Maxillaria densa, piccola lei, piccolissimi i suoi fiori… ma…

Maxillaria densa, orchidea schiva, umile, si nota difficilmente quando non è in fiore e, se fiorita, l’attrazione principale è il profumo non l’aspetto dei fiori.
A Pordenoneorchidea 2017, l’occasione per presentare questa orchidea è di quelle ghiotte, sì perchè l’aroma dei suoi piccoli fiori ricorda abbondantemente il famoso profumo “Djedi”. Djedi è un profumo creato nel 1926 da Jacques Guerlain e riproposto in pochissime confezioni nel 1996; la fragranza dei fiori di Maxillaria densa è sorprendentemente simile.
Maxillaria densa Lindl. 1885.
Foto scattata domenica 19 Marzo 2017 nella collezione rio Parnasso.
Orchidea epifita, endemica in vari paesi del del Centro America e parti del Sud America, dove cresce con generosità nelle foreste di pini. I fiori sono piccoli e bianchi, con tocchi di rosa sul labello. Spuntano a forma di piccoli grappoli densi, al lato degli pseudobulbi, e guardano fuori appoggiati sopra la guaina che li avvolge quasi a simulare il cono di carta della confezione del fioraio.
Questo per quanto riguarda i fiori. La fragranza, invece è molto avvolgente. Profumo ricco e fortemente floreale, speziato di cannella, muschiato e legnoso. Se si dovesse sentire il profumo senza conoscere la sua origine, si direbbe che è un Guerlain.
Ecco spiegata la buona occasione per presentare, oggi, questa orchidea: regala alla tua donna questo profumo, scegli tu se quello dei fiori di Maxillaria densa oppure un Guerlain Djedi originale!
A Pordenoneorchidea potrete ammirare e apprezzare l’aroma dei fiori di questa orchidea: occhio, non sarà facile trovarla… vi aspettiamo.

Campylocentrun grisebachii, pianta vedette a Pordenoneorchidea 2017

Acune specie sono senza foglie, affascinanti e misteriose

Nella foto sottostante è rappresentata una specie assai misteriosa: Campylocentrum grisebachii Cogn.
Pianta in fiore nella collezione rio Parnasso.

L’anno scorso è stata la specie “vedette” dell’evento orchidofilo Pordenoneorchidea, da quel marzo 2016 molte cose sono cambiate. In peggio.
Questa orchidea voleva simboleggiare la metafora della vita a sostegno di una nuova esperienza associativa. Non è andata per il verso giusto, ma le aspirazioni di allora rimangono pur sempre valide anche senza quel manipolo che ha inteso affossarle per meri interessi di bottega, ed è per questo motivo che la leggiadra Campylocentrum della foto continuerà a fare da filo conduttore anche in questa nuova edizione.

Relativamente rare, ma più numerose di quanto si possa pensare, sono le orchidee le cui radici riescono a svolgere le funzioni di fotosintesi altrimenti intraprese dalle foglie. Queste piante si caratterizzano per l’assenza di foglie, o nel migliore dei casi ridotte a minuscole presenze. La morfologia di queste orchidee evidenzia un esteso apparato radicale aereo con la funzione di “pneumatode” dal greco pneuma “respiro” – gruppo di cellule dotate di spirale ed ispessimenti su parete secondaria, a formare una velamen che agisce come via aerea per lo scambio del gas indispensabile alla respirazione od alla fotosintesi (ventilazione di particolari tessuti che agiscono come stomi consentendo in tal modo alle radici fotosintetiche ad eseguire lo scambio di gas necessario per supportare la fotosintesi).

In comune con altre orchidee epifite c’è il rivestimento velamen, che protegge la struttura dello strato radicale interno ed acquisisce nutrienti e acqua per la pianta.

Orchidee senza foglie
Orchidee epifite senza foglie sono endemiche in tutte le zone tropicali e subtropicali. Esse sono poco comuni nelle collezioni, ma meritano la nostra attenzione anche se i fiori sono generalmente piccoli e insignificanti.
Per coltivare con successo le orchidee senza foglie bisogna garantire buona luce al loro apparato radicale, indispensabile alla loro fotosintesi, ma nel contempo è utile garantire un ambiente sempre umido e fresco durante la stagione estiva.

Genere Campylocentrum
Questo genere comprende circa 90 specie e si trova a partire dalla Florida attraverso l’America Centrale, Caraibi e Sud America settentrionale. E’ raramente presente nelle collezioni hobbistiche, in quanto abbastanza difficile da coltivare, a causa della sua richiesta di alta umidità durante tutto l’anno.
Campylocentrum grisebachii sin. Campylocentrum burchellii è una delle specie più rappresentative di quanto appena enunciato.

Il genere Campylocentrum comprende più o meno 90 specie (il numero esatto è oggetto di dibattito fra diversi tassonomisti) è endemico nel sud della Florida ed è presente anche verso zone settentrionali del Sud America: 15-20 specie del genere Campylocentrum sono senza foglie.

Etimologia del nome di genere
Il nome di questo genere deriva dalla latinizzazione di due parole greche, kampýlos, che significa “curvo” e kéntro, che significa “centro”, riferendosi alla struttura del labello dei suoi fiori.

La specie tipo è Campylocentrum micranthum (Bentham, 1881) anche se Lindley nel 1835 descrisse il primo esemplare, ora appartenente al genere Campylocentrum come Angraecum Bory (Lindley, 1835). C’è un alone di incertezza attorno alla descrizione originaria, Robert Dressler conviene che il campione di Lindley, presente al Kew, è coerente con la forma del Guatemala di questa specie.

Campylocentrum grisebachii (epiteto di specie in onore del botanico tedesco Grisebach (1800).
E’ una specie miniatura senza foglie, endemica in Brasile, Bolivia, Argentina e Paraguay. Cresce in ambienti umidi, ombrosi, sui rami più bassi degli alberi di legno duro. Non è raro trovare le piccole piantine di questa specie, abbarbicate sulle vegetazioni delle viti incolte (vedi campione della foto). I fiori sono piccoli, dal giallo pallido al colore bianco, con i sepali e petali liberi, e piccolo nectario sul retro del labello: i fiori sono piacevolmente profumati.

Coltivazione
La buona coltura delle varie specie di Campylocentrum consiglia di sistemare le piante con le radici aeree in modo che possano assolvere con facilità a tutte le funzioni alimentari della pianta. Nel loro habitat naturale c’è molta luce, con temperature intermedio calde con alto tasso di umidità (70% o più), accompagnato da abbondanti precipitazioni nella stagione delle piogge (normalmente dopo la fioritura). In risposta agli aumentati livelli di umidità, le piante inizieranno a formare nuove radici sia dalla base della pianta, o dagli apici radicali esistenti. Durante questa fase di crescita, l’applicazione regolare dei fertilizzanti aiuterà a sviluppare una pianta robusta. In autunno si consiglia di lasciar asciugare la pianta per un giorno o due tra le annaffiature per simulare le condizioni che si verificano in natura. In inverno, l’acqua deve essere applicata con parsimonia. E’ essenziale un buon movimento dell’aria onde evitare marcescenze ed attacchi fungini alle piante. Le varie specie di Campylocentrum fioriscono generalmente in primavera con lo sviluppo del fiore che inizia nel tardo inverno, periodo molto delicato durante il quale è neccessario porre molta attenzione a che la pianta non inaridisca né marcisca da troppa acqua. La maggior parte delle specie sono piacevolmente fragranti.

Le tue orchidee e la loro storia raccontano di te

anima_1l Bella. Affascinante, magica, ma a volte bella senz’anima.
Si sa, il collezionismo del “verde” in genere, ed ancor più quando la collezione è dedicata alle orchidee, nasce e cresce ad immagine del suo curatore.
Con le orchidee la scelta è quasi infinita, decine di migliaia di specie a disposizione ed altrettanti ibridi registrati, consentono al collezionista di modulare a suo piacimento – denari permettendo – la sua raccolta.
anima_2 I soldi? Sì i soldi sono un limite, sono il limite, ma non sempre è negativo, a volte la troppa disponibilità di denaro da spendere per l’acquisto di piante offusca la personalità della tua collezione. Toglie anima e storia.
Belle sono le collezioni che via via nel tempo acquistano personalità, forma ed anima, appunto! Non ha importanza la rarità delle orchidee coltivate, è la loro storia che conta, e perchè no, anche gli acciacchi causati dalla loro vetustà a farti vivere sensazioni oniriche. Sono i segni del tempo a dettare l’agenda storica di una collezione. Non si possono bruciare le tappe, con le orchidee bisogna dotarsi di umiltà e pazienza. Quattro o cinque mila euro di acquisti possono rimpinguare velocemente una serra, ma valgono meno di quei pochi euro spesi con fatica per un’unica e tanto desiderata divisione bisognosa di amorevoli cure per poter sopravvivere. Utopia? Mi sa di sì!
L’anima?… ma va là!

Il blog orchids.it compie 13 anni

… e per il mondo virtuale, dove tutto nasce e muore velocemente, è un bel traguardo.
Il primo post, scritto il 29 febbraio 2004, iniziava il suo racconto così:

PREFAZIONE
Questo sito è poco più che un manifesto murale con il quale però, potrò iniziare un fantastico viaggio insieme a tante persone desiderose di approfondire la comune passione per le orchidee.
Insieme a voi, questo sito acquisterà corpo e sostanza e sarà la tribuna di tutti.

Quando si scriveva la prefazione eravamo nell’era ante “social”, non c’era Facebook, e ad oggi è un vero miracolo che www.orchids.it sia ancora in vita. In questi anni ho visto nascere altri spazi virtuali, ma poca “roba” rimane attiva e seguita.
Pur essendo un sito specialistico – parlare di orchidee non è che sia un grande argomento di interesse generale – orchids.it rimane uno strumento continuamente consultato: le visite giornaliere toccano punte di 8-900 e si assestano su una media di 3-400.
Ovviamente, come tutte le sfaccettature della attività umana, anche questo giornale annovera fra i suoi frequentatori, gente amica ed anche incalliti detrattori; non può essere altrimenti per un “manifesto” che racconta il buono ed anche il marcio di un mondo fantastico, ma carico di protagonismi non sempre motivati.
Il segreto di questo sito sta tutto nella sua presenza attiva con articoli che voi trovate interessanti e fa molto piacere leggere le vostre e-mail, eccone una di esempio:

“Caro Guido,
mi chiamo B…..a e mi sono imbattuta per caso nel suo bellissimo blog e nella sua profonda passione per le orchidee. Non ho resistito a scriverLe.
Sono una semplice neofita ma ho cominciato ad interessarmene poco tempo fa, dopo aver acquistato una Cattleya dei cui fiori mi innamorai.
Alcune delle mie piante non stanno bene e io scrissi a destra e a manca per avere consigli. Nessuno mi rispose. Navigando nel web ho poi letto le pagine che lei dedica a questi fiori affascinanti e ne sono rimasta tanto colpita, al punto tale da provare a contattarLa anche telefonicamente.Lei non c’era però.
Mi ha risposto una signora gentile e dai toni dolci….”

RIFLESSIONE
La mail appena letta fa riflettere per vari motivi, e sorge spontanea una considerazione: ma come, con tutte le associazioni, gruppi sotto gruppi, esistenti in Italia, che promuovono riunioni, mostre, giudizi, corsi ed altre diavolerie varie, ci sono ancora appassionati che non riescono ad avere risposte.
Forse è il caso che “l’establishment” che controlla il settore, inizi ad analizzare con attenzione qual è il grado reale di rappresentatività dei gruppi organizzati nell’orchidofilia italiana, spesso chiusi in comparti autoreferenziali, con attività in concorrenza fra loro e sedimentati in una sorta di sterile ritualità.
Giudicate voi: perché in Italia non decollano le collezioni con la C maiuscola, perché non si riesce a proporre il grosso evento, anzi peggio, perché si deve assistere inermi che qualche manipolo locale si diverta a far naufragare quel poco che c’è.
Ecco, questo sito può piacere o non piacere, prendetelo così com’è, lui continuerà a raccontare la verità, spesso scomoda, sì spesso scomoda, ma tacerla sarebbe un “reato” imperdonabile: buona lettura.