Endemicità: India, Myanmar, Laos, Tailandia, Malesia peninsulare, Cambogia, Vietnam e Indonesia. Habitat: specie epifita di medie dimensioni trovata nelle foreste semi-decidue e sempreverdi su rocce muschiose ed alla base degli alberi a quote da 300 a 1100 metri. Desidera clima caldo con buona escursione termica. Morfologicamente si struttura su un rizoma, pseudo-legnoso, orizzontale, lungo il quale si formano pesudobulbi di colore verde pallido, angolati e distanziati fra loro di 1 a 2 cm. All’apice degli pseudobulbi si forma un’ unica foglia eretta, oblunga, brevemente e ottusamente bilobata. Gli steli fiorali, lunghi da 10 a 15 cm, si formano dalla base degli pseudobulbi e al loro apice presentano oltre una decina di fiori di colore bruno rossastro, a formare un ombrello.
Questa specie richiede annaffiature e fertilizzanti regolari, alta umidità e buona circolazione dell’aria. Facile da far fiorire, i fiori nascono all’apice di infiorescenze che raggiungono lunghezze fino a circa 20 cm, e formano dei ventagli con 6 – 10 fiori. Periodo di fioritura: luglio-dicembre. Questa specie richiede un ambiente caldo – clima umido e un luogo ombreggiato.
Come tante altre orchidee, anche questa è oggetto di pasticci tassonomici. Mentre alcune fonti accettano il nome Bulbophyllum lepidum, altre lo ritengono solamente un sinonimo di Bulbophyllum flabellum-veneris (J.König) Aver. 2003. Un altro sinonimo è Cirrhopetalum lepidum (Blume) Schltr. 1911.
Restrepia cuprea Luer & R. Escobar 1996 Etimologia del nome di specie: dal latino cupreus, “color rame” con riferimento al colore del synsepalo. Sottogenere: Restrepia Sezione: Restrepia Questa specie molto originale è endemica in una valle andina della regione di Antioquia nel nord est della Colombia e può essere trovata attorno ai 1700 m d’altitudine. Nella grande incertezza a riconoscere con sicurezza le varie specie del genere Restrepia, questa è inconfondibile per il diffuso e marcato colore rame del synsepalo dei suoi fiori. La pianta è di grande dimensione rispetto alla media del genere (14 – 18 cm).
Fiore: primo piano
Fiori Il largo synsepalo è dipinto uniformemente di arancio-rame, esclusa una piccola maculatura color porpora, marginale, lungo i bordi esterni verso l’attaccatura. Il labello orientato nella stessa direzione del synsepalo è della medesima tonalità. Questa specie è rara e ricercata, apprezzata per la bellezza dei suoi fiori, molto duraturi e rifiorenti.
La classificazione infragenerica stabilita da Carlyle Luer divide le Restrepia in 3 sottogeneri: – Ecmeles, con una specie: Restrepia aberrans, caratterizzta dalla particolare struttura dei suoi sepali. – Pachymeles, anche questo monospecifico: Restrepia chocoensis, caratterizzata da foglie succulente e falciformi. – Restrepia, riferito a tutte le altre specie, ulteriormente divise in due specifiche sezioni a seconda della lunghezza del loro peduncolo fiorale: – Sezione Pleurothallopsis, che raggruppa le specie a peduncolo fiorale corto e fiori seminascosti dalle foglie (ad esempio Restrepia muscifera). – Sezione Restrepia, che comprende tutte le specie con il peduncolo fiorale lungo e fiori ben slanciati oltre le foglie.
Descrizione del genere Le piante del genere Restrepia sono minute e senza pseudobulbi, epifite, più raramente litofite. Sono originarie dell’America centrale, dal Sud del Messico alla Bolivia, passando per il Venezuela fino all’estremo nord dell’Argentina.
Ecuador e Colombia sono i 2 paesi più ricchi di specie. Prediligono ambienti freschi, umidi e luminosi: in natura vivono ad alte quote, lungo la catena delle Ande, a 1600 – 2400 metri di altitudine in ampi spazi luminosi vicino ai fiumi. I fiori delle Restrepia escono dalla guaina che avvolge la parte basale delle foglie e compaiono in successione anche più volte l’anno, i sepali laterali sono fusi insieme e formano una sorta di piccolo scafo di vario colore e disegno.
Morfologia
La vegetazione si sviluppa su di un corto rizoma orizzontale dotato di radici, sul quale crescono nuovi germogli verticali costituiti da steli più o meno lunghi e avvolti da bractee somiglianti a carta sottile, dalle quali esce la nuova foglia e si formano i peduncoli fiorali. Le foglie sono carnose, obtuse, larghe, a volte lunghe, stilizzate e tendenti ad assumere pigmentazioni violacee con l’esposizione a luminosità intensa. I fiori formatisi alla base delle foglie sono sostenuti da esili peduncoli, più o meno lunghi, che danno sovente la sensazione di spazialità ed altrimenti di timidezza, quando ad esempio sono nascosti dietro le foglie. I due sepali laterali uniti a forma synsepala sono la parte più appariscente del fiore, a volte punteggiati o striati di colore scuro su fondo crema, bianco, rosa o arancio. Il labello minuscolo, generalmente orientato nella stessa direzione del sinsepalo (epiteto composto dal greco syn “insieme” e latino sepalum “sepalo”), organo derivato dalla fusione dei due sepali inferiori di un’orchidea, porta due lobi laterali destinati ad orientare l’insetto per l’impollinazione.
Pianta coltivata in vaso.
Coltivazione Quasi tutte le specie del genere Restrepia, amano temperature fresche, buona umidità e ambiente ventilato. Anche se preferiscono temperature fredde, la maggior parte delle specie sono molto tolleranti a diverse condizioni ambientali: se il substrato di coltivazione è mantenuto sempre umido, sono in grado di sopportare temperature superiori ai 35 ° C. Le temperature colturali ideali sono comprese tra i 10 ei 18 C° di notte e da 18 a 26 C° durante il giorno. Le piante di Restrepia possono essere coltivate in vasi con composto fine e drenante di corteccia di pino e sfagno sminuzzato, che può essere aggiunto alla perlite e carbone: possono essere coltivate con successo anche in puro sfagno, lana di roccia, o montate su zattere di sughero e di felce arborea. E’ utile mantenere un buon tasso di umidità, al di sopra del 60% per le piante da vaso, vicino al 80% per le piante su zattere. E’ raccomandata una buona ventilazione ambientale. Le Restrepia sono anche molto tolleranti verso la luce. Colture sotto luci artificiali funzionano perfettamente. Troppa luce provoca un arrossamento delle foglie, senza conseguenze per la salute delle piante. E’ da evitare la luce diretta del sole che brucia e produce la necrosi delle foglie. In buone condizioni di crescita, i ciuffi di Restrepia raddoppiano di volume ogni anno. Molte specie, inoltre, producono piantine o keiki, ed è quindi possibile, se adeguatamente sviluppati, separarli dalla pianta madre.
Nella foto di copertina: Cattliante Tristar Bouquet ‘November Rain’ in fiore il 4 Novembre 2018 nella collezione rio Parnasso.
Anatomia di un ibrido evoluto. La domanda ricorrente che si fa ad un coltivatore amatoriale di orchidee esotiche è la seguente: “Lei ha mai creato qualche nuova orchidea?” Per vari motivi, la letteratura ha avvolto in un alone di fascino, tutto quello che riguarda il mondo delle orchidee, soprattutto la creazione di nuove piante da seme. E’ innegabile il fascino della semina asimbiotica, a tal riguardo, molto si è scritto anche su orchids.it, questo post ci darà l’occasione di approfondire l’evoluzione nel tempo, degli incroci artificiali fra varie specie di orchidee; per farlo partiremo da questo ibrido registrato da Taiwan Tristar nel 2004 alla RHS: Cattlianthe Tristar Bouquet Video
La genesi Cattlianthe Tristar Bouquet: Taiwan Tristar ha registrato l’ibrido il 23 settembre 2004 (RHS) (Cattleya Rosette Warland × Cattlianthe Chocolate Drop)
Splendidi grappoli di fiori, straordinariamente enormi, composti da diversi fiori. Il colore del fiore è un ricco rosa lilla con una spruzzata color borgogna. I fiori producono anche una delicata fragranza. Fiorisce da ottobre a novembre. La struttura morfologica del grappolo floreale, assai pesante, tende a piegare verso il basso quasi a volersi appoggiare su una foglia. Sono disponibili vari cloni registrati ad esempio: Hawai, Florabunda. I cultivar registrati e non, sono riprodotti per il mercato attraverso la clonazione meristematica, a volte troppo spinta (eccessiva suddivisione del materiale meristematico), tanto da presentare deformazioni nelle fioriture dei figli. Paradossalmente può capitare che eventuali diffetti diventino pregi, fiori pelorici o trilabelo, ma questa è un’altra storia.
Ibridi evoluti Non saprei come definirli altrimenti, in quanto sono il frutto di oltre 120 anni di incroci, prima di giungere inevitabilmente alle specie che ne hanno dato origine. Se siete sufficientemente curiosi, seguitemi in questo viaggio a ritroso nell’albero genealogico di questa disarmante orchidea.
I genitori: (Cattleya Rosette Warland × Cattlianthe Chocolate Drop)
Seguiamo la genealogia di Cattleya Rosette Warland.
Cattleya Enid, ibrido originato da Veitch – gennaio (1898). Genitori: (C.mossiae x C.warscewiczii)
Cattleya Fabia, ibrido originato da Veitch – gennaio (1894) Genitori: (dowiana x labiata) Genitori specie. Si chiude la lunga storia genealogica del genitore Cattleya Rosette Warland, per fortuna, l’altro genitore del nostro ibrido in analisi è figlio di due specie:
Dopo aver percorso questo lungo viaggio sulla genealogia di un ibrido evoluto, vien più semplice rispondere a chi ti chiede se hai creato qualche orchidea.
Nella foto di copertina: la pittrice botanica Silvana Rava “incoronata Regina” con l’Angraecum subulatum (Luglio 2010)
Se sei uno scrittore e vuoi che rimanga memoria delle tue emozioni, scrivi un libro; se sei un coltivatore di orchidee e per qualche congiunzione astrale una pianta che coltivi ti gratifica oltre ogni limite, raccontalo agli amici che ti stanno attorno, ma scrivi della tua pianta tu non sei il protagonista.
Ed è quell’immenso, assurdo, impossibile esemplare di Angraecum subulatum che sta lì da anni, che fiorisce quando vuole lui, che cresce e vive non si sa come, che desidero raccontare.
La pianta è abbastanza capricciosa e a volte generosa, ma per vederela abbondantemente fiorita bisogna saperla prendere per il verso giusto.
Quel pianeta verde, che di anno in anno cresce di volume, quest’anno mi ha fatto un regalo grande grande.
Tutto prende corpo una decina di giorni prima dell’evento di Schio “Orchidee Giardino Jacquard”, quando l’esemplare iniziò a mostrare qualche piccolo fiorellino bianco, pochi per la verità; un buon segnale, soprattutto per i tanti boccioli pronti per aprirsi di là a qualche giorno.
Chi coltiva orchidee sa bene quel che si prova quando si deve portare in esposizione orchidee fiorite: qualcuna sfiorsce prima della data e qualche altra rimane ostinatamente in boccio e nell’attesa si invoca la fortuna. Angraecum subulatum MO/AIO Schio 2018.
Bene, visto che l’altra “mademoiselle” della collezione (Cattleya bowringiana), non si degnava di fiorire in tempo utile per l’esposizione, avere in buona fioritura l’Angraecum subulatum sarebbe stato un bel colpaccio. Infatti, con un po’ di fortuna e tanta, tanta attenzione, ad esempio giravo ogni giorno la pianta di un ottavo di giro verso la luce (avevo notato che i fiori si aprivano prima nella parte esposta alla luce), alla fine il pianeta verde brillò di tante piccole luci, proprio nei giorni giusti!
Alla mostra di Schio erano esposte oltre 300 orchidee provenienti da collezioni private, da Associazioni orchidofile italiane e da vari produttori italiani ed internazionali che presenziavano l’evento. Nonostante il periodo molto negativo, stante la stagione caldissima, si son viste in mostra delle vere esclusività; prima fra tutte l’Angreacum subulatum,esemplare unico a livello mondiale, giustamente premiato dalla giuria AIO con la medaglia d’oro e la proclamazione di “Best in Show” (la più bella orchidea esposta).
Una foto entrata nella storia. Quella volta del corso di pittura botanica in vicolo Parnasso con Silvana Rava Eravamo nel mese di luglio del 2010, ed è in occasione di quel corso tenutosi in vicolo Parnasso, che Gabriele, il figlio di Silvana, immortalò la mamma con questa stupenda foto. L’Angraecum subulatum, sospeso in aria e in piena fioritura, pareva fatto apposta per incoronare la mamma artista, l’occasione era troppo ghiotta e così fu.