Bark allert! Ovvero problema rinvasi con corteccia di pino.

Improvvisamente, chi prima chi dopo, ci si è accorti che oggi in Italia si fatica a trovare bark a costi compatibili.
Come spesso accade ci si accorge dell’importanza di quel che si usa con normalità, quando viene a mancare.
Ed è così che il collezionismo orchidofilo italiano si trova ad essere orfano dell’unico produttore di “composto” per rinvasi.
Da tre generazioni, l’azienda Verdi di Bocconi, forniva di buona corteccia di pino, sia ad associazioni che a singoli coltivatori di orchidee italiani. Iniziava l’attività negli anni settanta il signor Mario Verdi; produceva corteccia di pino miscelata con spugna e polistirolo sminuzzati in varie pezzature, poi continuarono i loro figli ed infine i loro nipoti. Da tempo Verdi, per problemi ambientali, produceva solamente bark acquistato in Francia, lavorato e selezionato in tre pezzature. L’azienda trovava l’equilibrio economico fornendo prodotto selezionato a produttori, ma anche a piccoli collezionisti a mezzo le loro Associazioni.
L’equilibrio si è rotto quando all’azienda sono venuti a mancare grossi clienti che garantivano continuità alla produzione, problema via via aggravatosi a tal punto da portare con l’inizio del 2019 alla chiusura dell’Azienda.
La corteccia di pino, si sa, è uasata in primis come prodotto da pacciamatura e da anni soprattutto in vari paesi, considerati grossi produttori di orchidee (Olanda in primis), opportunamente selezionato e/o ammendato, quale substrato di coltivazione.
Questa situazione ha di fatto messo in crisi la possibilità di reperimento di corteccia a costi fisiologici (5-10 euro pro sacco da 60 litri come era prima), da parte di medi coltivatori in quanto i vari produttori di substrati mettono in commercio solamente piccole confezioni da pochi litri, più o meno agli stessi costi.

CHE FARE?
Prima azione da attivare è sicuramente quella di unire le forze di tutti i coltivatori italiani, siano essi piccoli o professionali, e non da ultimo avviare una collaborazione con le varie Associazioni amatoriali, allo scopo di individuare nuove opzioni di rifornimento, sia di bark che di altri materiali.
Forse è giunto il momento di sperimentare nuovi substrati, o nuove miscele, ad esempio fibra di cocco sminuzzata, pomice a grana grossa, torba di sfagno ed altro.
In aiuto a noi poveri coltivatori, orfani dello “spacciatore storico”, può venire da produttori italiani di terricci vari, che per motivi di mera esigenza estetica degli architetti paesaggisti, mettono in commercio buona corteccia di pino a variue pezzature.
A titolo personale sto sperimentando i prodotti di un’azienda italiana produttrice all’ingrosso di corteccia, pomice e fibra di cocco.
I risultati sono incoraggianti, ovviamente altre esperienze potranno essere utili alla soluzione del problema.
Ad esempio sarebbe interessante conoscere eventuali nuove tecniche di coltura.

Nelle foto: campione di bark pezzatura media e altro campione di pomice.

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