Archivi annuali: 2006

Orchidee spontanee: domande e sensazioni.

Nota di redazione: sul prossimo post potrete ammirare le splendide fioriture delle Cattleye di Daniel “alias Dragon”

Pubblichiamo questa e-mail di Chiara, così come è giunta in redazione perchè è…un bellissimo affresco spontaneo.

…è un pezzo che non mi faccio sentire a causa del lavoro, comunque continuo a leggere e seguire anche se meno assiduamente i vostri racconti sempre interessanti, e soprattutto la caccia alle orchidee spontanee.


Circa un mese fa mamma e papà sono andati a trovare mio zio parrocco della parrocchia di Lentiai in provincia di Belluno per ammirare la straordinaria fioritura dei narcisi selvatici che ogni anno in primavera imbianca le montagne come una tardiva nevicata, tra le altre piante spontanee in fiore, inconsapevolmente sono state fotografate anche delle orchidee spontanee, anche se l’inesperienza del mio papà nell’utilizzo della digitale si nota molto, purtroppo un primo piano di una orchidee e divenuto sfuocato.


Invio le foto, non so di che tipo di orchidee si tratti, vedete un po’ voi se riuscite a riconoscerle.
A Presto e buona giornata.

…il quesito è rivolto agli “spontanei del blog”

Neve e Cypripedium

Nota di redazione: Il post è stato pubblicato solamente oggi perchè gli autori hanno dovuto attendere lo sviluppo delle “diap” fatte con una macchina tradizionale REFLEX… e si vede la qualità!

Sabato 02/06/2006
Questa mattina, era deciso da tempo, si và a fotografare Cypripedium ma il tempo incostante per questa stagione non dava speranza, troppo freddo sicuramente non ne troveremo di fiorite anzi forse ancora coperte di neve.
Armati di macchina fotografica, pile, e scorta di caffè corretto grappa partiamo per il Cadore, nostra meta la Riserva Naturale Orientata di Somadida e la val Marzon, indicataci dal nostro Guido come probabile sito appetibile, entrambe nel Comune di Auronzo di Cadore .
Prima tappa la val Marzon, che appena passato l’abitato di Auronzo piega a nord verso le Dolomiti di Sesto.
Ogni paio di tornanti ci si ferma e si ispeziona il bordo strada e i vicini ghiaioni, la “Scarpetta di Venere” ama i margini dei boschi radi con terreno pietroso, nessun segno e allora si continua a salire fino ad arrivare alla fine della strada asfaltata, parcheggio su un rientro del bosco e scendendo a momenti ne pesto una, non è fiorita, c’è troppa ombra, più in sù ci sono dei cespuglieti di erica mirtilli e rododendri al sole, lì saremo forse più fortunati.
Gabriella ne trova diversi esemplari ancora indietro, solo uno accenna il bocciolo florale, proviamo allora al torrente che attraversa la valle, “Lei” predilige anche i greti ma hanno fatto lavori di regimazione delle acque e l’ambiente è stravolto, la sponda originale non esiste più.
Decidiamo di scendere a Somadida, se non c’è li torniamo a casa e se ne riparla tra 10 giorni e raggiungiamo loc. Palus San Marco al centro della Val D’ Ansiei e ai piedi dei maestosi gruppi delle Marmarole e del Sorapiss prendendo subito il sentiero che porta al bosco del Socento formato da monumentali abeti bianchi alti più di di 25 mt, e … sì ai suoi
margini ne vediamo una, tre , cinque, fino a diventare tante in vari stadi di sviluppo, una ha il fiore quasi aperto la fotografiamo e contenti torniamo verso la macchina sempre scrutando il sottobosco e d’improvviso restiamo senza fiato: in un piccolo avvallamento coperto da mughi finalmente si mostra in tutta la sua bellezza la regina della orchidee alpine con un gruppo di sei esemplari in piena fioritura.

Cypripedium calceolus (L.) Pianella della Madonna, alta anche oltre 50 cm dalle foglie elittico- ovate molto lunghe, ha il fiore dall’ inconfondibile labello giallo a forma di pantofola con petali e sepali lunghi e lanceolati color porpora, che secondo Gabriella, (come al solito presa dal sacro fuoco botanico si è lanciata verso di loro) è profumato. Presente da 800 a oltre 2000 mt fiorisce da Maggio a fine Luglio, ed è tornata a essere presente in molte località montane dopo anni di raccolta indiscriminata.
Finalmente soddisfatti decidiamo di tornare a casa, ma no ci diciamo, già che siamo qui facciamo un salto fino a Misurina appena sopra c’è una torbiera dove è presente Dactylorhiza cruenta.
Ci fermiano al lago per ammirare le tre cime di Lavaredo, bellissime ancora imbiancate, il vento fa oscillare il Doblò, metto fuori il termometro, sono le quattro del pomeriggio e segna + 1 , ci guardiamo e si decide di ritornare a cercarla tra un pò ” oltretutto abbiamo finito il caffè con la grappa !!!”.
Ciao a tutti.
G & C. I.

Orchidee e medaglie

Come si diceva nel dopo EOC, le medaglie Italiane ricevute da Orchids Club Italia resteranno nella storia dell’Orchidologia Italiana e se ne sentirà discutere ancora per molto tempo, almeno fino alle prossime occasioni internazionali.
Ritorno nel tema delle nostre piante medagliate con questo post sull’ Epidendrum difforme “Alberto” SM EOC 06, Jacq 1760 e l’occasione è la fioritura in questi giorni nella mia serra di una divisione di quella pianta, che Guido mi aveva regalato successivamente alla chiusura della mostra.
La pianta in questione, un’esemplare enorme era stata premiata con la medaglia d’argento e il clone prendeva, grazie a Guido, il mio nome. La fioritura inaspettata nella mia serra, mi raddoppia la soddisfazione ed è l’occasione per fare il punto su questa specie.

Epidedrum difforme Jacq 1760.
E’ una specie diffusa in un’area che comprende l’America Centrale, Meridionale e le Antille, in un intervallo che va dal livello del mare ai 2.700 mt di altitudine. Ci sono circa 55 variazioni interspecifiche tanto da considerarla per alcuni, quasi un sub genere a se stante nel grande gruppo degli Epidendrum. Le forme con il labello trilobato sono presenti in America Centrale e nelle Antille, le specie con il labello grande sono distribuite generalmente in Sudamerica, le forme con il labello intero sono distribuite in America Centrale. Nelle nostre serre intermedie la specie fiorisce in periodi variabili al completamento degli apici vegetativi, i fiori sono verdi, cerei, occasionalmente bianchi (sp Equador), con un labello di circa 1,5 cm, tre o quattro per racemo, sono molto duraturi. Dopo alcuni giorni dalla fioritura il profumo fragrante “crema pasticcera” ha iniziato a diffordesi nella mia serra. epidendrum_diforme_alberto

Nella foto a sinistra si può scorgere la pianta premiata, in esposizione allo Stand Orchids Club EOC Padova 2006

In Florida prospera epifita tra le insenature di mangrovie e le macchie boscose nel lago di Seven Palm e nella baia del Tarpon assieme ad Encyclia tempensis, Prosthechea cochleata, Epidendrum nocturnum e una cinquantina di altre specie.

Mostra a Salzano

Bulbophyllum vaginatum [Lindley]Rchb.f 1864

Collezione Guido De Vidi – foto 09.06.06 – diritti riservati.

Una bella festa popolare a Salzano in provincia di Venezia…le nostre orchidee non potevano mancare.

Festa della Filatura: 09-06 al 11-06-2006

9 Giugno: inaugurazione festa con coro la Filanda (la festa apre dopo l’esibizione del coro che finisce verso le 22.30).

10 giugno: la mattina arrivano gli scolari che hanno partecipato al progetto scuola. Anche qui non siamo indispensabili, è un progetto che la nostra associazione completa (AIPC) con i bimbi che ha seguito nelle scuole, facendo vedere le piante al loro massimo.

Dalle 18.00 si apre la festa ci sara’ anche l’esibizione del circo maccheroni (molto bello da vedere)

11 giugno: si comincia dalla mattina per finire la sera.

Saranno presenti anche antichi mestieri con dimostrazioni pratiche, sfilata di macchine d’epoca e giochi per bambini tipo caccia al
tesoro e antichi giochi, si concludera’ la serata con una sfilata di moda .
In tutte le serate sara’ aperto il museo della filanda con dimostrazioni sull’antica lavorazione del baco da seta.
Per ultimo saranno presenti Aipc assieme a Orchids Club per divulgare il nostro hobby anche da queste parti.

…ci saremo con bellissimi esemplari… veniteci a trovare: Orchids Club.

Oncidium bifolium a Chiavari: un bel racconto Italiano

Storia di emigrazioni, e di orchidee

Era da tanto tempo, che sentivo parlare di grandi piante d’Oncidium coltivate all’aperto in Liguria, ma prima d’ora non avevo mai avuto modo di approfondire la notizia…sì perchè a dire il vero mi è sempre sembrata una mitizzazione più che una notizia verosimile.
E’ tutta vera, invece! L’altro ieri ho toccato con mano (come si suol dire) la mitica pianta secolare di Oncidium bifolium ed ora vi racconto la sua storia.

Fiori di Oncidium bifolium (foto sopra)

Stranamente, l’avventura Italiana dell’Oncidium bifolium è legata ai flussi migratori nel Sud America dei secoli scorsi.
In vari periodi, vaste fette della nostra popolazione hanno cercato fortuna o più semplicemente sussistenza, emigrando in diversi paesi del mondo; moltissime son le associazioni di “Italiani nel mondo”.
La Liguria e soprattutto la cittadina costiera di Chiavari, nei secoli scorsi fu anch’essa terra d’emigranti, specie nel continente sudamericano. Traccia dei movimenti migratori rimangono negli alberi genealogici dei chiavaresi e nelle molte vie dai nomi inequivocabili (Corso Buenos Aires, Corso Montevideo, Corso Valparaiso, Corso Lima…)

Chiavari, capovalle della Fontanabuona, situata nel Golfo del Tigullio è tuttora definita “la città più argentina d’Italia”. Sui quotidiani locali le notizie sui paesini dell’entroterra si trovavano spesso nella stessa pagina insieme con quelli di Buenos Aires o Valparaiso. Le strade, le piazze, gli edifici pubblici della zona portano ancora oggi nomi sudamericani, e nei circoli e nei caffè dei paesi liguri gli “americani” si riunivano per parlare spagnolo e celebrare la festa dell’Indipendenza dell’Argentina.
Gli “americani” così chiamati, erano i tanti emigranti di ritorno, sia quelli che l’”America” non l’avevano trovata, sia quei pochi, che invece avevano fatto fortuna.

Palazzo Rocca – Chiavari.
Palazzo Rocca Costaguta è un‘antica dimora gentilizia il cui nucleo originario fu commissionato dalla famiglia Costaguta a Bartolomeo Bianco fra il 1626 e il 1635.
Palazzo Costaguta, poi Grimaldi, quindi Pallavicini e infine Rocca, dal nome dell‘ultimo proprietario.
Palazzo Rocca fu costruito, come si è già scritto, nel 1629 su progetto dell’architetto Bartolomeo Bianco per conto della famiglia Costaguta; nel’700 fu più volte rimaneggiato dai nuovi proprietari, i Pallavicino e i Grimaldi, e ceduto nel 1903 a Giuseppe Rocca, un chiavarese arricchitosi in Argentina.
Annesso al palazzo omonimo, il parco Rocca (oggi pubblico) si sviluppa lungo la collina, alle spalle della villa. La prima sistemazione organica che lo riguarda risale al XVIII secolo, in occasione dell’ampliamento del palazzo verso levante ad opera dei Grimaldi; ma l’allestimento attuale – progettato dall’architetto genovese Polinice Caccia e realizzato dalla ditta Bernasconi di Cornigliano – è del 1908, e fu voluto dalla famiglia Rocca, che aveva acquistato il complesso pochi anni prima (1903).
In linea con la trasformazione del palazzo – che divenne un’abitazione alto-borghese, arredata con gusto eclettico tardo ottocentesco e dotata di illuminazione elettrica e altre innovazioni tecnologiche – i nuovi proprietari adeguarono anche la fastosa cornice verde della loro dimora ai propri gusti ed esigenze.

Le orchidee tornano con gli emigranti
Giuseppe Rocca, emigrante fortunato, è vissuto per molti anni in Argentina, dove probabilmente ha avuto modo di conoscere ed apprezzare la flora esotica, che poi al suo ritorno ha voluto riprodurre nella sua nuova dimora chiavarese.
Forse lui stesso introdusse nel nuovo parco, insieme alle tante piante esotiche, anche varie specie di orchidee del centro e sud America, compreso il tanto amato Oncidium bifolium.

L’Oncidium bifolium fu sistemato all’aperto nel parco, sui tronchi degli aranci, dove si trovò subito a suo agio.
Molte orchidee cominciarono a diffondersi anche nelle costiere circostanti e in quei tempi non era difficile scorgere ceppi attaccati agli ulivi ed aranci dei giardini.
Con il trascorrere del tempo e con il paziente lavoro dei giardinieri, forse anch’essi emigranti di ritorno, il parco si arricchisce di nuove essenze ed è diviso in diverse aree: il lecceto, le conifere, il camelieto, il palmeto, le piante grasse, il roseto, i bambù, le serre monumentali con le orchidee, il tutto è abbellito con giochi di grotte, laghetti e ponticelli.

Passa qualche anno ed il nostro Oncidium bifolium (una varietà d’alta quota con la caratteristica di mostrare gli steli fiorali con gli pseudobulbi ancora giovani), all’evidenza mostra di saper resistere anche ai seppur miti inverni temperati della costiera Ligure.
Nel frattempo, qualche divisione della pianta (per fortuna), trova posto nel giardino di un bravo giardiniere del parco.

Il Palazzo Rocca diventa pubblico
Il palazzo, agli inizi del 900 è abitato dal nipote del proprietario Giuseppe Rocca, Luigi Daneri, che alla morte, come da indicazioni testamentarie dello zio è destinato a pubblica Galleria d’arte (1912).
Poi il Palazzo Rocca ed annesso parco, diventano proprietà del Comune di Chiavari.
Il tutto è aperto al pubblico dal 1987, Palazzo Rocca Costaguta diventa pinacoteca, secondo le volontà di Giuseppe Rocca a cui si deve, sulla scorta delle trasformazioni già operate dai Grimaldi, l‘attuale aspetto di dimora borghese.
Oggi il percorso si può leggere seguendo un triplice matrice: il museo della città; il museo dell‘abitare e, appunto, la pinacoteca.

Le orchidee del parco non vanno d’accordo con il pubblico
Il nostro Oncidium bifolium, che si era adeguato molto bene al clima Ligure, però non è riuscito a resistere alle attenzioni del pubblico e presto di lui, nel parco di Palazzo Rocca, si son perse le tracce.

Per fortuna, e grazie a quel giardiniere, che molti anni addietro sistemò la famosa divisione nel suo giardino, ora possiamo ancora ammirare il vecchio ed ormai secolare Oncidium.

Grande esemplare di Oncidium bifolium, attualmente proprietà dei Fratelli Giorgi di Lavagna (GE).
Nella foto si può ammirare la dimensione della pianta abbarbicata ad un tronco di arancio, gelosamente custodita da Alessandro Giorgi, appassionato (lui dice ex) e gran conoscitore del mondo delle orchidee.

Un bel mattino, squilla il telefono dell’ufficio dei Fratelli Giorgi (famosa famiglia di vivaisti di Lavagna), all’altro capo del filo, una voce femminile racconta la storia di un’orchidea presente nel suo giardino, attaccata ad un tronco d’arancio ormai morto e chiede se sono interessati all’acquisto.
Alessandro Giorgi, grande conoscitore di orchidee, coglie subito l’importanza della notizia e si raccomanda di non toccare ne dividere i ceppi.
L’arancio con l’ultima testimonianza di un’orchidea esotica vissuta per un secolo all’aperto in Italia è ora custodito nei “Giardini dei Giorgi” a Lavagna.

Visita ai Giardini dei Giorgi
Durante la mia visita alle serre e stante l’abbondanza vegetativa dell’Oncidium, mi son sentito autorizzato a chiedere ad Alessandro se potevo avere un piccolo ricordo: mi è stato risposto un no motivato – “desidero non toccare la pianta” .
In quell’occasione non avevo con me la digitale e pertanto son tornato il giorno seguente per immortalare la pianta con una foto.

La mattina seguente, Alessandro mi racconta la storia a grandi linee e giunto in prossimità della pianta, sposta il grande vaso per metterla in giusta posa e ad un tratto scorge un piccolo ceppo (due pseudobulbi ed un nuovo germoglio) caduto sul composto del vaso: con un gesto di rassegnazione e di amicizia lo rivolge verso di me, ora anch’io ho un piccolo testimone da custodire: grazie ad Alessandro e al destino.

Nota: se avete altre notizie in merito aggiungetele nei commenti, grazie