Il corsivo

Se il Tempo Fosse un Gambero

Parafrasando la famosissima commedia musicale, scritta da Iaja Fiastri e Bernardino Zapponi, musiche di Armando Trovajoli, “ Se il Tempo Fosse un Gambero” che debuttò al teatro Sistina di Roma, nel 1985, e volendo, come Adelina nel musical, andare a ritroso nel tempo, si può dire: Orchidee, di Villa in Villa….. nulla di nuovo!… Anzi sì! Si è copiato male.

Il primo importante ciclo di mostre orchidofile in Villa, s’inaugura in quel di Varese, Villa Ponti, a cavallo degli anni 80 – 90.
Allora, in Lombardia operava un nutrito gruppo di collezionisti facenti capo all’ALAO, curata dalla sapiente regia di Corvi e qualificata dalla presenza storica di Nando Natali, grande collezionista orchidofilo Italiano.
Le esposizioni di quel periodo, ebbero diverse peculiarità positive. Ad esempio, l’organizzazione era saldamente in pugno all’associazionismo, che ne determinava ritmi coreografie e spessore culturale: fu in una di quelle manifestazioni che prese corpo il progetto AIO.

Purtroppo i tempi e forse qualche gelosia decretò la fine di quel periodo virtuoso.

Sulle ceneri dell’ALAO, dispersasi nel frattempo in mille rivoli, cominciò a farsi sentire il NORD/EST d’Italia con l’ATAO.
L’ATAO, grande e mitico esempio d’associazionismo popolare non più inteso come lunga mano del mercato, bensì fonte autonoma di progetti, attività ed idee, al punto da fungere da polo d’attrazione d’interessi amatoriali estesi, e del mercato qualificato delle orchidee.


E’ in questo periodo, (95 – 2000) che l’ATAO da il meglio di se, organizzando tra le altre manifestazioni, l’indimenticabile esposizione di Villa Albrizzi Franchetti, a Preganziol di Treviso.
L’armonia del programma, pensato, proposto e costruito dal sottoscritto ( scusate l’auto citazione) con la collaborazione d’insostituibili amici, proponeva per la prima volta, anche l’evento spettacolo.
Il ricevimento, in giardino, alla presenza di un folto pubblico d’amatori e delle autorità pubbliche (Villa Albrizzi Fianchetti è proprietà della Provincia di Treviso) ed orchidofile ( lo staff dell’AIO con un folto gruppo di giudici per il concorso), diede il “la” ad una tre giorni delle orchidee, in cui l’associazionismo fu protagonista e non comparsa.
In quell’evento, si respirava musica, teatro, esposizione amatoriale, commercio.
Inoltre, la manifestazione proponeva momenti di riflessione scientifica e programmatica, sui manifesti pubblicitari si leggeva: “ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ORCHIDEE, A CURA DELL’ATAO”.

Cullati dall’onda virtuosa, arriviamo così ai giorni nostri, con l’intero microcosmo associazionistico che da segni di inspiegabile sedentarietà, al massimo si aspetta che qualche organizzazione pubblica o privata, metta a disposizione spazi, per poter fare capolino con le orchidee in mostra.

In questa situazione, si sedimenta uno strano fenomeno: la confusione dei ruoli.
Esclusa a priori quella fascia commerciale delle piante da “Garden”, vendute quasi tutte all’ormai mitica Signora Maria, l’amatorialità organizzata, non è più in grado di promuovere idee ed azioni che portino ad iniziative espositive autogestite, con il mercato invitato; aspetta invece che sia il commercio a dare l’iniziativa, praticamente lo rincorre e ne diventa indispensabile comparsa.

Nonostante l’enfatizzazione delle varie comparse, con buona pace degli organizzatori, le recenti mostre in Villa, non ultima Villa Manin per quanto concerne le orchidee, si sono caratterizzate proprio per il ruolo marginale dell’associazionismo Italiano.

Quando si partecipa ad esposizioni, bisogna tirar fuori le piante dalle serre e partecipare senza remore, gelosie ed esclusioni: la gente desidera vedere orchidee, tante e belle: tutto il resto è accessorio.

Con ciò, non intendo sminuire il valore delle esposizioni, (compresa Villa Giulia di Pallanza) né tanto meno sottovaluto il volontariato, cerco solamente d’essere realista, e di dare una scossa.

Non serve? Menzionatemi una sola vera esposizione, ideata, costruita, condotta e gestita in primis dalle associazioni, negli ultimi due anni in Italia.
Padova? Scusate ma a mio avviso, anche a Padova l’associazionismo è stato un convitato di pietra.
… se il tempo fosse un gambero….purtroppo, come succede ad Adelina nel musical, non è così facile…

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5 risposte a Il corsivo

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