bianco o biancastro crema a volte le punte si tingono di rosa. Il labello è bianco, rosa pallido e rosa al profondo centro con tre striature parallele centrali di colore giallo. La base del labello può essere rivestita di macchie rosso-porpora.
L. albida è endemica in Messico, dove è relativamente comune su una vasta area negli stati di Sinaloa, Durango, Nayarit, Jalisco, Michoacán, Guerrero, Oaxaca e Puebla. Cresce soprattutto su querce sempreverdi ma talvolta su yuccas o, raramente, su rocce, ad altitudini da 1300 a 2600 m nelle foreste asciutte, miste di pini ed alberi decidui. Le piante endemiche nella parte nord-occidentale producono brevi infiorescenze che difficilmente superano la lunghezza delle foglie ed i fiori sono di piccole dimensioni. Le piante della regione di Oaxaca hanno una grande variazione del colore dei fiori, con il labello che varia dal bianco, rosa o rosa scuro. In certe località crescono delle varietà con i fiori completamente rosa (fma. rosea) con il labello colore rosa scuro, esiste anche una forma salmonea con sepali e petali color roseo.
Laelia albida è da considerarsi pianta di difficile riproduzione e coltivazione. La raccolta di questa specie è protetta e regolamentata da una precisa normativa (NOM-005-RECNAT-1997), che stabilisce procedimenti criteri e relative specifiche per poter ottenere legalmente delle piante.
Coltivazione
Questa specie, come molte altre orchidee, in coltivazione assume dimensioni e caratteristiche morfologiche diverse rispetto a quelle “in sito”. I motivi principali sono imputabili alla nuova dieta nutritiva, evidentemente più ricca ed alle modificate condizioni di luce sia in termini di intensità che di durata.
La mia Laelia albida giunta in collezione a metà degli anni 80, si distinse subito per l’enorme crescita dei nuovi pseudobulbi (sicuramente più del doppio di quelli sviluppatisi in sito) e per una relativa facilità di sviluppo. Sin dal suo arrivo è stata sistemata su zattera e posta sulla parte alta della serra a temperatura intermedia (15 gradi minimi e 30 massimi ).
Dopo un periodo di buon sviluppo, iniziò a manifestare i primi sintomi di quella che io definisco “crisi dell’esemplare”, e anno dopo anno iniziò la sua fase regressiva, fino a bloccare lo sviluppo.
Intervenni con un’energica operazione di divisione. Durante le operazioni di divisione della pianta potei notare che le radici non riuscivano più a svilupparsi in modo efficace (questo era il motivo della crisi). I periodi critici per la Laelia albida sono essenzialmente due: un periodo di riposo semi secco dopo la fioritura ed una fase di controllo delle bagnature durante il primo periodo della crescita dei nuovi pseudobulbi (l’acqua che rimane fra le guaine basali dei nuovi germogli è pericolosa), onde evitare marciumi letali. Conviene non concimare durante la fase di semi riposo.
Note storico scientifiche
Laelia albida, conosciuta con il nome popolare di “monjita blanca”, nei luoghi di endemicità è molto comune ed è utilizzata per ornamenti floreali nelle feste e nelle ricorrenze religiose. In passato è stata usata anche per scopi medicinali. Per questi motivi è raccolta nei luoghi di habitat naturale per essere coltivata nei giardini ed in ogni altro posto abitato. Questo fenomeno fu oggetto di studio scientifico e le ricerche evidenziarono una marcata divergenza biologica fra le popolazioni di Laelia albida dei luoghi di endemicità rispetto a quelle coltivate nei siti antropizzati e rilevarono inoltre una progressiva recessione delle colonie in sito.
Per questo motivo si cercò di individuare una strategia comune per conservare la specie, sia in sito che nei luoghi di coltivazione. Il principale obbiettivo degli studiosi fu quello di divulgare in loco i risultati della ricerca allo scopo di sensibilizzare gli abitanti dei luoghi interessati, sulla necessità di salvaguardare l’habitat naturale di questa orchidea e nello stesso tempo approfondire le conoscenze botaniche e biologiche utili alla coltivazione e propagazione estensiva.
Così si è scritto…“Quando il programma di utilità di una delle risorse biotiche è disciplinata dalle loro caratteristiche biologiche e per l’ambiente culturale, è importante intraprendere strategie di conservazione, in particolare, se sono endemiche nel nostro paese, richiede una particolare attenzione alle collezioni intensive ed ai danneggiamenti della fauna selvatica.
Questo è il caso dell’orchidea Laelia albida, nota come monjita blanca, presente nella valle de Zapotitlan e nella Valle de Salinas, che fanno parte della Riserva della Biosfera Tehuacán-Cuicatlán, dove la monjita blanca ha ancora un uso tradizionale nella festività di Tutti i Santi”.
I risultati di questa iniziativa, che ha visto protagoniste due associazioni locali, si potranno apprezzare nel prossimo futuro.
Riferimenti:
Illustrated Dictionary of ORCHID GENERA – The Marie Selby botanical Garden
Bechtel, H., Cribb, P. & E. Launert. (1992).
Halbinger, F. (1993). Laelias de Messico . Asociación Mexicana de Orquideologia, Messico.
Pabstia viridis, una strana orchidea terricola brasiliana
by: Guido Orchids, Schede Nessun commento »Il genere
Pabstia Garay
Bradea 1(27):306 (1973).
Sottofamiglia: Epidendroideae
Tribù: Cymbidieae
Sottotribù: Zygopetalinae
Etimologia: nome dato in onore di Guido Joao Federico Pabst (1914 – 1980), un botanico e scopritore amatoriale Brasiliano, direttore del traffico aereo per le compagnie aeree Varig, fondatore dell’Herbarium Bradeanum in Rio de Janeiro e co-autore di Orchidaceae Brasiliensis.
Specie tipo: Pabstia viridis (Lindley) Garay
Collezione Guido De Vidi – Foto 29.06.04
Pabstia viridis (Lindl.) Garay 1973
Basionimo:Maxillaria viridis Lindl. 1833
Sinonimi: Colax viridis (Lindl.) Lindl. 1843 – Colax tripterus Rolfe – Colax viridis var. parviflorus Hoehne – Colax viridis var. pluriflora Cogn. – Maxillaria viridis var. platysepala Regel – Pabstia triptera (Rolfe) Garay – Pabstia viridis var. parviflora (Hoehne) Garay – Zygopetalum viride (Lindl.) Schltr.
La foto a sinistra riproduce il disegno della Maxillaria viridis come fu descritta da Lindley in Botanical Register.
Si ringrazia Missouri Botanical Garden
La pianta su cui Lindley si basò per la descrizione venne spedita da Rio da Sir Henry Chamberlain (1733-1829), diplomatico inglese, console in Brasile, nominato 1° Baronetto. La pianta fiorì nel maggio del 1831 nelle serre dell’Horticultural Society’s Garden.”
Pabstia viridis (ex Colax viridis) vive come pianta terricola nelle foreste umide della regione sud-est del Brasile. La sua caratteristica distintiva è il lobo mediano del labello a forma triangolare. Il genere Pabstia è strettamente legato allo Zygopetalum e con esso sono stati creati alcuni ibridi molto interessanti, noti col nome Zygopabstia (o Zygocolax per i coltivatori più anziani !).
Pabstia viridis gradisce le zone ombreggiate nella costiera montagnosa (Rio de Janeiro e São Paulo principalmente), prospera bene da sia 150-200 metri slm. fino alla cima delle montagne (più o meno 1300 metri slm.). In estate è umido e caldo, ma con costante circolazione d’aria. In inverno è freddo, soprattutto nella parte superiore della montagna (che è anche l’habitat della Sophronitis coccinea), la pioggia è assente, ma l’umidità è garantita dall’oceano che si trova di fronte. Le condizioni ambientali per questa specie possono essere equiparate alla Sophronitis coccinea, fatta eccezione per la luce che dovrebbe essere molto meno intensa.
Questa specie è a sviluppo simpodiale, ha gli pseudobulbi quadrangolati, con due foglie apicali leggiadre e molto grandi. Gli steli fiorali sono molto corti e si formano alla base degli pseudobulbi giovani e portano singoli fiori carnosi di 5 cm. Fiorisce all’inizio dell’estate. I fiori sono per lo più di colore verde con i petali fortemente maculati . Da lontano si fatica a distinguere quando la pianta è in fiore, ciò nonostante questa specie è un vero gioiello da tenere nella propria collezione di orchidee.
In coltivazione gradisce temperature da serra intermedia con molta ventilazione, che serve a prevenire ristagni d’acqua, con conseguente marciume tra le foglie e gli pseudobulbi durante la fase vegetativa.
Può essere coltivata in vaso, con substrato di corteccia di pino mescolata con poca torba di sfagno.
Le bagnature e fertilizzazioni vanno somministrate regolarmente ( composto sempre umido e concimazioni bilanciate ogni 15 giorni) durante la stagione calda, facendo attenzione a non far ristagnare l’acqua fra le pieghe delle foglie e rallentarle decisamente in inverno con la fase fredda ed asciutta.
Un’orchidea entrata nella storia e nella leggenda del mondo feudale nipponico
collezione Guido De Vidi – foto 31.03.06
GENERE:Neofinetia
AUTORE: H.H.Hu.
PUBBLICAZIONE: Rhodora27: 107 (1925)
SOTTOFAMIGLIA: Epidendroideae
TRIBU’: Vandeae
SOTTOTRIBU’: Aeridinae
SPECIE TIPO: Neofinetia falcata (Thunberg) Hu 1925
Basionimo: Orchis falcata Thumb. (1784)
Sinonimi: Aerides thunbergii Mig. – Angraecum falcatum (Thunb.) Lindl. – Finetia falcata (Thunb.) Schltr. – Oeceoclades falcata (Thunb.) Lindl. – Nipponorchis falcata (Thunb.) Masamune – Holcoglossumn falcatum (Thunb.) Garay & Sweet – Angraeacaopsis falcata (Thunb.) Schltr.
Nomi popolari: orchidea dei samurai – orchidea del vento (in giapponese – Fuuran)
Il nome del genere è stato assegnato in onore di Achille Eugène Finet (1863, Argenteuil -1913, París), botanico francese che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio delle orchidee cinesi e giapponesi.
Il nome di specie deriva dal latino “falcatus” e fa riferimento alla figura a forma di falce, creata delle foglie di questa orchidea.
Neofinetia falcata è un’orchidea epifita di piccole dimensioni (raramente supera i 15 centimetri di altezza), a sviluppo monopodiale con foglie laterali, alternate e pseudo teretiformi.
I fiori si aprono all’apice di corte infiorescenze a gruppi di 5-6, tra Marzo ed Aprile e sono di colore bianco candido con qualche sfumatura gialla sul labello.
La fragranza dei fiori di questa specie è molto intensa ed inconfondibile, ci riconduce a mille sensazioni olfattive, la più immediata è quella del sapore dolciastro di qualche sciroppo medicinale.
Distribuzione: Cina, Corea, Giappone, Taiwan e le isole di Ryukyu.
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Christensonella pumila… un nuovo genere ed una piccola specie ex Maxillaria
by: Guido Orchids, Schede 1 Commento »Il genere Christensonella
AUTORI: Szlachetko, Mytnik, Gorniak & Smiszek
PUBBLICAZIONE: Polish Bot.J. 51(1): 57 (2006) (2007).
Sottofamiglia: Epidendroideae – Tribù: Cymbidieae – Sottotribù: Maxillariinae
ETIMOLOGIA: Nome dedicato a Eric Alston Christenson (1956).
SPCIE TIPO: Christensonella nardoides
(Kraenzlin) Szlachetko, Mytnik, Gorniak & Smiszek – nom. illeg. (Maxillaria nardoides Kraenzlin)
Foto e descrizione della specie: Christensonella pumila

Christensonella pumila (Hook.), Szlach., Mytnik, Górniak & Smiszek, Polish Bot. Journal 51(1): 58 (2006). 3613. 1837.
Basionimo:* Maxillaria pumila Hook., Bot. Mag. 64: 3613 (1837).
Sinonimi: Maxillaria funerea Lindl., London J. Bot. 1: 188 (1842).
Maxillaria plebeja Rchb.f., Hamburger Garten- Blumenzeitung 15: 57 (1859).
Maxillaria parva Rolfe, Bull. Misc. Inform. Kew 1895: 193 (1895).
Maxillaria minuta Cogn., Fl. Bras., Orchid. 3(6): 68. (1904).
Maxillaria spannagelii Hoehne, Arch. Inst. Biol. Defesa Agric. 3: 310 (1930).
Maxillaria minuta var. minor Hoehne, Arq. Bot. Estado São Paulo 2: 136 (1952).
Christensonella minuta (Cogn.) Szlach., Mytnik, Górniak & Smiszek, Polish Bot. Journal 51(1): 58 (2006).
C.pumila fa parte di un gruppo di circa 20 specie epifite, litofite a sviluppo simpodiale, endemiche nelle foreste collinari (umide o secche a seconda della stagione), del Messico del sud, della Bolivia, Guianas, del Brasile ed in Argentina del Nord (Misiones).
Questo gruppo di orchidee miniatura era precedentemente incluso nel genere Maxillaria, ora sistemate nel genere Christensonella, ma anche questa nuova collocazione presenta degli aspetti ancora da definire.
C. pumila è una deliziosa orchidea miniatura da clima caldo e ventilato. Gli pseudobulbi, elongati ed ovoidi sono avvolti alla loro base da vari foderi imbricati, color marrone e portano una singola foglia verde apicale, eretta, un po’ carnosa. Dalla base inguainata spunta lo stelo fiorale (1.5 cm.) con un’ infiorescenza solitaria ed eretta. Il piccolo fiore singolo ha la colonna snella e un po’ curva. E’ di colore marrone o marrone-rosso con segmenti diffusi. Il labello trilobato e curvo, nella sua metà apicale è interamente scuro.
Recentemente (5 Agosto 2008) è stato pubblicato un articolo interessante su Annals of botany nel quale è possibile seguire i risultati di uno studio sul genere Christensonella.
Gli obiettivi principali di questo studio sono stati quelli di analizzare le specie per proporre una classificazione più stabile di questo genere. Per realizzare questi obiettivi filogenetici sono stati studiati i dati di sequenza del DNA e la diversità citologica all’interno del genere Christensonella.
Sono emersi dei dati assai utili alla scienza della tasonomia, ad esempio, dai risultati dello studio si evince che la specie C. pumila ha in se le caratteristiche di specie unica ed invece altre specie del genere, rimangono ancora dei quesiti non risolti: a dimostrazione della grande incertezza dominante nel grande “mare” rappresentato dalle “Maxillaria”

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