Archivi annuali: 2006

Orchidee di primavera…continuazione

Prosegue, geograficamente parlando, verso nord il viaggio inizato da Carlo Ivano e Gabriella in una valle tra le prime in provincia di Belluno, poco distante dal confine con la provincia di Treviso.
La valle in questione è quella di Schievenin più nota ai più non tanto per il suo interesse prettamente naturaliastico quanto per le sue palestre di roccia gettonatissime tra gli arrampicatori ed i freeclimbers.
Già luogo di scoperta nel mio post precedente della Cephalanthera longifolia, nella medesima zona ho rinvenuto altre specie di orchidee spontanee site, in questo caso, in un ambiente molto diverso dalla precedente.

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Orchis tridentata foto sopra

Eccezion fatta per la Orchis tridentata Scopoli che nel suo cromatismo più scuro ho trovato al limite esterno di un noccioleto in un prato e per la Dactylorhiza maculata (Linnaeus) Soó fotografata ai margini

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Dactylorhiza maculata (foto sopra a sinistra) – Neottia nidus-avis (foto sopra a destra)

del torrentello che scorre in fondo alla valle, le altre sono state tutte rinvenute all’interno del noccioleto in condizioni di luce scarsa
 width= data la copertura delle fronde dei noccioli su terreno soffice e ben umido in mezzo ad una distesa di pervinche.

Le tre orchidee in questione, o meglio due dato che la terza è sempre la Orchis tridentata ma con un cromatismo più chiaro dettato probabilmente dalle condizioni di luce più scarse sono:
Listera ovata (Linnaeus) R. Brown
(foto a sinistra)
Neottia nidus-avis (Linnaeus) L.C. M. Richard

La giornata è conclusa con una leggera pioggia gisto ad omaggiare una mattinata di domenica dedicata a “scarpinare” a destra e a manca tra rocce calcaree roveti e quant’altro si possa trovare in un sottobosco.

Orchidee di primavera di G. & C.I.

Mai come in questo periodo nel nostro territorio Veneto, dai litorali alla Pedemontana, si possono ammirare così vaste e varie fioriture di orchidee spontanee.

Il percorso, uno dei tanti da noi effettuati per confermare siti già conosciuti da noi e che comunque riservano sempre nuove sorprese o alla ricerca di nuovi, ci porterà in tre province Venete: Venezia, Padova e Treviso.

Partendo dal confine con il Friuli Venezia-Giulia, dove alle foci del Tagliamento (Bibione) troviamo Cephalanthera rubra (L.) L.C.M. Richard “Elleborina rosea”. (foto in alto a sinistra)

Dai confini del basso Friuli al litorale Veneziano
Abbandoniamo l’alto Veneziano, ci spostiamo lungo la costa Adriatica e precisamente nella pineta del Cavallino (Jesolo) per ammirare questo magnifico esemplare di Epipactys helleborine alto più di 90 cm:

Epipactys helleborine (L.) Krantz.
Nota anche con il nome di”Elleborina comune”. (foto sopra)
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Dendrobium chrysotoxum: scheda

Bagliore giallo

Dendrobium chrysotoxum – Collezione Guido De Vidi – foto 01.06.06 – Diritti riservati


Dendrobium chrysotoxum Lindley 1847
Sezione: Callista
Sinonimi: Callista chrysotoxa (Lindl.) Kuntze 1891- Callista suavissima Kuntze 1891- Dendrobium suavissimum Rchb.f 1874

Specie botanica epifita, con pseudobulbi fusiformi portanti foglie (4-5) apicali, lanceolate. E’ nativa della Birmania, Laos, Tailandia, Cina e India.
Nelle nostre collezioni Europee il Dendrobium chrysotoxum fiorisce in primavera: Aprile-Maggio.

Questo generosissimo Dendrobium è conosciuto anche come “Orchidea di Dai”

Nello Yunnan, Cina del Sud, vive la minoranza culturale “Dai” di religione buddista, che ama molto i fiori. I loro fiori preferiti sono quelli del Dendrobium chrysotoxum , perchè propongono il colore giallo/arancione, lo stesso della loro religione e fioriscono esattamente nel periodo delle feste d’Aprile.

Le popolazioni di quelle terre coltivano con passione, esemplari di Dendrobium chrysotoxum , sistemandoli sui tetti delle loro case e sui rami degli alberi: immaginate che botta di colore e luce.
Questa specie botanica è veramente resistente e molto duttile: può tollerare una vasta gamma di situazioni climatiche e colturali.

I coltivatori smaliziati dicono: “Procurati una pianta di Dendrobium chrysotoxum , per metà anno bagnala a volontà, l’altra metà dell’anno tienila secca, ma sempre in piena luce e vedrai sempre bellissime fioriture, che dureranno quasi un mese intero.”
Proprio così non è…ma poco ci manca: l’esemplare della foto rimane appeso nella parte alta e luminosa della mia serra tutto l’anno con poca acqua durante la fase del semi riposo, più abbondante nei mesi che precedono la fioritura e, poco fertilizzante.

In coltivazione si consiglia di tenere quest’orchidea in vaso: nei luoghi d’origine si sviluppa bene in magri anfratti rocciosi o sugli alberi.

Ascocentrum curvifolium

Una specie molto solare
Pianta fantastica, esemplare da esposizione…da far impazzire i giudici.
Questa orchidea sarà presto esposta a Salzano VE in occasione della locale festa popolare dove il nostro Club collaborerà con gli amici delle piante carnivore.

Ascocentrum curvifolium – Collezione Guido De Vidi – foto 31.05.06 – Diritti riservati

Ascocentrum curvifolium (Lindl.) Schlecter 1913
Ascocentrum rubrum (Lindl.) Seidenf. 1988
Gastrochilus curvifolius O.Ktze. 1891
Saccolabium curvifolium Lindley 1833
Saccolabium miniatum Hooker not Lindley 1862
Saccolabium rubrum Lindley 1828

Tribù: Vandeae
Sottotribù: Sarcanthinae

La specie, scoperta nel Nepal è stata descritta con il nome di Ascocentrum curvifolium, nei primi anni del diciannovesimo secolo, ma è stata inviata in Europa al Dr. Wallich molti anni prima. J.Lindley forse la descrisse per la prima volta, nel 1833 con il nome di Saccolabium curvifolium.
Ascocentrum curvifolium è certamente la specie più rappresentativa del genere, anche se nelle collezioni non è molto frequente poterla ammirare.
Il colore molto luminoso (arancio o rosso/rubra) dei fiori, rende questa specie molto ricercata per le ibridazioni intergeneriche: le Vandaceae ibridate con A. curvifolium producono discendenti con piante molto più piccole e compatte rispetto alla dimensione del genitore Vanda, ma con i fiori grandi come quelli delle Vanda e spesso con la luminosità di quelli dell’ A. curvifolium.
Recentemente la varietà a fiori rossi è stata separata daA. curvifolium ed ora è da considerarsi specie distinta con il nome di: Ascocentrum rubrum.
Il fogliame lungo e ricurvo è la caratteristica evidente di A. curvifolium, ma ciò nonostante questa specie è stata spesso confusa con A. garayi che, seppur anch’essa con le foglie tronche e seghettate in punta, quest’ultime sono più corte, rigide e tozze.
E’ un’orchidea epifita a sviluppo monopodiale, predilige temperature calde e molta luce (in serra va tenuta nella parte più alta con pochissima ombreggiatura).
Fiorisce in tarda primavera. Consiglio di coltivare questa specie su cestini con asticelle di legno, substrato di bark grosso e sfagno (lo sfagno assume importanza nella prima fase di crescita della pianta).
A. curvifolium non richiede particolari periodi di riposo. Ad ogni modo tenuto conto che va collocato nella parte più calda, luminosa e secca della serra, richiede bagnature abbondanti soprattutto durante la fase vegetativa.
Attenzione alle bagnature invernali, le basse temperature ed il ristagno d’acqua producono marcescenze
Leggete anche questo post per vedere gli sviluppi dell’esemplare.