Pleurothallis tribuloides

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Pleurothallis tribuloides MA EOC 2009: collezione rio Parnasso

Eravamo nel 2009, Dresda, ottobre del 2009, quando questa mia Pleurothallis tribuloides fu esposta alla chermesse orchidofila europea. I giudici internazionali EOC sono stati veramente bravi a scovare i fiori di questa deliziosa specie. La miniatura ben coltivata ed al massimo della sua fioritura è stata esposta nello stand italiano presente all’EOC di Dresda (2009). Nella sua minuta dimensione, tanto era rigogliosa la pianta che la sua vegetazione nascondeva completamente i numerosissimi fiori.
Ciò nonostante è stata premiata con una bella medaglia d’argento assegnatale dalla qualificatissima giuria internazionale.

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Pleurothallis tribuloides MA EOC 2009: collezione rio Parnasso

Quell’esemplare ora non c’è più, un po’ di stress da esposizione mise in crisi la pianta al punto da doverla dividere e per diversi anni sofferse quasi al punto di perderla. Son passati 11 anni lei è riuscita a vivere e quest’ anno anche a fiorire. Gran bella soddisfazione, oggi durante le bagnature, rivedere quei piccoli fiori color osso sangue.

Pleurothallis tribuloides MA EOC 2009: collezione rio Parnasso, fioritura giugno 2020
Pleurothallis tribuloides MA EOC 2009: collezione rio Parnasso, fioritura giugno 2020.

Descrizione
Pleurothallis tribuloides (Sw.) Lindl. 1830 – Sottogenere Specklinia – Sezione Tribulodes Luer 1986.
Secie epifita, vive in America centrale ad altitudini tra i 300 ed i 1300 metri in boschi densi, sempreverdi o decidui e cresce sulle querce in campo aperto. Ama clima intermedio caldo, si sviluppa in forma densamente cespitosa con vegetazioni unifoliate che formando una minuta infiorescenza racemosa alla loro base. Le foglie sono coriacee, ellittico-oblanceolate, apiculate, strette alla base, picciolate e avvolte da 2-3 guaine tubolari, dalle quali escono le infiorescenze nella tarda estate inizio autunno.
Pleurothallis tribuloides ama temperature da intermedie a calde, buona umidità, clima ventilato e luce decisa ma non diretta. Può essere coltivata sia su zattera che in vaso con substrato drenante: le bagnature devono essere costanti ma moderate (il secco eccessivo gli fa male tanto quanto le eccessive bagnature).
L’origine del nome di specie probabilmente trae origine dalla sua somiglianza con il Tribulus (genere sub tropicale appartenente alla famiglia dei “bean-caper” – Tribulus tribulos dal greco, “3 punte”, (tri-“tre”, e BELOS, “freccia” ), e-oides, “simile”, in riferimento al fiore tre punte.

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