Cattleya trianaei…il sogno continua

Nella foto in evidenza: Cattleya trianaei ‘Pink Gem’
Collezione rio Parnasso

Cattleya trianaei (Lindl & Rchb. f.), conosciuta anche come Flor de Mayo “Fiore di Maggio” o “orchidea natalizia”. Orchidea epifita, endemica in Colombia dove è stata nominata come fiore nazionale nel novembre 1936.
La scelta è stata fatta per due ragioni principali:
per il labello del fiore, che in alcune varietà è giallo, blu e rosso, come i colori della bandiera colombiana; altro motivo è il nome di specie, dato in onore del botanico colombiano José Jerónimo Triana del XIX secolo.
C. trianaei ‘Sangre de toro’
C. trianaei è una delle più amate fra tutte le specie di Cattleya, forse e non solo perché fiorisce quando abbiamo più bisogno della bellezza della natura: in inverno. Ma non è solo il suo periodo di fioritura, a rendere desiderata dai collezionisti, fra tutte le specie, C. trianaei è l’emblema della perfezione, poiché possiede le migliori qualità del genere.

img_0439 I fiori della Cattleya trianaei, sono fra i più delicati di tutte le unifoliate ed hanno una vasta gamma di colori: dalle forme alba, alle diverse tonalità pastello, per passare alle varietà più colorate con striature e trame sui petali.
Nonostante la sua consistenza delicata, C. trianaei dura in fiore anche più di cinque settimane.
Altra caratteristica vegetativa interessante di questa specie è la doppia crescita nell’anno, una di seguito all’altra, con entrambe a fioritura.

Cattleya trianaei: storia.
Cattleya trianaei fu descritta per la prima volta da H. G. Reichenbach nella pubblicazione botanica tedesca Botanische Zeitung nel gennaio 1860, ma circolava nelle collezioni europee già 18 anni prima.
Fu il belga Jean Jules Linden, a scoprirla nel 1842, durante un suo viaggio nei paragi di Fusagasuga, in Colombia, ma non raccolse alcuna pianta.
Fu un certo Mr. Rucker del borgo londinese di Wandsworth, a ricevere in dono da un amico colombiano, la prima pianta giunta in Europa.

John Lindley non si fidò di Rucker
Alla prima fioritura, Rucker portò alcuni fiori al botanico inglese John Lindley, ma non ritenne di avere sufficenti prove che quei fiori fossero tanto diversi da quelli di una C. labiata. Ad ogni buon conto Lindley ne fece cenno sulla rivista Flower Garden nel 1850, ma solo per considerarla come Cattleya quadricolor in virtù dei quattro colori nei fiori – viola scuro, lavanda, giallo e arancione.

La scoperta di una enorme colonia di quella nuova specie
Fu solo nel 1851, quando un botanico colombiano, José M. Triana, trovò un gran numero di C. trianaei nel Cordillero Orientale. Le piante furono rispedite a Linden, che questa volta fiutò l’affare e nel 1855 le inserì nel suo catalogo di orchidee per 150 franchi a pianta con il nuovo nome di “Cattleya Trianae”. Linden ebbe il buon senso di dedicare questa nuova specie – disse lui – “a quell’erudito e modesto autore di Flora Columbiana, José M. Triana.”

Cattleya trianaei, abbondanza e facilità di coltivazione.
Nel 1800, furono molte le nuove orchidee che giunsero nel mondo dell’orticoltura europeo, ma l’abbondante disponibilità e l’ampia varietà di colori della Cattleya trianaei, decretò un vero boom, promosso con caparbietà da Linden, a tal punto da spingere il suo amico, Reichenbach, a pubblicare una descrizione di nuova specie, e ha ritrarre 41 diversi cloni su 28 tavole a colori nella sua famosa Lindenia.
E’ di quel periodo (1870) la grande mostra speciale ai Giardini zoologici di Bruxelles, dove Linden espose 240 diversi cloni con più di 900 fiori.
Oltre al business, Linden ricevette il plauso perfino da Reichenbach, che nella descizione ufficiale della specie mise il nome di Linden accanto al suo: Cattleya trianaei Lind. Rchb.f.

Il dubbio: trianae o trianaei
Il nome “trianaei” è pronunciato “tri-an-ee”, che è strano perché termina in una “i”. Reichenbach nella sua descrizione originale ha scritto trianaei con la “i” finale per sottolineare il genere maschile di José Triana.
Ma negli anni che seguirono, quasi tutti i botanici ed i tassonmisti, tra cui Linden stesso, Sanders, Veitch e persino la Royal Horticultural Society, dimenticarono la “i” e pronunciarono “trianae”: mettendo d’accordo ortografia e pronuncia. Nel 1960 fu cambiata anche l’ortografia originale di Reichenbach.

Uso commerciale della nuova specie
Il commercio europeo e statunitense dei fiori recisi favorì l’importazione di centinaia di migliaia di Cattleya trianaei, tanto era abbondante nel suo paese di endemicità e poco costoso da importare che non serviva riprodurre le piante da seme. I coltivatori da fiore reciso degli anni 30 potevano permettersi di importare piante forza a fiore, portarle a fioritura, raccogliere i fiori per un anno o due, e poi buttarle via; garantendo ugualmente un buon profitto.
Si racconta di intere serre a coltivazione intensiva di Cattleya trianaei (Thomas Young Orchids nel 1948), svuotate dalle piante e lasciate morire dopo il taglio dei fiori per il mercato.

Cattleya trianaei, cloni e varietà.
Un inventario della famosa collezione di Dixon nel 1930 elenca 68 cloni eccezionali di C. trianaei senza contare altre centinaia in altre collezioni e in letteratura. Nel 1916, la Royal Horticultural Society aveva assegnato 22 FCC e 24 AM.
Nel tempo, sono state registrate molte altre forme o cloni, il sogno dei collezionisti di Cattleya trianaei continua.

Trichoceros: un esempio di pseudo-copulazione

… Se credi che le piante non abbiano un cervello ti sbagli di grosso. Infatti eminenti psicologi parlano chiaramente di “comportamento “intelligente”che parrebbe presupporre l’esistenza di una specie di sistema nervoso, o addirittura di un cervello pensante. Ad esempio, l’orchidea Trichoceros parviflours rende i suoi fiori simili alla femmina di una varietà di mosche, così che il maschio, tratto in inganno dalla perfetta imitazione, tenta l’accoppiamento, impollinando così l’orchidea stessa.

Il genere
Trichoceros H.B.K. 1816
Sottofamiglia: Epidendroideae.
Tribù: Maxillarieae.
Sottotribù: Telipogoninae.
L’origine etimologica del nome deriva dalla composizione di due parole del greco antico: tricho = capelli e cheras = corna, in riferimento alla pelosità dell’antera ed alle antenne del labello. Il genere Trichoceros, è composto da circa 8-9 specie distribuite lungo la fascia ovest del sud America, l’impollinazione dei fiori avviene per pseudo-copulazione.

Le specie:
Specie tipo: Trichoceros antennifer [H.B.K.]Kunth 1816
Trichoceros dombeyi D.E.Benn. & Christenson 2001
Trichoceros hajekiorum D.E.Benn & Christenson 2001
Trichoceros hirtzii Dodson ?
Trichoceros muralis Lindl., Gen. Sp. Orchid. Pl.: 174 (1833).
Trichoceros onaensis Christenson 2001
Trichoceros sp Ecuador
Trichoceros sp Ecuador
Trichoceros tupaipi Rchb. f. 1877

Le piante del genere Trichoceros si caratterizzano anche per la loro struttura morfologica disordinata, costituita essenzialmente da un esile rizoma e da piccoli ma evidenti pseudobulbi dotati di una minutissima foglia apicale carnosa ed altre due più grandi alla loro base.
Lo stelo fiorale, generalmente abbastanza lungo e snello, spunta dalla base dello pseudobulbo e produce infiorescenze in progressione per parecchi mesi.
I fiori, seppur di forma diversa nelle varie specie, assomigliano ad una mosca pelosa che si riposa su di una piccola foglia. Il genere Trichoceros, come altre orchidee produce fiori somiglianti ai suoi insetti pronubi, questa somiglianza serve a garantire l’impollinazione per pseudo-copulazione.

La pseudo copulazione
I fiori delle specie di Trichoceros (mimi della mosca) e delle Ophris (mimi dell’ape), assomigliano ed emanano l’odore della femmnia (mosca/ape), allo scopo di attirare il maschio della loro specie. La mosca maschio attirata dal fiore di Trichoceros, effettua l’impollinazione visitandolo per errore nell’intento di effettuare l’accoppiamento. Per questo motivo le orchidee del genere Tricoceros sono chiamate “orchidee della mosca” oppure con il nome popolare di “flor de gato” – fiore di gatto – per la strana peluria dei fiori, simile al pelo del gatto.
Le specie del genere Tricoceros sono epifite, a volte terrestri ed anche litofite, ma la loro predisposizione naturale a vagare lungo ripidi pendii rocciosi, consiglia di coltivarle su zattere oppure su sostegni verticali sui quali possano spaziare in libertà.

La specie tipo
trichoceros_antennifer_fiortrichoceros_antenn_fioritrichoceros_antenn_pianta

Trichoceros antennifer (Humb. & Bonpl.) Kunth, Nov. Gen. Sp. 1: 338 (1816).

Basionimo:* Epidendrum antenniferum Humb. & Bonpl., Pl. Aequinoct. 1: 98 (1806).
Sinonimi:Trichoceros parviflorus Kunth, Nov. Gen. Sp. 1: 337 (1816).
Trichoceros armillatus Rchb.f., Bonplandia (Hannover) 4: 212 (1856).
Trichoceros muscifera Kraenzl., Bot. Jahrb. Syst. 37: 387 (1906).
Pianta miniatura a portamento strisciante. Questa specie vive nelle foreste umide del Perù della Colombia e dell’Ecuador lungo pendii rocciosi coperti di muschio, ad alte quote (1300- 4000 metri) .
Anche questa specie, come le altre del genere, utilizza la pseudo-copulazione per attirare l’insetto impollinatore.
La pianta sviluppa i ceppi vegetativi lungo un esile rizoma, i piccoli pseudobulbi formano una minutissima foglia apicale carnosa ed altre due più grandi alla loro base.
Lo stelo fiorale spunta dalla base dello pseudobulbo, può raggiungere la lunghezza di 25-30 centimetri. I fiori si aprono in progressione dall’autunno alla primavera.

Gianni Morello, oggi, in una giornata di sole se n’è andato: erano le 12

La notizia mi è giunta oggi pomeriggio, proprio di ritorno da una riunione organizzativa di Pordenoneorchidea 2018 (Fiera), Rosetta mi dice: “sai chi è morto fra gli orchidofili?
Gianni… Gianni Morello”… “Dio mio” esclamo e poi mi chiudo in seilenzio a pensare ed a riavvolgere il film della nostra amicizia.
Per farlo chiedo aiuto all’archivio di questo grande diario che è orchids.it.
Ricordiamolo con questi frammenti di amicizia.

Nella foto, Gianni seduto in primo piano, si brinda al suo compleanno, eravamo a Pordenoneorchidea del 2009.

Ciao Gianni, che la terra ti sia lieve, riposa in pace.

Con Gianni ci siamo conosciuti nel 2003, lui era a jesolo in vacanza ed è venuto a visitare la mia collezione e poi…
inizia la corrispondenza su questo sito: la famosa finestra di Gianni

Siamo nel 2005 Il dialogo continua

Il suo omaggio Cattleya eros ‘coerulea’

… e proprio questa estate ho dedicato a Gianni il clone che mi regalò nel 2003

Ciao Gianni e un caloroso abbraccio alla tua famiglia.
Rosetta e Guido.

Specklinia gelida (Lindl.) Luer, basionimo: Pleurothallis gelida

Foto in evidenza: Specklinia gelida in fiore nella collezione rio Parnasso.

Le infiorescenze di questa specie danno veramente il senso del gelo. Guardando gli steli, carichi di piccoli fiori color bianco candido, si provano brividi di ghiaccio. Nelle zone di sua endemicità fiorisce in primavera – estate, ma nella mia collezione le sue fioriture avvengono sul finire dell’autunno e l’inizio della stagione invernale.

Questa orchidea, dai piccolissimi fiori bianchi e freddi, quasi a simboleggiare piccole gocce di brina, non poteva avere un nome di specie più rappresentativo.
Nei vari paesi dove è nativa, è conosciuta anche come:
Flor del Llanten (fiore di piantaggine), o orchidea satinata.
Però, come spesso accade nel mondo della botanica, questa specie, via via nel tempo ha subito le attenzioni di molti tassonomi e botanici che hanno “infierito” sulla sua sistemazione generica (vedi la sequenza), personalmente preferisco continuare a chiamarla con il suo basionimo.

Basionimo:
Pleurothallis gelida Lindl., Edwards’s Bot. Reg. 27: Misc. 91. 1841.

Altri nomi e/o sinonimi di genere accettati:
Niphantha gelida (Lindl.) Luer, Monogr. Syst. Bot. Missouri Bot. Gard. 112: 107. 2007.
Specklinia gelida (Lindl.) Luer, Monogr. Syst. Bot. Missouri Bot. Gard. 95: 260. 2004.
Stelis gelida (Lindl.) Pridgeon & M.W. Chase, Lindleyana 16(4): 263. 2001.
Humboltia gelida (Lindl.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 667. 1891.

Pleurothallis gelida Lindley, Bot Edwards. Reg. 27: Varie. 91. 1841.
Orchidea epifita presente in un vasto areale che va dalla Florida, allo stato di Chiapas Messico, al Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Cuba, Repubblica Dominicana, Haiti, Giamaica, Leewards, Puerto Rico, Trinidad e Tobago, la Windwards, Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Brasile. Vive sui pendii ripidi nelle foreste montane umide ad altitudini da 200 a 2300 metri. Pianta di medie dimensioni (10-45 cm) da clima freddo intermedio, produce fusti eretti, “ramicauls” corpulenti, avvolti parzialmente alla base da guaine, che portano un’unica foglia apicale, eretta, coriacea, dalla quale si formano diverse infiorescenze (10-15 cm): fioritura invernale e primaverile.

Descrizione
Pianta cespitosa, 10-45 cm. Radici grosse, guaine 2-3, sciolte, gonfiate. Foglie picciolate 1-4 cm, ellittiche ed oblanceolate, 10-20 x 2,5-10 cm, base cuneata, apice ottuso. Infiorescenze apicali, molti racemi a fioritura simultanea, 10-25 cm; spata 1-2 cm; brattee di 2-3 mm; pedicelli 2-4 mm. Fiori: sepali distinti, giallo, bianco-pubescente, apice ottuso; sepalo dorsale oblungo a obovato, concavo, 5-8 × 2,5-3 mm, sepali laterali connati vicino alla base a forma di tazza, oblunghi, ovati, obliqui, 5-7,5 × 1,5-2,5 mm, apice ottuso; petali bianco traslucido, 3-venato, oblunga a obovate, 3-3,5 × 1,75-2 mm, apice ottuso, erose o dentellato; labello bianco verdastro, 3-venato, oblungo a pandurato quasi curvo, 2-2,5 × 0,75-2,25 mm, apice arrotondato; colonna 2,5 mm con cappuccio; ovario 2 mm.

Coltivazione
Pur essendo pianta epifita e quindi con possibilità di sistemazione su zattere, vista la sua struttura cespitosa ed anche la sua dimensione non proprio minuta, è consigliabile coltivare questa specie in vaso.
Pleurothallis gelida richiede temperature da serra fredda/intermedia, buona ventilazione per impedire la stagnazione di acqua sulle parti superiori ed apicali delle foglie, molto sensibili ad attacchi fungini.
Luce filtrata, bagnature costanti, evitare eccessive fertilizzazioni e garantire la completa asciugatura delle foglie durante la notte onde evitare fastidiose mrcescenze sulle foglie.