Phalaenopsis braceana minuta e appariscente orchidea

Phalaenopsis braceana
Quando due anni e mezzo fa acquistai una beuta contenente alcune piccole semenzali di questa specie, mai mi sarei aspettato che dopo un frettoloso deflascamento avvenuto, dovuto al fatto che detta fiasca si era sorbita, assieme ad altre, sedici ore di aereo, a nemmeno tre anni da allora avrebbe deciso di mostrare i suoi fiori.
Questa specie di Phalaenopsis, fortemente cercata, trovata e ora in fioritura è, del suo genere, una delle più piccole.
La Phalaenopsis braceana ha un areale di distribuzione che comprende l’est Himalaya, Bhutan, Myanamar, fino al sud della Cina e Vietnam. Trova la sua collocazione ai margini delle foreste ad elevazioni che vanno dai 1100 ai 2100 mslm, in virtù delle quali va coltivata su serra intermedia.
Questa specie deve il suo nome a Brace che la disegnò per primo, ed il cui disegno rimase a lungo l’unica immagine di questa pianta.
La P. braceana annovera alcune particolarità davvero singolari: è anzitutto una specie a foglia caduca (significa cioè che perde le foglie), poi il colore del fiore varia nel tempo…è inizialmente di un color marroncino porpora per poi schiarire virando verso un giallo dorato/verdognolo, le radici infine anziche essere cilindriche come nella maggior parte delle Phalaenopsis, sono appiattite.
La dominante cromatica nei fiori di questa specie è il labello che presenta una colorazione rosa intenso/ciclamino molto appariscente.

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Epigeneium amplum

Epigeneium deriva dal greco antico latinizzato, epi=sopra e geneion=mento in quanto i sepali laterali sono fusi con il piede esteso della colonna formando un struttura simile ad un mento; amplum deriva invece dal latino e significa ampio, grande, notevole, suppongo dovuto alla dimensione del fiore.
Così lo descrive Lindley nel 1830 in “The genera and species of orchidaceous plants” sotto il nome di Dendrobium amplum:
“D. rhizomate repente squamoso pseudo-bulbos ovatos squamosos diphyllos gerente, foliis ovato-oblongis emarginatis petiolatis, floribus solitariis longipendiculatis axillaribus e bracteis duabus oblongis petaloideis provenientibus, sepalis ovatis acuminatis obtusis petalis angustioribus, labello sessili trilobo medio lamellato: lobis lateralibus abbreviatis rotundatis, intermedio ovato crenulato acuto.
Flores straminei, intus guttati, expansis 3 uncias lati: labellum cum basi dilatata columnae articulatum, lamellis tribus in medio, quarum intermedia abbreviata; lobo intermedio atropurpureo. Ovarium ferè tres uncias longum bracteâ ad basin solitariâ ovatâ. Pedunculus vix unciam excedens bracteis 2 margnis foliaceis albis ex basi ortis tectus”.
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Dendrobium striolatum

Eccoci nuovamente con una specie davvero particolare tanto da essere, per la forma “grassa” delle sue foglie, scambiata anche per una succulenta (Carpobrotus glaucescens). Le sue foglie infatti dalla forma tubolare e dalla terminazione appuntita la rendono somigliante a questo tipo di piante. Seppur non comunissima, questo tipo di foglia si definisce teretiforme, un altro esempio di pianta con questa caratteristica forse più familiare agli orchidofili è la Brassavola nodosa.

Dendrobium striolatum
Il Dendrobium striolatum Rchb.f., Hamburger Garten- Blumenzeitung 13: 313 (1857) presenta i seguenti sinonimi:
Homotipici:
Callista striolata (Rchb.f.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 655 (1891).
Dockrillia striolata (Rchb.f.) Rauschert, Feddes Repert. 94: 447 (1983).
Heterotipici:
Dendrobium teretifolium Lindl., Edwards’s Bot. Reg. 25(Misc.): 32 (1839), nom. illeg.
Dendrobium milliganii F.Muell., Fragm. 1: 88 (1858).
Dendrobium striolatum var. beckleri F.M.Bailey, Syn. Queensl. Fl., Suppl. 1: 55 (1886).
Dockrillia striolata subsp. chrysantha D.L.Jones, Austral. Orchid Res. 3: 9 (1998).
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Habemus computer

I veri amici si vedono in caso di bisogno! E’ proprio il caso di dirlo.

Erano parecchi giorni che non davo notizie, causa il cedimento del computer di gestione del blog. Nell’ attesa di acquistarne uno nuovo, avevo installato un “muletto”, ma… destino baro, anche quello, dopo due giorni si è spento definitivamente. Che fare?
La scelta più accreditata sarebbe stata quella di ordinare i vari pezzi on line …ma, nel frattempo mi giunge una provvidenziale telefonata – hai già ordinato il nuovo computer? – no, rispondo – allora ho quello che ti serve, computer di due anni che un mio amico dismette ed intende regalarlo a me…se lo vuoi è per te.
Detto e fatto, pulito e riformattato da Daniel – il mio angelo custode informatico – ecco che sto scrivendo con “la nuova macchina”.
Va benissimo anche con il sistema operativo linux 10.10.
Un grazie grande, grande!! Il nome del “benefattore”? Sarà lui, se lo vorrà, a scriverlo.

Bulbophyllum lasiochilum

Originato da una piccola divisione di alcuni bulbi, questo Bulbophyllum proviene dalla collezione di Guido, il quale il giorno che me lo diede lo osservò e non trovando l’etichetta sulla pianta “madre” mi disse: “tu etichettalo come Bulbophyllum vaginatum e quando fiorirà fammi sapere se il nome è corretto”.
Paziente come il ragno che tesse la sua tela, e dopo un annetto abbondante di amorevoli cure, eccolo finalmente giunto alla sua fioritura.
La sorpresa/delusione (mi sarebbe piaciuto il B. vaginatum che mi ricorda tanto il B. medusae, ma e comunque un B. bello ed intrigante) è stata quella di scoprire che il Bulbophyllum in oggetto è il bellisimo B. lasiochilum.

Questa è la forma gialla, ne esiste una più diffusa i cui tre petali superiori e la colonna sono di un colore bruno scuro, la sua distribuzione si estende dal Myanmar (ex Birmania) sino alla Penisola Malese.
Non di rado accade che nel meraviglioso mondo delle orchidee il fiore sia di pari dimensioni se non maggiore della pianta, in questo caso le dimesioni del fiore, singolo, e della rispettiva pianta si equivalgono.
La parte superiore del labello prossima al congiungimento con la colonna è ricoperta di una fitta peluria bianca, mentre il labello è diviso in due nel mezzo, i due lobi che si formano possono assumere diverse forme…dalle punte convergenti (come nel mio caso sopra) a quella parallela, per arrivare a quella in cui le due estremità si incrociano (immagini sotto).

Il nome del genere Bulbophyllum deriva dal greco antico combinato con il latino bulbos=bulbo e phyllon=foglia, ad indicare l’aspetto “bulboso” delle foglie che contraddistinguono questa specie. Il nome della specie, lasiochilum (ed in generale anche nelle altre due desinenze -us e -a), derivante anch’esso dal greco antico combinato col latino, significa labbro/labello ben ricoperto di peli.
In coltivazione io lo coltivo in zattera di sughero con un sottile pane di sfagno alla base. Posto nella parte più luminosa della serra ( 🙂 ora anche io lo posso dire!) viene lasciato asciugare tra una bagnatura e l’altra e viene concimato senza regolari cadenze con concime bilanciato 20-20-20