Riflessioni

Sabato 24 Ottobre ho presenziato all’incontro orchidofilo organizzato dal Gruppo D.O.G. e. V. (Bodensee) a Friedrichshafen.
Era in programma una conferenza di Franz Glanz sulle orchidee del Perù, ho chiesto al Gruppenleiter, Peter Günther, di poter partecipare, richiesta accettata con molta disponibilità. Ringrazio Peter Günther e tutto il gruppo Bodensee per il calore con cui sono stato accolto.
Non sono andato per comprare orchidee, né per rappresentare alcuno, ma solo per ascoltare e capire.
E’ stata una formidabile occasione di conoscenza e di confronto; ho toccato con mano la funzionalità ed il vero spirito associativo.
Tutti gli orchidofili presenti hanno avuto modo di presentare le loro orchidee fiorite, tutti e sottolineo tutti, comprese quelle che coltiva il loro Gruppenleiter: un sogno che spero si realizzi anche da noi.
IMG_6524Ho ricevuto in omaggio alcuni numeri della loro rivista, dove si percepisce plasticamente la qualità e lo spessore scientifico della pubblicazione.
Con un po’ di vergogna ho anche colto la nostra insignificante rappresentatività rispetto a loro: circa 4000 soci la D.O.G. e poco più di 50 (effettivi) la A.I.O. All’EOC di Londra 2015, loro c’erano co le loro orchidee, noi con una rappresentanza, ma senza orchidee.
Ed è così che il mio pensiero è andato alla assemblea straordinaria dei soci A.I.O. tenutasi a Schio lo scorso fine Settembre.
Seppur pochi e piccoli, siamo riusciti a dividerci anche in quell’occasione, dove si doveva tirar fuori qualche idea per rilanciare un’associazione che, alla luce dei fatti, non trova consenso nell’ambiente orchidofilo italiano.
In quell’assemblea, per certi aspetti surreale, vari membri del consiglio direttivo AIO e diversi soci storici, esprimevano con convinzione, la necessità di un cambiamento radicale, mentre altri propendevano per un sostanziale mantenimento dello status quo, magari con qualche maquillage.
Ecco, a Friedrichs­hafen mi ritornava in mente tutto questo ed il confronto con l’esperienza tedesca suonava impietoso: a chi serve una Associazione che a distanza di trenta anni dalla sua nascita non riesce a creare alcuna empatia con quel mondo che altri rappresentano e gestiscono con ottimi risultati.
Si diceva in quell’assemblea di Schio, che l’AIO dovrebbe diventare una Associazione con poteri di coordinamento, ma anche operativi. Aggiungo io, che – così come è in Germania ad esempio – l’AIO dovrebbe essere l’Associazione che coordina, gestisce e promuove attività propedeutiche alla vita dei gruppi locali esistenti (gruppi, non associazioni), ed alla nascita di nuovi: gli appassionati ci sono anche in Italia, basterebbe dare un senso alla proposta associativa, che ora non c’è.
Per avviare questo percorso rifondatore bisognerebbe azzerare l’AIO e dare la parola al corpo vero dell’orchidofilia italiana, ma questo è solamente un mio pensiero, espresso – come sempre – a “voce alta”.

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