Serra “ORCHIDEA” a regime… inizio trasloco piante!

Finalmente a regime!
Oggi 12 Agosto 2013, comincia a pulsare di “energia propria” il prototipo della nuova serra amatoriale “ORCHIDEA”, pensata “chiavi in mano”, per coltivare orchidee ed altre piante esotiche. Quel sogno, nato la scorsa primavera nel “buen retiro” di Orchids Club Italia, in occasione della mostra di Ortogiardino a Pordenone è diventato realtà.
Durante i giorni della mostra, ammaliati dalle orchidee, dai tarallucci e dalle abbondanti bollicine dei fruit di prosecco, si discuteva su come dovrebbe essere la casa ideale per coltivare orchidee esotiche.
Luca Bedin, titolare di SerreGiardini presente in fiera con il suo stand, fine osservatore ma sempre parco di parole, forse cogliendo il filo dei discorsi, esordì:
” Guido, vuoi che proviamo a costruire una serra per coltivare orchidee?”
Il resto è storia attuale. E’ nata la collaborazione con SerreGiardini ed ora cominciamo a veder maturare i primi frutti.
Si dirà, ma dov’è la notizia, di serre amatoriali ce ne sono di tutte le misure, qualità e prezzi.
Sì è vero, ma nell’attuale mercatro si trovano tutte scatole vuote da “attrezzare” a posteriori, con oneri ed imprevisti, a volte insuperabili. La notizia è semplice e disarmante: serra automatizzata, studiata, testata e già attrezzata per ospitare orchidee esotiche “chiavi in mano”, ovvero quello che prima non c’era.

Ecco, amiche ed amici orchidofili, vi mostro qualche “pillola” in anteprima del lavoro, frutto delle mie esperienze di vita in simbiosi con le orchidee. Per farle vivere bene ho sperimentato varie soluzioni, che potrete trovare applicate alla dinamica di questo prototipo di serra amatoriale.
In questa serra si troveranno bene le orchidee, ma anche le altre piante, endemiche insieme a loro.
Sono molto soddisfatto del lavoro fatto, devo dire la verità. Con un pizzico di vanità mi piacerebbe immaginarla come la mia “opera matura”, da mettere a disposizione di quanti intendono e intenderanno avventurarsi nella coltivazione delle orchidee esotiche.
Tutto questo, ha preso forma grazie alla lungimiranza di Luca Bedin, titolare di SerreGiardini, senza la sua disponibilità il sogno sarebbe rimasto tale.
Il mio impegno si concluderà con la stesura di un libro “racconto”, nel quale cercherò di fermare nella scrittura, tutte le fasi che hanno accompagnato questo sogno.
Poi, rientrerò nelle mie utopie, lasciando il testimone a chi saprà tradurre in “business”, questa “creatura”.

Come si può vedere nella foto a sinistra, la serra non presenta aperture laterali, né sul tetto. Questo per poter gestire il clima interno con padronanza e precisione. Si sa che il raffrescamento ottenuto dalle aperture, provoca shock ed inoportuni picchi di secco, elementi estremamente dannosi alle orchidee.
Bene, allora accomodatevi, entrate con me nella nuova serra “ORCHIDEA”, che comincia ad ospitare le prime “cavie” in fase di trasloco dalla loro vecchia dimora.
Come si vede nelle foto, l’ambiente è ancora spoglio, ma già si comincia a respirare la giusta atmosfera.
Sullo sfondo si notano i pannelli “cooling”, indispensabili per mantenere la temperatura interna entro i parametri ideali.
La vista d’insieme mostra la particolare struttura dei bancali, a gradini di rete metallica per consentire un buon drenaggio e un ottima distribuzione della luce; essi sono inoltre dotati di una griglia verticale per ospitare tutte le specie coltivate su zattere. In lontananza si vede il quadro di comando, vero cuore della serra, che alimenta e pilota tutta la gestione degli automatismi.
Di massima importanza è il mantenimento costante dell’umidità, che nella serra “ORCHIDEA” è garantito da un efficiente sistema “fog” pilotato da un umidostato di precisione.

Il collaudo
La nuova serra è stata sottoposta ad un collaudo a “volumi vuoti”, cioè senza piante, e quindi in condizioni di strema criticità. Durante le prove sono stati implementati alcuni accorgimenti tecnici, fino al raggiungimento degli standard prefissati. Ora la serra “ORCHIDEA”, gira come un orologio svizzero, temperatura e umidità si mantengono con poco dispendio di energia.
Nel giro di un mese, la serra “ORCHIDEA”sarà piena di piante, aspetteremo una quindicina di giorni per il loro acclimatamento e poi sarà tempo per la sua presentazione ufficiale.

Notizie da Orchids Club Italia

L’attività operativa di Orchids Club Italia si è fermata a quel fatidico 25 Aprile. Il colpo alla schiena al Club, fatale per certi aspetti, ma rigeneratore di nuovi orizzonti, per altri versi è stato il furto maldestramente attuato” durante l’esposizione di Spercenigo.
Allora, l’autore del furto qualificò la sua ignobile azione, derubricandola a banale “cazzata”, e quindi paragonabile, seppur favorita da abbondanti libagioni durante il pranzo offerto dal Club, ad una gogliardica ragazzata.

Purtroppo la verità, era, e si manifesta essere altra. I fatti e le dichiarazioni postume (la vittima dipinta come carnefice), l’hanno messa a nudo in tutta la sua gravità, ovvero: la caparbia volontà di distruggere il Club in tutti i modi e in tutte le occasioni possibili, reiterata da parte di un manipolo (due, forse tre ex), anche servendosi dell’unico aggancio “usabile” all’interno del Club stesso. Con il senno del poi (il doppio gioco durava da tempo), tutti i miei dubbi, hanno avuto la prova provata.
Fine!
Ma, ladri e ispiratori, hanno ottenuto un risultato effimero: errabondi erano ed errabondi rimangono, orfani di tutto, anche della dignità!
Da allora sono scivolati giorni su giorni, dedicati a riordinarmi le idee, ed anche a ritrovare il dialogo con quanti credevano ed ancora credono nella comune esperienza vissuta in questi anni.

Si è discusso, sia via mail, che in occasione di incontri orchidofili, ed insieme si è riconosciuta la validità del grande impulso dato all’orchidofilia italiana ed europea, dal nostro Club.
Si è anche tracciata la futura via.

LA FONDAZIONE
L’associazionismo orchidofilo italiano si muove su più piani, a volte sovvrapponendosi con conflitti negativi ed in altri casi organizzando eventi di indubbia qualità, ma quel che manca all’orchidologia italiana è il guizzo che la qualifichi come referente di lavori letterari e/o di collezioni di spessore internazionale.
Languono pubblicazioni scientifiche, ma forse non è questo il compito dell’associazionismo amatoriale.
La configurazione giuridica assembleare, tipica delle associazioni, forse privilegia la dimensione presenzialista in mostre, eventi e raduni propedeutici.
In molti paesi, anche oltre oceano, da tempo operano con prestigio ed autorevolezza, varie fondazioni con scopi scientifici rivolti all’orchidologia o più in generale alla botanica
Queste considerazioni ci hanno portato verso l’idea di dar vita ad una FONDAZIONE OPERATIVA (operating foundation) che persegua il suo scopo in forma diretta, avvalendosi della propria organizzazione.
In tutti gli ordinamenti la fondazione si caratterizza per l’assenza di finalità lucrative.

I quattro pilastri su cui poggia una fondazione sono:
1. Atto pubblico di costituzione e denominazione della fondazione.
2. Scopi.
3. Patrimonio.
4. Amministrazione

L’idea è “sul tavolo” la discussione è aperta.

La fondazione può avere uno o più soci fondatori.
Nella mia qualità di proponente, sin d’ora, come patrimonio metto a disposizione la mia collezione di orchidee.

Sono graditi i vostri punti di vista, anche via e mail a info@orchids.it

Serra “Orchidea” prototipo… quasi finita!

Un bel lavoro, veramente un ottima idea messa nero su bianco… quella che mancava per l’amatorialità orchidofila.
La grande disponibilità di Luca, titolare di “Serregiardini” nel volersi cimentare in questa avventura, condita con il lavoro certosino, frutto di tanti anni di mie sperimentazioni nella coltivazione amatoriale delle orchidee, hanno dato vita ad un bel giocattolo per il collezionismo orchidofilo.
Le prime prove di funzionalità stanno dando buoni risultati: temperatura ed umidità interne tengono bene.
Ora manca solamente l’ultimazione dell’impiantistica con le necessarie automazioni e poi si procederà a collaudare la serra con l’inserimento di orchidee e quant’altro andrà a colonizzare il nuovo ambiente, solo dopo l’ambientazione, avrà luogo la presentazione pubblica (prevista per una Domenica di Settembre p.v.)
Sarà mia cura invitare alla presentazione della nuova serra, tutte le amiche e gli amici orchidofili che vorranno condividere questo evento inusuale.
Badate bene, non sarà inaugurazione perché la serra è solo un prototipo di una serie che poi entrerà in produzione e vendita dalla ditta “Serregiardini di Mirandola Modena. Il raduno, oltre ad essere un bel momento enogastronomico fra amici appassionati, sarà anche l’occasione per valutare e discutere le soluzioni proposte per la coltivazione delle orchidee.

Ecco in anteprima, alcune foto d’insieme e di qualche particolare tecnico:

Chi vorrà e chi verrà, vedrà la “scatola” piena di orchidee e sarà tutta un’altra visione.

Orchidee: Statistiche di Orchids.it

Ieri 16 Giugno 2013, Orchids.it è stato visitato 522 volte.

Foto di copertina: con una buona dose di mia licenza tassonomica, affettuosamente nominata Vanda Istriana, esposta nella mostra di Interneppo.
Sempre ieri, 16 Giugno 2013, il post più letto è stato questo , raggiunto da 154 visitatori – 105 direttamente dalla home-page e 49 da link.
Segue in graduatoria questo post sulle Cattleya e imperterrito da sempre, rimane nelle fascie alte dei post letti, questo che racconta l’orchidea nera.

Orchids.it, un insostituibile approdo degli orchidofili sul web: grazie a voi lettori, che da anni continuate a farci visita. Lunga vita al blog.

La redazione.

Mostra di orchidee a Interneppo, cronaca e impressioni

Non avevo capito bene il contesto nel quale andava collocata questa mostra di orchidee. Aderii istintivamente alla richiesta di collaborazione chiestami da Giulio e Claudio, due giovani orchidofil ed appassionati della botanica in generale, protagonisti insieme ad altri giovani impegnati nell’associazionismo ecologico della zona.
Ora, a cose fatte, è grande la mia soddisfazione per essere stato, grazie alle orchidee, attore in un “film” inedito e gravido di auspici positivi e propedeutici alla conoscenza di un angolo d’Italia ecologicamente incontaminato e per molti aspetti ancora vero.
Arrivarci è stata un’avventura, bella e traumatizzante avventura. Interneppo è una piccola frazione di Bordano (UD)- il paese delle farfalle -, affacciato sul lago di Cavazzo.
Il navigatore mi ha accompagnato all’indirizzo concordato – Via principale n°87 -, ma questo sarebbe stato solo il punto d’incontro con Claudio, propedeutico alle successive e determinanti indicazioni per giungere giù al lago dove si trova il Centro visite, altrimenti noto come “Eco Museo”, una bella edificazione in legno, immersa nel verde in riva al lago.
Prosegui per un Km. – mi dice Claudio – subito dopo il cartello con la scritta “Mandi” (arrivederci in lingua friulana), gira giù a sinistra… e stai attento perché il sentiero è assai impervio.
Ed è quì che inizia l’avventura. La prima parte del sentiero, già strutturata con pavimentazione legata da calcestruzzo, a parte gli scossoni che sin da subito hanno allarmato il carico di piante stipate dentro l’auto, prometteva bene, ma e durato poco. Subito dopo mi son trovato ad affrontare ripidi tornanti in pietrisco, già abbondantemente sgretolato dalle ruote delle auto durante le risalite.

L’avventura
E’ a questo punto che, io e le orchidee, mie compagne di viaggio ci sian messi le mani sui capelli, convinti che non saremmo mai più risaliti per il ritorno… ed invece dopo alcuni tornanti la stradina mi ha accompagnato a destinazione costeggiando il lago ed immergendomi in un paesaggio mozza fiato.
Ovviamente, la stradina è percorribile in auto solamente per questioni di servizio.
Giunto a destinazione e fatti i convenevoli con Nando, Presidente dell’AUSER, Associazione che, su mandato della locale Comunità Montana cura le gestione del Centro visite, si inizia subito a studiare l’allestimento, sì perché era tutto da inventare… o quasi.
Ad aiutarmi c’erano l’infaticabile Claudio e Barbara dell’Associazione “Di tutti i colori”, gruppo locale di giovani impegnati nella divulgazione del patrimonio ecologico dei loro territori. Massimo, il Presidente dell’Associazione, insieme a Giulio, erano già al lavoro con un gruppo di escursionisti in visita guidata, a caccia (fotografica) di orchidee spontanee e dei grifoni.
E’ stato tutto facile, mi verrebbe quasi a dire che le divinità poste a protezione di Geo ci hanno dato una mano.
Forse è stata solamente quella ventata di gioventù impegnata, libera da schemi ed incrostazioni temporali a galvanizzarmi, e, memore delle mie giovanili esperienze associative vissute nel sociale, mi son ritrovato carico di energia e di passione.

Aria nuova
In quest’atmosfera, l’autostima è subito risalita al giusto livello. Lontane mi son apparse le ingratitudini dei “ladri di idee e di orchidee”, o per dirla più schietta di tutto quel sottobosco di ambizioni frustrate, fatto di gelosie di invidie sedimentate nel tempo e nei meandri di vite insignificanti, che mi erano gravitate addosso con l’inganno dell’adulazione iniziale. Lontane le ingratitudini e lontani pure i loro portatori, non ci sono più… se ne sono andati, ma l’aria pura del Club, che pensavo essersi rarefatta da sì tante insidie, si è ritrovata ancora, poca e sporca cosa se n’è andata.

La mostra
L’esposizione di orchidee esotiche può contare oltre 60 specie botaniche in mostra, poche per competere con le grandi mostre, ma carica di significati e di prestigiosi esemplari. Senza ombra di smentita, chi visiterà questa mostra avrà la possibilità di ammirare e di fotografare esemplari unici in Europa. Uno per tutti Ascocentrum garayi E.A. Christenson 1992 eccolo nella foto a sinistra in bella mostra! Purtroppo i fiori sono nella loro fase senile ma pur sempre affascinanti.

I significati
Nei tanti anni passati a coltivare orchidee ed anche ad organizzare mostre, ho sempre cercato di dare un significato ad ogni esposizione, con l’obiettivo di renderle uniche e non ripetitive. In questo conteso, degni di nota sono i temi dati alle varie edizioni di Pordenoneorchidea.
La mostra di Interneppo, questa che vi sto raccontando, viste le orchidee fiorite in Giugno, ho voluto dedicarla a persone e momenti particolari, che hanno costruito il mio stare con le orchidee e con gli amici.

Le dediche
La prima dedica si lega ad un momento triste della vita di un mio compagno di lavoro, quando il destino e un male incurabile gli tolse la figlia Vera, ancora bambina.
Ricordo che in quella occasione chiesi a Guido, sì pure lui Guido, di poter dare il nome della sua bambina scomparsa, ad una mia orchidea in fiore. Non conoscevo ed ancora non conosco il nome di una minuscola piantina dai piccoli fiori bianchi e delicati. Appartiene al genere Eria, ma il nome di specie ancora non mi è noto e da allora l’ho nominata Eria sp.’VERA’, nella speranza che il tempo e l’aiuto di qualche esperto riescano di individuare anche il suo nome di specie, oppure ci diano l’onore di classificarla ex novo.

La seconda dedica mi porta con i pensieri al mio grande Maestro Enzo Cantagalli. Enzo, maestro di vita e di orchidee, vive a Pieris (GO), giuliano e nel contempo friulano. Come avrete potuto leggere nel link, a quest uomo mi legano un grande affetto e tante dazioni di orchidee della sua collezione. Ora Enzo non può più immergersi nel mondo fatato delle orchidee, l’età ha reso buie le sue giornate e la sua mente.
Ecco, quella pianta che mi portai a casa in occasione della prima visita è rifiorita da poco nella mia collezione, una piccola divisione che ho voluto portare in mostra proprio in omaggio al grande Enzo che la coltivò per molti anni: Bifrenaria inodora. Lindl. 1843
Il nome del cultivar esposto a Interneppo sarà : Bifrenaria inodora ‘ENZO’

La terza dedica porta con sé il sapore profondo del Friuli e di un amico friulano dotato di una semplicità e di una generosità uniche: Luigi Peano di Udine.
La sua passione per le orchidee, nasce in Brasile, Paese dove Luigi decise di emigrare tanti anni fa.
Ritornato in patria portò con sé la passione per le orchidee ed anche “qualche” pianta.
Ci conoscemmo un bel giorno, lui venne a casa mia e con quel fare apparentemente riservato che caratterizza i friulani, in quell’occasione mi mostrò delle vere rarità… non solo orchidee.
Allora, mi propose di dividere ogni cosa – sai – disse, così sono sicuro che rimangono vive!
Eccola una di queste “cose”: Laelia purpurata Lindley & Paxton 1852-3
I brasiliani classificano le Laelae e non solo, in una miriade di varietà. Il cultivar della foto e Laelia purpurata semi alba e in omaggio a Luigi desidero nominarla Laelia purpurata semi alba ‘Peanensis’

Spero di aver fatto tesoro degli esempi avuti dalle persone che ho nominato nel post, almeno nelle intenzioni ho cercato di farlo, se ci son riuscito giudicatelo voi.

Il video
Per una completa rassegna dell’evento vi rimando ad un video che a breve sarà pubblicato nel blog.