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Orchidee “estreme”… ed i loro avventurosi scopritori

Nel precedente articolo ci siamo lasciati con l’idea di spulciare sugli stili di vita di qualche specie, che io definisco “estrema”, nel senso che riesce a vivere in condizioni particolari.
Alberto G. nel suo commento al post ha scritto:
…”Giusto per complicare, o semplicemente per comprendere meglio le orchidee, bisogna tener presente che le orchidee hanno un ciclo fotosintetico differenziato che le colloca dal punto di vista metabolico più vicino alle piante di ambienti aridi che non alle classiche piante a foglia (mesofite). Il ciclo CAM infatti non è proprio solo delle piante succulente. In pratica gli stomi si aprono di notte e quindi di notte avvengono gli scambi gassosi. Questo, il ciclo CAM, è una delle tante modalità adattative per ridurre la dispersione di acqua (stomi aperti di giorno).
Interessante l’argomento, e per questo, via e-mail ho sollecitato il suo autore ad approfondire il tema in un nuovo articolo, ma giustamente lui ha risposto – a quanti può interessare?
Certo, il tema non è dei più divertenti, ma l’agorà del nostro blog è molto attenta, preparata e sensibile…proviamo ad introdurre il tema con qualche nota di colore sulla storia e sugli intrecci politici che hanno accompagnato la scoperta di molte specie “estreme”, chissà che poi non si riesca a digerire anche “il ciclo CAM”…

Il fascino della scoperta di nuove orchidee: racconti che hanno fatto storia
Ai nostri tempi, possiamo ancora immaginare l’eroico botanico dei secoli scorsi, sperduto ai tropici, armato di macete, stivaloni, zaino e taccuino per gli appunti a caccia di quelle 2000 specie di orchidee ancora da scoprire? Forse sì, forse è un’epoca finita…ma il fascino della scoperta rimane pur sempre inalterato.
Noi orchidofili, quando leggiamo i dati tassonomici di una specie botanica diamo quasi sempre per per scontata, sia quell’appendice posta alla fine del nome e cognome, a volte semplificata, che il nome della specie o del genere.
Sia l’appendice che il nome, quando quest’ultimo non fa riferimento alla morfologia o alla zona geografica di endemicità, sono facilmente identificabili con i nomi dei suoi scopritori o più spesso dei botanici che hanno descritto la specie. A volte è divertente ed in ogni caso assai istruttivo fare una passeggiata nel tempo e nella storia delle scoperte botaniche di nuove orchidee.
Se vi va, questa passeggiata la facciamo insieme, ripercorrendo a ritroso la storia di questa una bella specie botanica.
laelia_sincorana_1Laelia sincorana Schltr. 1917
Questa specie è stata scoperta nel 1908 dal botanico tedesco Ernest Ule.
Laelia sincorana, Ernest Ule l’ha trovata per la prima volta a 1000-1500 metri di altitudine, durante una sua spedizione nella Serra da Sincora a nord di Bahia in Brasile.
Questa orchidea cresce in ambiente difficile, appena protetta dalla poca ombra degli arbusti di Vellozia e completamente dipendente dal clima delle montagne: nebbia e condensazione delle nuvole presenti sulla Sincora. Forse per questi motivi, Laelia sincorana è moto adattabile a diverse condizioni di coltivazione e quindi nelle collezioni non può mancare.
Per altre notizie sulla specie leggete questi post

Viaggiatori, naturalisti e botanici, avventure in Brasile di fine 1800
Il nostro amico Ernest Ule non ha lasciato traccia del suo nome sulla Laelia sincorana da lui scoperta, ma chi era Ule?
Ernst Heinrich Georg Ule (1854-1915), non solo è stato un grande scopritore e raccoglitore di piante ma il suo nome è legato a centinaia di specie, come descrittore, dalla famiglia delle Bromeliaceae, delle Cactaceae, delle Melostaomataceae a tante altre, ma a nessuna orchidea. Centinaia di specie botaniche hanno l’epiteto ulei, in riferimento a Ule. Anche alcune orchidee: Epidendrum ulei, Epidendrum uleinanodes, Masdevallia ulei. In onore a lui anche Uleiorchis ulei. Il suo nome come raccoglitore è associato anche a funghi della zona brasiliana. Ha scritto un sacco di libri e articoli.
Questo naturalista fu il primo a comprendere la simbiosi fra le formiche e le piante epifite. Nel 1902 scrisse “Sappiamo che le formiche seminano piante da fiore su cespugli e alberi, li fanno crescere e accudiscono a loro, come protezione per i loro nidi. Così facendo costruiscono dei veri giardini pensili che io ho chiamato giardini delle formiche. Le formiche piantano e coltivano queste epifite che altrimenti non potrebbero sopravvivere. In cambio le piante permettono alle formiche di costruire i loro nidi al riparo sia dai violenti acquazzoni che dal sole cocente” Questa sua teoria fu osteggiata violentemente da altri naturalisti contemporanei. Solo nel 1970 fu definitivamente dimostrato quanto Ule aveva compreso.
Storia
Nel Brasile del XIX° secolo, il compito di promuovere il programma della classificazione botanica della flora e della fauna autoctona, era coordinato dal Museu Nacional do Brasil, che trovando difficoltà a reperire esperti locali per la raccolta di materiali, cercò a più riprese la collaborazione di viaggiatori e naturalisti stranieri, residenti nel Paese. Comincia così la grande avventura in Brasile di molti naturalisti, botanici, medici e zoologi di vari paesi europei, assoldati dal Museu Nacional per raccogliere e classificare materiale etnografico locale.
E’ nel 1829, che il Museo contatta l’italiano Riccardo Zani per incaricarlo ad organizzare spedizioni naturaliste in Pará ed in Amazzonia, ma in quel periodo i mezzi a disposizione del museo non consentirono di ottenere grossi risultati e sarà più tardi, nel 1850, che il museo troverà i fondi per assumere specialisti stranieri su una base più regolare.
In questa nuova fase prende forma la prima “generazione” dei grandi viaggi alla scoperta di nuove specie brasiliane. Questa ondata di naturalisti annoverava vari esperti di origine francese residenti in Brasile: Jean Théodore Descourtilz, ornitologo, impegnato a raccogliere reperti in Espirito Santo, dal luglio 1854 fino alla sua morte, avvenuta nel febbraio 1855; Sohier Alfred de Gand, commerciante, naturalista e botanico, incaricato ad esplorare le province di Amazonas, Pará (1855 -1860 – 1861) allo scopo di raccogliere esemplari zoologici; nel 1863 Audemars e Jules de Brassus ricoprono incarichi per effettuare ricerche naturaliste; Arsène Onessim Baraquin cede al Museu Nacional la sua collezione privata di specie dell’Amazzonia e del Parà, ed in cambio riceve il titolo onorario di naturalista.
Nel 1876, con la nomina a direttore del Museu Nacional di Ladislau Netto, inizia a consolidarsi una seconda generazione di naturalisti, di solito Anglossassoni o Tedeschi.
La collaborazione con il Museu Nacional da parte di questa seconda “squadra di naturaliasti” non dura a lungo. Molti di questi, più che impegnarsi nel ruolo di “naturalisti scopritori e viaggiatori” propendono per la conquista di posti direttivi nei vari Musei Provinciali e ben presto (verso il 1890) il contrasto con i loro predecessori diventa insanabile. Questi ultimi non organizzano spedizioni, ma preferiscono costruire la loro carriera professionale presso il museo, e, pur continuando a inviare collezioni e pubblicazioni all’estero, il loro scopo primario è proprio quello di controllare le istituzioni per potervi implementare le loro concezioni scientifiche, forse più moderne e più specialistiche.
Il primo scienziato straniero ad assumere un posto permanente nel Museu Nacional è stato Lutz Riedel, botanico tedesco e membro della spedizione Russa nel Matto Grosso comandata dal barone Langsdorff nel 1826-1828. Nel 1842 con la divisione in sezioni separate del museo, Riedel ottiene la nomina a direttore della sezione botanica, incarico che mantiene fino alla sua morte nel 1861. Theodor Peckolt, tedesco, è stato il primo capo del Laboratorio di Chimica; Charles Frederick Hartt, un geologo e paleontologo americano, discepolo di Agassiz a Harvard e di un professore dell’Università di Cambridge, succedendo al suo connazionale Orville Adalberto Derby ha diretto la sezione geologica dal 1876 al 1877..
Il tedesco Carlos Schreiner ha iniziato la sua attività nel museo come aiutante naturalista nel 1872, e come viaggiatore naturalista nel 1889, per poi diventare vicedirettore della sezione zoologica nel 1895. Nel 1884, il museo contratta i fratelli Ernst e Gustav Rumpelsberger, rispettivamente come viaggiatore naturalista e assistente di disegno, e finalmente nel 1891 il botanico tedesco Ernst Ule, appare nella scena della vita del Museu Nacional con la nomina di viaggiatore naturalista, e più tardi con l’incarico di vicedirettore della sezione botanica.
Le frizioni con la vecchia concezione centralista del Museu Nacional, trovano valida sponda in Wilhelm Schwacke, Fritz Müller e Hermann von Ihering, zoologi tedeschi che vivono in Santa Catarina e Rio Grande do Sul e che, proprio come Derby, dopo le dimissioni dai loro incarichi nel museo della capitale, cercarono di organizzare in modo più specialistico le attività naturalistiche del paese.
Siamo a cavallo del 1890 e le vicende politiche brasiliane (passaggio dall’Impero alla organizzazione repubblicana) si intrecciano anche con la gestione del Museu Nacional e con i suoi botanici naturalisti.
Tra questi, Müller merita una speciale attenzione. Nel 1864, cinque anni dopo la pubblicazione di Darwin della “Origine della specie”, il naturalista tedesco Fritz Müller (1822-1897) sentì la necessità di scrivere un libro intitolato Für Darwin in difesa della teoria trasformista. Müller fu naturalista di grande valore, i suoi studi sul dimorfismo dei crostacei, sul mimetismo degli insetti, sugli incroci delle piante e sulla loro fecondazione riscossero l’ammirazione di Darwin, che intrattenne con lui una fitta corrispondenza e lo citò ripetutamente nelle sue opere scientifiche e nella Autobiografia.
Nel libro Für Darwin Müller sviluppa una complessa analisi della legge di ontogenesi e del mimetismo (mimetismo Mülleriano). Anche il naturalista inglese Henry Walter Bates, (noto alle donne per la sua collezione di farfalle) famoso per la sua spedizione nella foresta amazzonica con Alfred Russel Wallace, elaborò una teoria del mimetismo che sosteneva la teoria dell’evoluzione per selezione naturale (mimetismo batesiano).
Il lavoro letterario di Müller è stato considerato il primo grande libro teorico-scientifico pubblicato in Brasile. Il libro si basava sulla ricerca sperimentale che Müller aveva effettuato in aree di frontiera a Santa Catarina.
Müller è stato un libero pensatore, emblematico il suo tentativo di alfabetizzare ed educare i contadini locali.
Questa sua attenzione al mondo degli ultimi, gli valse presto il disprezzo dei grandi proprietari terrieri (latifondisti), che si tradusse nel licenziamento dal suo incarico di professore presso il “Lyceu di Florianópolis”.
Durante la sanguinosa sollevazione provinciale del 6 settembre 1895, Müller riuscì a salvarsi fortunosamente, morì in povertà dopo due anni, nel Blumenau, Santa Catarina, il principale insediamento tedesco in Brasile.
Chissà se sarà stato proprio Ule a scoprire questa specie o se piuttosto l’ha solo spedita in Europa…

Ringrazio Alberto G. per le notizie su Ernest Ule inviate ad integrazione del post.

Una Masdevallia da premio

Acquistata a Padova da G.& C.I. quella piccola piantina con qualche fiore, prese la strada di Treviso… quasi una sfida per i nostri orchidofili.

… il tempo passa, tutto scorre – scrisse Eraclito – ed anche la Masdevallia, accudita amorevolmente da Gabriella (aspetto le ire funeste di C.I.) è cresciuta senza clamore, ora ha deciso di stupire tutti con questa poderosa fioritura.
Aleggiava già nell’aria la notizia di qualche cosa di sensazionale e ieri, Domenica, son stati a farmi visita, Carlo e Gabriella in compagnia di Giovanni, il “Senatore da Feltre” … casualmente si son presentati con questa splendida, leggiadra ed autunnale Masdevallia in fiore.



Le foto colgono tutta la felicità e l’orgoglio di Gabriella mentre mostra la sua Masdevallia in fiore, protetta amorevolmente da Giovanni… che sembra voler dire in dialetto Feltrino ” hatu vist che te si stata pi brava dei to maestri”😆
Complimenti a nome di Orchids Clb Italia, a Gabriella ed anche a Carlo Ivano per il supporto morale 😉

A proposito, qualche appassionato visitatore del blog conosce il nome di questo clone?
Visto che ci siamo, vediamo se indovinate su che oggetto poggia il vaso della pianta?

Orchidando…ovvero andar per orchidee

Quattro regole utili per gli acquisti
La “pandemia dell’orchidofilo”, sì proprio quella smania che ti assale al cospetto delle orchidee in vendita, che dilaga nelle mostre mercato di orchidee ed anche negli acquisti on line è la famosa febbre del collezionista di orchidee.
E’ la febbre causata dal famoso “orchivirus”, che come sintomo principale inibisce il valore del denaro

Vanda Thananchai – collezione Guido De Vidi – foto 21.03.08
ed amplifica il desiderio di possedere quante più orchidee possibili.
Ogni mostra mercato può raccontare aneddoti simpatici e per certi aspetti grotteschi, tipo indebitamenti temporanei pur di non lasciar scappare una specie rara, oppure, dopo aver fatto incetta di orchidee, dover chiedere 10 euro ad un amico per il pedaggio autostradale di ritorno a casa.
Penso che su questo tema, ognuno di noi abbia qualche storiella da raccontare… che dite? Raccontatela pure, tanto siamo tutti sulla stessa barca 😉

In attesa delle “confessioni” ecco quattro regole d’oro per non farci cogliere impreparati dalla febbre…anche se ho poche speranze di trovare ascolto.
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Dryadella… piccole ninfe delle querce.

Miniature, per molti anni rimaste incluse nel genere Masdevallia

Dryadella, un genere composto da più di 40 specie epifite, distribuite dal Guatemala a sud del Brasile. Il nome generico evoca le Driadi, ninfe degli alberi nella mitologia classica.
La mitologia greca annovera molte ninfe (dal greco antico ????? “giovane fanciulla”), semidivinità della natura. Vi sono molti miti su di esse, questi le associano spesso ai satiri, da cui la tendenza sessuale della ninfomania.
Nella mitologia greca le ninfe erano di diversi tipi: Alseidi, dei boschi e delle foreste. Cure, nutrici di neonati. Driadi, (o Amadriadi) che vivevano ciascuna in una quercia o comunque in una pianta. A differenza di altre ninfe tipo le Oreadi (chiamate anche Orestiadi), le Driadi non potevano mai abbandonare l’albero da loro protetto.
Il genere Dryadella è stato costituito da Luer nel 1978b, p. 207 con la descrizione della specie tipo: Dryadella elata (Luer 1978a, p. 199) Luer 1978b, p. 206.

Le specie più frequenti nelle coltivazioni sono: Dryadella simula e Dryadella edwallii

039Dryadella simula (Rchb.f.) Luer.
Specie epifita senza pseudobulbi, vive ad altitudini da 2000 a 3100 metri, in Colombia, Ecuador e Perú, nelle foreste umide e nuvolose con un periodo secco autunnale.
Dryadella simula è stata descritta da (Rchb.f.) Luer e pubblicata su Selbyana 2: 209. 1978.
Sinonimi:
Dryadella popayanensis (F.Lehm. & Kraenzl.) Luer
Masdevallia popayanensis F.Lehm. & Kraenzl.
Masdevallia simula Rchb.f.3 4

Driadella edwallii Dryadella edwallii [Cogn.]Luer 1978.
Il nome specifico è stato dato in onore di G. Edwall che l’ha scoperta.
Specie brasiliana, vive ad altitudini da 350 m a 1800 m.
Sinonimi: Masdevallia edwallii Cogn.

Coltura
Per dare un parametro alla difficoltà di coltivazione delle Dryadella possiamo considerarle leggermente più rustiche delle Masdevallia.
Possono essere coltivate sia in vaso che su zattera, il segreto sta tutto nel trovare il giusto equilibrio fra umidità sempre alta, luce mediamente filtrata, temperatura moderata (12°-24°) e buona circolazione d’aria. Una brevissima asciugatura fra le bagnature è utile.
Fertilizzazioni moderate.

Il genere Angraecum

Il genere Angraecum è molto variegato, si va da piccole piante con foglie distiche e fiori minutissimi (Angraecum disticum) a piante imponenti con fiori enormi (Angraecum sesquipedale) oppure con steli fiorali lunghissimi (Angraecum eburneum sottospecie superbum).

Collezione Guido De Vidi – diritti riservati
Le varie specie sono impollinate da farfalle notturne e quindi i loro fiori sono di colore bianco per poter essere visti al buio e quasi tutti emanano fragranza solamente nelle ore notturne.
Più avanti nel post faremo una carrellata completa sulla sistemazione tassonomica del genere Angraecum, per ora godiamoci questa foto nella quale si può ammirare la piacevole sproporzione fra la dimensione della pianta e quella del fiore, ecco la scheda:
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