Paphiopedilum bellatulum: fascino, discussioni e incertezze

by: Guido Orchids 5 Commenti »

Una storia lunga 120 anni

Paphiopedilum bellatulum (Reichenbach fil.) Stein 1892

Una Domenica di Maggio di 3 anni fa, in occasione del corso sulla coltivazione delle orchidee organizzato nella mia serra, abbiamo confrontato le differenze tra due piante fiorite di Paphiopedilum bellatulum, l’obbiettivo era quello di stabilire il confine fra forma o varietà, ibrido e/o specie.

Collezione Guido De Vidi- foto 24.05.04
La prima pianta (foto a sinistra) con due fiori è di provenienza tailandese.
La caratteristica evidente, oltre alla punteggiatura poco marcata è lo sfondo di petali e sepali, praticamente bianco. Forse le foto non evidenziano pienamente le differenze.

La seconda pianta (foto a sinistra) con un fiore singolo è di origine birmana (ora Myanmar).
Come si può notare, lo sfondo di petali e sepali tende al colore giallo-beige, inoltre le maculature sono più marcate.
Si è convenuto di dare due diversi nomi di cultivar alle due piante: Paphiopedilum bellatulum ‘Rio Parnasso’ quella tailandese, e Paphiopedilum bellatulum ‘Dottori’ quella proveniente dalla Birmania.
Nulla di scientifico in questa introduzione, ma può essere un buon motivo per iniziare un lungo viaggio su questa specie, bella ed affascinante.
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Vanda non riesce a fiorire!! Marciume sui Paphio, e sulle Phal si seccano i boccioli!

by: Guido Coltivazione 18 Commenti »

Luana chiede aiuto, ecco la sua mail:

..”Buongiorno e 1000 1000 complimenti a tutti voi. Rimango incantata ogni volta che leggo i vostri commenti e affascinata da tanta conoscenza in materia. Siete delle enciclopedie vaganti!! Io fatico a ricordare tutti i nomi , ma ho una gran passione per queste orchidee. Il mio scopo principale è quelle di farle sopravvivere, cercar di capire le loro esigenze e di provare a ricreare le condizioni più ideali; solo lontanamente spero che possano essere tanto generose da fiorire, visto che per il momento mi “arrabatto” come posso in casa.
Arrivo subito al dunque. Circa 1 mese fa la mia VANDA CERULEA che sta con me da 2 anni ha deciso di stupirmi facendomi capire che stava x fiorire. Beh, sono andata in panico. Invece di lasciarla dove la tenevo d’inverno, (sopra la vasca da bagno, in un bagno non riscaldato e con poca luce, e mai concimata ) l’ho portata in sala, attaccata alla finestra, con la sua bella luce, e ogni due-tre giorni un bel bagnetto alle radici, ho aggiunto qualche goccia di concime all’acqua….insomma l’ho bombardata di cure e l’ho soffocata. Ora tutti i bocciolini si stanno ingiallendo e seccando e ho già capito che non uscirà nulla da questa lunga spiga …ho sbagliato tutto, vero ? dovevo lasciarla dove stava, visto che proprio lì aveva iniziato a fiorire…ma davvero c’è poca luce in quel bagno !
Altra questione; le foglie dei Paphiopedilum diventano marroni e poi si staccano, marciume, penso…le tengo in cucina, sopra gli armadietti, e le bagno solo quando secche; eppure si marciscono .
In compenso ho molte Phalaenopsis che stanno per fiorire….in stanza fredda, con luce buona, poca acqua.
E” tutto.
Secondo voi allora i fiori della mia Vanda sono spacciati del tutto o forse dai boccioli ancora verdi uscirà qualcosa ?
la rimetto nella stanza fredda e con poca luce ? serve molta più umidità visto che ora la tengo al caldo ?
GRAZIE- luana

I problemi di coltivazione posti da Luana sono uno spaccato di tutte le difficoltà che si incontrano nella coltivazione delle orchidee e per questo è utile evidenziarli pubblicamente.

Il taglio della conversazione sarà generale e non rivolto esclusivamente a Luana…penso che i suoi problemi siano anche i vostri.

Vanda

Vanda coerulea ‘Dottori’ collezione Guido De Vidi
Vanda, che passione! Sono affascinanti tanto o forse di più delle ormai “invasive” Phalaenopsis, in un certo senso rappresentano una novità e da qualche tempo i nostri commercianti di orchidee sono ben forniti di piccole piante in fiore. A differenza delle Phalaenopsis, le Vanda richiedono condizioni di coltivazione – per usare un eufemismo – un po più attente.
Entrambe sono orchidee epifite (vita aerea), entrambe monopodiali (sviluppo su di un unico fusto), entrambe, in linea generale, richiedono temperature calde e umide, ma le Vanda, a causa della loro morfologia vegetativa assai spaziale sono molto più sensibili alla disidratazione.
Inoltre, non tutte le Vanda amano il caldo, la V. coerulea ad esempio desidera climi freschi.
Capitoletto tratto da un post del blog...”Questa specie è dotata di un fusto vegetativo corpulento, presenta foglie coriacee, ligulate, distiche, conduplicate, oblique e tridentate agli apici. Gli steli fiorali possono raggiungere anche lunghezze di 60 cm ed escono dalle ascelle delle foglie a portamento eretto o sub eretto con 5-12 fiori di di grande dimensione e lunga durata.
Vanda coerulea a differenza di tante altre specie dello stesso genere, preferisce temperature intermedie fresche e luce media, con notti invernali fredde (alcuni coltivatori durante la stagione invernale tengono le loro piante di Vanda coerulea insieme ai Cymbidium con temperature notturne di pochi gradi sopra lo zero termico) e periodo secco (garantire solamente leggere nebulizzazioni di mantenimento) per favorire la successiva fioritura.
Fertilizzazioni: pochissime in inverno, leggere in primavera ed abbondanti durante la fase estiva”…

Probabilmente la Vanda di Luana stava trascorrendo bene il suo inverno in bagno – cara Luana io la rimetterei in bagno…probabilmente l’ambiente è più umido.

Paphiopedilum
Luana illustra:..le foglie dei Paphiopedilum diventano marroni e poi si staccano, marciume, penso…le tengo in cucina, sopra gli armadietti, e le bagno solo quando secche; eppure si marciscono .

In questi casi forse necessita il rinvaso delle piante, probabilmente le radici non sono più efficienti causa il composto in decomposizione e quindi anche sporadiche bagnature possono risultare fatali per l’insorgere di patologie batteriche, che generalmente partono dall’attaccatura delle foglie. Una letta a questo post forse aiuta nelle operazioni di cura.

Phalaenopsis: soddisfazione di Luana e dolori di Noemi.
Sto per concludere questo post riportando l’esclamazione finale di Luana…”In compenso ho molte Phalaenopsis che stanno per fiorire….in stanza fredda, con luce buona, poca acqua.” , quando sento il beep che segnala un’altra mail in arrivo, e a conferma di quanto scritto sopra, i problemi sono generali.

Ciao a tutti,
sono nuova del blog e nuovissima e per nulla esperta di coltivazione di orchidee, ma come penso molti di voi, ho iniziato con una phalaenopsis (ibrido) e, subito dopo, ne ho prese altre 5 (phalaenopsis equestris, p. schilleriana, p. violacea del borneo, dendrobium farmeri, e schomburgkia).
Volevo chiedervi un consiglio sulla prima che, la settimana scorsa, aveva prodotto due tanto attesi boccioli (non so se si chiamano così). Era in bagno. L’ho spostata in cucina perché c’è più luce e pensavo che fosse meglio, invece in appena due giorni, sono seccati e caduti. Che disperazione! Questa era la seconda fioritura.
Ho pensato che fosse un problema di umidità. Che faccio? La rimetto in bagno? Farà dei nuovi fiori?
Rispondete, vi prego.
Saluti e buon anno a tutti,
Noemi”

Due righe sintetiche sulle Phalaenopsis.
Le Phalaenopsis desiderano temperature calde (minimo 18-20C), umide (70% umidità relativa) e luce soffusa. L’induzione alla fioritura avviene procurando uno sbalzo termico (freddo), ecco perchè la Phal di Luana fuiorisce.
Una volta che la pianta ha formato gli steli fiorali ha bisogno di caldo, cibo e umidità.
Scritto questo, penso che alla Phalaenopsis di Luana vada aumentata la temperatura e vada fertilizzata.

Il problema di Noemi invece è proprio da manuale: lo spostamento ambientale di una Phalaenopsis con gli steli in bocciolo è spesso fatale (accade spesso che, acquistata una pianta in fiore e con qualche bocciolo chiuso, una volta a casa questi si secchino e cadano inesorabilmente), soprattutto se nella nuova dimora l’umidità circostante è minore…vale sempre la regola di non compiere alcuna azione quando l’orchidea sta bene.
x Noemi: ormai i boccioli secchi sono persi, probabilmente dagli steli spunteranno infiorescenze secondarie e quindi non disperare. In base alle indicazioni che ho scritto sopra, decidi tu quali sono le condizioni migliori in casa, per la tua Phalaenopsis.
Per la verità io sono più preoccupato delle le altre piante che hai acquistato, non certamente facili da coltivare.

Se avete tempo e voglia date una letta a: phalaenopsis una lunga storia, poi al post più gettonato del blog ed anche a questo post che illustra la filiazione “keiki”.
Buona coltivazione a tutti e…. chiedete pure, ma non cercate maestri per la vostra coltivazione, accendete solamente la vostra passione, io vi aiuterò volentieri a farlo ;)

Blc Keowee

by: Guido Orchids 2 Commenti »

Un bellissimo ibrido, facile da coltivare
7 Gennaio 2008, la mattinata non è delle migliori. Accendo il computer, ma non ho voglia di scrivere, una controllatina alla posta e poi giù in serra per godermi una ricognizione in tutta tranquillità, da solo.
Sul tavolo da lavoro c’è un esemplare di Pleurothallis grobyi con chiari sintomi di quella che io definisco – crisi dell’esemplare – sì la crisi, quel fenomeno che si manifesta sulle cosiddette “piante madri o esemplari di orchidee di qualsiasi dimensione e genere”, quando meno te lo aspetti e senza motivi apparenti.
In questi casi, prima di iniziare le operazioni di salvataggio, torna utile spendere qualche minuto e girovagare fra le orchidee, alla ricerca di qualche sorpresa fiorita, che ti ritempri il cuore
A dire il vero il giretto è durato più di un’ora e le sorprese sono state tante, fra tutte desidero mostrarvi un ibrido particolare, inusuale, forse emblematico fra gli “ibridi di B. nodosa“.

Collezione Guido De Vidi – foto 07.01.08
Blc Keowee ‘Vi Galaxy’ AM/AOS

Blc. Keowee = Lc. Lorraine Shirai x B. nodosa (1975)

Di questo grex sono stati registrati 4 cultivar:
Blc Keowee ‘Mendenhall’.
Blc Keowee ‘Supachadiwong’.
Blc Keowee ‘Vi Galaxy’.
Blc Keowee ‘Wings of Fire’.

I genitori
All’inizio degli anni 70, gli ibridatori di Cattleya, Laelia e Brassavola, intensificarono le loro sperimentazioni per produrre piante con fiori stilizzati, di piccola dimensione e dalle colorazioni variopinte.
Gran parte degli ibridi di Cattleya creati negli anni 70, annoverano sicuramente un genitore appartenente al genere Brassavola e prcisamente: Brassavola perrinii, Brassavola cucullata, Brassavola cordata e, più spesso, Brassavola nodosa.
Nel nostro caso gli ibridatori sono riusciti a coniugare felicemente la lunga storia di colori intensamente gialli della Lc. Lorraine Shirai con lo stile impeccabile della B. nodosa.

Brassavola nodosa
Nella sua nativa Panama, il nome comune “signora della notte” ben esprime il profumo penetrante, inebriante, che questa specie diffonde nel buio della notte.
Brassavola nodosa, pur non potendo trasmettere alla progenie i colori intensi della Sophronitis coccinea (visto il colore bianco – crema dei suoi fiori), ne possedendo le forme grandi e piene di (Cattleya mossiae o Cattleya trianaei) è ugualmente riuscita a produrre degli ibridi spettacolari.
Il primo incrocio di B. nodosa è stato registrato nel 1908 e da allora sono oltre 200, molti dei quali (60) insigniti di “AOS award”.
Fra i vari ibridi, quando si legge la frase “ibrido di nodosa” il pensiero va sicuramente a Brassolaeliocattleya Keowee (Lc. Lorraine Shirai x B. nodosa), registrato da Carter e Holmes nel 1975. I cultivar di questo incrocio hanno conquistato oltre 13 “AOS awards”, compreso anche un “Award of Quality”
Guardando la foto che mostra il clone Blc Keowee ‘Vi Galaxy’ AM/AOS, non possono sfuggire le dimensioni inusuali dei fiori, la gamma di colori che va dal giallo morbido quasi ocra al canarino brillante ed il grande labello punteggiato di porpora scura dall’intenso fascino esotico.
Non tutti i figli di (Lc. Lorraine Shirai x B. nodosa) produrranno fiori di grandi dimensioni, il risultato sarà inevitabilmente legato ai “Ploidy”- il numero di gruppi di cromosomi omologhi in una cella biologica. Quando un alto valore ploidy presente nella B.nodosa (in natura possiamo trovare piante tetraploidi) si fonde con l’elevato ploidy di un ibrido complesso come Lc. Lorraine Shirai, si avranno i fiori grandi della progenie Keowee.
Il labello grande e piacevolmente stilizzato deriva sicuramente da quel 30% di Cattleya dowiana (uno dei progenitori di Lc. Lorraine Shirai) e dalla B.nodosa.

C. bowringiana x Laelia rupestris

by: Guido Orchids 14 Commenti »

Ibrido primario creato a metà degli anni 80 da H&R

H&R è l’acronimo di una ditta hawaiiana che vende orchidee prodotte da seme e da meristema – H&R NURSERIES, INC. - H è l’iniziale del cognome di Harry Y. Akagi (Presidente) ed R è l’iniziale del cognome di Roy S. Tokunaga (Vice Presidente).
H&R era ed è una vera azienda produttrice, con laboratorio di semina e di clonazione, così come dovrebbero avere tutte le aziende di produzione.
Collezione Guido De Vidi – foto 05.01.08

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Acampe, un genere poco presente nelle collezioni

by: Guido Orchids Nessun commento »

Il genere
Acampe Lindley 1853 Sottofamiglia Epidendroideae, Tribù Vandeae, Sottotribù Aeridinae.
Acampe è un genere composto da circa 7 specie epifite, monopodiali, distribuite dall’Africa tropicale, India, Cina, sud est Malesia, Indonesia, Filippine, fino alla Nuova Guinea.

Le specie:
Acampe carinata (India e Himalaya-Hainan).
Acampe cephalotes (Assam)
Acampe ochracea (India in E. Himalaya e Indocina)
Acampe pachyglossa (S. Somalia, S. Africa, W. Oceano Indiano).
Acampe praemorsa (India, Sri Lanka).
Acampe rigida (Trop. & Subtrop. Asia, Nuova Guinea).
Acampe thailandica (Tailandia).

Collezione Guido De Vidi – foto 04.01.08
Specie tipo: Acampe rigida [Buch.- Ham. ex J.E.Smith]P.F. Hunt 1970
Sinonimo: Acampe multiflora [Lindley]Lindley 1853
Il nome Acampe deriva dalla parola Greca akamptos, che significa “rigido”, riferendosi ai piccoli fiori, fragili e turgidi.
Piante a crescita molto lenta, di medie dimensioni, in natura formano grandi masse vegetative con spesse foglie laterali e distiche.
Le varie specie del genere Acampe producono corte infiorescenze dotate di piccoli fiori fragranti, gialli con striature marroni; sia i petali che i sepali sono molto fragili e simili fra loro.
Il labello a forma di sacco è bianco, orlato con marcature rosse alla sua base. La colonna carnosa è corta e contiene due masse polliniche cerose.
Queste orchidee a causa delle loro grandi dimensioni e dei piccoli fiori sono coltivate raramente.
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