Rinvaso e divisione delle Cattleya

by: GuidoColtivazione Aggiungi un commento

Alcuni consigli utili per rinvasare, dividere e sistemare le Cattleya: specie ed ibridi

SLC Jewel Box ‘Sherazade’ Collezione Guido De Vidi – foto 15.05.06 – Diritti riservati


Il fantastico mondo delle orchidee è vasto, talmente vasto che, neanche al più incallito orchidofilo basta una vita per esplorarlo compiutamente, tuttavia nell’immaginario collettivo del grande pubblico rimangono scolpiti solamente alcuni nomi di queste piante.
Epoche e mode hanno reso e rendono ancora celebri vari generi di orchidee.
Adesso è molto di moda la “Phalaenopsis”…anche il neofito più sprovveduto può cimentarsi nella sua coltivazione.
C’è stato anche il periodo dei Cymbidium (ancora molto popolari, però soppiantati dalle più economiche Phalaenopsis), ma da sempre, la regina delle orchidee è la Cattleya.
Cattleya è un genere di orchidee stabilito nel 1824 dal Dr. John Lindley e dedicato a William Cattley di Barnet, appassionato collezionista di piante esotiche, che per primo fece fiorire alcuni pseudobulbi giunti fortunosamente in Inghilterra (leggi questo post)
Cattleya Lindl.
Sottofamiglia: Epidendroideae
Tribù: Epidendreae
Sottotribù: Laeliinae

Il genere Cattleya in senso stretto, comprende circa 50 diverse specie, generalmente epifite o litofite, a sviluppo simpodiale e strutturate con pseudobulbi più o meno lunghi, alcuni alti appena pochi cm altri anche più di un metro.
Nel tempo, le varie specie di Cattleya sono state ibridate fra loro o con specie di generi affini, quali (Laelia, Brassavola ed Epidendrum), creando piante molto famose nelle collezioni e spesso usate commercialmente anche per fiori recisi.

L’epiteto Cattleya, che useremo per comodità della discussione, andrà inteso quale riferimento anche a specie e ibridazioni di vari generi affini.
Con questo post cercheremo quindi di seguire un’ipotetica operazione di (manutenzione), prendendo in esame piante di (Cattleya) con evidenti segnali di crisi.


Sistemi di coltivazione delle Cattleya
Nelle coltivazioni si seguono più percorsi o metodi per coltivare queste orchidee:
1) – In vasi di vario tipo e dimensione.
2) – Cestini di metallo o stecche di legno.
3) – Su zattere o tronchetti di legno.
4) – A radice nuda (auto sostegno in sospensione).

Naturalmente le diverse forme di coltivazione tengono conto dell’ambiente in cui vivono le piante: in serre calde, umide e luminose ci si può cimentare con più elasticità, in altre circostanze è preferibile sistemare le cattleya in vasi con substrato di supporto.

Come e quando intervenire
L’intervento manutentivo di rinvaso o divisione delle Cattleya si attiva, quando il substrato è deteriorato oppure quando la pianta è talmente sviluppata da uscire lateralmente dal vaso.
Per iniziare le operazioni è buona regola tener conto di due fattori: la buona stagione (primavera estate) e la fase vegetativa della pianta.
Purtroppo non sempre queste due prerogative coincidono; ad ogni buon conto e fatte salve le emergenze è assai sconsigliabile qualsiasi intervento in autunno/inverno.
Nelle foto a sinistra sono evidenziate due situazioni che richiedono manutenzione: substrato decomposto e fuoriuscita della nuova vegetazione dal vaso (notate che in entrambi i casi, la pianta è in fase vegetativa).

Sterilizzazione degli attrezzi da lavoro
Gli attrezzi contundenti con i quali si interviene sulla pianta vanno accuratamente sterilizzati prima dell’uso (energico passaggio sulla fiamma a gas oppure immersione in soluzioni disinfettanti).
E’ sempre valida questa raccomandazione: quando incontri un coltivatore che opera sulle orchidee senza sterilizzare gli attrezzi ti conviene scappare velocemente.

Come dividere la pianta
Le divisioni, quando non sono obbligate creano sempre patemi d’animo perchè non si sa mai prendere la giusta decisione.
La prima regola fondamentale è quella di mantenere minimo tre pseudobulbi per divisione in aggiunta della nuova gemma vegetativa.
Nella foto a sinistra si sta dividendo la parte della pianta già fuoriuscita dal vaso, avendo però cura di lasciare insieme tre pseudobulbi più la nuova vegetazione. Fatte le operazioni di “potatura” e tolta la pianta dal vaso, si procede alla pulizia delle radici ed all’eliminazione del vecchio substrato.
In questo caso l’apparato radicale era già molto sviluppato e la nuova vegetazione abbastanza formata, pertanto si è dovuto procedere all’accorciamento delle radici ed alla conseguente protezione delle ferite con un fungicida.
Negli interventi di pulizia e di ridimensionamento bisogna essere molto decisi e drastici: radici rotte e/o necrotizzate provocano future marcescenze e infezioni.

Il substrato di coltura
Le Cattleya sono orchidee epifite o litofite e la soluzione ideale è quella di simulare il loro ambiente naturale, che le vede abbarbicate su tronchi degli alberi oppure attaccate a lastre di roccia, ma nelle coltivazioni, non sempre sono consentite queste coreografie e quindi si cercano dei compromessi.

La sistemazione delle Cattleya in vasi o per meglio dire in contenitori di varia fattezza, assolve egregiamente la funzione di nicchia ambientale, purché il substrato dove trovano posto le radici sia drenante e vaporoso.
I materiali da usare possono essere di varia natura e generalmente sono legati alla facilità di reperimento, ma tutti devono rispondere ai requisiti di durata, vaporosità e capacità di trattenimento dell’umidità.
La letteratura consolidata nel merito, cita l’ormai introvabile fibra d’osmunda, xaxim, noce di cocco, materiali inerti, torba di sfagno e corteccia d’abete (bark).
Nelle nostre zone geografiche (Europa) il materiale più usato è il bark di varia pezzatura, abbastanza economico, relativamente facile da reperire e miscelabile con altri prodotti: io uso e propongo un substrato di bark con una leggera aggiunta (non più del 20% del bark stesso) di torba filamentosa di sfagno.
Giova ricordare che sul fondo del vaso va posto del materiale inerte ( “patatine” di polistirolo bianco…recuperabili dagli imballaggi e a costo zero), quale strato drenante di base.

Bark
La corteccia d’abete detta “bark” è usata su scala industriale quale materiale emendante nelle preparazioni dei giardini, ma contiene molte impurità non consone per usi orchidofili.
Qualche produttore di materiali emendanti, seleziona ulteriormente la corteccia e la propone per la coltivazione delle orchidee.
Ciò nonostante, la corteccia per essere usata nei rinvasi delle orchidee deve essere ulteriormente ripulita e trattata: questo compito spetta all’orchidofilo ed alla sua sensibilità.
Si consiglia di immergere la corteccia in un contenitore pieno d’acqua e lasciarla a bagno per diversi giorni. Con quest’operazione preliminare si ottengono tre risultati importanti:
1) – Eliminazione della polvere di lavorazione.
2) – Separazione delle impurità (le parti molli inzuppandosi cadono nel fondo del contenitore).
3) – Grande assorbimento d’acqua dei pezzi di bark, che evita disidratazioni post rinvaso delle piante.

Sistemazione della nuova divisione
Il percorso preparatorio della messa a dimora è stato ultimato ed ora possiamo procedere alla sistemazione vera e propria della nuova divisione.
Come si può notare nella foto a sinistra, il rizoma va posto orizzontalmente al bordo alto del vaso e con la parte recisa appoggiata al bordo stesso per consentire quanto più spazio possibile al futuro sviluppo della pianta.
Questa è una fase delicata: bisogna riuscire a tenere composta la pianta e nello stesso tempo rimpinguare il vaso avendo cura di far penetrare bene il bark attorno alle radici.
Per ottenere una corretta sistemazione del bark si consiglia di percuotere leggermente l’esterno del vaso con il palmo della mano: il rizoma deve rimanere a filo del bark.

A questo punto la nuova pianta è sistemata, ma come potete notare, assume ancora una posizione scomposta e quindi gli pseudobulbi vanno legati ad un tutore verticale (canna di bambù).

Procedendo con quest’operazione finale si da un portamento corretto alla nuova pianta e nello stesso tempo la si tiene ferma finché le radici non riprendono a vegetare e riescono a sostenere la pianta da sole, insinuandosi fra gli anfratti del nuovo substrato.

Considerazione finale
A conclusione di questa lunga sequenza operativa sulle modalità di divisione e rinvaso delle Cattleya desidero riprendere l’osservazione dell’amica Roberta: come tenere in ordine le vegetazioni e le radici delle Cattleya.

Bene, innanzi tutto bisogna prendere atto che alcune Cattleya sono ordinate ed altre invece sono assai disordinate, come noi esseri umani del resto!
Le SLC ad esempio sono molto dispettose, mentre alcune bifoliate discendenti dalla Cattleya bowringiana sono compatte e si sviluppano ordinatamente: potendolo fare, il modo migliore per mantenere ordinata una pianta di Cattleya è quello di seguirla passo passo legando i suoi pseudobulbi ed accompagnandoli verticalmente durante il loro sviluppo.
Le radici possono anche rimaner fuori del vaso, anzi, se si desidera ottenere un esemplare è indispensabile non toccarle mai, solamente in questo modo la Cattleya va in “nirvana” e si rende autosufficiente: vedi foto a sinistra. Per agevolare l’incespimento dell’esemplare vanno infine praticati i tagli del rizoma (tenendo sempre in debito conto i multipli di 3 ovviamente).
Molto altro rimane da raccontare, ma la storia è già troppo lunga così: buon rinvaso a tutti.

10 Responses to “Rinvaso e divisione delle Cattleya”

  1. Riccardo scrive:

    Ciao a tutti!
    Volevo comunicarvi che il rizoma l’ho tagliato qualche settimana fa e la mia cattleya sta generando moltissime nuove vegetazioni!!!

    Grazie

  2. Riccardo scrive:

    Grazie mille per la spiegazione…
    Io vivo a latina…in alcuni periodi dell’anno, anche nelle notti estive…il tasso di umidità supera 85% e a volte anche il 90! Questa zona era una palude fino a un’ottantina di anni fa…cmq la nebulizzerei spesso cmq… so che lo sfagno ha una grandissima proprietà di trattenere l’acqua, e non ho problemi cmq a farle un paio di bagnetti al giorno…e a vapprizzare ogni tanto…so che senza una serra non diventerà mai un’esemplare da esposizione, ma così in vaso non riesco proprio a vederla… anzi…non si può vedere!
    Per quanto riguarda lo sfagno, già lo scorso anno l’ho cercato, vivo o morto, nei vivai della zona, ma a quanto pare non ce l’hanno, e se ce l’hanno e lo usano (come penso) non sanno nemmeno si chiami sfagno…quindi ho cercato su internet…ed ho trovato un venditore che vende delle compresse di sfagno secco da reidratare, che dice essere ancora vivo, solo essiccato e compresso…non mi intendo di sfagno…mi posso fidare secondo voi?

  3. Riccardo scrive:

    Ciao, articolo utile ed interessantissimo.
    Ho trovato accattivante l’ultima parte, in cui si accenna alla creazione di un esemplare notevole di cattleya…io ho una pianta presa un anno fa ed ora ha una decina di pseodobulbi (all’incirca) ma in vaso non mi rende, le radici tendono a marcirmi e risulta ancor piu scomposta…
    vorrei dunque farla crescere appesa con dello sfagno attorno alle radici e con magari delle tillandsie abbarbicate…e vorrei lasciarla crescere abbondantemente…avete accennato al taglio dei rizomi, mi potete spiegare meglio cosa intendete e altre tecniche per formare un bell’esemplare imponente?

    • Guido scrive:

      Ciao Riccardo, benvenuto fra noi. Le varie specie del genere Cattleya per prosperare bene hanno bisogno di buona luce, umidità ambientale mediamente più elevata delle nostre zone temperate (deduco che tu viva nei nostri climi) e di temperature dai 20 ai 30 gradi centigradi per parecchie ore al giorno. Queste condizioni sono difficili da ottenere senza dei volumi atrezzati – leggi serra – quindi tutto va pensato in funzione di queste loro esigenze colturali.
      Se decidi di farla crescere abbarbicata a ceppi di sfagno e tillandsie tieni conto che l’umidità ambientale va supportata con frequenti nebulizzazioni.
      Il taglio del rizoma consiste nell’incidere il rizoma ogni 3-4 pseudobulbi (incidere decisamente intendo, quasi a reciderlo)in questo modo si induce al risveglio anche la gemma dormiente dello pseudobulbo che precede l’incisione. Questo consente l’incespimento della pianta che altrimenti continuerebbe a svilupparsi solamente verso la parte nuova.

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