Arthrosia purpureoviolacea

Prologo.
La specie pubblicata in questo articolo, appartiene al “ceppo” storico delle Pleurothallidinae. Nel 2002 Fábio de Barros la inserisce nel genere Acianthera, nel 2006 Carl Luer ritiene di creare un nuovo genere (Arthrosia) dove è attualmente sistemata.
Arthrosia purpureoviolacea (Cogn.) Luer
Autore: Luer, Carlyle (Carl) August.
Pubblicato in: Monographs in Systematic Botany from the Missouri Botanical Garden 105: 249. 2006. (May 2006)
Basionimo: Pleurothallis purpureoviolacea Cogn.
Sinonimi: Pleurothallis purpureoviolacea, Specklinia purpureoviolacea, Acianthera purpureoviolacea, Pleurothallis piresiana.
Habitat: epifita, predilige le foreste umide e ombreggiate a 600 metri di altitudine dal livello del mare.

Storia: E’ stata originariamente trovata nel 1986 nelle foreste della costa di San Paolo e poi descritta da Alfred Cogniaux come Pleurothallis purpureoviolacea.

Nel 2002, con l’aiuto di analisi molecolare, alcune specie Pleurothallidinae sono state riclassificate in generi più piccoli e più omogenei. Oggi questa specie è di solito classificata nel genere Acianthera, tuttavia, Carlyle Luer, nella sua riclassificazione di questo gruppo di specie (2006), preferisce ulteriormente dividere e classificare una quindicina di specie, (fra cui questa) con il nome di genere Arthrosia. Questo piccolo gruppo si distingue dalle Acianthera per i loro fiori trasparenti con bordo laterale sempre allungato e tagliente.
Inoltre i fiori si caratterizzano per la presenza di un giunto circolare nella base del labello, che si inserisce perfettamente in una depressione nella colonna come un femore si adatta nel bacino. Caratteristica morfologica che ha suggerito a Luer il nome di genere: Arthrosia.
Specie simili: Acianthera capillaris, Acianthera auriculata, Acianthera longicaulis.

Caratteristiche distintive: è facilmente identificabile dai suoi fiori di colore scuro, quasi interamente viola.
Arthrosia purpureoviolacea fiorisce da gennaio a maggio, i fiori durano per tre settimane.

Laelia superbiens… forse ancora Schomburgkia

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Tassonomisti, che noia!
Tanto per cominciare dobbiamo subito fare i conti con le solite piroette tassonomiche: la specie, registrata inizialmente con il nome di Laelia superbiens da Lindley nel 1840, è stata successivamente inclusa nel genere Schomburgkia, per tornare ancora fra le Laelia.
La confusione che regna in questo genere è ben spiegata nel post ” Farewell Schomburgkia” dell’AOS.

Quindi, d’ora in poi dovremmo dimeticarci quel suono gutturale per certi versi difficile da pronuciare e da scrivere –Schomburgkia – per lasciare posto a Laelia, decisamente più bello che ricorda le vestali?

Il genere Schomburgkia è sparito. Le specie del Sud America sono spostate nel genere Laelia e quelle amanti delle formiche (con pseudobulbi vuoti) sono ora nel genere Myrmecophila. Withner, analizzando quest’ultima sistemazione tassonomica utilizza ancora Schomburgkia per tutte loro nel 1992 Volume III of The Cattleyas and Their Relatives” dove fra l’altro si legge: La scelta di usare il genere segregato (Myrmecophila) per i taxa formati dalle formiche, o di mantenerli del tutto all’interno di Schomburgkia, mi sembra relativamente arbitrario”. Prosegue proponendo di tenerli tutti a Schomburgkia e di affrontare le differenze a livello sub-generico.
Non ci resta che aspettare e nel frattempo, per chi può, continuare a godersi le sue splendide fioriture.

Descrizione della specie
Schomburgkia superbiens specie molto rara nelle collezioni e di difficile reperimento nei normali circuiti di vendita.

Schomburgkia superbiens (Lindl.) Rolfe 1917.
Sinonimi: Bletia superbiens (Lindl.) Rchb. f. 1862 – Cattleya superbiens (Lindl.) Beer 1854 – Laelia superbiens Lindl. 1840
Questa specie è così chiamata in onore di Richard Schomburgk, botanico tedesco cercatore di orchidee ed esploratore della Guiana Britannica.
In Guatemala è anche conosciuta con il nome popolare di: La Vera De Senor San Jose (Il bastone di San Giuseppe), probabilmente per il lungo stelo fiorale, solido e curvo all’apice.
Schomburgkia superbiens vive nelle ampie foreste umide e piovose del Messico, Guatemala, Honduras e Nicaragua. E’ una specie epifita/litofita e vive aggrappata ai rami degli alberi oppure su pareti rocciose ad altitudini tra 800/2000 metri.
Schomburgkia superbiens è un’orchidea di grandi dimensioni a sviluppo simpodiale. Lungo un solido rizoma si formano grossi gruppi di pseudobulbi oblunghi fusiformi, un po’ appiattiti, con una o due foglie lanceolate ed un esteso apparato radicale carico di lunghe e grosse radici.
Dagli pseudobulbi (alla base delle foglie) crescono gli steli fiorali (lunghi 100 – 130 centimetri) ai cui apici si formano molti boccioli avvolti da brattee acuminate, che aprendosi mostrano grandi fiori color rosa oppure bianchi nella forma alba. I fiori appaiono a Gennaio e sono profumati.

Laelia superbiens in sito
Questa foto è assai emblematica a riguardo della strutturazione morfologica delle specie in rapporto alle condizioni ambientali in cui vivono. In coltivazione, nelle nostre regioni temperate, le condizioni climatiche sono diverse da quelle di endemicità della nostra specie e quindi torna utile confrontare le caratteristiche vegetative della stessa specie, presente nella mia collezione. Vediamone alcune.

Laelia superbiens in coltivazione
Come si può notare nella foto a sinistra, gli pseudobulbi sono più allungati e le foglie sono più grandi, e più scure rispetto a quelle della specie in sito.
Ad ogni buon conto, la pianta vive bene e prospera con tranquillità.
Quali elementi possono aver agito sulla pianta, per differenziare a tal punto la sua morfologia?
Sicuramente la quantità di luce.

Condizioni di coltivazione nella mia collezione.
Fedele al principio di coltivazione empirica, in questo caso oserei dire – costretto dagli spazi ad una coltivazione di fortuna – la pianta è stata per anni ancorata ad una colonna portante della serra nella parte più alta possibile, verso il cielo ed a radici nude, ora è sistemata in una capiente cassetta di plastica con letto di bark.
Effettivamente, le dimensioni di questa specie non lasciano scampo al collezionista perennemente in conflitto con gli spazi di coltivazione.
La sistemazione appena descritta, costringe la pianta a sviluppare un rigoglioso apparato radicale che, non trovando alcun appiglio prossimo, si allunga a dismisura (radici lunghe 70 – 80 centimetri) alla ricerca di ancoraggi.
L’allungamento degli pseudobulbi, penso sia causato da una somma di fattori ambientali:
– parametro “luce (quantità nel tempo) + alimentazione”, sicuramente diverso da quello rilevabile in sito.
– esteso apparato radicale, sicuro avamposto di alimentazione e di assorbimento d’acqua.
Queste diversità ambientali rendono meno decisiva la funzione di riserva degli pseudobulbi, che pertanto si ingrossano e si bracchizzano di meno rispetto a quelli della sorella in sito.

Pleurothallis loranthophylla

002Pleurothallis loranthophylla
Origine del nome di specie: fa riferimento alla morfologia delle foglie, simili a quelle della famiglia delle Loranthaceae

Descrizione

Pleurothallis loranthophylla Rchb.f., Bot. Zeitung (Berlin) 10: 674 (1852).
Protoluogo di raccolta: Venezuela
Publicato in: Botanische Zeitung (Berlino) 10(39): 674. 1852. (24 Sett. 1852).

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Sinonimi:
Humboltia navicularis (Lindley) Kuntze
Humboltia subpellucida (Klotzsch) Kuntze
Pleurothallis intermedia Schltr.
Pleurothallis navicularis Lindley
Pleurothallis spathata Schltr
Pleurothallis punctata (Karsten) Schltr.
Pleurothallis subpellucida Klotzsch
Pleurothallis violaceorosea Schltr.
Rhynchopera punctata Karsten

Specie epifita a sviluppo cespitoso, endemica in Costa Rica, Panama, Colombia, Venezuela, Guyana, Ecuador, Perù e Bolivia. Pianta di piccole dimensioni da clima fresco intermedio, vive negli ambienti umidi delle foreste montane e dei boschi pedemontani ad altitudini di 2100 metri sul livello del mare.
Produce esili fusti avvolti da guaine basali al cui apice cresce un’unica foglia lanceolata e acuminata. Nella pagina superiore della foglia, durante la fase vegetativa, si forma e si secca una spata allungata dalla quale, in inverno, uscirà una infiorescenza racemosa, incurva e carica di piccoli fiori color rosa antico.

Coltivazione
Questa specie preferisce clima fresco e umidità costante, quindi conviene coltivarla in piccoli vasetti di plastica, avendo cura di sistemarla nella parte ombreggiata della serra.
Il segnale della crescita ideale è dato dalla formazione di muschio sulla parte superiore del substrato che deve essere drenante, ma nello stesso tempo anche accumulatore di umidità.
Le fertilizzazioni devono essere delicate e non frequenti

Pordenoneorchidea 3-11 Marzo 2018

Nella foto di copertina: scenografia dell’edizione dedicata a Padre Angelo Andreetta

ARRIVA PORDENONEORCHIDEA!
3-11 Marzo 2018 Diciannovesima edizione.
UN EVENTO DIVERSO PER: FORZA!

Quest’anno le orchidee arriveranno a bordo di una Sidecar e si arrampicheranno su un suggestivo giardino verticale creazione by Celebrin.
Negli spazi dedicati all’evento non ci saranno solo orchidee, ma anche, Bonsai, Cactacee, Tillandsie, Collezione di Aspidistre, e l’originalissima Tetradenia riparia.

PRODUTTORI DI ORCHIDEE PRESENTI IN FIERA
SONO APERTI I PRE ORDINI:
Contattare direttamente le aziende.
Ecuador:
Ecuagenera – Ecuagenera
Brasile:
BR-orquidea br-orquidea
Germania:
Roelke orchideen – Roelke orchideen
Francia:
Silvana plantes.
Italia:
Orchidee del lago Maggiore – Orchidee del lago Maggiore

A breve sarà disponibile il programma scientifico/culturale.
NOTE:
In questo video fb la scenografia della quattrodicesima edizione
leggi tutto il post apparso su orchids.it

Lo spazio espositivo delle orchidee è a disposizione di di tutti i coltivatori che intendono esporre le orchidee della propria collezione: per contati e-mail info@orchids.it oppure telefono 3495444568

Dendrobium azureum, l’orchidea blu che forse non esiste più

L’orchidea blu di Evelyn Cheesman
Dendrobium azureum Schuit 2013.
Una delle tante storie di orchidee perdute, che non ha ancora scatenato la febbre della raccolta in situ, e che forse non si riuscirà più a riscoprire.
Non posso iniziare il racconto senza pensare all’amico collezionista di Dendrobium, Marco Tonnarelli e già lo vedo a prenottare il primo volo per la Nuova Guinea.

Dendrobium azureum è stato scoperto nel 1938, ma è rimasto a riposare nell’erbario del Museo di Storia Naturale a South Kensington (LONDRA), dentro un cassetto, montato su un telaio ma senza nome e comunque non classificato, a parte il suo genere o raggruppamento di specie, fino a qualche anno fa quando un ricercatore di orchidee del Kew (André Schuiteman), analizzando i resoconti cartacei dell’entomologa Evelyn Cheesman, presenti al Museo, ebbe la sorpresa di scoprire delle interessanti novità.
Racconta André Schuiteman: “Per scoprire una nuova spettacolare specie di orchidee endemica solo in isole remote e ricoperte di giungla, non è sempre necessario andare in quei luoghi. A volte basta una breve corsa sulla metropolitana di Londra” – e André ancora aggiunge – “Durante la scansione di materiale essiccato di specie di Dendrobium non identificato proveniente dalla Nuova Guinea, nell’erbario del Museo di storia naturale di Londra, mi sono imbattuto in due fogli su cui erano montati esemplari dall’aspetto insignificante. Ma quando ho letto le loro etichette scritte a mano, si sono rivelate degne di essere viste più da vicino.

LA SCOPERTA
L’intrepida Miss Cheesman, scrisse di aver trovato l’orchidea abbarbicata su di un albero in una foresta muscosa sul Monte Nok, un vulcano spento sull’isola di Waigeo, appena al largo della punta occidentale della Nuova Guinea. I fiori, specificò, erano un ‘blu profondo’.

Pochissime orchidee hanno fiori blu e la maggior parte di esse sono specie terrestri, pensò André. Questa era un’epifita – cresceva sugli alberi – l’orchidea era una specie di Dendrobium e i suoi parenti più stretti hanno fioriture scarlatte. I dubbi si inpadroniscono di André al punto da fargli dubitare che il blu descritto fosse veramente blu –“Ho pensato che forse il blu non era davvero blu – molti orchidofili chiamano le cose blu quando intendono malva o viola”. Ma a un’osservazione più attenta, i fiori essiccati sembravano grigiastri, piuttosto che marroni come i fiori secchi delle specie affini.
Se l’orchidea aveva davvero fiori blu cielo, allora era probabile che fosse una specie non ancora descritta, così André approfondì le sue ricerche e fu felice di scoprire che Miss Cheesman raccontava della sua spedizione sul Mount Nok, anche nel suo libro “Cheesman, E. (1949). Serpenti a sei zampe in Nuova Guinea George G. Harrap e Co. Ltd., Londra, Sydney, Toronto e Bombay. 281 pp.”
A p. 72 del libro descrive mentre si arrampica fino alla cima del monte Nok:
…”Spingendoci attraverso la macchia, si sono imposti alla nostra attenzione bellissimi spruzzi di orchidee, quasi a strofinarci la faccia. Più avanti dovevamo muoverci sotto un tunnel di felce rampicante, e poi ancora orchidee sugli alberi con l’umidità che gocciola continuamente sulle frange del muschio. Grandi grappoli di un fiore leguminoso come l’acacia bianca si affievolivano da piccoli alberi. C’erano fiori color crema, limone pallido e orchidee blu brillanti, ma i colori arancione e scarlatto predominavano, fiammeggiando fuori dal verde.”

Le “orchidee blu brillanti” menzionate nel racconto indubbiamente si riferiscono a D. azureum, mentre tra le orchidee “arancione e scarlatto” vi sono Mediocalcar uniflorum e altre specie di Dendrobium che dovevano essere identificate.
Guardando di nuovo l’esemplare, André nota che i fiori essiccati avevano una strana sfumatura bluastra, piuttosto che una delle tante sfumature di marrone che si vedono di solito in vecchi esemplari di orchidee secche. Questo sembrava confermare che i fiori fossero stati davvero blu.
Le etichette rivelavano che gli esemplari erano stati raccolti da L.E. Cheesman il 17 giugno 1938 sulla cima del Monte. Nok, un vulcano spento sull’isola di Waigeo, davvero remota e ricoperta dalla giungla, al largo della punta occidentale della Nuova Guinea.

LA DESCRIZIONE
André Schuiteman chiede in prestito il materiale osservato al Museo di Storia Naturale onde poter esaminare più dettagliatamente i due esemplari di Cheesman. È pratica comune tra i principali erbari del mondo inviare gli esemplari in prestito gli uni agli altri, in modo che gli esperti tassonomici interessati possano prendersi il loro tempo per studiarli in dettaglio. Dopo un esame approfondito e un confronto con la grande collezione di esemplari di Dendrobium nell’erbario di Kew, Schuiteman giunge alla conclusione che il Dendrobium di Cheesman era in effetti una specie non descritta, anche se probabilmente è strettamente correlata a D. oreodoxa , una specie della Nuova Guinea dai fiori scarlatti. La nuova specie è stata descritta nel 2013, nominandola Dendrobium azureum (Schuiteman, 2013).

CHI ERA LE CHEESMAN
Lucy Evelyn Cheesman (1881-1969) era un’entomologa britannica. Prima curatrice femminile allo zoo di Londra, è diventata successivamente un’esploratrice freelance.

Evelyn Cheesman fece diverse spedizioni in Nuova Guinea e isole circostanti negli anni 30 del secolo scorso, scrisse sedici libri, molti, raccontano i suoi viaggi. Uno di questi, dal titolo pittoresco “Serpenti a sei zampe in Nuova Guinea” (Cheesman, 1949), descrive il suo viaggio nell’isola Waigeo (‘Waigeu’) del 1938 e il suo lavoro in Nuova Guinea.

DENDROBIUM AZUREUM, l’orchidea perduta?
Foto tratta da Internet.
Pare proprio che, D. azureum non sia mai stato raccolto di nuovo. Tre ricercatori che hanno visitato l’isola di Waigeo nell’ultimo decennio (Campbell Webb, Iwein Mauro e Sebastian Schmidt) non sono riusciti a vederlo. Può darsi che l’habitat di endemismo di Dendrobium azureum sia limitato al Monte Nok, o comunque agli areali di alta montagna (800-1000 metri) spesso ricoperti di nuvole.

La permanenza di D. azureum sul Monte Nok dipenderà dal mantenimento del suo habitat e dei suoi impollinatori, eventi che potrebbero subire pressioni dovute alla deforestazione, agli incendi boschivi e ai cambiamenti climatici. Poiché l’isola di Waigeo è situata nella più varia ecoregione marina del mondo, ed è essa stessa sede di una cospicua fauna endemica, come il Red Bird-of-Paradise (Paradisea rossa), sembra necessaria una rigorosa protezione delle foreste rimanenti.
Non si sa nulla degli impollinatori di D. azureum. Specie strettamente correlate (D. oreodoxa, D. lawesii, D. subclausum) sono probabilmente tutte impollinate da uccelli, in particolare dai melari (Meliphagidae), ma in tal senso si hanno scarse osservazioni.
Speriamo che nel futuro ci sia ancora una possibilità di riscoprire il Dendrobium blu!