Storie, ricordi e racconti

Nella foto di copertina: la pittrice botanica Silvana Rava “incoronata Regina” con l’Angraecum subulatum (Luglio 2010)

Se sei uno scrittore e vuoi che rimanga memoria delle tue emozioni, scrivi un libro; se sei un coltivatore di orchidee e per qualche congiunzione astrale una pianta che coltivi ti gratifica oltre ogni limite, raccontalo agli amici che ti stanno attorno, ma scrivi della tua pianta tu non sei il protagonista.
Ed è quell’immenso, assurdo, impossibile esemplare di Angraecum subulatum che sta lì da anni, che fiorisce quando vuole lui, che cresce e vive non si sa come, che desidero raccontare.
La pianta è abbastanza capricciosa e a volte generosa, ma per vederela abbondantemente fiorita bisogna saperla prendere per il verso giusto.
https://youtu.be/-jJ2XHAdxpU
Quel pianeta verde, che di anno in anno cresce di volume, quest’anno mi ha fatto un regalo grande grande.
Tutto prende corpo una decina di giorni prima dell’evento di Schio “Orchidee Giardino Jacquard”, quando l’esemplare iniziò a mostrare qualche piccolo fiorellino bianco, pochi per la verità; un buon segnale, soprattutto per i tanti boccioli pronti per aprirsi di là a qualche giorno.
Chi coltiva orchidee sa bene quel che si prova quando si deve portare in esposizione orchidee fiorite: qualcuna sfiorsce prima della data e qualche altra rimane ostinatamente in boccio e nell’attesa si invoca la fortuna.
Angraecum subulatum MO/AIO Schio 2018.
Bene, visto che l’altra “mademoiselle” della collezione (Cattleya bowringiana), non si degnava di fiorire in tempo utile per l’esposizione, avere in buona fioritura l’Angraecum subulatum sarebbe stato un bel colpaccio. Infatti, con un po’ di fortuna e tanta, tanta attenzione, ad esempio giravo ogni giorno la pianta di un ottavo di giro verso la luce (avevo notato che i fiori si aprivano prima nella parte esposta alla luce), alla fine il pianeta verde brillò di tante piccole luci, proprio nei giorni giusti!
Alla mostra di Schio erano esposte oltre 300 orchidee provenienti da collezioni private, da Associazioni orchidofile italiane e da vari produttori italiani ed internazionali che presenziavano l’evento. Nonostante il periodo molto negativo, stante la stagione caldissima, si son viste in mostra delle vere esclusività; prima fra tutte l’Angreacum subulatum, esemplare unico a livello mondiale, giustamente premiato dalla giuria AIO con la medaglia d’oro e la proclamazione di “Best in Show” (la più bella orchidea esposta).
https://youtu.be/4k8MryVEiQE

Una foto entrata nella storia.

Quella volta del corso di pittura botanica in vicolo Parnasso con Silvana Rava
Eravamo nel mese di luglio del 2010, ed è in occasione di quel corso tenutosi in vicolo Parnasso, che Gabriele, il figlio di Silvana, immortalò la mamma con questa stupenda foto. L’Angraecum subulatum, sospeso in aria e in piena fioritura, pareva fatto apposta per incoronare la mamma artista, l’occasione era troppo ghiotta e così fu.

Bulbophyllum lobbii sottospecie siamense

Nella foto di copertina: Bulbophyllum lobbii sottospecie siamense in coltivazione nella collezione rio Parnasso
La specie
Bulbophyllum lobbii sottospecie siamense (Rchb.f.) Mangal, F.Velazquez e JJVerm. 2015 (Kew)
Differisce per avere sepali più corti, più spessi, petali più dritti e non ritorti, rispetto alla specie di riferimento.
Bulbophyllum lobbii Lindley, Edwards’s Bot. Reg. 33: t. 29 (1847) appartiene alla sezione Sestochilos [Breda] Bentham & Hkr. 1883

Il nome le fu dato in onore di Thomas Lobb (1811 – 1894) botanico e collezionista inglese di orchidee del sud-est asiatico nelle nurseries di Veitch, la pianta fu scoperta dallo stesso Lobb nell’isola di Java nel 1846.

Sinonimi omotipici:
Sarcopodium lobbii (Lindl.) Lindl. & Paxton, Paxton’s Fl. Gard. 1: 155 (1851).
Sarcobodium lobbii (Lindl.) Beer, Prakt. Stud. Orchid.: 306 (1854).
Phyllorkis lobbii (Lindl.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 677 (1891).

Sinonimi eterotipici:

Sestochilos uniflorum
Breda, Gen. Sp. Orchid. Asclep.: t. 3 (1827).
Bulbophyllum henshallii auct., Gard. Chron. 1852: 422 (1852).
Bulbophyllum siamense Rchb.f., Gard. Chron. 1867: 572 (1867).
Bulbophyllum lobbii var. siamense W.Saunders, Refug. Bot. 1872: t. 116 (1872).
Bulbophyllum claptonense Rolfe, Orchid Rev. 13: 198 (1905).
Bulbophyllum lobbii var. breviflorum J.J.Sm., Bull. Dép. Agric. Indes Néerl. 15: 18 (1908).
Bulbophyllum polystictum Ridl., J. Fed. Malay States Mus. 4: 65 (1909).
Bulbophyllum sumatranum Garay, Hamer & Siegerist, Lindleyana 11: 230 (1996).

Morfologia e distribuzione
E’ una pianta epifita unifoliata originaria del Borneo, Assam, Tailandia, Myanmar, Laos, Cambogia e Malesia pennisolare attraverso l’Indonesia, ad altitudini che vanno dai 700 ai 2.000 m., nelle foreste montuose, cresce sui tronchi e sui rami principali degli alberi. Il fiore emana un tenue profumo speziato.
La pianta, che si sviluppa lungo un rizoma, è costituita da bulbi carnosi, leggermente piriformi del diametro di circa 2,5 cm. che sorreggono un’unica grande foglia (dai 15 cm.).L’infiorescenza si sviluppa dal rizoma sotto l’ultimo pseudobulbo maturo, quindi appena sotto il penultimo, raggiungendo un’altezza di circa 20 cm. e porta un’unico grande fiore di medio-grandi dimensioni (l. 6,5 x h. 8 x p. 3,5 cm.) che può avere caratteristiche cromatiche diverse.
Il fiore pare attirare l’insetto pronubo più con il movimento del labello che con i colori, la parte frontale di petali e sepali (come si evince dalle fotografie) è rigata, mentre la parte posteriore del sepalo dorsale è anche densamente puntinata di macchioline marroni.

La coltivazione
La pianta viene in genere coltivata in vaso con substrato di bark medio, che dev’essere ben drenante, va regolarmente annaffiata e concimata e non ha riposo vegetativo. Ama temperature intermedio-calde ma ben si adatta anche alla coltivazione casalinga con temperature un po’ inferiori.
Particolare attenzione va posta soprattutto quando le nuove vegetazioni si sviluppano, periodo nel quale la pianta è più soggetta ad attacchi fungini per gli eccessi nelle bagnature.

Diplocaulobium crysotropis

Nella foto di copertina: Diplocaulobium chrysotropis in coltivazione nella collezione rio Parnasso.

Nome specifico
Diplocaulobium chrysotropis (Schltr.) AD Hawkes, Lloydia 20: 128 (1957).
Sezione Goniobulbon

Etimologia
Il nome di questo genere deriva dalla latinizzazione di tre parole greche: doppio, radice e vita; riferendosi ai due tipi di pseudobulbi di questo genere.
Nome di specie chrysotropis: significa “chiglia dorata”

Sinonimi
Dendrobium chrysotropis Schltr. 1906

Diplocaulobium crysotropis è endemico nel nord della Papua Nuova Guinea. Specie epifita, vive sugli alberi nelle foreste nuvolose a un’altitudine di 1000-1300 metri.
Si tratta di una orchidea miniatura a sviluppo simpodiale con pseudobulbi lunghi 3 cm che portano una singola foglia apicale, eretta.

CURA E CULTURA.
Luce:
Diplocaulobium chrysotropis richiede buona luminosità, circa 25000-30000 lux, con un fotoperiodo ideale di 12 ore.
Temperatura:
La temperatura ideale è di 22-24 gradi centigradi durante il giorno; notte a 18-19 di notte. Nel suo habitat naturale le temperature sono più o meno costanti durante tutto l’anno. In autunno si accentua lo sbalzo termico fra giorno e notte (6-7 ° C), fattore considerato decisivo per stimolare la fioritura di questa specie.
Umidità:
Diplocaulobium chrysotropis ha bisogno di un’umidità media dell’80-85% per tutto l’anno.
Substrato, supporti in crescita e rinvaso:
Il miglior modo di coltivare Diplocaulobium chrysotropis è su zattera, con letto di sfagno intorno alle radici.
Irrigazione:
Durante il periodo di sviluppo questa orchidea richiede acqua frequentemente e abbondantemente; le sue radici non devono mai rimanere asciutte.
Fertilizzante:
Si consiglia di utilizzare dosi ridotte rispetto a quelle indicate da sciogliere nell’acqua di bagatura ogni 7-10 giorni. Durante il periodo di riposo non fertilizzare.
Periodo di riposo:
Nel suo habitat naturale non ci sono variazioni stagionali di temperatura; l’inverno è un po ‘più secco del resto dell’anno. In coltivazione se gli pseudobulbi iniziano ad avvizzire, dobbiamo aumentare la quantità di acqua.

Pleurothallis rowleei, ma anche Acronia rowleei

Foto in evidenza: Pleurothallis rowleei collezione rio Parnasso, coltivatore Guido De Vidi

Introduzione
La grande famiglia delle Pleurothallidinae (oltre 2000 specie), non finisce mai di stupire e di accompagnarti in viaggi ideali “lastricati” di incertezze; ogni volta che ci si trova ad approfondire le conoscenze su qualche specie riconducibile alla sottotribù, rimane il dubbio sulla sua giusta collocazione tassonomica. Ed è così che ogni fioritura di qualche Pleurothallidinae è una nuova occasione per entrare in un mondo evanescente, sia per la reiterata evoluzione della sua sistemazione tassonomica, ma anche per le continue scoperte di nuove specie e/o varietà.
Negli ultimi decenni, vari tassonomi e studiosi della botanica, a più riprese hanno proposto modelli riorganizzativi dell’intera sottotribù, partendo dalle indicazioni di Lindley ed avvalendosi delle nuove opportunità che offrono gli studi sul DNA. A tal proposito, chi di voi ha voglia e tempo per approfondire la conoscenza sulle Pleurothallidinae troverà molto utile questo lavoro pubblicato su “American Journal of Bottany”del 15 Marzo 2001 a cura di Alec M. Pridgeon, Rodolfo Solano e Mark W. Chase.

Analisi e presentazione di una specie:
img_1808 Pleurothallis rowleei Ames.
Questo preambolo introduttivo, con richiamo alla letteratura scientifica, serve per costruire la cornice entro la quale collocare la descrizione di una singola specie, che vada oltre alla fredda dissertazione botanica e che dia, con pochi tratti, sufficienti notizie scientifiche.

pleurothallis_-roulew Con l’aiuto delle bibliografia globale, che internet ci mette a disposizione, scopriamo i primi elementi tassonomici di Pleurothallis rowleei Ames, Schedul. Orch. 1: 11-12. 1922.

Olotipo
Osservando l’olotipo (esemplare utilizzato per descrivere per la prima volta una specie, e che è considerato suo rappresentante), conservato nell’erbario OAKES AMES, si scopre il luogo di raccolta (La Palma Costa Rica), data (8.7.1918), dati salienti della Compagnia organizzatrice della pleurothallis-rowleei-holotype-amesesplorazione nel Centro America (AMERICAN BALSA COMPANY INC.), durante la quale è stato raccolto il campione, e non da ultimo appaiono anche i nomi dei raccoglitori, probabilmente guidati da H. E. Rowlee, in onore del quale, Ames, il primo giorno di novembre del 1922, nomina la specie.

Non finiscono qui le vicende della nostra bella orchidea, nonostante gli approfondimenti e la passione con la quale ci siamo letti l’articolo su “American Journal of Botany”, corriamo il rischio di perderci fra i meandri dei vari “CLADE”, o “SOTTOCLADE” o meglio ancora nelle varie suddivisioni in sottogruppi o sezioni nei quali LUER ha ficcato le specie omotipiche.
Ad esempio leggiamo che nel 2005, Luer sistema Pleurothallis rowleei nella sottosezione Acronia.
Che dire, anche in questo caso l’eccessiva enfatizzazione di minime differenze, porta a inflazioni tassonomiche non sempre condivise da tutti e con l’unico risultato di creare confusione al povero collezionista che al momento di acquistare nuove specie non sa più che pesci pigliare.
Ovviamente questo è il mondo con il quale dobbiamo fare i conti: continua evoluzione non sempre motivata, se non nell’ego dei vari protagonisti.

Descrizione e coltivazione
Pleurothallis rowleei è una specie epifita, endemica in Costa Rica, Panama, Colombia ed Ecuador.
Miniatura che desidera clima da serra intermedia, in natura ha colonizzato vari aerali, da 350 a 1.800 m slm. L’habitat ideale di Pleurothallis rowleei è costituito da zone collinari e foreste montane, pluviali sempreverdi e boschi di querce caducifoglie.
Fra le varie specie della sottotribù delle Pleurothallidinae,Pleurothallis rowleei è molto generosa, sia nelle sue abbondanti fioriture autunnale e invernali, che nel facile incespimento delle piante in coltivazione.
Questa specie ama ambienti con spiccata umidità e luce soffusa, non ha periodo di riposo e conviene coltivarla in vasi con substrato drenante, misto a bark, torba e perlite.

Fertilizzazione blanda con concime equilibrato 20.20.20, avendo la preoccupazione di aggiungere saltuariamente, magnesio solubile ogni mese.

Acianthera; ex Pleurothallis violacea

Nella foto di copertina: Acianthera violacea in fiore nella collezione rio Parnasso – 24.10.2018.

Il genere Acianthera.
Etimologia: dal greco “akidos”, spuntone, ago – e “anthera” = in riferimento alla struttura dell’anthera dei fiori di qualche specie.

Storia
Acianthera Scheidw. -Orchidaceae Juss.- è un genere
della sottotribù Pleurothallidinae Lindl. ex G.Don comprendente circa 118-220 specie (Pridgeon &
Chase 2001; Chiron & van den Berg 2012; Chase & al.
2015; Barros e al. 2016; WCSP 2016). Presente in regioni tropicali dalle Antille e il Messico a
Argentina e Uruguay, con il Brasile il suo centro principale di biodiversità (Pridgeon 2005).
Le varie specie del genere Acianthera sono generalmente epifite, desiderano l’habitat tipico delle foreste pluviali dal livello del mare a oltre 2600 metri di altitudine.
Caratteristiche morfologiche che caratterizzano le specie di questo genere: sepali conniventi, labello articolato con la colonna alata e dotata di due pollinia (Pridgeon 2005; Luer 1986).
Sono passati quasi due secoli da quando Michael Joseph Scheidweiler descrisse Acianthera nel 1842.
Nel 1859, Lindley incluse le specie di questo gruppo nelle Pleurothallis R.Br. per molti decenni, lasciando nel dimenticatoio il paleogenere Acianthera.
Luer (1986) restaura il nome Acianthera come sottogenere di Pleurothallis nel tentativo di ospitare specie caratterizzate da fiori portati singolarmente o in un racemo formatosia aalla base di una foglia sessile. Tuttavia, solamente recenti studi filogenetici basati su DNA (Pridgeon & Chase 2001; Pridgeon & al.2001; Chiron & van den Berg 2012; Chirone e al. 2012;Karremans e al. 2016) hanno fornito un forte supporto per la riesumazione di Acianthera come gruppo monofiletico con la conseguente neccessità di classificarlo al livello generico.

Acianthera: Scheidweiler (1842: 292) è un genere comprendente circa 210 specie appartenenti alla tribù delle Pleurothallidinae, la più grande sottotribù di orchidee per numero di specie (Pridgeon & Chase 2001, Pridgeon et al. 2005, Chirone & van den Berg 2012).
Le varie specie del genere Acianthera sono epifite, litofite o raramente come terrestri. Sono endemiche nella foreste umide, dal Messico all’Uruguay e al Nord Argentina, incluse le Antille. Questo genere è molto numeroso in Brasile, dove sono state scoperte quasi 120 specie (Barros et al 2010).
Acianthera è stato a lungo incluso come sinonimo nel genere Pleurothallis, Aiton (1813: 211), e trattato a livello subgenerico come Pleurothallis subgen. Acianthera (Scheidw.) Luer (1986: 12).
Bisogna aspettare l’inizio del 21° secolo, con gli studi delle sequenze DNA, per veder riconosciuto a questo gruppo di orchidee il rango generico dentro la sottotribù (Pridgeon et al . 2001; Chiron & van den Berg 2012).

La specie.
Pleurothallis violacea A. Rich. E Galeotti.
Pubblicato in: Annales des Sciences Naturelles; Botanique, sér. 3 3: 16, pl. 1, f. 2. 1845. (Ann. Sci. Nat., Bot., Sér. 3,)
Distribuzione: Messico
Altri nomi per questo basionimo:
Acianthera violacea (A. Rich. & Galeotti) Pridgeon & MW Chase
Humboldtia violacea (A. Rich. & Galeotti) Kuntze.
Acianthera violacea (A.Rich. & Galeotti) Pridgeon & MW Chase (2001: 246). Pleurothallis violacea Richard & Galeotti (1845: 16).
Humboltia violacea (A.Rich. & Galeotti) Kuntze (1891: 668). Lectotipo (secondo Solano eSoto In Hágsater & Soto, 2003: 513).
Pleurothallis amoena Richard & Galeotti(1845:16).
Humboltia amoena (Richard & Galeotti) Kuntze (1891: 667). Tipo: – Mexico. Cordillera [Hidalgo]: Real del Monte, Giugno-ottobre 1840, Galeotti 5228 (P [489152].
Pleurothallis cochlearis Reichenbach (1852: 764). Humboltia cochlearis (Rchb.f.) Kuntze (1891: 667). Olotipo: -Mexico. Località sconosciuta, coltivato “Im Dresdener botanischen Garten (fiorito in) ??1844”.
Pleurothallis rhynchoglossa Schlechter (1915: 91). Tipo: – Mexico. Veracruz: “Bei Zacuapan, fiorita in coltivazione marzo 1914”.
Note: – Pleurothallis amoena e Pleurothallis violacea furono pubblicate simultaneamenteda Richard & Galeottti (1845), ma in quell’occasione la descrizione di Palaenopsis amoena è stata elencata per prima.
Più tardi, (Hágsater e Soto Arenas 2003, Luer 2004), riconoscono Pleurothallis amoena come sinonimo di Pleurothallis violacea , quindi il secondo nome ha stabilito priorità come specie basionimo.
La solita confusione fra lecotipo e olotipo fra le due specie.

Descrizione:
Specie endemica nel sud del Messico, Guatemala e El Salvador nelle foreste pluviali montane a quote da 950 a 1500 metri come epifita di piccole dimensioni. Sviluppo cespitoso che forma esili steli avvolti in parte da guaine tubolari imbricate e portanti singole foglie apicali lanceolate elittiche che formano gli steli fiorali in tardo autunno inizio inverno su un terminale, da 1 a 3 infiorescenze racemose lunghe da 8 a 12 cm, portanti più di 10 fiori color viola.

Coltivazione
Piccoli vasi con substrato drenante, non richiede riposi e va tenuta in clima umido caldo e ombreggiato. Fertilizzazioni nella norma.