Voglia di vivere: storie di papere e di compleanni.

Con fatica, si decide di organizzare il viaggio a Wasserburg (D), dove vivono i nostri figli, per festeggiare insieme a loro il compleanno dei nostri nipotini gemelli, Lydia e Alessandro, il 13 di Maggio coronano il loro terzo anno di vita.
Non è possibile mancare, io e Rosetta, da bravi nonni ci organizziamo per il viaggio e per l’acquisto dei regali: sandaletti per questa estate al mare, per tutti e tre, sì c’è anche Leonardo e con i regali non bisogna mai dimenticare nessuno.

PARTENZA
Si parte tranquilli il venerdì mattina – porca vacca… col senno del poi, venerdì 13 la sfiga!

Automobile super caricata dai regali e dalle riserve alimentari da portare ai nostri figli in Germania, e sì perché i prodotti italiani non si possono dimenticare, ed allora scorta di crackers, di biscotti, di caffè e di tante altre leccornie che nel paese teutonico, tolto il maiale in tutte le sue manipolazioni, non si trovano.

Sono circa 500 Km da percorrere, chilometro più, chilometro meno, decidiamo di optare poer la versione “Passo Resia” per evitare imprevisti al Brennero e soprattutto per risparmiare un po’ di autostrada e almeno i 10 euro di pedaggio per attraversare il ponte su Innsbruck.
Dimenticavo, vuol guidare Rosetta, mia moglie, “sai” – dice – “la prossima volta voglio andare da sola con Lorella!” Infatti, lancia in resta, e subito dentro l’autostrada al casello di TV Sud, e via verso nord: tutto bene, mia moglie guida molto bene… un po’ imbranata, però.
Il tempo, già il meteo… le previsioni non erano delle migliori: venerdì pioggia, sabato pioggia e domenica… forse!
Alla vigilia questo aspetto già mi rodeva dentro, “speriamo che non si formino grossi temporali” pensavo, con tutte le implementazioni tecnologiche della mia abitazione e delle serre, non vuoi mai che succeda qualche cosa di grave proprio mentre siamo in vacanza a festeggiare i nostri nipotini.

A casa tutto programmato, Lorella, la sorella briosa di Rosetta, ha ricevuto tutte le indicazioni per governare la nostra assenza; cibo per i cani, le anatre, le galline e un controllo generale che tutto sia ok.

IL VIAGGIO
Rispetto alle previsioni, sì, pioggia qua e la, ma complessivamente un bel viaggio: tappa al Motel poco prima del passo Resia per una fugace colazione e poi barra dritta verso l’Austria e la Germania: gallerie e gallerie ed ancora gallerie, compresa quella di 10 Km a pagamento, poi, finalmente Lindau. Nonostante quel gran casino che sta facendo la politica per il problema dei profughi, alle frontiere nemmeno l’ombra di blocchi. Certo, i benefici della libera circolazione si cominciano ad apprezzre solamente quando sono in pericolo.
I nostri nipotini li abbiamo abbracciati verso le ore 15: che emozione, e la festa di compleanno poteva finalmente iniziare.

Un pomeriggio intenso di emozioni e di stanchezza, poi tutti a nanna. Leonardo il più grande, con l’aiuto dei suoi fratellini aveva già preparato la cameretta per i nonni: normalmente la stanza è il loro parco giochi. Era tutto in ordine, compreso anche il vassoio con la colazione per il mattino dopo! Fantastici i nostri tesori!
Nonno! – esclama Leonardo – io vengo a letto con te – continua con voce suadente – va bene – annuisco, convinto che sarebbe stato un fuoco di paglia e che avrebbe presto cambiato idea e buona notte a tutti. Così è stato.
Sabato 14 Maggio ci siamo svegliati con la pioggia, peccato perché Leonardo ci teneva tanto a portarci su con la Cabinovia ai piedi del ripetitore TV a Breghenz in Austria, circa 20 Km da noi: un posto bellissimo che aveva già stregato i nostri nipotini.

Magicamente, verso le ore 11 del mattino si apre uno squarcio fra le nuvole e compare il sole ad illuminare il lago di Lindau (Bodense) ed allora viaaa, tutti in macchina e su con la Cabinovia verso i mille metri della radura da dove si domina tutto il panorama stupendo dei paesi che bagna il lago: Austria, Germania e Svizzera.
Alla destra il fiume Reno che taglia di brutto l’Austria dalla Svizzera, e a sinistra verso l’orizzonte, la Germania.

LA SFIGA INIZIA IL SUO CORSO
E sì, tutto inizia su sulla radura del parco dove domina il paesaggio un tipico ristorante, e ti vien voglia sin da subito di andarti a sedere con i piedi sotto il tavolo.
Ristorante self-service, noi stiamo già riempiendo i vassoi di piatti tipici, quando mio figlio – sapendo che nessuno di noi aveva disponibili grandi quantità di contanti – si preoccupa di chiedere alla cassa se sono dotati di tecnologia per pagamenti con carta di credito: NO! Fu la risposta e, fatti gli inventari del denaro disponibile, abbiamo dovuto accontentarci di una cotoletta, patatine, due Wurstel con crauti e basta, acqua di rubinetto gratis, ovviamente.

Per fortuna che il biglietto della Cabinovia prevedeva anche il ritorno, ma giù avevamo le automobili in parcheggio a pagamento a ore e per far alzare quella maledetta sbarra occorrevano 12 euro. Dando fondo a tutte le nostre risorse monetarie ce l’abbiamo fatta a racimolare le monetine occorrenti.

LA SFIGA NON COLPISCE MAI UNA SOLA VOLTA
Tornati a casa dalla gita, ci stavamo godendo qualche attimo di meritato riposo sul divano, quando suona il telefono di mia moglie – pronto – dall’altra parte del “filo” c’è mia cognata che ci informa della situazione. Grande temporale, pioggia grandine con fulmini e dal cancello non si entra perché manca la corrente.
Apriti cielo, già scorrevano nella mia mente tutti gli scenari più foschi, compreso quello di dover rientrare a casa anzi tempo.
Una serie di fulmini aveva fatto saltare tutti i vari salva vita in giro per la casa e le serre, ma proprio tutti, mai successo prima!
Lorella, coadiuvata dal marito, sono riusciti a fare un riprestino generale: tutto rientrato, sembrava, ma lo stato di tensione generale non contribuì a rasserenarci, e ci convinse a prendere la classica decisione draconiana: si rientra a casa.
Verso l’una di notte di domenica 15 Maggio eravamo già a casa.

DANNI E GIOIE
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Nella foto: piccoli rumori attirano la mia attenzione.

Verso le otto del mattino, trovo la forza di andare in prelustrazione ed esco verso la stradina che costeggia il Rio Parnasso, quando ad un tratto, verso la riva del Rio, sento dei rumori lievi e ben noti: quelli delle paperelle appena nate.
Butto l’occhio fra i cespugli e vedo la papera giovane – un’anatra selvatica – che da tempo ha deciso di stazionare con altre tre paperotte vecchie come il cucco, ormai parte dell’arredo urbano della mia casa.
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Nella foto: la papera madre scalda le neonate.

Ogni primavera, non essendoci un maschio nel gruppo, le anatre vecchie depongono un fracasso di uova che poi covano inutilmente per un mese: la scena si ripete ormai da anni e sistematicamente, quando abbandonano i nidi, stanche di covare, elimino le uova.
Però quest’anno, la differenza l’ha fatta la giovincella: lei sapeva come fare per mandare messaggi amorosi a qualche maschio di passaggio, ed è così che proprio domenica mattina, forse già da sabato dopo il IMG_0414 temporale, iniziarono a schiudersi le uova.

Nella foto: la mamma ci mostra le neonate.

Già tre paperette erano nate, e si sà che la prima mossa istintiva che fanno è quella di cercare il contatto con l’acqua: così fecero, purtroppo. Purtroppo perché il salto fra il nido e l’acqua del fiume è troppo ripido, tanto da non consentirle più il rientro: dramma, la mamma allertata è scesa in acqua pure lei, ma senza un intervento di aiuto, le tre paperette sarebbero annegate e le altre, ancora dentro le uova che si stavano schiudendo sarebbero morte dal freddo.

IL SALVATAGGIO
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Nella foto: le diffende da possibili aggressioni.

Anni fa mi era già capitato, ed anche questa volta per salvare le paperette sono dovuto entrare in acqua, 50 cm abbondanti: raccolte le piccolette è stato gioco facile catturare la mamma, era lei a venirmi incontro.
Ed ora con tre paperette in una mano e la mamma sbraitante nell’altra, cosa fare? Non hai tanto tempo per intervenire ed allora decido di sistemare un nido di fortuna in quel posto libero della vecchia serra.
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Nella foto: prima passeggiata fuori porta.

Un po’ di paglia, un recinto di fortuna, ed intanto le tre erano salve. Ma nel nido c’erano ancora una decina di uova, quasi tutte in fase di rottura e con le nasciture che mandavano segnali di vita.
Bisognava agire velocemente, se prendono freddo si bloccano e muoiono dentro le uova.
Ho raccolto in fretta ed in furia le uova e le ho sistemate nel nuovo nido in serra. E’ stata brava la mamma, le ha covate ed è riuscita a farle nascere tutte: altre 7.
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Nella foto: la gita è finita, tutte a casa.

Una però, dopo essere uscita dall’uovao non dava più segni di vita (almeno così sembrava) ed allora l’ho tolta dal nido insieme alle uova rimaste vuote e l’ho depositata in un contenitore.
Quel piccolo grumo rimase dentro il contenitore in attesa di essere eliminato, erano passate già due ore quando decisi di farlo. Raccolsi la cassettina per portarla fuori e pulirla, ma quel piccolo corpicino che credevo morto, si muoveva ancora flebilmente, era ancora viva: la risistemai con le altre sotto le piume della mamma e magicamente ce l’ha fatta a rimanere in vita. Quando si dice, la voglia di vivere.
Eccola la paperotta prodigio, con le sue 10 paperette in bella mostra.

I DANNI DEL FULMINE ?
Fortunatamente le varie protezioni hanno risparmiato danni gravi: in serra una dispersione a terra dovuta al riscaldamento del filo di massa, provocava l’intervento del differenziale di protezione – problema risolto in mezza giornata.
Attuatore guasto nell’impianto elettrico domotico di casa: rimane qualche casino di riprogrammazione.
Ma salvare la vita a 10 papere non ha prezzo!

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