Coltivare orchidee – la rubrica del Lunedì: risposte.

S.O.S. orchidee – Rubrica settimanale di Orchids.it

Potete intervenire tutti, senza bisogno di iscrizioni o di particolari chiavi d’accesso, anche in forma anonima, perché non esiste alcun filtro d’ingresso, solo la correttezza civica ed il rispetto delle leggi vigenti.
Diversamente da qualsiasi altra forma d’interazione comunicativa, ad esempio le mailing-list che prevedono il filtro dell’iscrizione con l’inevitabile creazione di gruppi e sotto gruppi, il Weblog rappresenta il massimo della facoltà d’esercizio della libertà d’espressione, con la massima forma d’altruismo e di rispetto della privacy. La redazione, qualora ravvisi violazioni di legge nei commenti dei visitatori, si riserva il diritto di cancellazione del post.

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La redazione risponderà con la rubrica: S.O.S. ORCHIDEE, del prossimo lunedì.
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Quesiti pendenti:
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Ciao Guido,
volevo farti alcune domande, sempre se hai tempo di rispondere!!Sono domande da principiante e come tale, inesperta.
Innanzitutto, con l’arrivo della bella stagione, le orchidee tipo PHALAENOPSIS, DENDROBIUM e MILTONIA, , possono essere messe all’aperto ed eventualmente dove? E la VANDA, se messa all’aperto, può prendere sole?
Il rinvaso. Durante la prima lezione di corso ci hai spiegato che il rinvaso va fatto ogni 3 anni c.a. Ma come si può capire quando è arrivato il momento di rinvasare orchidee (sempre tipo Phalaenopsis, Dendrobium e Miltonia) acquistate in fioreria,non sapendo quanti anni hanno? Durante il rinvaso le radici vanno tagliate, anche se sane?
I bulbi di CYMBIDIUM, appena invasati vanno tenuti all’aperto e con che temperature? E quando posso dar loro da bere?
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Egregio Signor Devidi,
abito a Genova e amo particolarmente le orchidee: ho Phalaenopsis ed un Cymbidium.
Dal momento che sull’inserto di Gardenia ho potuto constatare che Lei è un “tecnico in materia” di Cymbidium avrei necessità di chiderLe un suggerimento.
Tre anni fa mi è stata regalata questa varietà che ha fiorito quella sola volta: continua a vegetare regolarmente ma nonostante le annaffiature come richiesto (concimandola ogni 15 gg), la luce corretta, la sistemazione all’esterno in primavera, il ritiro dopo il primo freddo non sono più riuscita a vedere un fiore!!!
Mi può dire cosa posso fare per ottenere qualche risultato?
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Buon giorno , mi dispiace disturbare , ma avrei bisogno di un consiglio.
Se si ricorda di me , a Pallanza le avevo chiesto aiuto per una orchidea Vanda..la mia orchidea mi pare stia bene , ma non sò cosa fare in merito all’uso di eventuali fertilizzanti. Quale usare , quando e come.
Per ora ho solo utilizzato acqua per “bagnarla”.
Grazie in anticipo e ancora buona giornata.
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Commenti
Ho recentemente acquistato una vanda dai fiori blu, cosa devo fare nella stagione estiva? Non ho la serra. Grazie
Venerdí 21/05/04 @ 09:32:14
Commento
Complimenti per le notizie di questo Sito. A Villa Giulia, Pallanza, parlai con il Signor de Vidi e in quell’occasione, mi diede dei buoni consigli per costruirmi una serra. Approfitto di questa nuova rubrica per chiedere qualche informazione sui vari matriali e come realizzare la ventilazione interna. Grazie
Sabato 22/05/04 @ 20:12:46
Risposte
Ringraziamo le appassionate e gli appassionati che hanno posto i quesiti e nella speranza di essere d’aiuto a tutti i visitatori del sito, rispondiamo per gruppi tematici.
Per evitare di parlare di tutto e non risolvere nulla, in questa rubrica trattiamo i temi succintamente, riservandoci di svilupparli in maniera più completa, con articoli specifici.
In questo primo gruppo di quesiti, individuiamo due temi: la coltivazione e gli spazi adibiti alla coltivazione.

Coltivazione di: Phalaenopsis, Dendrobium, Cyimbidium, Miltonia e Vanda:
Care amiche e cari amici, prima di tutto è molto importante analizzare in quali spazi si vogliono coltivare le amate orchidee. Chi possiede una serra, realizza il sogno con più facilità, l’impresa risulta un pò più ardua con la coltivazione senza serra.

Cymbidium e Miltonia, possono essere coltivati anche in spazi aperti.
I Cymbidium appartengono alla vasta gamma delle orchidee terricole o semi terricole e vivono bene con molta luce diurna (leggermente filtrata) e con temperature fresche di notte ( 8/12 gradi centigradi), soprattutto nella fase della completa maturazione (autunno), condizione che stimola la formazione delle gemme fiorali. Le temperature fresche di notte, devono essere rispettate fino alla completa apertura degli steli fiorali, pena, l’ingiallimento e la caduta dei boccioli.
Rinvaso dei Cymbidium: La regola del rinvaso triennale, vale un po’ per tutte le orchidee, perché si ritiene che il substrato, dopo tale periodo, sia già in fase di eccessiva decomposizione e troppo carico di agenti nocivi per la pianta. Altri fattori importanti per decidere di rinvasare le orchidee, sono: lo stato di salute e le dimensioni della pianta al momento dell’acquisto; se si tratta di Cymbidium provenienti da coltivazioni intensive, con composto a base di spugne varie, va rinvasato non appena possibile con corteccia di pino, leggermente miscelata con poca torba di sfagno.
Il periodo ideale, coincide con la ripresa vegetativa primaverile, la corteccia, va messa a bagno , qualche giorno prima delle operazioni di invasatura.
L’apparato radicale va pulito, vanno tolte tutte le radici secche o marcite e quelle sane vanno tenute non più lunghe di dieci centimetri. Le estremità recise, vanno protette con poca polvere di fungicida a base di solfato di rame.
La pianta di Cymbidium va divisa a gruppi di tre-quattro pseudobulbi come minimo, ma se si vuol ottenere un bell’esemplare, si può lasciare anche un ceppo maggiore.
Gli pseudobulbi ancora turgidi ma senza foglie, al momento del rinvaso vanno tolti uno ad uno e sistemati singolarmente in vasetti da 10cm. con torba di sfagno sempre umida; dopo uno o due mesi, le gemme dormienti di ogni pseudobulbo, cominceranno a germogliare e vi daranno la soddisfazione di una nuova piantina, che fiorirà dopo qualche anno.

Coltivazione delle Phalaenopsis.
Le Phalaenopsis sono orchidee da ambienti caldi e umidi ed amano poca luce soffusa. Per le cure si presenta il solito distinguo, serra o non serra. Chi coltiva le Phalaenopsis in serra, deve prestare attenzione a non far scendere la temperatura minima sotto i 18 gradi centigradi, ombreggiare oltre il 50 per cento, tenere l’umidità relativa della serra al 60/70 per cento di media ed evitare che il colletto dell’ultima foglia, rimanga bagnato per troppo tempo. Vanno evitate le stagnazioni d’acqua, perché favoriscono la trasmissione di batteri e funghi. Per mantenere una costante protezione si possono usare sporadicamente dei fungicidi di classe non pericolosa. La costante alimentazione, con fertilizzante granulare solubile con valori N.P.K. equilibrati 20-20-20, dosaggio 0,4 grammi per litro d’acqua somministrato con le bagnature, garantisce un sano sviluppo della pianta.
La coltivazione delle Phalaenopsis, in ambienti che non garantiscono le condizioni standard sopra descritte, rendono tutto un po’ più difficile, soprattutto l’ottenimento del valore di umidtà/temperatura, quindi, posto che la temperatura si può creare, per sopperire all’inevitabile mancanza di umidità è indispensabile nebulizzare con frequenza: sarà la pianta a farvi capire quando non avrà più sete, manterrà bagnata la parte superiore delle sue foglie.

Le Miotonia.
Chiamate affettuosamente “viole del pensiero”, prosperano bene con temperature notturne di 15 gradi ed amano giornate fresche e non molto luminose. Il composto di coltura può essere di corteccia mista a torba di sfagno, soffice e fresco.
Nel mondo degli amatori di orchidee, aleggiano due parole miracolose per la coltivazione: lo sfagno vivo e la fibra d’osmunda. Il primo è il vegetale (muschio acquatico) che ha dato origine alle torbiere di sfagno dalle quali si ricava la torba tanto utile in agricoltura e la seconda è una felce arborea che produce un esteso e resistente apparato radicale.
Le orchidee hanno bisogno di supporti che trattengano l’umidità ma nello stesso tempo resistenti e drenanti, agli inizi, lo sfagno vivo e l’osmunda, sembravano nati apposta per soddisfare queste esigenze.
Come spesso capita, le necessità dell’uomo superano le disponibilità di madre natura, ed anche lo sfagno e l’osmunda sono in pericolo d’estinzione. L’etica ambientale vuole che non siano più raccolti, ma il desiderio di provare almeno per una volta i loro benefici, porta ancor oggi molti orchidofili a cimentarsi con questi vegetali.
Le attuali tecniche di coltivazione possono benissimo fare a meno del muschio acquatico vivo (il normalissimo muschio dei prati sopperisce brillantemente) e la corteccia di pino, mescolata secondo le esigenze, con torba di sfagno ecc, garantisce una buona riuscita dei vari composti.

Coltivazione delle Vanda.
Vanda che tradotto in idioma orientale, sta per “bella” è un’orchidea epifita per antonomasia. Le specie botaniche, e gli ibridi, rappresentano tanta maestosità ma la loro coltivazione deve tener conto di specifiche esigenze.
Le Vanda, fatta esclusione di alcune specie, amano temperature sopra i 30 gradi centigradi, umidità elevate e tanta luce, il tutto accompagnato da abbondante alimentazione. Si capisce subito che fuori delle serre, nei nostri climi, sono condizioni difficili da mettere tutte insieme! Con abbondanti e frequenti bagnature estive e con microclimi invernali favorevoli, il premio sarà garantito.

Dendrobium
Per rispondere significativamente sulla coltivazione dei Dendrobium, bisogna aprire un ampio capitolo, difficilmente sintetizzabile, pertanto ci impegnamo in una prossima pubblicazione “fuori rubrica” di : conoscere e coltivare la grande famiglia dei Dendrobium.

Serra, materiali e ventilazione interna.
La serra ideale per la coltivazione delle orchidee, va costruita con vetri, supportati da telai in materiale resistente, generalmente metallici.
Per ottenere miglior isolamento termico, si può usare vetro camera e per garantire durata alla struttura portante, si possono reperire profilati in lamiera zincata oppure in alluminio.
Riteniamo che non sia necessario prevedere sistemi di aperture accessorie, oltre all’ingresso, poiché l’interno della serra va inevitabilmente organizzato con impiantistica abilitata a condizionare ed umidificare l’ambiente.
Quanto detto sopra, ovviamente prevede dei costi consistenti. Si possono usare materiali meno costosi, quali policarbonato, soprattutto per il tetto, in quanto resistente alla grandine, oppure nylon per serre, magari doppio e gonfiato.
L’intercapedine del vetro camera e lo spessore del policarbonato, vanno proporzionate al coefficiente di coibentazione che si vuol ottenere.
La ventilazione interna della serra, è l’accorgimento più importante per gestire i suoi microclimi interni.
Si possono installare, uno o più ventilatori a tre velocità, di diametro proporzionato alla serra in questione ed in ogni caso non superiore a 30 cm, nella parte più alta del tetto. In tal modo si miscela il cuscino d’aria calda in estate e fredda in inverno, con quella della parte bassa, normalmente stagnante. Si ottengono due brillanti risultati: riequilibrio delle temperature e continuo movimento, evitando in tal modo, l’attecchimento delle spore di eventuali funghi.

TRIBUTO A REBECCA PARTE SECONDA

TRIBUTO A REBECCA TYSON NORTHEN Post II°

Pubblichiamo la seconda ed ultima parte del racconto: La tribù dei Cymbidium, liberamente tratto dal libro ORCHIDEE, edizione Rizzoli 1981, mai più ristampato in lingua Italiana.
La pubblicazione di questi frammenti del libro, praticamente introvabile, viene fatta, quale tributo alla sua autrice: Rebecca Tyson Northen, recentemente scomparsa, auspicando, nella sensibilità di qualche editore, per una nuova edizione, sicuramente attesa dagli orchidofili Italiani.

LE SPECIE
Delle sessanta e più specie di Cymbìdium soltanto una metà hanno raggiunto una certa importanza dal punto di vista colturale. Ed anche queste specie stanno lentamente scomparendo dalle coltivazioni, rimpiazzate da ibridi di superiori qualità. Oltre alle specie a grandi fiori, ve ne sono un buon numero a fiori piccoli, molte che fioriscono con una grande abbondanza di fiori e che tollerano meglio i climi caldi, ragioni che dovrebbero accrescere la loro popolarità. Infine, esistono anche alcune specie miniatura molto belle, molte delle quali sopportano anche temperature più calde delle abituali.
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S.O.S. ORCHIDEE

NASCE LA RUBRICA DEL LUNEDI’

In redazione di orchids.it, arrivano spesso, richieste d’aiuto, da parte di molti appassionati che pongono quesiti e domande per il mantenimento delle loro orchidee.
Nel limite del possibile, abbiamo sempre risposto con e-mail personali e si è notato che la risposta ad un singolo, può essere utile a diverse persone.
Pertanto, la redazione ha pensato di mettere a disposizione dei visitatori di questo sito internet, una rubrica settimanale, dal titolo: S.O.S. ORCHIDEE.

Ogni lunedì mattina, la redazione di questo sito, presenterà un post con il tema della settimana, nel quale, qualsiasi visitatore, potrà interagire e porre tutte le sue argomentazioni, sia in termini problematici sia di risposta a quesiti precedenti, usando liberamente, l’apposita finestra dei commenti.

S.O.S. ORCHIDEE……RUBRICA SETTIMANALE DI ORCHIDS IT

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RACCONTI DI ORCHIDEE

LA STORIA SIAMO ANCHE NOI Post II°

Da Hannover, alla vigilia di Ginevra

L’organizzazione dell’E.O.C. del 1994 fu gestita dalla Deutesche Orchideen-Geslellschaft E.V., autorevolmente guidata dal suo Presidente, Gerd Rollke ed ebbe quale scenario, Bewertungs-Sitzung di Hannover.
L’AIO, allestì il suo piccolo stand Italiano e l’evento non fu di poco conto, finalmente una rappresentanza ufficiale del nostro Paese, si cimentò con i mostri sacri Europei e Mondiali.
Con il senno del poi, bisogna dire che i nostri dirigenti di quel tempo, seppero guardare avanti e con una buona dose di coraggio, riuscirono anche a presentare qualche pianta ai giudizi internazionali di quella manifestazione orchidologica Europea.
Lo sparuto gruppetto dei nostri rappresentanti, dopo aver deciso quali piante iscrivere, cominciò a prepararle e pulirle da eventuali imperfezioni, così come si fa, per le grandi occasioni.
I concorsi, nelle esposizioni di orchidee internazionali, prevedono una valutazione al tavolo della giuria ed un’altra allo stand ed in entrambi i casi, vengono valutate le particolarità delle piante in concorso e le loro qualità di coltivazione.
Era l’ora di pranzo, quando suonò il mio telefono , dall’altra parte del filo, sentii la voce di Gianmaria che con un’esclamazione tutta Tevigiana mi comunicò che l’Italia e le mie piante avevano conquistato un grosso successo.
Le orchidee Italiane ricevettero sette medaglie ed altri riconoscimenti li ottenne anche lo stand per la coreografia dell’allestimento, un successo generale.
Tra le simboliche ritualità che questi eventi esprimono, c’è la presentazione di piante meritorie, da parte del Presidente, che richiamando l’attenzione della giuria internazionale, ne descrive le caratteristiche al tavolo. La nostra Laelia lundii fu descritta con questa frase:
Ammirate bene questa pianta, penso che in Europa non n’esista una migliore, io ne ho vista una in Nuova Zelanda.

Ad evento concluso, le piante tornarono in serra dopo qualche giorno, abbastanza stressate. Per qualcuna fu l’ultima grande fioritura, la Laelia lundii rimase in crisi parecchi anni, e non fu l’unica pianta a pagare le conseguenze della trasferta.
Finì così la prima avventura internazionale delle mie orchidee, un po’ di vana gloria, le piante in sofferenza e qualche attestato di merito.

Ad Hannover, lo staff Europeo delle orchidee, si diede appuntamento, nel 1997 a Ginevra-Svizzera.
Il 1997 arrivò presto, troppo presto perché in Italia nel frattempo non successe molto e ci si trovò alla vigilia dell’appuntamento di Ginevra, nonostante l’impegno divulgativo dell’AIO, con pochi segnali di crescita e di collaborazione.
Si seppe che i venditori Italiani di orchidee sarebbero andati per conto loro, soprattutto per “vendere” e “l’Italietta amatoriale delle orchidee”, dovette presentarsi all’arrembaggio, con le piante di qualche collezionista, ancora una volta votato al masochismo.
In quell’occasione, l’incontro con i Dirigenti AIO, per la consegna delle piante, ebbe luogo all’uscita del casello autostradale di Modena nord, nel mese di aprile del 1997, oltre alle mie piante, c’erano quelle della carissima amica Zelinda, dei venditori anche questa volta, neanche l’ombra. Continua