Non solo orchidee

by: Guido Terza pagina 4 Commenti »

Qualche anteprima sullo Stand di Orchids Club

Come saranno preparati gli stand dell’EOC di Padova? Le temperature fredde di tutto l’inverno hanno sicuramente creato dei problemi alle collezioni amatoriali. Per quanto ci riguarda, Gianni è in pena per i suoi Paphiopedilum che non intendono aprirsi, e spera di poter portare dalla sua fredda e nevosa Ulm, qualche pianta fiorita da mostrare alle sue ammiratrici orchidofile Italiane.
Graziano ha in serbo una sorpresa…una pianta segreta in piena fioritura! Le mie piante risentono delle ire funeste del Samurai e non vogliono assolutamente prepararsi per l’esposizione: i due Paphiopedilum con oltre 30 fiori hanno già dichiarato forfait insieme ad altri tre esemplari di Dendrobium, e dendrochilum e altre piante interessanti non saranno pronte per il fine settimana.
Con queste premesse sarà una bella scommessa allestire lo stand.
Allora diamo spazio alla creatività, alla fantasia, ai sogni senza confini come il nostro club
Paphiopedilum Alien
Fortunatamente il nostro Club è pieno di risorse culturali ed artistiche: mancano le piante? Niente paura, passiamo alle foto e perchè no, alla vena artistica dei nostri soci pittori.
Ecco che arriva l’ispirazione artistica del nostro amico Giulio Baistrocchi, squisito interprete dell’arte figurativa.

Giulio ama le orchidee e con loro sta ingaggiando un intenso rapporto a tutto tondo: le studia, le colleziona e le interpreta in una sorta di libera licenza artistica quasi al limite del gioco espressivo.
Per lui l’orchidea non è più racchiusa in precisi canoni botanici, ma diventa emozione, stato d’animo in conflitto con i colori forti della sua tavolozza dalla quale escono linee e forme vagamente somiglianti ad espressioni facciali.

I colori sono inventati e le pennellate cercano in tutti i modi di bloccare sulla tela le vibrazioni esotiche, calde e luminose di quei luoghi lontani dove dimorano le orchidee; luoghi familiari a Giulio: la lunga stagione Brasiliana, i suoi ricordi Peruviani ed i sogni Asiatici buttati giù con forza in quella vaga idea di Paphiopedilum Alien.

Laelia Tricoglossum ‘Iris’
Giulio non vuol rimanere imbrigliato nell’orchidea, nel genere e nella specie. Lui vuol spaziare, andare oltre, unire ed inventare, ecco che dalla sua creatività nasce la: Laelia Tricoglossum ‘Iris’.

Questi due grandi quadri li vedrete esposti allo stand di Orchids Club e faranno da preziosa cornice, insieme a figure femminili immortalate nella terracotta magistralmente plasmata da Francesco Del Re.
Ci saranno orchidee? Sì forse… lo deciderà il tempo.

NEWS:15.02.06

Giulio ci accompagna nel suo mondo fantastico.

dettagli della giungla interiore:orchidee rubate

La giungla interiore è una creazione, gestazione di vita turbolenta e multicolore. Ritmico come il carnevale, sincopato e dionisiaco per definizione.Vivamente colorato per esprimere il bisogno di evadere. Ma allo stesso tempo di ribellarsi contro lo squallore estetico e sociale provocato e subito da noi esseri o non esseri; sinceramente poco o forse troppo umani.L’ evasione non è fuga da un mondo antropico in pieno sgretolamento ma una ricostruzione interiore. La giungla non va cercata nel mondo esterno sempre più desertico e cementificato ma nella nostra lacerata persona.Non con ‘saudade’(rimpianto) di tempi passati, ma con un recupero della natura partendo da noi stessi come punto di partenza.Questa ritrovata natura interiore deve prima contagiarci così potremmo espandere questo virus con gioia e vitalità. Le orchidee sono sicuramente un emblema di questa natura fragile ma testarda, colonizzatrice che inspiegabilmente seducono e intimidiscono.Queste figlie dell’aria crescono sulla volta della giungla, difficili da trovare, malgrado le forme misteriose ed i colori appariscenti sono dei dettagli di questa chioma Smeralda, gioielli bramati da coloro che oggigiorno finalmente vengono chiamati i ‘ladri di orchidee’.

Le orchidee in questo caso non sono semplicemente ritratte, o rubate dai loro scrigni, ma create dalla mia immaginazione. Ibridi tra piante e uomini, o generi a parte derivate da alieni . In onore a Guido De Vidi chiamo la prima pianta di un genere da me ribattezzato Alienopedilum Devidensis in onore del suo necessario contributo alla divulgazione del sapere sulle orchidee.Come artista mi prendo il diritto di attribuire nomi, specie, generi.Questo processo funziona inventando varietà di specie già esistenti come nel caso del genere Laelia. Per altro Laelia Tricoglossum Iris è anche una simpatica allusione alla serietà eccessiva dei pittori botanici. Infatti tricoglossum significa lingua pelosa nome poco appropriato ma che denota una certa ironia sull’arbitrarietà di molti nomi botanici. In piccolo c ‘è scritto ne Redouté rien SVP. Il nome dell’ illustre pittore botanico viene storpiato perché il verbo redouter in francese significa avere timore paura. in questo caso significherebbe non abbiate timore per favore. Piccola presa in giro di molta pittura botanica asservita a una scienza che non riesce a spiegare la spiritualità di questo fiore, vero intermediario tra noi e la natura, capace di tirare il peggio o il meglio di noi stessi.

Fragments of inner jungle: stolen orchids.
The inner jungle is a creation, a turbolent technicolor gestation, like the frenzy of brazilian carnival.The syncopated rythms and flamboyant colors are a way to stand against the ugliness created by human beings.Therefore to seek for an inner jungle its not a mere escapism from an overhumanised planet but a way to be centred and focused in our inner self.Nonetheless there is no difference between Nature and our inner nature because the first is contaminated by the latter.Neverthess this contamination is not a sad longing for a cherished bygone time but a reason to be happy

Ancora farfalle…

by: Guido Terza pagina 3 Commenti »

Basterebbe la foto
Questa volta l’artista è Carlo, anche lui Patavino doc e socio del Club.

Effetto fantastico, dimensioni che si dissolvono e si sovrappongono.
I colori si confondono con i giochi di luce e le farfalle ti scrutano.

Sono orchidee sì certo, solo orchidee…ibridi anche, ibridacci direbbe qualche purista.
La bellezza è bellezza, punto.

Grazie all’amico Carlo e complimenti!

Questi sono giorni di massimo impegno e rimane poco tempo per scrivere, ma ci siete voi, e le vostre risorse.

Phalaenopsis: il fascino delle farfalle

by: Guido Terza pagina 13 Commenti »

…inimmaginabili disegni dei loro piccoli corpi

Creature eleganti, leggiadre, misteriose e attraenti, inebrianti come sirene e bizzarre come farfalle, hanno tutto il fascino e la grazia che si può sognare.

Scomporre le loro forme per crearne di nuove,
inimmaginabili, fantasiose che portano l’osservatore
verso mondi irreali abitati da queste magiche falene.

Lisa Dall’Ara

Parole dolci e sensazioni dilatate, filo diretto dei soci “Orchids Club” con il blog.

Le dedichiamo ai Fratelli Menin, che porteranno il mondo fatato delle Phalaenopsis all’imminente esposizione Padovana.

Vanda Miss Joaquim, una bella storia.

by: Guido Terza pagina 5 Commenti »

Difficile essere donna, anche tra le orchidee.

Lo spunto per questo racconto lo dà un famoso ibrido primario di Vanda generato artificialmente, il primo ad essere riconosciuto dalla comunità scientifica:Vanda Miss Joaquin”Agnes”
Già con questa prima affermazione si corre il rischio di commettere un’inesattezza perché parte della letteratura ufficiale sostiene che la Vanda Miss Joaquin è un ibrido naturale tra la Vanda teres (Birmania) x Vanda hookeriana (Malesia), nato casualmente nel giardino della famiglia Joaquin , però non mancano i dubbi e c’è chi, per altro con motivazioni forti, afferma che non si tratta di ibrido naturale, bensì frutto di un incrocio creato artificialmente dalla signorina Agnes Joaquin.

La storia si fa quindi affascinante e soprattutto depone a favore delle donne, troppo spesso elevate ad emblema del “prototipo di orchidofile principianti a vita” comunemente chiamate “ signora Maria”.

I luoghi della storia
Lo scenario della nostra storia si svolge nella Singapore coloniale del 1800, terra di conquista e d’asilo per molti popoli. Tra le importanti migrazioni di quei tempi, s’inserisce anche la diaspora degli armeni, giunti seppur in numero esiguo anche nelle estreme terre d’oriente.
Agnes, la figlia più anziana di Parsick e Maria Joaquim, (di origine Armena) nasce a Singapore il 7 aprile 1854.
Parsick era un commerciante affermato nel settore della floricoltura locale e partecipava attivamente ai comitati dei giardini botanici di Singapore.

L’interesse di Parsick per l’orticoltura e l’amore per i fiori della moglie Maria sono stati terreno fertile per trasmettere ai loro 11 figli, la passione per il giardinaggio e la floricoltura.
La famiglia Joaquin è molto attiva nella produzione di ortaggi e piante particolari e conquista moltissimi premi e riconoscimenti alle esposizioni annuali dei fiori.
La signorina Agnes intanto si distingue per raffinatezza e amore per la coltivazione delle orchidee, ovviamente facilitata dal clima particolarmente favorevole.
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Gelato all’orchidea

by: Guido Terza pagina 3 Commenti »

Quel gelato non si ha da fare!

Sembra una frase di Manzoniana memoria ed invece è un problema dei nostri giorni e che, guarda caso, riguarda anche le orchidee.

Introduco la “news” riprendendo il discorso sull’origine del nome “orchis”
Si è scritto che Teofrasto nell’Historia Plantarum ha coniato il nome “Orchis” proprio come riferimento alla forma dei tuberi di alcune orchidee mediterranee.

Si dirà: proprio quell’orchidea “Orchis mascula” doveva prendere in esame la buonanima di Teofrasto!
Questa assonanza di qualche orchidea mediterranea con gli attributi sessuali maschili dell’uomo, ha contribuito ad alimentare credenze popolari sui poteri afrodisiaci e curativi della sterilità femminile dei tuberi. In certe località Asiatiche erano somministrati anche per ottenere effetti inibitori delle grandi passioni: in questo caso erano usati bulbi avvizziti.

Non solamente il popolo ha creduto agli strani poteri, qualche secolo più tardi (23-79 d.C.) Plinio il vecchio con la sua Historia Naturalis, considerata l’opera più importante del periodo Greco-Romano sulle scienze naturali, da cui hanno attinto tutti gli studiosi fino al XVIII secolo, ha alimentato ulteriormente tale convinzione.

Plinio il Vecchio (Gaio Plinio Secondo) ha fondato la sua dottrina scientifica sul principio, che la creazione del regno vegetale ad esclusivo beneficio dell’uomo, sia una precisa volontà divina, compresa l’indicazione degli scopi curativi ed alimentari attraverso la forma e la somiglianza.

Più tardi ancora, Dioscoride, medico militare dell’esercito romano in Asia, ha inserito nella sua opera in cinque libri “De Materia Medica”, anche le “Orchis” come piante utili per risolvere problemi sessuali.

Queste povere Orchidee, con sì colte sistemazioni, non riescono più a togliersi di dosso la nomea di piante sensuali dotate di magici poteri … e ancor oggi resiste imperterrita: ad esempio gli “studiosi” del significato dei fiori non possono far altro che accostare il regalo di un fiore d’orchidea al desiderio di possesso sentimentale e sessuale. Che dite? E’ un limite che io non accetto. Tant’è!!
Così capita che in una sperduta zona della Turchia, il problema ambientalista più attuale, sia il pericolo d’estinzione dell’Orchis mascula, razziata dai famosi gelatai del posto, per fare il gelato «salep dondurma» al gusto di burro di Yak e dispensatore di non meglio precisate virtù afrodisiache.

Il «salep dondurma» è fatto col tubero di una rara orchidea che rischia l’estinzione per il boom dei gelati; questo gelato fa impazzire i turchi, pronti a giurare che abbia ogni tipo di virtù mediche e afrodisiache. Il nome deriva dall’arabo «sahlab», «testicoli di volpe», legato alla forma ovoidale del suo principale ingrediente, i tuberi di Orchis mascula.

Oggi si trova disponibile in una grande varietà di gusti, il «salep dondurma» originale ha un gusto di vaniglia e di burro di yak, un odore di pelo di capra e una consistenza cremosa e gommosa.

Questo singolare dessert è originario di Kahramanmaras, una città turca ai piedi dei monti Tauri, nel sud-est della penisola anatolica. In questa parte della Turchia nevica e quindi è possibile trovare la neve per il congelamento, inoltre sono allevate le mucche e le pecore per il latte.

L’ingrediente che rende unico questo gelato è ricavato da orchidee endemiche di quella zona fra cui appunto l’Orchis mascula. Dai tuberi di queste orchidee si estrae il «salep», una farina bianchiccia venduta a 40 euro il chilo.

Si chiama «salep» anche una bevanda calda fatta di tuberi, zucchero, latte e cannella che, ghiacciata una notte per errore, è probabilmente all’origine del dolce.
La grande richiesta d’orchidee endemiche degli altipiani di Maras, rischia di portare all’estinzione le stazioni spontanee, ormai rilevabili solamente sulle vette più alte delle montagne circostanti la valle.

Scelta Amletica: estinguere il gelato “salep dondurma”o le stazioni spontanee delle orchis mascula degli altipiani di Maras?

Su questo dilemma s’innesca la disfida fra ambientalisti e buongustai locali.
Per il momento il governo turco ha vietato l’esportazione delle orchidee, ma a causa delle quantità richieste dall’industria interna il provvedimento potrebbe non bastare.

C’è chi chiede il bando totale e chi invece (buongustai e imprenditori) non ha alcun’intenzione di abbandonare una fiorente attrazione turistica. Chissà se in futuro potremo ancora degustare questa delizia, nata molti secoli fa e servita forse anche sulla tavola dei sultani ottomani.
continua

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