Cattleya violacea

Piccola storia di una Cattleya amatissima

Il genere
Cattleya Lindley 1821 ? Sottofamiglia Epidendroideae, Tribù Epidendreae, Sottotribù Laeliinae.

collezione Guido De Vidi – diritti riservati
Cattleya violacea (HBK) Rolfe 1889 Sottogenere Schomburgkoidea Withner 1989
Sinonimi: Cattleya odoratissima P.N.Don 1840 – Cattleya schomburgkii Lodd. ex Lindl. 1838 – Cattleya superba R.H. Schomb. ex Lindl. 1838 – Cymbidium violaceum Kunth 1816 – Epidendrum superbum (R.H. Schomb. ex Lindl.) Rchb. f. 1862 – Epidendrum violaceum (Kunth) Rchb. f. 1861
Specie originaria della Colombia, Venezuela, Guianas, Brasile, Bolivia, Perù ed Ecuador, vive ad altitudini da 200 a 700 metri sul livello del mare, lungo i corsi d’acqua delle foreste tropicali, calde e umide.

E’ una Cattleya bifoliata, con pseudobulbi snelli ed alti circa 30 centimetri all’apice dei quali si formano infiorescenze con 2 – 5 fiori di 13 centimetri.
Il periodo di fioritura di questa specie deliziosa coincide con l’inizio della stagione calda (fine primavera inizio estate).

I fiori di questa Cattleya sono di colore viola, più marcato sul labello che mostra la gola gialla; sono molto stilizzati, disposti elegantemente a raggiera, profumati e di lunga durata.

Questa specie è sicuramente una delle più belle ed eleganti di tutto il genere: va coltivata in serra calda, in vasi molto drenanti ed anche su zattere (in questo caso rimane più compatta), non ha particolari periodi di riposo, ma appartenendo al gruppo di Cattleya con radici grosse e rade, soffre le inopportune manipolazioni in periodi di non vegetazione.

Curiosità
La Cattleya violacea è una delle prime orchidee della mia collezione, arriva in serra assieme ad altre 20 – 25 piante, acquistate da un venditore ligure, che da poco aveva deciso di cimentarsi con il commercio delle orchidee.
La Liguria, è terra di grandi collezionisti, Sutter ad esempio, e di coltivatori professionisti, specializzati soprattutto nella coltivazione dei Paphiopedilum commerciali; in questo scenario, s’inserisce il mio dinamico neo venditore, pieno di buona volontà, ma totalmente inesperto.
Allo scopo di rimediare alla sua inesperienza, chiede ed ottiene appoggio tecnico e logistico da un vecchio coltivatore (di Paphiopedilum insigne a scopo commerciale), del luogo…non chiedetemi quale.
Del vecchio coltivatore ligure, si raccontavano vari aneddoti, ad esempio, che per risparmiare sul riscaldamento, portasse a fioritura i suoi Paphiopedilum insigne, un mese dopo le feste Natalizie, quando il mercato non li richiedeva più e pertanto rimanevano in gran parte invenduti, però…risparmiava gasolio!!
Si raccontava anche che fosse l’unica persona della zona ad avere rapporti con il noto collezionista di orchidee Sutter, nonno della tristemente famosa Milena (quella del rapimento, finito drammaticamente).
A seguito di quel dramma il nonno di Milena Sutter si isolò completamente dal mondo, ritirandosi in triste solitudine nella sua serra d’orchidee.
In questo contesto, trovano dimora le orchidee del mio fornitore, giunte dall’America Centrale e dal sud/est Asiatico; fortunatamente, io giungo fra i primi per così dire “clienti” e per questo, posso scegliere le cose migliori e soprattutto (come si capirà più avanti), appena “rinvasate”.
Tornato a casa con il mio carico di piantine (potete immaginare con che tasso d’ansia), comincio a passare in rassegna i miei acquisti.
Della Cattleya violacea, mi colpisce subito negativamente la compattezza del substrato del vaso ed esclamo – ” ma questa è terra”! Sì era proprio terra rossastra, mista a sassi.

Il vecchio coltivatore ligure, trovatosi probabilmente per la prima volta, a cimentarsi con orchidee epifite, un po’ per risparmiare, ma soprattutto per scarsa conoscenza delle loro esigenze, consigliò al venditore improvvisato di rinvasare le sue orchidee con la terra dei pendii rocciosi locali.
In quel tempo nemmeno io ero un gran esperto nella coltivazione delle orchidee, ma istintivamente risistemai la mia pianta con della buona corteccia di abete.

Ad operazione avvenuta sembrò quasi ringraziarmi, la mia violacea…dopo pochi giorni si ingrossò una nuova gemma e poco dopo le radici della salvezza.

Anche le altre piante di quell’acquisto furono rinvasate….a dire il vero non le ricordo più, ma la deliziosa C. violacea ad ogni fioritura mi attira a se con la sua inconfondibile fragranza.
Così, comincia la vita della mia Cattleya violacea, pianta di un’eleganza ineguagliabile, la più amata fra le mie Cattleya.
Ormai viviamo insieme da più di 20 anni.

3 pensieri riguardo “Cattleya violacea”

  1. Caro Guido,complimenti per avere un’orchidea da 20 anni!Anche io,avendola portata dall’italia(ora vivo da anni nella Rep.Dominicana)ho una Vanda vecchietta.In maggio andro’in Ecuador e sicuramente m’incontrero’ con la tua preferita,assieme a la iricolor,luteola e maxima (hai qualche altra specie autoctona di ecuador da segnalarmi?)
    Un abbraccio,Mario

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