L’anno vecchio sta finendo, qualche riflessione per quello che verrà.
La storia, già, la storia è importante conoscerla per poter valutare con compiutezza il tempo attuale e gli eventi che viviamo oggi.
L’ambito a cui mi riferisco è l’orchidofilia e/o l’orchidologia italiana. Chi sono io per potermi arrogare il diritto di pontificare, nessuno, non ho cariche di alcun tipo, non sono partigiano di nessuna fazione, ma sono semplicemente un appassionato coltivatore amatoriale di orchidee; sì proprio quelle strane piante che hanno fatto e fanno ancora sognare e per certi aspetti entrare in conflitto con la ragione e la razionalità. Nero Wolfe amava dire: “Nella vita tutto, tranne la coltura delle orchidee, deve avere uno scopo.”
Ecco, appunto, nell’ambito amatoriale nessun scopo se non quello del piacere struggente di coltivarle e non da ultimo, di condividerlo con altri.
Condivisione, associazionismo, epiteti che non sempre si coniugano con quanto avviene in realtà, ed è così che spesso al posto di comportamenti spassionati hanno il sopravvento le divisioni, le beghe da osteria, le gelosie spasmodiche di primi della classe, il tutto a discapito della passione pura.
Pur di raggiungere effimeri ed improbabili punti di acme, si passa volentieri sopra la storia e quello che essa ha disegnato.
Nascono gruppi, a volte semplicemente dei manipoli locali con la malsana ambizione di rappresentare il mondo, che evocano il nuovo con epiteti altisonanti, per altro senza corrispondenza con la realtà: Federazione senza federati, dilettanti allo sbaraglio, figure anti storiche e irriverenti alla pluriennale storia orchidofila italiana. Tutto questo semplicemente per dimostrare superiorità.
Non ci potrà essere futuro nell’orchidofilia italiana se noi tutti non daremo il giusto valore agli insegnamenti della nostra storia, e la storia è fatta da tante Associazioni locali unite per loro scelta in un unica rappresentanza nazionale; la qualità della rappresentanza dipende e dipenderà dal comportamento di tutti noi appassionati, con o senza tessera.
Buone feste e felice 2019
Nella foto: Estate del 79 a Torino di Sangro, chissà che quarant’anni dopo, non trovi la voglia di riprendere in mano i pennelli!
Plein air, mie impressioni pittoriche di tanti anni fa (olio su tela 70×90), con i migliori auguri.
Per una volta non solo orchidee.
Stelis excelsia
Qualche nota sul genere Stelis
Specie tipo: Stelis ophioglossoides (Jacq.) Sw. (1799) ex Epidendrum ophioglossoides Jacq. (1760). Il genere Stelis raggruppa un grande numero di orchidee, circa 500 specie. Il suo nome generico trae origine dalla parola greca “vischio”, quasi a voler evidenziare l’ambito epifita di queste specie. Questo genere, prevalentemente epifita (raramente litofitita) è ampiamente distribuito in gran parte del Sud America, America Centrale, Messico, Indie Occidentali e Florida. Gran parte delle specie scoperte sono state nominate ed incluse nel genere Pleurothallis, da Lindley, Ruiz & Pavon e Reichenbach, mentre le più recenti sono state nominate dal Dr. C. Luer.
Descrizione
Il genere Stelis è costituito da piante a sviluppo simpodiale con foglie singole, oblanceolate che si formno fra strette escrescenze coriacee all’apice di steli eretti. La maggior parte delle specie produce racemi di piccoli fiori nelle diverse tonalità del bianco. Altri colori sono rari. Peculiarità dei fiori di questo genere è la loro fotosensibilità: si aprono solo alla luce del sole, alcuni rimangono completamente chiusi di notte. Guardando i fiori si può notare la delicata simmetria dei tre sepali che vanno a formare un triangolo con una piccola struttura centrale che raggruppa, colonna, piccoli petali e un minuscolo labello. Va altresì precisato che questa caratteristica morfologica non è evidente in tutte le specie, da ciò la neccessità di elevarne alcune a nuovo genere (Dr. Luer 2004). La ricerca cladica (di A. Pridgeon, R. Solano e M. Chase) ha dimostrato che il genere Stelis è monofiletico. E’ comunque evidente la sua affinità con il massiccio delle altre Pleurotallidinae: Apatostelis Garay, Dialissa Lindl., Humboldtia Ruiz e Pav. e Steliopsis Brieger, sono generalmente inclusi in Stelis.
Curiosità.
Forse fu proprio una Stelis, la prima orchidea americana portata in Europa. Un esemplare fu dipinto nel 1591 nel libro di erbe di Tabernaemontanus.

‘Vischio indiano’ prima rappresentazione pubblica di orchidee Stelis (1625) in Herbal Book di Johannes Theodorus Tabernaemontanus
Alcune specie del genere Stelis sono state incluse in un nuovo genere.
Elongatia (Luer) Luer , 2004
Il genere Elongatia comprende circa 10 specie di orchidee provenienti dal sud america precedentemente classificate nel sottogenere Elongatia del genere Pleurothallis (rif: Icones Pleurothallidinae XI, Icones Pleurothallidinae XXVI).
Questo genere era parte integrante di Stelis e, dalla sua pubblicazione nel 2004, fa riferimento ad alcune specie, seppur non ancora accettato da tutta la comunità scientifica. Morfologicamente, le specie del genere sono di varie dimensioni, alcune piccole, altre decisamente grandi, tutte dotate di foglie picciolate o sessili.
Le infiorescenze producono molti fiori abbastanza grandi, con un sepalo dorsale libero non terminato alla coda e 2 sepali laterali uniti in un sinisepalo concavo. I petali e il labello sono piuttosto lunghi e larghi. Luoghi di endemicità: Colombia ed Ecuador.
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Elongatia atrohiata ( Dod ) Luer , Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004). - Elongatia carpinterae ( Schltr. ) Luer, Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004).
- Elongatia excelsa ( Garay ) Luer, Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004).
- Elongatia guttata (Luer) Luer, Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004).
- Elongatia holtonii (Luer) Luer, Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004).
- Elongatia janetiae (Luer) Luer, Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004).
- Elongatia macrophylla ( Kunth ) Luer, Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004).
- Elongatia restrepioides ( Lindl. ) Luer, Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004).
- Elongatia sijmii (Luer) Luer, Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004).
- Elongatia superbiens (Luer) Luer, Monogr. Syst. Bot. Bot del Missouri. Gard. 95: 257 (2004).
Epidendrum cooperianum
Epidendrum cooperianum Bateman, Bot. Mag. 93: t. 5654 (1867).
Sinonimo: Epidendrum longispathum Barb Rodr. 1877
Epiteto di specie in onore di Thomas Cooper (sec. XIX), esploratore e botanico inglese. Specie epifita di grandi dimensioni, endemica in Brasile nella Mata Atlantica, Minas Gerais, Espirito Santo e Rio de Janeiro.

Epidendrum cooperianum produce steli eretti, robusti, che portano foglie distiche, coriacee, rigide, ligulate, ad apice acuto. Produce infiorescenze apicali, racemose, lunghe più di 10 centimetri, pendula, con molti fiori. Generalmente fiorisce in inverno – primavera. I fiori misurano circa 3 centimetri, i petali ed i sepali danno l’idea di piccole clavedi colore verde – marrone; il labello è molto appariscente, imbutiforme e trilobato, di colore rosa intenso con la parte centrale bianca.

Coltivazione
Stante la dimensione della pianta (adulta può raggiungere 70-80 cm. di altezza), e la sua facilità di sviluppo, conviene coltivare questa specie in vasi capienti con substrato grossolano misto a torba di sfagno. E. cooperianum desidera clima mite tutte le stagioni con un leggero riposo fresco dopo la fioritura, poca luce, bagnature e fertilizzazioni costanti.
Umidificazione
Umidificazione per serre: alla ricerca di proposte funzionali per le collezioni amatoriali di orchidee

Le serre intese come ambienti protetti, necessitano di accorgimenti utili ad organizzare forme di vita al loro interno; i valori da gestire sono umidità, temperatura e luce. Soprattutto nelle serre amatoriali pensate e costruite per coltivare essenze vegetali od arboree esotiche il problema principe è l’umidità ambientale.
Umidificare le serre è una pratica spesso necessaria e non sempre semplice da attuare. In ragione della conformazione e della tipologia delle colture e delle loro peculiari esigenze, si deve valutare come i vari sistemi possano fornire la soglia di umidità desiderata. Oggi il mercato propone sistemi che possono essere riassunti nelle seguenti famiglie:
Tipologie
Umidificatori ad ultrasuoni; adeguati per ambienti di piccole immissioni, hanno costo contenuto ma richiedono una manutenzione accurata e frequente, che porta a maggiore usura dei componenti
Umidificatori ad alta pressione; adeguati a tutti i volumi permettono una nebulizzazione molto fina e di facile gestione. Molto precisi ed efficaci possono essere variamente sofisticati e dal costo variabile.
Umidificatori a bassa pressione; producono uno spray con gocce di grande dimensione e tendono ad inumidire le superfici. Poco precisi e adeguati per ampie superfici hanno costi non elevati
Umidificatori a pacco evaporativo; sfruttano l’evaporazione di filtri imbevuti, efficaci ma poco precisi, utili in grandi ambienti. Necessitano di circolazione aria forzata e pulizia frequente per la salubrità dell’aria
Delle tipologie sopra menzionate quella che permette maggiore flessibilità di impiego e la giusta precisione con autonomia operativa è quella ad alta pressione. Il sistema ad alta pressione può fungere sia da umidificatore che da riduttore della temperatura ambiente. Vi sono numerose realtà che producono sistemi di nebulizzazione tra cui un’azienda italiana, la Neo Tech, che potete trovare su http://www.fresconaturale.com con la quale Orchids.it sta collaborando al fine di proporre ai tanti coltivatori di orchidee, soluzioni professionali per l’umidificazione. La Neo Tech è una azienda che produce sistemi di nebulizzazione per molteplici applicazioni ivi incluse le serre per orchidee.
Seguiranno altri articoli di approfondimento sul tema. Alla prossima esposizione di Pordenoneorchidea sarà messa in funzione una unità di nebulizzazione per soluzioni amatoriali: seguiteci anche su https://www.facebook.com/pordenoneorchidea/
