Cara ATAO

Sì lo so, non è colpa tua, ieri si è consumata una indicibile cattiveria nei miei confronti, ma non è colpa tua.
Tu non lo sai, ma fuori della congrega nella quale ti ha relegata la strana coppia, c’è tanta gente che ti vuole bene, che si ricorda di te, che conosce la tua storia.
Grazie ATAO, poco importa se il tuo fondatore non è stato invitato, hai avuto ed avrai giorni migliori “Adda passà ‘a nuttata!” e questo lo sa anche la strana coppia.
Senza radici l’albero muore.

Festa della birra? No! PARIGI: European Orchid Confusion (EOC)

Retroscena: Qualche visitatore presente ha aggiunto ulteriore ironia al titolo: “almeno ci fosse stata la birra… mancava anche il bar!”
In questi giorni a Parigi – dentro una tensostruttura (tendone da sagre) – si è consumata una grave, e incomprensibile “mise en place” – dello stato di crisi in cui si trova l’orchidologia europea e italiana nello specifico. Per dirla tutta: l’Italia orchidofila spaccata in due, tre o forse quattro fazioni, sotto il tendone (chic) dell’EOC parigina.
Si son viste “cose turke”: neo giudici da armata brancaleone, ingnoranti, senza storia e senza esperienza di coltivazione, a giudicare anche le orchidee della loro fazione (si racconta di maldestri comportamenti a dir poco partigiani), alla faccia della nobile storia dei veri giudici internazionali presenti.

Venditori italiani di cassette o cestini in legno che dir si voglia in un contesto di promiscuità indecente (tavolo assegnato all’esposizione) ad ostentare la loro bravura, messa inpietosamente a confronto con le miserie della “moglie” appena ripudiata. Sullo sfondo si intravvedeva anche qualche zombie di matrice italiana che cercava di accreditarsi alla corte di un’EOC, ormai allo sbando e privata di quell’indispensabile blasone che un tempo le garantiva autorevolezza.

A sinistra una foto di gruppo dell’EOC 2006 di Padova, coordinato dall’AIO. In quell’occasione Orchids Club Italia ebbe molte soddisfazioni.
Sto dipingendo un quadro troppo impietoso? Direi di no, una strana impressione di “Déjà vu” aleggia sopra i cieli dell’Associazionismo orchidofilo italiano, continuamente offuscati da nuovi personaggi in cerca d’autore che scalcitano.
La storia che con 35 euro si può far parte direttamente e a pieno titolo dell’Orchidologia Europea, segna la fine del livello nazionale, Italiano nel nostro caso. Poco male, si dirà, il guaio è che non esiste un livello europeo autorevole, ma semplicemente un comitato d’affari in profonda crisi, al punto che a Parigi non è nemmeno riuscito a deliberare l’ovvio e indispensabile: la candidatura di un Paese europeo per l’EOC del 2024.
Avrà l’Italia orchidofila, la forza di risollevarsi? Tante sono le incognite.

Orchidee farfalla, la strana fecondazione dei suoi fiori

Orchidee farfalla
encyclia_alata_1 Le orchidee appartenenti al genere Encyclia sono comunemente note con il nome “orchidee farfalla”. Questo genere era compreso nell’ampio e vecchio gruppo degli Epidendrum.
Una prima osservazione che ci fa capire se siamo in presenza di una specie appartenente al genere Encyclia piuttosto che al grande gruppo degli Epidendrum vale verificare la differente morfologia: le varie specie di Enciclia si sviluppano in forma simpodiale ed hanno gli pseudobulbi rigonfi, mentre quelle con pseudobulbi a canna sono da considerarsi appartenenti al genere Epidendrum.
Encyclia, nome di origine greca, riferito alla caratteristica avvolgente del labello attorno alla colonna, comune a molte specie del genere.
Questa breve introduzione ci fa da prologo per descrivere una deliziosa specie del genere Encyclia soffermandoci sullo strano comportamento dei suoi fiori.

Encyclia alata.
Il nome “alata” ben rappresenta le caratteristiche morfologiche del labello, che avvolge la colonna del fiore formando due ali, da cui il suo nome popolare: “orchidea farfalla”.
encyclia_alataEncyclia alata (Bateman) Schltr.
E’ una specie epifita, abbastanza comune in Messico, Nicaragua e Costa Rica, prospera generalmente a basse quote.
Le infiorescenze sono molto lunghe (anche più di un metro) con parecchie decine di fiori grandi e molto profumati.
Fiorisce in estate e i fiori sono di lunga durata, caratteristiche che rendono la pianta molto adatta ad essere goduta in casa durante la fioritura e vi garantisco che la dolce e squisita fragranza emanata dai fiori procura una piacevole e delicata sensazione.
In generale i fiori assumono forme strane, affascinanti, con colori appariscenti, a volte sono profumati proprio per attirare l’insetto impollinatore. Nella grande famiglia delle orchidaceae, il fiore fecondato – solo quello – appassisce e la pianta si dedica alla formazione e maturazione dei moltissimi semi racchiusi in una capsula che a volte assume grandi dimensioni ed in certi casi è più minuta.

Magie della fecondazione
Non tutti i fiori della grande famiglia delle orchidacee si comportano in questo modo.
In occasione dell’ultima fioritura delle Encyclia alata, presenti nella mia collezione, notai uno strano fenomeno: i suoi steli fiorali si presentavano con i fiori quasi tutti appassiti o già caduti, ma con mia sorpresa scoprii che gli unici fiori ancora belli e turgidi erano fecondati e se ne stavano in bella mostra all’apice delle loro rispettive capsule già rigonfie e gravide. Ho cercato notizie su questo strano fenomeno, ma non ho trovato nessuna documentazione scientifica, è mia convinzione che questo sia un processo fisiologico indispensabile alla maturazione dei semi. Questa specie, in fase di maturazione delle capsule fecondate, attiva un processo opposto a quello che vede i fiori appassire una volta fecondati, e la pianta dedicare le sue energie alla marurazione dei semi. Nel caso dell’Encyclia alata la pianta concentra le sue energie sui fiori fecondati in maniera completamente atipica: elimina velocemente tutti i fiori non impollinati e dedica le sue energie al compimento del processo chimico già in atto. Va anche evidenziato che i fiori fecondati, non solo rimangono carnosi e turgidi, ma tendono a pigmentarsi di color verde, questo processo può far pensare ad una loro funzione clorofilliana, in aiuto alla pianta madre.

Umiltà, umiltà, umiltà

Oggi su internet ci mancava di leggere anche sta roba:
…”Orchidofilissimi SFOci, simpatizzanti e curiosi! Unitevi! Oggi è giorno digiubilo per la nostra associazione!
Fra due settimane compiremo due anni di attività, un lasso di tempo in cui la Società Felsinea di Orchidofilia è cresciuta, è cambiata profondamente e si è rinnovata.
Tra le caratteristiche principali della nostra associazione c’è la passione per la #condivisione e la #divulgazione di notizie rilevanti e attuali, ed è proprio su questo che si basa questo post.
La Società Felsinea di Orchidofilia è ufficialmente la prima società non americana affiliata alla prestigiosissima rivista americana Orchid Digest.
Orchid Digest è una delle riviste più importanti al mondo nel settore dell’orchidofilia. La pubblicazione è iniziata nel 1937 e sulle sue pagine sono state riportate alcune delle scoperte più interessanti e rilevanti degli ultimi ottant’anni”…

Lunga vita a voi “orchidofilissimi SFOci“, ma un po di umiltà non vi farebbe male, o almeno non farebbe male all’estensore del post copia incollato.
Perché? Vivvaddio, non fosse altro se non per rispetto alla vetusta e blasonata rivista americana alla quale enfatizzate l’affiliazione, per primi al mondo fuori USA.
Dopo 80 anni arriva la SFO e rompe l’incanesimo: dai ragazzi, siamo seri, mettete i piedi per terra e mostrateci qualche bella orchidea in fiore. Fate i bravi 😉

PS) – Suona molto male l’onomatopeico “SFoci”… per vari motivi porta il pensiero ai Proci, i principi di Itaca e delle isole vicine, che, installatisi come pretendenti di Penelope nella casa di Ulisse durante l’assenza dell’eroe, ne dilapidavano i beni.

Retroscena: orchidee mon amour

Esilarante retroscena di un amore settembrino, consumato nelle valli ecuadoregne fra i dirigenti di due fazioni orchidofile italiane, e svanito dopo pochi giorni al rientro in patria.

Infatti. quello che doveva essere il viaggio di nozze per sugellare l’unione – a Parigi – dell’orchido(follia) italiana, si è arenato nel solaio di Vistorta.

Già, dice Piero: “non ci capisco nulla, come mai non sono insieme a Parigi (congresso Europeo dell’orchidologia), dopo aver scritto sui muri di mezza Italia: UNITI SI VINCE?”
Eh caro Piero, se sapessi!
Non tutte le nozze combinate vanno a buon fine, la gelosia e l’invidia sono sempre dietro l’angolo e qualche parente invidioso spunta sempre fuori a rovinare la festa.
Si racconta di liti postume furibonde, scatenate dalla “combine”, si parla di dimissioni pesanti, fra quelli di Vistorta, per capirci, di chi ha le piante e sai, le piante fanno la differenza.
Pare che sia tutto rientrato: le piante del dimissionario sono nel furgone che sta baldanzosamente scalando le Alpi, insieme alle altre: l’odore di qualche patacca da esibire al nemico, e la promessa di non cadere più in tentazioni ha messo tutti d’accordo ed ora sono nuovamente felici e divisi: ognuno a casa propria.
Ironia della sorte: l’organizzazione EOC li ha messi vicini di stand, quasi appiccicati, con l’effetto di amplificare e rendere ancor più evidente la separazione, evviva!
Come è stato possibile? Il divorzio, caro Piero, a Parigi non si scriverà più: UNITI SI VINCE.
Chi vorrà potrà scrivere una pagina di ordinaria orchido(follia), oppure semplicemente ridere.

PS) – Chi è Piero? Nome di fantasia, pensando a De Andrè