“Porte aperte” su recinti chiusi

Come se la cava l’associazionismo orchidofilo italiano? Male, direbbe il critico. Male perchè in questi anni di generale espansione, il mondo orchidofilo amatoriale italiano è rimasto impigliato in recinti chiusi.
Rigorosamente chiusi, con qualche lodevole eccezione, ma pur sempre di eccezione si tratta.

– Ed è così che può capitare, che un socio di un’Associazione locale (meridione) non aderente all’A.I.O. (Associazione Italiana di Orchidologia) perchè non si sente rappresentata, vinca un oro a Budapest (15° European Orchid Congress and Show) con una sua pianta esposta nello stand A.I.O. – a titolo personale, però… si scriverà nell “entourage” della sua appartenenza, quasi a voler caparbiamente precisare la non contaminazione.

– Ed è così che in occasione di una mega svendita di piante di un socio ATAO, un “cormorano” da poco approdato in quella associazione, esodisca così alle richieste di un amico – no, tu non puoi partecipare… sei dall’altra parte!

– Ed è così che anche i venditori creino i loro recinti chiusi inventando pseudo raduni di mercato, sostanzialmente finalizzati alla commercializzazione, sacrosanta, ma tutt’altra cosa della vita associativa.

– Ed è così che capiata di sovente, vedere l’associazionismo locale, succube di interessi privati in eventi, che come fine mirano a produrre solamente business.

Si dirà, vero, ma ci sono eccezioni, ci sono e si vedono. Sì ci sono, quel che manca è la forza di disegnare una visione d’insieme e la colpa è di tutti, nessuno si senta escluso.

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