Paphiopedilum bellatulum: fascino, discussioni e incertezze

Una storia lunga 120 anni

Paphiopedilum bellatulum (Reichenbach fil.) Stein 1892

Una Domenica di Maggio di 3 anni fa, in occasione del corso sulla coltivazione delle orchidee organizzato nella mia serra, abbiamo confrontato le differenze tra due piante fiorite di Paphiopedilum bellatulum, l’obbiettivo era quello di stabilire il confine fra forma o varietà, ibrido e/o specie.

Collezione Guido De Vidi- foto 24.05.04
La prima pianta (foto a sinistra) con due fiori è di provenienza tailandese.
La caratteristica evidente, oltre alla punteggiatura poco marcata è lo sfondo di petali e sepali, praticamente bianco. Forse le foto non evidenziano pienamente le differenze.

La seconda pianta (foto a sinistra) con un fiore singolo è di origine birmana (ora Myanmar).
Come si può notare, lo sfondo di petali e sepali tende al colore giallo-beige, inoltre le maculature sono più marcate.
Si è convenuto di dare due diversi nomi di cultivar alle due piante: Paphiopedilum bellatulum ‘Rio Parnasso’ quella tailandese, e Paphiopedilum bellatulum ‘Dottori’ quella proveniente dalla Birmania.
Nulla di scientifico in questa introduzione, ma può essere un buon motivo per iniziare un lungo viaggio su questa specie, bella ed affascinante.

Miti, storie e discussioni
Chissà per quale segno del destino, ancor oggi, quando ci accingiamo ad analizzare specie botaniche del genere Paphiopedilum, ci troviamo immersi in storie di conquista, sotterfugi e nelle solite contrapposte dissertazioni di esperti o presunti tali.
Nel passato, gran parte delle avventure collegate alla scoperta di nuove specie di Phapiopedilum, hanno avuto come protagonisti vari personaggi dell’epoca coloniale Britannica ed il set sul quale si sono avvicendate è stato e continua ad essere ancor oggi il sub continente indiano e la sua propaggine verso nord, che corrisponde all’attuale Myanmar.

Collezione Guido De Vidi – foto 02.01.08
Paphiopedilum bellatulum (Rchb.f) Stein 1892
ex Cipripedium bellatulum Reichenbach f. 1888)
Sottogenere: Brachypetalum Haller 1897
Sinonimi: Cordula bellatula Rolfe 1912
Descritto da: Reichenbach fil. In the Gardener’s Chronicle, terza serie, 3: 648 (1888)
Trasferito da: Stein in Stein’s Orchideenbuch, 456 (1892)
Etimologia: deriva dal latino ‘bellus’, bellissimo

E’ in questo scenario che Mr Moore, comandante Inglese di Fort Stedman scopre e raccoglie le prime piante di una nuova specie di Paphiopedilum sulle rive del Lago Inle e le invia in Inghilterra al vivaio Low & Co.
Le nuove piante raccolte da Moore sono descritte con il nome di Cypripedium bellatulum, da Reichenbach nel 1888.

Ecco la sua nota:
Cypripedium bellatulum n.sp.
“This is near to C. godefroyae …. the leaves are blunt, very strong … beautifully marbled with light hieroglyphic spots above, with innumerable brown dots underneath, The immense flower is spotted all over, some of the spots being very large; the colour is white of whitish-yellow”.
Come si può osservare, Reichenbach rimane molto colpito dalla bellezza dei fiori di questa nuova specie, a tal punto da nominarla con l’aggettivo bellissimo.
Già allora però, nella sua descrizione Reichenbach nota una certa somiglianza del C. bellatulum con un’altra specie già descritta – C. godefroyae – la discussione è ancora aperta, c’è chi sostiene che il Paphiopedilum bellatulum sia un ibrido naturale fra P. godefroyae e niveum.
Con le prime consistenti importazioni di P. bellatulum, la ditta Low & Co inizia la vendita. Fra gli appassionati orchidofili dell’epoca, grande è la sensazione scaturita dalla bellezza delle foglie e dei fiori di questa nuova specie, ancor più enfatizzata dal fatto che Low & Co mantengono un rigoroso silenzio sulle origini del nuovo Paphiopedilum, probabilmente per evitare che altri se ne impossessino.
Pare che il segreto sia rimasto custodito per alcuni decenni: un collezionista Tedesco, il dott. Witt, in Orchis (sesta edizione 1912) si pone ancora la domanda – ma da dove giungono queste piante?

Gli anni passano ma l’incertezza rimane. Phillip Cribb nel suo libro “The Genus Paphiopedilum” seconda edizione 1998, sostiene che “negli ultimi anni la maggior parte delle piante importate proviene dalla Tailandia” mentre Mrs Meta Held, in un articolo apparso in Orchid Digest del Gennaio-Febbraio 1978 dal titolo “The Burmese Paphiopedilum bellatulum “ cita il suo scopritore (Moore) e riporta la sua intensa descrizione dei luoghi dell’originale raccolta – ” The whole country is sparsely populated. It is the home of the tiger, the bear, wild boar, leopard and of huge snakes. The collecting of plants is attended with a good deal of danger. The Shans will only go out in parties of about ten, and they take with them gongs, which are beaten to scare away the wild beasts” – sud dello Shan – Lago Inle e la zona a nord di Maymayo – Birmania ora Myanmar.

Fine della puntata…l’articolo continua ed è aperto al contributo di tutti

5 pensieri su “Paphiopedilum bellatulum: fascino, discussioni e incertezze

  1. La settimana scorsa mi è arrivato il pacco dal Bianco con il Paph bellatulum “big” che si è rivelata una piantina con foglie grandi 5-7 cm…è una piantina ancora giovane oppure una pianta adulta?
    Non ho capito…

  2. l’ultimo potrebbe essere la v. leuteo-purpureum?, la cita solo Birk, in giro non ci sono foto e questa è una specie che che ha molte forme o particolarità di difficile inerpretazione e classificazione. Sarà interessante vedere se il nuovo libro di Koopowitz in vendita dal 15 gennaio darà qualche chiarimento in merito a questo genere ancora con forti discussioni tra i big botanici. Ciao Alberto

  3. scriverò più avanti, ma non sarei in grado nemmeno io di giurare sulla autenticità di tutti i miei bellatulum… soprattutto quelli provenienti dalla Birmania, pur sapendo dove sono stati reperiti: ad esempio quello dell’ ultima foto è in fiore in questi giorni, fatto non normale.
    Julio, puoi mandarmi una foto del tuo conco-bellatulum?
    Ciao
    Guido

  4. Bellissima specie, preferisco il clone denominato ‘Rio Parnasso’ ma è soggettivo no?
    Ne ho preso uno proveniente dalla thailandia anche io ma si è rivelato uno splendido conco-bellatulum.
    Guardando su internet le foto la variabilità in effetti è molto alta …

    Complimenti per le piante!

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