Andar per “ORCHIDEE” fra Natale e Capodanno

serra_scorcioDovrò farlo più spesso. Tu pensi alla tua serra delle orchidee, curi le tue piante, gioisci per le cose belle che accadono e qualche volta ti fai prendere dallo sconforto per qualche sconfitta: questi sono i momenti nei quali devi condividere la tua passione con altri amici. E’ la legge della vita. E’ ipocrita, o magari non ci azzecca proprio nulla, colui che invoca solo gioia; anche con le orchidee, e soprattutto con gli orchidofili, si vivono esperienze alterne, belle e brutte, questo da sempre, come nel resto dei segmenti sociali.

Esordivo dicendo – dovrò farlo più spesso – sì, dovrò visitare più spesso le collezioni dei miei amici orchidofili. Ce ne sono tante dalle mie parti, fortunatamente da noi la passione per il magico mondo delle orchidee si coniuga spesso con la loro coltivazione, e con l’organizzazione di eventi che le vedano protagoniste; tutto questo ci fa gioire al punto di apparire a volte pedanti e rumorosi al cospetto del prossimo, ma non è mai rumore di fondo, quello sì che è fastidioso e difficile da eliminare.

Dovrò farlo più spesso, sia per il puro piacere ed anche per condividere l’anima del collezionista, sì perché le serre sono solamente i contenitori, ma è lì dentro che prende forma e sostanza la passione. Io non posso immaginare un orchidofilo divelto dal contatto continuo con le sue piante (magari coltivate da altri), solo così potrà scoprire e conoscere tutto di loro.

Non posso apprezzare giudizi al frutto del lavoro altrui, dispensati da persone che non coltivano o che non mostrano mai i loro risultati: in loro c’è qualcosa di ambiguo. Un po’ come il prete che fa i corsi prematrimoniali, lui che non si sposa che non ha né famiglia né figli.

Ecco, questa introduzione è propedeutica per consentirmi di raccontare le mie emozioni durante la visita alle collezioni di Antonio Ponzo di Breganze (VI) e di Alberto Ghedin Villorba (TV).
Delle visite non ho tanta documentazione fotografica, e un po’ maliziosamente potrei dire che in entrambe le circostanze il “diavolo” ci ha messo la coda, come si suol dire: nella prima ero sprovvisto di “strumenti” e nella seconda, solo una foto, il telefonino ha fatto i capricci. Poco male, cercherò di cavarmela con il racconto.

A mezzanotte nella serra di Antonio.
Da Antonio, è stata una visita notturna, molto notturna, era già passata la mezzanotte da un po’, si tornava da Malo (VI) dopo aver trascorso la serata con gli Angeli di Schio “Gruppo Orchidee Giardino Jacquard (GOGJ)”.
Toni mi propone di passare da casa sua, lui abita a Breganze, località famosa per i “Torresani”, prelibato menù a base di colombi. Ovviamente non per gustarci le colombelle, ma per ricevere un suo pensiero natalizio e… per buttare un occhio dentro in serra, a mezzanotte o giù di li’.
Giuro, è stata una bella sorpresa! Antonio, pur nella sua esuberanza è una persona schiva che non ama raccontare molto della sua collezione, e trovarmi così di punto in bianco dentro una serra ben organizzata, con piante rigogliose e ben coltivate mi ha procurato momenti di vera sorpresa… tu chiamala gioia, se vuoi.
Non mancava nulla in serra, ovviamente, come è ormai consuetudine nelle serre amatoriali, tutto era stipato all’inverosimile, ma con discrezionalità.angraecum-eiclerianum Ecco che scopro l’Angraecum eichlerianum in fiore e poi altre fioriture che la luce fioca mi impediva di riconoscere, ma la vera scoperta è stata la stufa, sì la stufa a pellet per scaldare le piante.
Vedi Guido esordisce Toni, la carico una volta al giorno, lei mi mantiene 10-12 gradi e le mie piante si accontentano. Due epiteti che danno senso e sostanza alla collezione; umiltà e reciprocità.
Porca vacca, masticai silenziosamente fra me e me – visti questi risultati devo rivedere le mie teorie sulle temperature minime.
Ci salutammo e Antonio mi accompagnò fino alla rotondona sulla Gasparona, la strada che porta verso Bassano, era già l’una di notte del 13 Dicembre 2015.

Una chiacchierata fra le orchidee di Alberto Ghedin.
phragmipedium_besseaeUna telefonata: “Ciao Alberto, sono a pochi chilometri da casa tua, sei libero? Sì ti aspetto, ciao.” Poche parole, non ne servono molte fra amici di lungo corso.
Ero appena uscito dalla mia Compagnia di Assicurazioni, dopo essermi alleggerito di svariati euro per pagare le polize in scadenza, e mi serviva qualche emozione forte per lenire quel salasso; fuori, pur essendo già trascorsa metà mattinata il termometro faticava a star sopra lo zero termico, anzi scivolava volentieri a – 1.

Pochi minuti di strada e sono da Alberto, lui è già lì ad accogliermi, infreddolito: “co ste xornae de nebia go poca voia de andar in serra”, però, così dicendo ci si incamminava verso la serra.
serra_ghedin_12_2015Siamo entrati dalla porta OVEST, quel pezzetto di serra aggiunto al corpo iniziale. Mamma mia, Alberto, xe ora che te fai un ampliamento – esordisco – Pian, pian, intanto andemo vanti cussì, caso mai regalerò qualche pianta per far spazio – mi risponde – io annuisco, e guardandomi attorno mi rendo conto che la serra, seppur stipata, funziona. Funziona come deve funzionare una serra amatoriale, fatta di soluzioni di fortuna, di strategie salva spazi, di ancoraggi strani dove ogni pianta sembra messa lì per caso ed invece è proprio in quel posto che deve stare. Ecco, queste sono le “cose belle” che fanno la differenza fra una collezione amatoriale e una coltivazione professionale.
Fioriture abbondanti, insolite e impensabili, tutte in pochi metri e con lo stesso ambiente; Phragmipedium besseae, varie specie di Pleurothallis, Scaphosepalum, Laeliae, Cattleyae, miniature da impazzire.
Poi, e questo mi procurava un piacere quasi soffocato, come a dire: Ecco il mio ambiente famigliare, la ploriferazione delle felci sia sui vasi che al suolo, l’invasione di quella strana erbetta che si insinua ai bordi della serra, le foglie sporche di alghe… e qualche dolore di piantine in sofferenza. Ecco la serra vera, come fosse un quadro impressionista dipinto dal suo curatore, dove riesci a vedere la trasposizione naturale fatta opera pittorica.
Dire che Alberto è un bravo coltivatore di orchidee è quasi scontato, il pregio, la qualità che lo ha sempre distinto è altresì quella di saper essere collaborativo e di metterci del suo nelle occasioni di condivisione della nostra comune passione, dote rara e poco praticata.

La conversazione è stata piacevole e ristoratrice, grazie ad Alberto: una divisione di Scaphosepalum sp. , fuori il sole dava segni di vita, tanto da consentirmi, al rientro, di effettuare le bagnature nella mia collezione.

Dovrò andare più spesso a far visita alle collezioni dei miei amici orchidofili vicini, nel prossimo futuro mi piacerebbe visitare la collezione di Massimo Morandin, di Ezio Carbonere, di Dino Zanardo, di Antonio Camani ed anche la collezione Vistorta, curata da Gian Maria Conte e Diego Ivan…e poi mi piacerebbe puntare verso nord per scoprire quella “miniera d’oro” che sta fra Trento e Bolzano.

3 pensieri su “Andar per “ORCHIDEE” fra Natale e Capodanno

  1. Buongiorno Guido,
    Se ci sarà una visita a Vistorta, potrei unirmi anch’io? Se i curatori saranno d’accordo, ovviamente.
    Buon 2016 ricco di fioriture!

  2. Porte aperte. e’ arrivato tutto il legno per la nuova serra, le vetrocamere ci sono e ora legno in macchina a piallare e modellare.
    Buon Anno a tutti

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