Un cestino di legno per le tue orchidee

Tu che ami le orchidee, tu che ti cimenti nella loro coltivazione, avrai certamente acquistato qualche pianta sistemata in cestini di legno.
Per me sono il massimo dell’armonia nella coltivazione delle orchidee. Quando li vedi in qualche libro, oppure nella serra di amici ti vien subito voglia di acquistarne o di costruirtene qualcuno.
Ci pensi un po su, ma ti prende lo sconforto – dove trovo le asticelle di legno – come posso organizzarmi?
Se avrai un po di pazienza proveremo a costruirne uno assieme.
Il primo problema da risolvere è il reperimento di legno duro, sì perché il requisito principe dei cestini di legno è quello di durare il più a lungo possibile prima di marcire e quindi serve legno resistente tipo: rovere, acacia, larice, oppure legni esotici.
Il secondo problema è quello di trovare i pezzi di legno a pochi soldi, o magari anche gratis. Questo aspetto può essere risolto andando a curiosare in qualche segheria (se hai qualche amico che ci lavora sei su una botte di ferro).
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Stanhopee e capinere

Quel piccolo nido sulla Stanhopea tigrina

stanhopea_nido_stanhopea_nido_1 E’ più di un mese che alcune orchidee della mia collezione dimorano all’esterno della serra. Sono appese ai montanti di una specie di gazebo ombreggiato. La colonia comprende varie Stanhopeinae, Dendrobium, Epidendrum e qualche Cattleya.
Sotto il gazebo ho trascorso buona parte dell’ultimo mese a rinvasare piante e sistemare la collezione. Le operazioni di riordino sono praticamente finite e proprio stamattina, Domenica 28 Giugno, si è deciso di pranzare all’aperto, fra le orchidee del gazebo. E’ stata grande la sorpresa di mia moglie quando ha scoperto un piccolo nido di capinera sul cesto di una Stanhopea tigrina. Guido! – esclamò Rosetta – ma in tutto questo tempo non ti sei accorto che le capinere ti fanno i nidi sopra la testa!!??
No! Non mi ero proprio accorto di nulla… ero troppo impegnato nel lavoro, e troppo furba la capinera a non farsi scoprire, evidentemente non le recavo disturbo 😉
stanhopea_nido_2 Per fortuna che la piccola Capinera ha deciso di nidificare sul cesto di una pianta senza fiori, sì perché a pochi centimetri c’era un’ altra Stanhopea. (Foto a sinistra). Da qualche giorno questa orchidea è in vacanza sul Lago di Como a casa di Silvana Rava per essere dipinta ed immortalata a beneficio della copertina del nuovo libro di Rudolf Jenny, in stampa per Settembre.
Storie di Stanhopee, di pittrici e di capinere… storie di orchidee.

Cattleya, specie o ibrido?

cattspcatt_sp_pianta Era da tanto tempo che aspettavo questa fioritura. Sul cartellino c’è scritto Cattleya percivalliana, ma vedendo il fiore la cosa non mi convince.
Come si può vedere dalle foto è semi alba, con una caratteristica striatura verticale viola, posta nella parte centrale del labello.
Un amico orchidofilo pensa che sia una C. mossiae semi alba… tu che dici?

Hygrochilus parishii sinonimo: Vandopsis parishii

Hygrochilus: il dizionario “Orchid genera” di Peggy Alrich e Weslet Higgins fa riferimento a 2 specie, forse considera – Hygrochilus parishii var. marriottianus (Rchb.f.) Pradhan – come specie, ciò scritto, gran parte della letteratura lo considera un genere mono specie:
Hygrochilus parishii
Sottofamiglia: Epidendroideae • Tribù: Vandeae • Sottotribù: Aeridinae • Genere: Hygrochilus Pfitzer (1897).
Hygrochilus , pochi collezionisti hanno dimestichezza con questo nome di genere, pur avendolo da anni nella loro collezione… io sono fra quelli!!
Questa specie è più nota come Vandopsis parishii, ma in questo caso, Ernst Pfitzer, che per primo la collocò in un nuovo genere aveva buone ragioni per farlo, ci vollero molti anni per accettare le sue valutazioni, però…
vandopsis_parishii_fioreHygrochilus parishii (Veitch & Rchb.f.) Pfitz. è stato scoperto per la prima volta da Charles Parish in Myanmar (Birmania) nel 1862. Parish inviò una pianta al giovane Reichenbach, che la descrisse in suo onore in Gardeners’ Chronicle nel 1867 come Vanda parishii. Nel 1897, Ernst Pfitzer creò un nuovo genere, Hygrochilus appunto, nel quale sistemò quest’unica specie per la particolarità del suo labello.
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Laelia purpurata (gracile x delicata)

E’ fiorito in questi giorni un bel cultivar di Laelia purpurta (gracile x delicata).
Se non ricordo male è una divisione di un esemplare proveniente dalla – purtroppo – “ex collezione” Sergio Buda di Udine. La sua collezione di orchidee – quando era in auge – era una delle migliori in assoluto… ora non esiste più, ma per fortuna molte divisioni continuano a vivere da me. La specie descritta in questo post ne è la prova.

laelia_-purpurata_gracxdel_laelia_purpurata_gracxdel_f Laelia purpurata Lindley & Paxton 1852-3
Sottogenere: Crispae, sezione Crispae Pfitzer
Sinonimi: Bletia Casperiana Rchb. f. 1862 – Bletia Purpurata Rchb.f 1861 – Lemaire 1852 – Cattleya Casperiana Rchb.f 1854 – Cattleya purpurataLaelia Casperiana Rchb.f 1859; Laelia Wyattiana Rchb.f 1883 – Sophronitis Purpurata (Lindl. & Paxton) C. Berg & M.w. Chase 2000

Laelia purpurata è inclusa nella sezione Cattleyodes.
E’ una specie epifita di grande dimensione a sviluppo simpodiale (può raggiungere anche 60 cm), produce pseudobulbi snelli, unifoliati, foglie oblunghe, erette (30 cm.) e vive nelle zone costiere di Rio de Janeiro, Sao Paulo, Santa Catarina e Rio Grande do Sul.
Laelia purpurata fiorisce a tarda primavera. I fiori misurano generalmente 10 – 12 cm, ma possono essere anche più grandi. Ogni infiorescenza produce solitamente 4-5 fiori di colore notevolmente variabile.
Questa specie non è molto esigente e può essere coltivata come le Cattleya, sia su zattera che in vaso. Predilige temperature da serra intermedia con buona luce ed ambiente ventilato; bagnature e fertilizzazioni regolari nella fase vegetativa, substrato moderatamente secco d’inverno.
Laelia purpurata ha suscitato e continua a suscitare sempre grande interesse, il motivo principale è forse l’enorme variazione di colore dei fiori all’interno della specie.
Sono note oltre 100 varietà, ad esempio: lavanda, concolor, semi -alba, bianca, vinicolor, delicata, forme blu e varie tonalità dei labelli.
Anche se tutte queste varianti sono solamente “cultivar” della stessa specie, molti orchidofili trovano motivi sufficenti per creare collezioni esclusive ed Associazioni specifiche.
Sulla Laelia purpurata si può scrivere un libro intero, tante sono le cose da raccontare da quando è stata scoperta (Francois Devos 1847), a partire dal nome Laelia, che molti orchidofili vorrebbero mettere in discussione.

Note storiche
La specie fu scoperta da Francois Devos nel 1847, lungo il litorale interno della provincia di Santa Catarina, in occasione di una grande raccolta di orchidee da esportare in Europa per conto di M. Verschaffelt.
Le prime orchidee raccolte in quella occasione, giunsero in Inghilterra ed in Belgio; fiorirono per la prima volta nelle serre di Backhouse (Inghilterra Contea di York), 5 anni più tardi.
Fu presentata una pianta fiorita nel Luglio del 1852 alla Royal Horticultural Society di Londra per essere classificata e descritta dal botanico e tassonomista Lindley, che la denominò appunto, Laelia purpurata.
Nota: sai elencare quante e quali varietà di Laelia purpurata sono presenti nelle fornitissime collezioni brasiliane?