Riflessioni: Facebook, la democrazia piegata

E’ di queste ore la notizia di pesanti manipolazioni dei nostri profili su Fb.
Utilizzati i dati di 50 milioni di utenti per influenzare le elezioni nel mondo” (Il Giornale), “Profili violati. Facebook crolla” (Corriere della Sera), “Londra: manipolato il referendum sulla Brexit, basta con il Far West” (La Stampa): sono alcuni dei titoli sulle prime pagine dei quotidiani. La notizia è di quelle che interrogano le istituzioni e i cittadini con una domanda semplice e inquietante: la realtà digitale può condizionare le democrazie del mondo e falsare i dati elettorali?

Per ora si parla di Brexit nel Regno Unito e delle presidenziali americane, ma Cambridge Analytica ha già ammesso di aver lavorato per un partito italiano. Sarà interessante scoprire quale.
I risultati delle recenti elezioni politiche in Italia, alla luce di quel che si legge, assumono significati in certo qual modo preoccupanti, soprattutto se proiettate su scala mondiale.

Cosa è successo: Facebook, l’azienda di Zuckerberg è accusata di aver permesso a soggetti non autorizzati di appropriarsi dei dati di 270 mila persone. Questo ha consentito, a chi ne è venuto in possesso, di studiare le loro relazioni, le rubriche telefoniche e i loro contatti, gli amici, in tal modo si sono potuti raggiungere circa 50 milioni di utenti, nel caso degli Stati Uniti. L’utente dei social è stato “foraggiato” da informazioni pilota (a volte anche false), per vedere come reagisce emotivamente in modo da potergli sussurrare nell’orecchio ciò che vuole sentirsi dire. Il messaggio sarà modulato solo per lui, e diverso per il suo vicino di casa: in pratica, la fine letterale della politica intesa come discussione, dal modello greco “polis”.

La mia angoscia deriva dalla convinzione che la fantapolitica di George Orwell (1984), quando immaginava un futuro governato da un partito unico, che teneva sotto controllo le vite di tutti i cittadini, con a capo un misterioso personaggio dittatore, il Grande Fratello, si stia materializzando e prenda forma e volto: questi dà a ciascuno l’illusione di essere liberi. Liberi di fare cosa? Di scrivere le nostre cavolate («A cosa stai pensando?» ti chiede ogni giorno la status bar), di mettere like e ricevere like, apparentemente a nessun prezzo, perché Facebook è gratis. Non è gratis Facebook, siamo noi a venderci gratis”.
Sto seriamente riflettendo di uscire dai social, e di tornare a scrivere esclusivamente sul mio blog, se e quando ne avrò voglia.

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