La fotografia color seppia

Romanzo a puntate, storie di orchidee e di orchidofil avvolte da ricordi, misteri, omicidi e disavventure.

Prefazione. Eravamo sul finire degli anni 40 del secolo scorso, io avevo compiuto sette anni e da qualche rempo avevo imparato a leggere. La mia famiglia era povera, il destino non è stato magnanime con i suoi componenti, a partire da me. I miei nonni materni misero al mondo sette figli, due femmine e cinque maschi: Maria, Teresa, Primo, Amadio, Giuseppe, Gino e Angelo. Zio Primo e zio Amadio sono morti di malattia durante il sevizio militare, zio Giuseppe lavorava in Germania nelle miniere e gli fu diagnosticata la sclerosi multipla: lo spedirono a casa in barella, eravamo nel 1947. Io sono nato nel mese di Aprile del 1944, figlio illeggittimo (si diceva allora) , la mamma fu travolta dalle vicende della guerra, non trovò il coraggio di raccontare la sua storia a quello che sarebbe dovuto diventare mio padre. La guerra finì ed io rimasi ad attendere il mio destino nella casa materna. Si viveva in una casa colonica con 5 campi di fondo agricolo da lavorare a mezzadria: alla fine non rimaneva nemmeno il grano per pagare le macine al mulino o il pane che il fornaio ci dava in attesa del conguaglio che normalmente avveniva a fine trebbiatura. In questo scenario mi trovai a vivere i primi anni della mia vita. La scuola andava bene, ero un bambino bravo (dicevano i maestri), da seguire e da aiutare. Ricordo che cercavo sempre qualche libro da leggere, ma oltre alla scarna letteratura scolastica non riuscivo a trovare nulla. Ma i sogni, quando meno te lo aspetti, diventano realtà. Venni a sapere che lo zio Angelo sarebbe dovuto andare dal padrone di casa per fare i conti, devo aver insistito talmente tanto che mi portò con se.

Avevo 7 anni era autunno inoltrato e lo zio mi caricò sulla bicicletta con la quale ci saremmo recati dai signori Rioni che abitavano nella loro casa padronale in città. Per tutto il viaggio rimasi seduto sull’asse orizzontale della bicicletta da uomo, detto “scheletro” e lo zio durante i 9 chilometri del tragitto, quasi a rendermi meno pesante il viaggio mi sussurrava continuamente – quando saremo dal signor Rioni, chiederò un libro per te, sei contento? Sì! Esclamavo sempre! Ero emozionato.
Tornammo a casa con il libro e la felicità non ci stava tutta dentro di me. Iniziai la lettura… non importava il titolo, il tema, l’autore… era sufficiente leggere. Il titolo del libro era “MINUZZOLO”, in pratica, il racconto delle vicende di una famiglia borghese italiana ambientata negli anni 30-40, sviluppato in chiave propedeutica; ad ogni particolare vicenda c’era la spiegazione scientifica.

Ricordo un capitolo che descriveva le vacanze al mare di Minuzzolo; durante il loro viaggio in auto – pensate, in auto – per recarsi al mare a Follonica – si è guastato lo spinterogeno ed il papà di Minuzzolo giù a spiegargli come funzionava lo spinterogeno.

Minuzzolo l’ho riletto un’infinità di volte… solamente con l’età adulta ho capito che quel libro scritto da Carlo Collodi nel 1877 aveva subito una manipolazione ed un adattamento per renderlo una lode al fascismo e che probabilmente, visto il periodo storico, chi me lo regalò se ne disfece, forse per opportunità. Niente paura… non ha procurato alcun danno sulla mia formazione politica..
Ecco, ricordandomi di quel libro è nata la voglia di raccontare la mia passione per le orchidee, in ambiente romanzato, ma per certi versi anche biografico, delle avventure dell’orchidofilia dei nostri giorni.

Primo capitolo

Burlington, Gennaio 1973
Fuori fa un freddo cane, gli inverni nel Vermont sono tremendi. Dik Jenkins, Ufficiale dei Marines è da poco rientrato in patria dal Vietnam e sta godendosi una licenza premio.
E’ il 7 Gennaio del 1973, la guerra in Vietnam sta finendo malamente, insieme ai tanti sogni di potenza, americani.
Dik sa che dovrà tornare ancora a combattere i Vietcong e sa anche che ogni ripartenza per il Vietnam gli garantisce solo il biglietto di andata. Per questo è tremendamente triste.
La mattinata che precede il suo ritorno in guerra, Dik lo trascorre da solo, guarda i grossi fiocchi di neve che cadono silenziosi e sogna una bella ed impossibile sciata fra i boschi del Taconic Range. Sono vallate dolci che degradano verso nord ovest nelle pianure orientali del Lago Champlain. Non può farlo.

Church Street Burlington Vermont

All’indomani, di buon ora, deve trovarsi già all’aeroporto di Burlington per tornare alla guerra. Quel che resta della giornata, la dedica a sfogliare vecchie foto di famiglia in compagnia di Jennifer, la sua giovane moglie. Rovistando fra le carte ingiallite dello studio, Dik Jenkins è attratto da una fotografia color seppia che fa da copertina a fogli di carta grezza, irrimediabilmente aggrediti da vistose macchie di muffa.

E’ cosi che inizia l’avventura di Dik, a metà fra romanzo e realtà.
Quegli appunti tenuti insieme da una piccola cordicella di canapa, attirano sin da subito l’attenzione di Dik; raccontano di strane orchidee quasi azzurre, e dei loro magici poteri.
Jenni! – esclama Dik – mostrando la fotografia a sua moglie – sembra proprio l’orchidea dai fiori leggermente azzurri, abbarbicata sulla parte alta, ad ovest della nostra serra.
– Sì… sì è proprio quella – risponde Jenni – chissà quali segreti nasconde.

Dik chiude gli occhi per un momento, e la sua mente lo riporta agli anni della sua infanzia quando il nonno Adam – parlando con dolcezza e passione – lo trasportava in luoghi misteriosi e lontani.Quando Dik era bambino, nessuno credeva al nonno Adam, era già vecchio, ormai abbondantemente sopra i 90 e quelle storie di donne bellissime dai magici poteri donati loro da una rara orchidea… non incantavano più nessuno in famiglia… solo il bambino Dik lo stava ad ascoltare. Fu quella vecchia foto color seppia che spinse Jenkins, Dik Jenkins, a leggere con avidità gli appunti del nonno Adam, suo progenitore inglese, che descrivevano con dovizia di particolari, le sue avventure e le sue ricerche scientifiche in Assam.

Le Indie Orientali
Eravamo nella seconda metà del diciannovesimo secolo – 1884 – quando un giovane Ufficiale della British Army ” Adam Jenkins” di stanza in Assam per conto della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, si trovò a vivere una avventura misteriosa, talmente unica che gli sconvolse tutto il resto della sua vita. Dik taglia lo spago che tiene legati i fogli, alza il sigillo di ceralacca ed inizia la lettura:

“22 di Novembre del 1884, alle ore 7 del mattino sono convocato in ufficio dal commandante – Colonello Jeremy Lobb – per comunicazioni altamente riservate.
Il commandante mi consegna un dispaccio e mi invita a leggerlo.
In questo dispaccio sono contenuti tutti i dettagli di una missione nelle regioni Cherapunji e Shilong. In queste regioni, e precisamente fra le foreste delle colline Khasia Jaintia, vive una tribù matriarcale proveniente da Assam, chiamata Khasia.
Devo recarmi in quelle zone per scoprire una magica orchidea, più volte citata da Thomas Lobb, zio del commandante e ancora introvabile.
Il Colonello Jeremi Lobb mi informa che questa orchidea è stata più volte citata da suo zio Thomas Lobb, ma esiste una rara varietà ancora sconosciuta.
Questa varietà vive aggrappata agli alberi in una zona nota solamente dalle donne Khasi – precisa il Colonello – che si tramandano il segreto con impenetrabile riservatezza. L’orchidea perderebbe il suo potere se fosse disponibile anche per gli uomini e per le donne infedeli.
Pare che con i petali dei fiori fecondati di questa ochidea, le giovani vergini raggiungano il “nirvana” e scelgano in sogno, l’uomo da sposare. Pare anche che sia possibile scegliere, tempo storico, luogo e sogno desiderato.

Dik, visibilmente frastornato, guarda ancora la fotografia, la gira e sul retro legge:

Orchidea dai fiori blu probabilmente appartenente al genere Dendrobium – vive su alberi di Gordonia (Theaceae) nelle foreste di querce e pini delle colline Khasia dell’India orientale.
Thomas Lobb, zio del mio commandante ha portato la specie in Inghilterra e nel 1850 è stata esposta per la prima volta la pianta fiorita, fra lentusiasmo degli appassionati di orchidee.
Questa varietà dai poteri magici è stata raccolta da me nel 1886. Solo alcune specie di api indiane, come l’ape nana (Apis florea), riescono a fecondare i fiori di questa varietà. Purtroppo nella mia serra non vivono più; chi le riporterà sarà sicuramente fortunato; potrà sognare a piacere e provare tutte le mie emozioni vissute in terra Khasia”

– Jenni, sussurra Dik – vorrei poter sognare che la guerra è finita! Sì amore, sarebbe bello – risponde Jenni, accarezzandole i capelli – se Dio vorrà, ritroveremo queste api, le accompagnaremo nella nostra serra e chiederemo loro di farci sognare.

Continua… a partire dalla prossima puntata servirà la password per la lettura, richiedetela a guido.devidi@gmail.com

Pleurothallis rowleei

Prologo
La grande famiglia delle Pleurothallidinae (oltre 2000 specie), non finisce mai di stupire e di accompagnarti in viaggi ideali pieni di incertezze; ogni volta che ci si trova ad approfondire le conoscenze su qualche specie riconducibile alla sottotribù, rimane il dubbio sulla sua giusta collocazione tassonomica. Ed è così che ogni fioritura di qualche Pleurothallidinae è una nuova occasione per entrare in un mondo evanescente, sia per la reiterata evoluzione della sua sistemazione tassonomica, ma anche per le continue scoperte di nuove specie e/o varietà.
Negli ultimi decenni, vari tassonomi e studiosi della botanica, a più riprese hanno proposto modelli riorganizzativi dell’intera sottotribù, partendo dalle indicazioni di Lindley ed avvalendosi delle nuove opportunità che offrono gli studi sul DNA. A tal proposito, chi di voi ha voglia e tempo per approfondire la conoscenza sulle Pleurothallidinae troverà molto utile questo lavoro pubblicato su “American Journal of Bottany”del 15 Marzo 2001 a cura di Alec M. Pridgeon, Rodolfo Solano e Mark W. Chase.

Pleurothallis rowleei, pianta fiorita.

Pleurothallis rowleei Ames.
Il preambolo introduttivo, con richiamo alla letteratura scientifica è utile per costruire la cornice entro la quale collocare la descrizione di una singola specie, magari andando oltre alla fredda dissertazione botanica, ma nel contempo foriera di notizie utili all’amatorialità.

Pleurothallis rowleei, fiori.

Con l’aiuto delle bibliografia globale, che internet ci mette a disposizione, scopriamo i primi elementi tassonomici di Pleurothallis rowleei Ames, Schedul. Orch. 1: 11-12. 1922.

https://photos.google.com/photo/AF1QipNk-rHQXUc7gt_POluuR379d-r4CvDPlgLPshzg

Olotipo
Osservando l’olotipo (esemplare utilizzato per descrivere per la prima volta una specie, e che è considerato suo rappresentante), conservato nell’erbario OAKES AMES, si scopre il luogo di raccolta (La Palma Costa Rica), data (8.7.1918), dati salienti della Compagnia organizzatrice della esplorazione nel Centro America (AMERICAN BALSA COMPANY INC.), durante la quale è stato raccolto il campione, e non da ultimo appaiono anche i nomi dei raccoglitori, probabilmente guidati da H. E. Rowlee, in onore del quale, Ames, il primo giorno di novembre del 1922, nomina la specie.

Osservzioni: non finiscono qui le vicende della nostra bella orchidea, nonostante gli approfondimenti e la passione con la quale ci siamo letti l’articolo su “American Journal of Botany”, corriamo il rischio di perderci fra i meandri dei vari “CLADE”, o “SOTTOCLADE” o meglio ancora, nelle varie suddivisioni in sottogruppi o sezioni nei quali LUER ha ficcato le specie omotipiche.
Ad esempio leggiamo che nel 2005, Luer sistema Pleurothallis rowleei nella sottosezione Acronia.
Che dire, anche in questo caso l’eccessiva enfatizzazione di minime differenze, porta a inflazioni tassonomiche non sempre condivise da tutti e con l’unico risultato di creare confusione al povero collezionista che al momento di acquistare nuove specie non sa più che pesci pigliare. Esempio di incertezza è sicuramente Pleurothallis phalangifera.

Pleurothallis phalangifera, pianta.

Ovviamente questo è il mondo con il quale dobbiamo fare i conti: continua evoluzione non sempre motivata, se non nell’ego dei tassonomi-botanici.

Pleurothallis rowleei, pianta.

Descrizione e coltivazione
Pleurothallis rowleei è una specie epifita, endemica in Costa Rica, Panama, Colombia ed Ecuador.
Miniatura che desidera clima da serra intermedia, in natura ha colonizzato vari aerali, da 350 a 1.800 m slm. L’habitat ideale di Pleurothallis rowleei è costituito da zone collinari e foreste montane, pluviali sempreverdi e boschi di querce caducifoglie.
Fra le varie specie della sottotribù delle Pleurothallidinae,Pleurothallis rowleei è molto generosa, sia nelle sue abbondanti fioriture autunnale e invernali, che nel facile incespimento delle piante in coltivazione.
Questa specie ama ambienti con spiccata umidità e luce soffusa, non ha periodo di riposo e conviene coltivarla in vasi con substrato drenante, misto a bark, torba e perlite. Fertilizzazione blanda con concime equilibrato 20.20.20, avendo la preoccupazione di aggiungere saltuariamente, magnesio solubile ogni mese.

Pleurothallis phalangifera

Pleurothallis phalangifera è stata descritta da (C.Presl) Rchb.f. in W.G.Walpers nel 1861. Genere Pleurothallis Specie phalangifera.

Pleurothallis phalangifera, pianta.

ORIGINE: endemica in Colombia, Venezuela, Ecuador e Perù come epifita o terrestre di dimensioni medio-piccole, da clima freddo, ad altitudine comprese tra 1200 e 3200 metri.
DIMENSIONE DEL FIORE: 2,5 cm. Il nome di specie “phalangifera” è stato dato in riferimento alla struttura dell’infioresceza (fiori disposti in fila (falange) come guerrieri antichi).
Endemica in Colombia, Venezuela, Ecuador e Perù come pianta epifita o terrestre di dimensioni medio/piccole, da clima intermedio, ad altitudini da 1200 a 3200 metri.

Pleurothallis phalangifera, fiori.

Informazioni generali: areale di distribuzione molto ampio. Sono note molte forme di colore dei fiori (dal marrone scuro al giallo ocra) frai più grandi del genere. È un’orchidea facile da coltivare, anche sul davanzale di una finestra, avendo cura di evitare la luce solare diretta. Pleurothallis phalangifera è una specie vigorosa da coltivare in serra intermedia, fiorisce in inverno e in primavera formando infiorescenze di 15-25 cm. più lunghe delle foglie.
Simile vegetativamente sia a Pleurothallis gomezii ma con infiorescenza più corta della foglia e fiori considerevolmente più piccoli, che a Pleurothallis rowleei con fiori simili.

Gastrochilus obliquus

Gastrochilus obliquus, specie originaria della Cina, dell’Himalaya e del sud-est asiatico.

Sono riconosciute due varietà: Gastrochilus obliquus var. obliquus – Sichuan, Yunnan, India, Nepal, Bhutan, Assam, Isole Andamane, Myanmar, Tailandia, Laos, Vietnam
Gastrochilus obliquus var. suavis (Seidenf.) Z.H.Tsi – Thailandia

Gastrochilus obliquus – Pianta e fiori

Gastrochilus obliquus (Lindley) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 661. 1891.

Basionimo: Saccolabium obliquum Lindley, Gen. Sp. Orchid. Pl. 223. 1833

Habitat: Fiorisce dall’autunno all’inverno e produce fino a otto fiori larghi 2,5 cm. Specie miniatura a crescita epifita, endemiche dell’Himalaya, dell’India (Sikkim), del Bhutan, del Myanmar (ex Birmania), della Thailandia, della Cambogia, della Cina meridionale, del Laos e del Vietnam in fitte foreste a quote comprese tra 800 e 1400 m. fiorisce in autunno e in inverno. Fiori profumati e di lunga durata.

Descrizione: Steli 1-2 cm, robusti, con 3-5 foglie. Foglie quasi basali, distiche, 8-20 × 1,7-6 cm, leggermente carnose o coriacee, apice ottuso e disomogeneamente a 2 lobi. Infiorescenze 1- 4, dalla base dello stelo, subumbellate, spesso a 5-8 fiori; peduncolo dritto, 1-2 cm, robusto, con 2 guaine cupolari; brattee floreali largamente ovate, ca. 3 mm; peduncolo e ovaio 1-1,5 cm. Fiori profumati. Sepali simili, subellittici, 6-12 × 3,5-6 mm, base contratta, apice ottuso. Petali spatolati, più piccoli dei sepali, apice ottuso; labello con un epichile e un ipocile saccato; epicile subtriangolare, ca. 5 × 8-10 mm, adassialmente glabra, con un cuscino centrale, margine lacerato o eroso, apice ottuso con una piccola verruca abassialmente; ipocile con punta gialla, con macchie rosse violacee, quasi subglobosio-cucullato, compresso lateralmente, alto 5-6 mm, diametro 6-7 mm, esterno con 3 nervature. Colonna corta.
Coltivazione: Le piante crescono bene in piccoli vasi ben drenati con substrato di fibre di felce (per piccole piante), corteccia di abete media mista a muschio di sfagno. Richiedono ombra moderata e temperature calde. Frequenti bagnature durante la stagione di crescita, con l’accortezza di ridurle dopo la fioritura. Se si sceglie la sistemazione su zattere le radici devono essere annaffiate frequentemente. Le piante dovrebbero essere coltivate in substrati ben drenati tipo fibre di felce (per piccole piante), corteccia di abete media miscelata a sfagno per piante adulte.

Ceratostylis rubra

Ceratostylis rubra (fiore)

Il genere:
Ceratostylis Blume 1825
Questo genere è stato descritto da Carl Blume su “Bijdragen tot de Flora van Nederlandsch Indie”; 1825, 304, t.56
Di questo genere sono note circa (World Monocot contiene 152 nomi di specie accettate (9/2007), tutte provenienti dal sud est asiatico, dall’’Himalaya, alla Malesia, all’Indonesia, alla Nuova Caledonia e Nuova Guinea che annovera il maggior numero di specie descritte: circa 50.

Qualche buon tempone le chiama ”orchidee cornute” per la forma delle colonne dei fiori, che è anche all’origine del loro nome generico.
Sono orchidee disarmanti, sia per la dimensione dei fiori (tanto grandi in qualche specie ed altrettanto piccoli in altre), ma anche per le forme inusuali delle piante appartenenti a questo genere.

Ceratostylis rubra: pianta.

Nome generico
Il nome del genere Ceratostylis nasce dalla composizione di due parole greche, kerato (corno) e stylis (stile), con riferimento alla struttura carnosa a forma di corno della colonna.
Specie tipo: Ceratostylis subulata Bl. (van Royen, 1979)
Caratteristiche morfologiche del genere: piante simpodiali di piccole dimensioni, generalmente epifite, spesso con radici e rizomi orizzontali molto fibrosi dove si formano fusti raggruppati, corti in certe specie, semplici o ramificati.

Organizzazione tassonomica del genere
Schlechter divide il genere in due sezioni:
Eu-Ceratostylis – piante strutturate con rizomi compatti e di dimensioni ridotte; fiori esposti sulla parte superiore dei gambi o pseudobulbi e posizionati nelle ascelle delle singole foglie.
Pleuranthemum – rizoma più o meno prolungato e fiori esposti su pseudobulbi cortissimi, alla base delle singole foglie (all’apparenza si ha la sensazione che in qualche specie le foglie ed i fiori siano attaccati al rizoma coperto da fibra retinata).

Ceratostylis rubra: particolare.

Su altri post, ho già avuto modo di presentare due specie di Ceratostylis presenti nella mia collezione.
In questo articolo desidero pubblicare le ultime fioriture del 2019 (Novembre) della Ceratostylis retisquama o rubra che dir si voglia, con qualche integrazione alle vecchie note.

Sembra per altro, che il nome di specie accettato sia rubra; il basionimo retisquama è probabilmente riferito al reticolo che avvolge il rizoma, mentre il nome rubra è chiaramente legato al colore dei fiori.

Ceratostylis rubra Ames 1910
Sinonimi:
Ceratostylis retisquama Rchb.f 1857 – Sinonimi: Ceratostylis latipetala Ames 1910.

Ceratostylis rubra: fiori.

Sistemazione: Vive bene su supporti retinati contenenti muschio di sfagno che non deve mai asciugare. Ambiente ventilato e umido. Prospererà bene, proponendo anche fioriture multiple nell’arco dell’anno, se si riesce a trovare il giusto equilibrio fra luce e umidità ambientale.

Coltivazione.

Temperatura: Da intermedia a fredda.

Luce: Luce filtrata e diffusa, no sole diretto.

Fertilizzazione: Concime bilanciato a metà dosaggio settimanale durante la stagione di crescita. Due volte al mese nei mesi più freddi.