Habemus computer

I veri amici si vedono in caso di bisogno! E’ proprio il caso di dirlo.

Erano parecchi giorni che non davo notizie, causa il cedimento del computer di gestione del blog. Nell’ attesa di acquistarne uno nuovo, avevo installato un “muletto”, ma… destino baro, anche quello, dopo due giorni si è spento definitivamente. Che fare?
La scelta più accreditata sarebbe stata quella di ordinare i vari pezzi on line …ma, nel frattempo mi giunge una provvidenziale telefonata – hai già ordinato il nuovo computer? – no, rispondo – allora ho quello che ti serve, computer di due anni che un mio amico dismette ed intende regalarlo a me…se lo vuoi è per te.
Detto e fatto, pulito e riformattato da Daniel – il mio angelo custode informatico – ecco che sto scrivendo con “la nuova macchina”.
Va benissimo anche con il sistema operativo linux 10.10.
Un grazie grande, grande!! Il nome del “benefattore”? Sarà lui, se lo vorrà, a scriverlo.

Bulbophyllum lasiochilum

Originato da una piccola divisione di alcuni bulbi, questo Bulbophyllum proviene dalla collezione di Guido, il quale il giorno che me lo diede lo osservò e non trovando l’etichetta sulla pianta “madre” mi disse: “tu etichettalo come Bulbophyllum vaginatum e quando fiorirà fammi sapere se il nome è corretto”.
Paziente come il ragno che tesse la sua tela, e dopo un annetto abbondante di amorevoli cure, eccolo finalmente giunto alla sua fioritura.
La sorpresa/delusione (mi sarebbe piaciuto il B. vaginatum che mi ricorda tanto il B. medusae, ma e comunque un B. bello ed intrigante) è stata quella di scoprire che il Bulbophyllum in oggetto è il bellisimo B. lasiochilum.

Questa è la forma gialla, ne esiste una più diffusa i cui tre petali superiori e la colonna sono di un colore bruno scuro, la sua distribuzione si estende dal Myanmar (ex Birmania) sino alla Penisola Malese.
Non di rado accade che nel meraviglioso mondo delle orchidee il fiore sia di pari dimensioni se non maggiore della pianta, in questo caso le dimesioni del fiore, singolo, e della rispettiva pianta si equivalgono.
La parte superiore del labello prossima al congiungimento con la colonna è ricoperta di una fitta peluria bianca, mentre il labello è diviso in due nel mezzo, i due lobi che si formano possono assumere diverse forme…dalle punte convergenti (come nel mio caso sopra) a quella parallela, per arrivare a quella in cui le due estremità si incrociano (immagini sotto).

Il nome del genere Bulbophyllum deriva dal greco antico combinato con il latino bulbos=bulbo e phyllon=foglia, ad indicare l’aspetto “bulboso” delle foglie che contraddistinguono questa specie. Il nome della specie, lasiochilum (ed in generale anche nelle altre due desinenze -us e -a), derivante anch’esso dal greco antico combinato col latino, significa labbro/labello ben ricoperto di peli.
In coltivazione io lo coltivo in zattera di sughero con un sottile pane di sfagno alla base. Posto nella parte più luminosa della serra ( 🙂 ora anche io lo posso dire!) viene lasciato asciugare tra una bagnatura e l’altra e viene concimato senza regolari cadenze con concime bilanciato 20-20-20

Phragmipedium kovachii…chi l’ha visto?

Son trascorsi 8 anni dalla scoperta di un nuova spece peruviana di Phragmipedium che porta il nome del suo scopritore, o meglio, il nome di chi lo importò (illegalmente) negli USA.

La specie protagonista di questo racconto è: Phragmipedium kovachii

Phrag. kovachii è stato scoperto da Faustina Medina Bautista nel mese di ottobre del 2001, nei pressi della sua fattoria vicino a Moyobamba Chachapoyas nel nord del Perù.
Phrag. kovachii appare per la prima volta in pubblico (illegalmente) il 17-19 Maggio 2002 nella Mostra Internazionale Redland Orchid a Miami, in Florida, in uno stand di un espositore peruviano non specificato, che lo pone in vendita a $ 10.000 per pianta.
Pochi giorni dopo, il 26 maggio 2002, l’americano J. Michael Kovach (Virginia), fiutando l’affare, si reca in Perù e, fra le altre, acquista 3 piante di questa nuova specie di Phragmipedium da Bautista al suo chiosco sistemato lungo la strada in località chiamata ” El Progresso”.
Al suo ritorno negli Stati Uniti, Kovach, porta una delle piante a Marie Selby Botanical Gardens a Sarasota in Florida, era 5 giugno 2002.
Immediatamente, due membri dello staff di Selby ‘Orchid Identification Center, JT Atwood & S. Dalstron, e un critico peruviano, R. Fernandez, procedono alla descrizione formale che uscirà di lì a poco – il 12 giugno 2002 come supplemento alla pubblicazione scientifica ‘Selbyana Gardens.
Anche Eric Christenson era in corsa per pubblicare la descrizione di questa specie, ma arrivò cinque giorni dopo, il 17 Giugno 2002.

La scoperta di questa orchidea, una storia intrisa di ego e corruzione
Sì perché sono loro, le maliarde, la possibilità di averle per se, di dar loro il proprio nome e di entrare nella storia del loro mondo stregato, a catturare totalmente collezionisti e scienziati.
Il collezionista vuole possederle, domarle e per ottenere ciò è disposto a compiere qualsiasi azione. Il suo portafoglio si dilata ed il valore delle orchidee tanto desiderate diventa accessorio ininfluente.
Lo studioso invece le cerca, le descrive, le battezza con il proprio nome e per raggiungere questi obiettivi compie azioni al limite e qualche volta anche oltre la legalità.
E’ in questo mondo fatto di tanti milioni di Euro, che “navigano” cercatori di orchidee, raccoglitori e commercianti.
Molti scrittori hanno speso fiumi di parole per dare una ragione al fatto che, persone altrimenti razionali, siano portate a tali estremi dalle orchidee.
“Quando un uomo si innamora delle orchidee, lui farà di tutto per possedere quello che vuole ‘”, nel 1939 Norman McDonald ha scritto nel suo libro I cacciatori di orchidee “E ‘come inseguire una donna dagli occhi verdi o prendere la cocaina, è una sorta di follia”.
Le orchidee non sono solamente un ossessione botanica. Sono anche un’industria di oltre 2 miliardi di euro l’anno, cioè, il business dei fiori più redditizio in tutto il mondo. Questo è solo l’aspetto legale del business. Nessuno sa quanti soldi vanno nel commercio illegale.

Il commercio illegale
Da sempre, le figure, che ruotano attorno a quella sottile linea che divide la legalità dall’illegalità, danno vita a storie fantastiche e misteriose, qualche volta anche delle vere e proprie saghe.
Questi misteri sono ben descritti nel libro di Eric Hansen “ orchid fever”, un racconto ben strutturato, d’amore, lussuria e follia, il cui filo conduttore è appunto la corsa spasmodica alla caccia di orchidee rare.

In ogni epoca la scoperta di nuove orchidee ha scatenato passioni e rancori.
Sono state devastate foreste e sterminate piante nel loro ambiente naturale. Immutabilmente gli uomini hanno fatto follie per possedere un’orchidea e gli scienziati si sono scontrati per darle un nome.
Ancor oggi accadono storie fatte di rancore e di lotta per il potere fra personaggi del mondo orchidofilo.
Voglio raccontarvi gli effetti di una battaglia contemporanea maturata all’insegna dell’ego e della corruzione, una storia degna di essere menzionata in un eventuale tomo 2 del libro ”orchid fever” di Eric Hansen.
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Notizie dai soci

Domenica pomeriggio, Antonio Camani era visibilmente felice… da poche ore era nata la sua nipotina Camilla.
Gioco facile brindare in onore della nuova vita… eravamo in cantina!! Evviva, congratulazioni alla mamma, al papà ed anche ai nonni!

Cattleya bowringiana ‘Camilla’
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Orchids Club Italia, in onore alla piccola Camilla, da il suo nome a questo cultivar esposto nella mostra di Rauscedo.

Musica nel blog: Ninna nanna mamma

Vita del Club

Domenica 10 ottobre 2010 eravamo a Rauscedo con le nostre orchidee fra le botti di rovere della locale cantina cooperativa.
La giornata è stata stupenda, il sole ancora caldo ci ha accompagnato per molte ore, anche durante la “gita” a Maniago.
Un grazie particolare a tutto lo staff operativo della cantina, giovane, dinamico, innovativo ed ancorato a quei valori che hanno fatto la storia del cooperativismo sociale.
Sì, perchè è stata proprio questa leva che ci ha convinto ad esporre le nostre orchidee, per certi aspetti difficili da coniugare con il vino, cioè: l’anima associativa quale valore pregnante, sia per i soci della cantina socaile di Rauscedo, che per i soci del nostro Club. In fase di allestimento, conversando con Severino, un po’ di perplessità aleggiava nei nostri discorsi – si diceva – chissà a chi potrà interessare questa mostra! Ed ancora – però è veramente bella – speriamo bene!
Sarà per la novità, sarà forse per la piacevole armonia di colori e di profumi, sta di fatto che l’esperimento è perfettamente riuscito, sia dal nostro versante di orchidofili in cerca di consensi, sia anche per gli operatori della manifestazione, assai contenti per l’interesse del numeroso pubblico presente.
Eravamo tutti un po’ stanchi verso sera, l’inevitabile e reiterata degustazione dei buonissimi vini delle grave del Friuli ci ha dato una mano 😉
Le due “uscite” friulane si sono concluse assai positivamente. Cammin facendo si sono uniti a noi, tante e tanti nuovi appassionati, il futuro di Orchids Club Italia promette bene.
Il prossimo appuntamento – data da destinarsi – sarà da Alberto Ghedin.
Nota: altre news sulla mostra su www.orchidcoltura.it
Musica nel blog: Il maestro – Paolo Conte –