Orchidea: il fiore degli dei

Principi e regole tassonomiche
La Tassonomia di Linnaean
Carolus Linnaeus, conosciuto anche come Carl von Linné (23 maggio, 1707 – 10 gennaio, 1778), botanico, medico e zoologo svedese.
La sua metodologia scientifica ha posto le basi per la tassonomia moderna (classificazione binomiale di tutte le forme di vita, partendo dai “regni”dentro i quali sviluppare a cascata, le varie gerarchie), della quale è considerato il padre.
Oggi, alcuni biologi considerano il “dominio” come classificazione superiore al “regno”.

Orchidee: origine dei nomi
Nei vari periodi, i botanici si sono sbizzarriti a creare un’infinità di nomi, che si possono tuttavia suddividere in cinque grandi categorie:
1 – dalla morfologia (Phalaenopsis) che significa simile ad una falena.
2 – dalla fisiologia (Epidendrum) che simboleggia l’ habitat “vita sopra”.
3 – dal nome dello scopritore (Cattleya) da Sir Cattley orticultore inglese del 1800.
4 – dal paese dove vive la pianta (Domingoa, philippinense, italica, ecc)
5 – nomi di fantasia (Vanda) termine del sud est asiatico per dire bella.
Questa chiaccherata che può sembrare inutile e pignola, può invece aiutarcii a capire l’importanza di chiamare per nome le varie orchidee che sempre più facilmente troviamo in commercio.
Provate ad immaginare quanto sia più dolce chiedere al venditore: quanto costa quella Cattleya mossiae, piuttosto che dire, quella orchidea con i fiori rosa.

Cenni storici
Nel periodo in cui si è propagata la febbre delle orchidee (1700-1800) in Europa e soprattutto nell’Inghilterra Vittoriana, l’Italia non è stata contagiata; la causa principale va ricercata nell’assenza di espansionismo coloniale, motore fondamentale per la diffusione di fenomeni legati al fascino dell’esotico, sia per la flora che per la fauna.
In Italia, l’incontro con le orchidee è arrivato appunto “all’italiana” ovvero tardivamente e sporadicamente ma con picchi di qualità individuali al pari delle scuole Europee più blasonate.
Le peculiarità storico/culturali d’ogni Paese Europeo, si trasferirono anche sul collezionismo delle orchidee: gli anglosassoni gran maestri e testimoni di collezioni private e pubbliche da farci invidia e soggezione per la loro imponenza, i teutonici protagonisti anche nelle orchidee con indiscussa capacità ed i francofoni con qualche grossa coltivazione, legata comunque anche nel loro caso, alle opportunità coloniali.
Nella seconda metà del secolo scorso, in Italia si potevano annoverare diverse collezioni personali di un certo prestigio, valgano per tutte, le collezioni: Necchi, Sutter, Ducati, e poi collezionisti dello spessore di Dalla Rosa, Natali, Cantagalli ecc.

6 pensieri riguardo “Orchidea: il fiore degli dei”

  1. …sbrisson (prima esse dolce, le seconde – esse doppia e dura) dal verbo sbrissar (scivolare)…usato appunto, come scrive Gianni.

    Ciao ragazzi, sono tornato da Pordenone, stanco e felice: grande mostra!!
    Guido

  2. Ciao Salvo,
    te lo traduco io ridendofra me`stesso, sai ogni tanto dimentichiamo che essendo nel nord est, tra di noi ci capiamo ma che il resto del mondo queste parolacce non le conosce, un sbrison significa piu o meno fare una scivolata, o una visitina alle svelte.
    ciao
    Gianni

  3. Caro Guido, grazie mille per questa esaurientissima lezione: ieri non avevo molto tempo per leggerla ma me la sono stampata e “gustata” prima di andare a dormire. Secondo me sai coniugare molto bene la parte scientifica con quella tecnico/empirica che deriva dalle tue personali esperienze. Per me è sempre un arricchimento leggere quanto scrivi…e sono convinta che ti costi non poca fatica!
    Elisa

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