Amarcord, la mostra di Cattolica

Correva il mese di maggio del 2009 …come quelle piacevoli sensazioni che ti scivolano via mentre le stai vivendo.

Non me la sento di definirla poi tanto piccola quell’esposizione… più di settanta specie esposte e tutte rigorosamente provenienti da serre amatoriali.
Il set espositivo importante – sala conferenze del museo della regina – ed allo stesso tempo intimo, rilassante e molto armonico. Nella sua rappresentazione architettonica, mostrava, anzi, quasi custodiva una sobria e ben articolata coreografia espositiva, buttata lì di getto la sera prima, come si usa fare in un dipinto impressionista, il tutto in poco meno di due ore.

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Il pubblico c’è stato, non le folle oceaniche – nessuno le aspettava – ma un flusso continuo di appassionate ed appassionati orchidofili a godersi le deliziose fioriture di orchidee esotiche inusuali.

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Un grazie grande grande a Roberta e Federico di Cattolica, che hanno dato l’anima a questa mostra: non è facile mettere insieme tutti i tasselli, soprattutto quando si dà la prima! Grazie anche all’AERADO ed ai suoi dirigenti che hanno voluto presenziare a questo evento con piante fiorite, provenienti dall’orchidario della loro Associazione. Lasciatemi immaginare questa collaborazione spontanea come un evento propedeutico alla nascita di una bella manifestazione orchidofila annuale, che abbracci tutta la costa adriatica.

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http://www.orchids.it/2009/05/03/la-mostra-di-cattolica-il-giorno-dopo/#

Orchidee dipinte da Mila
Stanno diventando ormai inseparabili, i dipinti di orchidee proposti dalla nostra pittrice “Mila”.
Le opere di Mila collocate quasi ad abbracciare il set espositivo, donano all’atmosfera delle nostre esposizioni, già di per se felpata, un ulteriore e giusto tocco di classe.
Lorella Castellan in arte “Mila” dipinge con armonia e leggiadria, trasferendo in delicati ed a volte anche decisi acquerelli, emozioni e simbiosi, tra arte figurativa e trasposizione tridimensionale della realtà.
Nella foto in alto si può ammirare uno dei suoi quadri esposti in questa mostra raffigurante dei fiori di Lycaste, sul quale si riflette la mostra… stupendo esempio di spazio metafisico.

Orchidee esposte, piccola rassegna fotografica: iniziamo con questo esemplare di Vanda tricolor var.suavis, vista in tre dimensioni.

La nostra attività
L’esposizione è durata solo un giorno “proprio una bella giornata” forse troppo poca, ma intensa e bella.

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Storie: Efesto, un trono per le orchidee

L’idea del bancale intelligente.
Quel giorno ero intento a costruire in loco i bancali per la nuova serra, quando mio figlio (tecnologico ante litteram), guardandomi con fare compassionevole esordì: “Così non va caro papà! Il bancale dovrebbe essere modulare e componibile, solo così potrà soddisfare tutte le esigenze, in serra saranno usati vari moduli fino a raggiungere le dimensioni di ingombro desiderate” – e concluse – “nelle coltivazioni casalinghe potrà starci il modulo base che non dovrà superare l’ingombro di uno o due metri: IKEA insegna”.

Efesto Vulcano forgia le folgori

E’ così che cominciò a frullare nella mia testa, l’idea del “bancale intelligente”, di poco ingombro, componibile con facilità, resistente e modulare. Quasi ogni giorno il mio pensiero andava a quel vecchio fabbro, conosciuto anni fa in Grecia a Cleo, piccolo paese dell’Isola di Lesbo.

Foto: Vulcano forgia le folgori per Giove Pieter Paul Rubens (Siegen, Vestfalia, 1577 – Anversa 1640)

La sua bottega era poco più che una grotta buia dalle pareti scure, informi, con il pavimento fatto di unti sedimenti polverosi, ma dalle sue mani uscivano dei veri capolavori. Chissà, forse era la reincarnazione di Efesto, nella mitologia greca e Vulcano in quella latina, dio del fuoco e dei fabbri.

Mitologia, fonte di ispirazione
Efesto, divinità greca del fuoco, figlio di Zeus e di Era, nacque zoppo, e per questo la madre lo gettò dall’Olimpo in mare, dove fu raccolto dalle ninfe Eurinome e Tetide. Si racconta che Efesto per vendicarsi della madre le costruì un trono d’oro con dei lacci inestricabili per chi vi si fosse seduto; Era vi rimase avvinta e per scioglierla, Dionisio convinse Efesto a risalire nell’Olimpo per liberarla dai legami che egli solo sapeva districare. Da allora Efesto è il dio dei fabbri ed è a lui che abbiamo chiesto collaborazione per creare: il trono per le tue passioni verdi.


Il bancale intelligente
A dire il vero non è stato proprio Efesto a dar vita al bancale “guido”, ma quello che vedrete in sequenza fotografica è opera di un bravo artigiano modenese, creato su mio progetto commissionato da SerreGiardini, che lo produce e vende.

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Nasce il “Bancale Guido”
Come si può vedere nelle foto, ecco tutto l’occorrente per costruire una unità modulare a tre gradini con alzata di 2 m x 1,5 di lunghezza.
I moduli sono facilmente componibili e sono stati studiati per resistere all’aggressione degli agenti esterni attraverso una verniciatura integrale a caldo. il peso complessivo del colle è di circa 30 Kg.

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Sono sufficenti 6 bulloni – et voilà – l’intera struttura sta in piedi. Questa può essere singola (con tre gradini di lato, vedi foto) e appoggiata a parete, oppure doppia e sistemata nella parte centrale della serra. Il tutto è regolabile in altezza a seconda degli usi e dei luoghi.
L’alzata è stata studiata per ospitare piante sistemate su zattera, ma anche, vista la sua maglia spessa e resistente, può essere attrezzata come giardino pensile dove poter creare gli habitat per alloggiare miniature di varia natura: Orchidee, Tillandsie, Succulente ed altre essenze da collezione.
Sappiamo tutti che le piante su zattera asciugano più velocemente rispetto a quelle in vaso, per questo motivo, sul lato più alto della griglia verticale saranno sistemati gli ugelli dell’impianto nebbia.

Ecco le prime regine sedute sul “trono” di EFESTO, pare si siano trovate bene.
Al netto di piccole ed eventuali modifiche, questo “bancale intelligente” è già disponibile nel mercato delle serre amatoriali: ovviamente è già brevettato. Per informazioni di vario genere ecco il link: http://www.ideaserra.com/228-bancale-guido-alto.html

Maxillaria cucullata

Maxillaria cucullata

Genere: Maxillaria Ruiz. & Pav., 1753 è un ampio genere della famiglia delle Orchidacee. Il nome scientifico deriva dal latino maxilla, che significa “mascella”, forma evocata dalla colonna e dalla base di alcune specie appartenenti a questo genere. Specie: Maxillaria cucullata Lindl. 1840. Il nome di specie trae origine dalla parola latina “cucullus”, che significa cappuccio, in riferimento alla forma avvolgente dei sepali laterali sopra il labello. Sinonimi: Camaridium cucullatum, Maxillaria atrata, Maxillaria galeata, Maxillaria praestans, Maxillaria rubrilabia, Psittacoglossum cucullatum. Questa specie è stata descritta da John Lindley nel 1840.

Descrizione: Maxillaria cucullata è endemica in Messico, nella maggior parte dell’America centrale e nella parte settentrionale del Sud America. Cresce in forma epifita sugli alberi, ma anche sulle rocce e sul terreno. Vive nelle foreste densamente umide, ma anche in aree antropizzate quali le piantagioni di caffè, pascoli e nelle foreste pluviali montane. Si trova ad altitudini di 1500-2300 m, ma anche a quote più basse e/o superiori.
La pianta è di dimensioni ridotte, raggiunge i 50 cm di altezza, con piccoli pseudobulbi da 2,5-9,5 cm di lunghezza, 1-3 cm di larghezza, avvolti quasi completamente da diverse guaine e con una sola foglia che può raggiungere 11-40 cm di lunghezza e 1-5 cm di larghezza. Questa orchidea fiorisce in autunno inizio inverno su infiorescenze solitarie e profumate. I fiori di 4,5 cm. non si aprono completamente. I colori dei fiori possono variare dal giallastro al quasi nero, spesso con strisce e punti rossi o castani. I petali laterali, stretti-lanceolati sono piuttosto affilati e spesso piegati lungo il nervo centrale vicino all’apice, si spostano in avanti da ciascun lato della colonna quasi a formare un cappuccio. Il labello è generalmente a 3 lembi, diritto o a forma di coppa, attaccato alla base della colonna.

CURA E CULTURA
Maxillaria cucullata vive bene con luce filtrata in un habitat continuamente ventilato.
Temperatura:
È un’orchidea con requisiti termici moderati. In estate, la temperatura media diurna è di 21-22 ° C, la notte 12-13 ° C, con uno sbalzo termico di 8-9 ° C. In inverno, le temperature medie giornaliere sono di 19-21 ° C e la notte di 9-10 ° C, con un’ampiezza giornaliera di 9-11 ° C.
Umidità:
75-80% per la maggior parte dell’anno con riduzionee scende al 65% per alcuni mesi di fine inverno e inizio primavera.
Substrato, supporti in crescita e rinvaso:
Maxillaria cucullata può essere coltivata in vasi con buon drenaggio oppure su zattere di sughero o felce. Tale coltivazione richiede, tuttavia, il mantenimento di un’elevata umidità e durante l’estate delle annaffiature quotidiane. Nel periodo di clima estremamente caldo e secco, le piante sistemate su supporti legnosi possono richiedere anche diverse annaffiature durante il giorno.
E’ possibile anche la coltivazione in cestini utilizzando un substrato molto sciolto e ad asciugatura rapida, come pezzi di corteccia di medie dimensioni o fibre di felce tritate. L’aggiunta di pearlite miscelata allo sfagno migliora la struttura del substrato poichè consente di trattenere una certa quantità di umidità. Fertilizzazione: Questa orchidea non richiede eccessive fertilizzazioni, sono sufficenti dei cicli mensili con dosi leggere di concime equilibrato.

Calicanto: fiore d'inverno

Nome botanico: Chimonanthus Lindl., 1819. E’ un genere di piante, appartenente alla famiglia delle Calycanthaceae, originario dell’Asia. Il nome deriva dal greco e significa “fiore d’inverno” con riferimento alla sua fioritura invernale. Calicanto, la pianta che fiorisce in inverno.Il suo nome botanico è Chimonanthus, vegeta e si sviluppa nella stagione estiva e fiorisce in inverno. Pianta ornamentale, resistente al freddo e all’inquinamento delle nostre città; è apprezzato per i fiori odorosissimi, che sbocciano gradualmente a fine inverno; se il clima è mite o la posizione bene esposta i primi fiori tentano di aprirsi già a dicembre o a gennaio, ma si chiudono ben presto nelle notti più fredde; la fioritura avviene sui rami più vecchi. I fiori possono essere isolati o a gruppi; sono formati a coppa con petali esterni più grandi e di colore giallo chiaro e quelli più interni di colore porporino.

Chimonanthus praecox (L.) :pianta.
Chimonanthus praecox (L.) : fiori.
Chimonanthus praecox (L.) : fiori.

Classificazione botanica: Il nome del genere è di matrice greca e significa “fiore d’inverno” proprio in riferimento alla sua fioritura invernale. Le specie di Chimonanthus esistenti in natura sono poche, nei giardini italiani viene coltivata soprattutto Chimonanthus praecox che è caratterizzata da un arbusto disordinato, che possiede  fusti eretti, ben ramificati, dai quali nasce una vegetazione densa ed intricata; le foglie spuntano in primavera.

Principali specie: Chimonanthus praecox (L.); Chimonanthus campanulatus R.H.Chang & C.S.Ding; Chimonanthus grammatus M.C.Liu; Chimonanthus nitens Oliv; Chimonanthus yunnanensis

Per saperne di più: https://ilgiardinodeltempo.altervista.org/tag/chimonanthus-campanulatus/

Scaphosepalum swertiifolium

Foto 1.

Il genere: Scaphosepalum appartiene ad una delle più strane sottotribù delle Pleurothallidinae. Produce infiorescenze lunghe, graziose e spesso verrucose.
Il genere è stato fondato nel 1888 da E. Pfitzer, ma già nel 1850, HG Reichenbach descrisse la stessa specie come Masdevallia verrucosa. L’origine del nome di genere deriva dal greco “scaphos” in riferimento alla forma dei sepali.
Attualmente, il genere Scaphosepalum comprende circa 49 specie note, distribuite dal centro America alla Bolivia e presenta la sua massima biodiversità nelle montagne andine del centro-nord (Ecuador e Colombia). Questo fenomeno biologico è molto interessante ed un gruppo di studiosi sta lavorando su vari campioni ed areali diversi, per spiegare la relazione fra l’aumento della varietà di specie e l’altitudine. Alcune specie di Scaphosepalum occupano habitat ristretti, mentre altre colonie convivono in maniera “simpatica” in zone più estese, con diversi tipi di orchidee.
Il genere Scaphosepalum, (vedi foto n° 1 a sinistra) si distingue da tutte le altre Pleurothallidinae, soprattutto per la posizione e la forma dei fiori, che non sono invertiti (non resupinati) e nella maggior parte delle specie, i sepali laterali sono (fusi a forma di sinsepalo) e dotati di due osmophore (peculiarità per altro presente in quasi tutte le Pleurotahallidinae con la funzione di secernere profumi o essudati per attrarre gli impollinatori. Queste si trovano nelle code sepaline, che variano notevolmente in dimensioni e forma, nelle varie specie. La maggior parte delle specie conosciute sono epifite, ma altre sono terrestri.

Una specie:
Scaphosepalum swertiifolium (Rchb.f.) Rolfe J. Bot. 28: 137 (1890). Sinonimi:
Masdevallia swertiifolia Rchb.f. Gard. Chron., n.s., 14: 390 (1880).
Scaphosepalum platypetalum Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 7: 75 (1920).

Nota:
Vista la notevole varietà di forme, questa specie è stata recentemente oggetto di ulteriore “spezzatino”, e da ciò sono apparse sottospecie, es. Scaphosepalum swertiifolium subsp. exiguum Luer & R.Escobar, Monogr. Syst. Bot. Missouri Bot. Gard. 26: 91 (1988) e nuovi nomi di specie?
Alcuni autori, hanno “giocato” con il cambio di qualche vocale sul nome di specie accettato, e al Kew Gardens fra l’altro si legge: altri nomi a nuove forme?

Foto n°2

Descrizione della specie
Inizialmente descritta da Heinrich Gustav Reichenbach nel 1880 come Masdevallia, questa specie è stata successivamente trasferita nel genere Scaphosepalum da Robert Rolfe nel 1890. Vive come epifita tra le umide foreste montane ad altitudini che variano da 600 a oltre 2000 m. E’ endemica in due Paesi, Colombia ed Ecuador, ed i suoi fiori sono molto variabili di colore, dimensione e forma. Le piante sono alte circa 15 -20 cm, con foglie oblanceolate di color verde vivo.
L’origine del nome “swertiifolium” fa riferimento alla forma delle sue foglie (vedi foto n°2 a sinistra), vagamente somiglianti a Swertia perennis L. Sp. Pl.: 226 (1753), per altro, pianta dicotiledone non appartenente nemmeno alle Orchidaceae. Quindi viva la fantasia del botanico che l’ha descritta!

L’infiorescenza è costituita da un lungo stelo strisciante che produce fiori in successione, lungo 10 -20 cm e sospeso in aria. Caratteristica questa che consente alla pianta di mantenere lo stelo fiorito anche più di un anno.
I fiori sono di colore molto variabile, dal rosa bianco pallido, al viola o rosa rosso. Nella loro struttura piena, i fiori misurano 12-16 mm , ma gli apici delle code possono raggiungere anche i 4-5cm di lunghezza. I cuscini piatti, rivolti in avanti variano di colore, i sepali laterali sono di colore pallido, a volte striati oppure maculati di rosso, rosa, viola e marrone. Le code assumono una posizione orizzontale, leggermente curvata all’ingiù. Il sepalo dorsale è concavo alla base, con puntini dello stesso colore dei cuscini. I petali triangolari sono di colore giallo. Il labello forma un angolo diritto, a costine nella parte centrale, con l’apice a forma di ventaglio. Viste le diverse forme presenti in natura, il collezionista che ama le miniature può coltivare diverse varietà di colore.
Scaphosepalum swertiifolium cresce rapidamente ed è molto facile da coltivare, ma durante la stagione calda, nelle coltivazioni abortisce molti fiori.