Serra per coltivare orchidee

Le maliarde tropicali

Le orchidee, raramente facili e molto spesso difficili da coltivare, in ogni caso vanno considerate le nostre maliarde tropicali che richiedono particolari esigenze di vita.

Collezione Guido De Vidi – Foto 29.11.04-tutti i diritti sono riservati.

Lc. Dinard ‘Blue Heaven’
Lc. Dinard = Lc. Saint Gothard x C. Dinah (1930)
Registered by Charlesworth Ltd.

L’attrazione fatale
L’incontro con loro comincia sempre per caso e si rimane affascinati da tutto quello che ti raccontano, dall’idea di poter scoprire quello che non si sa della loro vita, storia, letteratura ecc. ma, soprattutto dalla voglia di coltivarle.

I commercianti, a partire dai fioristi generalisti che tengono in negozio anche qualche pianta d’orchidea fino ad arrivare ai venditori specialistici d’orchidee rare, tranquillizzano i neofiti a riguardo della facilità di coltivazione.
Si capisce che i loro consigli non sempre sono spassionati: loro vendono e quindi sta a noi scegliere.

Ormai capita spesso che le orchidee più impossibili siano acquistate con facilità, anzi, soprattutto le e/o i principianti trovano irresistibili quei nomi strani ed affascinanti. Passata l’euforia iniziale e finito l’immaginario viaggio esotico, generalmente dopo qualche giorno arrivano le ansie e le domande: e adesso?

Da questo momento, nell’intimo del neofita matura la determinazione che si tratta di una pianta fra le tante che può quindi seguire il loro comune destino – la fine. In qualche caso però, scatta il meccanismo dell’orgoglio che lo porterà ad approfondire le conoscenze di quella pianta affascinante e, molto raramente, prenderà sostanza una sorta di connivenza fra l’orchidea ed il suo possessore: solamente in quest’ultimo caso potrà nascere un collezionista d’orchidee.

Una casa per le nostre orchidee
Ho fatto questa premessa per porre l’accento sull’importanza ambientale nella coltivazione delle orchidee “esotiche”; esotiche appunto perché nei loro luoghi d’origine ci sono condizioni climatiche molto diverse dalle nostre zone geografiche temperate, Italia compresa.

Fatti quindi salvi pochi generi che riescono, con qualche accorgimento, ad acclimatarsi anche nei nostri spazi abitativi esterni o interni, la gran parte delle 30000 specie botaniche note, abbisogna d’ambienti appropriati.

Non me ne vogliano le amiche ed amici appassionati che coltivano su spazi di fortuna; nei loro confronti la mia ammirazione è enorme (è difficilissimo coltivare sui davanzali e sulle terrazze) ma purtroppo le grandi soddisfazioni con le orchidee si ottengono solamente organizzando degli spazi ad uso serra.
Bene, se il problema è la serra – direte voi – allora cercheremo quattrini, spazio e compreremo questa benedetta serra per le nostre sciagurate tropicali.

La frittata è fatta, in commercio non si trovano serre specifiche per le orchidee, ben che va, si trova l’involucro esterno che poi bisogna organizzare tecnologicamente per creare i famosi tre parametri che d’ora in poi nomineremo spesso: temperatura – luce – umidità.

Sognando la serra autocostruita
Qui comincia il nostro sogno e siccome i sogni non costano, nessuno si senta escluso, neanche la signora “Maria” che per ora coltiva con alterni insuccessi la sua Phalaenopsis sul davanzale.

La burocrazia
Prima di decidere qualità, dimensione e stile della serra dei sogni, per evitare brutte sorprese con la legge è indispensabile avviare un’analisi della situazione urbanistica del territorio in cui si vive.
La serra, piccola o grande che sia è un immobile e come tale è soggetto alle normative di legge che regolano la pianificazione urbanistica del territorio.
Ci sono leggi e normative Nazionali che s’intersecano con le varie leggi Regionali in materia urbanistica e di tutela del territorio.

A grandi linee le serre si suddividono in due tipologie: serre fisse e serre mobili.
Varie leggi Regionali specificano i due concetti: sostanzialmente la serra è considerata mobile se è rivolta alla protezione stagionale delle colture e se non è ancorata al suolo con fondazioni od altri sistemi di bloccaggio al sottosuolo, mentre son fisse le serre con fondazioni o muri di cinta.

La distinzione tra serra fissa e serra mobile torna utile perché quest’ultima, con le limitazioni dei piani urbanistici della singola zona in oggetto, può essere installata senza autorizzazione né concessione edilizia.
Ricordo che quanto detto sopra, vale anche nei casi in cui si pensi di installare una piccola serra sulla terrazza o sul poggiolo: in questi casi intervengono anche eventuali vincoli di carattere architettonico.

Come potete capire, oltre i problemi dei costi e delle soluzioni specifiche interne alle nostre serre, intervengono ancor prima a complicare le cose, gli aspetti burocratici da risolvere prima di avventurarsi in edificazioni incerte.

Molti amici hanno dovuto chiudere con la coltivazione delle orchidee proprio per incompatibilità urbanistiche: prima o poi, il vicino o l’amico “zelante” – leggi invidioso – s’incontra sempre.

Le prime importanti scelte
Eravamo rimasti ai problemi burocratici ed architettonici, legati alla costruzione di una serra.
Si affermava che alcune tipologie di serre potevano essere installate senza autorizzazione o concessione urbanistica preventiva.
Questo corrisponde alla realtà, peccato che in Italia non ci sia mai nulla di certo che vada in aiuto ad iniziative culturali ed amatoriali. Pensate che anni fa ho subito un decreto penale di condanna per costruzione abusiva ( tunnel in nylon non ancorato al suolo e quindi chiaramente serra mobile) solamente perchè il Tecnico del mio Comune, in una sua relazione inviata in Procura, ha stabilito che essendoci una stufa per il riscaldamento all’interno del tunnel, a suo dire la serra era da considerarsi fissa a tutti gli effetti.
Tale valutazione del tecnico, con opposizione al decreto e richiesta di processo penale sarebbe stata facilmente confutabile, però, tale azione sarebbe costata 100 volte il valore della sanzione pecuniaria, nel caso di specie di 150000 lire, spese che nessuno mi avrebbe poi risarcito, neanche nel caso d’assoluzione.
Vista questa esperienza, prima di iniziare i lavori è bene sviscerare per benino tutte le pieghe della burocrazia.

Collezione Guido De Vidi. Foto del 1.12.04-Tuti i diritti sono riservati.
Coelogyne fuscescens var. brunnea-sinonimo Coelogyne brunnea Lindl. 1848.

Individuare lo spazio per la serra.
Forse qualcuno di voi, carico di programmi per il futuro e con pochi anni in tasca, sta pensando alla futura dimora da comprare o da costruire. In questo caso vi trovate nella migliore situazione possibile perché potete decidere sin dall’inizio di includere nelle indicazioni da dare al vostro architetto, ( vero Elettra?) anche la realizzazione del vostro giardino d’inverno che noi continueremo a chiamare “SERRA”.
Pochi però, possono avere tanta possibilità di scelta, quasi tutti si devono accontentare di ricavare spazi, a volte rubati all’abitare.

Le scelte praticabili, in genere sono le seguenti:
1)– Disponibilità di ampi spazi esterni, che consente di edificare la serra in un corpo isolato.
Questa soluzione è la più allettante e la più costosa perché, indipendentemente dai materiali e tecnologie adottati, è un corpo architettonico ex novo e quindi tutto va moltiplicato x quattro lati.
Nella fase di studio della serra, va individuata la disponibilità di luce solare, gran parte delle ore del giorno e per questo vanno individuati spazi a non meno di 5 -10 metri a sud, sud-ovest di qualsiasi corpo edificato esistente, e/o alberature d’alto fusto.

Altro punto fondamentale da analizzare in fase di studio è la fattibilità d’allacciamento a fonti energetiche quali: energia elettrica, gas e acqua potabile.

2)– Possibilità di addossare la serra, ad un corpo esistente.
Sicuramente con questa soluzione si ottengono buoni risultati in termini di costi e di consumi. Inoltre, se si studiano delle linee architettoniche in armonia con l’architettura esistente, può diventare veramente la serra dei sogni, in quanto molto godibile anche come propaggine di loggia luminosa.
In questo caso è altrettanto importante che lo spazio deputato alla sistemazione della serra, sia disponibile dai lati sud, sud-ovest della casa.

3)–Piccole soluzioni, ricavate nell’ambiente abitativo già utilizzabile.
Pensando a questi casi, viene subito spontaneo pensare alle abitazioni con tetto piatto ed accessibile. Chi abita in case di questo tipo, qualora sia possibile sotto il profilo urbanistico, può sicuramente realizzare brillantemente il sogno di possedere una serra per le sue orchidee, deve tenere presente che si trova da risolvere un problema in più: la sicura impermeabilizzazione della porzione di tetto che diventa pavimento della serra.
Altre opportunità sfruttabili, sono le ampie terrazze di cui sono dotati certi alloggi, possono essere sempre trovati, spazi soleggiati.
Ci sono poi i terrazzini, perché no! Fatte sempre salve le famose limitazioni urbanistiche, si possono realizzare delle graziose prospicienze, magari a chiusura di una porta finestra.

Per finire la carrellata delle piccole soluzioni, parliamo un po’ delle serre che chiameremo “domestiche”, in quanto spazi domestici, organizzati per coltivare le nostre orchidee.

E’ appena il caso di ricordare la serra domestica messa in commercio dalla SMEG, piccola, bella, funzionale e costosa. Ad ogni buon conto, la serra SMEG è meritoria di plauso perché dà una prima risposta all’esigenza diffusa di piccoli spazi domestici per le piante.

A partire da questa proposta commerciale, possono essere messe in moto tutte le nostre risorse inventive per dare delle risposte più economiche, a tal proposito mi piace ricordare l’amica Eleonora Viscardis, iniziata alle orchidee nel corso primaverile, che ora sta escogitando varie soluzioni “domestiche” per le sue orchidee.

Per dare un’idea di quante sono le possibilità, basta pensare agli acquari. Quanti di voi hanno un acquario dismesso ed accatastato in magazzino: non c’è nulla di più facile che attrezzare un ex acquario, per le orchidee… ma ne parleremo più avanti.

La Serra in giardino.
Allora, abbiamo già individuato la nostra piccola o grande porzione di terreno da destinare a serra, abbiamo fatto un pò di conti in tasca ed abbiamo deciso di costruircene una 4 metri x 6.

Si dirà, ma non sarà troppo grande? In effetti, una copertura di 25 metri quadri, prefigura una bella serra. Noi, prendendo questa decisione ci siamo ricordati delle raccomandazioni dell’amatissima Rebecca Tyson Northen e siccome, pur a distanza di tempo ( quando lei ci raccontava come farci la serra eravamo negli anni sessanta), ancora nessuno meglio di lei può descrivere le emozioni e le aspirazioni del coltivatore d’orchidee: riporto integralmente alcuni punti del suo raccontare.

“ “Una Casa per le vostre orchidee di Rebecca Tyson Northen
Racconto liberamente tratto dal libro “LE ORCHIDEE” edizioni Rizzoli.

“Il primo consiglio che ci sentiamo di dare ad un futuro possessore di serra, è di farsene una abbastanza grande da poter contenere il suo hobby in sicuro e costante aumento. Una serra piccola può dare l’impressione di essere immensa, al principio, se la si paragona al piccolo posto che normalmente si concede alle piante da appartamento.

Ma è leggendario che i coltivatori d’orchidee non sono mai soddisfatti: continuano ad aumentare le proprie collezioni. All’inizio, forse, non vi interessate che di una specie o due e vi ritenete contenti con pochi esemplari di ciascuna. Ma è inevitabile che vi innamoriate quanto prima di un’altra specie e poi di un’altra ancora. E allora comprerete due o tre piantine dell’una e poi due o tre piantine dell’altra. E le piantine diventeranno piante adulte, e le piante adulte avranno presto bisogno di essere divise.
Così, in un tempo relativamente breve, i vostri bancali saranno affollatissimi e a questo punto non potrete che unirvi alla generale lamentela: «Oh! se avessi un po’ più di posto!». Vi suggeriamo quindi di non cambiare automobile per qualche anno o di fare una vacanza meno dispendiosa, per potervi così permettere di costruire una serra piuttosto grande per le orchidee.
Vi sono anche altre ragioni per non farsi una serra troppo piccola. Una serra molto piccola è difficile da organizzare; lo scarso volume d’aria si scalda rapidamente e si raffredda rapidamente, creando un forte sbalzo di temperatura.
E lavorare in una serra piccola è difficoltoso. Le infiorescenze grandi si intrecciano le une alle altre, le piante non hanno spazio sufficiente e la mancanza di spazio determina cattive condizioni di coltura. La dimensione minima (che non permetterà la coltivazione di un gran numero di esemplari) è di circa 2 metri e mezzo per 3 metri. Questa ampiezza permette di avere due bancali laterali e un passaggio al centro.

Se invece l’ampiezza è di 3 metri e 70 centimetri, potrete avere due bancali ai lati e uno in centro, con due passaggi. Una serra di 4 metri di ampiezza per 5-6 metri di lunghezza vi offre abbastanza spazio per coltivare un numero veramente soddisfacente di piante e, nello stesso tempo, non è troppo grande perché una persona anche con altri impegni non possa occuparsene nel suo tempo libero.
Il costo di una serra e dell’equipaggiamento non si raddoppia, quando lo spazio si raddoppia; è di metà o di un terzo in più. In altre parole, potrete avere uno spazio doppio con un costo maggiorato appena di metà o di un terzo.

Per avere un’idea dei tipi e dei costi di una serra, chiedete i cataloghi a diversi rivenditori e fabbricanti; visitate anche qualche serra nella regione dove abitate. Parlate ai proprietari, cercate di scoprire quali sono i difetti di certi tipi di impianti e quali ne sono le caratteristiche interessanti, in modo che possiate evitare i primi e adottare le seconde. Informatevi sull’efficienza dei termosifoni e prendete nota di ogni particolare, controllando quali dei sistemi adottati possono essere adatti per le orchidee.

Esaminate accuratamente il rapporto fra le forme delle serre e lo spazio che ciascuna offre per i bancali. Forse, il tipo di serra più economico, da un punto di vista dello spazio e dell’efficienza del lavoro, è ancora quello che è in uso da molti anni. Alcuni stili moderni possono attrarre per considerazioni di carattere estetico, ma prima dell’estetica vengono i requisiti fondamentali e necessari per una buona conduzione.

Una serra può costituire un’unità a sé, o può essere appoggiata a un fabbricato esistente. In quest’ultimo caso, può essere congiunta a un estremo, con tutta la lunghezza della serra che corre all’esterno, oppure può essere appoggiata al fabbricato per un fianco, con il muro di questo che serve come muro laterale della serra stessa.

Meno opportuna per la coltivazione delle orchidee è un passaggio, coperto e chiuso da vetri, tra due fabbricati, la casa e il garage, ad esempio. Questa soluzione non offre sufficiente luce, ma se si scelgono tipi d’orchidee adatti per questo ambiente, anche questa soluzione può essere accettata e una serra così concepita darvi buone soddisfazioni.
Nello scegliere il luogo per la serra, occorre tenere presente che questa deve poter ricevere tutta la luce possibile, in tutto l’arco del giorno. Se oltre che la serra state facendo i piani di costruzione anche di una nuova casa, allora potrete riservare ad essa un posticino buono; trovare invece una soluzione ideale in uno spazio dove esistono già costruzioni talvolta non è compito facile.”

Nota:Questa introduzione del capitolo dedicato alle serre, scritto da Rebecca Northen è ancora attuale ed affascinante perché scritta da una persona che ama e conosce le orchidee.

Continuando il nostro ragionamento sulle scelte preliminari per la costruzione della nostra serra, siamo praticamente arrivati all’individuazione degli spazi ed alla sua dimensione.
Un ultimo importante aspetto, riguarda la scelta dei materiali di costruzione.
In funzione della loro tipologia, possiamo decidere di compiere uno sbancamento interno, anche profondo un metro, che ci consente di guadagnare in altezza ed in risparmio energetico. Inoltre, in base ai materiali scelti si può anche dotare serra di un muretto di cinta, sul quale poggiare l’intera costruzione.

Collezione Guido De Vidi. Foto 02.12.04-Tutti i diritti sono riservati.
Vanda amesiana RCHB F.
Cominciamo la costruzione dell’involucro esterno
In prefazione a questo capitolo molto importante, faccio subito alcune considerazioni di carattere estetico che torneranno molto utili quando s’inizierà a ragionare su curvature, pendenze dei tetti, rapporti fra spazi alti e bassi e cubature ottimali.

Appena presa la decisione di costruire la serra, scatta conseguente il dubbio: devo farla bella, in armonia con la mia casa e però deve essere anche funzionale ecc.

La storica e consolidata amicizia con Antonio Camani, appassionato Sandonatese ‘ante litteram’ delle orchidee, mi consente di citare la sua decennale incertezza amletica quale esempio estremo: faccio o non faccio la serra e se la faccio come la faccio? Tranquillizzo tutti: finalmente l’amico Antonio ha realizzato la sua serra! Il risultato finale, molto funzionale, è però abbastanza lontano dalla miriade di schizzi, disegni, calcoli e preventivi degli albori.

A volte, la soluzione inizialmente desiderata, cozza contro problemi di praticità e di funzionalità e quindi bisogna trovare dei compromessi accettabili.

Fatta la premessa, muoviamo i primi passi con l’edificazione della serra pensata come corpo autonomo.

Sistemazione della base su cui poggiare le strutture.
Il basamento può esser realizzato al livello del suolo oppure si può decidere di fare uno sbancamento: se non ci sono problemi nel sottosuolo ( falde freatiche superficiali, condotte sotterranee oppure blocchi di roccia) è possibile arrivare fino ad un metro di profondità.

La serra semi interrata offre indubbi vantaggi sia in termini di consumi energetici sia per quanto concerne costi di costruzione e utilizzo degli spazi interni.
In ogni caso la base della serra deve essere drenante, quindi sconsiglio pavimentazioni impermeabili. Per ottenere un’ottima soluzione drenante, consiglio un lieve sbancamento del terreno esistente (20 centimetri) da rimpinguare con ghiaia macinata che servirà appunto da polmone assorbitore.
In entrambe le soluzioni è consigliabile perimetrale la serra con un muretto di 70 centimetri, sul quale poi sarà più agevole collocare le strutture superiori.

Durante questa fase che possiamo definire di fondazione, non dobbiamo dimenticarci di pensare alle varie infrastrutture necessarie per gli allacciamenti:
1)– Condotte sotterranee per l’energia elettrica, il gas e l’acqua.
2)–Vasca sotterranea per raccogliere le acque pluviali provenienti dalle grondaie.

A questo punto, abbiamo già preparato la base sulla quale posare la serra e dobbiamo decidere le modalità d’agibilità al suo interno.
In fase di progettazione si era affermato che l’ubicazione ideale della serra doveva prevedere la possibilità di catturare la massima luminosità possibile ed ora che si tracciano le sue fondazioni si dovrà individuare l’accesso, che sarà realizzato dal lato più stretto e possibilmente verso sud.

Più avanti parleremo del “cooling” e per ora mi limiterò ad assicurare che l’accesso alla serra, posto nella parete a sud, consente un’ottima resa del sistema di raffreddamento della serra.

Materiali della serra.
Possiamo suddividere i materiali di costruzione della serra, in tre standard:
1)– Standard d’elevata qualità, che prevede strutture portanti in alluminio o ferro zincato a caldo e pannelli perimetrali e di copertura in vetro camera.
2 – Standard di media qualità, che prevede strutture portanti in profilato di ferro zincato e pannelli di policarbonato.
3)- Standard minimale, che prevede strutture portanti in tubolare zincato e copertura in doppio nylon gonfiato.

Per esperienza personale, avendoli in uso entrambi, posso affermare che i vari standard sono quasi equiparabili sotto l’aspetto della resa termica: la differenza sta tutta sulla diversa qualità estetica.

A questo punto, dovendo cominciare l’installazione della struttura portante, esprimo un mio personale punto di vista che non deve vincolare nessuno.

Le varie proposte di serre professionali, prevedono finestre d’apertura variamente automatizzate. Io sostengo che una serra da adibire alla coltivazione d’orchidee, di medio/piccole dimensioni (dai 20 ai 300 metri quadri) non necessita di pareti o tetti apribili. Le aperture non risolvono il raffreddamento dell’ambiente interno e nello stesso tempo creano momenti di stress da secco, molto nocivi per la coltivazione.

La mia serra ideale per le orchidee deve essere sostanzialmente una scatola chiusa pilotata da sistemi di coibentazione umidificazione e ricambio d’aria interna.
Detto questo, possiamo pensare di poggiare sulla base della fondazione o sul muretto di cinta, una struttura portante compatta le cui pareti possono superare i 2 metri, mentre il colmo del tetto può raggiungere i tre metri e oltre.

Le uniche aperture in questo modello di serra, saranno la porta d’accesso opportunamente dimensionata (generalmente 70 – 80 cm.) posta a sud e la parte inferiore della parete opposta (a nord) dove potremo sistemare le pennellature alveolari per il raffreddamento interno.

La pannellatura, come si è detto, può essere realizzata con vetro camera di 8 -10 mm, o con policarbonato, sempre dagli 8 ai 10 mm di spessore.
Nel caso in cui si deciderà la copertura del tetto con doppio nylon gonfiabile, dovrà essere realizzata con tubature curve e si dovrà realizzare un sistema di gonfiatura con ventilatore e pressostato di controllo.

Reperimento dei materiali
Ci sono due strade per realizzare la serra: la prima è quella di acquistare le infrastrutture e magari anche concordare il loro montaggio, avvalendosi dei canali commerciali. La seconda è quella di seguire un percorso autodidatta, con la collaborazione d’artigiani per la realizzazione delle varie opere edilizie, strutture ferrose ed altro. La seconda scelta è molto più economica, ma implica un maggiore impegno del suo proprietario.

A questo punto, con la serra praticamente montata, per ultimare gli accorgimenti esterni, rimangono da risolvere due aspetti molto importanti: l’intelaiatura portante e sovrastante il tetto di 30 – 40 centimetri dove poggiare la rete ombreggiante e le grondaie di raccolta dell’acqua piovana.

Piccole serre appoggiate alla casa
Quanto detto per le serre separate dalle costruzioni esistenti, vale anche per quelle poggiate alle residenze.
Nei casi di serre realizzate a ridosso delle abitazioni, assume molta più valenza l’aspetto estetico esterno e per questo raccomando di tenere in debito conto l’armonia complessiva dell’opera.

Organizzazione dell’interno della serra.
Prima di entrare simbolicamente all’interno della serra per installare le attrezzature ed i supporti che la rendono funzionale, mi preme fere un’ultima annotazione d’obbligo.
Nella descrizione dei materiali da usare per l’intelaiatura di supporto, mi sono limitato ad elencare soluzioni in ferro o alluminio perchè sono da ritenersi di lunga durata.
Nulla toglie che, opportunamente trattati, possono essere impiegati anche strutture portanti in legno. Così facendo si otterrebbero sicuramente degli ottimi risultati sotto il profilo estetico.
Sappiamo tutti che la gran parte delle oltre 20000 specie di orchidee sono epifite, quindi, l’organizzazione interna della serra deve tenere conto di questa loro esigenza vegetativa.

Si dovranno sistemare dei supporti interni e nella loro costruzione si terrà conto di:
1)- La loro larghezza massima deve consentirci di vedere e manipolare tutte le piante esposte.
2)– Per ottenere il massimo utilizzo degli spazi, i supporti orizzontali che per comodità chiameremo bancali, vanno costruiti a gradini modulabili affinché possano supportare vasi di piccole e medie dimensioni: un bancale largo 2 metri può essere composto di 6 gradini che ci consentono un incremento del 25% di spazio utile.
3)–Per costruire i supporti orizzontali a gradino, consiglio di usare rete zincata, in uso per la costruzione delle gabbie: in commercio si trovano varie misure e sezioni.
4)– All’apice centrale della piramide del bancale orizzontale, si può sistemare verticalmente, una comune rete plastificata in uso nelle recinzioni. Così facendo si ottiene una griglia luminosa, dove poter appendere le zattere delle orchidee epifite che richiedono maggior luce.
Nella realizzazione dei bancali, è indispensabile prevedere uno spazio di lavoro attorno ad essi, non inferiore a 70 centimetri.

Il primo gradino di supporto dei vasi, può essere collocato ad un’altezza di 70-80 centimetri dal suolo, in ogni caso si deve calcolare un giusto equilibrio delle masse fra la base ed il soffitto. E’ utile ricordare che con una corretta organizzazione degli spazi in una serra d’orchidee, si possono ottenere 4 o 5 livelli di microclimi diversi.

Impiantistica interna.
Per la gestione della temperatura e dell’umidità della serra, nelle varie stagioni dell’anno dobbiamo dotarla delle seguenti apparecchiature:
1)– Sistema di riscaldamento pilotabile.
2)– Termostati di controllo.
3)- Ventilatori per il movimento interno dell’aria.
4)– Aspiratore per il ricambio dell’aria interna.
5)– Pompa a pressione, per le bagnature, da 20-30 atmosfere.
6)– Elettrovalvole per il controllo del flusso dell’acqua.
7)– Umidostato
8)– Ugelli per la nebulizzazione dell’acqua.

Tutte le apparecchiature elencate sopra, vanno organizzate e gestite da un impianto elettrico che prevede un quadro di protezione, comando e controllo di tutte le funzioni richieste, comprese alcune prese di corrente e qualche punto luce per le normali esigenze operative interne.

Detta così la cosa, sembra una centrale elettronica ma, appena inizieremo ad affrontare i vari aspetti funzionali, capiremo che non è poi tanto difficile.

Temperatura ed umidità
Per tenere sotto controllo, temperatura ed umidità, in serre piccole e medie, cercheremo di illustrare varie applicazioni, comprese le soluzioni economiche attuate nella mia serra.

Riscaldamento invernale
Per il riscaldamento invernale della serra, si deve innanzi tutto tener conto delle disponibilità tecnologiche esistenti.
Ad esempio, l’individuazione della fonte energetica più economica: gasolio, se si riesce a disporre quello senza accise (poter dimostrare di essere agricoltori) – gas metano, se si organizza l’impianto della serra come propaggine del riscaldamento di casa – utilizzo di sorgenti termali.

Le soluzioni tecniche possono essere di tre tipi:
1 – Generatore d’aria calda in serra, con bruciatore a gasolio.
2 – Radiatori o tubi alettati, collegati con il riscaldamento dell’abitazione.
3 – Tubazioni a pavimento, con bassa temperatura dell’acqua.

Riscaldare costa e quindi diventa importante trovare soluzioni che portano a risparmiare.
Molti coltivatori, durante l’inverno, usano proteggere internamente la serra con nylon dotato di piccole camere d’aria a forma ovale.
Altro accorgimento che porta al risparmio, è quello di abbondare nella potenza dei vari sistemi in uso.

La scelta della fonte energetica da usare, è legata a fattori contingenti: personalmente ritengo che riscaldare con stufe ad aria calda dotate di bruciatore a gasolio o a gas, sia una buona soluzione.
Il riscaldamento ad aria calda, è una garanzia contro le possibili marcescenze invernali che con sistemi di riscaldamento per irradiazione sono sempre in agguato, però ha il difetto dell’eccessiva essiccazione dell’aria.
Un altro motivo che condiziona la scelta della tecnologia di riscaldamento, è la massima temperatura che si vuol raggiungere nella stagione fredda: soltanto specie da serra calda o fredda ecc. In questa sede non è il caso di addentrarci su pregi e difetti delle varie soluzioni tecniche enunciate.

Raffreddamento ed umidificazione.
Per raffreddare la serra nella stagione calda, ci sono due sistemi: apertura di pareti qualora sia possibile, oppure cambiamento forzato dell’aria interna, con quell’esterna, più fresca.

Per umidificare l’atmosfera all’interno della serra, bisogna produrre nebbia.

Soluzioni industriali
Purtroppo, tutte le soluzioni professionali sono molto costose e diventano economicamente compatibili solamente in grandi serre, in quanto il costo fisso delle apparecchiature di base è molto elevato.
Gli stessi calcoli e le formule astruse per calcolare le potenzialità, hanno significato se riferite a coltivazioni standard con bancali integrati e spazi d’utilizzo normali, che sono l’esatto contrario delle foreste pluviali che ogni collezionista crea nella sua serra.

Detto questo, se si riesce a conciliarle con le disponibilità economiche, non vanno escluse a priori le offerte professionali.

La soluzione dei problemi di temperatura/umidità, nelle nostre serre per così dire (anomale) vanno ricercate e studiate caso per caso, raccogliendo gli esempi già funzionali ed adattandoli alle specifiche particolarità d’ogni nostra serra.
Pertanto, abbandonata la via dei calcoloni, quando si cercano soluzioni, per l’interno serra, torna molto utile “scopiazzare” le intuizioni viste nelle serre degli amici collezionisti, che generalmente sono sempre molto aperti!!!!

Soluzioni ingegnose per tenere sotto controllano, temperatura ed umidità .
Per quanto riguarda il raffreddamento, si va dalle “porte aperte”, alla ventilazione interna.
Questi accorgimenti spartani presentano molti problemi: via libera agli impollinatori ed eccessiva essiccazione dell’aria.
Per l’umidificazione, si scoprono soluzioni ingegnose, tipo allagamenti vari, oppure il classico vaporizzatore, oppure la versione artigianale del sistema “VENTURI” ovvero la spaccatura delle cellule d’acqua, che è risucchiata per depressione da un getto d’aria e nebulizzata da ugelli: in altre parole il principio della vecchia macchinetta spruzza flit.

Come ho organizzato la mia serra
Più che una serra, la mia è un insieme di spazi realizzati a più riprese per rispondere alle esigenze delle piante che col tempo crescevano di dimensione e di numero.
All’inizio erano trenta – quaranta metri quadrati. Ora sono diventati circa duecentocinquanta: tutti rigorosamente auto costruiti.

Per fortuna che in giro si trova molto materiale di recupero: le discariche ed i rigattieri sono una miniera.
Con molta pazienza e spirito d’osservazione, si trova di tutto ed a poco costo: bruciatori, ventilatori, stufe, tubi, materiale elettrico ecc.


Riscaldamento ad aria calda
Sin dall’inizio, ho installato un sistema di riscaldamento ad aria calda, perché per l’appunto a quell’epoca, da un amico rigattiere, ho trovato un generatore a gasolio da 18 K calorie per 100.000 Lire del vecchio conio, (nuovo costa 1.500) euro.
Ora la mia serra ha tre generatori d’aria calda, disposti in punti strategici per distribuire bene il calore.
La temperatura minima della mia serra durante le notti invernali, non supera i 14/15 gradi centigradi.
E’ dimostrato che con un ‘delta’ elevato fra temperatura interna ed esterna, i consumi d’energia per produrre il calore aumentano in forma esponenziale.
Con questo limite di carattere economico, nella mia serra non si trovano molto bene le piante da serra calda, ciò nonostante, per il ragionamento dei vari microclimi, trovano buona vita anche le amatissime specie di Phalaenopsis.

Il riscaldamento ad aria calda ha il gran difetto di seccare l’aria della serra ma questo limite, se ben governato, si trasforma in pregio: il flusso d’aria calda, tiene ventilata la serra ed il pericolo (soprattutto di notte) delle marcescenze, sempre in agguato, si riduce di molto. Inoltre ci si può permettere anche bagnature invernali, notturne.
Il livello di temperatura voluto, è controllato e pilotato da un termostato, elettronico con programmazione giorno/notte per consentire la differenziazione delle due soglie di temperatura.
Il termostato elettronico è molto sensibile: il ‘delta’ di comando si riduce a 0,5 gradi, rispetto ai quasi 2 di quello tradizionale. Questa peculiarità agisce positivamente sui consumi.


Raffreddamento estivo
La mia serra non prevede aperture per il raffreddamento della temperatura interna, soltanto le porte d’accesso.
Ho costruito un sistema integrato che asporta l’aria calda interna con l’ausilio di un aspiratore posto nella parte più alta della parete a sud della serra: per effetto della depressione causata dall’aspiratore, entra l’aria esterna più fresca passando attraverso dei pannelli predisposti nella parete opposta, a nord.
L’ingresso forzato d’aria esterna, certamente raffredda l’ambiente interno, però lo secca ed inoltre il rendimento è molto limitato.

Per aumentare il rendimento e per cogliere due piccioni con una fava, si deve abbassare la temperatura dell’aria caricandola di particelle d’acqua.
Questo risultato si ottiene obbligando l’aria esterna a passare attraverso dei percorsi umidi generalmente costituiti da pannelli alveolari che prolungano il tragitto dell’aria e nello stesso tempo la caricano di particelle d’acqua che poi transiteranno insieme, all’interno della serra. Tale principio di raffreddamento ed umidificazione dell’aria è chiamato “cooling”.
Dicevo poco sopra, che le “formule teoriche” non danno la soluzione a tutte le situazioni perché ogni serra amatoriale è un caso a sé, però non si può neanche procedere a casaccio, ed allora bisogna aver chiari gli obbiettivi da raggiungere.
Primo obbiettivo, riuscire a controllare il valore massimo accettabile della temperatura interna, che ad esempio, può essere 30/32 gradi centigradi, con il minor dispendio d’energia elettrica.
Il secondo obiettivo, subordinato al primo è calcolare la giusta potenzialità dell’aspiratore.
A grandi linee si può decidere che il totale ricambio dell’aria interna avvenga in 50/60 secondi, rapportando questo dato alla cubatura complessiva, si può individuare con sufficiente approssimazione la potenza dell’aspiratore.
Il tempo di ricambio dell’aria è una variabile che dipende anche da altri fattori:
1)- Altezza di installazione dell’aspiratore: se la serra è piena di piante anche nella sua parte superiore, per estrarre il cuscino d’aria che staziona sotto il tetto, l’aspiratore va posto il più alto possibile e con più potenza aspirante.
2)– Posizione dell’aspiratore: lato nord o lato sud.
L’aspiratore posto al lato nord crea un’omogeneità di temperature ed invece, installandolo al lato sud, si ottengono due zone climatiche molto diverse.
La decisione sarà sempre abbastanza empirica ma con queste informazioni, e magari, dopo aver visitato qualche serra d’amici, si potrà fare l’acquisto dell’aspiratore con tranquillità.


Pannello di raffreddamento
E’ una specie di filtro attraversato da acqua, fatta cadere a gocce sulla parte superiore, quando è in funzione l’aspiratore.
Il pannello di raffreddamento deve rispondere nel migliore dei modi alla capacità di percorrere molta strada all’aria che lo attraversa, per consentirgli di trasportare quanta più acqua possibile.

L’industria mette a disposizione dei pannelli alveolari di cartone pressato, delle dimensioni, 10 X 50 x 100.
Questi pannelli, costano abbastanza e purtroppo, una volta installati, sono di difficile recupero e quando vengono invasi ed intasati dal muschio o da altri agenti esterni, rendono meno e vanno sostituiti.
Nella mia serra al posto dei pannelli alveolari, ho sistemato delle gabbiette di rete zincata 10 x 100 x 120, riempite con truciolare di legno, disposte su tutta la fascia bassa ( un metro di altezza)della parete a nord.

Risultati: costi certamente inferiori, rendimento pari e superiore ai pannelli alveolare e soprattutto possibilità di sostituzione annuale, veloce ed economica.
I pannelli, alveolari , o autocostruiti con gabbie di truciolare, sono sostanzialmente delle pareti disperdenti.
Nella stagione fredda devono essere chiuse per evitare dispersioni di calore verso l’esterno.
Tale soluzione però, entra in crisi nella fase autunnale ed in quella primaverile, quando l’effetto serra durante il giorno, esige raffreddamento e l’escursione termica della notte richiede ancora riscaldamento.
Io ho risolto il problema in due modi:
a)– lastre di policarbonato semoventi sistemate nella parte interna della serra a ridosso della pennellatura e bilanciati da un peso che consente sia la chiusura in condizione di fermo dell’aspiratore sia l’apertura per spostamento d’aria in ingresso, quando l’aspiratore è in funzione.
b)– chiusura della parete nord con un prolungamento di circa due metri che diventa, di fatto, una piccola serra fredda, mantenuta in temperatura di 5-6 gradi centigradi minimi, dalla dispersione di calore dei pannelli.

I sistemi di raffreddamento devono in ogni caso essere coadiuvati da impianti di nebulizzazione interna.
Per queste necessità, l’industria mette a disposizione vari sistemi, tutti con un grosso costo d’impiantistica fissa, sia per il piccolo sia per il grande impianto, ( 5000 euro circa).
Nella mia serra ho ottenuto buoni risultati con l’utilizzo della pompa a pressione (20 atmosfere), in uso per le bagnature: con una semplice implementazione impiantistica, ho realizzato un insieme di punti nebbia con ugelli recuperati da bruciatori a gasolio in disuso.

Per quanto riguarda gli ugelli da usare, se s’installano quelli recuperati dai bruciatori a gasolio, consiglio di scegliere le misure, da 1 a 2.

Ombreggiatura
L’ultimo problema da risolvere prima di passare al collaudo vero e proprio della serra, è il controllo della luce solare.
Le orchidee richiedono luce filtrata, quindi è bene non far arrivare luce diretta in serra.
Pertanto, l’ombreggiatura esterna della serra è un particolare molto importante.
Si trovano reti ombreggianti di varia gradazione, dal 30% al 90% della luce solare.
E’ buona norma predisporre una struttura che tiene la rete staccata di almeno 30 cm dal tetto della serra, questo per consentire la circolazione d’aria fra tetto e rete ed evitare in tal modo la formazione d’indesiderabili cuscini di calore.
Per le percentuali d’ombreggiatura da dare alla serra, dipende dal suo grado di trasparenza e dalle orchidee in coltivazione. Possiamo assicurare che un filtraggio del 50-60% può rappresentare una base ragionevole dalla quale partire per le valutazioni specifiche dei singoli casi.

Collaudo
Giunti a questo punto, la serra dovrebbe essere in condizione di funzionare.
Nella più rosea delle ipotesi, la fase d’avvio sarà sempre incerta. Prima che l’ambiente interno raggiunge un equilibrio accettabile, dovranno passare dei mesi forse degli anni, per questo, nella fase iniziale sarà conveniente coltivare piante relativamente resistenti e poco costose.
La collezione non si può improvvisare, ma cresce impercettibilmente intorno a voi giorno per giorno e divide con voi, gioie e delusioni.

Conclusioni finali
Questo racconto sulle serre, l’ho immaginato come una chiacchierata fra amici: se manca qualcosa aggiungetela voi.
Direte subito, e le piccole serre sulle terrazze dove le mettiamo?
Proprio per il grande affetto che nutro per le amiche ed amici che non potranno mai farsi la serra in giardino, m’impegno ad aprire una discussione specifica nella quale cercheremo di tracciare insieme, delle soluzioni.

3 pensieri riguardo “Serra per coltivare orchidee”

  1. Ciao Guido.
    Io penso di essere in fiera verso le undici e mezza.
    E’ la prima volta che vedo una firea dedicata esclusvamente alle orchidee!

  2. Ciao Amedeo, domanda saggia che può sottintendere – posto che per aumentare l’umidità relativa dell’aria serve acqua, se l’ambiente serra deve essere riscaldato, forse conviene nebulizzare l’aria direttamente con vapore acqueo tiepido, oppure alimentare la pompa con acqua tiepida.

    In pratica l’ambiente serra durante l’inverno non richiede grandi nebulizzazioni. E’ nella stagione calda che, durante il giorno la serra evapora, disperde la sua umidità interna e quindi bisogna intervenire con due azioni sussidiarie: cooling (ricambio ed umidificazione dell’aria interna), fog (produzione di nebbia interna), durante la stagione fredda il microclima interno sta abbastanza in equilibrio con le piante presenti in serra.
    A domani…dopo le 11, prima non ce la faccio ad arrivare.
    Cordialmente
    Guido

  3. Ciao Guido
    Una domanda, nebulizzare l’acqua per innalzare la umidità della serra è una soluzione valida anche nei periodi invernali o si rischia di abbassare troppo la temperatura?

Ciao! Che ne pensi?