VORREI CHE FOSSE VERO

20-22 Febbraio 2004 PADOVA FLORMART

MOSTRA INTERNAZIONALE DI ORCHIDEE: TUTTO PROCEDE OTTIMAMENTE

VORREI CHE FOSSE VERO

PREMESSA
Un articolo senza titolo, letto sul sito dell’associazione lombarda amatori orchidee, a firma di “un’inviata speciale”, Valentina Pasta, dà un’immagine evanescente, della mostra internazionale di orchidee del 20-22 febbraio 2004 al Flormart di Padova, cerco pertanto di esprimere nel merito, le mie obiezioni.
Valentina Pasta, dipinge la manifestazione con un “ritratto, velato da elogi ed osservazioni” senza per altro, evidenziare i problemi emersi in tale occasione, cupi e palpabili.
Nella mia veste di discreto conoscitore dell’orchidologia Italiana, e di espositore in Padova a titolo gratuito, senza rappresentanza associativa e senza rimborsi delle spese sostenute, manifesto il mio sconcerto e voglio supportarlo con alcune considerazioni.
Questa premessa è necessaria per mettere a fuoco lo status del collezionismo e dell’associazionismo italiano, che fino a prova contraria si è assunto in proprio, l’onere totale di portare in Italia l’EOC del 2006, sia nella sua fase rivendicativa a livello Europeo sia in questa fase che possiamo definire gestionale, con la buona pace dei venditori, o commercianti, oppure produttori di orchidee italiani (vecchi o nuovi poco importa) che da questa ed altre chermesse traggono ovvi ed indiscutibili occasioni di legittimo profitto.

CONTRADDIZIONE DI FONDO
L’EOC è un consolidato evento Europeo, che mette insieme ogni tre anni, il “ sacro ed il profano” del mondo delle orchidee, ovvero si mostra si vende e si discute di orchidee.
Le condizioni indispensabili per affrontare l’organizzazione sono: una solida tradizione cultural/economica delle associazioni organizzatrici oppure e magari in compagnia, dei produttori collezionisti con la volontà e le spalle solide.
L’Italia delle orchidee non ha una solida tradizione associazionistica (le nostre associazioni, senza urtare la suscettibilità di alcuno, sono strutturalmente, economicamente e non da ultimo anche numericamente, poco significative) e gli sforzi fatti nel tempo dai vari hobbisti, per organizzare il collezionismo italiano, hanno spesso trovato la non disponibilità del mondo del commercio, salvo il grande fervore dimostrato da qualche venditore, durante la campagna per il rinnovo delle carche amministrative dell’associazione organizzatrice l’EOC 2006.
I frutti, purtroppo, sono quelli visti a Padova: associazionismo quasi virtuale, organizzazione debole contrattualmente ma impegnata ad organizzare il set espositivo dei venditori, attenti soprattutto a far correre la loro carretta.

OSSERVAZIONI LOGISTICHE
La scelta di organizzare l’EOC 2006 alla Fiera di Padova in concomitanza del Folrmart , è stata foriera di preoccupazioni, purtroppo non ancora fugate, e quindi tutt’ora all’ordine del giorno degli organizzatori, ai quali , imputo due errori di percorso madornali:
1 – Non aver consolidato, contestualmente all’ipotesi Flormart, anche una seria soluzione alternativa.
2 – Non aver ottenuto dal commercio italiano delle orchidee, una certa garanzia economica, prima di avventurarsi nella gestione operativa.
A questo punto, tant’è ed i risultati sono sotto gli occhi di noi tutti.
Chi dice che tutto va bene, probabilmente sta cercando di fare un’iniezione collettiva di ottimismo allo stato puro, meglio sarebbe prendere atto di una realtà che mostra abbastanza criticità.
Detto questo però, non si può sempre invocare quale intralcio organizzativo, il fatto che ci si trova nel contesto di una manifestazione per operatori: tutti e da sempre sanno che al Flormart si entra comunque e comunque si compra, e soprattutto si entra gratis.
L’aspetto veramente critico dell’EOC inserito in un ambito fieristico con tutt’altri interessi commerciali e di dimensioni eccessive, è appunto l’invisibilità dell’evento “orchidee”.
Si è detto 25 mila visitatori, ma dove, io penso di non aver sbagliato stand e padiglione, ma purtroppo non sono passati di là.
Quindi a mio avviso, se si è ancora in tempo, va presa in seria considerazione una soluzione logistica alternativa, che fatte salve tutte le esigenze e filosofie su cui si è basata la scelta di organizzare in Italia l’EOC del 2006, dia garanzie economiche e risposte operative, in termini di visibilità e di agibilità.

LE ASSOCIAZIONI
Le associazioni, (parlo in termini di piante esposte) la si metta come si vuole, purtroppo non c’erano, anzi c’erano soltanto nei nomi a caratteri cubitali degli stand preparati con grande cura dalla fiera ma inconfessabilmente vuoti. Questa è la vera sconfitta della manifestazione; da Roma sono arrivati più dirigenti e giudici che piante ( per la verità io ne ho vista soltanto una che ormai fa il giro delle anteprime EOC), dal centro Italia niente, dal nord ovest soltanto bravi venditori ed il nord est, lunga mano operativa locale, era presente con un cocuzzolo carino e piccolo: per il restante, solo piante dei commercianti e spazi sempre più deserti a mano a mano che le piante esposte venivano vendute.
L’inconfutabile realtà che il collezionista, (soggetto al quale io do la definizione di coltivatore hobbista che rientra delle spese di mantenimento) è praticamente assente dal panorama espositivo italiano, sta a significare che non si creano le premesse perché questo abbia luogo e cioè non si mettono a disposizione dei fondi spese per gli hobbisti.
Chi coltiva orchidee sa quanto è difficile far crescere esemplari da mostre e quanto costa portarli ad esposizioni, con il rischio sempre latente di rovinarli o peggio di perderli per stress. Quindi, mentre il commerciante espositore rientra dai costi e dal rischio danni con le vendite, l’espositore collezionista può tutelarsi soltanto attraverso un monte spese al quale devono concorrere anche i venditori che in definitiva vendono proprio ai collezionisti ed alle associazioni che organizzano le loro occasioni di mercato.
Penso che questa sia l’unica via per incentivare il collezionismo e l’associazionismo in Italia.

LA TRILOGIA: ESPOSIZIONE, VENDITA, SCIENZA
Nei Paesi, per così dire forti con le orchidee, (possiamo citare ad esempio gli USA) , il vero collezionista, un po’ venditore, che nel frattempo svolge anche una sua professione, è una figura molto diffusa ed è un po’ l’ossatura di tutta una fitta ragnatela di situazioni commercial/dilettantistiche che consentono anche economicamente, l’organizzazione di eventi tipo EOC con frequenza quasi mensile.
In tali realtà si materializza con facilità la trilogia dell’evento espositivo di qualità, accompagnato da un settore vendita separato ed il tutto coronato da una “convention” di esperti di settore.
Bene si dirà, dove sta il problema?
Il problema sta nel fatto che le “convention o congressi” che dir si voglia, hanno un costo non da poco, chi organizza deve ospitare i cervelloni che verranno a parlar di orchidee e quindi si torna al punto dolens: con la prova generale di Padova 2004 è tutto apposto? Vorrei che fosse vero.

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