… E poi, tutto finisce

Erano le ore 9 di lunedì mattina, 18 settembre, quando suonò il telefono: “E’ morto Graziano Grando”, fu questa la notizia che mi gelò il sangue.
Con Graziano, la comune passione per le orchidee ci fece incontrare una quindicina di anni fa e diventammo amici, le nostre famiglie diventarono amiche.
Poi caddero dei “macigni” fra noi, che fecero dividere le nostre strade e che in tutto questo tempo non riuscimmo a scalare per reincontrarci.

Poi tutto finisce. Ti giunge a sorpresa una notizia che non avresti mai voluto ricevere: la morte di Graziano quasi improvvisa, inaspettata, che si porta via tutto.
Ed allora la mia mente sconvolta, riavvolge con frenesia tutti i momenti vissuti insieme a parlar di orchidee. Fra tutto mi torna in mente la mostra di orchidee a San Donà in quel famoso Aprile del 2007, compivi 60 anni caro Graziano, e a tua insaputa si era deciso di organizzare una gran festa nel tuo giardino, ma doveva essere una sorpresa per te. In quei giorni c’era un ingorgo di compleanni: fra gli altri il tuo, quello di Viviana ed anche il mio, e per noi fu gioco facile tenerti a San Donà con la scusa di spegnere le candeline della torta, lontano da casa dove nel frattempo prendeva forma la festa.
Quella fu una bella giornata, ora è finito tutto, a sorpresa e silenziosamente.
Riposa in pace Graziano, che la terra ti sia lieve.

Cestino universale: come costruirlo

Sulla falsariga delle vecchie museruola in rete metallica ritorna in auge questo contenitore, all’origine usato dai contadini per impedire ai buoi di distrarsi durante i lavori di campagna, ora quale contenitore di piante.
Si presta molto bene per contenere le orchidee con il geotropismo negativo (Stanhopea, gongorinae), ma è funzionale per qualsiasi soluzione.

Materiale d’uso: filo di ferro sottile, zincato e plastificato verde di due sezioni (più grosso per le due cerchiature e più maleabile per la formazione del reticolo.
Misure: 8 pezzi di ferro da 82 cm – un pezzo di ferro grosso per il cerchio superiore di 70 cm. che sviluppa un diametro di 21 cm. – pezzo di ferro di 8 cm. per il cerchio di contrnimento stretto.

Non rimane che seguire la sequenza delle operazioni: tempo previsto per un operatore allenato, 20 minuti primi

Sequenza delle operazioni.

Le prime operazioni saranno quelle di: a) – preparare 8 spezzoni di filo sottile, lunghi 82 cm, b) – creare i cerchi di supporto della rete, modellando un pezzo di ferro grosso lungo 70 cm, ed uno di 8 cm.

A questo punto seguite attentamente le foto in sequenza.
I pezzi di ferro da utilizzare per la formazione della rete, vanno piegati giusto a metà per favorire la formazione di occhielli da agganciare nell’anello inferiore. L’attorcigliatura dovrà essere di 2 giri e mezzo, in modo che l’occhiello si posizioni verticalmente rispetto ai 2 spezzoni laterali, questo per facilitare le operazioni di inserimento nell’anello inferiore.

Una volta piegati e preparati gli occhielli degli 8 spezzoni, questi vanno infilati nel cerchio inferiore, che opportunamente concede spazio (vedi foto).
Ad operazione ultimata si rimettono in linea i due terminali dell’anello, che dovranno accostarsi con una leggera pressione.

Si inizia la maglia della rete.
A questo punto si può iniziare la formazione della maglia, avendo cura di fare 2 attorcigliature complete fra spezzone e spezzone.

Effetto concavo.
Per ottenere la forma concava delle maglie, ogni giro completo, va aumentata la loro ampiezza (8 attorcigliature). Con un po’ di manualità si favorirà manualmente l’effetto sferico e
giro dopo giro (per questo modello in tutto 5), la (museruola) prenderà forma.
Siamo già in fase avanzata, ma non fatevi prendere dalla fretta di finire, questo è il momento più impegnativo e la buona riuscita del lavoro dipende proprio dalla attenzione che i vari spezzoni

delle maglie non si accavallino e soprattutto che non vi graffino le nani.

Siamo prossimi alla legatura delle magie all’anello superiore. Finito il quinto giro di maglie va inserito l’anello opportunamente
sagomato, al quale andranno attorcigliati gli apici rimanenti delle maglie, cosi come si può vedere nelle foto che seguono.

Siamo alle finiture, una volta attorcigliati i vari apici degli spezzoni delle magie, sarà nostra cura spuntare le rimanenze dei

fili di ferro e con l’ausilio di una pinza sistemeremo bene le punte in modo che non procurino lesioni.
Il contenitore universale è praticamente ultimato, eccolo in tutta la sua leggiadria, pezzo unico di gran valore: la
manualità!

Non solo per le orchidee.
Certamente la museruola nasce negli ambienti orchidfili dei secoli scorsi quale contenitore di orchidee dalle esigenze particolari, le Stanhopee ad esempio , ma nulla toglie che
siano molto funzionali anche per creare delle composizioni di edera o di altre essenze vegetali (vedi foto), quindi datevi da fare!
Come dite: non riuscite a fare la museruola? Niente paura, potrete trovarle a Schio già pronte… all’occorrenza anche con la Stanhopea inclusa.
Vediamoci a Schio!!

Bulbophyllum gracillimum

Visioni.
Passava quasi inosservata, stamattina, poi sono stato attratto da uno strano ciuffetto di fiori color viola – mattone che aleggiava sopra un batuffolo di piccoli pseudobulbi e foglie ovali…

Bulbophyllum gracillimum (Rolfe)Rolfe 1912 SEZIONE Cirrhopetaloides Garay, Hamer & Siegerist 1994

Sinonimi:
Bulbophyllum leratii (Schltr.) J.J.Sm. 1912 – Bulbophyllum psittacoides J.J. Sm. 1911 – Cirrhopetalum gracillimum Rolfe 1895 – Cirrhopetalum leratii Schltr. 1911 – Cirrhopetalum psittacoides Ridley 1927 – Cirrhopetalum warianum Schlecter 1913.

La fantasia di un poeta le chiamerebbe strane danzatrici nell’aria, figure delicate gracili e graziose che si muovono con un minimo alito di vento… piacevoli visioni.
Bulbophillum gracillimum è una specie originaria della Tailandia, Birmania, Malesia ed isole Solomon. Questa orchidea epifita di piccole dimensioni, preferisce temperature moderate, buona umidità, ambiente ventilato e può essere coltivata sia su zattere di fibra che in vaso.
Le infiorescenze si formano all’apice di un lungo ed esile stelo fiorale a gruppi di 6 – 10 fiori, e sono delicatamente profumati.

C. Mary Ann Bernett ‘Esquisita’ FCC/AOS… Cercando il bianco

Oggi è una bella giornata di fine agosto, ieri sera è arrivato il temporalone che ha messo a tacere l’ennesima ondata di caldo ed ora la temperatura è deliziosamente godibile.
Sarà per questo che le orchidee della mia collezione – dai, concedetemi l’uso di questo sostantivo – questa mattina sembravano più belle e leggiadre. Ma, là nell’angolo di destra, quello riservato alle Cattleya – ibridi famosi e specie – sento un lamento simile ad un richiamo: “aiuto! Cocciniglia in vista!” era la famosa C. Mary Barnett ‘ESQUISITA’, che chiamava “ottima occasione per un salutare rinvaso” dico io, ed è così che inizia lo “screening” (si dice così in ambiente medico quando si attua un protocollo diagnostico), alla nostra Cattleya bianca.
(Foto tratta dal web)
Come usano fare i (nativi internet), faccio un giro sul web per verificare l’esattezza del nome riportato sul cartellino, non trovo tanta roba, ma i dati sono esatti e continuando a navigare mi ritrovo a godere di questo gran lavoro creato da Rhonda Heide il 24 Ottobre 2013: praticamente la presentazione storica delle Cattleyae dai fiori bianchi C. Mary Ann Barnett ‘Exquisita ‘FCC/AOS

ECCEZIONALE
Sì, un lavoro fantastico che fa capire quanta storia, quanto spessore scientifico e culturale, mettano a disposizione le Associazioni citate: AOS in primis.
A questo punto però, i miei pensieri non possono esimersi dal fare un paragonae con la miseria che circola in Italia, ultimamaente anche disgusto.
Scheggie impazzite, manipoli senza arte ne parte, sguazzano in quell’area torbida che nulla di buono può dare.
Ed è così che da qualche tempo la povera orchidofilia del suolo patrio, assiste inerme alla attività di “apprendisti stregoni delle vendite on-line e non, spalleggiati vergognosamente da venditori di dubbia etica. Su FB. circolano listini di preordini gestiti da dirigenti di associazioni, con consegna a settembre a Padova, quasi, a metà prezzo delle stesse piante sul listino ufficiale del venditore asiatico che a settembre sarà proprio ad un evento orchidofilo a Padova.
Capita anche di trovarci in un guazzabuglio di eventi in contrasto gli uni con gli altri, segno evidente di mancanza di coordinamento, o peggio di malcelata volontà di sopravvento reciproco. Girano slogan del tipo: olimpiade delle orchidee e poi vai a scoprire che c’è il baratro del vuoto, bancherelle da sagra enfatizzate come mostre del secolo… ma dove andiamo a finire di questo passo!
Chissà, verrebbe da chiedersi: “Ma cosa hanno fumato per combinare queste porcherie” Forse però, anche leggendo Rhonda Heide, viene più semplice dire: fate un bel bagno di umiltà e inchinatevi davanti alla storia vera dell’orchidologia e questo vale per tutti, vecchi e nuovi apprendisti stregoni! Bye Bye!

Capanemia micromera

Capanemia micromera Barb. Rodr. 1877 specie epifita, vive su rami sottili degli arbusti e alberi delle foreste del centro-orientale del Sud America.
Questa specie è endemica negli stati del sud-est e sud del Brasile, da Minas Gerais e Rio de Janeiro, fino a San Paolo e Paranà, Santa Catarina e Rio Grande a Sur.
In Argentina è presente nella parte settentrionale della provincia di Misiones. Si trovano colonie anche in Paraguay orientale e parte della Bolivia.
Questa specie è stata originariamente descritta nel 1877 dall’entomologo e botanico brasiliano João Barbosa Rodrigues6 e pubblicata in Genera et Species Orchidearum Novarum 1: 138. 1877.7. C. micromera è la specie tipo del genere Capanemia, morfologicamente legato al genere Quekettia.

Capanemia: nome generico dato in omaggio al Barone de Capanema.

Micromera: epiteto composto di matrice latina che significa “veramente microscopica”