Ansellia africana: l’affascinante orchidea leopardo

Ansellia africana, affascinante, maestosa, nota anche con il nome di “Orchidea leopardo”

Genere monotipo
AUTORE: Lindley
PUBBLICAZIONE: Edwards’s Bot.Reg.30:sub 12(1844)
SOTTOFAMIGLIA: Epidendroidae
TRIBU’: Cymbidieae
SOTTOTRIBU’: Eulophiinae
SPECIE: Ansellia africana

Ansellia africana è l’unica specie del suo genere, ma compensa il piacere della sua coltivazione con una grande variazione della pigmentazione dei fiori e con le dimensioni delle piante.
anselliaafricanaAnsellia africana Lindl. 1844
Sinonimi: Ansellia africana var. australis Summerh.-Ansellia africana var. nilotica Baker 1875 – Ansellia confusa N.E.Brown 1886 – Ansellia congoensis Rodigas 1886 – Ansellia gigantea Rchb.f 1847 – Ansellia gigantea sottosp. nilotica (Baker) Senghas 1990 – Ansellia gigantea var. nilotica (Baker) Summerh. 1937 – Ansellia humilis Bulliard 1891 – Ansellia nilotica [Baker]N.E.Brown 1886 – Cymbidium sandersoni Harv. 1868

Ansellia africana è stata scoperta nel 1841 da John Ansell (x-1847), botanico inglese al seguito di una spedizione sul fiume Niger nel Sud Africa ed in suo onore ne porta il nome.
I primi esemplari furono trovati sull’isola Bioko (durante il periodo coloniale nota anche con il nome di Fernando Po), situata lungo la costa africana del golfo di Guinea.
L’unica specie del genere, denominata Ansellia africana è conosciuta anche con il nome comune di Orchidea leopardo, (Luiperdorgidee) in lingua afrikaner, e (Imfeyenkawu) in idioma zulù.

Dove vive
Questa specie è endemica in una larga fascia dell’Africa tropicale: Namibia, N. Botswana, Swaziland ed in Sudafrica nelle provincie del nord, principalmente nelle valli calde e asciutte dei fiumi e delle zone costiere a 700 metri sul livello del mare; occasionalmente può essere trovata anche ad altezze maggiori, oltre 2000 metri.
E’una pianta epifita di grandi dimensioni a sviluppo simpodiale, raramente terricola, che si ambienta bene in piena luce sulle alte ramificazioni degli alberi ed in zone geografiche con lunghi periodi di siccità.

Caratteristiche morfologiche
Ceppo di Ansellia africana in natura – foto web
In natura l’Ansellia africana cresce e si sviluppa con facilità, formando grandi ceppi spettacolari aggrappati ai rami alti degli alberi.
La caratteristica particolare di questa pianta è la struttura del suo apparato radicale costituito da bianche radici aghiformi rivolte verso l’alto, come nei Grammatophyllum, che formano dei cestini attorno agli pseudobulbi, dove vanno a cadere e a decomporsi foglie e detriti vari, dei quali la pianta si alimenta.
Gli pseudobulbi dell’Ansellia africana possono svilupparsi fino a raggiungere anche 60 centimetri di lunghezza, e considerata la facilità del loro incespimento non è difficile incontrare in natura, gruppi di piante di oltre una tonnellata.

Le infiorescenze
Questi pseudobulbi producono 6–7 foglie laterali, strette, linguate, lanceolate, acute e plicate, all’apice delle quali in tarda primavera inizio estate spuntano infiorescenze panicolate, lunghe anche 80 centimetri, portanti più di 100 fiori di 6 cm delicatamente profumati. Il labello è trilobato e strutturato in tre sezioni gialle, sepali e petali sono gialli verdastri, maculati, con macchie marroni a volte appena visibili in altri casi marcatamente più scure.
In realtà, gli steli fiorali, seppur formatisi nella parte apicale degli pseudobulbi, escono dalle ascelle delle foglie.
I fiori sono impollinati dai lepidotteri di hawk, che li visitano durante la notte, quando emanano la loro dolcissima fragranza.

Coltivazione
In coltivazione è molto importante rispettare il periodo secco (alla stessa stregua dei Dendrobium a foglia caduca), mentre nella fase vegetativa l’Ansellia africana richiede umidità costante, molta luce (quasi diretta solare) e temperature da serra calda.
Durante la fase asciutta, questa orchidea sopporta bene temperature basse, che occasionalmente e per brevi periodi possono anche scendere sotto zero.
Questa specie si sviluppa molto bene in vasi con substrarto di corteccia grossa, sistemati nella parte più luminosa e calda della serra. Può essere coltivata anche fuori serra, ma come si è scritto sopra, richiede grandi spazi e molte attenzioni nel periodo secco.
Il rinvaso va fatto normalmente ogni due anni: le piante sono piuttosto affamate di sostanza organica, qualche coltivatore simula l’ambiente naturale, dove le foglie cadono sopra le radici, creando uno strato di “pacciamatura” con foglie di betulla o di carpine e detriti vari.
L’umidità deve essere superiore al 50%, ideale il 70% in estate e 60% in inverno. Queste piante richiedono una buona ventilazione, soprattutto quando l’umidità è alta. Il clima delle regioni dove crescono è molto caldo e secco con temporali estivi;gli inverni sono più freschi e asciutti con consistenti rugiade notturne.
Alla fine della fioritura (generalmente in primavera) ridurre irrigazione al minimo. Per evitare un eccessivo ringrinzimento degli pseudobulbi è utile nebulizzare di tanto in tanto. Aumentando i livelli di luce si induce la fioritura, intorno a settembre / ottobre si aumenta l’irrigazione, evitando di bagnare i germogli freschi (se bagnati marciscono) e si alimenta regolarmente fino alla completa maturazione dei nuovi pseudobulbi, a questo punto si riducono di nuovo le bagnature.

Curiosità, miti e leggende
Si racconta che sui ceppi di Ansellia africana siano stati visti fare i loro nidi anche rapaci notturni, fra cui l’enorme Gufo reale (Bubo bubo), paragonabile per dimensione e rapacità all’Aquila reale.
I guaritori delle tribù Zulù in Sud Africa, usano gli pseudobulbi di questa orchidea per fare un tè che è usato come “emetico”, mentre nello Zambia usano le foglie per fare un tè da usarsi come rimedio alla follia.
Nelle tradizioni popolari africane, questa orchidea è usata per creare fascino in amore, per allontanare i brutti sogni, per scacciare i fulmini dalle fattorie ed inoltre gli esemplari di questa orchidea sono molto ricercati per addobbare i giardini.

Paphiopedilum Ma Belle

Collezione rio Parnasso, prima fioritura di un ibrido primario da seedling: Paph. Ma Belle (P. bellatulum ‘dalmation’ x P. malipoense ‘Spring Green’)
Occasione per dedicare a qualcuno il nome di questo cultivar, aspetto le vostre proposte.

Ibrido primario fra i più desiserati dai collezionisti: Paph. Ma Belle. Un delizioso incrocio di un parvisepalum cinese e un brachypetalum, i suoi fiori gialli e verdi sovrastano con orgoglio l’attraente fogliame screziato. Il risultato morfologico più evidente è il significativo accorciamento dello stelo fiorale rispetto a quello del suo genitore Paph. malipoense, mentre rimane immutato il fascino del reticolato bordeaux sui suoi ampi petali, colore evidenziato anche nello staminode.

Dati di registrazione: from RHS Sander’s List.
Paphiopedilum Ma Belle {Orchid Zone(T.Root)09/04/1992}
Genus : Paphiopedilum
Epithet : Ma Belle
Synonym Flag : This is not a synonym
Registrant Name : Orchid Zone
Originator Name : T.Root
Date of registration : 09/04/1992
Seed parent : (Paph.) Paphiopedilum malipoense S.C.Chen et Z.H.Tsi, 1984
Pollen parent : (Paph.) Paphiopedilum bellatulum (Rchb.f.) Stein, 1892

25 Aprile a Spercenigo, orchidea nera & salsicce mezzanotte

Anteprima!
Aspettando il 25 Aprile a Spercenigo, Floridee organizza l’esilarante mostra di orchidee con sorpresa “effetto giallo” a mezzanotte.
Sulle orme di Nero Wolfe e le sue fantasmagoriche ricette di cucina… seguiranno notizie più dettagliate, per ora entriamo nell’atmosfera a metà fra noir e giallo.

Sulle orme di Nero Wolfe, cercando una ricetta per rendere unica la mostra di orchidee del 25 Aprile a Spercenigo…fantasie e sogni possibili.

“Nella vita tutto – tranne la coltivazione delle orchidee – deve avere uno scopo”.
… ed allora mettiamoci nelle mani di Lucullo!
Intervista impossibile
…Sono a New York nella Trentacinquesima Strada di fronte alla famosissima casa di arenaria dove vive Nero Wolfe. Sono in anticipo di una ventina di minuti, ma fa freddo e nevica; decido di non aspettare. Busso.
Coelogyne pandurata collezione rio Parnasso
La porta si apre e compare un esile ed impeccabile figura: Mi chiamo Archie Goodwin. E voi?
Buona sera, mi manda Floridee, gradirei conversare col signor Wolfe a riguardo di quell’introvabile orchidea nera e della famosa ricetta “salsicce mezzanotte” che tanto lo deliziarono da giovane.
A.G. — Il signor Wolfe non è in casa – è fuori sede per partecipare al convegno culinario dei quindici migliori cuochi del mondo – sono spiacente.
Non fa niente, grazie lo stesso, leggeremo i suoi prossimi romanzi.

Nero Wolfe
Quando non è impegnato a mangiare, a curare le sue orchidee o a leggere i suoi libri — è un genio nello smascherare i criminali, senza mai dover uscire dalla sua casa di arenaria sulla trentacinquesima strada ovest di New York, comodamente seduto alla sua scrivania a sorseggiare birra o impegnato con le sue orchidee nella serra al terzo piano.
Solo quella volta era fuori casa, proprio il giorno della nostra visita, per presenziare al convegno di alta cucina…

…..”Non mi resta ancora molto da vivere, non ho più molti libri da leggere, ironie da cogliere, pranzi da gustare – Sospirò a occhi semichiusi, poi li riaprì. – Cinquemila dollari. Odio mercanteggiare“.
Con un mix di perentorietà e di sornionesco pietismo verso se stesso, Nero Wolfe, il ciclopico investigatore-gourmet creato da Rex Stout, su quel treno che lo sta portando verso il convegno dei quindici migliori cuochi del mondo, tenta il tutto per tutto. L’oggetto del desiderio sono le “salsicce mezzanotte”, di cui si era deliziato un giovane Nero Wolfe, all’inizio della carriera; la controparte è Jéròme Bérin, il creatore della ricetta segreta, a suo tempo inseguito attraverso il Mediterraneo sino al Cairo fino a perderne le tracce.
Il destino sembra ora favorirlo, facendoglielo ritrovare sullo stesso convoglio e diretto alla stessa meta. Ma siamo solo all’inizio del romanzo dal promettente titolo, “Alta cucina”, e l’epilogo gastronomico non avverrà che all’ultimo respiro del giallo, quando il nodo delittuoso sarà sciolto, naturalmente ad opera di Wolfe. Ma allora sull’altro piatto della bilancia ci sarà un peso ben diverso: Jéròme Bérin, sospettato dell’omicidio di uno degli chef partecipanti al simposio, deve infatti la vita all’investigatore che, scendendo a livelli di mero mercanteggiamento, non si lascia sfuggire l’opportunità di farlo pesare, previo un sottile gioco psicologico. “- Be’…- Wolfe sospirò. – Se non volete accettarlo come gesto di amicizia, sia pure. In questo caso l’unica cosa che posso fare è presentarvi il conto. Il che è semplice. Se fosse possibile fare una valutazione precisa dei servizi professionali che vi ho reso dovrebbe essere altissima, poiché i servizi sono stati eccezionali. Così… visto che insistete per pagare… mi dovete la ricetta della salsicce mezzanotte”. Le spire del Nero pitone si avvolgono inesorabilmente intorno al collo della vittima, che tenta di divincolarsi: ” – Cosa? -Bérin gli lanciò un’occhiataccia. – Puah! Ridicolo“. Ma il pitone non allenta la presa… “– Come ridicolo? Mi avete chiesto voi cosa mi dovevate. E io ve l’ho detto” …se non quel tanto per lasciare il fiato di sigillare la trattativa.
” – Bah! – Sbuffò Bérin. – È un ricatto”. Obtorto collo, e a patto che la ricetta non sia rivelata a nessuno al mondo, Bérin si decide a rivelare la magica alchimia. Solo nel 1938, dopo cinque anni dalla morte di Jéròme, Fritz, il cuoco svizzero a servizio di Wolfe, la usa in “Orchidee nere”, ma assolutamente priva di dosi. La ricetta è pubblicata ne “Le ricette di Nero Wolfe”, così come aveva voluto il suo creatore: “II signor Bérin disse a Wolfe che esse variano a seconda del clima, della stagione, delle personalità che preparano il piatto, dei cibi che si mangiano prima e dopo le salsicce, e del vino che viene servito”.

Salsicce mezzanotte
Ingredienti
Cipolla – aglio – grasso d’oca – brandy – vino rosso – brodo di manzo – timo – rosmarino – zenzero – noce moscata – chiodo di garofano – pane grattugiato – bacon – lonza – oca – fagiano – sale – pepe nero – noccioline di pistacchio – intestini di maiale.
Tritate le cipolle e 1 spicchio di aglio poi rosolateli nel grasso di oca. Versate prima il brandy fino a coprire le cipolle, poi il vino rosso e il brodo di manzo in quantità doppia rispetto al brandy. Aggiungete un pizzico di timo e di rosmarino e spolverate con zenzero, noce moscata e con un’idea di chiodo di garofano. Cuocete a fuoco lento per 10 minuti e aggiungete pane grattugiato sufficiente a ottenere una polpa. Cuocete ancora per 5 minuti. Aggiungete prima il bacon bollito e l’arrosto di lonza, poi l’arrosto di oca e di fagiano, in quantità doppia rispetto alla lonza. Tutta la carne deve essere sminuzzata. Condite con sale e con una generosa dose di pepe nero, aggiungete del pistacchio e lasciate cuocere a fuoco lento finché l’impasto di carne abbia la consistenza del ripieno di una salsiccia fresca. Raffreddate completamente. Lavate e scottate gli intestini di maiale. Riempiteli con l’impasto di carne, strozzando di tanto in tanto con del filo per ottenere le salsicce. Cuocetele nella griglia del forno, dopo aver bucato qua e là la pelle.
A comprensione della maestria di cui Fritz è capace, segue il menù orchestrato per la cena organizzata da Lewis Hewitt, milionario americano amante delle orchidee, in cui si ritrovano annualmente i Dieci per l’Aristologia, gruppo di edonisti che persegue la perfezione nel bere e nel mangiare.

Blinis con panna acida
Zuppa di tartaruga
Passera di mare al vino bianco
Salsa di cozze e funghi
Arrosto di fagiano
Porcellino di latte
Crocchette di castagne
Insalata con salsa pioggia del diavolo
Formaggio

Durante quella cena sfortunatamente venne avvelenato uno degli ospiti (la panna acida era spruzzata d’arsenico), ma poiché Fritz era incolpevole la cena risultò superba. Includiamo la ricetta della panna acida, una costante della cucina dell’Est adottata per condire moltissime ricette.
Per ottenere la panna acida, mettete 1 tazza di in un vaso di vetro sterilizzato. Aggiungete 2 cucchiai di latte fermentato, coprite il vaso e agitate vigorosamente. Aggiungete un’altra tazza di panna, coprite e agitate ancora. Lasciate riposare per 24 ore al caldo, mettete nel frigorifero per altre 24 ore.
Oltre ad essere un amante e grande intenditore di birra, Nero Wolfe è noto per il suo debole nei confronti del Martini, di cui riportiamo una ricetta, nata negli States negli anni ’30-40′, dal nome di “Adonis”:

2/3 Sherry Fino muy seco
1/3 Martini
1 goccia d’Orange bitter

Si prepara nel mixing glass e si versa nel bicchiere “old fashion” con ghiaccio, senza decorare.
Un altro liquore che spesso interviene nelle misture americane è il Gin, come per “Caruso”, ispirato al celebre cantante italiano, che in America ha avuto particolare successo agli inizi del XX secolo, quando sui palcoscenici furoreggiava la voce del grande tenore.

1/3 Dry Gin
1/3 Vermouth Dry
1/3 Liquore di menta verde

Si shakera e si versa nel bicchiere “old fashion” con ghiaccio, senza decorazioni.

Note:
1 -la cena con effetto giallo può iniziare non prima delle 22 del 24 Aprile e le salsicce saranno servite rigorosamente a mezzanotte: gli invitati si dovranno presentare con l’orchidea nera all’occhiello.
2 – parte dei testi e delle foto sono tratti dal materiale divulgativo di “ a qualcuno piace giallo 4a edizione” a cura della Provincia di Brescia, che ringraziamo per l’utilizzazione.

Per un pugno di dollari… pardon, di euro

Breaking news

Premio orchidea o meglio “Orchidea award” 2017… la miglior orchidea in mostra vale 20 Euro, ancor peggio, 20 euro in buono sconto da consumarsi nella serra del garden di periferia che organizza “l’evento” , questa è una pubblicità che si legge su Fb, e ad assegnare questo “ambito premio” interverrà in giudizio il manipolo di Vistorta.
Pazzesca la deriva commerciale, le orchidee meritano altro, dio salvi le orchidee dalla follia commerciale e dall’ignoranza.

Floridee… nuove idee nell’orchidofilia

Floridee, il manifesto.
La parola “manifesto” evoca sempre importanti avvenimenti storici in tutti i campi della vita associata.
Quando si materializza l’esigenza di annunciare un nuovo corso lo si fa con un manifesto, poco importa se sarà cartaceo o digitale, sarà solo questione di disponibilità tecnologiche del preciso momento storico nel quale avviene.

Floridee , come si può ben vedere nella foto, nasce a Pordenoneorchidea, proprio nella veste storica di manifesto murale e l’occhio del lettore attento noterà di sicuro che appare solamente il titolo. Volutamente. Volutamente è stato affisso “bianco”, volutamente per lasciare libero tutto lo spazio ideale da costruirsi insieme a quanti vorranno riempirlo.

Si dirà: ANCORA! Sì, ancora, e la voglia di “conoscere” la si è “toccata con mano” proprio durante le giornate di Pordenoneorchidea, ricche di phatos e di amarcord.
I “mi ricordo”, le domande e le conversazioni dei tanti appassionati presenti lasciavano trasparire sentimenti di gioia per la bellezza delle orchidee in mostra, ma per certi aspetti anche di delusione. Nell’Italia dell’orchidofilia si commettono da tempo, errori, a volte in buona fede, ma spesso pacchiani e finalizzati ad interessi che nulla hanno a che vedere con lo spirito orchidofilo amatoriale.
Ecco che questo manifesto, bianco e libero da incrostazioni, può diventare un’occasione unificante. Conversando con gli orchidofili senza tessera… e sono tanti, ci si accogre che le Associazioni locali cioè tutte quelle la cui attività risulta di fatto, circoscritta ad ambiti territoriali, rappresentano solo una piccola fetta dell’amatorialità e spesso capita che se la contendano fra loro. A tal proposito, durante le giornate di Pordenoneorchidea ho avuto modo di vivere siparietti divertenti del tipo: “Buongiorno Guido, sono della sua Associazione”“Quale?” – rispondo – “mi ha iscritto proprio lei, qui, l’anno scorso”… replica la signora, ed ecco che devo spiegare anche l’inspigabile, storie di sopprusi di miserie intellettuali e di conflitti di interesse.
Io sogno da sempre un’orchidofilia italiana unita e per vedere realizzato il mio sogno mi sono sempre prodigato, a volte sbagliando, ma sempre in buona fede e ammettendo i miei errori.

Si dirà: e allora?
A mio avviso si può partire dall’esistente cioè dalla presa d’atto che a livello nazionale ed internazionale, per storia e per rappresentatività in Italia esiste solamente un’Associazione di riferimento ed è attorno a questa evidenza che si potrebbe costruire una forte rappresentarza del mondo italiano delle orchidee.
Sto parlando dell’AIO, che a volte ho criticato aspramente, che spesso ho contribuito a mantenerla in vita, che ora non sto millantando nessun titolo per rappresentarla o per farne parte, ma che volenti o nolenti è da lì che si può partire… rafforzandola, magari.
Ecco, questo è il messaggio che intende divulgare Floridee, un manifesto bianco che non vuole diventare Associazione, ma solamente luogo di discussione: un Agorà, per l’appunto.
Ce la faremo? Bella domanda alla quale non so rispondere.