RACCONTI DI ORCHIDEE

LA STORIA SIAMO ANCHE NOI Post V°

Aspirazioni, fatti ed idee, che anno portato l’EOC del 2006 in Italia.

COPENAGHEN, SUCCESSO ANNUNCIATO E PRIMI SEGNALI DI INTERFERENZA

In casa ATAO, il vento spira in poppa e si spera vivamente che all’esposizione di Copenaghen, ci sia un buon successo per le aspirazioni Italiane, soprattutto si auspica che la presentazione della nostra candidatura, dia buoni frutti.

Per quanto riguarda le piante, si racconta che il viaggio è stato difficile e che purtroppo qualcuna, sarebbe giunta già in condizioni impresentabili.
Dal Triveneto, parte anche una rappresentanza di appassionati, in aereo.
Le attese sono appagate ed anche in quest’occasione, fioccano tanti premi per l’Italia e in pratica, l’affare è fatto, ormai non ci sono più dubbi, il 2006 è nostro.

Le piante tornano a casa, abbastanza mal conce e la “famosa” Cattleya schilleriana, oggetto di tanta ammirazione in mostra e d’altrettanta pubblicità postuma, insieme a qualche altra pianta, entra profondamente in crisi ed ora, non c’è più.

Rimane solo l’articolo apparso su “D di Repubblica” del 30 Maggio 2000:

“……….Orchidee da Oscar

Hanno vinto sette premi i fiori di un Collezionista di Treviso Non è ricco come William George Spencer Cavendish, duca del Devonshire, che nel secolo scorso aveva raccolto una quantità incredibile di orchidee nell’ardita conservatory in ferro e vetro ideata dal grande Joseph Paxton.
E non è eccentrico come Nero Wolfe, l’investigatore nato dalla fantasia di Rex Stout, che per niente al mondo avrebbe rinunciato alle sue quattro ore giornaliere in compagnia delle adoratissime piante.
Guido De Vidi, titolare della collezione di orchidee più importante d’Italia, è un signore come tanti che ha passato molti anni mettendo a punto impianti telefonici.
Poi ha voltato pagina, e ha deciso di dedicare tutto il suo tempo alla cura di Laelia e Miltonia, Vanda e Cymbidium: un impegno premiato nell’ultima esposizione internazionale di Copenaghen con sette medaglie, più una menzione speciale per il profumo della sua Cattleya schilleriana. Stipate nella piccola serra che si è costruito da solo alle porte di Treviso vivono 4000 qualità di orchidee arrivate da ogni parte del mondo: imponenti epifite con le radici sospese nel vuoto; rarissime Lepanthes, che per vivere si accontentano del sostegno di una pietra umida e coperta di muschio; oppure piante con foglie insolite e inaspettatamente decorative, o con minuscoli fiori di una tenerezza disarmante, diversissimi da quelli così vistosi delle specie più comuni.
E poi gli ibridi di Phalaenopsis, Paphiopedilum e Cymbidiumadatti ai principianti, perché si possono allevare anche sul davanzale della finestra di casa.
Per imparare a coltivare queste piante straordinarie ci sono i consigli forniti dalle tante sezioni dell’Associazione Italiana di 0rchidologia. Come quella del Triveneto, che fa capo a De Vidi
Maria Brambilla……”

E’ la prima volta che si racconta questo particolare, ed è fatto per far capire quanto è impegnativo per un collezionista mettere le sue piante a disposizione delle esposizioni.
Per la designazione ufficiale dell’Italia, bisogna comunque aspettare il 3 Luglio, al consiglio AIO di Londra, del quale pubblichiamo lo stralcio relativo alla deliberazione per l’EOC del 2006:

“RIUNIONE DEL CONSIGLIO EOC
3 Luglio, Del 2000 – Corte Di Hampton, Londra, Regno Unito

Presenti

Membri di diritto
Vinciane Dumont
Henry Oakeley
Lütz Röllke
Philippe Lecoufle
Inger Borg
Membri:
Verena Fischer (Ch)
Gerd Röllke (D)
Andrei Lénárd (Ro)
Franco Bruno (I)
Janine Couget (F)
Sándor Forczek (HU)
Tiiu Kull (Est)
Jari Piironen (Fi)
Lars Gustavsson
Sigrid Grote (D)
Mireille Lemercier (F)
Jacques Souben (F)
Rik Neirynck (B, F)
Ian Parsons (Regno Unito)
Anne Indrevoll
Olaf Gruss (D)
Presidente:
EOC 2000
Hans Christiansen
Ospiti:
Thomas Pátkai (HU)
Ingrid Burzlaff (DK)
Kari Pohjakallio (Fi)
Assenze giustificate:
Sig.ra. Denise Roucoule
Sig.ra. Joyce Stewart
Jenny Di Rudolf
Phillip Cribb

9. EOC 2006
9a) La proposta dell’Italia per organizzare l’ EOC 2006 è stata formulata e registrata nei verbali della riunione annuale a Ginevra EOC 1997.
Franco Bruno, come presidente dell’AIO sostenuto da tutte le società regionali, ha illustrato dettagliatamente il programma e le opportunità Italiane. L’ EOC da tenersi al FLORMART, ben noto in Italia come evento fieristico del florovivaismo, in Padova.
Ci sono buone facilitazioni, ………..il bus ed il parcheggio della spola, ecc.
La ricerca dei garanti sarà fatta dai professionisti e ci sarà buona pubblicità. La tassa di registrazione sarà bassa e ci saranno possibilità d’itinerari turistici come Ravenna, Venezia, le montagne ed il lago Garda.
9b) Viene fatta una proposta dalla Germania per avere l’EOC 2006 a Dresda, per celebrare il cinquantesimo anniversario del CANE e d’altre festività importanti in quella città. Ci sono hotel eccellenti nella vicinanza. La città è vicina all’Europa orientale e quindi le genti dell’est saranno favorite. Tutte le formalità per Customs/CITES ecc. avverranno al centro espositivo. 15 Euro della tassa di registrazione, per ogni iscritto, vanno all’EOC.
Su quest’ultimo punto Franco Bruno ha assicurato che anche l’Italia potrebbe organizzarsi.
9c) I presenti rimangono sorpresi per questa seconda proposta, in quanto, il consiglio aveva accettato la disponibilità italiana ad organizzare l’EOC 2006, gia tre anni prima a Ginevra.
Precisa che la proposta Tedesca non è all’ordine del giorno e che comunque non è redatta da sufficienti informazioni.
9e) Il consiglio vota con scheda elettorale segreta 15: 8 che l’Italia ospiti l’EOC 2006.”

In quel periodo, un notiziario ATAO, pubblica un corsivo del suo Presidente, dal titolo efficace: IL MALE OSCURO.
Sostanzialmente, il corsivo del Presidente, alla luce dei risultati, ottenuti senza collaborazione dei venditori, vuol sottolineare la necessità di un loro serio impegno, anche economico, in aiuto delle associazioni, pena il totale fallimento.
Riportiamo alcuni stralci:

“…..IL MALE OSCURO
L’EOC ha definitivamente designato l’Italia quale paese organizzatore dell’esposizione Europea del 2006.
Quest’importante traguardo lancia un raggio di luce sull’orchidologia Italiana, che d’altro canto mostra in maniera ancora molto evidente i limiti ed i suoi mali oscuri.
Il miglioramento va senza dubbio ascritto alla nascita dell’AIO ed all’impegno organizzativo di Franco Bruno che con caparbietà, passione e disponibilità – oltre a curare con puntigliosa professionalità, CAESIANA, – rappresenta l’orchidologia Italiana nelle sedi internazionali.

ZIBALDONE STORICO
Di là delle poche e note collezioni private Italiane che nella prima parte del ‘900 hanno sostanzialmente costituito una piccola e qualitativa rappresentanza nel mondo delle orchidee, l’associazionismo, a differenza di altri importanti paesi, in Italia non è mai decollato.
Durante gli anni ’60/’70 prendono corpo le prime esperienze organizzate a dimensione nazionale e le collezioni d’orchidee, intese come simbolo esclusivo ed aristocratico, diventano passione per molti, motivo di studio scientifico per altri, ma soprattutto occasione di conoscenza e di scambi culturali e d’esperienze.
E’ questo il periodo del comm. Dalla Rosa, del dott. Cantagalli, di Natali con la sua ALAO, della virtuosa stagione Ligure ed Emiliano Romagnola.
Con queste premesse, se i produttori ed i venditori d’orchidee in Italia, avessero incentivato la crescita del microcosmo amatoriale, oggi ci sarebbe una situazione più florida, se non altro in termini quantitativi. ….omissis…. L’AIO cura e coordina a livello Nazionale la vita delle varie associazioni locali, rappresenta l’Italia nelle assise internazionali e pubblica informazione scientifica e divulgativa per tutti.
purtroppo, anche in questo caso – a parole – plauso e condivisione, ma nei fatti, riserve, supponenze dei mercanti, anzi, ci si trova di fronte ad un’attività divulgativa parallela che ottiene disorientamento fra gli orchidofili Italiani e soprattutto, confusione tra chi si avvicina al mondo delle orchidee per la prima volta.
Alle esposizioni ufficiali di orchidologia internazionali, si nota sempre una colpevole latitanza di molte realtà produttive che in alti paesi fungono altresì da motore per i collezionisti: basta ricordare l’esposizione Europea di Copenaghen, dove l’EOC ha riconosciuto prestigio e dignità al nostro paese.
In quell’occasione, nonostante le spese fossero a carico dell’AIO, a rappresentare l’Italia con piante fiorite oltre a qualche amatore, ha risposto sì, soltanto un professionista.

Considerazioni

Ora il male oscuro che impedisce un deciso radicamento dell’amatorialità anche da noi, è senza dubbio una somma di fattori, anche culturali, che trattengono linfa dalla miope politica di quanti a più riprese, perdono ogni occasione per aiutare con azioni concrete la nascita di un mercato che ancora non c’è.
Se non si capisce ciò, si andrà verso una sicura “entropizzazione”, perchè i “mercanti” di turno non troveranno più nessuno da “spremere” e torneranno a coltivare verdure di vario genere.
E’ mia intenzione, che quest’analisi critica, forse un po’ spietata, stimoli un “modus operandi” per far fronte agli impegni futuri ma che, soprattutto faccia rimediare gli errori di tutti e crei le premesse per una crescita generalizzata del nostro bellissimo hobby che in fondo è il motivo pregnante del nostro stare insieme……..”

Questo corsivo, certamente duro, ma un corsivo per sua natura deve essere duro, ottiene l’effetto di galvanizzare i venditori, al punto da convincerli ad assumere in proprio le spese per la sponsorizzazione a mezzo posta, di una lista bloccata, per il rinnovo del consiglio AIO che sostanzialmente andrà a gestire l’EOC del 2006.
In quella lista, si taglia di brutto,l’impegno quasi esclusivo dell’associazione che dovrà gestire sul luogo, tutta la preparazione al 2006. Continua

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